Non ora, ho da fare.

Il diavoletto di guardia al portale dell’Inferno non era spaventoso, quanto piuttosto estenuante. Mi venne incontro aggiustandosi un cravattino di zolfo, con il sorriso viscido e affilato di un venditore porta a porta. Aveva un taccuino tra le grinfie e un’evidente fretta di farmi timbrare l’ingresso.

​Cominciò a parlare a raffica, con una furbizia melliflua, elencando i presunti vantaggi del soggiorno: fiamme ad alta temperatura per ritemprare lo spirito, gironi dedicati a ogni sfumatura di vizio e un'accoglienza personalizzata. L’aria era una cappa di calore opprimente, così densa e satura di cenere che pareva spingermi fisicamente verso l'atrio spalancato.

​«Avanti, una firma qui in calce e la sofferenza eterna avrà inizio! Nessun’attesa, zero burocrazia!» cantilenava, allungandomi una penna che trasudava pece.

​La verità, però, è che non ero minimamente pronto. Non era una questione di paura teologica o di tardivo pentimento spirituale: era pura e semplice tabella di marcia. Avevo la revisione dell'auto giovedì, due bollette in scadenza, le piante sul balcone che chiedevano acqua e una discussione ancora aperta con il vicino per la siepe di confine. Non potevo semplicemente piantare tutto in asso per l'eternità.

​«Senta,» lo interruppi, facendo un passo indietro mentre il caldo mi asciugava la gola. «È un'offerta allettante, davvero. Organizzazione impeccabile. Ma oggi è proprio una pessima giornata.»

​Il diavoletto sgranò gli occhi giallastri, la penna sospesa a mezz'aria. «Prego? Non si rifiuta un'assegnazione infernale per motivi logistici!»

​«Ne parliamo la settimana prossima,» mentii con una disinvoltura che sorprese me stesso. «Ho la lavatrice che centrifuga e il sugo sul fuoco.»

​Senza dargli il tempo di consultare il registro dei dannati o di protestare, mi voltai dall'altra parte. Afferrai la prima scusa che mi passò per la mente come fosse un paracadute e cominciai a correre, lasciandomi alle spalle l'odore di zolfo, i gironi e il burocrate cornuto che ancora gridava appelli. Svanii lungo il sentiero in un soffio, leggero e velocissimo, riconquistando la mia adorata, caotica e ancora imperfetta quotidianità.