La terra ti riconosce
C’è una casa chiusa sulla collina,
con le imposte scolorite e l’erba
che arde fra i mattoni.
Sa di fichi,
di polvere
e di sole lasciato marcire.
Tu sali piano.
La terra ti riconosce.
Posi la mano sul muro.
È ancora caldo,
come una bestia
che trattiene il respiro.
Sotto l’intonaco dormono le stanze,
una pentola vuota,
una voce di donna
che ti chiamava
prima che facesse buio.
Cade un frutto nell’erba.
Quel tonfo
ti apre nel petto
una porta murata.
Tu alzi il capo.
Fra i rami il vento
muove il tuo nome,
quello antico,
che nessuno ha saputo
pronunciare dopo.
Resti immobile.
Il sole ti passa sulla faccia
come una mano che non consola.
La casa non si apre,
non ti perdona.
Ma sotto la pelle
senti la terra risalire lenta,
impastata di radici,
e capisci
che non sei tornata tu:
è lei che per tutti questi anni
ha continuato a vivere
nella tua carne.