Lasciami scrivere

Mi piace incolpare la Primavera, sussurrare al mondo che è lei l'unica autrice e complice di tutte le mie sorde pause, il soffio tiepido che disperde la bussola dei doveri e delle mete, allontanandomi dai margini gremiti del mondo e dalla folla rumorosa della gente. E tutti quelli là fuori, confinati al di là delle mie parole, si illudono scioccamente ch'io scriva parlando di me, specchiandomi in un ego ingenuo e trasparente. Ignorando il loro stesso errore, gli uomini non sanno, o forse fingono ostinatamente di non sapere, che la penna non ubbidisce a comandi umani, ma va da sé, mossa da un impulso segreto. Si inoltra lungo strade impervie, improbabili, labirinti di terra e cielo dove l'accesso è concesso soltanto a pochi eletti, o a chi non ha più paura di perdersi. Così, specchiandosi nell'inquietudine febbrile della Primavera, anche la mia è un'anima irrimediabilmente pazza, un terreno di confine dove il caldo e il freddo si alternano in un ritmo incontrollabile, instabile eppure ostinatamente costante. Ma tu, anima mia che bruci nel petto, lasciami scrivere, asseconda questo flusso cieco e necessario. Che sia un dono radioso o una condanna senza appello, non importa, sarà. E mentre tutto intorno ferve e si consuma, in un sottofondo sordo di rumori che raccontano di un mondo intero che sta placidamente andando alla deriva, popolato da gente molto, molto più pazza di me, tu lasciami scrivere. Perché se poi il cielo dovesse crollare e ogni cosa svanire nel nulla, le parole resteranno. Scolpite, limpide e irriducibili, qui.