Lo strappo sul binario

Sarà un martedì qualunque, sotto le luci al neon,
tra il baccano dei treni e l'odore di pioggia e caffè.

Ci troveremo di fronte, nello spazio di un passo,
mentre la folla spinge e va di fretta.

E in quel secondo esatto, prima che scatti il panico,
gli occhi faranno il gesto di non aver visto.
Un colpo secco di mento, lo sguardo piantato sulle scarpe.

Ci volteremo svelti, con il cuore che batte alla gola,
frugando nelle tasche per cercare un telefono, una scusa,
un qualunque riparo per non affogare nella vergogna.

Ci farà male la pelle al pensiero di quel "noi"
buttato dentro un cassetto a marcire,
ridotto a una parola vuota che non si può più pronunciare.

Saremo solo due corpi sconosciuti nella corrente.
Nessun saluto, nessun cenno, nessuna pietà.

Due estranei che si dividono lo stesso pezzo di specchio,
legati soltanto dall'ombra di una vecchia storia
che ormai assomiglia a un sogno inventato da altri.

Passeremo oltre, sbiaditi, ognuno sul suo vagone,
lasciando che il rumore delle rotaie
porti via anche l'ultimo pezzo di quello che siamo stati.