Quando il sole si arrende

​Fino a un momento prima
il giorno aveva il colore dell’oro.

​Il sole scaldava i tetti,
le foglie tremavano piano
sotto una brezza leggera,
e l’aria sapeva di erba
e di pomeriggio.

​Le rondini tagliavano il cielo,
le farfalle cercavano fiori,
le lucertole dormivano sui muri
con la pazienza di chi
non teme il tempo.

​Poi, senza chiedere permesso,
qualcosa cambiò.

​Una nuvola attraversò il sole
come una mano davanti a una lampada.
Poi un’altra.
E un’altra ancora.

​In pochi istanti
il cielo perse il suo azzurro
e indossò il grigio.

​Le rondini scomparvero lontano,
le farfalle chiusero le ali,
le lucertole lasciarono i muri
per cercare rifugio.

​Sembrava che il mondo
trattenesse il respiro.

​Poi arrivò il primo tuono.

​Lontano, profondo,
come una porta che si chiude
da qualche parte nel cielo.

​E subito dopo,
la prima goccia.

​Una sola.

​Cadde su una foglia
e rimase lì,
come uno specchio tremante.

​Poi un’altra. Poi mille.

​Finché la pioggia
non ebbe più bisogno di contare.

​Scese fitta sui tetti,
corse lungo i vetri,
riempì le strade
di riflessi tremanti.

​E fu allora
che comparvero loro.

​Le rane sbucarono dall’erba,
come se avessero atteso
proprio quella musica.

​Le lumache presero possesso
dei sentieri lucidi,
lasciando dietro di sé
una sottile scia d’argento.

​E le pozzanghere,
prima soltanto acqua,
diventarono interi mondi
per chi sapeva viverci dentro.

​Gli animali del sole
avevano ceduto il posto
agli animali della pioggia.

​Non era più il loro giorno.

​Era diventato il giorno
di chi ama il bagnato,
di chi non teme il fango,
di chi trova casa
proprio dove gli altri
cercano riparo.

​E tutto era successo
in pochi minuti.

​Il prato era lo stesso.
Gli alberi erano gli stessi.
La strada non si era mossa.

​Eppure sembrava
un altro mondo.

​Forse è questo
che fanno i temporali:

​non cambiano davvero le cose.

​Cambiano la luce
con cui le guardiamo.

​E ci ricordano
che anche quando il sole scompare,
la vita non si ferma.

​Lascia semplicemente
spazio a qualcun altro.

​A chi aspettava la pioggia
dietro una foglia,
sotto una pietra,
dentro una tana.

​A chi, vedendo il cielo scurirsi,
non teme la fine del giorno,

​ma sorride,
perché è arrivato, finalmente,
il suo momento.