Scranni di cartone
Tra piazze affollate e schermi che dilagano
scorre un’ombra sottile:
l’ipocrisia.
Non urla:
si infila nei gesti,
veste di buone intenzioni
la povertà che non sa guardarsi.
Salgono giudici su scranni di cartone,
con occhi allenati al difetto
pur di non nominare il proprio vuoto.
Si dicono custodi della verità
senza aver mai sfiorato il dubbio.
La superiorità è una voce stanca,
parla solo a chi ha paura di scendere.
Si nutre d’arroganza
e avvelena l’aria,
finché l’altro diventa soltanto un ponte
da calpestare.
La falsa civiltà viene invocata
solo quando serve,
poi lasciata cadere
come cenere fredda.
La vera saggezza, invece,
non erige altari:
cammina in silenzio,
conosce l’argilla da cui è nata,
e non dimentica
come si resta umani.