Verrà
Verrà.
Non con il fragore delle cose annunciate,
ma come entra il mattino in una casa
che ha dimenticato di aspettare la luce.
Un giorno mi accorgerò
che il dolore non avrà smesso di esistere.
Avrà soltanto smesso di decidere
in quale stanza abitare.
Ci sono inverni che non chiedono perdono.
Lasciano i loro rami dentro il petto,
eppure, gli alberi continuano,
in silenzio,
a preparare la primavera.
Così verrà il tempo
che non avrò bisogno di inseguire.
Mi troverà
mentre sparecchio la tavola,
apro una finestra,
annaffio una pianta,
assorbita
dalla semplice fatica di vivere.
E solo allora capirò
che la felicità
non era una vetta.
Era questo.
Un giorno
in cui il dolore
siede ancora accanto a me,
ma non sceglie più
le parole della mia bocca,
non decide
la direzione dei miei passi,
non spegne
la luce delle stanze.
Perché guarire
forse
non è dimenticare.
È smettere,
con infinita pazienza,
di affidargli il compito
di dirci chi siamo.
12.06.2026