Giustizia e Pace.
Estate
Nel mese di maggio ho raccolto mazzi di dalie coloratissime; sbocciano il caprifoglio e i profumati gelsomini. A tavola arrivano l'anguria e tutti quei frutti che, ogni anno, annunciano l'estate con la loro dolce allegria.
Questa estate, però, parole dolorose come guerra ed Ebola risuonano nelle nostre orecchie con un'eco cupa, portando con sé sofferenza, inquietudine e paura.
Ieri pomeriggio ero con i miei cari su una spiaggia costellata di gusci lilla e frammenti di vetro levigati dal mare, azzurri quasi quanto l'acqua. Guardavamo l'orizzonte oltre le vele color avorio, sapendo che laggiù, oltre quella linea sottile, altre terre e altre vite incontrano lo stesso mare.
La stessa sensazione mi ha accompagnata la sera, passeggiando sulla riva con un'amica. Il tramonto aveva trasformato il cielo in uno spettacolo di colori cangianti, un privilegio per gli occhi e per il cuore. Il vento salmastro mi accarezzava il viso mentre osservavo la linea che unisce e divide mare e cielo.
E mi sono chiesta se, dall'altra parte di quello stesso mare, occhi africani stessero guardando verso di noi.
Un tempo pensavo che il mondo fosse immenso e quasi inconoscibile. Oggi mi appare piccolo, fragile e profondamente intrecciato. Le notizie attraversano il pianeta in un istante e ciò che accade lontano entra subito nelle nostre case e nei nostri pensieri.
Forse è proprio questo che il nostro tempo ci insegna: che il dolore degli altri non è mai davvero lontano e che nessuno vive separato dal resto del mondo.
Accolgo questa estate con una speranza semplice e ostinata: che si trovi abbastanza amore per rispettarsi nei fatti, non soltanto nelle parole; che si impari a costruire ponti invece di confini; che la giustizia e la pace non restino desideri affidati al vento.
Perché le parole possono essere eterne, ma soltanto i gesti sanno renderle vere.
Giustizia e Pace.
‐Viola Coralllo‐