Lo Specchio piccolo.
C’era una volta una bambina a cui avevano insegnato a non disturbare.
Diventò una donna che sapeva sopravvivere.
Forte. Gentile. Sempre disponibile.
Leggeva gli sguardi prima delle parole. Indovinava i bisogni altrui, ignorando i propri.
Amò. Troppo. Spesso.
Aspettò, sperò, tenne duro.
Disse “Va bene, capisco…” mentre il cuore urlava “No”.
Poi, stanca di essere trasparente, si sedette davanti a uno specchio.
Non quello grande da parete. Quello piccolo, da borsetta.
Si guardò dritta negli occhi.
Per un istante voleva fuggire. Resistette.
E da quello sguardo stanco nacque una domanda:
“E se adesso scegliessi me?”
Non sapeva ancora cosa significasse. Ma iniziò.
Un “no” sussurrato.
Un messaggio mai inviato.
Un silenzio custodito.
Un respiro, finalmente, tutto suo.
Un giorno si scrisse sul polso: IO SCELGO ME.
Bastò guardarlo perché la voce dentro rispondesse:
Merito cura. Sono degna di rispetto. Io esisto.
E quando la tentazione di rincorrere tornava, tornava anche lei.
A sé. Al centro. Al proprio spazio.
Non fu magia. Non fu istantaneo.
Ma qualcosa, dentro, cambiò.
Divenne casa. Divenne confine. Divenne pace.
Quella donna sono io.
Non aspetto più di essere vista. Ho imparato a vedermi.
Perché arriva un giorno in cui smetti di bussare alle porte degli altri.
E inizi ad aprire la tua.