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Racconti di Samantha Manta

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  • 05 febbraio 2009
    Triste storia.

    Come comincia: A quella povera gente morta nei campi di concentramento hanno rubato la vita.  Gliel'hanno strappata via senza che qualcuno di loro potesse opporsi. Anche tu hai perso la vita.
    E il bello è che te l'ha tolta una moto, una tua scelta, non una costrizione esterna, a cui non si poteva rinunciare.
    A loro è stata una politica senza scrupoli ad impedire la vita.
    A te una stupida, impavida passione. 'Lei' avrebbe potuto  negarti la vita e tu lo sapevi maledizione, lo sapevi.
    ... Ma purtroppo, come spesso accade, solo messi davanti ai fatti ci si accorge che le crudeltà possono accadere anche a noi. E il non averlo capito prima te l'ha dimostrato.

     

  • 13 gennaio 2009
    Elucubrazioni

    Come comincia: E vengo qui a tormentarmi, ed ascolto Battisti pensando di trovar coscienza, la coscienza che non ci sei più. Ma non si può; e così piango, piangiamo, ce la prendiamo per un niente perché abbiamo dentro tanta rabbia, la rabbia di non averti visto l'ultima volta sapendo che fosse l'ultima, rabbia perché non doveva esser l'ultima.
    E così ti penso, ed anche quando non voglio pensare a tutto quello che è stato (..), ci sei tu che vieni a trovarmi, sei dietro ad ogni pensiero, l'ombra di ogni pensiero che passa per la mia mente. Ed anche se non voglio pensare tu vi entri indisturbato e con te entra tutto il dolore che trafigge tutto ciò che in essa incontra. Nessuno parla,  ma tutti siamo dilaniati. Abbiamo dentro la fine del mondo e non vediamo l'ora di esplodere.
    Eppure anche quando questo avverrà, non troveremo tregua.

     

  • 13 febbraio 2007
    Ti voglio bene Dave

    Come comincia: Lei non sa esattamente dove si trovi, non riconosce quel luogo talmente estraneo che deve essere molto lontana da casa sua. Eppure non le importa perché lì di fronte a sé ha Lui, quel ragazzo, già Uomo, che un giorno l' ha voluta afferrare con un braccio sul ventre e, tenendola attaccata a sé, l'ha fatta sporgere sul mondo ma anche su tanti bei giardini fioriti, aiutandola a tirar fuori quelle radici che da sola tentava già di far crescere.

     

    In un attimo però, un lampo preannunciante la tempesta la riporta alla realtà. E' nella sua camera, dritta, immobile e al contempo basita, difronte quello specchio che l'ha vista crescere.

    Continua a guardare quello specchio e lo vede, Lui è lì, quell' Uomo è lì, eppure lo vede solo nello specchio, perché voltandosi indietro, Lui non c' è. Non ha bisogno di pensare, sa bene perché è soltanto così.


    Lui è un' Idea, nel senso Platonico però, Lui è stato l' Unico a segnarle il corpo e l'anima con tante linee indelebili tracciate sia con pennarelli colorati sia con coltelli taglienti; i pennarelli li ha usati per imprimere tanti bei paesaggi (tutte opere sue eh!), i coltelli invece spesso non li ha usati per la voglia di farle del male, semplicemente perché il mondo è così.

    Lei ormai la pensa come Lui in alcune cose ma non è un atto di servilismo, soltanto consapevolezza.


    Non è mai stata molto legata alle cose materiali, ai vestiti però ci tiene e ne ha anche tanti, ovvio il motivo, provando e riprovando abiti deve andar sempre lì, di fronte a quello specchio...

    Eh sì, è proprio così, quando un fiore sboccia, può anche seccare, tanto è quello il suo destino, ma sicuramente non potrà mai ritornare un seme per lo stesso motivo per cui quell' Idea, quel Ragazzo, quell' Uomo, non potrà mai dissolversi dallo Specchio di quella Ragazza.

    Ti voglio bene Dave, e GRAZIE TANTE.

  • 05 gennaio 2007
    Invisible touch (lettera)

    Come comincia:

    Ti ringrazio sai? Anche se è finita come sappiamo, ti ringrazio.

     

    E' iniziata su quella spiaggia dove entrambi eravamo per caso. Ricordo le tue occhiate minatorie a quei tre che mi si erano avvicinati; era dalla mattina che mi guardavi, alle 3 non ti eri ancora presentato. Alle 3:05 eravamo in acqua a giocare e a ridere come bambini. Ricordi? Ero "il tuo angelo col bikini bianco", "la tua campionessa" anche se le sbagliavo tutte con quella racchetta...

     

    Ti avevo conquistato e senza volerlo anche tu avevi conquistato me. Te lo confesso, appena ti vidi sperai sarebbe stato un gioco estivo ma dopo quel pomeriggio sapevo che non sarebbe stato soltanto questo. E' stato tutto fantastico. Tu sei stato fantastico; condividevamo anche la musica: Pf, Liga e Vasco.

     

    Ricordi  le nostre canzoni? E quel messaggio indelebile "la cosa divertente è quando parlo con la gente però non capisco niente di quello che mi dicono perché contemporaneamente penso a te!" e poi gli altri messaggi, le canzoni dei Pink Floyd che mi dedicavi "Shine on you crazy diamond", "Wish you were here" - mi dicevi -, mentre eri con i tuoi amici che esaurivi parlando loro sempre di questa ragazza "bellissima ed incommensurabile". Alla fine ti ho dovuto lasciare e farlo è stato per me un trionfo personale; quello che mi rattrista è che tu ancora oggi non abbia capito perché me ne sia andata da casa tua in quel modo per poi non rientrarci più. Quella casa, quella camera... ricordi quanti colpi con i piedi, con la testa, a quell'armadietto? ... e quando, tirandomi verso di te, facemmo cadere le tue adorate moto in miniatura? 10 secondi e poi non te ne fregava più niente, eppure sono la tua passione.
    Ora però è finita. Tre mesi sono passati ma né io né te vogliamo evitarci. E' finita ma sappi che mi hai dato tanto e soprattutto per quel mese mi hai resa la ragazza più felice, Donato.
    Spero, anche se non credo, che ti capiterà di leggerla questa lettera. E' per te.


    Sam