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Autore

Sebastiano Impalà

in archivio dal 13 gen 2013

12 giugno 1960, Reggio Calabria - Italia

20 gennaio alle ore 9:37

Sarajevo mon amour

Sapessi quante volte
ti ho cercata
per le vie di Sarajevo,
lungo le sponde della Drina,
nelle piazze affollate di gente,
nei mercati di verdure,
nei silenzi delle bombe appena esplose.
Ma tu eri lì accanto
a sussurrarmi nell'orecchio
parole di dolcezza intrise di spavento.
Chiudemmo gli occhi un giorno,
fingendo di dormire
con l'orgoglio di svegliarci
alla fine della guerra.
Nessuno lo capì e morimmo lo stesso,
increduli, abbagliati da verdi luci
in una notte d'inverno secco
con la polvere acre nei polmoni
e gli occhi sgranati verso il mondo.
Fu solo un attimo
e la pace ritornò
nei torrenti inquieti​
del vivido sangue, nella testa di politici spenti.

Commenti
  • Sebastiano Impalà Ti ringrazio molto per la tua attenta analisi

    23 gennaio alle ore 12:20


  • Luciano Ronchetti Questo mio commento alla poesia, bellissima, che ho appena letto. L'accostamento tra la guerra e l'amore non è casuale, a mio avviso; l'amore che vive - o sopravvive - nonostante la guerra; alla violenza della guerra, al rumore (al fragore: materiale e...sentimentale!) delle bombe. Perfetto è quello che oserei definire, linguisticamente parlando, un ossimoro, cioé "parole di dolcezza intrise di spavento", come a dire=dolcezza spaventosa/dolcezza-spavento (ricordo l'accostamento scolastico che ci propinavano spesso per comprendere il significato della suddetta figura retorica!). Ma non si può dormire, non si possono chiudere gli occhi (materialmente e simbolicamente) di fronte alla guerra o restare sordi (sordomuti, insensibili) dinanzi alle persecuzioni, alle atrocità e ai massacri subite dalla propria gente (per mano dei Serbi, guidati da un pazzo criminale chiamato Bogdan Milosevic, il quale fu poi condannato per crimini contro l'umanità dal tribunale internazionale dell'Aja, in Olanda!). Sarajevo "martoriata", così come l'intera regione della Bosnia-Erzegovina, negli anni novanta, in nome - e per nome - di un nazionalismo fanatico e ultra persecutorio: e a pagare furono in gran parte vittime innocenti...quasi un presagio di natura "vichiana" (la storia, cioé, che ciclicamente si ripete: da Sarajevo, forse non a caso, vista la posizione centrale e strategica nella regione dei Balcani della città, quasi ottanta anni prima, per mano anche allora di un nazionalista serbo, Gavrilo Princip, appoggiato materialmente e politicamente dalle autorità del suo paese, partì un altro conflitto, ben più drammatico e di dimensioni catrastrofiche...quasi bibliche, direi!). La chiusura del testo ci da un messaggio di speranza ("la pace ritornò..."), ma allo stesso tempo ci pone innanzi un monito, lugubre e senz'altro misterioso ("nei torrenti inquieti del vivido sangue..."), quasi come a dire: "che i morti (col loro sangue versato!) griderebbero vendetta" e, soprattutto, sono là a ricordarci quello che è accaduto! PS. Scusami, ho modificato un po'il mio commento!

    23 gennaio alle ore 12:47


  • Luciano Ronchetti PS. inserire: (ricordo l'accostamento scolastico ghiaccio-fuoco/ghiaccio infuocato che ci propinavano per comprendere il significato della suddetta figura retorica!)...

    23 gennaio alle ore 12:50


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