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Recensioni di Sebastiano Impalà

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    • Tu, mio
    • 27 febbraio 2017 alle ore 19:26

    Siamo nel dopoguerra su un'isola del Tirreno.
    Un adolescente, voce narrante del libro, scopre il mare, la pesca e l'amore. Non è il classico amore adolescenziale ma la scoperta della storia triste e disperata di Caia (Haiele in ebraico) che lo induce ad una maturazione repentina. Di colpo diventa adulto e matura quel senso di protezione tipico dei grandi. Erri De Luca, anche questa volta, affonda la sua penna nel cuore dei personaggi, facendone emblemi di periodi storici come quelli del dopoguerra, epoca in cui le ferite appena subite stentano a rimarginarsi e il suo protagonista principale prende coscienza della propria ribellione interiore. Centoquattordici pagine per pensare.

    [... continua]
    recensione di Sebastiano Impalà

  • È sempre difficile accostarsi alla lettura di una silloge poetica altrui.
    Se poi stimi l’autrice per i suoi valori umani e letterari, la cosa diventa quasi ardua.
    Nel caso di Bruna Cicala, autrice della splendida silloge “Tra dune di lava antica”, tutto diventa più semplice e scorrevole.
    Le poesie che la compongono vanno lette lentamente, in quanto ricche di particolari doviziosamente descritti con l’arguzia di una donna che ha vissuto e che vive a stretto contatto col mare che, anche per lei, è fonte d’ispirazione. Dalle acque tirreniche vanno e vengono imbarcazioni cariche di salmastro e di mercanzie, uomini che trasportano sentimenti ed esalano profumi inebrianti.
    Autrice sanguigna e assolutamente introspettiva, riversa le sue angosce e il suo ineffabile spirito di osservazione, frammisto ad un sottile umorismo, in tutti i suoi scritti. Poetessa con le ali di rondine, con la saggezza dell’età e la voglia di vivere imprigionata nella gola.

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    recensione di Sebastiano Impalà

    • Mariti
    • 22 luglio 2014 alle ore 9:44

    I tanti racconti che compongono la trama di questo libro della scrittrice messicana hanno, come filo conduttore, la costante presenza di uomini in relazione al preponderante mondo femminile. Sono figure secondarie, tristi macilenti ed avulsi dal contesto matriarcale di certe società in cui la donna è traino assoluto. Il dipinto ironico, i luoghi, le figure ambigue e le contraddizioni di un popolo assolato e pigramente adagiato su antichi pregiudizi fanno da sfondo in questa piacevolissima descrizione della Mastretta. Autrice diretta, non lascia nulla al caso. Dipinge magistralmente le figure, facendole apparire nella loro totale essenza, senza orpelli, dando forza alla donna con le sue pennellate di assoluta intelligenza ed ironia.

    [... continua]
    recensione di Sebastiano Impalà