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Poesie di Stefania Barbieri

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  • 05 aprile 2007
    Accettazione

    Mi piace ascoltare le mie amiche
    che mi raccontano i piccoli avvenimenti quotidiani,
    le grandi scelte, le paure e i dolori.
    Cerco sempre di ricordare
    quello che mi viene detto,
    per me è come un piccolo regalo,
    un pezzetto di vita che condividiamo.
    Credo che dia una sicurezza in più
    osservare che i miei occhi sono accesi di interesse
    per un discorso ripreso,
    dopo una sospensione.

     

    Ho capito che questo comportamento,
    per me normale,
    non lo è per te.
    Ti ascolto ore intere,
    e tu non sei capace di rivolgere l’attenzione
    alle mie parole per più di cinque minuti.
    Faccio una pausa
    e capisco di aver lasciato
    parole al vento.
    Mi riversi nuovamente addosso
    tutti i problemi che mi hai già affidato.
    Almeno servisse a qualcosa:
    non ascolti nemmeno i consigli che dico per te.

  • 05 aprile 2007
    Stoffa

    Gli altri non cambiano mai.
    Anche io non cambio ma provo a migliorare.
    Le persone migliorano o peggiorano
    a seconda di come ci trattano,
    siamo noi i giudici e il metro di giudizio.
    Poveri piccoli presuntuosi!

     

    Avresti avuto la possibilità
    di farmi ricredere
    di farmi sperare in una porta
    tra due mondi inconciliabili.
    Invece hai alzato il solito muro.
    Questa è la tua stoffa:
    ruvita iuta… non potrai mai diventare seta!

     

    Posso solo sforzarmi,
    se serve a qualcosa,
    di vedere il lato buono
    ma la seta è tutta un’ altra cosa!

  • 01 marzo 2007
    Nonno

    Ti ho visto
    anima grande imprigionato in un corpo morente.

     

    Mi ricordo…
    Quando andavamo al parco
    e mi intagliavi posate di legno con il tuo coltellino
    sempre in tasca.
    Quando arrivavi con la tua adorata auto bianca
    e mi portavi al centro linguistico.
    Quando ti raccontavo
    dell’università, del lavoro, della casa
    ed eri sempre orgoglioso di me, sempre al mio fianco.

     

    Quando venivo a trovarti la domenica
    e mi facevi sentire come se la regina
    fosse entrata nella tua casa.
    Quando mi hai detto “Ciao Stefanin!”
    ed hai ricominciato a soffrire…

     

    Da quel momento Stefanin non c’è più.
    Nonnino, quando la tua anima è volata via
    ha preso un pezzo del mio cuore
    e la bambina, che tanto hai curato, è venuta via con te.

     

    Non ti dimenticherò mai.

  • 07 dicembre 2006
    Musica

    Stamattina,
    ancorata al sedile del treno
    che correva nella nebbia,
    ho lasciato che l’organo hammond dei Procol Harum
    mi entrasse nelle orecchie.
    Senza difesa, senza pretese.
    E come sempre la musica ha fatto il miracolo.
    Pozzo infinito di sollievo.
    Quando voglio, posso sempre immergermi
    e il sangue si scalda nelle vene,
    e i pensieri sfumano nelle nuvole che corrono nel cielo.

  • 31 agosto 2006
    Transizione

    Uscite parole,


    date forma al mio pensiero vago,


    date giustizia al tempo,


    date spiegazione alla paura del cambiamento.


     


    Cancellate i “se” del prima:


    eventi che fanno allargare


    lo spazio denso di sentimenti tra le persone,


    l’attesa che sfuma il tempo davvero breve in nebbia


    e mi agita.


     


    Cancellate i “se” del poi:


    la catena infinita dei giorni interi


    senza pausa,


    senza nascondiglio, se non quello comune…


    non essere troppo stretto ti prego!


     


    Lettore,


    dai forma a queste parole che ho scritto.


    Esci dalla mediocrità dell’accettazione del cambiamento


    e lotta per mantenere


    lo spazio fra te e le persone che ami


    denso di sentimenti.

  • 24 luglio 2006
    Calcoli

    Cosa devo imparare?

    Cosa mi volete dire?

    Mi obbligate a contorcere la mia essenza.

    Per cosa?

    Ci sarà mai una risposta

    a queste saltuarie frustate

    che scandiscono il tempo e i miei anni?

    Forse i numeri primi sono la risposta per me:

    divisibili solo per se stessi.

  • 07 giugno 2006
    Le vite parallele

    Penso alle vite parallele.

    La contemporaneità scioglie i nodi e l’accesso ad un’altra esistenza

    che un attimo fa era irraggiungibile,

    ora è solo lontano.

    Nessuno mi mostra la quotidianità dei miei idoli, vivi e morti.

    Forse non sarebbero più idoli?

    No. Solo più umani.

    Io posso stimare un uomo.

    I gesti eclatanti lasciano un segno nella storia comune.

    Una vita di grandi cose

    è finta, non può essere reale.

    La quotidianità e la costanza

    lasciano un segno nella mia vita,

    tatuano l’essere.

    Chiedimi cosa ho mangiato,

    come sto,

    dove sono stata,

    tutti i giorni, per anni…

    Sopporta i miei malumori,

    la mia stanchezza,

    i miei spigoli,

    dal primo all’ultimo secondo,

    ogni minuto,

    e dimentica.

    Io non potrò mai dimenticare tutto questo.

    Penso alle vite parallele.

    La contemporaneità scioglie i nodi e l’accesso ad un’altra esistenza

    che un attimo fa era irraggiungibile,

    ora è solo lontano.

    Nessuno mi mostra la quotidianità dei miei idoli, vivi e morti.

    Forse non sarebbero più idoli?

    No. Solo più umani.

    Io posso stimare un uomo.

    I gesti eclatanti lasciano un segno nella storia comune.

    Una vita di grandi cose

    è finta, non può essere reale.

    La quotidianità e la costanza

    lasciano un segno nella mia vita,

    tatuano l’essere.

    Chiedimi cosa ho mangiato,

    come sto,

    dove sono stata,

    tutti i giorni, per anni…

    Sopporta i miei malumori,

    la mia stanchezza,

    i miei spigoli,

    dal primo all’ultimo secondo,

    ogni minuto,

    e dimentica.

    Io non potrò mai dimenticare tutto questo.

  • 24 aprile 2006
    Il ribelle

    Sbaglio dopo aver scelto con l’anima fino in fondo.

     

    Accetto le sconfitte fino all’ultima senza un lamento dopo aver lottato.

     

    Sbaglio:

    è colpa mia, mia soltanto.

     

    Dico quello che penso.

    Sempre.

    Soprattutto alle persone che amo.

    Le ferisco a volte.

     

    Voglio sembrare quello che sono:

    sincera.

     

    Chi vuole il ribelle?

    Chi lo nota non lo può più ignorare

    impresa di construzione sentimenti involontari.

     

    Deglutisco caramelle amare

    che mi danno lo zucchero per continuare a camminare

    ma mi intorpidiscono la gola

    per ricordarmi che ho accettato un compromesso.

    Non nero, non bianco, grigio:

    il colore degli spettri.

     

    Fluttuano tutti nella stessa direzione

    coperti dagli stessi stracci

    legati dalle stesse catene

    chiusi nelle gabbie che si sono fabbricati.

    Guardano fuori

    e piano piano dall’alto sibilano:

    “Guarda il ribelle!”

     

    Chi ama il ribelle?

    Domanda sbagliata.

    Chi conosce veramente il ribelle?

     

    Non provo invidia di nessuno.

    Guardo avanti e cammino.

  • 17 febbraio 2006
    Risveglio

    Mi sono svegliata,

    ero grande.

    Non ho sentito più

    quell’amaro in bocca

    che mi ha torturato

    in quello che doveva essere

    “il periodo più bello della mia vita”.

    Non allora, non per me.

    Un’inquietudine continua

    mi ha sopraffatto:

    il peso della vita schiacciava

    la mia inettitudine.

    Mi sono svegliata

    e riesco ad instradare i pensieri cattivi,

    a dimenticare che

    ho perso il senso dell’infinito.

    Lo vedo in me e intorno a me

    che non c’è più

    ma non m’importa,

    fingo che ci sia ancora.

    Mi sono svegliata

    e so chi voglio al mio fianco

    per sempre.

    Questo è il mio infinito.

  • 23 dicembre 2005
    Contro questo tempo

    Pensiero,

    sentimenti,

    ragione

    in dissolvimento

    giù per un burrone,

    società,

    senza fondo.

    L’unica coscienza rimasta

    è quella della stupidità.

    Dove posso trovare

    un valore nuovo in cui credere,

    un modello da stimare?

    Tutti ad inseguire

    il dio terreno

    ricoperto di oro che predica povertà.

    Preferite lavorare orari disumani

    come facevano gli egiziani

    nella costruzione delle piramidi:

    ma le vostre opere sono così perfette?

    Scarpe, vestiti, automobili,

    trucco, capelli, corpo.

    Normale non significa giusto.

    Tutti non significa obbligo.

  • 07 dicembre 2005
    Catene

    Forte e orgogliosa
    di un carattere che mi tiene
    prigioniera
    in un'eredità non condivisa,
    non stimata,
    devo sempre rincorrere
    le persone che amo
    con scuse
    che bruciano di amaro in gola.
    Belle occasioni perse
    per una fiamma che si alimenta
    di consigli e osservazioni,
    irritanti per me
    eppure consigli.
    La pazienza stuzzica l'ntelligenza
    che assottiglia la speranza:
    l'allettante futuro riguarda ora
    altre persone.

  • 07 dicembre 2005
    Armonie del tempo

    Affiorano, come diamanti,
    nelle grotte in mezzo al deserto,
    domande
    che esigono risposte impossibili.
    Domande germogliate
    con le lacrime del passato
    legate a risposte che fioriranno in futuro.
    Per difesa
    il cuore non accetta
    i sussurri sibilati dalla mente
    o il pensiero falsifica la realtà
    per non dover ricercare
    mai più il filo d'argento
    che porta all'alba.
    L'anima ascolta impaurita.

  • 07 dicembre 2005
    Aria nuova

    La libertà costa
    l'affetto di un essere senza parola
    la delusione di chi ti ama
    e crede che aspettare sia facile.
    Dura poco,
    non sono capace di trattenerla.
    E il peso di anni martella
    di giorno
    i miei pensieri,
    si insinua
    di notte
    nei miei sogni.

  • 07 dicembre 2005
    Gente

    Gente che parla
    Gente che ascolta
    passano solo parole
    che arricchiscono
    una roccia di acqua.
    Scivola via
    consumando piano piano
    la forma
    che non è più la mia.

  • 07 dicembre 2005
    Scatole cinesi

    La mattina entro

    in una tana piena di formiche

    che corrono intorno

    cercando di salvare

    la propria briciola di pane

    mentre tutto va a fuoco.

    La sera esco e

    mi accorgo che

    è un gioco di scatole cinesi

    fino a quando

    tornerà l’armonia

    con l’estinzione.

  • 07 dicembre 2005
    Il mio saluto

    Lasciare permette

    alla forza d’animo

    di riaffiorare,

    alla ragione

    di vincere il cuore

    che ha fatto la prima scelta.

    Abbandonare.

     

    Essere lasciati

    non lascia via di scampo al cuore

    che si aggrappa con tutte le forze

    alla rassegnazione,

    all’indifferenza.

    Lo obbliga a fingere

    che non sarà per sempre,

    che non ci sia il mai più.

     

    Ma gli occhi

    la memoria

    accendono la verità.

    Che è già successo.

    Che le strade sono tante.

    Ci si avvicina

    ci si allontana;

    che le crepe si chiudono

    e l’oro diventa ottone.

  • 07 dicembre 2005
    Lucciole

    Sono qui

    a guardare il cielo grigio

    dalla finestra,

    quattro assi di legno

    che limitano la vista

    e scatenano il pensiero.

    Penso alla fortuna

    di poter riflettere e

    di non riuscire a fermare

    questa carovana di lucciole

    che mi assalgono la mente.

    Do valore al tempo e alla possibilità

    di muovermi con coerenza,

    sempre,

    e di accorgermi delle linee spezzate,

    non diritte, non curve,

    spezzate,

    fuori dal mio cerchio.

    Almeno qui sono al sicuro.