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Poesie di Stefania Ferregutti

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  • 29 luglio 2011 alle ore 23:38
    ...

    Io mastico preghiere,
    rigurgitando cibo,
    per le creature rosee,
    che scendono
    da meravigliata donna,
    ed ancora non so dirmi,
    quale strano flauto,
    abbia animato,
    cotante vita
    in questo corpo flagellato.
    Io ti ho, io ti ho,
    tu sei il volo di rondine,
    nei miti tempi,
    sei il mio dio,
    se nulla al mondo rimane,
    no,
    tu non sei un osceno schizzo,
    sei il miele fine
    sulla lingua amara,
    sei infinitamente piccolo,
    rispetto al piede del signore,
    ma tu hai cambiato il vento,
    fino oltre ciò che io ho conosciuto.

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:36
    ...

    Io vorrei
    che i figli e le figlie,
    di questo mondo,
    si cingessero l'un con l'altro,
    togliendosi la tristezza dagli occhi,
    germinando in grandi bolle sospese,
    divenendo vischi d'amore,
    e portassero le loro tenere carni
    al cospetto dei poveri,
    per donare fasci di fresche magnolie,
    rinfrescando loro il viso,
    vorrei che portassero sollievo,
    a chi sta sotto le mura delle città,
    vestendoli di nuovi indumenti,
    vorrei vedere i loro sguardi,
    divenire miserevoli,
    dinanzi alle carogne come me,
    che mangino dunque le perle del mio corpo,
    una ad una, fino a dissossarmi,
    io voglio essere il loro pasto,
    e loro con i miei resti,
    costruiranno lo scranno dei saggi,
    dove siederenno in molti,
    per scrivere lettere a dio.
     

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:33
    Io....Alda...

    Il mio piccolo garofano
    è ormai cresciuto,
    rosa screziato,
    di ogni mia maternità,
    è spuntato all'aperto,
    nessuno ha saputo dove fosse,
    finchè io l'ho trovato,
    portentoso raccolto,
    del mio strazio delle membra.
    Mi cantò la mia storia,
    e io lo baciai piano,
    ringranziandolo per aver resistito
    alle brutturie della prigonia,
    ma sapete,
    egli timido cantastorie colorato,
    mi disse una volta,
    tu sei stata reclusa,
    perchè la folla dei cieli,
    ti amava troppo,
    per lasciarti agli uomini di mondo.
    Io so solo,
    di aver lasciato,
    un pò delle dita divine,
    sulla quella carta pallida,
    qualcosa che trascendeva me stessa,
    un fardello di modeste briciole,
    e felice muoio,
    sapendo che ora,
    guarderete i garofani,
    con sguardo trasognato di stupore.

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:25
    ...

    Prova ancora,
    a rinchiudere un poeta,
    in un recinto di assassini,
    nessuno lo toccherà,
    quando scenderà su di loro,
    il mio grasso seno,
    lasciandosi mordere,
    sino a scrosciare nelle salive,
    rendendole dolci.
    Si io li ho coperti dal freddo,
    e loro ti hanno risparmiata,
    sebbene nella mia pelle,
    io senta ancora
    i loro denti di grande rabbia,
    per esser stati lasciati,
    a guardare l'osso d'arroganza
    delle grandi tavole,
    nelle domeniche di giubilo.

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:23
    ...

    Torrido diviene
    alle due,
    quando entri in cucina,
    un filo di sole,
    entra dalle persiane,
    torturando il mio petto fradicio,
    e tu dispettoso satiro,
    dalle dita frettolose,
    ancora imbevute d'assenzio,
    ti aggrappi pesante,
    alla mia veste,
    attaccaticcia,
    di ogni mia fatica.
    Io madre novella,
    sento ancora il latte
    raggrupparsi salmastro
    ai miei capezzoli gonfi,
    se sento i tuoi passi,
    corteggiare le mie attenzioni,
    zoccoli duri,
    di un uomo che avanza,
    verso il suo più dolce pendio,
    battendo la terra,
    per accudirla lieve,
    al nuovo grido della semina.
    Oh, mio incubo
    di drappi leggeri,
    tu fai cantare
    le mie mani insaponate,
    contro le stoviglie,
    quando ti spingi insolente,
    oltre il bordo del lavandino.

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:21
    ...

    Dormi donna,
    soffice,
    lascia
    che il tuo seno,
    affiori,
    tra le bianche coperte,
    come giglio
    tra la neve,
    abbandona,
    le tue cosce,
    all'inquieto sopore,
    togli le briglie,
    ai tuoi pensieri,
    lasciali,
    divenire giocondi,
    come bambini irriverenti,
    scevri delle menzogne,
    ecco...così...
    e il rossetto,
    conserva il calore,
    di tutti gli amori,
    fanciulla di fiaba,
    sbavando sul mento,
    traccia dei ricordi,
    come lenti valzer,
    suoneranno per te,
    ogni qualvolta,
    tu saprai guardar la notte,
    con occhi innamorati. 

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:17
    ...

    Rosa rossa,
    nel pugno chiuso,
    suggendo avida,
    la sua carnosa bellezza,
    e cade avvizzita,
    sulla pietra ,
    accascandosi stanca,
    indossando il vestito nero.
    Ladra vittoriosa,
    beve il mosto giovane,
    della vigna,
    che generosa,
    le porge i suoi acini,
    perchè lei,
    è la bianca fattucchiera,
    che cavalca l'edera,
    che dorme sotto i poggi,
    tra le braccia degli uomini,
    mai piena,
    di nessun esuberanza,
    latteo piede,
    che cerca calore,
    tra i corpi esausti,
    dei suoi diletti.

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:13
    ...

    Io torno sempre,
    alle pozze tiepide,
    sotto le foglie verdi,
    là dove sogno,
    mentre piccoli gelsomini,
    cadono dall'albero,
    chino su di me,
    nella mia gola,
    io allora, grido felice,
    giuro, che sempre tornerò,
    qui dove nasco ogni primavera,
    dove incontrai il mio valentino,
    colui che sciolse la mia veste bianca,
    tingendo la corrente,
    di vermiglio,
    la quale si stemprò nei rivoletti.
    Qui nasce la mia pianta,
    che come una madre,
    mi protegge,
    con le sue grandi braccia.
    Io dunque qui sono,
    appartengo a ogni filo d'erba,
    mentre mi dischiudo,
    bevendo rugiada,
    dalla punta delle mie dita.

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:08
    Nera Regina

    Piume nere,
    cadono sulla tua testa,
    corona degli insorti,
    sacro sigillo
    dell'incatevole malìa,
    che ammutolisce il diavolo.
    Musa che abita gli inferi,
    il tuo veleno è la nemesi dei caduti,
    dolce di sofferenza,
    letale come le tue mani.
    Le tue code nere,
    spire dei ribelli,
    si svegliano colleriche,
    mentre desti la lussuria
    che gremisce le tue carezze.
    Dama oscura,
    alla fine dei secoli,
    sarai ancora superba,
    e sul passo verso i porti infiniti,
    troverai il drudo brado,
    che ti farà imperatrice dei mondi.
    Terribile avvolta di allori,
    marchiata dalle penne di corvo,
    tramuterai in argento le tue lagrime,
    le quali abbelliranno le tue ire,
    di tintinnii lievi e serafici.

  • 08 novembre 2010
    ...

    Ci vuole forza,
    serve tracotante follia,
    per essere un piccolo germoglio,
    in mezzo a tanto squallore,
    ma tu lo sai,
    tu sapevi tutto questo,
    da tempo,
    laborioso dito di dio,
    eppure nella tua innocente primizia,
    con un solo petalo chiaro,
    hai sottomesso tutto il mondo,
    al tuo immenso amore,
    e ad ogni tuo schiuderti,
    anche io miscredente,
    ho visto le lacrime dei musicisti,
    lavarmi il volto di cose sopraffini.

  • 08 novembre 2010
    Lupa

    In questa notte di tempesta,
    viaggierò sola,
    preda delle mie brame,
    ascoltando il richiamo
    delle mie consorelle.
    Aspetterò di esser posseduta,
    dal mio padrone,
    dannato ad eterna vita,
    ossessione delle mie mani.
    Veglierò sulla sua spada,
    aspettando che si compia
    l'estasi delle giovini superbe,
    richiamate dalle acque
    del lago nero.
    Tra il verde dei suoi occhi,
    la mia malinconia,
    diviene lo strazio delle lacrime,
    che egli beve innamorato,
    e non restano che le sue dita,
    amanti del mio vezzo,
    a cullare il mio singulto,
    mentre egli raccoglie campanule,
    ornando il mio ventre,
    promessa di buona novella,
    i cui battiti saranno lieti.

  • 08 novembre 2010
    Madre, chi?

    Chi,
    dopo di te,
    vedrà i miei capelli,
    cadere come foglie,
    premurandosi
    che non m'appesantiscano.
    Non esiste vecchiaia,
    per le madri,
    esse rimangono
    grandi bacini,
    ricolmi di acqua...
    permutano la dedizione,
    prolungano il pensiero,
    s'avvedono di altri sogni,
    annusano corpi fioriti,
    come al primo bagliore di marzo,
    sempre, verrano sempre
    a umettarvi gli occhi,
    di cose colorate e luminose,
    portando piccoli rosari bianchi,
    sulle vostre bocche,
    placheranno anche i cieli avversi,
    soggiogandoli allo sguardo della compassione,
    attraverso la terra
    e una verga d'amore,

  • 08 novembre 2010
    Manto

    Quale amore,
    s'ammanta di sera tarda,
    e diventa rapace,
    spledente cavallo
    dagli zoccoli irrequieti,
    folto bosco verde
    quando le musiche lo attraversano...
    ed eccoti dinnanzi alla mio cuscino....
    inchinati uomo,
    davanti alla tua donna,
    bacia la mia schiena
    e le sue ossa,
    che sotto il tuo peso,
    per mezzo del tuo fiato,
    hanno aperto un varco
    fino alla carne del mio cuore....
    e non vi è altra ragione
    per indugiar all'amore,
    se non lasciar morire
    le ultime vergogne,
    di questo sconquassato pianto,
    e lasciare nel colare dell'attesa,
    che l'ultimo amante,
    ci porti la rosa dell'allenza.

  • 08 novembre 2010
    ...

    Zeus nero,
    le tue ali di cigno,
    sono vigore del bianco,
    mentre nudo,
    corteggi la regina,
    al suo capezzale,
    sotto le coperte,
    entri di nascosto,
    baciandole i piedi,
    rallegrando i suoi diletti,
    poi una ad una,
    ingoi le sue dita,
    illuminato pretendente,
    sapore di lillà, di oppio,
    si mescolano nella bocca,
    al canto degli usignoli,
    mentre dalla finestra
    i cori delle serve,
    ritmano il tuo gusto,
    mentre le piccole lanterne,
    svelano i barbagli dei suoi smeraldi,
    fiume che annaffia la pelle,
    mentre l'inizio della fioritura,
    s'annuncia nei suoi venti celesti.

  • 12 luglio 2010
    Per Alda

    Lascia cadere la cenere,
    sulle tue mani,
    mentre suonano,
    pulviscolo del corpo,
    unguento che impillacchera
    i tuoi cashmère di gran signora.
    Si aprono campi di lavanda,
    se tu suoni per me,
    violetto allegro,
    ne faccio mazzi,
    con cui ti laverò i piedi,
    io Maddalena delle corti,
    per non averti scritto,
    lasciando che il filo ti percorresse,
    fino a scucire il tuo prodigio,
    rendendomi orfana,
    dell'unica mamma
    di cui ho dimenticato il bacio.

  • 12 luglio 2010
    A.M.

    Portami le margherite,
    sotterrami della loro umiltà,
    sono le profezie del bene,
    tenaci soldati
    della diperazione dei luoghi,
    seppure sferzate
    dal piscio dei cani,
    restano l'enunciato di amore
    più raccolto,
    a cui io possa ambire,
    e se tu ti ricorderai di portarmele,
    io ti aprirò il cancello nascosto,
    dei verdi prati della mia casa.

  • 12 luglio 2010
    ...tu sei Alda

    Io ho camminato,
    tra gli uomini
    e la matriarca celeste,
    non sapendo
    se quella fosse casa mia,
    io ti ho cercato
    molte volte,
    ma tu mi hai gridato
    che ero solo il diletto azzurro
    tra molte fruste
    in mezzo alla folla di martiri,
    non so uomo,
    se chiamarti amore,
    in fondo sei bastardo quanto me,
    eppure se ti guardo,
    vedo due mani gentili,
    come la coppa di alleanza,
    dammi da bere allora,
    non lasciarmi morire qui,
    dietro questo cancello,
    una sola carezza mi salverà,
    un atto d'amore
    che si compie maestoso,
    anche qui,
    in questo bagno di demenza,
    dove tutti,
    sono seguaci del sacro mentore,
    dove io ancora ti aspetto,
    cercando i fiori nei miei occhi,
    l'unica tenerezza,
    attraverso il ferro degli aguzzini.

  • 07 luglio 2010
    Alda tu hai creato...

    Tu mi guarderai,
    anche se non riesci,
    hai vergogna,
    stupido amore,
    mia ballata furiosa,
    di guardare il prodigio,
    del gelsomino,
    che cresce,
    anche sotto un cielo nero.
    I suoi rami pietosi,
    hanno fatto cerchietti bianchi,
    per fasciare la mia grazia,
    che è anche la leggerezza,
    dei passi di Maria.
    Tu nelle fucine dei miserabili,
    hai preso il fango,
    gettandolo sul mio grembo,
    e cosa delicata,
    venne animata dalle mie parole,
    sussurate come vino santo
    alle cortecce di quel gelso di paure.

  • 07 luglio 2010
    La rivolta

    Loro non vedono,
    sono venuti al mondo ciechi,
    da eiaculazione distratta,
    cammineranno storti,
    e saranno il flagello delle genti,
    perchè nulla nuoce all'uomo,
    più di un figlio dal passo grigio,
    ci ghermiranno di maschere,
    e forse avverrà la rivolta,
    di noi cantori dei vangeli terreni,
    correremo in piazza,
    con l'inchiostro delle nostre vene,
    e lo gettermo sui muri,
    affinchè altre madri,
    possano narrare
    degli insorti delle purpuree strofe.

  • 30 giugno 2010
    Mio Madou

    Mio amato Madou,
    ti ricordo nelle campagne,
    a raccogliere tabacco,
    bruno e alto,
    coi calzoni scuri,
    la sigaretta
    ti bruciava le labbra.
    A mezzogiorno,
    poggiavi la testa
    sul mio grembiule a stampe,
    ti accarezzavo la schiena,
    per poi premere follemente,
    la mia mano contro le labbra,
    sentendo con eccitazione,
    il sapore d'erba tagliata,
    mescolato alla pelle di un uomo,
    di cui sognavo notti intere,
    agitandomi nelle lenzuola
    spesse e ruvide come le sue mani,
    fatte di noce e di sordidi nascondini.
    Eppure tu non sei mio,
    tua moglie ti spoglia alla sera
    a lei stringi i polsi ogni notte,
    mentre le fai l'amore,
    intanto che io,
    sotto alla tua finestra,
    piango margherite,
    sperando che il loro profumo,
    ignanni la tua vista,
    ricordandoti,
    i nostri pranzi nascosti,
    nei campi bruciati dal sole,
    quando la bottiglia di vino,
    ruzzolava per terra,
    bagnando le mie ginocchia
    di sapori forti.

  • 22 giugno 2010
    Mia pianta divina

    Sono giunta a te,
    con la brocca
    colma delle gocce d'acqua,
    cadute una ad una,
    dal grande tiglio,
    protettore degli sposi,
    per lavare i tuoi piedi,
    per lavare le tue mani,
    così che tu possa accarezzarmi,
    senza lasciare segno,
    ed io bacerò i tuoi capelli,
    nuovamente,
    manifestando il pianto,
    consapevole,
    che tu non mi appartieni,
    tu sei ancora avviluppato,
    alle bianche nubi,
    scevro del mio bisogno,
    non riesci a pensare
    al mio seno,
    come ad un fontana
    di languidi ristori,
    tu sorreggi il mio volto,
    ma contempli in realtà
    le musiche della natura,
    ed io non sono,
    la fiamma di dio,
    se non nel tuo abbraccio,
    eppure io ti canto,
    mettendo radici nella terra,
    finchè diverrò anch'io pianta,
    sotto al quale troverai ombra,
    mangiando le mie foglie,
    carne degli umili.

  • 22 giugno 2010
    Nascita

    Sono stata donna,
    in molti modi,
    e in ogni carezza,
    eppure mai,
    prima d'ora,
    sono divenuta germoglio,
    e protetta dalle mani
    di un uomo giusto,
    ho infine aperto,
    il mio dolore,
    lasciandolo asciugare
    sotto il suo sguardo,
    senza orgoglio,
    ne tentata da arroganza,
    non ho più chinato il capo,
    ne piagato il cuore,
    con rimproveri,
    ho dichiarato al cielo,
    il mio nuovo nome,
    ho sussurato a dio,
    il mio canto d'amore,
    ho gettato ai demoni,
    la loro arpa stregata,
    condannandoli
    a vagare coperti di terra
    che mai vide sole,
    a non generare più lacrime,
    finchè i loro occhi,
    disimpareranno
    a germinare rivalse,
    per conquistare
    le terre emerse.
    Io sentinella assetata
    del suoi panni celesti,
    vesto nuova pelle,
    lasciando che il vecchio
    aguzzi la vista,
    per rivedere la giovinezza,
    nelle pagine che lascio
    macchiare dall'inchiostro,
    intanto che l'altra mia storia,
    ponga il suo vessillo,
    sui cumuli antichi di pietre.

  • 22 giugno 2010
    Il perdono fu nell'acqua

    Sorella acqua,
    io a te giungo,
    dopo averti lasciata,
    per dimorare,
    tra le tue braccia,
    culla beata,
    dove il mio peso,
    più non esiste,
    tramutando la croce,
    in una barca,
    che veloce naviga,
    laddove la felicità
    mi trasforma ancora,
    in giovane ragazza.
    Tu,
    che allieti le madri,
    quando gli consegni,
    i figli a lungo nutriti,
    divenendo testimone,
    di ogni manifesto
    delle anime,
    incarnate nell'uomo,
    perdona,
    coloro che ti trattano
    con indifferenza,
    non sanno ciò che fanno,
    oh lode a te,
    grande di compassione,
    come una madre,
    a cui accorro,
    con reverenza,
    chiedendo umile,
    di essere perdonata ancora.

  • 22 giugno 2010
    Iris

    La gloria è nel tuo sguardo,
    va oltre il monte,
    nessuna stanza,
    è mai troppo sontuosa,
    per le tue coppe di vino,
    Iris mi sporco di te,
    sino ad esser sudicio,
    volenteroso persisto,
    sino ad esser la tua casa,
    in cui tu alloggi,
    dove porti il tuo odore,
    e la notte diventa tormento,
    se tu ti avvicini troppo,
    le tue richieste rapaci,
    mi assilano,
    sino a farmi impazzire.
    Tu ti cibi delle vite,
    hai bisogno d'amore sempre,
    come se l'ultima alba incombesse,
    così scendi le scale,
    per guardare l'ultima volta,
    i prati di agosto,
    volteggiando nei salotti,
    mentre già le luci ti sfiorano,
    illuminando curiose,
    il tuo sesso all'aria,
    rilucente di seta,
    la tua pelle brucia,
    si stira sino al soffitto,
    divenendo il cielo,
    i tuoi capezzoli son stelle,
    lontani dalle mani,
    posso solo piangere,
    sperando di imparare a volare,
    per poterli raggiungere,
    gonfiandomi sino a fine certa,
    del tuo arsenico bisogno.

  • 14 giugno 2010
    La cena

    Siete venuta
    alla mia porta,
    signora,
    avete lasciato
    piccoli pezzi di carta,
    scritti
    da pugno appassionato,
    e un cencio
    in cui avete avvolto,
    tre dei vostri
    capelli di fiamma,
    supplica,
    di pelle malinconica.
    Nel covo di fieno,
    nobildonna,
    mi avete attirato,
    siete venuta,
    senza ricchezza,
    ne superbia,
    vi siete tolta,
    gli orecchini di perla,
    guardandomi,
    con occhi lucidi,
    come acquemarine,
    mi avete spogliato,
    baciandomi disperata,
    facendomi ospite,
    del vostro cibo,
    scarnandovi
    di ogni prelibatezza,
    con si tanto trasporto,
    che neanche le campane
    del vespro,
    hanno potuto entrare,
    al di là,
    della soglia,
    di quest'ultima cena.