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Autore

Stefano Di Lorito

in archivio dal 23 giu 2008

31 dicembre 1963, Genova

19 aprile 2011 alle ore 14:12

Diva

Il racconto

Mi stavano tutti sempre intorno, mi vezzeggiavano, mi nutrivano, mi lavavano, mi truccavano, mi vestivano, mi facevano giocare e divertire in tutti i modi possibili. Sembrava che il loro mondo ruotasse intorno a me.
Mi chiamavano Diva.
Venendo da un contesto difficile, per non dire disperato, non ero abituata a tanto calore umano, a tante attenzioni, a tanto benessere materiale.
Ero molto giovane quando divenni Diva e, nell’ingenuità di quell’età, mi lasciai prendere e trasportare verso la vita dorata e viziata che neanche immaginavo potesse esistere.
A dire la verità non ho mai pensato di possedere qualche talento, sono sempre stata semplicemente me stessa. Mi sono sempre espressa secondo le mie possibilità e inclinazioni, senza pretendere di essere qualcosa di speciale. Ma per le persone che mi hanno chiamata Diva, evidentemente ero qualcosa di unico e perfino portentoso. Altrimenti non mi avrebbero portato in braccio come una preziosa regina per tutti quegli anni.
Non so, forse il tempo ha appannato la mia immagine, l’età ha cancellato a poco a poco le mie qualità e la mia bellezza, senza che me ne accorgessi, abituata com’ero ad essere chiamata Diva e ad essere trattata come tale.
I primi tempi mi stupivo, quando entrando in qualunque salotto o luogo di ritrovo, tutti si profondevano in complimenti e carezze e regali. Mi sentivo veramente una regina.
Poi divenne abitudine, ero arrivata al punto che mi aspettavo sempre quel tipo di trattamento, qualunque mancanza di riguardo e di attenzione mi mandava in crisi. Ero viziata. Mi ero calata anima e corpo in quel ruolo prestigioso, volevo avere tutti a disposizione, tutti attenti alle mie esigenze. Credevo fosse giusto così. Me lo avevano fatto credere. Avere successo intossica, come una droga, ti cambia la personalità, ti fa vedere il mondo con occhiali rosa, come si dice.

Vivere quella vita da favola, per me che arrivavo dai bassifondi, da una famiglia numerosa, dalla fame vera, è stato qualcosa di troppo grande per saperlo gestire. Devo aver sbagliato qualcosa di fondamentale.
Negli anni, ho visto l’entusiasmo, l’affetto, scemare a poco a poco. Ho visto cambiare gli atteggiamenti, dall’adorazione fino all’insofferenza. Io ovviamente mi intristivo sempre di più, per questa mancanza di attenzioni.
Ho incominciato a diventare scorbutica, anche isterica. Non sopportavo di essere relegata in secondo piano, di essere messa da parte.
La colpa probabilmente è solo mia, ho avuto troppo dalla vita e sono diventata orgogliosa e presuntuosa.
Dev’essere la giusta punizione quella che sto vivendo ora.
Però non mi sarei mai aspettata di essere abbandonata così, su quest’autostrada, sotto il sole di Agosto. Forse torneranno a prendermi, forse torneranno ad amarmi, ad adorarmi e chiamarmi Diva. Forse c’è stato soltanto un errore, una dimenticanza.

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