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Autore

Stefano Di Lorito

in archivio dal 23 giu 2008

31 dicembre 1963, Genova

06 luglio 2011 alle ore 14:28

La favola rotonda

Il racconto

C’era una volta una bambina rotonda, bella grassa e gioconda. Tutti le volevano bene, perchè era simpatica e generosa, non teneva mai il broncio e si preoccupava sempre degli altri.
I suoi amichetti ed amichette stavano sempre con lei, per giocare, parlare, e a volte stare anche in silenzio senza far nulla, solamente per il piacere di stare insieme.
La bambina rotonda però era insoddisfatta. Anche se era sempre circondata da amici e amiche, non si sentiva mai alla loro altezza. Di uno vedeva che era più alto di lei, di un’altra che aveva gli occhi più belli, un’altra ancora che era più brava a scuola. Insomma in ognuno dei suoi amici e amiche trovava qualche motivo per sentirsi inferiore. Proprio per questo cercava sempre di essere altruista, disponibile e generosa; perchè pensava che così facendo avrebbe compensato il suo senso di inferiorità. Temeva che se fosse stata indifferente, anche una sola volta, ai problemi degli altri, questi l’avrebbero messa da parte.
Accadeva magari che una sua amichetta, della quale invidiava la figura snella, prendesse un brutto voto. Lei allora si prodigava per aiutarla, le dava ripetizioni, le spiegava quello che non aveva capito, finché non aveva recuperato l’insufficienza.
Oppure un suo amichetto, piccolo e bruttino, ma molto intelligente, si trovava a malpartito per via di qualche ragazzo più forte che lo molestava. La bambina rotonda non si tirava indietro, e faceva anche a botte per difenderlo.
Quando però era lei ad avere un problema, la bambina rotonda non chiedeva mai aiuto a nessuno. O risolveva da sè quello che non andava, oppure si rassegnava. Così facendo si ritrovò ad accumulare molti problemi, molte frustrazioni e insoddisfazioni. Anche se apparentemente era sempre sorridente e gentile, dentro di lei cresceva l’infelicità.
I suoi amici non si accorgevano di nulla, vedendola sempre così di buon umore e di bello spirito, credevano che non avesse problemi. Anche il fatto che fosse così rotonda non veniva interpretato come un difetto o un problema, l’avevano sempre vista così e quindi era normale che lo fosse.
Finchè un giorno la bambina rotonda decise di dimagrire.
Per troppo tempo aveva lasciato che la sua dedizione agli altri le facesse dimenticare i suoi problemi, era ora di cambiare.
Così iniziò a non mangiare quasi più. Con uno sforzo tremendo e continuo si costrinse a una dieta ferrea, si fece anche fare un nodo nello stomaco, per rimpicciolirlo e riuscire così a mangiare sempre meno.
Nel giro di poco tempo, o almeno così parve agli amici, la bambina rotonda non era più rotonda. Aveva acquistato una linea snella. Anche se non aveva più il viso paffuto e simpatico di prima, tutti gli amici si dichiaravano sorpresi e contenti di vederla così in forma.
Così dimagrita, la bambina non più rotonda, credeva e sperava di vedere migliorata la propria vita. Pensava che essendo diventata magra, tutti l’avrebbero apprezzata ancora di più.
Ma un giorno dopo l’altro dovette prendere atto che i suoi amici non la trattavano più come prima. Certo non rifiutavano il suo aiuto quando ne avevano bisogno, però adesso sembravano quasi infastiditi dal fatto che non fosse più la bambina rotonda che conoscevano.
La bambina non più rotonda non capiva. Aveva sofferto moltissimo per riuscire a dimagrire, ma invece di migliorare, i rapporti con gli amici peggioravano.
Non la trovavano più così simpatica, non passavano più tanto tempo insieme a lei, si facevano sentire e vedere solo quando avevano bisogno di qualcosa.
La bambina era molto interdetta, le cose non erano andate come aveva sperato. Incominciò a intristirsi. Il senso di inferiorità che aveva sempre avuto, stava cedendo il passo alla rabbia. Adesso che era riuscita ad avere una forma accettabile, invece di essere felici per lei, i suoi amici ed amiche sembravano invidiosi. Tutti le avevano fatto i complimenti per il suo prodigioso cambiamento, ma presto incominciarono a trattarla con durezza, a darle un sacco di consigli non richiesti e, diciamocelo, anche molto stupidi. La bambina non più rotonda non sapeva che pensare di tutta questa storia. Decise che d’ora in avanti sarebbe stata meno disponibile e generosa con tutti. Se i suoi sforzi per aiutare sè stessa, per una volta, invece degli altri, avevano prodotto questo risultato, allora i suoi amici non meritavano il suo aiuto e le sue preoccupazioni.
Così da quel giorno la bambina si rifiutò di aiutare gli altri. Se qualcuno, abituato ad avere sempre la sua comprensione e il suo aiuto immediato, le raccontava qualche guaio, lei faceva spallucce e rispondeva che tutti hanno tanti problemi e anche lei aveva i suoi.
Uno alla volta i suoi amici ed amiche si allontanarono da lei. La bambina non più rotonda, si rese conto che se l’avevano frequentata e cercata per tutti quegli anni, era stato solo per approfittare della sua disponibilità e generosità. In realtà l’avevano sempre considerata una povera sfigata, e l’unico ruolo che le concedevano era appunto quello di amica utile.
La bambina non più rotonda, divenne sempre più magra, fino a sembrare una fotomodella, ma di pari passo anche il suo cuore dimagriva, diventando sempre più piccolo. Finchè un giorno si accorse di non avere più un cuore.
Un giorno la bambina non più rotonda vide che molti dei suoi amici si erano riuniti in un vicoletto a confabulare seduti sulle scale. Senza farsi vedere si appostò nell’ombra, per scoprire cosa stessero tramando, ma in realtà cercava solo di sentirsi di nuovo in mezzo a loro, come era stato per tanto tempo.
Nascosta in un cantuccio ascoltò i loro discorsi e sentì che parlavano proprio di lei.
Uno diceva che da quando era dimagrita era diventata antipatica, un’altra aggiungeva che era anche diventata egoista. Un altro ancora dichiarava che, non essendo più rotonda era diventata spigolosa e scostante. Tutti i suoi amici di un tempo facevano commenti negativi su di lei e sul suo cambiamento.
La bambina non più rotonda ascoltò per una buona mezz’ora tutta quella serie di accuse, che i suoi amici e amiche di un tempo snocciolavano senza posa. Finché non ne potè più. Uscì dal suo nascondiglio e, come un uragano investì tutti i suoi amici con parole tempestose. Disse a tutti in faccia che senza di lei e il suo aiuto continuo, tutti loro, ma proprio tutti, avrebbero avuto una vita peggiore. Fece un elenco improvvisato di tutte le volte che aveva aiutato ognuno di loro. Tutte le volte che aveva fatto sorridere ognuno di loro, tutte le volte che aveva fatto compagnia ad ognuno di loro, tutte le volte che aveva tolto dai guai ognuno di loro.
Le facce dei suoi amici ed amiche si fecero pallide e gli sguardi si abbassarono a terra. Ognuno di loro era stato punto nel vivo dall’intervento a sorpresa della bambina non più rotonda.
Quando ebbe finito di esporre, anzi gridare, le sue ragioni si voltò e scappò via piangendo.

Per qualche giorno la bambina non più rotonda non si fece vedere da nessuno, se ne restò chiusa in casa, col cuore piccolo e lo stomaco annodato.
Finchè un pomeriggio sentì suonare il campanello, andò ad apire la porta e si trovò davanti tutti i suoi amici e amiche, assiepati davanti a casa sua.
Se ne stavano zitti davanti a lei, immobili come statue e fissarla. Poi uno di loro le andò incontro e l’abbracciò stretta stretta.
Le disse che avevano parlato a lungo fra loro, per giorni, e che avevano capito che erano stati loro ad essere egoisti e insensibili per tutti quegli anni. Non si erano resi conto che, dietro la sua apparente serenità e allegria, soffriva come ognuno di loro, anzi di più. Erano venuti per chiederle scusa, per averla fatta soffrire così tanto e aver approfittato di lei.
La bambina non più rotonda sentì che il suo cuore si gonfiava e si gonfiava, fino a diventare rotondo. Da quel giorno tutto tornò come prima tra lei e i suoi amici, anzi meglio di prima.
La bambina non più rotonda adesso ha intorno a sè tanti amici ed amiche. E dentro di sè un grande cuore rotondo.

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