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Autore

Stefano Di Lorito

in archivio dal 23 giu 2008

31 dicembre 1963, Genova

17 novembre 2009

Onan il burbero

Intro: Una pista da ballo, qualche cocktail, scene da consumato conquistatore e gli ingredienti sembrano esserci tutti, i segnali favorevoli ma basta un nulla e l’epilogo, ahimé, non è quello sperato.

Il racconto

Onan il burbero, pur essendo uomo di polso, è l’antieroe “par excellence”.
La sua ruvidità di carattere è dovuta più all’esasperazione, per i continui fallimenti amorosi, che non a una congenita maldisposizione nei confronti del prossimo.
Fin dalla pubertà, Onan ha dato il suo giornaliero contributo alla più popolare delle ossessioni umane, il sesso.
Ha adempiuto con costanza e solennità al rituale quotidiano della manipolazione dell’alter-ego che tutti portiamo fra le gambe. Ma che, ormai sospetta da tempo, sia invece il vero io incarnato e tutto il resto soltanto una complessa macchina della menzogna, costruita dalla natura per portare il vermiciattolo rosa al compimento della sua missione procreatrice.
Gli anni di intenso allenamento hanno portato Onan, come tutti i maschi del pianeta, a un certo vigore. Il suo pupazzetto di elastica libidine si erge fra le sue cosce come un piccolo Duce, aggressivo e assetato d’azione.
L’ardimentoso nano, con il suo elmetto turgido e spavaldo, è il condottiero che indica la direzione da seguire, la meta da raggiungere, la terra da conquistare.
Sfortunatamente il resto della gioiosa macchina da guerra non è all’altezza delle aspirazioni e delle qualità del capo. Onan è infatti un ometto piccolo, stempiato, di poca favella e perennemente afflitto da numerosi problemi di salute.
Gli approcci del nostro burbero antieroe sono molteplici, sviluppati nel corso di anni e anni di studi empirci e la lettura di qualche manuale del playboy.
In discoteca.
Onan si avvicina con fare anguilloso alla femmina designata. La scruta da dietro, valutando il potenziale erotico. La aggira come una mangusta fa con il cobra, cercando l’incontro degli occhi, per ipnotizzare la preda con il suo magnetismo animale. Saltella, come uno stambecco in calore, intorno all’avvenente esemplare femminile. Ella compie ugualmente i gesti rituali, fingendo di ignorarlo e gettando occhiate indispettite alle sue simili.
Il piccolo generale preme nei pantaloni, per esortare la truppa a maggior ardimento. À la guerre comme à la guerre!
Onan passa all’attacco, apre il suo vero io alla potenziale compagna, offrendo da bere con gesti plateali, nel surreale scenario pirotecnico, per superare il bombardamento musicale.
La femmina, mossa dalle sue imperscrutabili strategie, accetta l’offerta, bagnerà le sue labbra con la libagione del focoso maschio. Un primo simbolico atto di accettazione.
L’imperatore rosa, sorride dal suo palazzo di cotone e dirige il suo robot di carne, il suo goldrake ormonale, il suo gigantesco schiavo dal cervello binario, verso il bar.
Tornando in pista, tenendo due cocktails in equilibrio sui suoi maldestri desideri, Onan si sente già un conquistatore.
La scena si ripete varie volte nell’arco della serata. La femmina si riempie di alcol e le tasche di Onan si svuotano velocemente. Ella ormai barcolla e caracolla, più che danzare. Il pretendente alle sue grazie, alla regina del palazzo di seta, sente che è arrivato il momento dell’assalto alle mura della felicità, ai bastioni del piacere, alla torre cava dell’estasi.
La danza si fa frenetica, i corpi si dibattono ormai posseduti dalla trance ormonale. Il re e la regina si scrutano dai loro castelli.
L’aggraziato corpo della femmina manda segnali favorevoli, lo sguardo è acquoso e trasparente, la bocca dischiusa; la testa ciondola di qua e di là, le mani compiono gesti sinuosi, comunicando voluttuosi inviti.
Onan si prepara all’assalto finale, la breccia nelle mura è ormai aperta per lui, la chiave della torre è stata gettata ai suoi piedi.
Balza con vigore predatorio verso la regina del palazzo di seta, ma mentre lui si avvicina, ella come in una moviola, indietreggiando, rimane alla medesima distanza. I reni di Onan spingono atleticamente, l’imperatore esige il tributo alla sua maestà. Si protende ancora di più, ma il viso di lei tramonta dal suo orizzonte, come una Luna frettolosa. Il cavaliere frena il suo destriero, appena in tempo per non calpestare la principessa addormentata, che giace ormai riversa sulla pista da ballo.
Il resto è storia ordinaria di ambulanza e lavanda gastrica. La magia della conquista è svanita. L’epica dell’accoppiamento è sfumata in una vaporosa fiatata alcolica.
Il Re piange nel suo palazzo di cotone.

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