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Poesie di Ugo Mastrogiovanni

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Ugo Mastrogiovanni

  • 06 novembre 2006
    L’ultimo saluto

    L’aria trema;


    io,


    la mia ombra


    e il silenzio.


    Suona una tromba:


    mi avvio


    per l’ultimo saluto


    a chi mi ha voluto


    tanto bene,


    amico addio.

  • 06 novembre 2006
    Esplora la gonna

    Esplora la gonna rosa
    la brezza estiva
    leggera e fresca,
    sale ogni cosa e rinfresca
    i tuoi segreti
    mentre scendi le scale
    che conducano al pozzo;
    bruna sconosciuta,
    donzella di maggio.
    Scandito, lento
    ma spedito
    il passo segna lo scalino,
    solo l’ombra vicino
    e il corpetto di lino
    arioso, aperto.
    Ammicca il viaggio
    del vento
    il pizzo prezioso
    e da riposo al sogno
    sul tuo petto spazioso
    Non ho il coraggio di fermarti
    di chiedere, parlati,
    ma di amarti sì
    l’avrei.

  • Quando i colori sfumeranno al nero


    appoggia il mio capo sulla tua mano,


    fallo piano come se bambino


    stammi vicino e aspetta.


    Accarezzami e taci


    niente baci, come sconosciuti,


    non singhiozzare non lo sai fare.


    Non sento alcun dolore, un po’ stanco


    per arrivare dove devo andare.


    Pensa soltanto che di li a poco


    sarò ancora al tuo fianco.


    Vederti ma non toccarti, forse sfiorarti


    ma consigliarti si, anche se non vorrai


    e te ne accorgerai che sono lì


    come da tanto ininterrottamente


    tu ed io soltanto incatenati.


    L’unico rimpianto,


    ora che sto scrivendo,


    che mi vien da piangere, mia adorata,


    pensando a quanta vita passata insieme,


    ombrata solo da queste lagrime sciocche


    Svanisce la memoria sfumano i colori


    vedo appena le nostre bocche sfiorarsi,


    odo un colpo di tosse


    e niente più, me ne vado


    ma solo per qualche istante.

  • 09 ottobre 2006
    La sveglia

    Neri, dal becco giallo


    melodioso il fischio


    i merli acclamano al mattino che ritorna


    lo trascinano sugli aranci intenti a rifiorire,


    sull’inverno che sta per finire


    e mi danno la sveglia.


    Oltre che il nero, per dispetto sfoggia


    il suo piumaggio grigio,


    bianco di riflessi verdi


    e vanitosa, la pica sorveglia il prato


    vogliosa d’ogni cosa che brilla


    e mi sveglia.


    Odioso di cimitero il canto,


    pur sacra ad Atena, la civetta


    zampetta sulla mia loggia


    fa parapiglia e strilla


    e tediata la notte


    prillando il collo


    se ne sale in fretta,


    dal tetto fugge il mattino


    tirandomi dal letto.


    Intanto, stanco e stordito


    per non aver dormito


    appanno i vetri sorseggiando il caffé


    e sbadiglio guardando che ora è.

  • 09 ottobre 2006
    Lasciati spogliare

    Lasciati spogliare margherita,


    svela il mistero,


    incognita dei tuoi petali


    strappati in alternanza di si e di no.


    Cedi alla lusinga


    perla di terra,


    aritmia del mio petto,


    non destare insonni sospetti,


    germoglia la tua corolla


    fino a quando la mia voglia di dubbio


    appassirà con te.

  • 09 ottobre 2006
    Il mare

    Sento il mare cantare liriche all’infinito;


    immagini fuggitive la riva scorre trai ricordi


    delle impronte serpeggianti,


    depreda i miei confini.


    Ascolto dialoghi di fantasmi d’acqua salata,


    provo gioia a cavalcare la sua trasparenza,


    miraggio di viaggi,


    desiderio di profondità,


    volontà di dominio.


    Ma il vaneggiar m’è breve,


    il raziocinio blocca la mente;


    affiora dai flutti la memoria di vite,


    figure sconosciute, forme indefinite


    bottino di tempeste, esca di morte.


    Stringo il deserto in pugno.


    Piego il ginocchio alla preghiera


    e calo un velo sul mio occhio spento.

  • 09 ottobre 2006
    Il poeta

    Navicella tra mondi d’anime e cervelli,


    vola solitario col suo diario.


    Emozioni le sue costellazioni,


    carburante per la sua penna.


    Interpreta il creato come un traduttore simultaneo


    espone spontaneo come un obiettivo.


    Cantore solitario delle verità nascoste,


    delle domande e delle risposte,


    non chiede né ribatte,


    combatte con se stesso riflettendosi


    nello specchio degli altri.


    Missione segreta quella del poeta


    ombra discreta dei nostri sogni,


    velo di calma sulla nostra inquietudine


    Il poeta è un sognatore senza notte e senza giorno,


    senza andata né ritorno,


    dai colori intensi o sfumati raccoglie la sua brezza


    e con delicatezza la porge a noi


    che spesso lo deridiamo.


    Moneta dello spirito,


    atleta completo della sua missione,


    forse questo il poeta.

  • 11 settembre 2006
    La raccomandazione

    Lo so,

    l’amico me l’ha detto:

    farò di tutto per accontentarla,

    sarà tutto perfetto.

    Il letto d’azzurro più profondo,

    vedrà il sole sorgere e calare,

    avrà un tetto immenso di fiammelle

    tessuto di comete e tante stelle,

    l’abete nel giardino e molte rose

    senza fine il giorno a scintillare

    col fiume che travasa in mare

    e i monti lì vicino ad ombreggiare.

    Il mondo tutto stenderò ai suoi piedi.

    Tre metri la farò profonda

    al fin che l’ossa non verranno fuori

    in caso i lupi scaveran la fossa.


    Gennaio 2006

  • 11 settembre 2006
    Enigma

    Enigma,

    segreto inviolabile,

    codice di uomo o di demonio,

    muto messaggio,

    oltraggio al cervello

    insulto alla coscienza.

    Crittografo di cuore

    muore tra delusione e noia.

    Paradosso di contraddizioni,

    concentrazioni d’ipotesi,

    supposizioni, dubbi, interrogativi.

    Crudeltà alla gioia,

    blackout dell’intelligenza,

    ignobile violenza per la scienza.

    prepotenza l’enigma.

     

    Gennaio 2006

  • 11 settembre 2006
    Magra soddisfazione

    La mia vecchiezza


    è la carezza degli anni che,


    rapita la mia giovinezza,


    riparano i danni;


    mio tardo tempo


    chiamato


    l’età della saggezza,


    motivo di soddisfazione;


    direi:


    magra soddisfazione.


     


    Febbraio 2006

  • 11 settembre 2006
    Sempre insieme

    Giocavamo sempre insieme,


    sbarazzini come scugnizzi:


    calzoncini corti lacerati.


    gambe graffiate dalle spine


    frutta razziata dai vicini,


    trappole parate per gli uccelli


    tordi, passeri e fringuelli.


    Strappati dai calzoni


    si giocava a zecchinetta coi bottoni,


    giochi, svaghi,


    infiorescenze dei tempi che furono.


    Tutti giocattoli di lusso…


    rigorosamente creati, fatti a mano:


    con rami di sambuco facevamo


    cerbottane e proiettili di stoppa,


    con spago e barattoli di latta


    telefoni esclusivi, spighe della fantasia;


    poi, quando il campanile ricordava l’ora


    su manici di scopa tornavamo in groppa.


    Era la nostra verde età,


    l’albero d’oro vellutato


    ricco di miraggi e di speme:


    dovevamo stare sempre insieme


    e adulti non lo fummo più


    scotto di maturità.


     


    Gennaio 2006

  • 11 settembre 2006
    A mia Zia Giulia

    È il vèspero,
    il giorno e il sol van declinando
    ed il pensiero s’inginocchia al sacro,

    mi setaccia l’anima, mi rattrista il viso,

    enumera i ricordi.

    Quand’ecco, all’improvviso,

    sugli arcani tratteggi del riverbero

    lontani accordi d”Amapola”

    la tua canzone.

    Laddove, sola, ti riempia la stanza

    e con movenze di danza tu cantavi

    sul fruscio del disco che raschiava

    e col cantar pregavi.

    Quanti ricordi Zia, quanta emozione

    quella canzone dei miei dieci anni!

    <Ugo dai corda>

    ed io correvo a rotolar la manovella.

    La soffio a te questa canzone!

    Anche se ad altri suon porgi l’orecchio,

    nuovi canti gorgheggi,

    di sublimi concerti, per alte sinfonie oggi gioisci,

    e lisci selciati d’oro e di diamanti il passo sfiora,

    Essenze eterne ascendi

    vietate a noi immortali.

    Solo per pochi istanti

    vorrei poter mirar le tue Visioni

    nella Forgia dei Santi.

    Vorrei spiarti,

    starti vicino;

    favilla del Cielo tu,

    io, impasto di terra.


    Settembre 2005

  • 05 settembre 2006
    La casa di mio padre

    È lì da sempre,


    irta sul colle


    a far da sentinella


    alle terre di mio padre,


    che lì la volle: salda sulla roccia.


    Del suo cuor di pietra assai contenta


    freme allo squittio dei passeri


    e non paventa il turbinar del vento.


    Quella è la mia casa,


    avita,


    dove mio padre nacque


    ed io e miei fratelli


    e piacque alla mia cara madre


    che vi passò la vita.


    Anche se il sol non la rallegra assai


    e l’ombra la ravvolge spesso,


    vigila austera e nulla passa inosservato.


    Lotta coi venti, annienta le tempeste


    e quando il poggio è innevato


    sorride nel saper passato


    ancora un anno


    e compiaciuta nota che nulla d’allora,


    niente da sempre è mai cambiato.


    Quella è la mia casa.


    Settembre 2005

  • 05 settembre 2006
    La porta

    Aperta o socchiusa ansima di noi
    poi tace serrata.
    Viavai della storia ne conserva la memoria.
    Resta chiusa alla cattiveria,
    tende l’udito alle lusinghe,
    si dona alla miseria, sorride al vagito.
    Fa passare i sogni della fanciullezza,
    accarezza i passi della sposa,
    riposa la coscienza.
    Stanca del suo fardello d’esistere
    cigola al passar del dubbio,
    stormisce ai profumi di stagione,
    s’inchina al passar della ragione,
    e non resiste all’amore.
    Il pensiero passa inosservato,
    si chiude al dolore,
    libera il passaggio alla sorte,
    appende ghirlanda di spine
    genuflette alla morte
    patria senza confine.


    Settembre 2005

  • 05 settembre 2006
    È la quiete

    Valli lontane,
    luna d’argento e lagna d’un cane.
    Il venticello profumato di croco carezza il silenzio;
    vagan le nuvolette spolverando la luna.
    Nella cuna di querce e nell’orto assonnato l’incessante grillio.
    È il silenzio.
    Dorme il pollaio ricoperto di penne,
    dormono le viuzze stanche,
    dormono i campi di stoppie,
    la casetta con le grate sull’aia dorme;
    dormono i fiori, riposan le rose, le cose tacciono:
    è la quiete.
    Sonnecchia il paese e l’uomo riposa.
    Ma qualcuno veglia,
    posa il mento sul palmo e guarda,
    contempla e pensa, pondera l’infinito.

     

    1960

  • 05 settembre 2006
    Chi saremo

    Turbineranno i giorni,
    voleranno i mesi,
    passeranno gli anni;
    svanirà così
    questo corpo di tentazione
    e tornati saremo
    ciclo di creazione
    nella notte dei tempi.

    1960

  • 05 settembre 2006
    Chi siamo

    Seme del cielo
    ci culliamo in terra sconoscenti.
    Perle del tempio allor,
    ora tarli del bello.
    Sterpi sballottati al vento,
    siamo fabbri del fango,
    e quel ch’è brutto,
    schiavi di questo e del suo frutto.
    Pulci nemiche del leone,
    caparbi.
    Rigettiam le messi perché buone
    confusi e sbalorditi,
    guardiamo il sole inebetiti
    e non preghiamo.
    Infaticabili talpe.
    Al buio lavoriamo per nulla
    e la meta sviamo.
    Ciechi.
    Siamo tomba di pensiero inerte
    Superbi.


    1960

  • 29 agosto 2006
    Nel giorno delle nozze

    A mia moglie Grazia  20-03-1965


     


    Rugiadoso autunno di primieri incontri,


    fioche parole nella sera


    speranze e pace oggi di primavera.


    Tenere promesse vanno liete al sole


    in questo giorno


    sigillate d’oro


    a corteggiarti.


    Intanto insiste l’odore della festa;


    ti fiorisce il volto,


    plaude gli occhi sorridenti,


    spazia muto sulla luce della tua dolcezza


    e mi concilia il pianto.


    È veritiero il sogno!


    Ancora non lo credi,


    eppure è là.


    Vedi:


    la nostra casa,


    il cuore vi conduce


    prigioniero il tempo


    per consumarlo insieme.


    Ti offre tutto ora questa commozione,


    quel che sempre ti donai


    e che non ti diedi mai


    oggi ti dono:


    la cosa che ti fa mia sposa,


    l’amore


    e questo corpo intiero


    per farti parte della creazione.

  • 29 agosto 2006
    Lavavi al fiume

    Lavavi al fiume la sottoveste rosa e

    reggiseni bianchi sciorinavi al sole, profumati.

    Cantavi all’onda e baciava le mani affusolate,

    portando al mare l’ombra del tuo petto pieno,

    l’acqua schiumosa.

    Sudavi in fronte e

    rotolava la goccia per il collo nel giorno caldo.

    La primavera intorno

    Respirava i tuoi vent’anni

     

    (1963)

  • 29 agosto 2006
    Nel nostro giorno

    Come sei oggi

    ricordarti sempre

    e sempre ognora

    adorarti,

    vorrei allora

    che i sogni miei

    saranno autunno

    e le mie labbra calde

    tremolanti.

    Per un momento solo

    l’estate andata

    ridonarti,

    diradando il tempo

    e ritornando indietro

    respirarti senza tremare

    e poterti donare

    il meglio che lo specchio

    oggi riflette.

    Vecchio illuso

    vorrei

    che lo specchio

    ingannar potesse i sensi,

    la realtà gabbare

    e cancellare

    le delusioni da soffrire insieme.

    Troppe cose vorrei

    oggi

    per ora e per allora;

    ma non pensiamo,

    ancora è presto:

    amiamo.

     

    Per mia moglie Grazia, 19-11-1965

  • 29 agosto 2006
    Le mie stagioni

    Di gioventù profumava

    primavera,

    piena, spensierata, leggera,

    c’eri anche tu.

    D’intrepido coraggio odorava

    l’estate,

    frivola, illusa, spensierata,

    padroni del mondo,

    e tu frenavi.

    L’autunno

    premeva sui giorni

    e s’avvertiva

    sempre di più la sera

    e mi tenevi per mano,

    alunno.

    Freddo,

    ora presenta il consuntivo

    l’inverno

    ove l’attivo è vita,

    il tempo il mio passivo,

    riflettiamo insieme.

    Le stagioni uscite

    non pareggiano l'entrate,

    il conto non torna

    e lo dovrò pagare;

    io sono pronto

    non t’interessare

    tu resta.

     

    (Agosto 2006)

  • 28 agosto 2006
    A tarda sera

    A tarda sera

    il tuo sentiero seguo,

    al tuo voler m’adeguo

    e guardo alla TV

    quello che vuoi tu.

    Vorrei spezzare in due

    queste serate,

    lasciarne parte a te

    una portarmi

    per al destarmi

    ritrovare

    qualcuno a cui donare

    il mio diario,

    per poi ricominciare

    l’itinerario che piace a te.

     

    (Agosto 2006)

  • 28 agosto 2006
    PAX

    Affiora la linfa

    dalla pallida fronte

    da poco fredda,

    avanza per il collo

    arranca piano per cordoglio

    il suo solcare

    e come se fosse un foglio

    ecco rigare

    una sola parola

    il verbo eletto

    tre semplici caratteri

    numero perfetto:

    Pax.

     


    (Agosto 2003)

  • C’era una volta mio Padre

    taciturno, ponderato, saggio

    con cui ho parlato troppo poco per imparare

    il messaggio che ora conosco a perfezione.

    L’ho guardato pochissimo quest’Uomo

    per non capire che era un paesaggio da scoprire

    eppure oggi è l’unica mia fonte di coraggio,

    il solo con cui parlare quando il mio mondo trema,

    quando l’ora si fa scura.

    Dalla sua Pace

    mi consiglia, rassicura

    e tace quest’Uomo assente

    ma presente in ogni anfratto di me

    suo figlio prediletto.

    C’era una volta mio Padre

    che col suo silenzio

    m’insegnò soggezione, onestà e rispetto.

    (Agosto 2005)

  • S’adagia il tempo su di noi

    con sapore d’eterno

    e pesa sulle spalle.

    Ecco diggià l’inverno,

    un altro ancora,

    spazza l’estate nostra,

    mostra le rughe.

    Un’altra valle è traversata,

    eccoci ai monti:

    prendi la mano, stringimela forte,

    saliamo insieme strade torte e dirupi;

    bucheremo il silenzio della notte

    e rotte le braccia al tempo

    saremo avvinti, solo respiro.

     

    (1960)