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Poesie di Ugo Mastrogiovanni

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  • 26 agosto 2006
    Mia Madre

    Il resto della chioma che,


    castana un giorno,


    le fu corona al volto pien di giovinezza,


    oggi, lieve e d’argento, carezza la sua fronte stanca.


    Bianca, delicata fronte,


    che pensasti tanto


    in su degli occhi tremuli e infossati,


    oggi ancora non ti stanchi.


    Cari, casti, venerati occhi,


    qual lucerne brillate a dar la luce al viso:


    un viso di venerande rughe


    ch’al riso mai vidi chinato,


    e bimbo fui io pure.


    La rattristante, irremovibil tua lunga mestezza


    quanti baci strappò alle mie labbra


    e quante volte,


    perché ti son di noia,


    li rituffai nel core.


    Oh madre,


    il viver tuo qual pena al petto mio riserva!


    Grande croce inchiodò destino agli anni tuoi.


    Nel volto tuo


    il supremo scultor


    di Cristo vide la dolente Madre e il duol del mondo.


    Sorridi oh mamma,


    dato non fu di rattristarti sempre;


    se cerchi nessun ti vende gioia, saria troppo costosa a noi,


    me se tu cerchi, ma se tu scruti in te,


    ne troverai un poco: un poco sempre c’è.

    (1961)

  • 26 agosto 2006
    Scusami

    Quando il bosco di robinie tornerà schelètrico e piovoso,


    quando i ciuffi di fresie profumate più non saranno a carezzarci insieme,


    tu dalla lastra opaca


    triste mirerai pensando l’inverno piovoso.


    Passate saranno le stupende giornate di luglio


    e svaniti i sogni luminosi dell’estate tua:


    tu non sarai con me;


    per te il ciclo della gioia è compiuto,


    io ne strappai l’attimo serbato.


    scusami.


    (1965)

  • 26 agosto 2006
    Il programma è mutato

    Spezzettato il cuore col cervello,

    ho fatto scempio degli affetti,

    di pianto ho seminato la passione

    e sulla forte luce ho dato il buio.

    Ho ritoccato il verde delle foglie

    lungo la strada breve del cammino.

    Raccoglie in mucchi i sentimenti e li sparpaglia al vento

    il mio pensiero stanco ed accasciato.

    Il programma è mutato.

     

    (1964)

  • 26 agosto 2006
    Chi sei per me

    Tu sei per me la nuvoletta bianca

    che soffice e lontana

    aspetta il bacio del vento;

    la perenne fontana d’ambrosia.

    Sei d’argento la brina

    ch’adorna l’erbetta con mille goccioline di brillanti.

    Sei la fata turchina che serio e geloso

    serbai con rispetto

    nel verde cassetto dei miei sogni.

    I diamanti del mondo, il mistero del cuore,

    sei le perle del mare.

    Sei la dolce canzone d’amore

    che pura e celeste

    m’investe con voci d’incanto.

    Sei il pianto del sole che lieve e dorato

    s’adagia sul bianco deserto di neve.

    Nel parco stregato: un’orchidea celeste,

    nel cielo dorato: la veste dell’Eterno,

    per il mio cuore ardente: un tempuscolo d’eternità.

    (1960)