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Autore

Vanni Schiavoni

in archivio dal 28 nov 2005

03 maggio 1977, Manduria

mi descrivo così:
Salentino, lavoro per una casa editrice romana. Ho pubblicato tre raccolte poetiche, Nocte (L’Autore, 1996), Il balcone sospeso (Lisi, 1998) e Di umido e di giorni (Lietocolle, 2004) e il romanzo Come gli elefanti in Indonesia (LiberArs, 2001).

18 ottobre 2006

Salentitudine

di Vanni Schiavoni

editore: LietoColle

pagine: 93

prezzo: 13,00 €

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Vanni Schiavoni racconta la sua terra con inflessibile semplicità, in modo genuino e spigliato.
Le sue poesie hanno un vago sapore popolare, sincero e caloroso.
I suoi versi rappresentano a pieno l’immagine di un Salento che brucia, che arde sotto il sole, che vive e si riposa, che ancora conserva la purezza delle tradizioni.
Dipinge con le parole la “salentitudine” che ancora freme, le meraviglie che ancora splendono e attraggono, la cultura, i luoghi e gli ambienti del sud, della sua terra, del suo cuore… Ad ogni verso sembra addentrarsi in un borgo, ogni parola è un piccolo vicolo su cui si affaccia parte di un paese che passa tra le abitazioni, ma vive tra le strade.
Le sue poesie sono scritte nella maniera che solo un vero poeta conosce, con lo sguardo attento, vigilante e partecipe ai segreti naturali di cui a volte, troppo spesso, il continente se ne infischia...
Dalla carta arrivano odori intensi, che provengono da ignorate esistenze, che passano per case, sobborghi o campagne e riecheggiano visioni malinconiche di una terra che va incontro al suo destino con scintillante energia.
In cinque argomenti (dove/ quando/ cosa /chi /perché) Vanni Schiavoni riesce a raggruppare i suoi pensieri, a trasmetterci le sue emozioni con chiarezza e disinvoltura, ci rapisce dalla nostra terra e con un delicato labirinto d’inchiostro ci porta in tutti i luoghi del Salento, così da conoscerli come fossero i nostri.
L’autore è esplicito nella sua complicità con la vita quotidiana del paese, nella sua equilibrata ammirazione che non si gela al freddo invernale ma, con giusta coerenza, è costante, e gli appartiene nel tempo, e lo appaga anche se non è il sole di dicembre a scaldargli l’anima.

recensione di Federica Ciccariello

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