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in archivio dal 05 mar 2015

Vladimir Vladimirovic Majakovskij

19 luglio 1893, Bagdati - Georgia
14 aprile 1930, Mosca - Russia
Segni particolari: Pasternak mi considerava il primo poeta della sua epoca, nella sua poesia "La morte del Poeta" parla proprio di me.
Mi descrivo così: Io? Un rivoluzionario visionario. Sono stato poeta e per questo ero interessante, e di questo scrivevo fino al giorno in cui mi sono tolto la vita. 
Mi trovi anche su:

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  • 05 marzo 2015 alle ore 22:16
    Per noi

    L'amore
    non è paradiso terrestre,
    a noi
    l'amore
    annunzia ronzando
    che di nuovo
    è stato messo in marcia
    il motore
    raffreddato del cuore.

     
  • 05 marzo 2015 alle ore 22:13
    Notte

    Il porpora e bianco è buttato, gualcito,
    sul verde gettavano ducati a cataste,
    e ai neri palmi di accorse finestre
    ardenti carte gialle distribuirono.
    Ai viali e alle piazze non pareva strano
    vedere edifici togati d’azzurro.
    A chi primo correva, come gialle ferite,
    i fuochi si fidanzavano con bracciali alle gambe.
    La folla – gatta svelta screziata di pelo –
    nuotava, chinandosi, attratta da porte;
    ognuno voleva trascinare per un po’
    la mole del ridere fuso in un grumo.
    Sentendo le zampe di un vestito chiamarmi,
    ficcai loro negli occhi un sorriso; spavento
    facevano i mori battendo lamiere e ridendo,
    la fronte fiorita d’un’ala di pappagallo.

     
  • 05 marzo 2015 alle ore 22:09
    La blusa del bellimbusto

    Io mi cucirò neri calzoni
    del velluto della mia voce.
    E una gialla blusa di tre tese di tramonto.
    Per il Nevskij del mondo, per le sue strisce levigate
    andrò girellando col passo di Don Giovanni e di bellimbusto. 

    Gridi pure la terra rammollita nella quiete:
    "Tu vieni a violentare le verdi primavere!"
    Sfiderò il sole con un sogghigno arrogante:
    "Sul liscio asfalto mi piace biascicar le parole!".

    Sarà forse perché il cielo è azzurro
    e la terra mia amante in questa nettezza festiva,
    che io vi dono dei versi allegri come ninnoli,
    aguzzi e necessari come stuzzicadenti.

    Donne che amate la mia carne e tu, ragazza
    che mi guardi come un fratello,
    coprite me, poeta, di sorrisi:
    li cucirò come fiori sulla mia blusa di bellimbusto.
     

     
  • 05 marzo 2015 alle ore 22:08
    Rumori, rumorini, rumoroni

    Strisciamo alla terra sotto ciglia di palme sgattaiolate
    fuori, a trafiggere gli occhi biancastri dei deserti,
    sulle labbra inaridite dei canali –
    ad afferrare i sorrisi delle corazzate.
    Raggelati, ira!
    Sul falò di incendiate costellazioni
    non sia mai che si tragga mia madre, decrepita e tornata selvaggia.
    Strada – corno d’inferno – inebria il russar di autocarri!
    Dilata d’ebbrezza narici di vulcani fumanti!
    Le penne degli angeli in muta getterem sui cappelli delle amate,
    per farne boa, taglieremo le code a comete verso il largo arrancanti.

     
  • 05 marzo 2015 alle ore 22:08
    Noi

    Strisciamo alla terra sotto ciglia di palme sgattaiolate
    fuori, a trafiggere gli occhi biancastri dei deserti,
    sulle labbra inaridite dei canali –
    ad afferrare i sorrisi delle corazzate.
    Raggelati, ira!
    Sul falò di incendiate costellazioni
    non sia mai che si tragga mia madre, decrepita e tornata selvaggia.
    Strada – corno d’inferno – inebria il russar di autocarri!
    Dilata d’ebbrezza narici di vulcani fumanti!
    Le penne degli angeli in muta getterem sui cappelli delle amate,
    per farne boa, taglieremo le code a comete verso il largo arrancanti.

     
  • 05 marzo 2015 alle ore 22:08
    Amore

    La fanciulla spaurita s'avvolgeva nella palude,
    lugubri dilagavano le cadenze delle rane,
    tra i binari ondeggiava un chissà chi rossastro,
    e, rimbrottando, passavano tutte boccoli le locomotive.

    Fra coppie di nuvole,attraverso lo stordimento solare,
    irrompeva la furia di una spensierata mazurca,
    ed eccomi, torrido marciapiede di luglio,
    mentre una donna getta baci come cicche!

    Abbandonate le città, stupida gente!
    Andate nudi a versare il solleone
    vini ubriachi negli otri-petti,
    pioggia-baci sulle braci-guance.

     
  • 05 marzo 2015 alle ore 22:07
    Per la stanchezza

    Terra!
    Lascia che copra di baci il tuo capo quasi già calvo
    con brandelli delle mie labbra sporche di belletti altrui.
    Col fumo dei capelli sull’incendio degli occhi di stagno
    lascia che avvolga i seni incavati delle paludi.
    Tu! Siamo in due – tu ed io,
    lacerati di ferite, braccati come daini,
    nell’impennato nitrito dei cavalli sellati dalla morte.
    Intorbiditi d’ira gli occhi dei fuochi che marciscono
    negli acquazzoni,
    il fumo da dietro la casa ci raggiungerà con le lunghe zampe.
    Sorella mia!
    Negli ospizi dei secoli venturi,
    forse, mi si troverà una madre;
    io le ho gettato un corno insanguinato di canti.
    Gracidando, saltella nel campo
    un fossato, verde spione,
    per imprigionarci
    con le corde delle sudicie strade.

     
  • 05 marzo 2015 alle ore 22:07
    Qualche parola su mia moglie

    Lungo spiagge lontane di mari ignoti
    cammina la luna -
    mia moglie,
    la mia fulva amante.
    Aietro la carrozza
    si trascina vistosa
    la folla screziostriata delle costellazioni.
    La incorona un garage,
    è baciata dai chioschi dei giornali,
    e un paggio occhieggiante orna lustrini e orpelli
    la via lattea dello strascico.
    E io?
    A me, riarso, il bilanciere delle sue sopracciglia portava
    secchi rinfrescanti dagli occhi dei pozzi.
    Era sulle sete lacustri che tu pendevi
    e, come violini d’ambra, cantavano i fianchi?
    Ma nelle regioni dove c'è la collera dei tetti
    non puoi lanciare uno scintillio di selve.
    Nei boulevards affogo, ricoperto da angosce di sabbie,
    pure è figlia tua - 
    la mia canzone
    con una calza traforata
    davanti ai caffe.

     
  • 05 marzo 2015 alle ore 22:06
    Sul selciato

    Sul selciato
    della mia anima, battuta in lungo e in largo,
    i passi degli alienati
    incrociano i calcagni di dure frasi.
    Dove impiccate
    sono le città
    e nel nodo d'una nuvola
    s'irrigidiscono
    i curvi colli
    delle torri -
    io vado,
    solo, a singhiozzare,
    perché dal crocevia
    sono crocifissi
    i metropolitani.