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in archivio dal 16 gen 2009

Alberto Mazzoni

03 settembre 1935, Roma - Italia
Segni particolari: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!
Mi descrivo così: Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

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  • 28 aprile alle ore 8:50
    I MAGNIFICI QUATTRO

    Come comincia: Nulla a che fare col far west, i magnifici quattro erano due femminucce e due maschietti residenti in un condominio  nel lungomare di Milazzo: Giovanni pilota di aerei dell’Alitalia, Tindara (nome di un santuario famoso) moglie insegnante  alle elementari, Guido impiegato presso il locale Comune, Lilla farmacista, tutti vicino alla trentina. Pur dimorando nella stessa scala si salutavano solo di sfuggita, nessuna confidenza anche a causa della diversità degli orari di lavoro. La loro conoscenza si approfondì un estate quando si ritrovarono vicini spaparazzati al sole sulla spiaggia di Tono un angolo appartato detto anche n’gonia (angolo) suggestivo e solitario. I quattro non potevano essere più differenti: Giovanni di madre svedese era alto, biondo, occhi azzurri, 1,85, fisico atletico, un po’ chiuso di carattere, godeva fama di essere ricco di famiglia, Tindara sua moglie era insegnante di educazione fisica, alta,  un po’ mascolina, capelli nerissimi corti, poche tette ma dal bel deretano, Guido classico mediterraneo 1,70, bruno longilineo, sempre sorridente ed allegro, Lilla bionda un po’ più alta del marito occhi azzurri, sguardo da furbacchiona., minuta di fisico ma piena nei punti strategici, molto sensuale. Le due coppie per motivi differenti non erano titolari di pargoli, i primi due per scelta i secondi lo desideravano molto ma senza risultati malgrado i numerosi tentativi, insomma scopavano quasi tutti i giorni. Giovanni aveva dimenticato di portare l’ombrellone (il solito Mammalucco frase di Tindara) e così per non arrostire al sole con molte scuse chiese ospitalità a Guido e a Lilla i quali furono ben contenti di far loro fruire della gradita ombra, certo stavano un po’ troppo vicini… le signore si posizionarono al centro. In acqua quel mattacchione di Guido cercò di abbassare il reggiseno della gentil consorte la quale non se la prese più di tanto, conosceva le qualità  o meglio le propensioni di suo marito per le altrui femminucce e capì che quello era un suo modo per potersi avvicinare alla bella Tindara, non era gelosa altrimenti già da un bel po’ avrebbe lasciato il suo uomo ma ne era troppo innamorata ed accettava qualche ‘svicolata’ del consorte. Giovanni si mostrò indifferente mentre Tindara si fece una bella risata (bel porcaccione tuo marito!).
    Nel lasciarsi sul pianerottolo (i due appartamenti erano sullo stesso piano) i quattro si diedero appuntamento la sera al Lido Azzurro locale sugli scogli molto frequentato con tanta musica in sottofondo e poche luci che invitavano all’intimità. Preferirono usare una sola auto, quella di Guido, una Giulietta, si sedettero in un tavolo appartato lontano dalla musica un po’ troppo rumorosa. Giovanni di ballo non me mangiava proprio e così Guido fu costretto a sobbarcarsi il ruolo di danseur per ambedue le signore con grande suo piacere, privilegiando i lenti… Quando ballava con Tindara strofinandosi un po’ troppo sentiva qualcosa nei pantaloni che aumentava di volume, sbirciava in continuazione Giovanni per vedere le sue reazioni. “Ci scommetto che ci stai facendo un pensierino, non ci riuscirai, Tindara mi sembra tutta d’un pezzo e poi Giovanni potrebbe non essere d’accordo e passare a vie di fatto!” (Parole di Lilla). Fatto sta che Guido arrapato più di un riccio arrapato, appena giunto a casa ‘punì’ la gentile consorte tanto da far dire alla stessa: ”E che cazzo, mi stai distruggendo!” L’estate sta finendo come diceva una celebre canzone e così Giovanni riprese a volare lasciando il tetto familiare per lunghi periodi, Tindara talvolta nel suo appartamento la sera aveva la compagnia di Lilla e di Guido ma quest’ultimo capì che in quella condizione non avrebbe raggiunto il suo scopo e si sentiva a disagio mentre le signore parlavano fra di loro, smise di frequentare l’abitazione dei vicini al contrario della consorte che tutte le sere vi si recava ritirandosi tardi.  Una notte Guido si svegliò sia per il profumo che emanava il corpo della consorte sia perché la stessa sembrava aver pianto, Lilla si era girata di spalle, non chiese spiegazioni non era il momento adatto. Un velo sembrava aver avvolto il volto di Lilla finché un pomeriggio: “Voglio metterti al corrente di quello che è avvenuto: quella sera io e Tindara eravamo affacciate al balcone quando lei  mi ha abbracciato ed ha cominciato a baciarmi in bocca per poi trascinarmi sul  divano dove ha seguitato con le tette e poi sul fiorellino. Io ero completamente istupidita anche perché sinceramente provavo un piacere intenso, mi ha spruzzato addosso un profumo giapponese mi pare fosse il Mi Tsu Quo, così mi ha detto e poi mi ha offerto dello cherry brandy, liquore a base di ciliegie che mi ha mandato su di giri. Ha ripreso a masturbarmi stavolta con un vibratore e nello stesso tempo baciandomi il clitoride. Non so quante volte ho goduto, ho anche pianto, quando sono rientrata a casa ero sfinita. Tindara mi ha confessato di essere bisessuale per un’esperienza di collegio con una sua collega, suo marito ne è al corrente. Da allora non ci siamo più incontrate, è stata un’esperienza travolgente che però mi ha lasciato dei segni, non ne ero preparata, tutto qua, spero mi perdonerai.” Guido era tutto un punto interrogativo, quale perdonare in fatto di sesso aveva una mentalità molto aperta: “Sei e sarai sempre il mio grande amore, abbracciami, ti starò sempre vicino.” Intanto lo zozzone…pensò bene di far volgere a situazione a suo favore, ti pareva, ma come fare? Un pomeriggio prese il telefono e rivolto alla consorte: “Vorrei chiamare Tindara…” Lilla malgrado quell’avvenimento non aveva perso il senso dello humor e abbracciando il marito: “Lo sapevo dove volevi arrivare amore mio preferisci anche la mia presenza o…” Stavolta fu Guido ad essere preso di contropiede, sapeva della mentalità aperta della consorte nei suoi confronti ma non sino a quel punto. “Vedi…veramente…io…” “Ho capito vai da solo, darò io un appuntamento a Tindara per conto tuo per dopo cena, che ne dici?” Che cacchio doveva dire , si trovò un’avventura sfiziosa in un piatto d’argento, certo sua moglie doveva amarlo alla follia per aver accettato di dividere suo marito con un’altra, un bacio profondo di ringraziamento. Cena leggera senza alcolici, in pigiama a sopra una vestaglia, Tindara era stata avvisata ed aveva accettato, forse voleva provare qualcosa di diverso con un altro uomo, forse suo marito da quel lato…La dama aprì la porta e in silenzio condusse il futuro amante direttamente in camera da letto, nello stereo musica di Mozart, la baby aveva gusti sofisticati. La pugna un classico: baci in bocca, sulle tette, e poi alla vista di ‘ciccio’ un ohhh…evidentemente suo marito ce l’aveva più piccolo. La immissio penis fu un successo, la baby era un lago, ‘ciccio’ era arrivato sino al collo dell’utero e col suo schizzo aveva portato Tindara alle stelle. Madame pensò bene di mettere in mostra il suo repertorio col vibratore nel popò, doppia goderecciata, Guido non aveva mai trovato una siffatta furia erotica. Ritornò a casa mezzo intontito sotto lo sguardo irriverente della consorte, era sabato poteva dormire sino al mezzogiorno successivo. Vi pareva che la storia potesse finire così? Ma quando mai, Guido: “Che ne dici di invitare a cena un sabato Tindara, in arte culinaria sei molto brava , ti farai onore!” “Mi sa che vorresti fare onore pure tu ma in un’altra arte o sbaglio? “ Nessuna risposta. Un  menù favoloso: cozze in brodetto con prezzemolo e aglio, gamberi sgusciati arrosto, frittura di alici, avvoltini di pesce spada, insalatona mista, vino Verdicchio dei Castelli di Jesi molto apprezzato dalle due signore che ne avevano fatto un po’ abuso e con la conseguenza che Guido si trovò in mezzo al letto matrimoniale assediato da due furie che a turno lo accarezzavano, lo baciavano in bocca e su ‘ciccio’ infilata a turno in tutti e due i buchini delle signore sino a quando Tindara lasciò il campo e Morfeo ritenne opportuno prendere sotto la sua ala protettrice i due coniugi. La situazione ormai si ripeteva ogni sabato sino al rientro in famiglia di Giovanni situazione che ovviamente cambiò le carte in tavola. Il cotale era così anticonformista da accettare la situazione? Tindara gliene avrebbe parlato boh… Un avvenimento imprevisto: Giovanni proprietario di una Jeep fuori strada propose di domenica una gita sull’Etna imbiancata dalla neve, un diversivo al mare che era stato ben accettato dagli altri tre componenti la combriccola, Tindara non si era sbottonata su eventuali confidenze al marito. Dopo pranzo al rifugio ‘Sapienza’ i due maschietti presero a fumare: Guido la pipa e Giovanni le sigarette sottratte alla provviste di bordo dell’aereo. Tindara allora confessò a Lilla di aver reso edotto il marito dei suoi passati avvenimenti erotici con una inaspettata reazione da parte del compagno: voleva andare a letto con Lilla, beccati questa, il pilota era stato furbo, gli avvenimenti passati non potevano essere cambiati in compenso poteva rivolgerli a suo favore. A casa Lilla mise al corrente il marito della proposta che aveva ricevuto, fu un colpo per Guido, mai si sarebbe aspettato di dover diventare cornuto consenziente, una possibilità mai presa in considerazione, entrò in profonda crisi immaginando quello che avrebbe fatto sua moglie, gli venne un forte mal di pancia, dicono che l’intestino è il secondo cervello, quanto mai vero, era diventato geloso lui da sempre dichiarato anticonformista! Un avvenimento fece cambiare idea a Guido, Lilla si presentò con un assegno di €.30.000 firmato da Giovanni. “Finalmente potrò comprare una Mini Countryman Cooper e fare anche un viaggio in un paese esotico, io sono d’accordo.” “Le cosine sono tue …”fu la sorprendente risposta di Guido, ormai si era reso conto dell’ineluttabilità dell’avvenimento, d’altronde si trattava di pareggiare con le relative consorti. Nel condominio del palazzo lungomare di Milazzo ormai il sabato era diventato un giorno di grandi avvenimenti e così Lilla si recò a casa di Giovanni mentre Tindara prese a fare compagnia ad un Guido scuro in viso e niente affatto erotico tanto che…andò in bianco. Dopo un paio di ore Lilla ritornò nella sua magione distesa e sorridente, Tindara prese la via del ritorno nella sua e Guido si guardò bene dal chiedere i particolari dell’incontro erotico a sua moglie. Ma il  Fatum, dio romano del destino, doveva ancora presentare il conto al buon Guido. Un giorno Lilla si presentò con un assegno in bianco consegnatole da Giovanni. “Mi ha detto che puoi metterci una cifra a tuo piacimento, vorrebbe incontrarti…” Guido era rimasto senza parole, situazione assolutamente da lui non prevista e non accettabile, ci teneva alla sue natiche ed a quelle mirava il buon Giovanni, se lo poteva scordare! Ad buon fine scrisse sull’assegno la cifra di 100.000  €. con una gran risata sicuro che l’interessato non l’avrebbe firmato. E invece Lilla di ritorno a casa: “Giovanni ha strappato quell’assegno…” “Lo sapevo, stronzo!” “Ma me ne ha lasciato un altro firmato per la somma, vedi tu.” 500.000 €. una pazzia, quello era fuori di testa con quella cifra poteva comprarsi mister muscolo! Lilla prendendolo in giro: “il coso è tuo!” scimmiottando la precedente frase di Guido. ‘Pecunia non olet’ (Guido aveva frequentato il classico) ma per guadagnarsela doveva sacrificarsi e non riusciva ad immaginarsi…I giorni passavano e Lilla disse al marito che Giovanni doveva ritornare a bordo del suo aereo e quindi doveva prendere una decisione. Con un colpo di testa Guido decise per il si, in fondo sin trattava di mettere dei paletti a quell’incontro che poteva essere un’esperienza irripetibile e forse, dico forse, piacevole. Giovanni aprì la porta, sotto la vestaglia niente solo il suo fisico muscoloso ed un coso non molto grande ma in erezione, bell’inizio. In sottofondo notturni di Chopin, la musica classica era di gusto comune in quella casa. Un brindisi con lo champagne, uno spinello novità per Guido che giudicò piacevole e poi i paletti: “La mia bocca off limits, d’accordo?” “Bien”. Giovanni alla vista di ‘ciccio’ moscio di Guido rimase un po’ deluso ma quando lo prese in bocca ben presto si accorse della sua enormità ed espresse il suo pensiero con mugolii di contentezza. (Sicuramente gli stewart di bordo ce l’avevano più piccolo!) I due finirono sul lettone matrimoniale, Guido per la prima volta in vita sua prese in mano due testicoli ed un membro non suoi, non grosso come il suo ma molto duro, il signore era arrapatissimo e ben presto ebbe un orgasmo riversando lo sperma su un tovagliolino poi si girò di spalle e dopo aver ben lubrificato il suo buchino posteriore prese in mano il membro  di Guido e con molta fatica e qualche gridolino riuscì a farsi penetrare. In fondo era un buco come quello delle femminucce, così si consolò Guido e prese a muovesi sin quando godette alla grande ma siccome ‘ciccio’ era ancora ‘ben dur’ (più tardi vi spiego questo termine) seguitò ad agitarsi all’interno del sedere di Giovanni che pareva arrivato al settimo cielo e prima che Guido godesse prese il membro in bocca ed ingoiò tutto lo sperma. Talvolta la curiosità ma soprattutto la pecunia ci portano a voler provare sensazioni nuove non fisicamente definibili. Giovanni girò il corpo di Guido mettendolo di lato, lubrificò il suo buchino posteriore e lentamente ma inesorabilmente lo penetrò. Guido per la prima volta provò quell’araba fenice sempre  teoricamente conosciuta  ma mai provata che era il doppio gusto: mentre lo penetrava Giovanni prese pure a masturbarlo e così Guido provò quella sensazione della goderecciata che dovette ammettere era decisamente piacevole. Poi fu di nuovo la volta del popò di Giovanni che dopo l’ennesimo orgasmo  alzò bandiera bianca e rimandò a casa uno spompato Guido che trovò le due signore che bellamente stavano baciandosi; si rifugiò in camera da letto per un giusto riposo. Quell’amicizia particolare durò nel tempo: Guido si comprò una Ferrari di seconda mano e giustificò in ufficio quell’acquisto con il lasciato di uno zio d’America, Lilla sfoggiava vestiti di lusso con gran invidia da parte delle colleghe. Vi rendo edotti del ‘ben dur’. L’espressione é tratta dal poema erotico di Stecchetti ‘Ifigonia’ in cui un cortigiano si chiama ‘Allah ben dur’ per le sue qualità del suo pene!

     
  • 14 aprile alle ore 17:12
    Non è mai troppo tardi!

    Come comincia: ‘Addrumate torce e lumere cà se cannuce ù sticchio ma muière.’ Detta da un siciliano nel suo dialetto fa una certa impressione anche perché non mi risulta che i ‘trinacri’ abbiano una mentalità propriamente ‘svedese!’ ma tant’è! Questa frase, non comune, era venuta in mente ad Alberto M., maritato con Anna,una mattina appena alzato dal letto, forse era ancora un po’ assonnato, fatto sta che la cosa non piacque all’interessato il quale, dall’alto dei suoi 81 anni,  talvolta si domandava se il suo cervello semplicemente andasse a sprazzi o se il temuto Alzheimer avesse fatto passi da gigante nella sua materia cerebrale come era accaduto ad un suo amico peraltro più giovane di età. Una storia simile gli era accaduta anche la mattina seguente  mentre si recava in bagno per una necessità impellente propria della sua età: due vocaboli nella sua mente: ‘carbossile e ossidrile’ si ‘carbossile e ossidrile’ che, se non ricordava male, erano due composti chimici e quindi una reminiscenza scolastica che non avevano nulla a che fare con la realtà bah…preoccupante anche se il suo medico di famiglia,  la medichessa Concetta F., peraltro bravissima e sempre presente lo aveva rassicurato: “non sei ancora nella via del rinc..to.” Ma anche se, in altra maniera, le ‘reminiscenze’ seguitavano a perseguitarlo con il ricordo di sprazzi della sua vita giovanile e meno come , per esempio, il suo primo approccio con l’altro sesso: agosto 1944, in piena guerra, a Cingoli (Macerata) fraz.S.Anastasia dove era sfollato in casa di uno zio acquisito insieme ad alcuni suoi familiari. La sua famiglia, peraltro benestante, non era la sola della categoria degli sfollati: nel vicino casermone  di quattro piani di proprietà  dello zio Camillo (che abitava in una villa a Cingoli città) avevano preso alloggio stabilmente varie nuclei di anconetani i cui capi famiglia erano tutti pescatori ma in quel maceratese, non potendo esercitare la loro professione, bighellonavano da mattina a sera in assenza delle legittime consorti in giro nella varie frazioni a guadagnarsi il pane (e il companatico) con il mestiere più antico del mondo. La piccola Alda, 12 anni, non potendo seguire, per ovvi motivi, le orme della madre, giocava spesso con Alberto. Un giorno gli chiese di vedere il suo ‘uccello’ in cambio della veduta della sua’gatta’. Imbarazzatissimo il piccolo Alberto aderì alla per lui inconsueta richiesta contraccambiato da Alda. Alla visione di quel buchino circondato da peli il ‘pisello’ di Alberto diventò molto duro con sorpresa dell’interessato che non seppe spiegarsi il fenomeno (erano altri tempi). Parlando con Follì, il figlio del contadino Peppe, Alberto ebbe svelato il segreto…qualcosa del genere lo aveva immaginato ma solo,in linea teorica. Un giorno pensò bene di mettere in pratica quanto appreso, si recò al quarto piano dove alloggiava la famiglia di Alda che ritenendo che la baby fosse sola ma invece, aprendo la porta della camera da letto ebbe la visione di due maschietti nudi col coso molto più grande del suo che a turno lo infilavano nella gatta di Alda con grandi risate da parte di quest’ultima. La sua intrusione non fu gradita dai due maschietti  che lo cacciarono in malo modo. A pranzo Alberto accusò un ipotetico malore e, a stomaco vuoto, si rifugiò nella sua stanza da letto. Nei giorni seguenti, dopo aver frequentato la scuola elementare, la solitudine fu la sua sola triste compagna sinché un pomeriggio, affacciandosi alla finestra…una visione: una ragazza alta, di circa diciotto anni stava zappando l’orticello dello zio Fefè (il padrone di casa). Scese le scale di corsa, si presentò e venne a sapere che la cotale si chiamava Spera ed era figlia del contadino che conduceva il terreno di suo zio. Certo all’inizio era perplesso. Spera non aveva nulla in comune con la ragazze del luogo: alta, bionda, occhi azzurri in contrasto con la caratteristiche fisiche delle sue pari età basse, grasse, e more ma in fondo la preferiva così. Fece amicizia nel senso che la guardava mentre lei lavorava ed un giorno le propose di farle delle foto, una sua passione, aveva scovato una vecchia ‘Kodak’ quadrata, la pellicola se la fece comprare dalla zio Fefè a Cingoli ed un giorno si presentò baldanzoso dinanzi a Spera che fu ben felice di farsi fotografare in pose varie anche con la gambe in parte scoperte. Non volendo far conoscere quel suo segreto ad altri, una mattina , col permesso della zia Lilli sorella di suo padre e moglie di Fefè si recò a Cingoli con Concetta, la madre di Spera, che doveva effettuare delle spese. Al fotografo perplesso per la sua giovane età mostrò il denaro necessario per lo sviluppo e la stampa delle foto. “Vieni fra due ore.” Ripresentatosi puntuale in negozio: “Chi è questa bella ragazza?” chiosò il curiosone, “mia cugina…”. La mattina seguente pigiò la scuola e si presentò all’interessata con le foto. Spera al principio rimase basita, mai era stata fotografata e poi abbracciò e baciò Alberto con molto slancio tanto che il suo pisello… “Non so come ringraziarti, dimmi quanto hai speso, il mio fidanzato sarà felice nel vederle, si chiama Oreste e lavora a Troviggiano.” Il mondo cadde addosso al povero Albertone che decise di chiudere col sesso, era troppo sfortunato! Da quel momento (misteri del cervello umano) le reminiscenze mattutine presero a ripresentarsi ogni giorno al risveglio, voglio parteciparvele, in fondo sono divertenti, se non avete nulla da fare! La mattina seguente nella mente gli ronzava una frase: “Scotti e non Scotti…” Si mise a ridere fragorosamente ricordando a che si riferivano quelle parole. In breve: domenica mattina chiesa delle Grazie a Jesi (Ancona) al gabbiotto (non so il nome esatto) si presentò una signora elegantissima che chiese al vecchio parroco di confessarsi: “Don Paolino mi vergogno a dirle un peccato…” “Dio è grande e misericordioso, dimmi pure.” “Ho avuto rapporti contro natura col figlio del mio contadino, un bel ragazzo…” “Ah c’è pure la corruzione di minorenne…per questa volta la assolvo ma reciterà 10 Ave Maria, 10 Pater nostro e 10 Credo,  si vada a sedere su quella panchina vicino all’altare.” Sistematosi il velo nero, la signora si appropinquò alla panchina ma notò con disprezzò che mi erano donnette tutte in male arnese e non tanto profumate, sicuramente contadine. Ritornò indietro dal parroco: “La prego mi indichi un’altra panchina, dove mi ha indicato lei ci sono delle donnette, io sono la contessa Scotti.!” Don Paolino: “Contessa Scotti o non Scotti quello è il banco dei culi rotti!” Non v’è piaciuta? A me si, forse quelli passati erano altri tempi e si rideva con più semplicità. Alberto  la mattina si svegliava ripetendo una frase, un nome o rivivendo situazioni pregresse, talvolta piacevoli altre volte decisamente meno. L’ultima: ‘bacia nicchio’. Penso sia inutile spiegarvi, anche se non siete siciliani, cosa voglia alludere quella parola: per gli omo nulla di interessante ma per etero…Ebbene  l’epiteto era stato affibbiato all’Albertone, allora brigadiere della Guardia di Finanza a Lipari dal maresciallo comandante della locale Tenenza, il motivo? Una forte invidia per il suo successo in campo femminile ma, in senso traslato, voleva dire: imbecille! Altra mattina, nuovo numero come si diceva al circo equestre ai tempi che furono. Bambino ancora nella pancia della genitrice: “Mammina  stanotte  mi si è avvicinato un coso brutto che prima  mi ha spinto e poi mi ha pure sputato in faccia! Chi era?” E chi era? Vallo a spiegare ad uno che ancora deve nascere. “Non ti preoccupare , era mammina che faceva pulizie dentro la vagina.” (Pulizie un cazzo, si era proprio il coso di papà.) Tutto sommato erano pensieri fantasiosi che esprimevano la mentalità non  certo puritana del padrone dei sogni.  ‘Nuovo giro, nuovo numero’ avrebbero chiosato un presentatore al circo. Il nuovo numero notturno era stata una frase piuttosto seria e impegnativa: “Vedi quella, è la tua ombra, non fidarti mai di nessuno, nemmeno di lei” Chi l’aveva pronunziata era stato nonno Alfredo vecchio Commissario di P.S. ai tempi del fascismo ora in pensione, a domanda, data le sua non  condividenza degli ‘ideali’ fascisti e dei gesti dei gerarchi che, anche senza particolari motivi, alzavano il braccio destro facendo seguire il gesto con: Viva il Duce!” Decisamente patetici ma guai a contraddirli, erano proprio guai! Il nonno Alfredo era ‘un arbiter elegantiarum’, altezza 1,80, capelli neri,  bombetta, cappotto di castorino con collo di astrakan, fra l’altro un ‘tombeur de femmes’.  Nonno Alfredo aveva messo in guardia il nipote Alberto prossimo ad arruolarsi nella Guardia di Finanza. L’applicazione di quel principio nella vita militare era stata per il nipote motivo per scansare un bel po’ di guai per guardarsi da colleghi disonesti i quali spesso riuscivano a salvarsi dalle proprie malefatte addossando la colpa a più ingenui compagni di pattuglia. Ultimo  episodio, stavolta vero e vissuto nell’attualità: nuova vicina di casa una parrucchiera col marito meccanico, i due erano stati presentati ad Alberto da Mimmo il padrone del vicino appartamento suo amico abitante a Roma. “Alberto questi sono Rossana e Giacomo nuovi tuoi vicini di casa, provvederanno loro a ritirare la mia posta, dà loro una mano qualora abbiano bisogno di contattare l’Amministratore.” Alberto era stato folgorato (forse il verbo è eccessivo ma era proprio quello che gli era accaduto.) Rossana era una signora circa trentenne, bionda, capelli a caschetto, naso all’insù,bocca invitante ma quello che colpirono il suo vicino di casa erano gli occhi, mai visti di così belli: grigio verdi, luminosi, sempre sorridenti decisamente sensuali. Un sabato mattina che la consorte di Alberto era in giro per spese e Giacomo in officina, il non più giovin signore bussò alla porta della vicina e fattosi riconoscere, fu invitato ad entrare. “Ah giusto lei, Mimmo mi ha detto che era un maresciallo della Guardia di Finanza, io e mio marito abbiamo un consulente tributario che ci ha  creato un sacco di problemi con l’Agenzia delle Entrate, che ne dice di controllare la nostra contabilità, le sarei tanto grata!” “D’accordo mi porti la contabilità a casa mia.” “No resti qui, le mostro i libri contabili.” Avevo tralasciato di dire che madama era in vestaglia, senza reggiseno e senza trucco appariva ancor più bella per non parlare della vestaglia che si era aperta mostrando due gambe favolose. ‘Ciccio’ si era risvegliato di colpo dimenticandosi dei suoi ottantun anni. Alberto era confuso altro che controllare i libri contabili, guardò Rossana negli occhi con faccia ‘chiedente comprensione' e la tale d’impulso prese in mano poi in bocca ‘ciccio’ che dopo poco …Ritiratosi a casa Alberto si rifugiò nel divano piuttosto stravolto: non era più giovane, ormai la vecchia beltade era andata a quel paese, cosa aveva spinto una giovane e bella signora a…Ritornata a casa Anna: “Ti vedo strano.” “Mi son ripresi i dolori alla schiena, prendo una pillola.”      La mattina al risveglio Alberto non ricordava più situazioni o frasi strane, unico suo pensiero la bellissima e deliziosa Rossana che…Cosa poteva aver lei trovato in un vecchio rudere? “Stronzo non ti porre tante domande e divertiti finché…dura!”
     

     
  • 07 aprile alle ore 17:30
    L'anticonformista

    Come comincia: Conformista ci si nasce o si diventa? Sembra la storiellina dell’uovo e della gallina, Antonio M. (Toni per tutti) c’era sicuramente nato, il suo era un anticonformismo creativo. Sin da piccolo riusciva a venir fuori dai rigidi schemi in un paese governato da un dittatore (l’Italia); col fascismo non di scherzava, nemmeno i giovanissimi potevano prendere in giro il partito e i suoi aderenti per non parlare della finta moralità. In questo campo aveva dato un  esempio a sei anni quando lungo il corso della città marchigiana in cui abitava con i genitori, seri professionisti, lasciando di colpo la mano della mamma era andato ad infilarla fra le gonne di una signora nota per la sua moralità. Conclusione: disperazione soprattutto da parte del padre che si era profuso in profonde scuse. Anni addietro per uno sgarbo simile era possibile essere sfidati a duello, forse in questo caso, data l’età del giovan impertinente…Non era stata la sola volta: davanti alla scritta su un muro ‘W LA GUERRA’ l’aveva interpretata a modo suo a voce alta con ‘ABBASSO LA GUERRA’ offesa al regime subito rilevata da un facinoroso fascista di passaggio che pretese le scuse del nonno Alfredo ex commissario di P.S. e fervente antifascista.Toni era un lettore nato e nella biblioteca paterna aveva trovato una pubblicazione riguardante l’ascesa al potere in Russia del Comunismo che lesse avidamente per poi riversare le idee apprese in un tema in classe in cui si chiedeva invece di tessere le lodi del fascismo, regime amico del popolo. Altre scuse formali di papà Armando che s’era rotto le scatole a dover rimediare alla gaffes del figliolo e così gli impose più rigide regole di comportamento ma come fermare il vento? Volete sapere l’ultima, la più salace:Il paese dove abitava la famiglia era ‘dotato’ di un ‘casino’ o ‘casa di tolleranza’ che dir si voglia alla quale facevano capo non solo gli scapoli ma anche membri sposati di famiglie morigerate naturalmente in assoluto incognito e con la complicità di Lalla, maitresse della casa proveniente da Forlì, da tutti ben conosciuta. Ebbene un dopocena la famiglia M. al completo era seduta all’esterno del miglior bar del paese a godersi le delizie di un buon gelato ben gradito per temperare il calore di un agosto particolarmente caldo. Ad un certo punto, scesero da due carrozze a cavalli, entrarono nel bar sei ragazze scortate dalla famigerata Lalla, ragazze che si infilarono dentro i locali del bar. Toni aveva sentito i grandi parlare della ‘quindicina’ del ‘Villino Azzurro’ (il casino) ossia il tempo in cui quelle signorine esercitavano la loro professione per poi trasferirsi in altra casa. Che ti fa Toni, si presenta dinanzi al gruppetto seduto ai tavoli e con notevole faccia tosta : “Benvenute signore puttane!” Un silenzio di tomba, Toni preso per un orecchio fu portato precipitosamente a casa e oggetto di una punizione corporale. Papà Armando alla consorte Mecuccia (diminutivo di Domenica): “Non si può andare avanti così, non vorrei essere chiamato dal segretario del partito con conseguenze inimmaginabili, ho deciso Toni andrà a studiare a Roma dalla zia Armida  (era la vedova del fratello Alberto capitano di Artiglieria morto di tifo). Col primo treno del mattino mamma e figlio si imbarcarono sul treno Ancona – Roma per approdare dopo sei ore a Roma in via Taranto 8, dimora di sua zia Armida Sciarra e della madre Maria Raffaelli ricca proprietaria terriera vedova di Sinesio, famoso mignottaro, proveniente da Grotte di Castro in provincia di Viterbo. Toni fece presto ad ambientarsi; fu iscritto alla quarta ginnasiale di un istituto in via Cavour, classe mista in cui ebbe la ventura di essere compagno di banco di certa Maria Dottori di famiglia rigorosamente cattolica, bruna, capelli a treccia, viso tondo, decisamente ingenua perché sino alla terza media aveva frequentato un collegio di monache. Naturalmente sin dall’inizio delle lezioni fu il bersaglio preferito di Toni. La baby tutte le mattine, prima di recarsi in classe, si andava ad inginocchiarsi in chiesa come era abituata dalle monache. Non l’avesse mai fatto! Toni riferì la cosa al professor Gatti, anarchico ateo di lungo corso (sempre in lite col professore di religione) che dopo un burbero “Vai a posto” la interrogava a ‘levapelo’. la Dottori la quale anche per l’eccessiva timidezza rispondeva a monosillabi, si  beccava un bel quattro. “La prossima volta invece di andare in chiesa studia di più!” la redarguiva il professore. Finiva qui? No a Toni un giorno saltò l’uzzolo di scrivere una barzelletta ‘zozza’ e di posizionarla nel diario della poveretta che fu sorpresa dal professore Gatti mentre la leggeva, ve la trascrivo: “Tre sorelle mentre viaggiavano in auto ebbero un incidente stradale con conseguenza morte delle tre. Presentatesi a San Pietro furono da questi interrogate: “Tu che hai fatto nella vita?” “L’ho data ai militari.” “Bene in Paradiso per amore di Patria e tu?” “Ho l’ho data ai preti.” “Bene in Paradiso per amor di Dio e tu?” “Io sono vergine.” “Vergine? Che hai preso il Paradiso per un pisciatoio, all’Inferno!” Il professor Gatti:“Ah ti dai pure alle barzellette zozze, dal Preside con tre giorni di sospensione.” Stavolta Toni capì la carognata e si recò dal professore per scusare la povera Maria che non c’entrava nulla, ebbe solo un rimprovero orale. Al piano superiore di Toni abitava una famiglia  composta da tre persone: padre Anselmo, non più giovanissimo, proprietario terriero in quel di Pesaro quasi sempre lontano da casa, dalla consorte tedesca Ingrid quarantacinquenne, ancora piacente  e disponibile e dal figlio Alfonso laureato  impiegato in una farmacia in via Nazionale. Toni prese a frequentare il piano superiore anche perché la dama, accanita fumatrice, le offriva volentieri una sigaretta ‘Sport’, la sua preferita. Toni nipote di nonni mandrilli non era da meno in fatto di sesso ma non avendo compiuto il diciottesimo anno di età per frequentare un’casino’ si limitava a ‘zaganelle’ che ovviamente non lo soddisfacevano completamente ed allora… guardava con insistenza la ancor bella Ingrid che, da vecchia volpona, capì la situazione e ogni giorno di più si faceva trovare  sempre più discinta sin quando un pomeriggio aprì la vestaglia e sotto la vestaglia niente o meglio tante belle cose. Toni, impietrito sul divano,  notò il suo ‘ciccio’ aumentare notevolmente di volume e fu ‘investito’ dalla risata divertita di madame. “Vieni da mammina tua, non ti vergognare” e prese ad aprire la patta da cui uscì un cosone. “Cavolo ce l’hai grossissimo per la tua età”e prese a baciarlo ma poco dopo si trovò la bocca ripiena di un liquido caldo che ingoiò senza problemi (evidentemente amava le vitamine). Ciccio restò in armi e frau Ingrid pensò bene di infilarselo nella sua  cosina vogliosa, calda e bagnata, insomma una prima volta da sogno. A quell’età farsi una signora era stato per Toni come toccare il cielo con un dito e la situazione incominciò a ripetersi abbastanza spesso in occasione dell’assenza da casa del marito e del figlio di Ingrid ma…Toni cominciò a dimagrire visibilmente e la zia Armida lo condusse dal medico di famiglia che, dopo una visita accurata, pregò la zia di lasciarlo solo col ragazzo. “Giovanotto ti dai troppo da fare, diminuisci le ‘prestazioni ‘ altrimenti puoi diventare tubercoloso!” Anche frau Ingrid fu portata a conoscenza della situazione e così decise di regalare alla famiglia Sciarra parte della buona carne che il marito portava dalle sue terre, la salute di Toni migliorò notevolmente anche senza rinunziare alle gioie del sesso. Che fine aveva fatto la signorina Dottori? Maritata ad un cattolico integralista in sei anni ‘aveva sfornato’ quattro figli, (due coppie di gemelli) per poi rimanere vedova, non era nata sotto una buona stella!
     
     
     
     

     
  • 04 aprile alle ore 16:28
    Da l'ndrandeta alle delizie del sesso

    Come comincia: Alessandro M. brigadiere della Guardia di Finanza si considerava (ed era) un uomo fortunato: 1,80 di altezza, fisico muscoloso, sorriso accattivante (che aiutava molto con le femminucce) si era arruolato nella Guardia di Finanza a 19 anni frequentando il corso di allievo finanziere e poi quello di allevo sottufficiale, purtroppo non era riuscito ad entrare in Accademia come suo fratello ma la sua passione per le Fiamme Gialle lo avevano portato a quel compromesso. Era stato fortunato: suo padre funzionario di una banca internazionale d’estate lo aveva iscritto presso collegi in Spagna ed in Inghilterra per cui si era trovato padrone di queste due lingue che parlava correttamente. Questa sua peculiarità lo aveva fatto scegliere dai superiori comandi della Guardia di Finanza di assegnarlo ad una unità dei servizi segreti del Corpo ed inviato in centro America dove era riuscito ad infiltrarsi in una banda di Narcos. La vita fra le foreste tutto sommato era di suo gradimento anche perché ‘ciccio’ ogni tanto veniva sollazzato da qualche gentile indigena affascinata dal suo fisico. Gli avvenimenti che vengo a descrivervi partono da una mattina del mese di luglio quando Alessandrone, come lo chiamavano gli amici,  era stato chiamato quale teste a carico di un alto esponente dell’Andrangheda calabrese nella cittadina di L. L’aula del Tribunale oltre all’imputato era stipata sia da appartenenti alle forze dell’ordine che da cittadini amici dell’imputato i quali per tutto il tempo del processo avevano  guardato in maniera ‘significativa’ Alessandro. Il boss fu condannato all’ergastolo con l’applicazione del 42 bis con ululati da parte dei suoi amici. Ale scortato dai colleghi sin dentro la caserma, (era un comando di Compagnia), ebbe assegnata una camera con tutti i servizi di solito messa a disposizione di testimoni di procedimenti penali.. La notte era stato svegliato dalle sirene dei Vigili del Fuoco per un incendio proprio sotto la caserma, ad andare arrosto era stato la sua povera Cinquecento che evidentemente i piromani avevano localizzato al suo arrivo in paese. Una scritta significativa sul muro della caserma ‘Farrai la stessa fine’. A parte l’errore ortografico la situazione era apparsa subito molto chiara, Alessandro doveva sparire quanto prima possibile da quella località. Rimase basito dietro i vetri della finestra sin quando un collega gli consigliò di trasferirsi all’interno della caserma. La notte successiva venne prelevato da una pattuglia venuta da Roma con una Alfa Romeo 156 per essere  trasferito nella capitale in un piccolo alloggio in un isolato dove abitavano suoi colleghi con le loro famiglie. L’autista della 156: “Una Mercedes nera ci segue da qualche chilometro, chiamate il Nucleo mobile più vicino che vengano a sirene spiegate.” L’apparizione della auto targata G. di F.  fece il suo effetto, la Mercedes sparì dalla loro vista. Alessandro venne  promosso al grado di maresciallo per meriti speciali (aveva contribuito al sequestro di una tonnellata di eroina) ed andò a ritirare il nuovo vestiario presso il magazzino legionale. Ultimo avvenimento: cambio del nome e cognome con le stesse iniziali: Alberto M. e trasferimento alla Legione di Ancona e precisamente alla Tenenza di Jesi dove fu ben accolto da tutti i colleghi tranne che dal Tenente comandante del reparto (un ex maresciallo) racchio e diciamola tutta in po’ stronzo e invidioso ma la cosa era del tutto indifferente ad Alessandro (pardon ad Alberto) che anzi per motivi di servizio  conobbe e fece comunella, come suo carattere, con vari abitanti: professionisti, commercianti impiegati incontrati in sede di verifica fiscale.
    Gli era stato riconosciuto anche un indennizzo per la 500 bruciata e così aveva potuto avverare il sogno di acquistare a rate una Giulietta Alfa Romeo. Inoltre si era fornito di una guardaroba di classe pagando tutto sempre a rate  con regolare ricevuta anche per non finire sotto gli strali disciplinari del comandante della Tenenza che non aspettava altro per ‘metterselo sotto’.Ma la persona che gli avrebbe cambiato un po’ la vita era stato il barone Ermanno Colucci, ricco proprietario terriero e di fabbricati titolare di una lussuosa villa nella frazione Moie con una dependance ben attrezzata in cui aveva aperto un circolo privato dal nome significativo: “Beata voluttà” molto conosciuto in paese ma off limits per i comuni mortali di non gradimento del barone il quale si era ‘dotato’ di moglie, Margherita, incantevole, affascinante, simpatica lui cinquantenne, consorte inferiore di vent’anni di età,  niente prole. Alberto, entrato nelle simpatie del barone, fu iscritto al circolo e messo al corrente dal proprietario dell’andazzo: frequentatori tutte persone altolocate e dalla disponibilità finanziaria superiore alla media, di sicuro affidamento in quanto a serietà, riservatezza, stile ed eleganza, insomma la crema della società di Jesi e dintorni ma una società anticonformista in cui tutto era possibile nei limiti del buon gusto, un vero paradiso terrestre! Alberto era l’unico ‘scompagnato’ e così il barone gli concesse la compagnia di Desirée, nome che rispecchiava la titolare del nome: 1,75, longilinea, venticinquenne, viso un po’ triste e dai lineamenti di fini, una donna di classe, svedese. La sua era una storia particolare: in villeggiatura a Rimini, ospite del Grand Hotel con i suoi genitori e due zii (due fratelli avevano sposato due sorelle) avevano fatto amicizia col barone il quale era stato anche loro ospite in Svezia. Una disgrazia aveva colpito la famiglia di Desirée: in un incidente stradale erano deceduti i suoi genitori e lei era stata adottata dagli zii. Il barone le propose di essere sua ospite nella sua villa come dama di compagnia  e  ragazza alla pari e così era diventata un po’ la figlia dei Colucci. La sua presentazione fu un colpo di fulmine per Alberto non altrettanto per Desirèe che aveva ancora in animo la tragedia dei genitori. La baby conosceva poco l’italiano ma con l’inglese si intesero subito. Alla ovvia domanda della ragazza ad Alberto sul suo lavoro, alla sua risposta“Sono un caino” che nella lingua di Albione doveva risultare ancor più incomprensibile spiegò che era la sua professione a catalogarlo fra i ‘caini’ ossia traditori dei fratelli per quanto riguardava il suo servizio. La spiegazione portò ad una risata talmente forte da parte di Desirée da far girare la maggior parte dei presenti. Il padrone di casa: vedo che vi state divertendo, non mi dispiacerebbe diventare zio…” Frase detta in italiano che fu tradotta da Alberto alla baby la quale divenne rossa come un papavero e benignamente divenne il bersaglio dei lazzi dei presenti, Alberto capì che per raggiungere quella ‘patatina’ avrebbe dovuto faticare un bel po’, gli era capitata una puritana, magari vergine, una svedese vergine a quell’età non era, a suo parere,  nel novero delle qualità di quella cittadinanza! Il barone per meglio gestire i suoi affari decise che per quell’estate sarebbe rimasto a Jesi ma propose ad Alberto ed a Desirée di passare le vacanze estive a Cingoli località collinare in provincia di Macerata molto affollata d’estate da turisti e prenotò loro una stanza all’albergo Belvedere. Avuti concessi quindici giorni di ferie, Alberto caricò di bagagli suoi e della compagna sulla sua Giulietta e raggiunse l’albergo dove trovò una sorpresa: per loro era disponibile una stanza con letto matrimoniale, altra soluzione impossibile causa l’eccessivo affollamento di turisti e quindi… Alberto pensò ovviamente subito ad un escamotage del barone per far avvicinare i due ma la cosa non era stata di gradimento della baby la quale però apprezzava le gite nei dintorni di Cingoli fra boschi, ruscelli e natura incontaminata ma meno la vita in camera da letto. Si spogliava e si rivestiva in bagno e girava nel lettone le spalle  al suo compagno  il quale cominciò ad avere problemi…personali! I trent’anni si facevano sentire e per ora non v’era soluzione. Per sua fortuna pian piano Desirèe cominciò ad avvicinarsi oltre che a migliorare molto il suo italiano ma era un approccio molto lento: una carezza sul viso, un bacio sulla guancia, un abbraccio… situazione che faceva aumentare la pressione sanguigna ad Albertone e non solo quella. Desirée non era una sciocca, finalmente capì la situazione ed una sera nel rientrare nella stanza dalla toilette si presentò con un negligèe molto trasparente guardando in faccia il suo sbalordito compagno di stanza: bacini bacioni sul viso, sulle tette e scendendo sino al fiorellino il quale reagì in modo inaspettato con un orgasmo prolungato…Il sospetto  che la ragazza fosse vergine fu constatato da Alberto al quale non rimase altro che prenderle una mano per circondare il suo ‘ciccio’ in erezione col finale di una goderecciata su un cuscino. La situazione aveva lasciato i due amanti  un po’ storditi ma il buon Morfeo prese in mano la situazione con un sonno profondo. La mattina Alberto prese da parte la cameriera del piano mettendole in mano venti euro e la federa incriminata. Desirée era cambiata, tutto il giorno di un’allegria irrefrenabile per lei inusitata, atmosfera che si prolungò la sera anche in camera. Stavolta la signorina uscì dalla toilette completamente nuda, un segno inequivocabile. “Ti prego sii molto gentile.” Fece tutto da sola. Prese in mano il pisellone, lo gratificò con un bacio e pian piano lo strofinò nel fiorellino, ci volle del tempo e qualche gridolino prima di giungere al risultato finale: Desirée era diventata donna solo che Alberto, preso dalla foga, aveva dimenticato ogni precauzione, maledizione ci mancava solo che…ma, pensò, che in fondo sarebbe stato un avvenimento da tutti gradito compresi i signori baroni che figli non ne avevano, questo pensiero lo consolò e riprese il normale tran tran. Al rientro dalle vacanze l’allegria dei due amanti fece diventare ad Ermanno ed a Margherita certezza dei loro sospetti. Alla fine del mese, a tavola, Desirée a fine pranzo portò in visione ai signori baroni un attestato di un ginecologo, esito positivo! Grandi abbracci e poi il barone:
    “Vorrei metterci qualcosa di mio che ne direste dei nomi se maschio Gioacchino (mio padre) e se femmina Astrid in onore della patria di origine della mamma?” Approvato all’unanimità! Una famiglia felice. Com’erano lontani i tempi della vita nella giungla amazzonica, le piogge incessanti, le fastidiose zanzare portatrici di malattie, il dormire sulla nuda terra, i trasferimenti a piedi da un villaggio all'altro, i bombardamenti degli aerei governativi, i contatti pericolosi con i capi dei Narcos; una volta stava per essere scoperto, una paura della madonna, lo avrebbero fatto a pezzi con un macete e poi il processo a quel boss calabrese...ora una vita serena con una donna meravigliosa accanto, un pupo in arrivo, la vita tranquilla tanto agognata!

     

     
  • 21 marzo alle ore 17:07
    Un amore poco paterno

    Come comincia: Massimiliano era in una camera d’albergo a ore con una ‘signorina’ quando la cotale, peraltro non più giovanissima e dalle tette pendule gli fece una strana domanda: “Son di ‘bulegna’Il pompino lo vuoi liscio o rigato?” Preso alla sprovvista Max disse la prima cosa che gli venne in mente : “liscio.” Risposta inimmaginabile: “Allora mio tolgo la dentiera!” Lo so, la storiella fa un po’ schifo ma era tutto un sogno. Max  Rossi era felicemente sposato con Anna conosciuta all’Università la quale, innamoratissima del marito, riusciva anche a sorridere a certe sue battute non proprio felici, abitavano a Roma in via Appia Nuova 123.  Ambedue dipendenti dalla Camera di Commercio, sposati da tre anni, anche in assenza di prole erano contenti della loro vita coniugale. Naturalmente le colleghe femmine non si facevano i ‘fatti loro’ e spingevano Anna, che aveva saputo di non  poter diventare madre, a prendere un pargolo in adozione. ‘Gutta cavat lapidem’ e così un giorno Anna propose al marito di adottare una bambina (aveva predilezione per le femminucce) ma in Italia la situazione della burocrazia è indescrivibile e, dopo due anni di inutili tentativi,venne loro proposto di andare in Tunisia ma anche lì la situazione non era di facile soluzione: compromesso, dietro lauto compenso, due coniugi tunisini decisero che la sesta figlia era di troppo in famiglia e riuscirono con carte false a regolarizzare la situazione della piccola Fatima di dodici anni la quale fu subito entusiasta dell’idea di andare a vivere in Italia (di cui aveva tanto sentito parlare) tenuto conto dell’indigenza in cui viveva con i suoi. Il padre Mohamed piccolo impresario edile, aveva messo al mondo (o meglio sua moglie Karima) sei figli purtroppo tutte femmine e non il sospirato maschio a cui lasciare le redine dell’impresa. Casa a due piani pianterreno cucina e sala da pranzo, primo piano camera da letto genitori con bagno e piccola stanza per l’erede maschi, secondo piano camera da letto delle figlie con bagno, ovviamente letti a castello. Fatima era un’araba particolare: innanzi tutto l’altezza 1,70, longilinea, capelli lunghi e neri col solito fazzoletto in testa quando usciva (che lei non apprezzava, era una anticonformista), sguardo misterioso, naso piccolo e all’insù al contrario di molte donne arabe, bocca….invitante, insomma non passava inosservata ed era molto criticata dalla gente anche se la Tunisia è considerata nel mondo arabo una nazione progressista. Partenza all’aeroporto con la coda di tutta la famiglia commossa. A Fiumicino taxi e arrivo a casa dove la baby si sistemò nella camera addobbata appositamente per lei. Fatima non aveva pronunziato verso e quel poco in francese che i coniugi Rossi avevano studiato a scuola ma che capivano appena. Anna chiese ed ottenne quindici giorni di licenza per inquadrare la nuova posizione familiare. Max, dopo una giornata di lavoro, ritornava a casa il pomeriggio e veniva messo al corrente degli avvenimenti accaduti in sua assenza: Fatima pian piano cominciava ad imparare qualche parola d’italiano, Anna l’aveva condotta in un grande magazzino dove le aveva fatto acquistare abiti, biancheria intima e scarpe. ‘Je vous remercie, vous étés mes nouveaux parents.” Max l’aveva osservata a lungo, così vestita all’occidentale dimostrava più dei suoi dodici anni: curve generose, gambe perfette, sguardo misterioso, capelli neri e lunghi, talvolta a chignon, Max pensò che ben presto avrebbe dovuto allontanare qualche ‘pischello’ troppo invadente. Fatima era stata iscritta da Anna alla prima media  di una scuola di suore francesi non molto lontano da casa loro in via Appia. I primi giorni l’accompagnava Anna poi la baby, presasi di coraggio, raggiungeva l’istituto con tram azzurro. La scuola era riservata alle sole femminucce e questo aveva fatto piacere a Max (che fosse diventato geloso?) Fatima ben presto aveva imparato l’italiano, oltre che essere bella era anche intelligente. Talvolta quando ritornava dal lavoro Max trovava la casa ‘invasa’ dalle compagne di scuola di Fatima, femminucce delle sua età sicuramente non timide anzi…qualcuna aveva lo stile della ‘puttanella’.  Anna. “Non esagerare, sono ancora bambine, mi sembri una padre geloso e maligno! “ Ma forse aveva ragione lui. Un giorno Fatima le aveva confidato che le sue amiche lo ammiravano molto come uomo a dispetto dei suoi trent’anni. Un pomeriggio di fine settimana Max si trovò la casa invasa di maschietti e femminucce, i maschi erano fratelli delle ragazze ma la maggior parte aveva la faccia da ‘braciolettone’ (vi piace il termine?) e così, senza accorgersene si trovò a ballare con musica rock facendo la figura dell’orso in un circo equestre. S’accorse, come pure sua moglie, che un po’ tutte lo prendevano in giro non certo Fatima che anzi… Situazione imbarazzante… ma forse era solo una sua fantasia da vecchio zozzone che però col passare dei giorni, lo stava mettendo in crisi anche perchè Fatima si mostrava sempre più ‘affettuosa’ con lui, qualche carezza in viso, qualche complimento “Le mie amiche ti trovano ‘bono’”, Anna ci rideva su, Max un po’ meno anche perché in Fatima stava vedendo non una figlia adottiva ma una vera donna la qual cosa lo metteva in crisi con forti mal di pancia da parte sua. Si dice che l’intestino è il secondo cervello,  il secondo cervello, razionalmente, non accettava quello che Max stavo provando ogni giorno di più maledizione! ‘Amor che ratto s’apprende mi prese di colui così forte che come vedi ancora non m’abbandona’. Ci mancava pure Dante con Paolo e Francesca! Max si era riproposto di cercar di non rimanere mai solo con Fatima, ci riuscì per vario tempo sin quando Anna: “Mia madre sta male,  è vedova e sola, per un po’ mi stabilisco a casa sua poi ti chiamo, Fatima ha imparato a cucinare ci penserà lei.” Max cercava di stare il più possibile fuori casa ma ovviamente la sera dopo cena, dinanzi al televisore si trovavano a dover dividere il divano e la piccola una volta: “Ho freddo, mi sento un po’ sola, sdraiati e metti il tuo capo sulle mie gambe.” Ben presto Max si accorse di avere una gamba in più che si stava allungando sotto i pantaloni della vestaglia. “M’è venuto sonno, vado a letto, buonanotte.” Il sonno tardava ad impossessarsi  di povero Max che ad un certo punto vide un spiraglio di luce provenire dalla porta della camera  ed una figura femminile infilarsi sotto le coperte a contatto col suo corpo…si arrese dinanzi ad un abbraccio ed un bacio in bocca. Non era una ragazzina che lo  baciava ma una donna, una vera donna sessualmente eccitata  che gli sconvolse i sensi e non si oppose quando Fatima gli prese in bocca il suo ‘ciccio’  che ben presto riempì la bocca della baby la quale andò in bagno per poi ritornare e offrire il suo ‘fiorellino’ alle labbra del suo ‘patrigno’ con conseguenti orgasmi multipli da parte sua, evidentemente la baby non era nuova al sesso e si masturbava da tempo. Com’era venuta così Fatima disparve dalla camera di Max il qual finalmente fu preso da un sonno tanto profondo da non svegliarsi sino alle nove di mattina. Telefonata in ufficio per giustificare la sua assenza, barba, doccia e poi in cucina a preparare qualcosa per il pranzo, di Fatima nemmeno l’ombra, sicuramente era andata a scuola. Al suo rientro sguardo sorridente un ciao con la mano al paparino ed apprezzamento per aver trovato la tavola imbandita. “Al mio paese gli uomini non si mettono ai fornelli.” Era solo a baby a condurre la conversazione, Max pensò che qualsiasi cosa avrebbe detto non sarebbe stata quella giusta e così tenne per sé i pensieri che gli affollavano la mente. Passò il pomeriggio fuori casa al cinema Appio vicino a casa sua, un vecchio film ritornando a casa alle sette. Durante la cena  Fatima era allegrissima non faceva altro che raccontare episodi che accadevano nella sua scuola e trattava Max come se nulla fosse successo la notte precedente. Sistemata la cucina i due dinanzi al televisore distanti l’uno dall’altro sinché Fatima si avvicinò  e mise il suo capo sulle gambe del patrigno il quale cercò di resistere ma la natura fece il suo corso e ‘ciccio’ venne fuori dal pigiama per infilarsi nella calda bocca della baby col risultato prevedibile. Visita di lei in bagno a poi: “Papino ho un  desiderio, che ne dici di baciarmi il mio clitoride, sono eccitata…Finirono nel letto matrimoniale e Max si trovò in bocca un fiorellino vogliosissimo ed una natura vergine. Quando si erano conosciuti Anna aveva avuto già rapporti intimi con un suo compagno di scuola, questa era la sua prima esperienza con una vergine. Fatima aveva orgasmi a ripetizione, Max cominciò a preoccuparsi che si sentisse male ma quando mai, la baby era scatenata e si esibì in un pompino al padrigno che fu la fine del loro incontro che si ripeté la sera successiva. Per avere solo tredici anni Fatima dimostrò di essere ben preparata per quanto riguardava il sesso. “Papino da giorni prendo la pillola di tua moglie…più chiaro di così! Max cominciò a baciare le sensibili tettine per scendere sino al fiorellino già completamente bagnato e…”Non pensi sia troppo presto per te avere un rapporto intimo io mi contento…” “Io no.” fu la immediata risposta di Fatima che andò all’armadio e ritornò con un asciugamano, aveva previsto tutto, non voleva sporcare col sangue le lenzuola e forse il materasso perché aveva deciso di…”Guarda che il mio coso è molto grosso, me ne sono accorto quando facevo la doccia con i miei compagni di calcetto, ho paura…” “Son sicura che sarai delicato, lo desidero troppo, sono araba e come tale sarò la tua seconda moglie!” More solito Fatima prese in mano la situazione e fu lei stessa a dirigere ‘ciccio’ nel suo fiorellino. Dopo circa un quarto d’ora operazione compiuta con schizzo dello sperma sull’utero della baby che riuscì a godere in maniera superba, era diventata una donna per merito della persona che amava! Dopo una settimana Anna istintivamente capì che era l’ora di rientrare in famiglia, trovò una badante per la madre ed una mattina si fece trovare in casa dal marito e dalla figlia un po’ stupiti. Istintivamente capì che qualcosa era cambiato nel rapporto tra padre e figlia, dagli sguardi dei due, dal modo di parlare…Finito il pranzo si rinchiuse nel bagno e accese una sigaretta, non era una fumatrice, fumava solo quando era in crisi. Analizzò la situazione: non ci voleva molto a capire quello che era successo e pensò alle decisioni di prendere: prima denunziare tutto agli organi di polizia con la conseguenza dell’andata in carcere di Max, e affidamento ai servizi sociali di Fatima, lei sola in una casa vuota e motivo di chiacchiere da parte dei vicini e dei colleghi di ufficio, soluzione che sapeva più di vendetta che altro, allora…Accettare la situazione e mettere delle regole alla comune convivenza: Max di notte avrebbe sempre dormito nel letto matrimoniale, gli sarebbe stato concesso solo qualche pomeriggio a ‘dare ripetizioni’ alla figlia nella sua stanza con la speranza che la baby si trovasse presto un boy friend. Resi edotti i due delle sue decisioni beccandosi degli abbracci affettuosi ai quali non era preparata. Per una visita di controllo dal ginecologo Anna pensò bene di portare con sé Fatima ma al dr.Gatti, vecchio amico di famiglia disse che la figlia adottiva aveva diciassette anni e che aveva rapporti col suo fidanzatino. Il ginecologo trovò la vagina di Fatima un po’ arrossata (quel porco di mio marito di va giù pesante pensò Anna) ed il dottore proseguì prescrivendo a Fatima un ‘riposo ginecologico’ di quindici giorni e consigliandole una pillola anticoncezionale diversa da quella si sua madre, più adatta alla sua età. I giorni passavano senza che vi fossero delle novità in casa Rossi, ognuno rispettava le regole imposte da Anna. Fatima dopo il diploma del liceo classico, per la sua conoscenza delle lingue (aveva imparato anche l’inglese) trovò un impiego presso l’Ambasciata di Tunisia, nel frattempo aveva presentato in famiglia Alessio, un ragazzone biondo suo compagno di scuola, con gran dispiacere di Max ma generando una contenuta contentezza da parte di Anna che da quel momento cominciò benignamente a prenderlo in giro. “Ti è rimasta una sola moglie ma che ti permetterà qualche giochino al quale in passato mi hai chiesto di partecipare senza ottenere il mio consenso.” Si trattava di usare il buchino posteriore di Anna che nel frattempo di sarebbe masturbata con un vibratore, magra consolazione.. Dopo quattro anni Fatima si presentò in casa Rossi con una bambina in braccio, bellissima. Anna e Max erano diventati nonni!
     

     
  • 01 marzo alle ore 17:27
    Tutti insieme appassionatamente

    Come comincia: Il collegio di ‘S. Maria  Nuova’ era situato in analoga località in provincia di Ancona e condotto dai “Frati Misericordiosi”. Era frequentato da ragazzi do sesso maschile con scuole sino alle superiori. Correva l’anno 1946 (allora si diceva correva anche se ora sembra un po’ ridicolo) quando inizia questa storia un po’ particolare. Frequentatori erano sia giovani di buona famiglia, in parole povere coloro i cui genitori si potevano permettere di sborsare la onerosa retta sia i figli di N.N., come era scritto malignamente allora anche sui loro documenti di identità, e la cui retta veniva generosamente sborsata ai signori frati dai loro generosi benefattori.  Roberto Diotallevi faceva parte di quest’ultima categoria, compagno di stanza  un certo Massimo conte Colocci il quale, al contrario di qualche suo amico nobile, non aveva come si diceva la puzza sotto il naso ed era diventato amico di Roberto, bruno e robusto quest’ultimo biondo ed etereo il primo.
    A scuola si aiutavano a vicenda, Roberto bravo nelle materie letterarie Massimo in quelle scientifiche e fin qui nulla s
    di particolare ma qualcosa di imprevedibile avvenne al termine dell’anno scolastico: Massimo rientrò nella tenuta dei suoi genitori a Villa Strada di Cingoli, Roberto rimase in collegio costretto per pagarsi la retta con lavori vari nel giardino, in cucina, nella stalla dove viveva un cavallo adibito ad uso esclusivo dei più ricchi frequentatori del collegio. Una notte particolarmente calda Roberto preferì uscire in giardino a godersi un po’ di frescura e lì incontrò il direttore, tale Armando Fava in quale, ventinovenne, aveva superato in graduatoria i suoi colleghi con raccomandazioni dall’alto. Biondo, minuto, media statura, niente barba aveva qualcosa dell’efebo ; fra i più grandi frequentatori del collegio vi erano state ‘chiacchiere’ sul suo conto. “Che fai da queste parti, sto andando nella stalla a vedere come sta ‘Asso’, fammi compagnia.”
    Lo stalliere Peppe Del Frate’ (anche lui marchiato come figlio di N.N.) stava riposando su un giaciglio e all’arrivo dei due si alzò con deferenza nei confronti del suo direttore. ‘Asso’ per motivi suoi aveva in quel momento sfoggiato un ‘coso’ lungo e duro cosa che mise di buon umore  frate Armando il quale: “Non pensare che anche gli uomini… “ e fece un cenno a Peppe il quale, sicuramente come da precedente esperienza, si abbassò pantaloni e mutante e mise in mostra un ‘mostro’ che, dietro sua sollecitazione, divenne sempre più lungo e duro sin quando iniziò a spargere in giro un bel po’ di ‘latte’ come pensò Roberto il quale rimase basito, non avrebbe mai pensato…In verità in passato  con Massimo si era dilettato a qualche giochetto erotico tipo toccarsi il pisello, baciarsi sul collo,  sulla pancia e sul buchino del sedere senza mai arrivare a tal punto! Accortosi del suo stato d’animo il direttore : “non ti meravigliare troppo, nei frati abbiamo rinunziato alle femminucce ma non…mi capisci?” No, Roberto non aveva capito un bel niente, buttatosi sul letto vi rimase sin quando un inserviente lo venne a chiamare, era l’ora del pranzo. Passò il pomeriggio a giocare a pallone, fare merenda , giocare a carte sin dopo cena quando lo raggiunse Peppe: “Ti vuole il direttore.” Nello studio del ‘capo’ ebbe una lezione sulla sua qualità di ospite non pagante e sulla possibilità di essere cacciato qualora…e così assistette per la prima volta ad un rapporto omo fra lo stalliere ed il ‘capo’consistente in baci appassionati fra i due uomini, un pompino iniziale da parte di Armando con ‘immissione penis’ previa  impomatata nel suo didietro e relativi urletti di lunga goduria poi …ognuno per i fatti propri. Come si può immaginare la parola sconcerto era il minimo che Roberto provò, girò al largo dal direttore il più possibile sinché una sera dopo cena: “Ti aspetto nel mio studio.” “Non pensare che tutto accada come hai visto, quello è il finale, io sono innamorato di te, anche gli omo si innamorano, chiedimi qualsiasi cosa, intanto vieni fra le mie braccia, non aver paura.” Pian piano Roberto fu costretto ad accettare baci in bocca, sul collo e in tutto il corpo, pompini, leccate varie insomma tutto l’armamentario degli omo, . Questa storia durò sin quanto Roberto non conseguì il diploma di  liceo classico ed il direttore, in compenso dei ‘servigi’ ottenuti, gli trovò un posto di commesso in un negozio di pasticceria a Roma nel rione S.Giovanni. Il destino: Massimo un giorno entrò nella pasticceria, fece una gran festa a Roberto e volle ad ogni costo che alloggiasse a casa sua ai Parioli, (rione di lusso di Roma) e si iscrivesse all’università con lui  nella facoltà di giurisprudenza, tutto ovviamente a sue spese. Qualcosa era mutato nella famiglia di Roberto, il padre era deceduto per un tumore ma questo non aveva mutato lo stato pecuniario dei conti Colocci, solo che la consorte del conte,Rossella, era rimasta vedova a quaratanni…e questa era divenuto un problema in quanto la signora, per sfogare la sua vedovanza, ritornava spesso a casa piena di acquisti che tuttavia non lenivano le sue ambasce di ben altro genere. Fra l’altro aveva l’abitudine di non indossare il reggiseno con conseguenze immaginabili per i movimenti che avvenivano sotto la sua camicetta anche se suo figlio ci scherzava sopra. Massimo era stato fortunato anche nella scelta della fidanzata: Eva, sua compagnia di università, padre italiano madre svedese conosciuta in vacanza a Rimini, era un sogno: !,75, bionda, viso sempre sorridente, occhi verdi, seno forza tre, vita stretta, gambe chilometriche, caviglie sottili: una dea! Appena le fu presentata Roberto doveva aver fatto la faccia dell’imbecille perché i due fidanzati si misero a ridere all’unisono: “Te le troveremo una uguale!” Ma il destino, che da buon pagano considero al di sopra degli dei, aveva disposto in maniera diversa la vita di Roberto che a ventidue anni…immaginate voi un ‘pischello’ sempre arrapato con sempre dinanzi due seni sballonzolanti ed un odore pungente di sesso inappagato, spesso si rifugiava in bagno per dare aiuto a ciccio’ ma che un giorno in cui Massimo era assente si trovò steso sul letto con una erinni allupata alla massima potenza… dopo un paio di ore era distrutto non solo fisicamente, come giustificarsi e poi? Si può essere figli quanto mai anticonvenzionali ma quando si tratta della propria madre, maledizione, tutto, gli stava crollando addosso! La stessa scena cominciò a ripetersi quasi ogni giorno e Roberto cominciò ad averne abbastanza ad essere usato come un giocattolo: usciva di casa quando restava solo con la signora, non riusciva più a studiare, dimagriva in maniera evidente. Massimo non era uno sprovveduto e si accorse della situazione senza avercela col suo amico. Già in passato la madama, anche quando era regolarmente sposata, ogni tanto, diciamo spesso si prendeva delle libertà sessuali  non rilevate dal legittimo consorte ma a conoscenza del figlio. Primo provvedimento da parte di  Massimo: portare a casa sua la fidanzata come ‘impiccio’ per la signora la quale non gradì affatto la situazione e poi una trovata geniale: cercare un amante fisso per la materna genitrice ma non uno qualsiasi, uno bello, giovane mandrillo cosa non facile ma la fortuna questa volta venne a dargli una mano: proveniente da Milano era giunto trasferito in facoltà un quarantenne siciliano con tutte le caratteristiche dei maschi della sua terra con in più un’altezza superiore alla media:1,80. Massimo convinse la madre a dare una gran festa per il suo quarantacinquesimo compleanno ed a frequentare un istituto di bellezza per una intera settimana per usufruire di massaggi, infiltrazioni di botulino e di  acido ialuronico,  insomma di tutte quelle danarose diavolerie che rendevano molto più giovane una signora di mezza età. Provvide anche ad accompagnarla in una sartoria alla moda dove la cotale fu convinta a scegliere un vestito da sera corpetto rosa con ampia gonna azzurra,un sciccheria che non faceva passare certo inosservata la indossatrice. Uno dei primi ad essere invitato fu naturalmente il  siciliano professor  Salvo Russo che, dietro consiglio di Massimo, si ‘mise’ in smoking. Sempre sotto la regia di Massimo, madame Rossella si presentò per ultima in sala scendendo ad una scalinata come da copione di Wanda Osiris, un coup di foudre che colpì tutti in particolare il professor Russo il quale sgranò gli occhi e fu subito presentato alla padrona di casa la quale, come sua inveterata abitudine, aveva dimenticato di indossare il reggiseno con ovvie conseguenze. Ad un certo punto, su regia di Massimo, gli invitati lasciarono soli al centro del salone sua madre ed il professore che si ritrovarono a ballare da soli come da scena del ‘Gattopardo’, con convinti applausi da parte dei presenti molto graditi da due interessati i quali…
    Da quel momento Salvo e Rossella fecero coppia fissa sia in villa che nei vari locali di Roma oltre che in viaggi con ampio respiro sia di Massimo ma soprattutto di Roberto che ebbe la fortuna di trovare una deliziosa rossa compagna di università. Signori miei non vi sentite un po’ più sollevati, penso che siamo stati tutti dalla parte del ‘povero’ Roberto il quale ebbe dalla vita una parte di fortuna che in verità meritava, vi risparmio e ‘vissero…’

     
  • 25 dicembre 2016 alle ore 16:40
    CLINICA SANTA GNACCHERA

    Come comincia: Forse il nome non è appropriato per una clinica in quanto santa Gnacchera sarebbe il trentasei agosto e il detto popolare recita: ‘ti sposerò il giorno si santa Gnacchera’, tradotto: mai. Siccome il suddetto luogo di cura esisteva a Messina lungo la circonvallazione da molto tempo, nessuno era in grado di sapere chi gli aveva affibbiato quell’insolito nome,  a parte ciò quel luogo di cura era molto quotato per la sua professionalità. Proprietaria una ditta di Bologna il cui direttore selezionava personalmente i suoi collaboratori. Le infermiere che  interessano il racconto: Giada bruna che più bruna non si può, ventitreenne nubile il cui nome si riferisce ad una pietra miracolosa e poi Aurora, pari età,  bionda tipo svedese che voleva significare luminosa, splendente, un toccasana per l’umore dei ricoverati. In ultima si era aggiunta una brasiliana bruna Malika, significato regina, che tale dava l’idea con il suo  aspetto.  Come era giunta a Messina ad esercitare quella professione? Con il matrimonio con un anziano medico della clinica ora in pensione, amico del proprietario. Un bel trio non c’è che dire, le signorine erano diventate molto amiche a dispetto di coloro che affermano la difficoltà delle donne di far amicizia fra di loro. Diciamo la  loro era un po’ particolare , particolare in quel senso, ma oggi nessuno se ne meraviglia più anzi è un sintomo di distinzione. Come era accaduto che Alberto M., maresciallo della Guardia di Finanza era entrato in contatto con le cotali? Molto semplice era: il capo di una pattuglia di finanzieri che era andato in clinica per effettuare una verifica fiscale. Anche l’Albertone non passava inosservato: altezza metri 1,80, fisico da atleta, viso sempre sorridente e, in aggiunta,una certa disponibilità finanziaria proveniente dalla famiglia di origine, insomma un bel partito. Ma anche lui aveva commesso un errore come l’ispettore Rock di Carosello, l’ispettore non aveva mai usato una certa brillantina con la conseguente perdita dei capelli, Alberto non aveva usato un preservativo con Anna con la conseguente nascita di Arianna, deliziosa bambina ora di sedici anni, bruna e furbacchiona come la madre. Alberto aveva acquistato un villino sul mare, a  S.Saba in cui raramente ‘metteva il naso’ la consorte conscia dell’uso che ne faceva il marito. Anche lei era una donna di ampie vedute con la conseguenza che si passava qualche capriccio sessuale con qualche collega d’ufficio del Genio Civile, insomma un a coppia moderna, aperta e ben affiatata. Talvolta si scambiavano notizie sulle rispettive conquiste con grandi risate e con la complicità della loro figlia ben più grande di mentalità rispetto alla sua età. “Papà mi fai conoscere la tua ultima conquista, come si chiama?” “Amore mio ci sto studiando, sono tre…” “Esagerato, ricordati i tuoi quarant’anni, non sei più un ragazzino!” Alberto aveva fondato con Giada e con Aurora una specie di sodalizio non nel termine iniziale di addetto al culto di divinità particolari, anzi di divinità non se ne parlava proprio per la idiosincrasia di Alberto per il divino per lui inventato di sana pianta dai vari portatori della parola di dio ma di amicizia profonda oltre che materiale per i loro rapporti sessuali a due ed anche a tre senza sciocche gelosie, un caso più unico che raro. Luogo di incontri: per la ‘pappatoria’ il ristorante di Nicola, capo cameriere Salvatore, locale sul lago di Ganzirri ben frequentato dalla élite messinese e per la parte sessuale la villetta di S.Saba ben arredata e confortevole, calda d’inverno e fresca d’estate. All’inizio rapporto a due e poi a tre  con la complicità di un fuori del comune senso dello humor che, con l’arrivo di Malika avrebbe portato una nota di novità, e che novità, nel terzetto! Primo incontro a quattro ovviamente al ristorante. Nicola:”Vedo amico mio che è aumentata la compagnia, posso avere il piacere…” “Malika questo signore è il padrone del locale, ci proverà con te come ha fatto con Giada e con Aurora con scarsi risultati, vero amico mio?” “Se tu mi fai una rèclame all’incontrario..vi lascio alle cure di Salvatore il quale non meno curioso:“ Se la gioventù vale qualcosa, io sono più giovane del padrone e più dotato…” “Salvo pensa al pesce e non  a quello tuo ma quello pescato a mare!” La battuta fece sorridere il terzetto. Quasi alla fine della cena Alberto si accorse che un piedino, fra l’altro non molto piccolo, stava ‘sfruculiando’ la sua patta con la conseguenza che ciccio…Alberto fece finta di nulla e l’interessata (Malika) si ritirò in buon ordine, appuntamento la mattina successiva, domenica, nella villetta di S.Saba. La Jaguar del padrone di casa giunse per prima poco dopo raggiunto nel parcheggio dalla 500 Fiat delle ragazze e poi tutti in spiaggia a godersi il sole, era luglio avanzato. Solita routine: bagno doccia, pranzo portato da casa dalle ragazze e poi  Aurora e Giada all’unisono: “Preferiamo lasciarvi soli, questa è la nostra sorpresa.” Appena soli Alberto prese l’iniziativa, bacio in bocca profondissimo, lungo , sensuale, piacevolissimo e poi le tette sensibilissime,la padrona parve raggiungere l’orgasmo e poi la cosa più importante il buchino anteriore…ma quale buchino , Marika era dotata di un bel cazzo, peraltro di dimensioni fuori del comune e già in posizione…Alberto fece un salto all’indietro, non era facile sorprenderlo ma in questo caso…Nessun commento per un bel po’ e poi: “Quelle due puttanelle potevano avvisarmi…” “Ti avevano promesso una sorpresa e questa è la mia sorpresa, io posso essere sia donna che uomo, sta a te scegliere” e mostrò ad Alberto un sedere favoloso da buona brasiliana. Il nostro  eroe,preso di coraggio, si insinuò con una certa fatica nel bel popò ricambiato da movimenti della padrona che fece provare all’Albertone una goderecciata sui generis mai provata. Della cosa, al rientro in famiglia la consorte Anna (ed anche la figlia Arianna che ascoltava dietro la porta della camera da letto) seppe del fatto, insomma tutta la famiglia fu messa  al corrente con una poderosa presa in giro da parte delle due femminucce che mise alle corde il povero Alberto al quale la consorte Anna chiese di fargli visitare il suo didietro: “Sei sicuro che…” “Andate a farvi fot…re madre e figlia!” Per il finale, non c’è bisogno di tanta fantasia, il ‘tombeur des femmes’ divenne anche tombeur di un ‘trans’ con grande soddisfazione da parte di tutta la combriccola aumentata di numero.
     

     
  • 10 dicembre 2016 alle ore 17:20
    UNA PASSIONE TRISTE

    Come comincia: Quale avvenimento aveva portato Alberto M. a spostarsi dalla città di Messina alla dotta Bologna? Un matrimonio che avrebbe avuto un forte impatto sulla sua esistenza: un matrimonio, non il suo che doveva ancora avvenire ma a quello di sua cugina Pina. Pinuccia di cinque anni più giovane di lui era la unica figlia dello zio Antonio e di zia Jolanda sorella  di suo padre. Lo zio Antonio pugliese del nord e precisamente di S.Severo (ci sono pure i pugliesi del sud) era il procuratore capo delle imposte dirette di una città dell’Emilia (preferisco per ovvi motivi non nominarla) e, causa una legge che concedeva a quella carica ampi poteri discrezionali in fatto di contenzioso con i contribuenti, lo zio Antonio aveva ‘fatto i soldi’ come si dice volgarmente e non certo in maniera onesta. Questo gli aveva permesso di prenotare una chiesa addobbata in maniera sfarzosa ed il pranzo in un locale molto alla moda e molto costoso. I presenti non erano certi degli straccioni: le signore avvolte in eleganti abiti, i signori la maggior parte in smoking tranne il buon Alberto che sfoggiava un normale abito scuro. Tra le dame il buon Alberto, vecchio putt...re aveva notato la presenza di una signora che, avvolta in un tubino nero, spiccava per la bellezza fra le altre dame. Sedeva in un tavolo con un signore, non più, giovanissimo, che cercava di attaccar bottone con scarsi risultati. L’Albertone, un forza del suo metro e ottanta e dal fascino ‘a getto continuo’ (cito Petrolini) appena seduto al tavolo ebbe la meglio ed il cotale ‘vecchietto’ non poté far di meglio che ritirarsi in buon ordine. “Di solito apprezzo la faccia tosta delle persone ma oggi non sono di buon umore, mi scusi.” La signora liquidò con queste parole Alberto che, mogio mogio (era stato colpito il suo orgoglio), con un inchino abbandonò anch’egli la postazione. La cerimonia andò avanti sino alle 19, Alberto si accomiatò dagli sposi e con un tassì giunse alla stazione ferroviaria per prendere il, treno che lo avrebbe condotto a Roma per poi imbarcarsi su quello che lo avrebbe portato a Messina. Nel vagone di prima classe cercò un compartimento vuoto ma nell’andare avanti notò che la dama vista al matrimonio occupava da sola un posto in uno scompartimento. Entrò, sistemò la valigia. La tale non gli aveva rivolto lo sguardo ma quando Alberto, per provocarla, accese la pipa: “Spiacente questo non è il vagone dei fumatori e non mostri la faccia del meravigliato, mi ha perfettamente riconosciuta, solo che io non mi sento di conversare.” ‘Cazzo (pensiero di Alberto) una tosta!’ Il silenzio regnò nello scompartimento sino a Firenze. “Gentile signora vorrei aprire il finestrino per ordinare una bibita, non le chiedo se ne desidera una anche lei… “ ‘Cazzo (sempre pensiero di Alberto) che ha da piangere una donna piacevole, alta, capelli biondo-rossi, occhi verde oltremare (non so che significhi ma l’ho letto in qualche parte), nasino delizioso, bocca da…, collo alla Modigliani, tette non troppo pronunziate, altezza superiore alla media, età presumibile quaranta, solo uno stronzo poteva averla fatta soffrire o forse c’era dell’altro.’ “Mi permetta di essere sincero, se la mia presenza la infastidisce cambierò scompartimento…” “Lei non c’entra nulla, sono andata a Bologna al matrimonio di Pina per svagarmi, ho…” altre lacrime cominciarono a scorrere copiose sul viso della dama mettendo in crisi l’Albertone che, con mossa audace la prese fra le braccia e, con sua grande meraviglia fu ricambiato nell’abbraccio, poi ognuno al loro posto sino a Roma. Alla stazione Termini divisero i servigi di uno stesso facchino sino al posteggio dei taxi. “Non ci siano presentati: sono Eloisa L.” “Io Alberto M. e son cugino di Pina.” I taxi erano rari, al loro turno si guardarono in faccia e salirono sulla stessa auto. “Io vado in via Magna Grecia a S.Giovanni, lei?” “Dopo una pausa: “Io avrei dovuto proseguire per Messina…” Gran risata di Eloisa. “Che ci fa qui con me o meglio…credo nel destino, lo invito a casa mia ma non capisca male!”
    Una reggia di almeno duecento metri quadri arredata con gusto, si vedeva la mano di una donna dalla spiccata personalità. “Vada in quella camera, c’è un bagno, si sistemi e poi andremo a mettere qualcosa sotto i denti nel ristorante qui sotto.” Quello che meravigliò Alberto che era entrato in una camera matrimoniale, di solito quella degli ospiti aveva uno o due letti singoli…” “Nando ti presento Alberto mio ospite per stasera, fai del tuo meglio, solo secondi, veniamo da un banchetto di nozze.” “Non sono solita invitare degli sconosciuti, me ne sono meravigliata io stessa ma lei mi dà fiducia cosa per me è assolutamente insolita. Vedo nei suoi occhi tanti interrogativi, provvedo a dirimerli: ho quaranta anni, sposata da venti con Mario professore universitario conosciuto allorché frequentavo la sua facoltà, lui ha dieci anni più di me ma la nostra storia è finita quando l’ho trovato nel nostro letto con una sua allieva, da quel momento non ho più dormito nel talamo matrimoniale dove l’ho sistemata, fine della triste istoria e lei?” “Brigadiere della Guardia di Finanza di stanza a Messina, fidanzato con una insegnante conosciuta nella isole Eolie dove ero al comando di alcuni distaccamenti, ho ventisette anni, il resto lo vede qua.” “Può restare a Roma finché vuole.” “Telefonerò alla mia ragazza, ho una zia che abita a Roma in via Cavour, zia Rosilde vedova un po’ toccata di testa ma è l’unica scusa valida che posso accampare.” “Zia sono a Roma per un congresso, sono in albergo con i miei colleghi, dormirò in albergo ma non voglio farlo sapere alla mia fidanzata, tu stacca il telefono…” “Brutto porcellone sei in compagnia, va bene ti asseconderò!” “È ora di farci coccolare da Morfeo, buona notte.” Alberto stanco prese subito sonno, una doccia aveva contribuito a farlo rilassare. Forse stava sognando nel sentire sopra di sé il corpo di una femminuccia odorosa di un profumo di classe, ma quale sogno, Eloisa se lo stava bellamente abbracciando con la conseguenza che ‘ciccio’ prese ad inalberarsi per poi sprofondare in un tunnel deliziosamente accogliente e vogliosissimo. La storiella durò a lungo sin quando la padrona decise di ritirarsi in buon ordine con un: “Basta!” seguito da un gran sospiro, ne aveva avuto abbastanza! “Non ti preoccupare, non posso avere figli!” Un  noioso raggio di sole prese a colpire il viso di Alberto che fu costretto ad aprire gli occhi per poi richiuderli per rendersi conto di quella strana realtà poi. “Colazione per il signore, penso che debba riacquistare le forze…non dire nulla, ogni parola sarebbe inutile, è successo per mio volere, forse un modo per riappacificarmi con la vita, resta a casa mia finché vuoi, non interferirò nella tuo privato.” Bella proposta  con l’inconveniente di dover cercare una scusa valida per Silvana a Messina, ci avrebbe pensato, per ora sentiva dal profondo di voler approfondire il legame con Eli. “Ti senti di raccontarti, solo se lo vuoi.” “La mia è una storia come tante altre, forse un po’ particolare: ero in un collegio condotto da monache con tua cugina Pina, una stanza con due letti., Una notte fummo ‘visitate’ dalla superiora, giovane svedese molto bella che se ne fregava delle regole monastiche , capelli biondi lunghi, niente cilicio, corpo da mannequin, viso che esprimeva tanta sensualità. Il suo noto comportamento omo veniva tollerato dai suoi superiori, apparteneva ad una nota facoltosa famiglia imparentata con i reali. Una notte ce la siamo trovata nella nostra camera, senza tanti complimenti ha preso a baciarci a turno facendoci provare delle sensazioni meravigliose mai provate, io e Pina eravamo come imbambolate sotto i suoi baci, la storia è durata quasi tutta la notte e ci ha lasciato lo strascico, anche io e Pina in seguito abbiamo cominciato a provato le delizie del lesbico e per questo la mia presenza al suo matrimonio ma amo sempre i maschietti soprattutto te, mi stai entrando nell’anima, ho paura…” La permanenza di Alberto a Roma finì dopo dieci giorni, con un semplice  bacio il distacco e l’imbarco sul treno. A Messina Silvana capì che era cambiato qualcosa fra di loro, da donna intelligente non fece domande e così i due ripresero il solito tran tran. Il pomeriggio di un giovedì: “Sarò a Messina sabato mattina, vieni alla stazione.” La Legione della Guardia di Messina aveva una circoscrizione vasta oltre a quella del capoluogo aveva giurisdizione anche sulle province orientali dell’isola e così per l’Albertone non fu difficile trovare una scusa di servizio fuori sede nella sua qualità di fotografo. Arrivo a Messina di Eli il pomeriggio del  venerdì, un forte abbraccio e presentazione all’albergo Jolly dove un portiere, ficcanaso, si mise a confrontare i documenti dei due per poi guardarli in faccia per far rilevare la differenza di età...fu tacitato da Alberto con una lauta mancia che lo rese sorridente e disponibile: “Stanza con vista sul porto, il ristorante sarà ancora aperto per voi.” Cena frugale, pensieri erotici  volteggiavano sue due amanti che toccarono appena il cibo per rifugiarsi sotto la doccia e poi, e poi…”Voglio darti qualcosa che non ho concesso a nessuno!” Alberto ebbe qualche difficoltà a penetrare nel popò di Eli ma grande fu il godimento, il doppio gusto quasi fece svenire l’interessata che seguitò sino allo sfinimento, sapeva che quella era forse l’unica volta che si sarebbero rivisti. “Non ho nessuna voglia di dormire, facciamo un giro a Messina by night.” La proposta fu accettata con entusiasmo da Alberto, in fondo gli non gli capitava di visitare la città di notte. Da via Garibaldi sino al salotto buono di Messina, piazza Cairoli, e poi in viale S.Martino dove trovarono un locale illuminato, erano le tre di notte. Entrarono, era una cioccolateria non conosciuta da Alberto, ci passava dinanzi senza mai fermarsi. “Buona notte, sono Settimio il proprietario, non vi domando cosa fate in giro a quest’ora di notte, vi si legge in faccia, in fondo ho imparato ad essere un po’ psicologo, accomodatevi.” “Madame non ho solo cioccolato ma spezie di ogni genere, dolci  oltre che bevande, a vostra disposizione." E poi “Il signore mi pare di averlo incontrato, adesso si che mi ricordo, era in divisa, un brigadiere della Guardia di Finanza! Io in quanto scontrini sono a posto, quasi…lo Stato è troppo esoso, talvolta…” “Settimio non sono in servizio dimmi piuttosto che ci fai a Messina, non mi sembri siciliano. “ “Sono di Jesi città in provincia di Ancona, la patria del Verdicchio, ero venuto in questa città in villeggiatura, ho conosciuto Rosaria ragazza deliziosa ma…insomma una minchiata nel senso che la baby è rimasta incinta e col padre c’era poco da scherzare, adesso in casa ho tre donne, due gemelle che hanno scambiato la notte per il giorno, quando piange l’una sveglia pure l’altra e così preferisco aprire il locale anche di notte per farmi fare compagnia da qualche nottambulo. Siete una coppia stupenda ma mi sembrate un po’ irregolari, scusatemi l’ invadenza…” “Settimio sei un simpaticone, io sono Eloisa, romana ed il qui presente Alberto è mio paesano. Siamo al Jolly la prossima notte saremo di nuovo qui da te e poi…” Eli al pensiero della partenza si era rabbuiata, forse una lacrima, istintivamente Settimio l’abbracciò…”Alberto scusami se approfitto dell’occasione ma devo farti presente una cosa spiacevole: un tuo collega una volta mi ha pizzicato senza l’emissione di uno scontrino, non mi ha sanzionato ma  da allora si presenta ogni mattina per far colazione gratis, è un individuo che ha fatto del carboidrato una ragione di vita, in altre parole è un grassone della malora!” Alberto localizzò subito il personaggio: “Settimio ti sistemerò la questione, intanto fammi il conto.” “Stai scherzando, siamo diventati amici, la mia è un offerta con tutto il cuore, penso che in futuro ti rivedrò in quanto ad Eloisa…” “Domani notte sarà l’ultima volta, ti lascerò il numero del mio telefonino, se dovessi capitare a Roma…” Era mezzogiorno, timidamente una signora addetta alle pulizia fece timidamente capolino nella stanza dove alloggiavano Alberto ed Eloisa: “Chiedo scusa…” “Ci dia una mezz’ora poi…che ora è… vediamo…tra poco andremo a mangiare e le lasceremo la stanza libera.” Nel pomeriggio i due amanti  andarono a visitare il lago di Ganzirri con la speranza di non  incontrare qualche conoscente. “Che luogo incantevole, sediamoci su una panchina, voglio imprimermi in mente il paesaggio, me lo ricorderò per sempre.”Di notte nuova visita al locale di Settimio che non sapeva che fare per i due ospiti i quali seduti restarono a lungo ad ammirare il passeggio dei rari nottambuli messinesi poi un rapido abbraccio da parte di Eli. La mattina seguente arrivo del treno alla stazione di Messina, Alberto si imbarcò anch’egli per accompagnare la baby sul traghetto sino a Villa S.Giovanni e poi solo un rapido abbraccio… Nell’intimità della sua stanza in caserma il brigadiere M. sdraiato sul letto, mani incrociate dietro il collo, occhi chiusi cercò di fare il punto sulla sua situazione sentimentale: fidanzato come tanti altri senza particolari slanci ma solo certezze di un futuro come dire normale, forse con figli e rispetto reciproco ma senza sussulti come quelli che aveva provato ultimamente. Sulla parte della stanza gli apparve il viso piangente di Eloisa, un pianto inarrestabile segno di un dolore profondo. Cosa aveva impedito di farsi una vita con lei: la differenza di età, il sospetto che le passioni finiscono e lasciano l’amaro in bocca, il fatto di non poter diventare padre…un dolore addominale improvviso, violento lo fece sussultare, un sentimento violento, uno di quelli che non aveva mai provato, forse un po’ di vigliaccheria da parte sua, maledizione! ‘Questa è la triste istoria’ contavano gli antichi aedi, quella sarebbe stata in futuro  la sua triste istoria.

     
  • 18 novembre 2016 alle ore 12:47
    AMORI PARTICOLARI - TERZA PARTE.

    Come comincia: "Tu non l' hai più mollata a Daniele e lui vuole riconquistarti comprandoti."
    "Esattamente, a questo punto ci sono due strade: ritornare a vivere presso i nostri genitori o..." "Decideremo con calma, la notte...dimmi del secondo problema." "Cè stata una scenata fra Erik e Daniele, quest'ultimo innamorato di me non vuole più avere rapporti con lui, se non si rimettono insieme verrà fuori un casino tremendo e qui crollerà tutto.""Domattina prenderemo una decisione o meglio sarai tu a prenderla con il tuo solito buon senso, per ora mollagliela in fretta e a lungo!" Un sole domenicale filtrava fra le tapparelle, proprio in faccia ad Eva che si alzò. Bacino a! consorte che invece si rigirò dall'altra parte."Svegliati, consiglio di guerra: prima decisione rinunziare a tutto vuol dire dare addio agli agi, nessuna preoccupazione per il futuro, amicizie importanti ma rinunzia alla nostra libertà ma anche disponibilità sessuale verso tutti. Votazione: io voto per rimanere allo status quo e tu?" "Mi associo, vorrei vedere qualcuno che avrebbe optato per l'altra soluzione, l'altro problema è più impegnativo, cosa hai pensato?" "Siccome sono io il problema sono io che mi debbo mettere in mezzo a loro due per farli riconciliare." "Da quello che mi hai detto non mi sembra tanto facile convincere Daniele..." "E qui subentro io: andiamo a letto tutti e tre e troverò il modo di farli inchiappettare fra loro porca miseria!" "Ma anche tu starai fra due fuochi, chiamali fuochi!" "Voglio che tu sia completamente convinto e che non ne soffra, è solo il sesso che ci ha portato..." "Sono convinto, se possibile non farti godere in bocca, vorrei che fosse solo mia." "Ci proverò ma sarò sempre sincera o se non ti va bene ti dirò tante bugie, scegli." "Scelgo le bugie." "Bugiardo mi faresti per giorni tante domande asfissianti, solo la verità ed ora all'opera" 'Le svizzerotte erano partite, dovevano sfilare, Fefè preferì lasciare il campo libero alla sua deliziosa che raggiunse Daniele ed Erik sulla spiaggia."Ragazzi niente musi, vi voglio molto bene ad entrambi, un bacino a tutti e due e poi un piano di guerra: il pomeriggio Fefè va a trovare i suoi che non vede da tempo, alle quindici tutti in camera mia, ed ora un bel bagno rinfrescante. Daniele finalmente poteva appropinquarsi alla sua amata, i due si sorrisero, un segno di pace finalmente! Dopo pranzo effettivamente Fefè sparì dalla circolazione lasciando libero il suo posto ai due che si presentarono insieme prima dell’orario."Sono in bagno a lavare le cosine mie, Èva entrò in camera con l'asciugamano far le cosce, ragazzi datevi una mossa, che siete diventati timidi!" I due non se lo fecero dire due volte e, spariti i vestiti, si mostrarono già in armi... "Cominciamo con i bacini: da me uno a tutti e due e poi voi fra di voi. Bene ora che vi vedo in posizione io, carponi, Daniele mi bacia la beneamata e Erik il mio delizioso culino, voglio godere un po' per lubrificarmi in attesa di grandi eventi!"
    I due obbedirono all'unisono ed Èva cominciò a gemere, tutta sceneggiata a loro favore che seguitarono imperterriti, seconda finta goderecciata seguita da una terza questa volta vera."Allora cambiamo, io davanti sul fianco dietro di me Erik nel culino o in fica come preferisce e Daniele dentro Erik. Daniele non si mostrò molto contento ma ubbidì. Erik preferì il culino di Eva nella fica ci nuotava, Daniele come stabilito. Il
    trenino partì in volata, i due si davano da fare soprattutto Daniele che voleva sbrigarsi per raggiungere il suo scopo che era quello di penetrare davanti e di dietro la sua amata. Tutti a turno in bagno." Ora cambiamo io la solita posizione, Daniele dietro di me in fica o nel culino ed Erik dietro Daniele. Quest'ultimo preferì il fiorello, di culo ne aveva avuto abbastanza con Erik, quest'ultimo finalmente poteva penetrare il suo amico a piacere e ci rimase a lungo con ripetuti orgasmi tutti veri.Daniele chiese ed ottenne di penetrare il culino di Eva e quindi altro trenino.Erano le diciassette, la signora: "Ragazzi sta per tornare Fefè, ora che siamo tutti riappacificati niente musi lunghi né gelosie, io sono a vostra disposizione, vi voglio bene ma voglio che fra voi due ritornino i rapporti di una volta.”"Caro, resoconto: Daniele è venuto nel fiorello e nel culino, loro due si sono inchiappetati a turno e si sono riappacificati, io mi sento come una nave scuola, metto un po' di pomata nel due buchini, per stasera non ce n'è per nessuno, nemmeno per te. Non pensi che non debba essere solo io a sacrificarmi, mettici un pò del tuo." "Ho avuto un'esperienza con Erik che non voglio ripetere, fra l'altro una curiosità: quando Erik ha goduto dentro il mio sedere ho sentito come una pipì violenta da parte di Erik invece di uno schizzo di sperma, non capisco." "Te lo spiego io: Erik ha una sessualità particolare: quando è eccitato il pene e le palline diventano dure da sembrare legno, quando gode ha uno schizzo violento, una volta che gli ho fatto un pompino, ho tolto la bocca prima che godesse e lo schizzo multiplo è arrivato a circa trenta centimetri, ecco svelato l'arcano." Un giorno dopo l'altro...Una mattina Daniele :"Dormiglione svegliati dobbiamo andare in negozio... Ancora dormi dai.." Erik in negozio non ci tornò mai, era morto nel sonno. Il fatto nefasto cambiò un po' la vita di tutti.Una pagina di necrologio degli amici nel giornale locale; un lungo corteo di macchine dietro al feretro sino al cimitero suscitò la curiosità dei cittadini che non avevano idea chi fosse Erik Anderson. Daniele fu il più colpito dall’evento luttuoso, non andava più in negozio, passava le giornate a letto o sul divano, non leggeva i giornali che Fefè gli comprava, anche la televisione restava spenta.Eva cercava di smuoverlo in tutti i modi:"Vieni qua fammi assaggiare il tuo uccellone..."Niente da fare, Daniele si stava lasciando morire, cosa che avvenne dopo quattro mesi non prima di aver fatto testamento a loro favore ed aver rivelato il numero segreto del suo conto lussemburghese. Ora non siamo benestanti siamo ricchi anzi ultra ricchi!”
    Fefè ed Eva, che nel frattempo si erano sposati, non cambiarono il loro tenore di vita, non lasciarono il loro impiego, Eva guidava sempre la Jaguar, Fefè si comprò una Fiat 500 Abarth, trovò una pista di kart dove poter sfogare le sue velleità velocistiche ma la dipartita di Erik e di Daniele aveva cambiato qualcosa nel loro intimo. La loro casa vuota veniva sempre tenuta in ordine come se fossero stati vivi.Un diversivo piacevole era la venuta di Ursula e Ginevra con Alberto e Susanna i figli di quest'ultima nel frattempo cresciuti: Alberto molto simile al padre e Susanna spiccicata alla madre. Rimanevano anche un mese occupando l'appartamento dei defunti. Ursula si domandava ancora perché non era rimasta anche lei incinta. "Ursula ormai sei in menopausa, non ci pensare più, sei la zia di due magnifici ragazzi, consolati!"
    Fefè ed Evasempre pervasi da una tristezza infinita, non cancellabile da una vita agiata, morirono in tarda età lasciando la loro eredità ai giovani nipoti acquisiti, per loro volontà vollero che la loro dipartita fosse discreta, niente notizie funerarie sul giornale locale né corteo di macchine solo essere sepolti uno vicino all'altro.

     
  • 18 novembre 2016 alle ore 12:28
    AMORI PARTICOLARI - SECONDA PARTE

    Come comincia: "Ti credo dopo tre ore che siete stati insieme ci mancava pure che facessi cilecca!" Eva era stata piuttosto acida ma nessuno, tranne Fefè, l'aveva capito.Le ragazze si piazzarono in casa degli amici senza mostrare volontà di volersene andare con grande gioia dei loro ospiti.Il sabato sera ballo di rito con gli amici del circolo gay,grande allegria, alcuni facevano di tutto per accaparrarsi Eva, specialmente Daniele. Fefè si arrangiava con le due svizzerotte ma ogni tanto guardava allarmato la consorte che gli faceva segno che tutto andava bene. Rientrati in casa:"Che aveva da dirti Daniele, parlavate fitto fitto, proposte in qualche campo minato?" "Ma quale campo minato, ha voluto sapere le mie preferenze in campo automobilistico, lo sai che da sempre amo le Jaguar macchine che non perdono fascino nel tempo ed altre cose sulla sua famiglia,
    ora non ricordo." Malignamente Fefè pensò che quella domanda sulle preferenze
    automobilistiche di Eva avesse un sottofondo...Sottofondo che si realizzò una mattina di domenica quando una Jaguar ZF berlina color grigio argento metallizzato comparve nel giardino.Fefè ancora assonnato aprì la finestra e non credette ai suoi occhi, quel figlio di... "Vieni cara, viene a vedere la tua preferenza automobilistica, è proprio qua sotto." Eva guardò la macchina e poi il viso di Fefè, la cosa era esplicita:"Se è per me voglio rinunziare, sarebbe un'offesa per te, lo dirò a Daniele." "Nessuna offesa mia cara, piuttosto preparati ad un assalto sessuale peraltro ben remunerato, non mi dire che non ameresti guidarla, sii sincera." Il silenzio fu la risposta di Eva.Nell'uscire sul portone c'era attaccata ad un chiodo la chiave della Jaguar, più palese di così, la chiave rimase al suo posto.Al mare giunsero pure i due amici ma regnava il più assoluto silenzio sino a quando Erik: "Dagli almeno un bacino di ringraziamento,
    non esser così fredda, accetta il dono, è stato fatto col cuore parola mia."Più del cuore Eva pensò ad altra parte del corpo di Daniele meno nobile. Improvvisamente Eva si avventò materialmente su Daniele e lo baciò in bocca a lungo, quando si staccò: "Grazie tante era il mio sogno proibito, col consenso di Fefè accetto il dono."
    La cosa finì lì, tutti al bagno senza scherzi di costume."Ormai avrai capito che Daniele è bisessuale, ti desidera come un pazzo e da tale si sta comportando, sai quanto vale quella vettura? Da sessantamila euro in su, cosa intendi fare?" "La palla in mano a te, accetterò la tua decisione, in caso positivo andrò a letto con lui ma solo se mi porterà un certificato medico sulla sua salute e di quella di Erik, gli omo..." "L'amore, scusa se
    uso questa parola troppo grande che non uso mai, dicevo l'amore che provo per te mi dice di accontentarti, vai pure con lui..."Quel pomeriggio fu un pomeriggio di sesso totale, concesse anche quella cosa che a suo tempo Eva aveva promesso, non fu molto dolorosa piacevolmente pareggiata dal vibratore in vagina che portò la giovin signora a piacevoli orgasmi. Dopo dieci giorni il dì fatale; in possesso del chiesto certificato, Eva comunicò a Fefè che domenica pomeriggio...Erik invitò Fefè al circolo del tennis e della vela di cui era socio e così lasciarono campo libero ai due novelli amanti.Il tempo trascorreva lento, prima i due seguirono delle partite di tennis poi
    davanti al televisore ma Fefè non vedeva gran che dei programmi, ogni tanto
    guardava l'orologio.Erik:"Ce ne andremo alle venti." "Alla faccia loro sei ore che cavolo dovevano fare" il pensiero un pò sconclusionato di Fefè. Eva era in cucina a preparare la cena, niente parole inutili, ne avrebberoparlato a lungo in seguito a botta fredda..
    L'occasione fu una mattina in cui avevano deciso di non andare in ufficio. "'Te
    la senti di parlare o provi fastidio?" "Vuoi la verità o ci metto solo la mia fantasia?"
    "La verità completa." Intanto Daniele ha il pene ben più piccolo del tuo. Mi sono affidata tutta a lui: ha cominciato con un sessantanove, è molto delicato con la lingua, mi ha fatto godere varie volte, poi ha preso a baciarmi i piedi forse e anche feticista,ha apprezzato la loro bellezza e mi ha fatto tanti complimenti anche per il mio corpo. Ha baciato a lungo le tette, cavolo è riuscito a farmi godere anche così, ma ne sono meravigliata io stessa, non l'avevo mai provato. Quando è entrato in vagina ero tutta bagnata e ci galleggiava un po', abbiamo riso, finalmente ha goduto pure lui, sapeva che non posso rimanere incinta.Durante l'intervallo mi ha preso in mano il viso e mi guardava fisso, gli sono scese delle lacrime che non sapevo come interpretare. Poi la parte omo: ha preso un vibratore e l'ha posizionato nel suo didietro poi è voluto penetrare dove anche tu sei stato una volta, non mi ha fatto male e mi ha goduto dentro, fine della storia. Sono sincera, non posso dire che non è stato spiacevole."
    "Vuoi anadarci ancora?" "Sei tu il mio padrone, lo dico in senso lato capiscimi."
    Fefè aveva capito, ci sarebbero state altri incontri ravvicinati. Cercò di inquadrare la situazione:Eva se la rifaceva col fidanzato e con l'amante, Daniele aveva rapporti con Erik e con Eva, Fefè con la fidanzata, Eric con Daniele. Questo era il quadro allo
    stato attuale che forse in futuro poteva cambiare magari con l’inserimento delle due svizzerotte oppure un altro modo, boh. Sabato sera nuova serata danzante con numerosi invitati del circolo gay e con altriche Eva e Fefè sconoscevano.I due fidanzati stavano in disparte, preferivano guardare le varie coppie, forse c'era anche il
    transessuale di cui aveva parlato Daniele il quale si avvicinò ai due, prese Eva per mano e, con un inchino, le chiese di ballare.Sparirono fra la folla, si poteva parlare di folla, c'era veramente tanta gente. Il salone era poco illuminato per volere del padrone di casa così ognuno poteva farsi i fatti suoi...Dopo un po' di tempo Daniele ritornò vicino a Fefè."Ci sono due stronzi che mi hanno scippato di mano Eva, sono persone per me importanti e ho fatto buon viso a cattivo gioco ma siccome sono
    bisessuali, capisci?" "lo capisco che ci sono corna in vista per tutti edue" cercò di celiare Fefè.Daniele non si dava pace, prese a bere poi si portò dall'altro lato del salone per cercare di vedere cosa faceva la sua bella laquale ritornando vicino a Fefè:
    "Mi sto facendo un sacco di risate, c'è un cinquantenne longilineo tutto d'un pezzo con occhiali d'oro capisci il tipo ed un'altro con maglietta nera piuttosto traccagnotto che m'invitano a turno, un ballo a testa,da lontano ho visto Daniele che ci osservava, era in crisi di gelosia si vedeva lontano un miglio ed io ho fatto del tutto per fargliela aumentare. Ho ballato a turno con i due strofinandomi vistosamente e poi li ho baciati sul collo.Ognuno aspettava il suo turno di ballo per arraparsi di più: il primo mi ha
    offerto diecimila euro per stare con me il secondo ventimila, mi sto divertendo
    un mondo." "Non so se hai visto in televisione i cartelli dei prezzi nelle vecchie case chiuse:mezza lira la semplice, una lira la doppia, cinque lire il quarto d'ora, dieci lire la mezz'ora, ormai anche tu hai un prezziario, io ho sonno, me ne vado a letto, ciao." Eva si ributtò nella mischia e dopo due ore si ritirò incamera da letto."Fefè svegliati voglio raccontarti tutto il resto: ai due se ne aggregato un terzo, sai il classico sportivo atletico che non deve chiedere mai, l'ho guardato in viso e l'ho baciato , effetto subitaneo, dentro i pantaloni è aumentato di volume in maniera impressionante e allora ho cominciato a strofinarmi fin quando ho visto i suoi occhi strabuzzare, se ne
    era bellamente venuto in piedi. A quel punto è intervenuto Daniele che mi ha preso per mano e mi ha trascinato fuori dalla mischia in camera sua: "Dì la verità lo fai apposta per farmi ingelosire ma io ti punisco con il mio coso nel tuo fiorellino, come ti metti?" "Mi sono messa come voleva lui che, non contento della bemeamata, è passato nel mio didietro dove goduto, son qua!” "Giornata faticosa che ne dici di far riposare i tuoi gioielli?" La mattina di domenica, scese da un taxi, si presentarono in villa belle e baldanzose le due svizzerotte sempre ben accette dai padroni di casa. Eric:"leri sera grande ballo, mancavate solo voi." A proposito di Erik, Fefè si domandò dove si fosse ficcato durante il ballo, era virtualmente sparito.Sottol'ombrellone i quattro, Ginevra e Ursula erano andate a dormire.Fefè:"Erik hai voglia di far conoscere alla qui presente comitiva le tue avventure di ieri sera?""Preferiscodi no, che ne dici Daniele?" "Ma va, ormai siamo intimi, vai facile." "Ero con la brasiliana." "Abbiamo
    capito che eri con la brasiliana, niente vergogna, vai."
    "All'inizio mi ha fatto paura, ha un membro enorme quand'è duro ma me l'ha preso in bocca e mi ha fatto un bel pompino, proprio brava poi se l'è messo nel bel culone e
    sono venuto un'altra volta poi...è entrata dentro di me, all'inizio mi ha fatto male poi piano piano è entrata fino in fondo, ho goduto alia grande la terza volta, fine del
    racconto." Fefè:"E tu Daniele niente brasiliana?" "In
    passato ci sono stato ma da quando ho conosciuto Eva ho deciso di tagliare tutti i rapporti escluso Erik."
    "Siamo una bella famigliola, lo dico senza sarcasmo, alla base della nostra amicizia
    lealtà e sincerità, tutti d'accordo?" Un abbraccio siglò il loro patto.I pasti venivano preparati a piano terra da una signora di Torre Faro che era stata licenziata da un ristorante."Carmelaci farai ingrassare tutti quanti, bravissima!" Che ci sarebbe stato qualcosa di inaspettato Fefè l'aveva messo in conto e così fu.Una domenica Fefè era restato solo in casa perché Eva era dalla madre ammalata.
    Fefè sentì cigolare la porta d'ingresso della sua camera da letto, non gliene
    fregò più di tanto e restò a occhi chiusi.Qualcuno si era schiarita la voce per attrarre l'attenzione, all'occhio mezzo aperto di Fefè apparve la figura in boxer di Erik."Mon
    ami la domenica mattina è sacra che posso fare per te?" "Molto se vuoi."Quel
    molto se vuoi era apparso a Fefè un segnale di pericolo anche perché il proprietario della voce era rimasto senza boxer."Posso toccarti un po' se hai sonno seguita a dormire, penso ti farà piacere."Cosa dire a chi ti ha regalato un appartamento ed una Jaguar... risposta scontata.Fefè rimase a occhi chiusi quando Erik gli sfilò i pantaloni del pigiama ma ripreseconoscenza a quasi un grido: "Mamma mia!"Erik aveva preso visione del suo fallo che, benché a riposo gli era parso mostruoso."Mai visto una cosa del genere, mi fa paura lo immagino in erezione!"Al contatto con la mano di Erik mister C. innalzò la criniera con un'altra"Mamma mia"da parte di Erik."
    Erik questo offre la ditta...".Fefè posizione carponi, cosa stava preparando il biondo svedese? l'ingresso del suo 'ciccio' nella sua bocca sino alla gola, "lo sono come gola profonda che gode con la gola, una Linda Lovelace maschietto." Fefè si domandava
    come fosse possibile che un marcingegno come il suo non provocasse conati di
    vomito se spinto in gola, sensazione strana mai provata se l'avesse chiesto a
    Eva sai quanti vaffa avrebbe rimediato. Erik continuava indefesso fin quando si
    trovò bocca e gola un mare in tempesta di sperma e cominciò a ingoiarlo, buon
    appetito! Fefè a quel punto si svegliò completamente, dinanzi a sé Erik nudo, a chi poteva somigliare: aveva un pene in erezione da bambino, anche le palline piccole."Mi
    sembri l'enfante qui pisse è un monumento ad un bambino morto perché uscito di
    casa durante un temporale, è una statua che si trova in Belgio."A  Fefè venne in mente un episodio accadutogli quando aveva undici anni ed era totalmente ingenuo. Un giorno vide che una sua zia si era ritirata in bagno perfarsi una doccia,guardando dal buco della serratura vide la zia nuda che si trastullava...quella visione gli portò la conseguenza sino allora sconosciuta,irrigidimento de! suo pisellino con cui faceva la pipì.Ritorno alla realtà: Erik l'aveva piccolo ma duro, si era arrapato giocando col suo'ciccio' e ora che voleva fare?"Non so se il tuo cosone riesce ad entrare ne | mio culino..." "Noi non ce lo mettiamo ed io riprendo a dormire." "Manco per niente non rinuncio ma tu sii delicato."Erik previdente ed accorto aveva portato con sé un flacone di vaselina con cui si spalmò con generosità il suo buchino che tale non sarebbe rimasto dopol'ingresso di...Giratosidi spalle, fu lui stesso a prendere in mano 'ciccio' ed a infilarselo delicatamente... delicatamente un corno il diametro era quello che era e il
    povero Erik forse rimpiangeva... non rimpiangeva nulla se l'era infilato tutto
    dentro e si muoveva ritmicamente con mucio gusto e riuscì ad avere un orgasmo
    ma volle rimanere col pene dentro."Non ho mai provato nulla di simile, ti prego resta ancora un po' così..."Era una vera supplica e Fefè,buono d’animo da vecchio boy scout fece la sua buona azione giornaliera accontentando lo svedese il quale riporese a muoversi pian pianosin quando ebbe un altro orgasmo."Per finire fuochi d'artifìcio, mettiti in ginocchio, non ti farò male, lo sai quanto ce l'ho piccinino, accontentami ti farò un regalo grosso grosso..." Fefè pensò ad un Rolex d'oro che però non avrebbe potuto sfoggiare in ufficio, un regalo che valeva un anno e mezzo del suo stipendio, avrebbe dato nell'occhio meglio...boh Intanto Erik avevo iniziato a prendere le sue chiappe in mano,"bellissime da uomo forte" poi si dedicò con la lingua dentro il suo
    buchino che cominciava a far provare al padrone un piacere inaspettato. Sentì
    qualcosa di oleoso penetrare nel buchino e di seguito una cosa simile ad una
    supposta, era il cosino di Erik che penetrato dentro cominciava a muoversi prima piano poi sempre più veloce...Fefè:"Cavolo è piacevole non me lo sarei mai aspettato."Erik
    con la destra prese in mano 'ciccio' e cominciò a masturbarlo sino a portarlo all'orgasmo, un orgasmo doppio perché anche culino aveva contribuito notevolmente al piacere.Eriksicuramente aveva goduto dentro di lui, Fefè non si staccò, non gli dispiaceva stare in quella posizione, sentiva ancora la voglia di provare altre
    sensazioni, fece capire a Erik di muoversi di nuovo dentro di lui. Fu accontentato per circa un quarto d'ora sin quando Erik stesso, sfinito, mise fine alla pugna.Un bacio a 'ciccio' e poi rientro al suo alloggio.Per prima cosa tolse di mezzo un asciugamano sporco del suo sperma, non era sicuro di voler confidare a Èva la sua mattinata brava, si confidavano tutto della loro vita ma quella sensazione provata col sedere non andava di dirglielo, ci avrebbe penato, riprese a dormire notevolmente rilassato!Eva rientrò a casa in tarda serata, chiese a Fefè eventuali novità."Mi sono guadagnato un bel regalo, dovrò sceglierlo io, dammi un consiglio, ho scartato un Rolex per non dare troppo all'occhio, che mi dici?" "Dimmi in sintesi come ti sei guadagnato questo bel regalo soprattutto con chi con:con una modella, con Daniele o con Erik perché sicuramente c'è di mezzo il sesso." "L'ultimo che hai nominato, s'è presentato in camera che ero ancora addormentato e non ricordo bene cos'è successo.""Guardami
    negli occhi, quel che provo per te lo sai, ti amo ogni giorno di più ma la sincerità è stata sempre alla base dei nostri rapporti, pensi di vergognarti a farmi il resoconto sulle le tue reazione al contatto con Erik, fra l'altro è risaputo che ce l'ha piccolissimo e quindi..."Fefè fece un racconto preciso di tutto senza guardare in faccia Eva la quale gli girò il viso verso di lei, c'erano dei punti di cui parlava mal volentieri."Mi vien da ridere, tu tutto anticonformista mi stai dicendo che ti vergogni di aver provato piacere anche col sedere, per me è una cosa normale, l'ho provato tante volte, non è che i maschietti hanno minore sensibilità al piacere e quindi... Abbracciami, vengo sopra di te e ti massacro di baci."I giorni seguenti tutti al lavoro, la sera stanchi,la cena e poi a ninna, nessuno parlava ma sicuramente pensò Fefè fra Daniele ed Erik ci sarebbero state delle confidenze su quello che era successo.II sabato oltre ad essere quello dei sette il più gradito giorno era il giorno dei "Raccontami tutto della settimana"
    da parte di ognuno. Per Daniele e per Evanessuna novità, Erik raccontò in
    breve quello che era successo con Fefè senza entrare nei particolari, Fefè gli fu riconoscente con uno sguardo d'intesa.Daniele:"Bene ora penso che dobbiamo dedicarci anche alle nostre ospiti femminili,facciamo così, uno di noi si intrattiene con Ginevra o con Ursula e gli altri a fare i guardoni senza partecipare, poi vi spiego come, chi si prenota?"
    "Nessuno? Allora scelgo io: Fefè si dovrà fare Ursula che da quello che mi ha detto
    Ginevra non ha mai avuto rapporti con maschietti, io mi tiro fuori, preferisco stare con Eva." Tutti d'accordo. Fefè forse non lo era tanto in quanto prestatore della sua metà al padrone di casa,la gelosia è un tarlo..."Ora vi spiego come essere spettatori senza essere visti, quello specchio in fondo al salone è trasparente nel senso che per chi sta davanti è un vero specchio ma entrando nello sgabuzzino della cucina si vede tutto in sala, un po' come neifilm polizieschi.Hai capito i due mascalzoni vedevano quel che succedeva nel salone senza farsene accorgere ma dopo tutto quello che era successo fra di loro ...La notizia della grande festa in favore di Ursula venne comunicata a Ginevra a mezzo messaggino telefonico.Risposta:"Ursula vuol sapere il perché della festa in suo onore."Risposta"Che sorpresa sarebbe c'è in palio un Rolex d'oro ma Ursula se lo deve guadagnare.*"Mentre Ursula era in bagno, Ginevra illustrava ai presenti la personalità della sua amica: "Psicologicamente è una bambinona, spesso
    sono io che prendo le decisioni al suo posto ma ora s'è messa in testa un'idea
    strana, vuol avere un figlio un figlio e sai da chi?"Tutti in coro: "Da Fefè!"Fefè
    un po' meravigliato ma contento di potersi fare la svizzerotta guardò il viso di Eva, ufficialmente nessuna emozione ma dal suo sguardo... non si è gelosi di un uomo ma di una donna, soprattutto bella...All'orecchio di Fefè: "Furbacchione non far finta di niente, non vedi l'ora di infilarti dentro i buchini di Ursula, dammi solo un bacio piccolissimo, mi consolerà." "Vieni cara un bacino sulla fronte come una buona mamma.""Stronzo!" Ginevra:"Ursula ed io andiamo a farci un giro, Fefè ci fai compagnia?" I tre uscirono dal piano terra per infilarsi neH'appartamento di Fefè e di Eva. Ursula:"Ma è uguale a quello di Erik e di Daniele!"Affermazione che convinse Fefè che la diagnosi di Ginevrasulla personalità di Ursula fosse esatta.
    "Oh che bello..." Ursula cominciò a saltare sul letto ridendo.
    "Ursula ti ricordi perché siamo qua?"Certo voglio dare un fratellino ad Alberto o a Susanna."Interpretazione da parte di Ginevra: "Sono i nomi che daremo al mio pargolo se maschio o femmina."Fefè con le mani fece segno a Ginevra di andare al dunque."Ursula vuoi che ti baci il fiorellino così quando Fefè ti entra nella tua cosina non ti farà tanto male." "Si fammi un lecca lecca ma prima voglio vedere il coso di
    Fefè, mai visto un maschietto nudo." "Non ti spaventare se è molto grosso, ho portato lavasellina e poi Fefè sarà delicato." "Ma ce l'ha più grosso di un salame, tutti i maschietti sono così?" "Ursula lascia stare i paragoni, vieni che ti bacio un po',
    allarga le gambine, ecco così, vuoi che Fefè ti baci in bocca?" "No solo che mi metta incinta." "Ursula chudi gli occhi, penseremo a tutto io e Fefè.”L'interessata obbedì, la vergine gnocca di Ursula fu abbondantemente irrorata di vasellina e Fefè cominciò il difficile compito di introdursi nella gatta di Ursula senza farla urlare."Mi fa male!" "Resisti, tra poco di piacerà.""Mi fa sempre male!" "Lo vuoi o no sto figlio, hai scelto Fefè e te lo tieni, se parli ancora ce ne andiamo via." L'interessata non emise più un gemito, Fefè era riuscito atoccare il fondo della vagina, cominciò a godere alla grande con spruzzi di sperma sul collo dell'utero di Ursula."Ho sentito lo schizzo, mi è piaciuto, Fefè ci riprovi?" "Ginevra all'orecchio di Fefè:"Accontentala, sta mignotta ci ha preso gusto."Fefè dette il meglio di sé finché:"Ho sentito di nuovo lo schizzo, Fefè ci riprovi?"Ginevra: "Fefè non è una macchinetta per ora basta, resta distesa così rimarrai incinta, noi andiamo via."" Non rimarrà incinta in quanto ha avuto da poco le
    mestruazioni e non è in ovulazione, hai capito che ha il cervello di una bambina, sua madre, conoscendola, me l'ha affidata, non vorrei ripetere l'esperimento un'altra volta, le dirò che non può avere figli e così la finisce." Qualcosa però era cambiato nel cervello di Fefè,forse essere stato usato come strumento per accontentare Ursula e forse per il rapporto omo avuto con Erik lo avevano messo a disagio con se stesso. Ne parlò con Eva:"Sento il bisogno di stare solo, lontano da qui, tu non c'entri nulla non ti preoccupare, è una cosa mia." "Dimmi cosa vuoi fare, per me va bene." "Vorrei andare un settimana a Milazzo, mi piace quella città...""Diremo ai nostri amici che devi andare fuori sede per servizio, meglio una bugia." Fefè mise in moto la Jaguar, un saluto da parte di tutti, un bacio particolare di Eva e via verso l'autostrada.Svincolo
    di Villafranca, di Rometta ed infine quello per Milazzo.Entrò nel parcheggio del 'Continental', un addetto gli venne incontro e prese la sua valigia."Preferisce una stanza con vista sul mare o all'interno.” "Vista sul mare." Alle tredici scese al piano terra, il ristorante era semivuoto, solo in fondo due coppie "Ilmenu signore.""Voglio
    solo un secondo e della frutta, il brodetto di pesce va bene,"In camera mise ai minimo il condizionatore, accese la televisione e incappò in uncanale porno, il precedente inquilino di quella stanza era una zozzone.Diporno ne aveva visto abbastanza in villa, bene un corsa di moto, la sua passione giovanile.Si erano fatte le venti, uscì a piedi, il lungomare di Milazzo era pieno di giovani festanti, rimpianse la gioventù non che lui fosse vecchio ma gli ultimi avvenimenti gli avevano lasciato il segno.Andando al centro notò una piccola trattoria, forse familiare, la preferì ad un ristorante di lusso.C'erano due file di tavoli ai lato di un lungo corridoio, il padrone, un sessantenne,gli venne incontro sorridendo."È solo? Bene questo è il suo tavolo, scelga con calma."Fefè
    voleva allontanare i ricordi dei precedenti avvenimenti esclusi quelli del suo amore suo grande, Eva, la sentiva dentro il suo cuore, tutto il resto era stata una ubriacatura di soldi, di lusso, non era riuscito a non farsi coinvolgere e forse non sarebbe nemmeno riuscito ad uscire da quel giro, senza forse, si era abituato a vivere sopra le sue possibilità ,La cena fu servita da una deliziosa fanciulla circa ventenne."Il signore è nuovo di Milazzo, non l'ho mai visto, se vuole le faccio compagnia dopo che esco dal locale." "Ti ringrazio cara ma sono qui per riposare." Uno sguardo tipo "sei frocio" da parte della baby. Ogni sera Fefè inviavaad Eva per rassicurarla un messaggio solo 'ok''Aveva preso l'abitudine di dormire di giorno e uscire la sera col fresco. Nella sala
    da pranzo dell'albergo aveva incrociato lo sguardo di due signore della sua età
    piuttosto sorridenti e forse disponibili, le ignorò.Verso le ventidue percorreva il lungomare di Milazzo, sullo sfondo la costa e laraffineria illuminati, un bello spettacolo. Cambiò itinerario verso ponente,anche qui c'era un viale illuminato con ai lati case di villeggiatura, c'era molta gente in giro, tutti vacanzieri vocianti,alla fine della settimana decise di rientrare,mise ai corrente Eva con un messaggio.Il suo amore era all'ingresso, volò nelle sue braccia, qualche lacrimuccia:"Mi sei mancato da morire!" "Finalmente il figlio! prodigo",festeggiamo con una cena al Ristorante 'La Sirena'. C'erano tutti anche le due svizzerotte. Ginevra: "Ho fatto un ecografia, ho in grembo due gemelli Alberto e Susanna.In macchina Eva mise al corrente Fefè dei fatti accaduti durante la sua assenza a.Daniele gli era stato appresso tutti i giorni ma era andato in bianco, irapporti fra lui e Erik si erano incrinati perché Daniele lo aveva allontanato,
    motivo? Ogni giorno è più innamorato di me, niente rapporti omo."Signori
    co! vostro permesso Eva ed io rientriamo, sono stanco del viaggio."Fefè si spogliò e si gettò ne! letto."Fuori stè novità." "Una buona ed una meno buona." "Cominciamo
    con la buona."
    "Guarda questo appunto, che ne deduci?" "È
    la password di un conto in Lussemburgo vedi il LU iniziale, qui sono depositati
    100.000 € a nostro nome."

     

     
  • 16 novembre 2016 alle ore 11:35
    AMORI PARTICOLARI - PRIMA PARTE

    Come comincia: "Ti vuoi sbrigare maledetto mamalucco!"
    Al citofono  Eva aveva sfogato la sua rabbia per il ritardo cronico di Raffaele (Fefè per gli amici).La succitata stava aspettando il suo benamato col motore della macchina acceso,entro le 8,30 dovevano essere in ufficio presso la Camera di Commercio di
    Messina. Fefè si presentò con mezzo cornetto in bocca uscendo dalla casa dei
    suoi genitori, sicuramente non aveva finito la colazione. Entrò in auto lato
    passeggero aspettando, come previsto, una sgommata della sua bella che, in tal
    modo, sfogava la sua rabbia. Ma non era finita:
    "Mentreio vado a posteggiare al 'Cavallotti' tu entri e timbri pure per me."
    Raffaelein fondo era un filosofo, alle sfuriate di Eva cercava di farsi perdonare con
    un bacino ma non sempre ci riusciva come questa volta fu allontanato con una
    gomitata.
    "Maalmeno sai chi erano i mammalucchi, penso proprio di no."
    "lopenso di si, erano soldati mercenari turchi ma in italiano vuol dire sciocco
    stupido come sei tu, non fare il saccente solo perché hai frequentato il
    classico"Laloro era una storia particolare: erano ambedue nati venticinque anni addietro,abitavano nello stesso palazzo di via Ghibellina. Amici sin da piccoli (Eva già
    da allora era una peste) avevano frequentato le stesse scuole sino alla terza
    media poi Raffaele si era iscritto al liceo classico mentre Eva in ragioneria.
    Vincitoridello stesso concorso alla comunicazione ufficiale della notizia Eva:
    "Eccoci mancava solo questo, pure in ufficio ti devo sopportare!"
    Ma in fondo era tutta una sceneggiata da parte della dulcinea, amava profondamente
    il suo Fefè. Il loro primo rapporto completo a quindici anni l'iniziativa, ovviamente,
    da parte di Eva."Che ne dici se facciamo l'amore come i grandi?"
    "Vuoi scopare."Ci mancava pure il triviale, ad ogni modo te lo devi guadagnare il mio
    fiorellino!" Eva era giunta a questa decisione allorché frequentavano la
    terza media in quanto si era accorta che una certa Belinda (quella aveva pure
    un nome da stronza) girava sempre più attorno al suo amato e, facendo un
    confronto fisico, lei ne usciva perdente, la cotale più alta di lei di dieci
    centimetri non scherzava in quanto a tette e popò e forse aveva già avuto
    rapporti completi con qualche compagno di scuola.Unafoso d'estate i loro genitori avevano deciso di andare insieme al mare."Sai che facciamo, usiamo la camera da letto dei miei, c'è pure l'ariacondizionata. Eva ancora una volta aveva pianificato tutto, un suo lenzuolo suquello dei genitori per evitare che qualche schizzo...inoltre si era procuratauna crema lubrificante e i preservativi , ci mancherebbe pure che restassi
    incinta, ne verrebbe fuori, povera stella, un mammalucchino! w
    "Lavati bene l'ultima volta il tuo 'ciccio' puzzava di formaggio!"
    non era vero, una provocazione more solito.Ambedueletto Eva:
    "lo sono per la posizione del missionario, per la prima volta è la migliore."
    "lo sono ateo preferisco la cavalcante anteriore, come la mettiamo?
    "Ti sei indottrinato col Kamasutra ma io insisto.""Tiriamo a sorte, io scrivo due bigliettini con i relativi nomi, quello che esce comanda.".Uscito il nome di Fefè, Eva cominciò a piangere o meglio a far finta, il maschietto questa volta si dimostrò tale o meglio ci provò.""Ho vinto e si fa a modo mio!""Tiprego chiedimi qualsiasi cosa..."
    "No ti rimangi la parola?" "Imiei genitori sono siculi, la parola va rispettata!" "Bene
    dopo aver assaggiato il fiorellino vorrei girare pagina.""Seiermeneutico, non capisco."
    "Intanto non offendere, ermeneutica ci sarai tu, (Fefè fece il finto tonto), la
    richiesta è quella di una inchiappettata.""Finiamola una buona volta, che cavolo vuoi?"
    Provare il tuo delizioso popò!" " Te lo puoi dimenticare!" "Comela metti  che la parola va rispettata?" "Insomma siamo qui per il gran giorno del mio passaggio da giovinetta a donna e tutto finisce in una stupida discussione, per la promessa si vedrà in futuro."
    Fefè  si tenne sul classico: baci in bocca e sulle tette, cunnilingus con doppia goderecciata di Eva."Ti prego mettiti il preservativo, non c'è bisogno della pomata, dentro la vagina sono un lago, maledizione mi sembra che oggi ce l'hai più grosso, tutti i difetti ce li hai tu." "Non immagini quante mogli ti invidierebbero,una gentile signora una volta mi disse che la cosa più grande di suo marito era la cravatta!" "Brutto porco allora te la sei scopata !" "Era la madre di un nostrocompagno di scuola, è stata lei a provocarmi,  non potevo tirarmi indietro!" "Ne riparleremo in un altro momento, per ora ti dico solo vacci piano!"Fefè baciò di nuovo il fiorellino sacrificale, ci puntò  la cappella del suo riccio senza muoversi per vedere la reazione di Eva."Che sta succedendo o
    meglio che non sta succedendo, vuoi sbrigarti?"Fefè fu molto delicato, Ciccio penetrava lentamente con qualche flebile lamento da parte della novella sposa, pian piano arrivò in fondo al delizioso tunnel e provò un intenso orgasmo rimanendo sul corpo dell'amata."Fefè possono tornare i miei genitori, torna a casa tua e grazie
    per la tua delicatezza."Eva non era il tipo dal ringrazio facile, l'interessato l’apprezzò.
    Molto era cambiato nei rapporti fra i due amanti, non appena ne avevano l'opportunità
    la prendevano al volo ma nessuno dei due riprese l'argomento della promessa di
    Eva.Un giorno sul letto dei suoi genitori, Fefè girò la beneamata e cominciò a
    baciarle il buchino posteriore."Non ti fa pena, con quella mazza che ti ritrovi!"
    "Un escamotage: io compro un vibratore, lo inserisco nella tua Tata e mentre tu
    godi io pian piano cerco di entrare, se ti fa troppo male mi fermo subito.""Mò
    ci voleva pure il vibratore, che fantasia! Mi devo convincere psicologicamente,
    quando sarò pronta lo vedrai nei miei occhi, purtroppo per me ti amo.""Ed
    io invece no e non ti sposerò mai!" "Sposarti,sarei folle stare insieme a te ventiquattro ore su ventiquattro e chi tisopporta!" "Vuol dire che senza il vincolo del santo matrimonio (anzi non santo perché ti sposerei al Comune) sarei libero di andare con le signore i cui mariti hanno il nodo della cravatta più grosso del pene." "Se ci provi e me ne accorgo fai la fine di Bobbit quell'americano la cui moglie ha tagliato l'uccello e non scherzo!" A Fefè bastava l'intimità con Eva, ogni volta le faceva provare qualcosa di nuovo e così niente signore.Un evento cambiò la loro vita: in vista dell'estate decisero di comprare dei costumi da bagno, entrarono in un negozio che già dalla vetrina dimostrava di avere buona merce.I padroni accolsero i due fidanzati con calore, uno era biondo,  occhi azzurri,  corporatura media,  Daniele più alto di statura classico tipo mediterraneo.Cominciarono a provare i costumi: Fefè ne scelse uno classico blu con risvolti bianchi, Eva due bichini ridottissimi, uno di colore azzurro mare e l'altro rosa."Ma ti si vede tutto chediranno i tuoi genitori." "Lascia stare i genitori, dì piuttosto che sei geloso!" Fefé in passato aveva dimostrato di essere immune da tale sentimento, ora... "Ma lasci stare, la signorina ha un fìsico fantastico, Aveva parlato il biondo in italiano con classico accento di un paese nord europeo.Poi era intervenuto il tipo mediterraneo:"Intanto ci presentiamo: io sono Daniele e questo è Erik svedese che in vacanza a Messina si è innamorato della città e del sottoscritto."Più chiaro di così."lo sono Raffaele, Fefè per gli amici e questa gentile signorina mia fidanzata Eva.""Fidanzata non si sa sino a quando." "Sietedue giovani simpatici, sarebbe per noi un piacere invitarvi a cena a casa nostra a Torre Faro, questo è il nostro biglietto da visita, teniamoci in contatto." In macchina i commenti:"Ti sei accorto che sono omo, non so se sia il caso di frequentarli." "Non essere conformista di cosa hai paura che ti si inchiappettino, per quello ci penso io." "Sei il solito buffone,va bene andremo a quella cena." L'invito arrivò dopo dieci giorni:"Sono Daniele quello dei costumi da bagno, l'invito a cena è per sabato alle venti. Noi abitiamo in una villetta a schiera che si trova fuori Torre Faro, duecento metri dopo il ristorante ' La Risacca dei due Mari', vi guiderò col mio telefonino.Eva quella sera era uno spettacolo: trucco alla vamp, camicetta rosa e ampia gonna turchese quasi trasparente che faceva intravedere un bichini ridottissimo, tacchi alti che Eva non amava ma per l'occasione..."Si caro sono andata dal mio parrucchiere e c'era un'estetista che mi ha combinato così, che ne
    dici?" "Che sei deliziosa ma se ti sei fatta bella per quei due...""lo lo faccio per me stessa ed anche per te, con me al braccio farai un figurone!" "Speriamo che non mi prendano per un magnaccia.” Daniele al telefonino: 'Ti vedo, entra nel primo cortile che incontri, sei arrivato." Poi venne  loro incontro."Scusa se le ho dato del tu." "Va benissimo." Erik è in cucina, in Svezia era un bravo chef e qui non è da meno, si è adeguato alla cucina mediterranea."Fefè estrasse dalla borsa frigo una confezione di lingotti di gelato ed una bottiglia di spumante Ferrari" "Erik vieni a vedere cosa hanno portato i nostri ospiti."Erik si presentò col grembiule da cuoco:"Che splendida signora, quasi quasi cambio gusto, lascio Daniele e mi metto con lei." Fefè: lassa perde Eva e dicci cosa hai preparato di buono.”  "Una sorpresa, Daniele prepara gli aperitivi, io finisco di cucinare."Tavola ovale imbandita:classici tre bicchieri di cristallo, piatto da sottofondo, posate d'argento! Mih. Risotto cozze, vongole e frutti di mare, gamberi impanati, trancio di dentice,involtini di pesce spada e poi un'insalatona mista coloratissima.” "Aho, invece de vende costumi da bagno è mejio che apri 'n ristorante."
    "Non ci fate caso, Fefè è stato un mese a Roma presso parenti e ha acquisito
    l'accento romanesco,  è solo ridicolo lui messinese buddacio.""Che vuol dire buddacio
    in svedese come si dice?"La domanda era diretta a Daniele:"Sarebbe dire come sciocco, ingenuo, in svedese non lo so."Una cena da ricordare, i quattro uscirono sul prato antistante la casa e si spaparazzarono su poltrone e su divani a dondolo.Fefè tirò fuori la pipa:"Il fumo dà fastidio a qualcuno?" "Si a me!" "Ma chi t'ha chiesto gnente madame coccodè!" "Voi due siete un teatrino, ci fate ridere, andiamo sulla spiaggia, non c'è vento e la luna illumina il paesaggio, guardate li in fondo la Calabria." Erik dimostrava  così il suo amore per la terra di adozione."Domattina potreste venire a fare il bagno, ci saranno due nostre amiche molto simpatiche." "Chiedo a Fefè il permesso di parlare, posso?" "A li morté..." "Domattina alle nove saremo qui sempre che il signore riesca a svegliarsi in tempo!"E così fu, alle nove in punto, posteggiata la Peugeot sulla strada suonarono alla porta di Erik e di Daniele che in costume da bagno e muniti di ombrelloni e sdraie si avviarono sulla spiaggia."lo ho mangiato da poco e quindi niente bagno per ora, la compagnia ve la potrà fare la qui presente che si sveglia coi galli." La replica fu uno sguardo minaccioso di tempesta da parte di Eva, Fefè se ne fregò e rimase solo sotto l'ombrellone.Ad un certo punto un'ombra oscurò il sole, Fefè aprì gli occhi e si trovò dinanzi due figone che più figone non si può."Posso esservi utile ma io sono un'ospite, i padroni sono in mare con la mia ragazza.""Noi siamo Ginevra e Ursula amiche dei padroni di casa."Fefè si alzò, fece un inchino con falso baciamano, una sceneggiata avrebbe detto Eva. Le due ragazze si tolsero i vestiti e rimasero in un  bichini che al loro confronto quello di Eva poteva sembrare quello delle nonne del primo novecento. Fefè non sapeva dove indirizzare lo sguardo quando le due rimasero in topless, per fortuna erano lontano dagli altri bagnanti. Al rientro dal bagno Erik e Daniele si,profusero in effusioni con le nuove venute, che fossero bisessuali, boh. L'unica rimasta piuttosto fredda era ovviamente Eva che dinanzi a tale beltade aveva perso la parola."Ginevra e Ursula sono due modelle svizzere che sono venute a Messina per presentare una collezione di vestiti presso la boutique Randazzo,ora sono alloggiate al Jolly hotel, per una settimana ci faranno
    compagnia." Così parlò Daniele. Erik nel frattempo, rientrato in casa,aveva portato  bibite fresche ben accette a tutti. Ginevra e Ursula per ringraziare lo baciarono in bocca e poi un rapido bacio fra di loro. Fefè faceva l'indifferente spostando lo sguardo verso il mare ma Eva aveva piantato un faccia un bel punto interrogativo, come darle torto! In loro aiuto venne Daniele:"Ginevra e Ursula sono per noi come due sorelle, si sono sposate in Germania." Eva: "Perché non portano l'anello al dito?" Frase infelice che fece sganasciare dal ridere tutti, Fefè compreso.. lo dovrei fare lo chef ma tu saresti un'ottima attrice comica, un bacione in fronte." "Parlateci di voi, siete fidanzati,
    conviventi oppure..." "Niente di tutto questo, ogni tanto scopiamo ma poi lo rimando a casa dei suoi genitori, stare con lui è una lagna continua."Eva si era sbilanciata forse presa dall'atmosfera surreale di anticonformismo che regnava. Ginevra: "Fefè sentiamo la tua versione non mi sembri molto convinto." "La qui presente ha detto la verità, vengo trattato da zerbino." "Cosa essere zerbino."Daniele: "Quel tappetino che si mette dinanzi la porta dì ingresso per pulirsi le scarpe prima di entrare in casa." "Ti vedo maluccio, vieni dalla cugina Ursula che ti coccola un po'." "Il pupo me lo coccolo io..."Risata generale, "Sei una tigre col suo cucciolo, noi non amiamo gli uomini,
    preferiamo le femminucce!": Fefè.”Anch'io!"Altra risata generale,  Eva era rimasta spiazzata, lo capì e si mise a ridere anche lei. "Noi vorremmo un figlio ma non da un tipo nordico,preferiamo un bel bruno ma Daniele non è adatto, Fefè sarebbe il tipo giusto e non avrebbe problemi perché noi viviamo lontano da Messina, sempre col tuo
    permesso.” Eva era rimasta senza parole, per un tipo come lei...stranamente rispose:"Ci penseremo, addio a tutti."In macchina silenzio sino all'arrivo
    sotto casa:”Ti sarai meravigliato della mia risposta ma c'è un perché che tu non conosci, sono andata dal ginecologo, dopo svariati esami il verdetto: non potrò avere figli..." "Parliamo francamente, anche se talvolta sei una rompiballe ti amo profondamente e di un pargolo non me ne frega niente anzi siamo fortunati così possiamo scopare senza problemi." "Per me è una tragedia, avrei voluto un ranocchio che assomigliasse e te brutto stronzo ma non l'avrò mai..." pianto di Eva."Cerca di ricomporti sennò a casa cosa penseranno, vieni da Fefè tuo che ti asciuga le lacrime e ti consola, magari mi puoi fare un pompino.Lo schiaffo fu parato da Fefè che se l'aspettava. "L'ho detto per sdrammatizzare." "Sdrammatizzare un corno, ti conosco sei un porco!"Per cinque giorni nessun contatto con Erik e Daniele poi una telefonata:"Sabato festa danzante a casa nostra, ricchi regali e cotillons, siete invitati, inizio ore ventuno .”Gli avvenimenti parevano aver cambiato il caratteredi Eva, più nessuna battuta acida, affettuosa e accondiscendente alle richieste  di Fefè, un'altra Eva con gran piacere dell'interessato. Alla festa oltre a Ginevra ed a Ursula c'erano molti altri invitati che Eva e Fefè classificarono appartenenti al circolo gay di piazza
    Cairoli, tutte persone socievoli, distinte, allegre, disinibite. Si.presentarono sponte loro ad Eva ed a Fefè facendo loro i complimenti:"Siete una bella coppia.", Eva fu invitata a ballare da un certo Alfio, Fefè si accorse che i due parlavano in continuazione ed Eva spesso rideva, praticamente la giovin signora passò la serata con lui.A quelpunto Fefè su buttò su Ginevra quella bruna, Ursula era bionda, guardandola negli occhi scoprì una personalità complessa, non era una sciocca, Fefè non sopportava le donne stupide, aveva una bella voce, le chiese se era lei che voleva un figlio. Si proprio lei ed aveva dinanzi un eventuale futuro padre ma niente provette, tutto al naturale...Ginevra era stata esplicita, figurati se Fefè non era d'accordo ma forse una certa Eva avrebbe avuto delle obiezioni, giuste obiezioni..."Ho visto che ti divertivi col quel signore, ridevi sempre e non ti sei stancata di ballare."ballare."  "Lo sai bene che è gay quindi niente gelosie, l'entrata in questo ambiente ha rivoluzionato il mio modo di vedere un po’ tutto cominciando dal sesso, non so cosa mi sia successo, è per me inspiegabile, forse sto vedendo le cose anche dal loro punto di vista, me ne sono meravigliata io stessa. Tu non ci hai fatto caso ma quella brunona brasiliana che ballava con Erik era un trans.""Ero troppo attento a quello che mi diceva Ginevra, anch'io sono confuso, ne
    riparleremo a mente serena."Il giorno dopo in ufficio:"Non ti arrabbiare ma voglio dirti quello che mi ha proposto Ginevra, senza ipocrisie. È lei che vuole un bambino ed io sarei, tu permettendo, il futuro padre ma tutto al naturale senza provette."Eva non aveva risposto, era entrata in crisi, non potendo avere figli avrebbe voluto conoscere un marmocchio di Fefè, era una pazzia, forse no, avrebbe chiesto solamente di poterlo vedere ogni tanto senza troppe intromissioni nella sua vita, solo vederlo ogni tanto, questo era la sua condizione.La notizia comunicata per telefono a Daniele ebbe l’approvazione  entusiasta anche di Erik oltre che di Ginevra e di Ursula ma come organizzare l’evento? Ci pensò l'interessata che propose un piano: letto matrimoniale prestato ai due temporanei amanti, gli altri avrebbero aspettato l'evolversi dell'evento davanti alla tv tanto per non pensare ai due in love.La sera seguente alle ventuno Eva e Fefè si presentarono in villa.. Grandi abbracci fra tutti e risolini per mascherare un certo imbarazzo, anche i gay si imbarazzano davanti all'eventuale nascita di un bebé che avrebbe avuto oltre la mamma tanti zii. Ginevra prese per mano Fefè e i due scomparvero dietro una tenda. In bagno Fefè  entrò subito in erezione con la sua proporzione fuori del normale e con sguardo un po' atterrito di Ginevra. "Non ti preoccupare so essere molto delicato." "Stiamo un po' abbracciati, vorrei della tenerezza,non sono più abituata ai maschietti. Quando ero in college ho avuto varie avventure etero ma nessuno lo aveva come il tuo. Vorrei dirti il motivo del mio rapporto con Ursula, è cominciato quando stavo con un giovane  molto bello e desiderato da tutte, mi ha fatto molto soffrire per le sue avventure con altre ragazze. lo dividevo una stanza con lei: un giorno mi trovò che piangevo  per colpa del mio amico, l'avevo trovato in camera sua con un'altra, piangevo a dirotto e Ursula mi ha consolato tanto che ha cominciato a baciarmi tutta e così è iniziata la nostra relazione, ho scoperto il mio lato omo, da allora siamo sempre insieme, anche lei è modella e giriamo un po' tra la Svizzera, la Germania, la Francia e l'Italia. Da allora non sono stata più attratta dagli uomini ma appena ho visto te...l'ho detto alla mia amica che non si è dimostrata gelosa quando le ho manifestato il proposito di avere  un rapporto con te anche perché avevamo programmato che io avessi un figlio.Fefè inizio il suo repertorio con un cunnilungus delicato, Ginevra apprezzò subito e dette segni di goduria .L'ingresso in vagina, anche se effettuato dolcemente, fece sobbalzare Ginevra che pian piano si rilassò e dette vita ad una serie di orgasmi multipli tanto dameravigliare anche Fefè. "Resta dentro finché puoi anche se non sarà più duro così sarò più sicura per una gravidanza." Ma quale ammosciamento, Fefè rimase anche lui meravigliato, il suo 'ciccio' non ne voleva sapere di ritirarsi in buon ordine e così riprese a muoversi dentro Ursula che apprezzò ricominciando le godurie."Sento la vagina un po' irritata." Gli amici di là si saranno addormentati, s'è fatta l'una, tu rimani qui io vado a raggiungere Eva.",Nel salotto, sbracati sui divani, nessuno aveva voglia di parlare, il viso di Fefè era di per sé una visione di quello che era successo.Giunti a casa senza il bacino di rito, si misero a letto.Passarono vari giorni, l'argomento sesso non venne trattato dai due fidanzati, finché non giunse la telefonata di Daniele:"Ci siamo perduti, cos'è successo?" "Abbiamo avuto molto lavoro in ufficio, niente di particolare. " "Sabato invito a cena da noi, c'è una grossa novità per voi, ciao." Daniele ed Erik erano vestiti di bianco dalla camicia alle scarpe."È questa la nostra divisa quando c'è un avvenimento importante, lo sveleremo a fine pasto." Erik:"Allora arriviamo al punto, se non abbiamo capito male abitate con i vostri genitori, giusto?" "Vero,vorremmo Fefè ed io una casa nostra , cerchiamo da mettere da parte qualcosa ma col nostro stipendio..." "Bene trovata la soluzione, abiterete nell'appartamento qui sopra di nostra proprietà, non l'abbiamo voluto affittare per ovvi motivi di riservatezza nemmeno ai nostri amici ma con voi siamo giunti ad un legame di affettuosità e di stima, che ne pensate? " "Siamo stupiti, non preparati a quest'offerta, naturalmente vi pagheremo l'affitto.." "Maquale affitto, noi siamo ricchi , ve lo intesteremo questa è la proposta."Fefè ed Eva avevano l'espressione di Alice nel paese delle meraviglie, si guardavano negli occhi senza parlare.""Avete perso la voce?" "La vostra gentilezza e generosità oltre che commuoverci come potete immaginare ci ha sorpreso, dire no ad una tale proposta sarebbe insensato, non vorremmo essere invadenti nella vostra vita privata..." "Nonc'è problema, l'appartamento-di sopra, peraltro ammobiliato, ha un'ingresso proprio e una scala a chiocciola interna che li unisce con una porta di divisione, anche noi teniamo alla privacy, allora affare fatto?" "Vorremmo prima parlarne con i nostri genitori non specificando che è un regalo da parte vostra."
    In macchina:"Eva ragioniamo sopra, quell'appartamento fra l'altro pure ammobiliato vale un patrimonio...cosa vogliono veramente da noi, niente rapporti sessuali ai quali
    non mi potrei abituare.”   " Ne so quanto te, siamo così simpatici da ottenere  si grande regalo, forse gli omo hanno un diverso modo di ragionare, piace loro vederci insieme felici ed averci a portata di mano per compagnia...boh" I relativi genitori non erano affatto felici della notizia loro fornita dai rampolli " Vivere insieme senza essere sposati..." "Papà te ho venticinque anni, io e Fefè abbiamo bisogno di una vita privata."
    Ci vollero un paio di giorni per il trasloco degli oggetti di ciascuno, alla fine tutti soddisfatti i novelli conviventi invitarono a cena Erik e Daniele, cena che sarebbe stata preparata da un'inedita Eva con qualche dubbio da parte di Fefè:"Sei sicura di essere all'altezza, non faremo una brutta figura?" "Mia madre è una signora all'antica e nei ritagli di tempo ha voluto insegnarmi a cucinare, ti stupirò."Quel sabato Eva fece il giro dei negozi per prepararsi alla pugna culinaria col risultato di:risotto cozze e vongole. seppie e pannocchie in brodetto (delizioso), trancio di pesce spada arrosto, contorni di verdure. Finale ananas, gelato al limone e caffè. Applausi da parte di tutti.Daniele: "Sei una sorpresa piacevole, sinceramente pensavo alla mia ulcera..."e inaspettatamente prese a baciare Eva in bocca, la cotale non osò tirarsi indietro anche se decisamente meravigliata, meravigliato pure Fefè che fece l'indifferente.La mattina seguente alle nove al mare."A parte l'ammirazione per le tue arti di cuoca ho visto un Daniele troppo interessato a te, che sia bisessuale?" "L'ho pensato anch'io,non è un brutto uomo ma..."Al sopraggiungere dei padroni di casa la conversazione cessò. Erik:"Ieri sera ho mangiato come un lupo ma non mi sento appesantito a parte il fatto che stamattina non ho fatto colazione, di nuovo complimenti, Fefè sei un uomo fortunato."Alle undici tutti in acqua, scherzi da parte di tutti con finale di togliersi i  costumi  con evidenti denudazioni in bella vista, al centro dei giochi la bella Eva  con grandi risate da parte dei due omo, un po' meno da parte di Fefè che non fece nulla per far finire quel gioco.Riposino pomeridiano poi la sera al ristorante 'La Sirenetta' un locale famoso per il buon cibo e molto ambìto dalla Messina bene, sicuramente era stato prenotato molto tempo prima.Nulla di nuovo sul  fronte sesso. Erik e Daniele al negozio, Fefè  ed Eva in ufficio, tutti  senza incontrarsi per vari giorni. Il cambiamento avvenne all'arrivo di Ursula e di Ginevra."Una grande e piacevole novità, sono incinta, sto zozzone c'è riuscito."

     
  • 23 ottobre 2016 alle ore 11:07
    LE LOLITE CRESCONO

    Come comincia: "Ci hai fatto caso che ad Ambra stanno crescendo le tettine, sta diventando una donnina.""Di testa è sempre una bambina." "Non sono molto d'accordo, tu la vedi da madre io...""Non mi dire che ti senti un po' padre." "Volevo dire da estraneo."
    Andrea, cinquantenne, da poco pensionato della Guardia di Finanza, si stava intrattenendo, insomma parlando, con Arlène sua buona amica, insomma avete capito, sua...Erano le diciassette, un buon tè verde, biscottini usciti dalle sapienti mani, sapienti in senso sia culinario che...di Arlène quarantenne, divorziata, sua dirimpettaia e amante da quando la sua ex consorte, Armida, aveva fatto la valige per assoluta incompatibilità di carattere.Arlène bionda, longilinea era dolce, sopportava il carattere un po' particolare di Andrea e questo era il motivo principale del loro buon rapporto e poi era bravina anche a letto cosa molto apprezzata da un Andreacchio, rimasto un po' cucciolone, insomma un bambinone al quale devi dire sempre di si, inquadrati i due? Bene.Altro personaggio di questa vicenda Ambra, tredicenne sua figlia, molto amica e compagna di classe di Angelica, sguardo furbetto, caratteristica particolare: un sedere a mandolino che l'interessata muoveva con studiata indifferenza. Giudizio dei professori maschi puritani: "Se fosse mia figlia..." degli zozzoni: "Cresci e ripassa!"
    'Ciavete fatto caso che er nome de tutti i personaggi del racconto hanno inizio con la lettera a, no? Be fatece caso!' Scusate il romanesco ma è una frase copiata da uno scheck di Aldo Fabrizi.Ritorniamo alle tettine di Ambra oggetto di interessamento di Andrea."Non è che di botto ti sei scoperto pedofilo?" "Non scherzare, tua figlia è anche mia figlia anche se, come Angelica, mi chiama zio, a me basta la madre, a proposito che ne diresti..." "Direi di no, oltre che lavorare in ufficio chi a casa lava, stira, cucina, fa le pulizie, rifa i letti, scopa, in senso di pulire per terra?" "Lascia perdere prima che ti spunti l'aureola di santa, lo sai che sono ateo." "Stasera pizza alla napoletana di Kamut e contorni vari, niente fornelli accesi, telefona in pizzeria alla tua amica Deborah con l'acca e cerca di non fare come al solito lo svenevole, sei ridicolo!" "Cara Deborah con l'acca che ne diresti di farmi pervenire illeche et immediate la pizza napoletana di Kamut?" "Non abbiamo la pizza illeche et immediate, ti mando solo quella di Kamut." "Come al solito hai fatto una figura ridicola come se tutti avessero studiato latino, a proposito vedi di dare una mano ad Ambra e ad Angelica sia col latino che col francese, a scuola le professoresse mi hanno detto che ne mangiano poco."
    "Forse dipende anche dal fatto che ambedue le due signorine hanno: capelli lunghi a treccia unica posteriore, occhi e bocca truccati, niente reggiseno e dalle maniche corte della maglietta si intravede l'inizio di tettine, pantaloni stracciati lunghi sino al ginocchio, scarpe con troppo tacco ed andatura..." "Stai descrivendo due passeggiatrici romene del porto di Messina, ci vedo un pizzico di gelosia."
    "Hanno suonato al campanello, sta arrivando la pizza 'illeche et immediate', chiama le due mocciose." Avevo dimenticato di dirvi che anche Angelica abitava nello stesso palazzo e quindi era sempre a casa di Arlène. Ambra: "Stasera l'arte culinaria si spreca: anatra all'arancia, pollo alla diavola, scaloppine al marsala, evviva." "Stasera le due spiritosone sono di corvè, tutte e due a lavare i piatti mentre io e vostro zio sul divano a vedere la televisione, c'è Montalbano." Arlène si era vendicata. In fondo ad Andrea la situazione non dispiaceva, circondato da tre esseri femminili anche se due immature si ma sin quanto immature? Un episodio mise in allarme il maschietto della scala A), un pomeriggio: "Vieni a casa mia, le due scimunite sono andate a casa di un'amica, sono arrapatissima."Un volo e subito sotto la doccia. Arlène un corpo da statua greca: 1,75, seno marmoreo misura tre, vita stretta, gambe chilometriche, piedi bellissimi. Quello che più attraeva Andrea era il fatto che la signora aveva punta del seno e labbra della cosina di colore rosato, in passato aveva avuto un rapporto con una negretta e ne era uscito disgustato, insomma era un pò razzista in fatto di sesso.
    Sul lettone,la baby a gambe aperte:"Da dove comincio?" "Non è possibile..."
    "Allora scelgo io: alluci in bocca, sono diventato feticista, la colpa è tua sono troppo belli, come ha fatto tuo marito a lasciare un essere come te, un imbecille!" "Ti rendi conto di quello che dici, lascia stare la filosofia e baciami il fiorellino a lungo!" "Agli ordini, eseguo."Arlène dopo due orgasmi fece cenno di avere bisogno di un po' di tregua che Andrea non concesse entrando in una vagina completamente allagata e arrivando sino in fondo col suo 'marruggio' grande e lungo, la natura era stata benevola con lui. Arlène dopo un altro orgasmo cominciò prima a leccare e poi a mordere il collo dell'amante il quale, da vecchio zozzone cambiò porta d'ingresso con delicatezza ma il calibro era quello che era e Arlène strinse i denti; ogni tanto accontentava il buon Andrea che nel frattempo le procurava un orgasmo con il dito medio sul clitoride, insomma una goderecciata gigante.In pieno post ludio i due sentirono sbattere la porta d'ingresso, Arlène schizzò via dal letto, anche se sua figlia immaginava il suo rapporto con Andrea non voleva farsi vedere in quello stato."Ciao cara sei rientrata presto." "Ho mal di pancia, stasera non mangio, vado in camera mia."Istintivamente quel ritorno prematuro non aveva convinto Andrea, da Ambra c'era di aspettarsi di tutto, non si era sbagliato, i fatti futuri gli diedero ragione."Zietto devo confessarti una cosa."
    "Conoscendoti non sono sicuro di poterti dare l'assoluzione, vai dal canonico della chiesa qui vicina." "Un prete non capisce nulla di sesso perché non ha esperienza in quel campo e poi..." "Ho capito ti sei fatta un boy friend e..." "Niente boy friend ho avuto un rapporto con Angelica, non so nemmeno io come sia successo, eravamo sul letto e ripassavano una poesia che dovevano imparare a memoria quando Angelica mi ha messo una mano fra le cosce, ho avuto un orgasmo profondo molto di più di quelli che provo da sola, sono in crisi." E mò che gli dici ad una tredicenne dal primo rapporto lesbico, vorrei vedere voi. Andrea prese il viso di Ambra fra le mani: "Alla tua età si scopre il sesso etero, a te è capitato il rapporto omo, non porti tanti problemi, nel medio evo gli omosessuali venivano incarcerati e tutt'oggi nei paesi arabi vengono sanzionati con la morte ma devi sapere che, specialmente fra le femminucce, in questi rapporti c'è tanta dolcezza al contrario dei maschietti in ogni caso è una storia vecchia come il mondo, avrai sentito parlare della poetessa Saffo che nell'isola di Lesbo amava circondarsi di belle fanciulle con cui aveva dei rapporti detti appunto lesbici. Rasserenati, sei giovane, stai aprendo gli occhi sul mondo, talvolta ti apparirà strano, accetta le cose come sono, cerca solo di non fare sbagli irreparabili come quello di rimanere incinta alla tua età, può succedere e la tua vita ne verrebbe sconvolta, insomma hai capito, quando hai dei problemi c'è qui il vecchio zio Andrea." "Non sei vecchio!" "Alla tua età consideravo vecchi quelli che avevano pochi anni più di me, insomma hai capito son qua!" Andrea era in crisi non per quello che aveva saputo da Ambra ma sul fatto di far sapere o meno ad Arlène quello confidatogli da sua figlia, perché aveva preferito lui, un estraneo, a sua madre, forse per vergogna; decisione: niente rapporto ad Arlène. Dopo quell'episodio Andrea guardava la due fanciulle con altri occhi come, le vedeva toccarsi vicendevolmente il fiorellino in cui erano spuntati i primi peli. La visione gli aveva procurato un innalzamento di 'ciccio' che lo aveva lasciato perplesso, cosa poteva succedere se durante una lezione di latino la mano sua o di una fanciulla prendeva una direzione 'sbagliata', non voleva pensarci, ne sarebbe venuto fuori un gran casino! "Zietto ti devo comunicare una novità, mi son fatta un boy friend, si chiama Alessandro è figlio della preside." "Bene così avrai la promozione assicurata, sto scherzando, impegnati nello studio, te l'ho detto varie volte nella vita non si finisce mai di studiare, io anche prima di congedarmi mi aggiornavo sulle materie tributarie." "No volevo dirti un'altra cosa, io ogni tanto gli prendo in mano il coso che diventa duro ma è piccolino, con l'età crescerà?" Porcaccia miseria...che atteggiamento prendere: "È una cosa normale per quella età farsi un'esperienza; non c'è nulla di male basta che non combinate guai," ma che guai potevano combinare boh..."Parliamo di altro, è un po' che tu e Angelica non venite a farmi vedere i compiti e a fare un po' di ripetizione, prova a chiamarla." "È a letto con la febbre." Andrea istintivamente capiva che non era il caso di restare solo con Ambra: "Mi hanno chiamato dalla caserma, devo fare delle foto, ciao." Andrea non si era sbagliato, ogni giorno incontrava Ambra sempre triste, per le scale lo salutava appena finché una sera alle ventidue sentì bussare violentemente alla porta d'ingresso, Ambra in lacrime si abbracciò ad Andrea, lacrime sempre più irrefrenabili, finirono sul letto.
    "Quando riuscirai a calmarti vorrei sapere cosa ti sta succedendo, guardami in faccia."
    Ambra non si staccava dall'abbraccio, ci volle del tempo finché "'Tu non sei stato mai per me uno zio, nemmeno un padre ma molto di più. A otto anni, tu eri ancora sposato con Armida, un pomeriggio entrai a casa tua, in salotto, con la scusa di un bicchiere d'acqua allontanai tua moglie e rubai da un album una tua foto in divisa. Alcune mie compagne di classe si accorsero della foto e ridendo mi chiesero se ero innamorata di quel bel giovane in divisa, era vero. Già da allora provavo per te un sentimento profondo che aumentava di giorno in giorno, ero diventata gelosa di tua moglie ma mi è parso d'impazzire quando giorni fa, rientrando in casa prima del tempo ti ho visto mentre facevi l'amore con mia madre, tu nudo, un dio con un coso grosso e lungo che avrei voluto io avere dentro di me, avrei voluto uccidere mia madre, mi chiusi in camera mia e non andai a scuola per una settimana, ora son qua..." Nel frattempo Andrea si era ritrovato nudo spogliato da Ambra che aveva preso in mano e poi in bocca il suo 'ciccio' diventato grosso e duro come non mai per poi dilagare nella boccuccia della ragazzina che seguitava, seguitava, seguitava... Un piacere inaspettato, un ricordo confuso, il cervello annebbiato, senza forze Andrea si ritrovò solo, solo col casino combinato senza quasi accorgersene ed ora? Cominciava ad albeggiare, Andrea girava per casa come istupidito in cerca di una soluzione, non poteva certo far fìnta di nulla, come comportarsi con madre e figlia eh, maledizione a lui era nei guai, Ambra non lo avrebbe mollato visto come si era comportata unica soluzione: la fuga ma dove? Il suo pensiero di rivolse a sua cugina Silvana di Roma che era stata per lui una sorella nei momenti difficili. Via, valige e partenza immediata con la fida Jaguar X type acquistata con i proventi della vendita della villa della defunta zia Giovanna. Durante il traghettamento un buon cappuccino con brioche, una buona boccata di aria marina, era proprio rinfrancato, non si poteva far condizionare da una quattordicenne si ma...uffa per lui era stato solo un pompino ma per lei il suo grande amore? Squillo del telefonino ahi ahi chi poteva essere, basta guardare...Arlène:
    "Ciao cara, ti avrei chiamato io, sono sul traghetto per Villa S.Giovanni, una telefonata di Silvana da Roma, suo figlio Cesare ha avuto un brutto incidente stradale, è ricoverato in coma, lo sai quando c'è un problema siamo sempre a disposizione uno dell'altro, per me Cesare..." "È come un figlio, mi pare che figli ce ne hai troppi in giro, soprattutto femminucce!" "Non ti metterai a fare la gelosona, non è da te, era un po' di tempo che pensavo di cambiare aria nel senso che andrò ad abitare a Cerenova dove Silvana ha una villa e poi se capita l'occasione, chissà al mare con tanta di quella foca..." "Non te ne approfittare perché sono innamorata di te, ciao." Andrea sperava di non ricevere altre telefonate invece...era Ambra, decisione immediata:"Cara ti sei voluta fare lo zio, mi sta bene ma 'semel in anno licet insanire', scrivitelo e traducilo, capirai, ciao."Si era levato un peso ma che sarebbe successo al ritorno? Basta pensare, non aveva avvisato la cuginetta:"Silvana indovina dove sono?" "A letto con qualche mignotta ho indovinato?" "Ci sei andata vicino, poi ti dirò, sono sul traghetto Messina - Villa S.Giovanni, verso sera sarò a casa tua."
    "Mi hai incuriosita, non riesco ad immaginare che porcata avrai combinato, da te mi aspetto tutto." "Mi hai dato dello zozzone e io non ti racconto niente, tieh."
    "Racconti, racconti, stasera andremo nella trattoria 'Urbana' sotto casa, hanno cambiato gestione e cucinano alla grande, ciao." Era un po' di tempo che mancava da Roma, ad Andrea la città gli sembrò diversa anche se nulla era cambiato: casa di Silvana in via Cavour 101, l'edicola all'angolo, l'ingresso di un piccolo albergo, il negozio di frutta e verdura, la macelleria, la chiesa di S.Maria Maggiore, i bar...l'aria di Roma, la sua Roma, dove era nato, mai dimenticata anche dopo i molti trasferimenti in giro per l'Italia. "Fatti una doccia, puzzi come un cane!" "Come saluto di benvenuto non c'è male!" "Sto scherzando, mi fa sempre piacere quando mi vieni a trovare, il racconto dei tuoi casini dopo cena, a stomaco pieno, sei come l'aspirina. Cesare stava bene, abitava per conto suo, ogni tanto cambiava fidanzata, a Messina ne aveva portate quattro tutte alloggiate all'hotel 'Paradise' a spese dell'Albertone o a Panarea presso l'albergo dell'amica Lidia. A cena il telefonino di Silvana squillava a ripetizione causa il lavoro di consulente tributaria e del lavoro, i clienti non gli davano pace nemmeno la sera. "Chiudi stà porcheria e che c..o!" "Aggiornami senza imbrogliare, non ti vergognare io sono come una vecchia mignotta a cui i cosi grossi non fanno effetto!"
    Uberto fu sincero, Silvana non battè ciglio: "Penso che sarai mio ospite a lungo, le lolite sono pericolose poi c'è di mezzo anche la madre, nemmeno Stecchetti quello scrittore pornografo del prima novecento avrebbe avuto la fantasia di un casino totale come il tuo." I giorni successivi Alberto si scoprì turista : stazione Termini, via Nazionale, piazza di Spagna, altare della Patria, via del Corso, fontana di Trevi tutto immortalato dalla fida Canon. Tornava a casa stanco e affamato ma si doveva improvvisare cuoco, Silvana sempre al lavoro non aveva tempo di cucinare ma non gli dispiaceva. Ricordava quando a Montecrestese, da finanziere, in una brigata di confine sopra Domodossola espletava il suo turno di cuciniere. Qualche giorno al mare a Cerenova nella villetta di sua cugina: sulla spiaggia a prendere il sole, cosa strana per lui non sentiva il bisogno di attaccare bottone con qualche baby sola sulla spiaggia, brutto segno non apprezzare più le attrattive femminili! La sera al solito ristorante:
    "Fammi un resoconto dei giorni passati al mare." "Solitudine totale, forse sento ancora lo shock del casino combinato a Messina." "Non è stata colpa tua, ti sei trovato in mezzo tra madre e figlia, non è che ti sei fatta pure la nonna?" Un pomeriggio squilla il telefonino, Arlène, dubbio se rispondere o meno..."Mon petit chou (la baby era di origine francese) sento il bisogno di parlarti, ormai è passato un anno e, come sai, il tempo...La scimunita mi ha messo al corrente, immagina la mia prima impressione, le due persone che più amo al mondo, ho abbracciato Ambra che nel frattempo, ne aveva combinata un'altra: aveva ripreso i rapporti omo con la su amica Angelica, ora pare che la situazione sia tornata alla normalità ammesso che nel nostro caso il vocabolo abbia un significato, non sono una conformista ma...mi senti, dimmi qualcosa, ho bisogno di sentire la tua voce." "Son qua, anche se potrà sembrarti improbabile ma è un anno che..." "Non so se mi faccia piacere o meno, dobbiamo ritrovarci, il tempo passa, o torni a Messina o io vengo a Roma." "Voglio parlarne con Silvana, è il mio 'consigliori', ti farò sapere.""Silvana..." "Ho capito tutto, la tua bella ti reclama ma tu non sai se tornare a Messina o restare qua ospite indesiderato, ci ho azzeccato?" "Alcune volte mi fai impressione, sei una maga, una maga buona che consiglierà |^ÌTtóxAtfeefto-di.."
    "Di fare quello che più desidera, nella tua camera potrei metter un altro letto, scegli tu."
    L'idea di fare il turista per Roma al braccio Arlène era una soluzione gradita, avrebbe anche fatto vedere alla sua bella la casa di via Conegliano vicino S.Giovanni dove era nato e vissuto sino al momento dell'arruolamento nella Guardi di Finanza, decisione apprezzata anche dalla cuginetta. Arrivo alla stazione Termini col cuore in gola da parte di ambedue gli innamorati, valige disfatte e immissione dei vestiti nell'armadio poi la solita cena a tre."Arlène più ti guardo e più mi piaci, non capire male, io apprezzo chi ama mio cugino e mi sembra che tu...A còsi non mettiamola sul patetico, Nando portaci una bottiglia del tuo meglio vino, dobbiamo festeggiare." A casa: "Belli qui ci sono due lenzuola la migliori del mio corredo, sono profumate alla violetta."
    Dapprima timidamente e poi sempre più violentemente a due presero a far l'amore, alla fine spossati: "A coso mi hai distrutto la cosina, ci vediamo fra un altro anno."
    "Non ti ho domandato di Ambra." "È ospite della famiglia della sua amica Angelica, non c'era altra soluzione, io non potrò stare a lungo a Roma, ho solo quindici giorni di licenza." I quindici giorni passarono in fretta, Arlène aveva pronte le valige quando:
    "Aspetta, una telefonata di mia figlia: dimmi tutto cara, come... non so che dirti poi mi informerai meglio quando verrò a Messina, un saluto da parte di Andrea, ciao cara."
    "Allora le ultime novità spero piacevoli." "Bah! Ambra si è fidanzata con un certo Agilulfo, anche se ha un nome impossibile è un ragazzone che conosco, suo compagno di scuola, un bravo ragazzo, di buona famiglia, spero riuscirà a cambiare la vita di mia figlia." "Cara Silvana valige doppie, torno nella città dello Stretto, quando vorrai sarai mia gradita ospite, a proposito tu niente maschietti?" Andrea riuscì a schivare un cucchiaio di legno, l'ultimo saluto della cuginetta.

     
  • 23 ottobre 2016 alle ore 10:50
    I LICENZIOSI

    Come comincia: I licenziosi chi sono? Senza scomodarvi a consultare il vocabolario ve lo suggerisco io: sono quei simpaticoni che se ne fregano delle convenzioni e, a modo loro, vivono felici.
    La simpatica storia che sto per raccontarvi è vera, non ci credete? Fatti vostri in ogni caso ritengo che la possiate apprezzare solo se avete il senso dello humor, non siete conformisti e soprattutto se amate il sesso!
    Protagonisti: Alberto e Nausicaa (ma voi pronunziatela con una sola a) e poi Massimo con Quinta regolarmente maritati sinché...
    "Che é sto casino, i nostri sovrastanti..." Alberto si era rivolto alla amata consorte commentando il rumore di vasellame sbattuto violentemente per terra e sulle pareti che proveniva dal soprastante appartamento dove dimoravano (non sempre pacificamente) i loro amici Quinta e Massimo. Vi meraviglierete, come d'altronde io la prima volta, quando ho appurato che ad un essere umano femminile fosse stato imposto al posto del nome un numero. Spiegazione: nella valle dell'Esino, fiume vicino a Jesi (An), forse per non scontentare i nonni o per altri ignoti motivi, ai nascituri venivano imposti invece di un comune nome dei numeri bah!
    "Il solito litigio, amore mio pensa ai bagagli." Nau aveva in testa il prossimo viaggio a Parigi e non aveva alcuna voglia di pensare ai fatti altrui.
    Finita la buriana, i due futuri turisti sentirono bussare violentemente alla porta d'ingresso.
    Elettra struccata e incazzata nera aveva poggiato a terra due valige: "Questa è la volta buona, ho trovato un messaggio di qualche bagascia sul telefonino di Massimo, torno da mia madre a Cingoli!" Per i non marchigiani è una località collinare in provincia di Macerata detta balcone delle Marche.
    Con un abbraccio i tre amici si salutarono, ogni frase sarebbe stata inutile.
    Dopo circa un'ora un bussare sommesso alla porta, era Massimo.
    "Siediti, stiamo preparando i bagagli, partiamo domani per Parigi, fermati mangerai un boccone con noi."
    "Massimo, forse avrai capito che questa è la volta buona, quando non va...se Nausica è d'accordo ti invitiamo a venire con noi, conosco un dirigente ali'Alitalia, penso che troveremo un posto anche per te, allegria!"
    Over booking adiuvante, i tre amici si trovarono in aereo seduti in tre posti vicini con in mezzo la femminuccia del gruppo.
    Alberto incallito fumatore di pipa,: "Vado in bagno..."
    Massimo era veramente a terra, occhi chiusi, forse una lacrima, la sua vita sconvolta. Nau gli accarezzò il viso e poggiò l'altra mano sulla coscia del vicino il quale, inaspettatamente, aumentò vistosamente di volume al centro, insomma lì, situazione rilevata da Nau con un sorriso di compiacimento: ancora, malgrado i trentacinque anni, riusciva a sollecitare gli appetiti sessuali dei maschietti. Bacino sulle labbra di Max e poi ritirata strategica, stava rientrando Alberto.
    Arrivo in taxi all'hotel De Ville. Il portiere parlava italiano: "Benvenuti signori i vostri nomi?" Alberto: "C'è un problema il nostro amico non ha prenotato e quindi..." "Spiacente signore, siamo al completo, a ferragosto..." Cinquanta Euro passano di mano da Alberto al portiere il quale: "Forse una soluzione ci sarebbe, mettere un lettino nella vostra camera."
    Panorama stupendo con vista sulla Torre Eiffel, camera abbastanza grande, lettino posizionato vicino finestra. "Massimo molla il muso, siamo qua per divertirci, ti troviamo una bella pollastra e via..." Cena deliziosa innaffiata da un buon Bordeaux che aveva messo in allegria la compagnia, passeggiata vicino alla Senna e poi ritorno in albergo.
    Massimo "Posso farmi la doccia?" "Nau: vai caro noi abbiamo da fare..." e mise in atto l'intenzione. Un doverosa premessa: al contrario di altre femminucce, Nau amava molto il sesso anale e per migliorare la prestazione ...
    Un passo indietro: da una rivista porno acquistata da Alberto aveva notato la pubblicità di due vibratori, uno normale con le solite batterie e l'altro molto particolare in quanto aH'interno cavo era possibile immettere dell'acqua tiepida che poteva venire spruzzata da due simil testicoli che, compressi, facevano giungere al collo dell'utero il liquido in sostituzione dello sperma, insomma un'aggeggio sofisticato che Nau decise di acquistare. Il giorno seguente si presentò dinanzi ad un porno shop e stava per entrare quando vide che come commesso c'era una femminuccia invece del solito maschietto possibilmente omo. Difficile capire quel che passò per la testa alla consorte di Alberto, forse una crisi di pudicizia fatto sta che ritornò a casa incazzata con se stessa.
    Pranzo col muso lungo, alla fine : "Posso aiutare la mia signora?" Nau raccontò l'episodio ed Alberto decise di far lui i due acquisti. Al suo rientro grande curiosità e Nau decise di provare subito quello con lo spruzzo con grande sua goduria. Ritorniamo a Parigi: in mancanza del vibratore la bella si accontentò di un sessantanove e, al rientro nella stanza di Massimo, insieme al consorte andò in bagno per una doccia ristoratrice.
    Al ritorno a letto: "Buonanotte caro, sogni d'oro." E si girò dalla parte del letto di
    Max. All'inizio non ci fece caso poi, allungando il collo, notò alla luce riflessa del lampione sottostante che il profilo del corpo di Massimo aveva come dire, un andamento particolare: al centro si ergeva un alberello piuttosto pronunziato. La signora, accertatasi che il consorte già dormiva della grossa, decise d'impulso di andare di persona a verificare quella specie di cannocchiale.
    Le venne in mente l'inizio di un canto carnascialesco romano: 'Tre palmi sotto il mento ci sta un bel monumento'in questo caso bastavano due palmi...
    Come suo costume, d'istinto decise che voleva prendersi una vacanza sessuale, prese in mano quel coso il quale reagì allungandosi ancora di più, altro che alberello era una sequoia! Come aperitivo un piccolo bacio sulla punta e poi immissione in bocca che praticamente fu riempita, dopo qualche su e giù il ciccio di Max decise che la cosa era molto piacevole e quindi inondò la bocca della signora che apprezzò il buon sapore molto migliore di quello di suo marito. Stava per ritirarsi quando constatò che il cannocchiale non solo non si era ritirato anzi sembrava ancora più lungo e grosso... Decisione: uno smorcia candela (se non sapete l'origine della locuzione ve la spiego dopo) in parole povere decise di cavalcare Max anche se si accorse subito della difficoltà considerate sia la lunghezza e soprattutto il diametro del pene. In passato aveva avuto esperienze con vari maschietti ma mai una bestia di quella portata mai, ci volle del tempo prima di arrivare in fondo. Lo schizzo dello sperma gli ricordò quello provato con il vibratore. A quel punto presa da una frenesia sessuale decisa che anche culino dovesse provare qualcosa di insolito, strinse i pugni quando... Alla fine di recò in bagno dove per sua fortuna teneva una pomata per lenire il dolore, decise che non avrebbe mai più cercato di provare analoga esperienza. Uno strano collegamento di quando era in collegio le sue colleghe che studiavano tedesco pronunziavano ridendo la frase: 'la gatta nel carbone', non aveva mai provato a tradurla in tedesco, provateci voi!
    La mattina si trovò sola nella stanza, raggiunse i due maschietti al bar per la colazione. Il Barman: "La signora gradisce della panna nel cappuccino?" Nau si mise a ridere ricordando lo sperma di Max ingoiato lasciando il marito interdetto per quella risata per lui inspiegabile...
    Un passo indietro: lo smorcia candele era una canna in cima alla quale veniva apposto un cono di alluminio che serviva in chiesa per spegnere le candele poste più in alto, parlo di anni addietro.
    La vacanza dei tre? I giorni successivi vita da turisti comuni: viaggio in bateau mouche quei battelli che 'solcano'la Senna e ti fanno vedere Parigi dal basso, visita di qualche museo (Alberto si rompeva...), anche qualche locale classico per turisti tipo Moulin Rouge, in fondo una noia, solo una certa Nausicaa (con due aa) avrebbe avuto un ricordo indelebile.. "Cara è un bel po' che sei in bagno, si tratta di colite?" "Di culite, di culite maledizione!"
    La gatta nel carbone si traduce in tedesco in: 'katze in der kohle'!

     
  • 23 ottobre 2016 alle ore 10:07
    MELANIA CRESCE

    Come comincia: Era il 31 marzo 1967 quando la dolce Melania Milafi aveva lasciato il comodo pancino della mamma per respirare l'aria marina della città di Messina dopo che un ostetrico, per dovere professionale le aveva accarezzato, non proprio dolcemente, il piccolo sederino suscitando la arrabbiata riprovazione dell'interessata.
    Il lieto evento tanto desiderato dalla mamma Mara, figliatrice di razza, era stato accolto con gioia dal papà Gaetano, dal fratello Antonio, bel pupone grassottello e dalla sorella Ann detta 'chatte' (gatta) a causa del suo sguardo felino dei suoi occhi verdi che non promettevano nulla di buono per chi osasse contraddirla. La piccola Melania crescendo era attenta a tutto quanto la circondava; sempre calma e sorridente si metteva in agitazione solo a stomaco vuoto ed a pannolino pieno.
    I familiari accorrevano in gran fretta per evitare piagnistei udibili in tutto il palazzo. Una volta soddisfatta la baby riprendeva la normale tranquillità.
    Riconosceva le persone che la attorniavano abitualmente ed alle quali distribuiva larghi sorrisi, non altrettanto bene con estranei accolti con pianti di ripulsa. "Gaetano come ti spieghi che tu e tua moglie, classici esemplari del tipo mediterraneo avete sfornato una figlia biondissima?
    Gaetano, buono d'animo, attaccato alla religione sino allo spasimo, non accettava la provocazione con senso dello humor ed evocava lontani parenti di origine irlandese che sicuramente avevano contribuito a trasmettere le caratteristiche nordiche alla bimba. Mara dalla moralità ineccepibile, non accettava il sarcasmo e fulminava con lo sguardo truce l'improvvido irrisore.
    Melania cresciuta assai viziata, voleva far valere sempre il suo punto di vista talvolta con richieste decisamente stravaganti come quella di voler andare a passeggio di notte. Altra peculiarità, non apprezzata dai fratelli, era quella di cercare l'anima' dei giocattoli, compresi quelli di Antonio e di Anna con la conseguenza di ridurli in uno stato pietoso e di vedersi precluso l'ingresso nella comune sala giochi.
    Un giorno scoprì un passatempo piacevole: a cavalcioni sulla sponda del lettino aveva provocato eccitazione nello strusciarsi il fiorellino con la conseguenza finale di una gradevole goduria alla quale, in seguito, ricorse spesso. Stranamente Melania, sin dalla prima volta, aveva accettato con piacere la novità di frequentare l'asilo; si trastullava con maschietti e con femminucce ma non aveva abbandonato la inveterata abitudine della sistematica distruzione degli altrui balocchi (i suoi erano diventati dei rottami) vezzo non apprezzato dai compagni di giochi.
    Nemmeno le maestre erano immuni dalle sue burlette: una voltatila richiesta di una maestra di andare a prendere una palla rossa, l'aveva scelta di color verde ed aveva ripetuto lo scherzo tante volte sinché convinse la insegnanti che fosse daltonica. A casa mamma Mara ripetè l'esperimento e capì subito che la piccola rompiscatole aveva messo in atto uno dei suoi giochetti.
    Altri problemi erano sorti allorché la deliziosa baby era stata iscritta alla prima elementare: abituata a svegliarsi dolcemente in tarda mattinata, rimpiangeva l'asilo giudicando I scuola elementare un motivo di disturbo delle sue buone abitudini. Mara come il papà Gaetano ed i fratelli dovevano essere presenti al posto di lavoro o a scuola alle 8,30, orario che Melania giudicava antelucano.
    La storia si ripeteva ogni mattina, Melania veniva appoggiata ed in seguiti sbatacchiata sul divano del salone al fin di farla svanire dal sonno.
    Tale comportamento non aveva dato esito alcuno in quanto l'interessata riprendeva placidamente a dormire il sonno del giusto per cui un giorno Mara, esasperata, IOaveva adagiata delicatamente ma con decisione sul piano esterno della porta d'ingresso.
    La mancanza del solito calore, non solo umano, svegliò di botto la piccola sfortunata che capì l'antifona e corse precipitosamente a farsi vestire, con le buone maniere... A Melania si potevano rimproverare tante manchevolezze ma non quella di essere una studentessa negligente. A scuola seguiva con attenzione le spiegazioni degli insegnanti, a casa era scrupolosa nel seguire i compiti assegnatile, i maestri erano entusiasti, i genitori piacevolmente sorpresi soprattutto la mamma che negli studi non era stata eccelsa (aveva preso dal padre).
    La famiglia Milafi era inaspettatamente aumentata di numero allorché un implume passerotto, caduto dal nido, era approdato sul terrazzino di casa. "Dono del Signore" aveva chiosato papà Gaetano, "Rottura di scatole" aveva commentato la più pratica mamma Mara che vedeva aumentato il 'bordellino' in casa.
    Ciccio Pupella (questo il nome appioppato al volatile dal buon Gaetano) cresceva circondato dalle affettuosità di Antonio e di Anna che lo imboccavano con una cannuccia, Ciccio li ricambiava con leggere beccatine sulle mani o sui lobi delle orecchie quando si arrampicava sulle loro spalle.
    Talvolta veniva ristretto in gabbia per evitare che lasciasse in giro le sue 'fatte', evento non apprezzato dall'interessato che non si rendeva conto delle ragioni della sua prigionia.
    Quello che però faceva più incazzare Ciccio Pupella era l'abitudine di Melania di prenderlo in mano e di portalo in bocca subissato di tanti 'bacini'. "Melania non mettere l'uccello in bocca, è un volatile" sentenziava Mara senza rendersi conto del doppio senso...Un giorno Ciccio Pupella, stanco dei continui 'bacini', adocchiata una finestra aperta, divenne uccel di bosco.
    Melania cresceva bene in altezza, anche il seno le era cresciuto prosperoso al contrario della sorella Anna praticamente piatta. In comune le due sorelle avevano gli occhi ereditati dal padre, grandi e luminosi che cominciavano a truccare quando uscivano, di nascosto di mammina. AQUIBNDICI ANNI per Melania il primo flirt con grande frustrazione della genitrici che era in costante lite condominiale con lo zio del prescelto: Melania si era fidanzata con Tonino Marrazzo. Mara accampava sempre nuove scuse per impedire alla figlia di incontrarsi con boy friend, in verità non era facile in quanto Tonino era il classico bravo ragazzo, studioso, serio, ben educato, il suo 'difetto' era quello di essere il nipote di Giuseppe Marrazzo.
    "Mamma non facciamo niente di male, ti prego fammi andare al cinema con lui.
    "Ci mancherebbe pure che facessi qualcosa di male, vada per questa volta ma che non diventi un'abitudine."
    Mara era giunta al matrimonio vergine ed aveva idee molto severe in fatto di sessualità. Per paura che le figlie facessero qualcosa di proibito rappresentava situazioni di pericolo come quella di essere considerate dalla gente delle poco di buono, di rimanere incinta di non potersi più sposare perché non più vergini.
    La pillola anticoncezionale, poi, portava al tumore, il papà rincarava la dose affermando che i rapporti prematrimoniali rappresentavano un peccato mortale. Melania non andava al di là di casti bacini che però producevano in Tonino effetti prorompenti aH'interno dei suoi pantaloni. Dubbiosa la baby si limitava a toccare il 'coso' al di sopra della stoffa ma col tempo, presa dalla curiosità, aveva acconsentito che Tonino 'lo tirasse fuori.'
    Subito gli era parso mostruosamente grosso e decise che mai avrebbe permesso di farselo introdurre nel suo piccolo buchino. In seguito, innamorata più che mai,aveva acconsentito ad effettuare 'lavoretti' manuali ed infine anche 'orali', quesfultima pratica aveva dei risvolti di sapidità non piacevoli e c'era voluto del tempo per abituarsi. L'unica cosa che non apprezzava in Tonino e che non sapeva farla godere. Il boy, come molti suoi coetanei, aveva idee confuse sulla conformazione sessuali tà femminile, le sue mosse maldestre avevano convinto Melania a riprendere le buone abitudini acquisite da bambina. Una svolta nella vita di quesfultima avvenne allorché giunse a scuola il nuovo professore di educazione fisica: durante l'ora di ginnastica : durante l'ora di lezione tutte le sue compagne di classe erano eccitate. Sandro Ridolfi proveniva da Ferrara ed aveva partecipato alle ultime olimpiadi nel corpo libero. Era stato eliminato al primo turno ma restava il fatto che poteva sfoggiare un fisico muscoloso, scattante e col petto con la classica forma di carapace di testuggine.
    Abitava in una villa vicino al lago di Ganzirri di proprietà di suoi cugini, i Milioti, ricchi commercianti di vini. Il motivo di quel trasferimento a Messina non era dato sapersi ma, tutto sommato, non interessava nessuno o quasi.
    Un giorno Melania, mentre giocava a pallavolo cadde a terra ed affermò di essersi fatta male ad una caviglia. L'insegnante Ridolfi ritenne opportuno penderla in braccio ed accompagnarla con la sua auto al pronto soccorso. Dinanzi al medico di turno Melania non ricordò con sicurezza quale caviglia si fosse infortunata... "Professore sono pesante, si è stancato a tenermi in braccio?"
    "Per ora mi sono stancato di farmi prendere in giro, ti accompagno a casa e vedremo quello che diranno i tuoi genitori!" "Professore non mi rovini, soprattutto mia madre la prenderebbe male, la prego...sono pronta a pagare pegno."
    'Tradotto in parole povere quale sarebbe?" "Quello di darmi il suo indirizzo di casa sua. " "A che servirebbe?"
    Nella vita non si sa mai." Melania aveva buttato l'amo e vi aveva inserito un verme appetitoso, se stessa, si era stancata di un bambino, tale considerava Tonino e voleva concedersi nuove esperienze.
    I giorni passavano inutilmente, Melania si sentiva offesa, non era una ragazza da buttare anzi...
    "Professore mi si è acuito di nuovo il dolore alla caviglia."
    "Il dolore non è un pochino più in alto?" Melania era diventata rossa in viso, per fortuna nessuna aveva potuto udire la conversazione, era in fondo alla palestra. "Posso andarmene dopo che mi ha trattato da puttana?"
    "Non era mia intenzione, ti chiedo scusa, tieni."
    Sandro le aveva passato un biglietto con un numero telefonico l'indirizzo della sua abitazione a Ganzirri.
    Melania doveva risolvere due problemi:
    escogitare una scusa per allontanarsi da casa;
    trovare un mezzo di locomozione per raggiungere Ganzirri da viale dei Tigli, non aveva la patente né tanto meno una macchina.
    Soluzione:
    -copertura da parte di Margherita sua compagna di scuola;
    una bicicletta procurata dalla stessa.Melania percorse velocemente gli otto chilometri di distanza, senza, per fortuna, incontrare alcun impiccione parente o amico che fosse.
    Sandro era dinanzi al cancello della villa ad aspettarla, prese la bicicletta e la depositò nel garage fuori della vista di estranei.
    "Che bel posto, vorrei visitare il giardino, da fuori sembra magnifico."
    Sandro non fu particolarmente felice della richiesta che considerò improvvida ma non fece commenti.
    Melania ebbe modo di ammirare i prati all'inglese, le siepi ben tenute, gli alberi di alto fusto, le terrazze che degradavano verso il lago ed infine la gabbia degli uccelli.
    Furono accolti da un 'cornuto' parola pronunziata da un bell'esemplare giallo e nero di pappagallo.
    "Vedi questo è il pierino della specie, è un pappagallo indiano che, oltre che alle parolacce apprese da un giardiniere palermitano, imita in maniera perfetta tutti i suoni. Sto scass...zzi in passato ha fatto impazzire un po' tutti: col suo trespolo era stato piazzato all'ingresso della villa. Aveva imparato così bene ad imitare lo stridio del cancello che, ad ogni sua performance, qualcuno andava a controllare. In ultimo è stato sgamato ed immediatamente esiliato fra gli altri uccelli." Entrarono in casa, all'interno si avvertiva la mano di un architetto, gli alti mnmuri erano rivestiti con marmi pregiati, i mobili di legno massiccio erano di fattura antica, ben restaurati, tutto dava l'idea di opulenza e di buon gusto.
    "questa è la mia stanza arredata con arte povera ma l'ho migliorata con un televisore maxischermo e con un home thè. Poco dopo infatti la stanza fu inondata da una musica romantica.
    Sandro prese Melania fra le braccia iniziando a ballare ma per modo di dire in quanto non si spostava da una mattonella, si francobollò sul suo corpo mentre le mani presero a strizzare violentemente le natiche di Melania che si trovò in bocca un grosso randello che le impediva di respirare. Per ultimo dovette assaporare una spuma acida che nulla a che fare aveva con quella di Tonino. La signorilità e
    stile non erano di casa dalle parti di Sandro abituato più a trattare con professioniste del sesso.Melania andò in bagno a vomitare, era stralunata.
    "Ti senti male?"
    'Tra poco ti sentirai male tu, maledetto maiale" e prese in mano un grosso candelabro. L'insegnante di ginnastica fece ricorso a tutte le sue qualità di atleta ed approdò velocemente al piano di superiore, non riusciva a capacitarsi del comportamento di Melania, talvolta le donne...
    Melania in bagno di riempì la bocca di dentifricio per cercare di eliminare quel cattivo sapore, in garage prese la bicicletta e via a casa di Margherita alla quale raccontò gli ultimi avvenimenti ed insieme concertarono di riferire tutto al preside il giorno seguente.
    professor Pugliatti le accolse col solito sorriso che sparì presto dalla sua bocca allorché apprese le malefatte del professor Ridolfi.La versione dei fatti di Melania era un pò 'prò domo sua' ma fu creduta in toto. Dopo quattro giorni il professore di ginnastica Sandro Ridolfi andò a mostrare il suo carapace in un'altra scuola d'Italia trasferito d'ufficio dal Ministero della pubblica Istruzione, pare che avesse avuto altro analogo incidente a Ferrara...

     
  • 22 ottobre 2016 alle ore 17:57
    SALVO E LA GELOSIA

    Come comincia: Ti vedo inquieto, stralunato, sospettoso verso la tua partner.
    La gelosia:
    "È un mostro dagli occhi verdi che schernisce la carne di cui si nutre", Shakespeare ha ragione;
    è un sentimento degli dei pagani verso gli uomini; gli dei non gradivano che i mortali si 'facessero' le loro femminucce;
    è una proiezione della propria insicurezza verso gli altri, è tipica di una mente debole, invidiosa, immatura;
    è la profezia di futuri tradimenti, il tuo lato nascosto, dea velata ed oscura che arde dentro di te.Se ad un cocktail noti gli sguardi assatanati degli invitati maschi attratti dalle grazie della tua amata, non accendere la sigaretta dalla parte del filtro, ti intossicheresti ancor di più; se non possiedi te stesso non puoi possedere una donna.
    Il tuo simbolo? Le Erinni vendicatrici.
    Cerchi di vincolare la tua partner? Non puoi incatenare un raggio di sole!
    Una moglie laida non potrebbe sconfiggere la tua gelosia: ti farebbe becco per dimostrare che anche lei...
    Se osservi delle foto della tua signora fasciata in un succinto bikini la quale, sorridente, offre agli astanti la visione di un rigoglioso, prosperoso e lussureggiante bel vedere non devi lamentarti affermando:
    "Non dovevi farlo!" non spiegando a chi ti riferisci:
    alla consorte troppo ... generosa;
    al fotografo che ci ha guadagnato sopra;
    all'allupato, abbagliato spettatore che sbiluccica le immagini.Il tuo persecutore più odiato? Andronico 1° imperatore di Bisanzio che codificò le corna facendo appendere quelle dei cervi da lui cacciati sulle mura dei palazzi appartenenti ai mariti cornificati.
    Per le protuberanze frontali di cui tanto ti adombri, rivolgiti agli dei Dioniso o Pan se sei pagano o, se cattolico, a san Giuseppe od anche a san Martino, loro ne sanno qualcosa. Prova a voltar pagina: sdraiati su di un morbido giaciglio con musica romantica in sottofondo, chiudi gli occhi ed immagina la tua amata che, languidamente, emette piccoli ululati di piacere nascosta sotto il corpo di un robusto maschione e che, guardandoti, ti sussurra:
    "Sto con lui ma è come se giacessi con te, la mia gioia è pure ia tua..." Ammira la sua faccia tosta!
    Ecco vedi come dovrebbero andare le cose, lei sarebbe più tranquilla e felice, tu ci guadagneresti perché moglie allenata è come un'atleta, rende di più...
    Ed, infine, non pensi che i miei consigli andrebbero ricompensati? Ti prego metti una buona parola a mio favore con la tua amata, te ne sarei tanto grato...

     
  • 20 ottobre 2016 alle ore 8:43
    UN AMORE FOLLE

    Come comincia: “Tre palmi sotto il mento ci sta un bel monumento!” Questa tiritera Maurizio l’aveva recitata a tavola dove sedevano anche la madre Eleonora ed il padre Armando il quale: “Ah regazzì chi t’amparato ste zozzerie e poi dinanzi a tu madre!” “Nun ce crederai ma l’ho sentita da te quand’eri sotto la doccia solo che tu dicevi due e non tre palmi il motivo è che…” “Lasciamo perdere, stavo scherzando e finiamo stò piatto di pappardelle all’anatra in onore di tua madre che s’è sacrificata tutta la mattina ai fornelli.”
    Alberto era il capo della famiglia  Bevilacqua cognome quanto mai inappropriato in quanto  i suoi antenati erano immigrata a suo tempo nella città eterna provenienti dalle Marche, famosa regione per il vino ‘Verdicchio’.
    Rispetto a tante altre unioni famigliari quella di Alberto poteva considerarsi d’esempio: lui consulente presso uno studio tributario,belloccio ,  la gentile consorte una ammazzone di m.1,80  simpaticissima e sempre sorridente insegnante di ginnastica, il figlio Maurizio con fisico materno, bravo a scuola  con girl-friend Susanna anche lei sedicenne iscritta al primo liceo classico. Talvolta Mau ne combinava qualcuna delle sue come quando fece pervenire ad una sua compagna di classe molto religiosa, timida e vergine un ‘pizzino’ con su scritto: ‘you make me a  blowjob?’  che la ragazza tradusse puntualmente come una richiesta di sesso orale. Il biglietto fu portato in cattedra al professor Gatti laico, miscredente e ateo come Maurizio ma che non poté far altro di far presente la situazione al preside con la conseguenza della sospensione di Maurizio dalle lezioni per tre giorni con un rimprovero scritto.
    Tutto sommato la questione fu presa in famiglia come una ragazzata con la promessa dell’interessato di farsi fare quel lavoro dalla sua ragazza!
    Il menage famigliare era piuttosto costoso, affitto per l’abitazione,  oltre le normali spese di gestione una Smart per Eleonora, un Cinquecento per Alberto e un motorino per Maurizio e così Eleonora di pomeriggio si recava presso una vicina palestra per fare la ‘fitness instructor’ e da qui cominciarono i problemi, vi spiego il perché. Frequentatore della palestra un tale di nazionalità inglese ma di madre italiana tale Archie Morris cinquantenne, uomo di stile nel vestire e nel porgersi alla gente, elegante nel tratto piuttosto ben visto dal gentil sesso, scapolo, concessionario delle marche inglesi di automobili Aston Martin, Mini e di motociclette Ariel. Inutile dire che le signore frequentatrici la palestra gli giravano intorno come trottole ma il cotale con un sorriso le allontanava sin quando…e qui cominciarono a sorgere problemi.
    Chissà quale meccanismo amoroso era scattato nella mente di Archie ma la visione di Eleonora lo sconvolse e dire che di donne in passato ne aveva sempre fatto collezione senza legarsi a nessuna ma…e così prese a farle la corte: “Gentile signora, purtroppo i miei cinquantanni mi hanno portato come non gradito regalo una leggera pancetta di cui farei volentieri  a meno, mi darebbe un a mano per ‘spianarla’ un po’, le sarei grato.”
    Per Eleonora era una normale richiesta di un cliente della palestra a prese a cuore la cosa tanto da star molto vicino all’italo inglese e riceverne le confidenze.
    “Sono di padre inglese ma di madre italiana, di Roma, purtroppo mia moglie, un cancro… e i miei genitori morti in un pauroso incidente stradale così mi ritrovo solo, ho un appartamento a Londra vicino a Tamigi dove  talvolta mi ci reco per il week-end, gli affari vanno bene ma…e dopo quel ma un sospiro come per chiedere aiuto. Ogni giorno che passava il distinto inglese era più in armonia con Eleonora che non disdegnava le sue confidenze e la sua compagnia tanto da essere invitata a cena, invito non accettato consorte di Alberto che però cominciava ad essere in crisi con se stessa. Una volta si ritrovò nella tasca della sua tuta un assegno di conto corrente in bianco. Chieste spiegazioni, il buon Archie la buttò sul ridere. “Un piccolo omaggio alla sua bellezza!” chiamalo piccolo, Eleonora poteva scriverci qualsiasi cifra, l’assegno tornò al suo proprietario. In seguito il cotale le mostrò nel suo telefonino un collier di oro bianco con perle e diamanti: “Bello vero?”. Altra volta: “Che ne dice di cambiare la sua Smart con una Mini Countryman, è molto ‘alla page’. Eleonora conosceva quella macchina e ci avrebbe fatto volentieri un pensierino, maledizione, ci voleva proprio quell’inglese a complicarle la vita. Pensò di dare di dimissioni dalla palestra ma poi..per motivi vari (ufficialmente per motivi economici) ma la verità era un’altra: l’inglese gli era entrato nel cuore con i suoi modi signorili, mai un’avance  sessuale ma si vedeva che il cotale avrebbe volentieri …
    Il cambiamento dell’umore di Eleonora non sfuggì ad Alberto. Quando si erano conosciuti avevano fatto un patto: massima sincerità nei loro rapporti, in qualsiasi campo non un contratto all’americana che ritenevano piuttosto volgare senza fiducia reciproca e quindi…
    “Appena me la sento ti dirò tutto, per ora…”
    Eleonora da poco tempo soffriva di mal di pancia mai avuti in passato, si dice che l’intestino è il secondo cervello,  questa affermazione nel suo caso era veritiera.
    Un sabato sera, quando Maurizio era uscita con la fidanzata Eleonora prese coraggio e mise  al corrente Alberto di tutta la storia senza tralasciare alcun particolare, il consorte che aveva immaginato qualcosa di simile le chiese solo: “Mi ami ancora?” “Moltissimo te le giuro ma…”
    Un pomeriggio Archie prese coraggio e invitò Eleonora e la sua famiglia a passare il weekend presso la sua villa sull’Appia antica, proposta passata al vaglio di Alberto che, ragionandosi sopra, ritenne di accettare, a quel punto…
    Ne doveva avere di soldi Archie, la villa di due piani, molto ben tenuta doveva costare un occhio della testa per tenerla in ordine com’era, due ettari di terreno intorno con piante esotiche, prato all’inglese e siepi curate; la famiglia Bevilacqua con al seguito Susanna era  rimasta basita da tanto lusso ostentata con leggerezza dal padrone di casa. La cena, servita da cameriere in smoking era fuori del comune: tagliatelle al sugo di lepre, cacciagione di varie specie, molto difficile da reperire, e poi costolette di agnello a scotta dito, insalate di tutti i generi, frutta servita in grandi vassoi d’argento. anche le posate erano dello stesso materiale, un omaggio al lusso!
    Archie stava facendo di tutto per sembrare simpatico e mostrò con modestia la sua magione, impossibile non rimanere impressionati.
    Alla fine della serata: “Quando vorrete sarete tutti i benvenuti” e a Maurizio: “Sono concessionario delle moto Ariel, penso che, come tutti i giovani vorrai avere una moto, dimmi quando avrai compiuti il diciottesimo anno sarà tua.
    Ritorno a casa in silenzio, nemmeno Maurizio, di solito casinista, aveva voglia di parlare, ognuno per motivi propri, soprattutto Alberto il quale il giorno dopo chiese ed ottenne di non andare in ufficio per una settimana, aveva bisogno di star solo per riflettere. La mattina a piedi lungo gli argini del Tevere irato à patri numi come nella poesia del Foscolo.
    “Eleonora dobbiamo fare il punto della situazione, inutile tacere dinanzi ad un problema, che desideri fare, io non ti lascerò mai, ti amo e sarebbe per me una perdita irreparabile.”
    “Non pensavo mai di amare due persone, è quello che mi sta succedendo, ho pensato a lungo, dipende anche da te, Archie mi vuole a tutti  costi, se sei d’accordo passerei un po’ di tempo con lui a Londra…”
    “Insomma una poliandria come nel Tibet ovvero una bigamia, devo stabilire con me stesso se riesco a sopportare la situazione, nostro figlio che penserà? dammi qualche giorno di tempo.”
    “I giovani di oggi  sono più aperti di noi in fatto di sesso, penso che avrà capito tutto, sarà allettato dal dono della moto che a Roma hanno solo i ricchi, costa un patrimonio.”
    Maurizio telefonò ai suoi parenti a Jesi,nelle Marche, avrebbe passato qualche giorno con loro, nel frattempo Eleonora avrebbe assaggiato l’aria di Londra e non solo, l’aria…
    Dopo quindici giorni la famiglia Bevilacqua era di nuovo al completo nella casa di  Roma in via Appia Nuova,  non quella Antica dov’era la villa del signor Morris.
    “Non voglio fare il ‘cuckold’ all’inglese ma vorrei sapere come sono andate le tue cose in campo sessuale.”
    “Non per consolarti ma Archie ce l’ha più piccolo del tuo e in campo erotico non è bravo come te, senza paragoni!”
    Era una bugia, un buon inglese aveva dimostrato quanto fosse sbagliato il proverbio: “Niente sesso siamo inglesi”, Eleonora aveva goduto alla grande come non mai, la sua era stata una bugia consolatoria per il marito. 
    Conclusione di questa avventura insolita: Eleonora, invidiata dalle sue colleghe che si posero tante domande poté mettersi al volante di una nuovissima Mini Clubman verde, il colore alla moda, Maurizio folleggiava per le vie di Roma con una strepitosa Ariel con dietro la deliziosa Susanna, Alberto...Alberto per orgoglio rinunziò ad una Aston Martin DB11 e rimase fedele a mamma Fiat con la sua 500, non aveva voluto speculare sulle qualità nascoste ma redditizie della consorte, talvolta l'orgoglio non paga!
     

     
  • 17 ottobre 2016 alle ore 1:42
    UN CUCKOLD, UNA SWEET, UN AMORE PARTICOLARE.

    Come comincia: Maurizio non era solito prendere il tram per rientrare a casa dall’Università ma la Cinquecento in riparazione lo aveva costretto ad usare quel mezzo di trasporto per ritornare a casa a Messina, in viale dei Tigli. Il tram stava giungendo ad capolinea vicino alla villa Sabin ma, stranamente una giovin signora se  ne stava in piedi  appoggiata alla maniglia di un sedile.
    Mau, da sempre dedito alle conquiste femminili,  pensò bene di avvicinarsi e, con fare indifferente, andò a sedersi sul sedile dove la dama aveva poggiato le mani. Sguardo indifferente della stessa che seguitò a guardare il panorama sin quando il mezzo di trasporto si fermò ed aprì le porte.
     ‘Capolinea’ la voce del conducente indusse tutti a scendere. La bionda scese e, lento pede,  si incamminò verso un vicino cancello dove erano situate varie villette. Mau la pedinò sin quando la stessa entrò in un portone poi riprese la strada per arrivare a casa sua.
    La visione di quella femmina di lusso (alla Pittigrilli, non sapete chi è, è uno scrittore a suo modo porno del primo novecento)le era rimasta impressa nella memoria: fronte alta, occhi grigi, naso all’insù come piaceva a lui (le femminucce dai grandi nasi gli sembravano dei travestiti) ed una bocca carnosa che invitava a pensieri...cattivi, maglietta rosa senza reggiseno, le tette deliziosamente piccole si muovevano ad ogni sobbalzo del tram. (Mauro non amava i seni da balia) occhi grigi, vita stretta,  pantaloni aderenti che mettevano in evidenza un bel sedere, altezza quasi quanto la sua che era di un  metro e ottanta, insomma un gran pezzo di…
    Nei giorni successivi Mau pensò molto a quella magnifica visione, sentiva che gli era entrata nel cuore, nel cervello, nel…insomma  se ne era innamorato anche se riteneva ridicolo innamorarsi di una femminuccia vista una sola volta, ma tant’è! Questa infatuazione lo portò a effettuare cose non proprio, come dire, intelligenti come fare un appostamento di ore all’ingresso principale dell’abitazione della cotale, sembrava un quindicenne alla sua prima cotta. La cosa non passò inosservata alla signora che una volta lo notò e lo affrontò: “Non so se debbo essere lusingata o preoccupata la mia domanda è…” “Le rispondo subito, anche se mi ritengo un razionale questa volta sto vivendo una situazione forse ridicola, non sono il solito disturbatore del gentil sesso, il fatto è che lei è la persona che mi ha stregato, voglia scusarmi.” E stava per andar vita quando…”Mi faccia compagnia, sto andando a prendere la mia auto, destinazione centro di Messina per acquisti.” Infatti poco dopo apparve una Jaguar con alla guida madame che con un sorriso lo fece accomodare nel sedile del passeggero.
    “Penso che avrà problemi di parcheggio per l’auto, il mio abituale è quello del Cavallotti, lo conosce?” “In verità no, in ogni caso è il benvenuto, non è molto tempo che abito in questa città, sono di parte femminile svedese, i miei, purtroppo sono deceduti in un incidente stradale, son qua con mio marito, forse lei lo avrà sentito nominare, è il chirurgo plastico Giuseppe M…., a proposito mi chiamo  Lucia come tante svedesi.”Un stretta di mano poi posteggiata l’auto visita a vari negozi femminili, cosa sempre aborrita da Maurizio, i maschietti al seguito di femminucce animate da furor di acquisto lo aveva sempre fatto ridere, ora ci era cascato lui!
    “Ora che ho finito di far il cavalier servente io vorrei tornare a casa, l’accompagnerò alla sua, mi indichi la strada.”
    Maurizio si fece portare sin nel cortile di casa sua, avrebbe voluto invitarla…”Non è il caso, arrivederci.” “Non è il caso di cosa?” “Dica la verità voleva che salissi nel suo appartamento o mi sbaglio?” “Nessuno sbaglio, lei è una maga, vorrei darle del tu e…” “Vorrebbe ben altro mio bel giovane ne pas? Diamoci del tu senza illusioni da parte sua, questo è il numero del mio cellulare, usare con parsimonia.” “Marito geloso? “Assolutamente no, è più svedese di me altro che siciliano!, au revoir.” Una perfetta marcia indietro e Lucia sparì dalla visione di Maurizio che lemme lemme salì in ascensore sino al suo piano.
    “Mau figlio mio hai una faccia…” “Quella che mi hai fatto tu dolce mammina, ho incontrata una fata.” “Basta che non sia una strega, vieni a tavola, a proposito sa cucinare?”  La signora Rosa era la classica genitrice della maglia di lana e del figlio paffutello. E chi pensa a mangiare pensò Mauro, era senza forze, non vide l’ora di buttarsi sul letto dove lo raggiunse  Mercurio, il suo dio preferito, che lo dileggiò sin quando Morfeo non lo prese fra le sue spire.
    Ormai Lucia era diventata per il giovane un pensiero fisso, la immaginava a casa sua a letto che dormiva, il suo risveglio, il nudo sotto la doccia e, in campo sessuale, un punto interrogativo. Che voleva dire che suo marito era più svedese di lei, troppi interrogativi, Mau si decise a telefonarle, era le otto e mezzo di mattina: “Sono…” non riuscì a fiore la frase che: “Ho capito subito che eri tu anzi mi sono meravigliata che non mi hai chiamato prima, desidero andare al mare, ti vengo a prendere con la Jaguar, non desidero mettere piede nella tua bagnarola, sto scherzando, fra un pò mi vedrai spuntare nel cortile.”
    “Andiamo al lido di Mortelle, ho affittato una cabina per tutto il mese.”
    La Jaguar sembrava volare sulla strada Panaramica dello  Stretto, Lucia guidava fregandosene bellamente del codice stradale e facendo sorpassi uno dietro l’altro.
    “Guarda che c’è il limite dei 50 orari, oltre alla contravvenzione potrebbero toglierti punti dalla patente.” “Nessun problema, tutto a carico di Giuseppe.”
    Maurizio non parlò più per tutto il tragitto, cercava di immaginarsi il costume che avrebbe indossato Lucia e…rimase di stucco quando la signora toltosi il leggero vestito apparve con un costume  brasiliano: un francobollo davanti ed un filo di dietro, una piccola fascia copriva solo il capezzolo. “Non fare quella faccia, mi sembri Pierino nel paese delle meraviglie!” e di slancio corse verso la battigia per poi infilarsi pian piano in acqua.
    “Non amo il freddo anche se per metà sono svedese, andiamo al largo, sai nuotare?”
    “Come un pesce” e presero a fare a gara chi era più veloce sinché si trovarono abbastanza al largo.
    “Vorrei parlarti di un argomento importante, mio marito: è un cuckold termine inglese che indica chi si eccita nel vedere la propria donna  sweet  fare sesso con un altro. Ho avuto questa esperienza per volere di Giuseppe che ha invitato un suo amico che però era non bello, volgare e soprattutto non ci sapeva fare a letto, una esperienza da dimenticare e così ho preteso da Giuseppe  che, pur accontentandolo, avrei io scelto un partner e il cotale sei tu ma non faremo sesso sin quando non saremo a casa mia per ora solo una assaggio orale.
    Maurizio prese a fare il morto mentre Lucia si dedicò ad una fellatio  sin quando la sua deliziosa bocca fu riempita da una flusso violento e prolungato. 
    “Ha un buon sapore, ho avuto mano felice nello sceglierti, ed ora a riva.”
    Dopo aver preso il sole per circa due ore ritorno a casa. “Ti telefonerò io per l’appuntamento, ciao mon amour.”
    I giorni passavano senza notizie di Lucia, Maurizio era impaziente e nervoso.
    “Figlio mio ti vedo triste, la tua bella ti ha lasciato?”
    Poco dopo giunse una telefonata: “Sabato sera alle 18 a casa mia, vieni a piedi.”
    il laconico messaggio. I due giorni più lunghi della vita di Maurizio; cercava di studiare ma con poco profitto, gli esami all’Università erano imminenti.
    Vestito elegante ma sobrio Maurizio si presentò a casa di Lucia mezz’ora prima dell’orario stabilito.
    “Sei in anticipo, io e mio marito ci stiamo preparando, vai nel salone e accendi la tv.” Giuseppe era un quarantino moro, altezza media niente di speciale pensò Maurizio, sicuramente ricco. Presentazioni: ‘Come sta’ da parte di Mau invece del solito ‘piacere’ segno di stile da parte sua.
    “Sediamoci, abbiamo ordinato la cena in da un ristoratore qui vicino, d’estate fa troppo caldo per cucinare e Lucia…” “Non sa cucinare” pensò Maurizio ma quel lato della baby sinceramente gli interessava poco.
    La padrona di casa apparve poco dopo: una visione: sotto un vestito elegante e trasparente si intravedevano reggiseno mini e slip pure mini.
    “Ho conosciuto mia moglie e Rimini un anno addietro, ero là per un convegno di studio e lei in vacanza con i suoi genitori, inutile dirle che mi ha colpitola sua avvenenza, bene diamoci del tu dato che sappiamo tutti il motivo per il quale sei qui.”
    Suono del campanello dell’ingresso: due camerieri con la cena e due bottiglie di un vino bianco siciliano. “Non dico buon appetito, è volgare vero cara?” La cara sembrava fra le nuvole, forse già pregustava l’incontro mentre Maurizio era perplesso per come si sarebbero svolti gli avvenimenti.
    “Io e mio marito nel mio bagno, tu nell’altro, appuntamento in camera da letto, march.” Lucia era sorridente.
    Maurizio fu il primo a prendere possesso del talamo, si coprì col lenzuolo per non far vedere subito il suo coso già in posizione di assalto al solo pensiero di un futuro godereccio.
    I due coniugi apparvero abbracciati e si baciarono palesemente per dimostrare il loro affetto reciproco. Chiuse le finestre il locale fu illuminato solo dalla luce di un abat-jour, atmosfera godereccia!
    Lucia prese in mano la situazione, scoprì il corpo di Maurizio supino, si fece penetrare in vagina e,vis a vis, prese  a cavalcarlo dolcemente. Giuseppe dinanzi a quello spettacolo si eccitò e si impossessò del culino della consorte prima lentamente poi sempre più velocemente per circa cinque minuti, smise per qualche secondo e poi riprese  sin quando godette una seconda volta e si ritirò in buon ordine lasciando libero il campo alla consorte ed all’amante i quali, vista la situazione, presero a dare sfogo alla voglia repressa da troppo tempo prima con un sessantanove e poi con tutto il repertorio della scienza erotica. Il marito seduto su una poltrona prese a masturbarsi.
     “Ammazzete che zozzone” pensò Maurizio per un istante ma poi riprese ad infilarsi nei pertugi di Lucia la quale dopo un lasso di tempo: “Basta, mi hai distrutto!”
    Il sabato era ormai  un appuntamento fisso con la solita coreografia solo che qualche volta Giuseppe si metteva supino e penetrava Lucia davanti e Maurizio dietro, quella stanza sprizzava sesso da tutte le parti!
    Anche le cose belle hanno una fine. Dopo circa sei mesi Maurizio prese delle scuse per evitare il sabato di andare a casa di Lucia la quale non se ne lamentò gran che. Conclusione la baby si era trovato un altro fustaccio per sé e per il per il marito cuckold e Maurizio una bella siciliana mora, meno altadell’amante ma con tette più voluminose, sguardo caliente ed una furia a letto.
    Mercurio di congratulò col suo protetto per la fine della storia, troppo impegnativa, e soprattutto per la conquista di una bella fidanzata molto gelosa ma non consapevole delle precedenti gesta del suo Mau che, da gentiluomo, tenne per sé la storia.
     
     

     
  • 12 ottobre 2016 alle ore 16:46
    UN'OPERA BUONA

    Come comincia: La timidezza? Coi tempi che corrono sembra non alberghi (vi piace alberghi?) nè nei giovani e tantomeno negli anziani, ambedue le categorie hanno un bel da fare nel mantenersi a galla in una società spietata in cui i vecchi valori non hanno più senso, l’unica cosa importante è il guadagno conseguenza del lavoro, che spesso manca o si perde, o la ricchezza ereditata dai soliti culi… fortunati.
    Abitante a Messina Ferdinando sin da piccolo aveva dovuto combattere con la insicurezza ereditata dalla madre, deceduta troppo presto, e malignamente sottolineata dal padre gran tombeur des femmes ma poco incline a capire la natura del figlio.
     Ferdy a scuola, dalle elementari alle medie superiori, cercava di mascherare questo suo problema con delle battute di spirito non sempre apprezzate dai compagni, in parole povere era diventato un solitario. L’unica sua fortuna era stata l’aver vinto un concorso  alla Camera di Commercio ma, ottenuta la indipendenza economica, decise di prendere il volo dalla casa paterna a Messina e comprare un’abitazione in provincia, ad Alì Terme, anche se ogni mattina doveva sobbarcarsi il tragitto da casa all’ufficio, l’importante per lui era star lontano da suo padre anche se formalmente ma solo formalmente i loro rapporti erano buoni.
    In ufficio la situazione non era migliorata, era l’unico scapolo che non faceva la corte alle damigelle che volentieri di sarebbero accoppiate con lui tenuto anche conto che, tutto sommato, era un bell’uomo: altezza unoesettantacinque,  fisico longilineo, accuratamente vestito ma..ma..con difficoltà a relazionarsi col gentile sesso. Conseguenza che le dame come i compagni d’ufficio lo avevano dipinto come allergico al fascino femminile e quindi…
    L’unica persona che gli stava vicino moralmente era Anna  che spesso si rivolgeva a lui per pratiche d’ufficio per lei ostiche ma anche per alleviare i suoi stati d’animo.
    Anna era felicemente maritata con Alberto più anziano di lei, anche la baby era oggetto di pettegolezzi soprattutto da parte delle colleghe invidiose sia per la sua eleganza che per il patrimonio immobiliare del consorte ammontante a vari milioni di Euro. (Cosa viene e a fare in ufficio a rubare il lavoro a chi ne ha bisogno!) una delle tante frasi caustiche che però si ritorcevano sulle pettegole dato che non ottenevano alcun risultato.
    Un giorno Anna: “Ferdy perché non ti fai una crociera, a giorni attracca a Messina la Golden Star, fa il giro del Mediterraneo, è una nave modernissima, lì troverai di tutto dal teatrino alle piscine, alla casa da gioco, al vitto eccellente oltre che qualche bella in cerca di avventure…”
    Ferdinando nicchiò molto ma alle insistenze della piacevole collega di ufficio si convinse e prenotò una cabina singola con visione esterna, una delle migliori al primo ponte, quello più ambito.
    In sala mensa si trovò al tavolo di due anziani e simpatici signori con i quali legò sin quando la dama, cinquantenne, con un gran sorriso prese l’iniziativa e da sotto il tavolo gli mise un piede fra le gambe,  sicuro segno di gradimento della sua compagnia. Ferdy ancora infantilmente considerava le signore al di sopra di trent’anni anziane e quindi si guardò bene di aderire alla richiesta e cambiò tavolo. Evidentemente le dame della nave avevano scoperto in lui un fascino particolare, in quest’altro tavolo erano sedute tre ragazze decisamente appetitose, Freddy fu invitato nel teatrino, fece amicizia con loro e, alla fine dello spettacolo, si trovò una delle cotali in cabina che, con un gran sorriso, si spogliò completamente ed andò a farsi una doccia. Davanti ad un nudo femminile mai visto, Freddy rimase imbambolato, da quel suo atteggiamento la signorina capì bene che non era il caso di continuare e se ne andò sbattendo la porta e pensando “Proprio a me doveva capitare un omo!”
    Dopo questa figuraccia Ferdy non se la sentì più di continuare la crociera e sbarcò nel porto di Tangeri. Aereo per Catania e poi rientro ad Alì Terme quanto mai frustrato.
    Rintracciato al telefonino da Anna, quest’ultima capì che non era più sulla nave e si fece confessare, con lacrime amare,  la triste avventura che aveva profondamente colpito il suo collega e amico. Evidentemente Anna aveva l’anima del buon pastore, raccontò tutto al marito e poi una richiesta particolare: “Voglio andare a casa di Ferdy, non vorrei che facesse una sciocchezza, troppo è stato il suo shock!”
    Alberto la prese sull’umorismo: “Non vorrei che ti violentasse…” “Lo sai che quello è il suo grande problema, da quel punto di vista puoi stare sicuro, non è invece che tu approfittando della mia assenza…” “Mi hai dato un’idea, hai vista quella nuova inquilina del terzo piano, mi fa gli occhi dolci… “Ah occhi dolci non dire fregnacce!”
    Anna caricò qualcosa per la notte in un borsone, non sarebbe rientrata  in casa e domani era un sabato e quindi libertà anche dall’ufficio. Naturalmente chiamò al telefonino Ferdy che non credeva alle sue orecchie, con un nodo in gola:“Ti aspetto…” La casa di Ferdinando era un unico isolato a due piani, un grande giardino ed un canile dove di giorno dimorava Ras un bel pastore tedesco.
    “Non sapevo che avessi un cane, bellissimo. “ “Vuoi andare fuori a cena o preferisci…” “Preferisco mangiare a casa, ho portato una bottiglia di Lambrusco.”.”
    “Non so descriverti quello che provo per questa tua venuta, non so quello che penserà tuo marito ma può stare sicuro"…” È questo è il punto pensò Anna, voleva aiutare il suo amico ma nello stesso tempo non creargli problemi se fosse stata esplicita in una sua richiesta sessuale e quindi, dopo cena, televisione come due buoni amici ma…
    “Ferdinando vorrei che tu provassi, insomma se non ti da fastidio che ne diresti di andare a letto insieme, fisicamente sei piacevole …”
    “Lo sai che per te farei qualsiasi cosa, lo sai che a letto sono un disastro ma…” Doccia insieme, Anna notò che in fondo Ferdy non ce l’aveva troppo piccolo anzi a riposo era più grande di quello di Alberto.
    Luci attenuate, nudi, Anna prese l’iniziativa chiedendo di essere baciata prima in bocca, poi sulle tettine ed infine sul fiorellino. Ferdy fece del suo meglio ed Anna si prese la sua dote di goderecciata con il cuinnilingus poi a sua volte  cercò una fellatio senza successo perché il ciccio di Ferdy proprio non ne voleva sapere di alzarsi.
    “Non ti preoccupare, m’è venuta in mente una certa idea e mi domando perché non ci ho pensato prima, ora ninna e appuntamento sabato prossimo a casa mia.”
    Quella per Ferdy sarebbe stata la settimana più lunga della sua vita, i giorni passavano lenti e il sabato alle diciotto posteggiò la sua Giulietta sulla strada per non dare adito ai vicini di Anna di malignare. Un mazzo di rose rosse precedette l’entrata in casa di Ferdinando che cercava di coprire la sua eccitazione in attesa della messa in atto di quell’idea di Anna che nel frattempo si dava da fare in cucina con piatti a base di pesce. “Ho un Verdicchio dei Castelli di Jesi, il mio amico Giorgio  me ne fa omaggio ogni anno ed io ricambio con dolci siciliani, è un po’ forte di gradazione.” E fu proprio l’eccesso di vino che portò Alberto a salutare e: “Ragazzi non vi offendete ma casco dal sonno, buonanotte!” Nessuno dei due ragazzi si offese anzi: “Ferdy prendi questa pillola, è un digestivo, ti farà bene.” I due uscirono  nel terrazzo anteriore, una vista mozzafiato del porto di Messina e della costa Calabra, Anna prese l’iniziativa e cominciò a baciare in bocca uno stralunato Ferdy che dopo un po’ di tempo ebbe una sorpresa molto gradita: il suo ‘ciccio’ stava aumentando di volume in maniera mai vista, Anna gli abbassò i pantaloni e gli slip dai quali emerse un coso lungo, molto più lungo di quello di Alberto pensò Anna, una sorpresa che si concluse con la masturbazione e la conseguenza goderecciata da parte di Ferdy che finì sulla  macchina di una zitella del primo piano che forse non avrebbe apprezzato…
    Ferdy sembrava impazzito, trascinato in bagno da Anna, dietro suggerimento di quest’ultima, si lavò ben bene il coso rimasto sul ‘presentatarm’ con gioia della sua compagna che lo trascinò sul divano per un’entrata trionfale nella sua gatta vogliosissima . “Ce l’hai molto lungo, mi sei arrivato al collo dell’utero, mai provato un simile piacere, non ti fermare!” Nessuna fermata, Ferdy era diventato una locomotiva che smise di viaggiare allorché la sua compagna: “Mi hai distrutto, non ho mai goduto così in vita mia...Quella che hai assunto era la ‘Spedra’, da ora in poi non avrai più problemi di erezione, riposati poi torna a casa tua, preferisco per ora che mio marito non immagini quello che è successo, un bacione finale.”
     Dire che la vita di Ferdinando era cambiata  era dir poco, il signorino si sentiva sicuro di sé e cominciò a mettere in atto in ufficio una strategia particolare, tenuto conto della sua fama di impotente, decise di seguire una sua collega nel bagno delle signore, collega nota per le sue conquiste amorose: “Scusa cara ma il gabinetto degli uomini è occupato, ti dispiace se, data l’urgenza, uso questo?” e nel frattempo tirò fuori un ‘ciccio’ in piena forma che fece strabuzzare gli occhi alla dama la quale pensò bene di approfittare dell’occasione e di abbassare gli slip con la conseguenza ‘immisio penis gigans’ nel suo fiorellino. Ormai la sua fama era passata di bocca in bocca alle signore della Camera di Commercio e alcune, insoddisfatte delle prestazioni dei relativi coniugi, pensarono bene di ricorrere alle ‘cure’ di Ferdinando il quale però non dimenticava la cara Anna che aveva cambiato la vita. Un fine settimana fu invitato a casa da Anna la quale piuttosto impacciata : “Ferdy stavolta sono io a chiederti un favore molto particolare, un po’ me ne vergogno ma puoi non accettare…mio marito vuol vedermi far l’amore con te ed anche partecipare ..”
    Un sabato sera, dopo cena, un trio era affacciato alla ringhiera del salone: in mezzo Anna nuda con una vestaglia trasparente ed i due maschietti di lato in slip che facevano gli indifferenti ma ambedue arrapatissimi dalla situazione. Passaggio sul lettone di casa con Alberto supino, Anna sopra di lui con il ‘micio’ di Alberto in fica e Ferdy immerso nel meraviglioso culetto. Le posizioni cambiarono molte volte fin quando Anna decise  di prendere in bocca il coso lungo di Ferdy per una goderecciata finale e poi: i coniugi nel lettone e Ferdy sul divano un po’ tutti distrutti ma felici di quella esperienza  particolare.
    Ferdinando trovò una compagna ideale ma non dimenticò mai la bella, dolce e straordinaria amica che le aveva cambiato la vita ed ogni tanto…
     
     

     
  • 09 settembre 2016 alle ore 13:58
    STUPENDE PASSIONI

    Come comincia: Gentili e cari lettori  prima di iniziare a descrivervi le vicissitudini dei personaggi di questo racconto ve li voglio presentare come si faceva una volta per i libri gialli, e allora:
    Erasmo Minutoli - parrucchiere e titolare di un salone di bellezza
    Giuseppe  (Giu.Giu) suo figlio – sommozzatore
    Caterina  - lavorante
    Tindara - massaggiatrice
    Ovviamente vi sarete domandati come ad un parrucchiere fosse stato imposto il nome di un filosofo olandese: presto detto il nostro eroe era figlio di lavoratori della terra, insomma mezzadro il cui padrone molto religioso ma a cui  la natura non aveva concesso di diventare padre, aveva chiesto (diciamo imposto) al genitore di Erasmo di affibbiargli quel nome, tanto impegnativo, dietro congruo compenso.
    La di lui consorte lo considerò come un figlio e quando il ragazzo compì quattordici anni pensò bene di farlo impiegare come apprendista presso il suo  parrucchiere e così il ragazzo passò dalla terra agli shampi.
    Quello che aveva lasciato perplessi la maggior parte dei paesani del padre di Erasmo era il fatto che il ragazzo non aveva alcuna caratteristica fisica dei genitori, abitanti nella frazione Giampilieri di Messina, in quanto crescendo era diventato un giovanottone di un metro e ottanta contro i sessanta centimetri dei genitori ma…la divina provvidenza!
    La nostra storia comincia quando Erasmo settantenne e reduce da un infarto decise di diminuire il lavoro lasciando praticamente in mano l’azienda alle due collaboratrici. Nel contempo gli giunse dal Brasile una comunicazione del figlio Giuseppe: “Sto rientrando, una sorpresissima per te!” Il rampollo, titolare di una società di sommozzatori, un mese prima era partito destinazione Rio De Janeiro per godersi il carnevale. Conoscendo  la scapigliatura dell’erede, Erasmo non gioì della notizia e si apprestò a ricevere con ansia l’arrivo del giovane che aveva preferito le profondità marine  alle forbici di parrucchiere.
    La nave da crociera “Golden Gate’ giunse nel porto di Messina alle prime luci dell’alba di una giornata estiva soleggiata. Giuseppe non era solo, in sua compagnia due bellezze brasiliane quelle che ti fanno perdere il sonno, altre quasi quanto lui, erano la copia esatta di quelle che si vedono in tv, la prima cosa in evidenza il loro meraviglioso popò e tutto il resto, al loro passaggio i maschietti ci rimettevano la vista!
    L’Aston Martin DB 9 a lui intestata era stata il cadeau di una signora maritata con un brasiliano titolare della concessionaria di quella marca; la dama romana di nascita aveva conosciuto il  marito al raduno europeo dei rappresentanti della Aston ed aveva preferito un’italiana a tante bellezze sue paesane, i gusti son gusti!
    Durante il carnevale Giu.Giu si godeva in strada il passaggio delle varie scuole di samba, alzando gli occhi notò al piano rialzato una signora bionda appoggiata alla balaustra che sembrava non interessata anzi proprio annoiata dello spettacolo e con  una lunga sigaretta fra le labbra. Alzando la voce Giu.Giu: “Che brutto vizio, ne conosco di migliori!” La dama per nulla impressionata di quella battuta piuttosto infelice: “Venga su a spiegarmeli di persona!” e così il nostro eroe si trovò in grande salone ben arredato ed illuminato. Finto baciamano e: “Talvolta mi capita di esprimermi in espressioni non felici, le chiedo scusa.” “Niente scuse, vedo questo spettacolo da anni, mi annoia e da buona romana di S.Giovanni preferirei una festa paesana ma son qua…” Così iniziò il legame fra Giu.Giu ed Armida che si consolidò nei giorni successivi anche per la costante assenza del di lei marito che, alla consorte ed  al lavoro, preferiva la compagnia di giovanissime ragazze indigene.
    L’amicizia fra i due divenne ogni giorno come dire, più salda, insomma passavano molto tempo nel meraviglioso lettone coniugale (naturalmente in assenza del legittimo proprietario).
    “Armida è il nome di una maga musulmana…” “Mi ha battezzata una mia zia professoressa di lettere antiche, non mi dispiace.” Come non  le dispiaceva la compagnia quotidiana  del suo ‘toy boy’ di vent’anni più giovane e nel pieno delle doti di stallone, la dama si stava innamorando del giovane amico e talvolta piangeva sapendo che prima o poi sarebbe sparito dalla sua vita. Una volta Giu.Giu accompagnò Armida in un salone di bellezza – barbieria dove prestavano servizio Lea e Karen. Il giovin siciliano prese confidenza con le due sotto lo sguardo inviperito di Armida e così quando comunicò loro il suo desiderio di ritornare in Sicilia gli chiesero di aggregarsi a lui per esercitare la loro professione in Italia. A Giu.Giu l’idea piacque, già si immaginava la faccia di suo padre e dei vari suoi amici e conoscenti nel vedere due brasiliane  da favola.
     La notte prima della partenza  Armida la passò fra lacrime e sesso, non volle accompagnare il suo amante al porto, niente addii,  vide l’Aston Martin sparire in direzione dell’imbarco, un ricordo dolcissimo e triste per tutta la sua vita.
    A Messina,  riempiti la sua auto ed un tassì di bagagli, Giu.Giu si presentò al salone di bellezza in viale della Libertà a Messina e: “Paparino carissimo ti presento Lea e Karen parrucchiere per uomo e donna  e massaggiatrici, puoi pensare ad una pensione serena!”
    L’espressione del viso del povero Erasmo era da fotografare, il suo sguardo passava da una all’altra delle due  senza  riuscire ad esprimere verbo, furono le due ragazze a sbaciucchiarlo. Le signore sotto i caschi erano rimaste basite; così cominciò il nuovo corso del salone di bellezza di Erasmo che, nei giorni successivi, dovette subire tutti i cambiamenti all’interno del suo locale predisposti da Giu.Giu. Dopo quindici giorni ci fu l’inaugurazione con tanto di articolo su un giornale di Messina in cui erano riportate le foto del locale rinnovato con la scritta: “Due brasiliane massaggiatrici e parrucchiere per uomo e donna.”
    Le cotali avevano preso alloggio nel piano superiore del salone abitazione di padre e figlio, insomma una rivoluzione nella vita di Erasmo che non sapeva di essere contento di quella variazione nella sua vita oppure…
    La novità di quel locale particolare fece  presto a passare di bocca in bocca, anche molti maschietti presero a frequentare la barbieria previo appuntamento data la notevole mole di lavoro.
    Un giorno Erasmo prese da parte il figlio: “Giu.Giu dimmi qualcosa di più sul tuo soggiorno in Brasile e su Lea e Karen.” “Papà la mia sembra una favola: durante una sfilata di carri carnevaleschi mi sono trovato sotto l’abitazione di una signora che dal primo piano di godeva lo spettacolo, la cotale stava fumando ed io per fare lo spiritoso le dissi: ‘Conosco vizi migliori’ al che la dama invece di mandarmi a quel paese mi indicò  il portone di casa sua e mi fece entrare. Una cinquantenne che non dimostrava affatto la sua età anzi. Si presentò: era nata a Roma ed aveva conosciuto suo marito brasiliano durante un raduno di concessionari dell’auto Aston Martin. Le aveva chiesto di sposarlo e si trasferì a Rio de Janeiro. Ben presto divenimmo amanti e Maria mi fece intestare la Aston Martin che ho con me. Tramite lei ho conosciuto Lea a Karen che lavoravano in un istituto di bellezza da lei frequentato. Al mio con le due ragazze imbarco è stato per lei una tragedia, si era innamorata di me. Una cosa particolare : sai chi sono i transessuali? No, loro lo sono,oltre le tette hanno anche il pene,  ho voluto constatarlo di persona ma non ho avuto con loro alcun rapporto, sono e resto etero. Molto probabilmente le due quando la sera escono incontreranno qualcuno che ama quel genere di sesso, ho imposto loro di non portare nessuno a casa nostra e la mattina di essere puntuali al lavoro, il resto non mi interessa d’altronde non ti puoi lamentare.”
    Erasmo, rimasto al concetto dei due sessi, guardò il figlio come istupidito, non fece commenti.
    Nel frattempo erano accaduti vari avvenimenti degni di nota: una mattina si era fermata dinanzi al negozio un fuori strada Range Rover il cui conducente chiese di poter usufruire delle prestazioni delle due brasiliane, si trattava di Arthur Donato, australiano, di lontane origine messinesi. All’uscita, dopo una mancia esagerata, invitò le ragazze nella sua villa sui Monti Peloritani. Le interessate dopo un colloquio con Giu.Giu accettarono ma a condizione che fossero accompagnate dal loro amico.
    All’imbrunire di una afosa giornata di agosto, Giu.Giu. prese la strada di via Palermo per poi proseguire  sino alla località  Musolino  e finalmente ‘approdarono’ alla villa dell’australiano. Locali arredati con molto stile e buon gusto segno di disponibilità finanziarie del padrone di casa. Nella ‘lunchroom’ (sala da pranzo) era apparecchiata un grande tavola ovale con ogni ben di dio. Ai tre ospiti fu fatto visitare l’immenso giardino ed alla fine: ‘ladies and gentleman enjoy your meal’ (buon appetito).  Anche i vini era all’altezza, poi i dessert e quindi un classico whisky per completare la serata.
    “Il signore non si offende se io mi ritiro in camera mia a conversare con le signore?” e senza ottener risposta prese sotto braccio Leda e Karen e sparirono in fondo ad un corridoio.  Giu.Giu. pensò bene di seguirli, d’altronde quello era il compito a lui assegnato, verificare che l’australiano non commettesse qualcosa di sbagliato. Il resto avvenne in breve tempo, tutti e tre sotto la doccia e poi fuochi pirotecnici: i due trans che si inchiappettavano fra di loro, poi la volta di Arthur ad ottenere quel trattamento e la storia durò a lungo. Giu. Giu pensò bene di tornare alla sala da pranzo e si appisolò. Riprese conoscenza a causa degli strattoni procurati dalle due ‘signorine’. “Torniamo a casa.”  Durante il viaggio di ritorno le due babys erano euforiche: cinquemila euro a testa, mih!
    Lea e Karen avevano intrapreso la loro strada, unica restrizione non portare a casa nessun amico o amica per il resto…fatti loro.
    Giu.Giu. aveva ripreso il suo lavoro di sommozzatore con la sua barca appoggiandosi al lido di compare Francesco. Il lavoro non mancava ed il suo tempo libero era occupato dalla signora Evelina, splendida consorte del sunnominato durante l’assenza del titolare; certo la situazione era un po’ stancante data la fame sessuale arretrata della cotale ma mai lamentarsi! 
    Una vera svolta nella vita c’è sempre: per Giu.Giu: avvenne allorché venne ad abitare nel palazzo di casa sua una ragazza, la nipote della signora Annibaldi, vedova, romana, residente a Messina dopo la morte del marito maresciallo della Marina Militare.
    Antonella, questo il suo nome, colpiva i maschietti sin dal primo momento: altezza superiore alla media, brunissima, viso delicato, triste, il resto del corpo da far invidia ad una modella professionista. Il problema era la sua riservatezza: solo per qualche minuto  lasciava in spiaggia la sua sedia a sdraio ed il libro che stava leggendo per un breve bagno in mare a poi ritorno sotto l’ombrellone.  Simile atteggiamento scoraggiava eventuali mosconi che ad ogni  approccio venivano allontanati con uno sguardo tipo: ‘vedi dannà a …’ per dirla alla romana. Giu.Giu fu più fortunato, nel salire le scale di casa ad Antonella cadde di mano un libro che finì nella tromba delle scale, libro prontamente recuperato dal sommozzatore  e riconsegnato alla proprietaria con un sorriso. Ad un informale ‘grazie’ Giu.Giu si fece più coraggioso:  “Sono Giuseppe Minutoli sommozzatore, l’ho vista in spiaggia, nel caso avesse bisogno di …” “Niente lezioni di  nuoto, amo la montagna!” “Perfetto ho un fuori strada e conosco bene le colline sovrastanti Messina…un spettacolo da non perdere!” ” E che io invece perderò, non mi piacciono  i bellimbusti!” “Grazie per il bello…l’invito è sempre valido.”
    ‘Fortuna audaces adiuvat’ il detto romano antico fu di aiuto a Giu.Giu: Antonella era nel salone di suo padre sotto le mani esperte di Karen. “Qui non ha via d’uscita,é a casa mia” “Allora sono sotto sequestro…” “O mon dieu no, solo un invito.” Cosa strana la baby sorrise: “Voglio premiare la sua faccia tosta, ci vediamo domattina in spiaggia.” Barba rasata alla perfezione,  doccia prolungata con bagnoschiuma profumato, acchittato di tutto punto Giu.Giu si presentò in spiaggia verso le otto ma la baby comparve solo alle nove. Finto baciamano. “Non è questo il modo di conquistarmi ammesso che io lo voglia, talvolta è meglio la lettura di un libro…” “Essere preferito ad un libro non mi é mai successo!”  “Senta non faccia il conquistatore a getto continuo di Petroliniana memoria, rien à faire!” “Ho esaurito il mio fascino, forse è meglio che…” ”Va bene, mi pare che sia figlio del parrucchiere anche se mi pare abbia scelto altra professione.” “Si amo le sirene!” Questa volta Antonella rise di gusto. “Femme qui rit…” “Conosco il francese, se lo può dimenticare di portarmi a letto, a me serve solo per dormire!” “Tante cose buone sprecate…” “Andiamo a fare il bagno, vediamo le sue qualità di sommozzatore, a  proposito perchè lo chiamano Giu.Giu penso sia meglio Giuseppe o Pino.” Giu:Giu pensò: “Chiamami come cazzo ti pare basta che me la molli!” “So leggere nel pensiero delle persone, si vergogni!” Questa volta fu Giuseppe a ridere della grossa. “Questa poi, dovrei vergognarmi, è abbastanza normale che un maschietto…” “Maschietto normale ho notato un ristorante sul lago di Ganzirri,’ La Sirena’, appuntamento stasera alle venti ed adesso lasciami alla mia lettura, ciao.”
    Inutile dire che mezz’ora prima dell’appuntamento Giuseppe (così preferiva chiamarlo Antonella) si era installato a bordo della Aston con l’occhio rivolto al portone d’ingresso, la baby lo faceva apposta a fargli tirare il collo…ad un tratto: una visione: Antonella fasciata in un tubino nero con la parte superiore in merletto rosa e generosa scollatura dietro la schiena, capelli raccolti a chignon, viso truccato in modo magistrale, tacco altissimo che la faceva superare il suo compagno in altezza.
    “Ti trovo bene…” “Bugiardo matricolato non mi vuoi dare soddisfazione dovevi dire: sei uno schianto!” “A quest’ora ho fame e forse i miei sensi di sono come dire affievoliti.” “Metti in moto ‘sensi affievoliti’ma soprattutto guida piano!”
    All’ingresso del ristorante furono ricevuti da Salvatore il capo cameriere il quale si presentò con una gaffe: “Nuova fidanzata, complimenti!” Sguardo inceneritore da parte di Antonella: “Vedo che porti qui le tue conquiste!” “Vorrei farti notare che il locale lo hai scelto tu, col tuo permesso vorrei scegliere io il menu: allora Salvo  antipasti di frutti di mare,  cozze in brodetto, tagliatelle alla marinara, franceschini e acciughe fritti, trancio di spada e soprattutto contorni di insalata mista, il solito Verdicchio dei Castelli di Jesi che ti ho fatto pervenire da un amico di Jesi. “ Nel frattempo Antonella non aveva proferito verbo ma: “Non pensi che ci vorrebbe una passeggiata chilometrica per smaltire tante calorie?” “I Monti  Peloritani ci aspettano.” La presenza di Antonella aveva suscitato la curiosità prima di tutti del padrone del locale che si era presentato col solito finto baciamano e poi degli avventori maschi con relative facce imbambolate. Sguardo di sfida di Giu.Giu: “qui ci bagno il becco io” anche se non era vero.
    Finita la cena, pagato il conto con la carta di credito (il contanti è volgare) i due fecero passerella in uscita dal locale.
    “Ma douce amie devo predisporre il satellitare, suggeriscimi  il percorso.” “Non c’è bisogno del satellitare, viale della Libertà!”
    “Inutile dire ognuno a casa propria…” Giu.Giu ci provò  e Hermes adiuvante: “Ti invito a casa di mia zia ma sappi che sono cintura marrone…”
    “Mi capita talvolta che in testa mi vengano dei flash strani, in questo momento mi viene in mente un libro che era di mio nonno intitolato ‘Il segretario galante’ in cui erano predisposte lettera d’amore per gli innamorati timidi che non sapevano cosa scrivere per conquistare una ragazza. Una lettera cominciava così: ‘Signorina sin dal primo momento che l’ho vista ho provato un tuffo al cuore…” Risata navigabile avrebbe scritto il buon Jacovitti umorista del giornale per ragazzi ‘Il Vittorioso’; Antonella prese a ridere a singulti, non la smetteva più tanto che si trovò senza volerlo abbracciata a Giuseppe. Finita la risata, asciugate le lacrime Antonella: “Donna che ride…ti piacerebbe mascherina! Sentiamo un po’ di musica, che genere ami?” “Il jazz, se tua zia ha un classico di Count Basie oppure un ballabile possibilmente lento.” “Certo lento…” Trovarono un disco di Mina e con un certo distacco fisico Giu.Giu abbracciò Antonella che  guardandolo negli occhi si fece seria e dopo un po’ andò a sedersi sul divano rabbuiata in viso. Giu.Giu la seguì, cominciava un po’ a scocciarsi, che cavolo poteva aver combinato, proprio non riusciva a rendersene conto, capì che non era serata e dopo un: “Buonanotte” si congedò dalla baby.
    Alle sette della mattina seguente  Minutoli junior stava imbarcandosi sul motoscafo  con cui lui ed il socio Franco dovevano andare in mare a recuperare oggetto su un relitto quando, guardando verso la spiaggia antistante il negozio di suo padre, notò sulla battigia una figura di donna:  binocolo,  Antonella. “Franco vai da solo devo sbrigare una faccenda urgente.”
    Era Antonella seduta sulla sabbia abbracciata alle gambe, testa bassa non in costume da bagno ma con gonna, maglietta e scarpe: “Antonella…” nessuna risposta, “Antonella guardami cosa…” niente da fare Antonella sembrava imbambolata. Giuseppe decise allora di prenderla in braccio , traversò la spiaggia, la strada e, entrato nel suo appartamento, depose il dolce fardello sul suo letto togliendole le scarpe e coprendola con una coperta, era gelida, chissà quanto tempo aveva passato sulla spiaggia ma soprattutto perché uscire di casa la mattina presto o forse la notte, interrogativi ai quali il buon Giu.Giu. si ripromise di porseli dopo aver telefonato alla zia della ragazza. Per fortuna nel cellulare c’era la segreteria telefonica, lasciò un messaggio assicurativo sull’assenza della nipote: “Abbiamo deciso di fare una gita, nessuna preoccupazione sulla nostra assenza.” Naturalmente dovette evitare di uscire per non farsi vedere in giro, si accovacciò vicino ad Antonella che era caduta in un sonno profondo che durò sino alle quindici del pomeriggio sin quando: “Da quanto tempo sono qua?” “Ho preparato un sugo delizioso, dovresti aver fame.” “Vado in bagno a farmi una doccia, posso usare il tuo accappatoio, non guardare dal buco della serratura.” La baby aveva ripreso le penne ma restava da scoprire il motivo di quella sua uscita notturna. “Dobbiamo restare nel mio appartamento, ho telefonato a tua zia comunicandole che siamo fuori Messina in gita e quindi…” “L’hai studiata bene ma non pensare che ci esca qualcosa, understand?” “Dobbiamo trovare un modo per passare il tempo, se ti va raccontami qualcosa del tuo passato, del mio c’è poco da dire, da buon edonista immagina tu!”
    Antonella si era rabbuiata, Giu.Giu aveva toccato il tasto dolente, forse quello che aveva portato la baby ad uscire di notte da casa, inaspettatamente: “C’è qualcosa del mio passato che mi condiziona e mi fa soffrire: all’università ho conosciuto un mio compagno di studi, abbiamo preso a frequentarci tutti i giorni finché ci siamo innamorati, si il mio primo amore, non  ci dormivo la notte, non vedevo l’ora di incontrarci ma qualche dea dell’Olimpo invidiosa ha deciso di porre fine alla mia felicità: il mio ragazzo perse la vita in uno scontro fra la sua moto ed un camion, ho lasciato Roma, troppo dolore ed ho accettato l’ospitalità di mia zia a Messina, altra tragedia della mia vita: i miei genitori sono morti in un incidente stradale quando avevo quattro anni, sono stato cresciuta da mia zia Elvira, sorella di mio padre, fine della storia.” Inaspettatamente Giuseppe si trovò abbracciato ad Antonella , era stata lei a prendere l’iniziativa, al ragazzo non pareva vero…”Sei rimasto sorpreso dì la verità, sentivo di farlo, mi sei piaciuto appena ti ho conosciuto e da principio non voleva accettare una nuova avventura, sono ancora scossa dal mio passato, col mio ragazzo siano stati insieme circa un mese, non abbiamo avuto rapporti intimi…” “Quindi vuol dire…” frase sciocca e inopportuna di cui Giu.Giu. si pentì subito e di cui chiese scusa. Televisione, colazione, pranzo, cena e riposo a letto senza troppa vicinanza, dopo due giorni. “Giuseppe ritorniamo alla vita,  vado a casa di mia zia e poi in spiaggia col mio libro…” “Ed io  vicino a te con la faccia del cane bastonato in attesa dell’osso.” “Ho bisogno di tempo, per le decisioni importanti, appuntamento alla fine di agosto, ti va?” “Facciamo il 3 settembre mio compleanno.”
    E così fu: festeggiamento al ristorante ‘La Sirena’ ed appena seduti al tavolo Salvatore: “Vedo che non hai cambiato dama, stai invecchiando?” “Mi sa se c’è qualcuno che non invecchierà sarai tu perché…” “Va bene menù speciale, ci penso io.”
    Il lago era calmo, Antonella pensò all’addio ai monti  di Lucia di manzoniana memoria e istintivamente abbracciò Giuseppe e lo baciò in bocca, in bacio fugace ma che …”Non ti illudere, ne devi mangiare ancora di pane!” Giu.Giu furbescamente andò all’assalto per gradi: bacini in bocca, poi sul collo e sulle deliziose tette. La discesa fu più contrastata ma arrivato alla ‘chatte’ Antonella  perse il controllo della situazione e si lasciò andare ad una goderecciata alla grande. La baby timidamente aveva preso ad ‘esplorare’ i tesori del suo amante ma quando giunse a ‘tre palmi sotto il mento dove c’è un gran bel monumento’ rimase basita: “È troppo grosso!” evidentemente stava facendo un confronto con quello del suo primo fidanzato e pensando evidentemente all’ingresso di quel coso nella sua beneamata. Ma non fu il letto testimone del ‘matrimonio’ ma la Aston Martin parcheggiata in una piazzola sui Monti Peloritani. La notte precedente Antonella non era riuscita a dormire, ormai aveva deciso: ‘alea iacta est’ ma non aveva previsto che nel prendere in mano ‘ciccio’ per farlo penetrare dolcemente nella ‘chatte’, lo zozzone gli riempisse le mani del suo prodotto che finì anche sui pantaloni del suo padrone. Giuseppe pensò bene di prendere in mano la situazione, aveva con sé un preservativo, lo fece indossare a ‘ciccio’ il quale  era sempre in posizione di arrembaggio e delicatamente, molto delicatamente divenne il marito di Antonella un po’ indolenzita ma felice, era diventata una donna completa.
    Questa volta le dee dell’Olimpo Venere e Giunone si fecero i fatti loro e la storia finì come nella favole in cui i protagonisti vissero a lungo felici e contenti: Erasmo ritiratosi dal lavoro badava al nipote Gioacchino un frugoletto tutto pepe che aveva preso il nome dal nonno materno. Il negozio andava alla grande con le due brasiliane ormai conosciute da tutti gli ‘zozzoni particolari’ della città dello Stretto, Antonella sempre splendida, si era laureata in lettere ed insegnava in una frazione di Messina,Giuseppe  faceva sempre il sommozzatore ma talvolta gli capitava di incontrare nelle isole Eolie qualche signora …in difficoltà e naturalmente, da quel generoso che era, le doveva accontentare per …incrementare il turismo nella zona!

     
  • 25 agosto 2016 alle ore 16:21
    GRANDI AMORI

    Come comincia: Talvolta il progresso crea molti problemi più di quelli che risolve, questo era il caso di Max Arbusi, fotografo messinese, che al momento del passaggio delle foto dalla pellicola al digitale  si trovò di non poter più far uso delle sue macchine fotografiche a pellicola peraltro pagate un occhio della testa. Con i telefonini  anche gli sprovveduti riescono a eseguire servizi fotografici tipo cresime, comunioni, anche matrimoni e così il buon Max si girava i pollici dentro il suo negozio di piazza Cairoli a Messina. E dire che la sua ditta era molto conosciuta anche in tutta la provincia, era anche fotografo ufficiale di un giornale locale, del tribunale e di altri organi cittadini. Inoltre aveva dovuto sostenere la spesa per l’acquisto di una pluriaccessoriata  Canon che veniva usata in ben poche occasioni. Questa era la situazione quando al buon Max giunse inaspettata una proposta di una società di navigazione svedese di imbarcarsi sulla loro nave ‘The Great Beauty’ per riprendere la vita di bordo. Vedovo con due figlie maggiorenni pensò bene di aderire alla richiesta. Spese gran parte dei suoi risparmi per acquistare un vestiario degno di una nave dei gran lusso i cui passeggeri avevano pagato una cifra enorme per fare la crociera. Altro valido motivo per accettare la proposta era il fatto che la recente morte della consorte lo aveva portato ad una profondo prostrazione con  l’allontanamento dalla vita e dagli amici e, dietro consiglio di uno psichiatra, l’assunzione di farmaci antidepressivi.Giunto a bordo, si presentò al primo ufficiale che gli assegnò una cabina ovviamente senza vista esterna ma a lui poco caléva: piccola ma con aria condizionata e bagno annesso, per lui una reggia.
    Prima incombenza importante: visita dei vari locali dove doveva operare. Il suo compito era quello di documentare la vita di bordo in tutti i suoi aspetti, non solo le solite ovvie cartoline ma soprattutto luoghi e personaggi particolari: sala macchine, cucina, sala giochi, piscine,sale convegno, ascensori che sembravano aerei, palestre,  i vari ristoranti per vegani, vegetariani, ebrei, mussulmani ed altri di cui non riusciva a capire la destinazione oltre ovviamente a quello italiano sempre molto frequentato per la bontà e varietà delle cibarie di cui approfittava appena libero dal servizio. Quello che più apprezzava erano cibi particolari come la cacciagione, stambecchi (?), carni di tutti i tipi, pesce e piatti romani (il capo cuoco era di Trastevere). Altra puntata al teatrino in cui ogni sera si esibivano varie compagnie di varietà in cui facevano bella mostra ballerine poco vestite e maschioni muscolosi per le signore o per quei signori dai gusti particolari, ce n’era per tutti! La mattina presto, al rientro in ‘cuccetta’ era sfinito, dopo le ultime foto scattate ai signori mangioni delle tre di mattino; ogni giorno macinava chilometri, la nave era immensa con cinque ponti, per fortuna non soffriva del mal di mare. Dopo qualche giorno ‘ciccio’ prese giustamente a lamentarsi, i suoi quarantacinque anni ebbero il sopravvento una mattina quando una cameriera venne a mettere in ordine la sua cabina, Max provvide a far mettere in ordine anche il suo coso ma gli costò una cifretta, la tipa non era là per divertirsi e così Max decise di guardarsi intorno per sollarsarsi si ma senza sborsare i soldini che si stava guadagnando con grande fatica . Sul primo ponte di buona mattina signore non più giovani, probabilmente vedove o nubili  certamente piene di grana, chiacchieravano per far trascorrere il tempo. Alla vista del fotografo, fecero segno di non voler essere riprese ma Max, vecchio del mestiere, aveva prevista la situazione ed aveva acquistato  un apparecchio, il circomirrotach, che fotografava a novanta gradi; semplificando puntava dritto l’obiettivo dinanzi a sé ma riprendeva le persone senza che queste se ne accorgessero.
    Dopo un bel po’ di scatti, mostrando,una notevole faccia tosta, recuperando quel po’ di francese che ricordava: “Mesdames, voici vos fotos, vous étes fabuleux!” Dopo un attimo di perplessità le signore si misero a ridere e una dama in italiano: “Lei è un simpaticone, apprezziamo la sua faccia tosta ma vorremmo sapere come ha fatto a riprenderci.” Max mostrò sorridendo il trucco e spiego che molti non volevano essere ripresi ma lui era a bordo con quel compito e quindi…”
    “Venga a colazione con noi, due di noi parliamo italiano, una il francese e le altre inglese ma non ha importanza, venga” e prese sotto braccio un Max sorpreso ma contento di aver fatto breccia…  in fondo quella signora  al suo braccio poteva avere cinquant’anni ma ben portati e soprattutto migliorati dalla frequenza di case di bellezza. “Sono Marisa, romana,  non le dispiace se l’ho presa sottobraccio?” “E’ un piacere, sono solo a bordo e per il mio lavoro frequento molte persone ma non parlo quasi mai con qualcuno e poi…” “Non mi dica che le piaccio! Una proposta, stasera c’è il ballo del capitano, si faccia vedere con o senza il suo attrezzo, parlo della macchina fotografica…” e gran risata, la signora aveva il senso dello humor. Max col nuovo smoking faceva la sua porca figura e fu apprezzato da Marisa e dalla sua amica  seduta al tavolo, ragazza trentenne, longilinea, ex modella, molto bella con la caratteristica di aver un viso molto più giovanile della sua età. “Questa è Chantal, francese di Parigi, ex modella è pittrice e ospite a casa mia ai Parioli.” Dopo un classico ‘enchanté’ Max si mise subito all’opera e riprese la baby sia da sola che abbracciata alla sua amica, le foto furono apprezzate. “Lei è molto bravo, anzi niente lei passiamo al tu: io sono sentimentalmente libera, non me la passo male finanziariamente e mi piace girare il mondo e conosce persone nuove, Chantal è venuta a Roma per una mostra dei suoi dipinti, si è innamorata…della città e da allora siamo buone amiche.”
    Ormai era diventata una consuetudine, Max tutte le sere si univa alle due nuove conoscenti e, dopo aver scattato delle foto al personale dell’orchestra, agli attori, ai locali del back stage e passava con loro il resto della serata ballando saltuariamente con le due dame, anche loro si  davano al ballo fra di loro con passione naso naso, guardandosi negli occhi, sembravano due innamorate…
    Marisa aveva notato che Max ogni sera assumeva una pillola, l’ultima volta andò a recuperare l’involucro della medicina e rimase basita: il  Maldoxan era il prodotto antidepressivo usato da suo fratello che era morto suicida un anno prima, non era riuscito a superare il dolore per la morte della sua amata consorte, si era gettato dal terrazzo di casa loro. Marisa preferì non fare domande, sarebbe stato inutile e spiacevole ma quando una sera Max non si presentò all’appuntamento alla solita ora,Marisa  lasciò Chantal e si recò nella cabina del fotografo il quale, dopo molte insistenze, aprì la porta. Non era lo stesso,  stravolto in viso, si era gettato di nuovo sul letto, non riusciva a stare in piedi, era senza forze. Marisa riuscì a scuoterlo e venne a sapere che Max aveva finito le pillole che assumeva ed era in crisi di astinenza. “Andiamo dal medico di bordo…” “Non posso, se si viene a sapere che sono un depresso c’è il pericolo che mi sbarchino al primo porto.” Marisa con piglio guerresco, ricordando la tragica fine di suo fratello, si recò dal medico di bordo il quale dopo molte resistenze e cedendo al fascino della sua interlocutrice, le diede una sola pillola del prodotto ma le prescrisse, in francese,  una sua confezione che Marisa stessa avrebbe potuto acquistare la mattina dopo in una farmacia di Tangeri dove la nave sarebbe attraccata. Presa dal sacro fuoco Marisa, sbarcata dalla nave, ebbe la fortuna di trovare lì vicino una farmacia e si presentò con la ricetta per la somministrazione di  10 e non di 1 confezione del prodotto dopo aver modificato così la richiesta. IL farmacista, ex legionario, si accorse subito del trucco e in un primo tempo si rifiutò di consegnare il Maldoxan ma alla vista di 500 Euro… E così la vita del trio riprese regolarmente anche se con qualche variazione: mentre ballavano Marisa si accorse che qualcosa al centro dei pantaloni di Max aumentava notevolmente, si mise a ridere e lo baciò in bocca con la conseguenza che ambedue, chiesta scusa a Chantal si recarono nella cabina del fotografo il quale, messo da parte il suo attrezzo di lavoro, ne sfoderò un altro decisamente allungato che fece dire a Marisa: “Mon ami mai visto un aggeggio così… così grande, sii delicato!” Come inizio un bacio prolungato, profondo sensuale e poi alle ancora deliziose tettine sensibilissime che portarono alla padrona ad un orgasmo per lei inusuale, anche l’ombelico prese parte al banchetto ma la chatte, baciata magistralmente, fece impazzire la padrona che godette alla grande varie volte, alla fine Marisa prese lei stessa ‘ciccio’ in mano e lo introdusse con un po’ di dolore ma molto piacere nella ‘gatta’ ormai inondata, resistette a lungo ma poi: “Mi hai distrutta”, ciao.
    Durante il consueto incontro serale Max notò che Chantal lo guardava in modo diverso dal solito, capì che Marisa le aveva parlato del loro rapporto ravvicinato e prese anche lui a guardarla negli occhi come per dirle alla volgare messinese: “Camaffare?” (tradotto che vogliamo fare?). Inaspettatamente la baby, di solito  molto riservata, lo abbracciò e in un italiano rabberciato: “ Tu stato molto bene con mia amica, pure io…ma non amo uomo con barba…”Il che voleva dire : se vuoi venire con me  tagliati il pizzo! Il giorno successivo ‘l’onor di barba’ sparì dal viso di Max il che fu il lasciapassare nella cabina di Chantal. “Io mai amato maschietto, tu molto gentile, prima fare foto a me nuda.” Chantal aveva dettato le sue condizioni e, dopo una rapida doccia, presentò il suo ‘merveilleux’ corpo agli occhi attoniti di Max il quale attinse alla sua professionalità per ottenere foto ad alto livello: le gambe lunghissime incrociate con le mani sul volto; mezza rovesciata col sedere in primo piano preso dal basso e poi il fiorellino sempre dal basso contornato da una foresta bionda; raggomitolata sul letto, gambe aperte, indice e pollici a forma di occhiali sugli occhi, viso truccatissimo  a mò di ragazza orientale, viso in primissimo piano con bocca ed occhi invitanti; le mani abbracciate al suo corpo girato di spalle e tante altre pose seducenti.
    Fu la baby a stabilire la fine del servizio fotografico, con le mani spinse Max nudo sul lettone che da supino mostrò subito la sua dote principale sorprendendo  la demoiselle la quale:”Mais est une chêne! (quercia)”;  ma non si perse d’animo, forse ricordando i vibratori che usava con la sua amica cominciò a strofinare ‘la quercia’ sul suo clitoride e poi cercare di farsi penetrare ma… allora ricorse alla masturbazione per lubrificare la vagina senza alcun risultato… infine  prese con tutte e due le mani il ‘pirla’ del suo amante finché  lo stesso prese ad ‘eruttare’ ed allora raccolse lo sperma e si impiastricciò il clitoride e vagina facilitando, anche se con un po’ di dolore, l’ingresso  del non amato cazzo sino al fondo a toccare il collo dell’utero  finalmente provando un orgasmo al quale non era mai giunta in quelle condizioni. Felice prese a baciare in bocca un istupidito Max che rimase a lungo  nelle sapienti mani di Chantal finché la stessa: “Jamais entendu autant de plaisir que nous ferons ensemble.” Al telefonino di Chantal giunse da parte di Max il seguente messaggio: “Sono in libera uscita sino a quando…non mi riprenderò dalle fatiche erotiche!” e cominciò a disertare la compagnia serale, situazione non  passata inosservata  ad una cotale normalmente seduta ad un tavolo vicino al trio che prese al balzo la situazione: “Mi scusi se la disturbo, vorrei un ricordo di questa crociera e se lei ha tempo e voglia vorrei che mi scattasse delle foto nei vari locali della nave.” La cotale altezza media, bruna con lunghi capelli ricci che incorniciavano un  viso piacevole anche se un po’ triste, tette non eccessive, longilinea,  gambe affusolate, vestita elegantemente non era stata mai notata da Max che però l’apprezzò sin dal primo sguardo. “Sarà per me un piacere.” E la seguì sino alla sala da gioco. “Se ha finito di fotografarmi con gli occhi vorrei che …” “Mi scusi ma sinceramente mi ha incuriosito, di solito non vengo agganciato da…” “E invece stavolta le parti si sono capovolte ma se a lei non va.” “Ricominciamo da capo: sono Max Arbusi fotografo di Messina  a sua disposizione…” “Caro Max mi chiamo Calogera per tutti Lilla, non amo il mio nome ma l’ho ereditato da una nonna benestante a cui i miei genitori hanno voluto fare questo omaggio.” “Mi permetto di darle di tu, per me sarai Cherì alla francese, un aggettivo che penso ti si addica, di solito  ritengo sciocco fare dei complimenti ma nel tuo caso… sei una signora di gran classe anche se mi meraviglio che sia sola, non vorrei tornare al teatrino, meglio mangiare qualcosa in uno dei bar della nave.” Così iniziò la relazione fra i due che cominciarono a frequentarsi quasi tutti i giorni anche in considerazione di un fatto imprevedibile e particolare:  Marisa e Chantal decisero di sposarsi sulla nave, matrimonio non valido civilmente ma non perseguibile penalmente perché celebrato fuori delle acque territoriali, agganciarono con un ‘cadeau en argent’ il buon capitano, prossimo alla pensione, a cui quei soldini fecero  molto comodo e così, con testimoni due ufficiali di bordo divennero marito e moglie (marito Marisa ovviamente) e poi una gran festa  nel gran salone della nave alla presenza dei croceristi entusiasti di quell’avvenimento particolare. Ovviamente Max fotografò sia la scena del matrimonio che dei festeggiamenti ma ad un certo punto consegnò a Marisa la scheda delle foto, lei:“poi ti manderò un regalone.” Max sparì dalla scena in compagnia di una cherì ansiosa di abbracciare e baciare la sua nuova conquista. “Non vorrai seguire l’esempio delle mie amiche…” ”Più in là ti racconterò la mia complicata storia anche se mi ero prefissa di non farne partecipe nessuno, mi stai diventando molto caro anche se forse non vorrei…” una piccola lacrima sgorgò dai meravigliosi occhi di Lilla, Max capì di non era in caso di insistere a chiedere spiegazioni e l’accompagnò alla sua cabina senza chiederle di entrare.
    “A domani  sogni d’oro.“ Appuntamento la mattina successiva a bordo piscina a quell’ora quasi deserta e chery: “È per me doloroso ripercorrere la mia vita passata ma…ero molto giovane, abitavo con i miei in provincia di Catania, conobbi un giovane del posto fascinoso, sicuro di sé, elegante, apparentemente agiato che mi convinse alla solita fuitina siciliana ma, al rientro, si dimostrò un errore imperdonabile; nel frattempo sposati, mio marito di dimostrò violento tanto di dover ricorrere alle cure al pronto soccorso, ai miei dissi di essere caduta dalle scale. Un giorno bussarono a casa nostra due carabinieri con un mandato di cattura, mio marito era un mafioso ma nella notte, avvisato da una talpa, era fuggito dandosi alla latitanza. Dopo un mese,in un incidente stradale, morirono i miei genitori che mi lasciarono una buona eredità in denaro, in abitazioni e in negozi ma i parenti di mio marito si fecero avanti e mi fecero capire che avrei dovuto dare a loro la maggior parte dei miei beni. Ricorsi allora ad un amico avvocato il quale si rivolese al Tribunale il quale con una sentenza  dispose che: potevo cambiare nome e documenti, vendere tutti i miei beni, avere la separazione per colpa del coniuge e scegliere una residenza, sconosciuta all’anagrafe. Per caso venni a sapere di questa crociera e così mi sono imbarcata sulla Great Beauty, decisione allora per me inspiegabile ma ora…Max ho paura, mi sto innamorando di te anche se mi piacevi di più col pizzo, che fine ha fatto? Ho capito, rasato a richiesta delle due signore di cui…non ti domando nulla, per te dev’essere acqua passata altrimenti…” “Non uso mai la parola amore, per scaramanzia ma nel nostro caso…sei tutta la mia vita e vorrei anch’io festeggiare un nostro matrimonio virtuale, che ne dici stasera? Niente cena, panini alla piastra e poi…” La dolcezza fu alla base del rapporto sessuale fra Max e Lilla, una odorosa crema aiutò la baby a sostenere l’assalto di un ‘ciccio’ arrapatissimo e l’inizio di un amore con la A maiuscola che Venere, Giunone e Mercurio, amico di Max, videro di buon occhio dando la loro benedizione.

     
  • 16 agosto 2016 alle ore 16:20
    Un dolce ritorno

    Come comincia: Dopo trent’anni Alberto stava rientrando al natio borgo selvaggio. A bordo della nave da crociera ‘Costa Magnifica’ si era imbarcato nel porto di Buenos Aires con destinazione Italia, scalo a New York. Gli veniva amaramente da ridere nel paragonare il viaggio di andata con quello attuale di ritorno. Attualmente occupava una cabina singola di prima classe con tutti i confort compresi musica in sottofondo e l’aria condizionata che mandava i suoi dolci e freschi effluvi senza alcun rumore. Scendeva la sera, orario di cena, per motivi anche per lui non ben definiti, aveva preferito avere un tavolo in perfetta solitudine mentre tutti gli altri commensali parevano divertirsi alla grande abbuffandosi e bevendo oltre il normale con la solita scusa: è tutto pagato. Alberto aveva disertato il classico pranzo col comandante molto ambìto da molti per motivi che a lui sfuggivano, insomma si stava comportando da romito (giusto aggettivo anche se inusuale) per non parlare delle avances di varie pulselle le quali evidentemente avevano apprezzato il suo stile: altezza 1,80, anni quarantacinque, abbronzato, capelli castani con striature di grigio, viso mascolino,  occhi grigi un po’ tristi, fisico atletico, vestito elegante. Il motivo del distacco dal sesso femminile era dovuto alle recenti vicende che lo avevano portare alla decisione di rientrare in Italia dopo ventisette anni di emigrazione forzata in Argentina. Correva il suo diciottesimo compleanno, festa sull’aia del terreno che coltivava in aiuto ai suoi genitori in villaggio Strada Nuova di Cingoli (Mc), erano presenti alcuni parenti siciliani che erano venuti ad accomiatarsi in quanto stavano partendo per l’Argentina, il suolo che coltivavano non dava più loro da mangiare a sufficienza e quindi l’emigrazione era l’unica via di uscita. Ispirazione immediata: “Papà e mamma ho deciso, andrò con gli zii in Argentina, il tempo di fare un po’ di soldi e poi ritornerò.”  Il gelo era sceso sui commensali, Alberto era l’unico figlio maschio della  famiglia Mugianesi, oltre a lui altre tre sorelle tutte dedite al lavoro dei campi. Classica valigia da emigrante di cartone pressato e spago, imbarco nel porto di Catania in una nave che aveva visto tempi migliori ma il basso prezzo del biglietto non permetteva altro agli emigranti. Cabina da quattro posti che ospitava otto persone, due per cuccetta, servizi igienici carenti, sala mensa per modo di dire, tutti stretti gli uni agli altri, cibo scarso e mal cucinato. I trenta giorni di imbarco un pessimo ricordo sino allo sbarco a Buenos Aires dove erano ad attenderli dei carri tirati da buoi, il loro mezzo di locomozione per arrivare alla fazenda dove erano destinati. Stanchissimi, un letto sgangherato con materasso riempito di foglie di mais anziché di lana gli era sembrato il giaciglio della ‘principessa del pisello’ di antica favola. Mattina sveglia alle cinque: mungitura delle vacche, trasporto del latte nel locale dove si producevano formaggi, pulizia delle stalle e tutto quanto riguardava l’andamento della fattoria. Il sole cocente non migliorava la fatica dei trabajadores, alcuni dei quali italiani soprattutto del profondo sud i quali, abituati a lavori duri, non si lamentavano al contrario di Alberto che stringeva i denti rimpiangendo la dolce sua casa sgangherata ma… Il lavoro con intervallo per il pranzo, finiva la sera dopo cena tutto a base di carne e poi alle 22  tutti a letto. Alberto aveva preso l’abitudine di spendere pochissimo, i soldi guadagnati li ripartiva in parti uguali fra risparmio ed invio ai suoi in Italia. Unico svago il sabato sera: in un locale della fattoria si ballava il tango, Alberto si appassionò nell’arte di Tersicore ed ebbe i complimenti da parte di qualche pulsella molto brava in quel campo ed anche in altri…   era diventato un bellissimo uomo conteso dalle signorine ed anche da alcune signore non proprio soddisfatte delle prestazioni amorose dei rispettivi compagni.  La svolta nella sua vita avvenne quando nella fattoria venne in visita la padrona,  tale Maria Dolores Catena Crocifissa che dal nome faceva presagire, come sicuramente era,una donna dai costumi rigidissimi e poco incline alle cose di questo mondo. Fisicamente da quel che si poteva intuire dai larghi e lunghi vestiti, doveva avere un corpo longilineo, alta circa un metro e settanta, occhi nerissimi, viso serio poco incline alle facili battute. La dama era accompagnata dal consorte, un signore insignificante,magro, più piccolo di lei in quanto a statura ma maggiore di età che si appoggiava ad un bastone. I padroni vollero conoscere i nuovi arrivati e quando a Maria Catena Dolores Crocifissa si presentò il bell’Alberto la stessa ebbe una reazione che lei stessa non riuscì bene a comprendere: era rimasta affascinata dal bel giovane tanto da non trovare nemmeno parole di convenienza. Questo non le impedì di farlo invitare dal suo segretario alla cena dei padroni.  “Mi raccomando si lavi bene e metta il miglior vestito che ha.” il consiglio del segretario dei signori. La dama mangiava poco ed ancor meno apprezzava le battute degli altri invitati che volevano avere la sua benevolenza, tutti conoscevano la potenza economica dei due coniugi: immensa! Madama decise di prendere il  caffè in un vicino salottino dove, sempre a mezzo del suo segretario, invitò l’Albertone in verità un po’ frastornato. Un finto baciamano da parte sua fu molto apprezzato da Maria. “Mi parli di lei, quando è arrivato in Argentina.” Alberto sinteticamente raccontò la sua vita in Italia anche quella parte in cui, oltre a lavorare nei campi, si recava a scuola ed aveva studiato il latino ed il greco. Madame era in subbuglio: educata dalle suore Carmelitane era pregna di puritanesimo e non ammetteva alcun peccato di natura sessuale, aveva sposato il marito dietro spinta dei rispettivi genitori che volevano riunire i loro patrimoni. A letto il buon Ferdinando si era dimostrato un disastro, qualche volta a malapena riusciva a fare il suo dovere di coniuge con poco piacere da parte della consorte la quale si era convinta che il sesso fosse una cosa sporca da non praticare ma dopo l’incontro con Alberto Mugianesi qualcosa scattò nel suo cervello puritano: di notte lo sognava in pose lascive con la conseguenza di pianti di pentimento. A tal proposito chi ci andava di mezzo era il povero curato della chiesa vicina il quale talvolta veniva svegliato nel pieno della notte dalla dama la quale voleva confessarsi subito per aver avuto ‘cattivi pensieri’. Don Basilio vecchio e malato non aveva alcuna voglia di aprire la chiesa per confessare Maria ma le generose elargizioni in denaro lo convincevano a dar retta a quella pazza puritana. La svolta alla vicenda avvenne in modo naturale: don Ferdinando, in seguito ad un caduta da cavallo, si ruppe l’osso del collo e così Maria Catena Dolores Crocifissa, divenuta vedova, ebbe strada libera alle sue mire di poter godere legalmente delle ‘grazie’ di quell’Alberto che l’aveva fatta innamorare.
    Ovviamente il parroco pretese tre mesi di indottrinamento prematrimoniale al quale  Maria si sottoponeva con grande entusiasmo, un po’ meno Alberto che, da buon ateo, riteneva ridicole e inutili  quelle pratiche ma il gioco valeva la candela anzi un bel candelotto!
     Il matrimonio, in forma solenne, avvenne la sera di una calda giornata estiva: tutta l’élite della zona fece da contorno festante agli sposi senza tener in alcun conto la differenza di venti anni di età fra i due, un piccolo dettaglio quando si tratta di gente benestante! Maria ecc. ecc., dopo vari anni di convivenza con Alberto, ebbe la sfortuna per lei (ma non per il consorte) di cadere sui scalini della chiesta e di rimanerci stecchita da qui il ritorno di Alberto nei luoghi di nascita. Il  marito di Maria si era nel frattempo preparato il terreno per far rientro al natio borgo selvaggio acquistando due fattorie, una a villa Strada e l’altra a Troviggiano dove erano impiegati circa cinquanta contadini,  l’Albergo ‘ Il balcone  delle Marche’ che aveva fatto ristrutturare con il disegno di un architetto di grido e poi, vendute tutte le proprietà, si era trovato in banca un gruzzolo davvero consistente. Suo corrispondente in affari era il notaio Nascinbene di Macerata che aveva ben curato tutti i suoi lucrosi affari. La nuova vita di Alberto Mugianesi, anni quarantacinque, iniziava in quel momento. Il motivo dell’uso della nave anziché dell’aereo per rientrare in patria era stato un capriccio: portare con sé la Alfa Romeo Giulietta spider color bianco che era stata la sua più fida compagna di scorribande… Sbarcato nel porto di Ancona, strada per Jesi, svincolo per Cingoli e ‘approdo’ all’albergo ‘Il Balcone delle Marche’.
    IL suo arrivo non era passato inosservato, il direttore gli era andato incontro con inchino profondo e sorriso a trentadue denti, il personale riunito, insomma una presentazione ufficiale.
    Cingoli è un paese di circa tremila abitanti, altezza 500 metri sul livello del mare, boschi a vallate alberati, numerosa fauna locale ambita preda di cacciatori venuti anche da altre contrade, inverno rigidissimo ma estate deliziosamente fresca, clima che attirava molti turisti non entusiasti del mare. Passati gli attimi iniziali, Alberto prese contatti con i notabili del paese, ritornò a visitare la vecchia casa di campagna (ormai in sfacelo) dove era nato e vissuto, i genitori erano deceduti, le sorelle emigrate in Germania. Si sentiva come un corpo estraneo  in ambiente non suo e quindi decise di prendere contatti sia con le autorità che con i comuni cittadini. Con il Sindaco ed il Parroco fu facile: ambedue erano in eterna ricerca di denaro per sistemare gli edifici pericolanti del Comune e della Chiesa,col portiere dell’albergo ancora più facile. Dario, padre di quattro figli, in eterna lotta con i debiti, ebbe un sostanzioso aumento di stipendio. “Signor Alberto come posso ricambiarla’” “Tienimi al corrente di tutti i pettegolezzi del paese, fammi sistemare la Alfa Giulietta e dammi del tu.”  Anche ‘ciccio’ aveva i suoi problemi presto risolti da Rosina, donna delle pulizie il cui marito, falegname, si interessava poco del legno e più del vetro (amava il vino) e così la consorte era costretta a straordinari per mandar avanti la famiglia e i due figli. Quando Alberto velatamente gli fece la proposta di riempire con la sua presenza le sue notti insonni fu talmente entusiasta che abbracciando il futuro amante caddero ambedue a terra con grandi risate. La signora, di schiatta contadina, si faceva apprezzare per aver tutte le sue cosine intime dure come il marmo, era disponibile a tutti i giochini di Alberto che in piena notte era capace di svegliarla per una sveltina.  Ultima cosa importante il collegamento con la cittadinanza che lo conosceva solo per le varie storie che circolavano sul suo conto.  Alberto decise di programmare una festa nel grande salone dell’albergo invitando tutti i cittadini a partecipare al banchetto. Cibarie a volontà, vivi e liquori, striscioni di benvenuto all’ex emigrante che aveva fatto fortuna all’estero, discorsi da parte delle autorità: Prete, Sindaco, farmacista, comandante stazione dei Carabinieri e di alcuni proprietari terrieri, un successo sottolineato da musica argentina,il tango naturalmente, ballo al quale Alberto era ovviamente il ballerino principale ma, alla fine della serata, l’anfitrione, stanco, decise di ritirarsi in una saletta riservata dichiarando il suo ko.
    La cosa non era passata inosservata a due damigelle in villeggiatura da Roma Aurora e Greta che si avvicinarono all’anfitrione, si sedettero al suo tavolo e: “A coso che ne dici di farci assaporare le tue doti di ballerino?” Aurora aveva dimostrato una bella faccia tosta ma non era stata ricambiata:”Ragazze sono sincero, se me la sbatteste in faccia in questo momento andrei in bianco, che ne dite di rimandare a giorni futuri quando…”
    Alberto si era disteso su un divano, occhi chiusi, percepì le labbra delle due damigelle che a turno se lo baciavano ma restò immobile e si addormentò. Si ritrovò la mattina successiva con una coperta addosso,  sicuramente Dario aveva provveduto a non fargli percepire il freddo della notte e non appena aperti gli occhi il fido portiere: “Alberto ti accompagno in camera tua, fatti una doccia e se te la senti vieni a pranzo, è l’una.” Recuperato il suo vigore, l’Albertone pensò bene di riagganciare le due pulselle che, da quello che ricordava, dovevano essere di notevole bellezza oltre che di faccia tosta. Il solito Dario fornì le notizie richieste, chi meglio di lui, aveva il registro delle presenze! Aurora Rocchegiani anni 23, Greta Bellinvia anni 24 ambedue residenti a Roma in via Merulana 123. Alberto pensò bene che fosse buona norma aggiornarsi del significato dei nomi e così venne fuori che Aurora raffigurava una rosseggiante, luminosa, splendente d’oro mentre Greta era persona preziosa e rara. Munito delle informazioni non fu difficile agganciare le due amiche nell’atrio dell’albergo mentre stavano per uscire. “Che ne dite di una passeggiata in spider in luoghi rupestri intorno a Cingoli?” Le due baby non se lo fecero dire due volte  e con un salto entrarono in macchina. “Atletiche le signorine immagino palestrate e poi dai nomi importanti.” E qui Alberto fece sfoggio del suo sapere sull’araldica lasciando un po’ stupite le damigelle. Aurora altezza 1,65, capelli corvini crespi che  incorniciavano un viso dalla pelle bianchissima, occhi sorridenti, bocca da…, seno forza quattro, gambe muscolose, un’atleta mentre Greta era all’opposto: capelli lisci, lunghi, biondi, occhi da militare ossia grigio verdi, naso all’insù, bocca dalla labbra più sottili dell’amica, seno minuto, gambe chilometriche, altezza 1,75. Quel che colpiva in lei erano gli occhi che cambiavano in continuazione espressione dalla più divertita alla burbera e a quella triste. “Dato che vedo che hai una Canon perché non ci fotografi anche con essa oltre che con gli occhi bello zozzone, tale ti ritengo ed è un complimento!”
    Così parlò Greta sfoggiando uno sguardo di sfida. Alberto aveva fermato lo spider in uno spiazzo, dinanzi un bel panorama: “Amo gli spazi aperti che mi danno sensazioni di benessere in cui lo sguardo non è imbrigliato ma è libero di allargarsi all’infinito, non ricordo dove ho letto questo pensiero ma è la sensazione che provo in questo momento.” “Greta abbiamo scoperto un filosofo, di solito sono brutti e vecchi mentre lui mi fa arrapare!” e lo prese a baciare forsennatamente in bocca, Alberto non si sottrasse dinanzi agli occhi divertiti di Greta la quale: “Vorrei che ci raccontassi qualcosa della tua vita, sei piaciuto ad ambedue la prima volta che ti abbiamo visto e mò, e mò siamo in crisi!” Alberto si mise in mezzo e le abbracciò entrambe così si  incamminarono lungo un sentiero, un quadro da dei pagani, un mortale fra due dee. Il giorno successivo fu quello delle rispettive confidenze: le due ragazze non avevano molto da raccontare, amiche sin da piccole ora frequentavano l’università in scienze moderne. Più difficile per Alberto che fu sincero sino al fatto della conoscenza della futura moglie che tralasciò, non voleva far la parte del macrò e così si inventò la storia del padrone che lo aveva preso a benvolere e lo aveva istruito nel mestiere di giocatore in borsa; era divenuto tanto bravo da superare il suo insegnante e diventare ricco.
    Anche se non era stato convincente le due baby non fecero obiezioni. I rapporti fra i tre divennero ogni giorno più stretti, licenziata con una sostanziosa buonuscita la brava Rosina i tre cominciarono la manovre di avvicinamento sessuale: prima bacini bacini poi bacioni bacioni e poi finirono tutti e tre nel lettone. Alberto divenne sempre più pretenzioso: chiese alle amiche che avessero anche rapporti fra di loro, Aurora e Greta, sempre più innamorate non si tirarono indietro e così giunse la metà di settembre quando le ragazze dovettero rientrare a Roma.
    Dilemma: lasciarsi oppure…Prima ipotesi scartata dal trio che giunse alla conclusione, poi messa in atto, che Alberto comprasse casa a Roma, magari nello stesso loro isolato e così fu.
    Questa volte le invidiose dee Venere e Giunone ebbero pietà e non interferirono nel trio, un trio formidabile nel quale erano  sorti, anche se inusuali, due sentimenti: passione e amore!

     
  • 16 agosto 2016 alle ore 11:27
    Issigonis (chi era costui?)

    Come comincia: Che i romani avevano ed hanno la consuetudine di dare soprannomi ai loro concittadini è cosa risaputa ma che ad Alberto Sciarra avessero appiccicato quello di ‘Issigonis’ era un mistero per tutti ma non per Nando, il portiere dello stabile in via Conegliano dove il cotale dimorava. Alberto era da circa vent’anni il proprietario di una Mini verde decisamente scalcinata e bisognevole di riparazioni ma a cui l’interessato non poteva provvedere col suo stipendio di impiegato delle poste tenuto conto delle spese di affitto, di condominio, di luce, di gas ecc. insomma quelle che tutti noi hanno e che ci  condizionano la vita finanziaria. Nando era un appassionato di auto, acquistava regolarmente la rivista ‘Quattroruote’ e quindi era venuto a conoscenza che padre delle Mini di Alberto era un certo ‘Issigonis’ingegnere britannico di origine greca progettista di quella auto che, a suo tempo, aveva un po’ rivoluzionato i gusti degli automobilisti. Alberto era spesso triste, conduceva una esistenza grama con poche soddisfazioni: niente donne se non raramente qualche prostituta e talvolta un qualcosa che assomigliava a quel monte citato nei promessi sposi, (!) un  tran tran quotidiano casa ufficio, serate dinanzi alla TV, insomma uno schifo di vita. Suo nonno aveva sentenziato: ‘ Tre sono le cose che ti rompono i coglioni: la cattiva salute, la povertà e la solitudine!’ Proprio vero, a parte la salute abbastanza buona per il resto…  solo un colpo di fortuna avrebbe potuto cambiare la sua vita e quel colpo avvenne la mattina di un sabato. Telefonata:“È lei il signor Alberto Sciarra?” Ancora intontolito dal sonno e credendo ad uno scherzo: “Ma lei che cacchio vuole a quest’ora  da me, chi è?” “Mi scusi se non mi sono presentato , sono il notaio Luigi Camberra, ho lo studio in via Cavour qui a Roma, sono il corrispondente di uno studio notarile di New York il cui titolare mi ha incaricato di farle conoscere la notizia che, in seguito alla morte di un suo parente, tale Sinesio Sciarra, lei è l’unico erede avendo l’interessato diseredato tutti i suoi figli, mi sente?” “Per favore mi dia il suo numero di telefonico, lo richiamerò fra poco.”  E così fece il prode Alberto, avuta conferma della veridicità della notizia, vestitosi alla svelta, senza nemmeno lavarsi si precipitò in quello studio. “Mi scusi la diffidenza ma in giro ci sono stante persone che non hanno nulla da fare e che …” “Comprensibile signor Sciarra, i beni di suo zio sono molti e molto sostanziosi: abitazioni, terre coltivate, ristoranti ed altro,  fra poco le leggerò l’elenco…” “Lasci stare l’elenco, per ora desidero solo una cosa che lei interessi la Banca Popolare S.Eustochia di via Taranto affinché metta a mia disposizione somme di Euro in contanti ed una carta oro con credito illimitato.” “Signor Sciarra lunedì verso mezzogiorno potrà recarsi in quell’Istituto di Credito e, mostrando un suo documento, avrà tutto quello che desidera, di nuovo complimenti.” Il perché Alberto ce l’aveva con quella banca era dovuto al fatto che il suo direttore gli aveva negato per ben due volte la concessione di un mutuo per l’acquisto di un’abitazione.  L’entrata in banca da parte di Alberto fu trionfale, non più tronfio distacco da parte del direttore ma un inchino a novanta gradi: “Signor Sciarra abbiamo ricevuto la  bella notizia da parte del notaio Gamberra, inutile dire che siamo a sua disposizione.” “Se non ricordo male…” “Signor Sciarra lasciamo stare il passato, le ho preparato una carta oro con credito illimitato e cinquantamila Euro in contanti.” Alberto volle fare il grande salutando personalmente tutti gli impiegati e, impettito, lasciò l’istituto di credito. Il nostro protagonista per organizzare la nuova vita prese un quaderno per gli appunti.  Primo: trenta giorni di aspettativa non retribuiti, acquisto,di una nuova Mini e di vestiario, una donna di servizio e qualche femminuccia, per ora poteva bastare.” “Taxi S.Giovanni? Per favore un  vostro taxi venga a prendermi in via Conegliano 8, grazie.” “Dottò dove annamo?” “Dove ci so i negozi più eleganti.” “Ho capito via del Corso.” “Preferisco venire davanti con te, ti dispiace?” “Dottò è un piacere, sa quanti maleducati trasporto!” All’arrivo in via del Corso:  lauta ricompensa e poi: “Dammi un tuo biglietto da visita, se ho bisogno ti chiamo.” “Grazie tante dottò.” Al suo ingresso nel negozio si avvicinò un giovane efebo che, guardandolo come un appestato: “Non vorrei che lei avesse sbagliato negozio…” “A coso io me compro te e tutto il negozio!” Nel frattempo si era avvicinato il direttore:”Lo scusi ma Joe è americano e non…” “Lasciamo perdere, questa è la mia carta di credito oro,  mi devi vestire dalla testa ai piedi. Dopo circa un’ora e mezza sul pavimento del negozio erano accatastati un bel numero di pacchi e pacchetti… “Vorrei portarmi via tutto con me…” “Abbiamo un furgoncino per queste occasioni.” “Dottò dove annamo?” (A Roma darti il titolo di dottò è segno di rispetto) “Dimme un po’ ma quel commesso…” “Il direttore è ambidestro, insomma gli piacciono sia le femminucce che i maschietti effeminati.” L’arrivo  a casa ovviamente non passò inosservato, ormai si era sparsa la voce chissà come dell’eredità di Issigonis o meglio del signor Alberto, nessuno più avrebbe avuto il coraggio di chiamarlo per soprannome. Altre modifiche alla vita del nostro eroe: posto fisso per l’auto nel garage sotto casa, acquisto dell’altro appartamento del suo piano dopo la morte del proprietario, contatti con l’architetto del terzo piano per un progetto di risistemazione dei due appartamenti in uno, ingaggio di una cameriera a tutto servizio, acquisto di un bilocale ad Ostia vicino alla spiaggia.  Il portiere Nando al quale si era rivolto: “Ma quale cameriera, mia moglie Rosa è bravissima, è subito a sua disposizione, Rosa!!!” La dama quarantenne era la classica figlia di contadini, robusta ma non obesa, altezza media, tette notevoli, bel sedere insomma ci poteva venire fuori qualcosa. E così fu. “Issigonis o scusa signor Alberto qualche ordine particolare per la casa e..per lei personalmente.” “Rosa lascia stare il lei, è un po’ che vado in bianco che ne diresti se ci facciamo una doccia insieme?” Il dopo doccia fu entusiasmante, per farlo contento Rosa accettò il meglio di un rapporto sessuale senza escludere nulla, Alberto fu soddisfatto e mise mano al portafoglio. Nel frattempo acquistò una Jaguar cabriolet, una passione quella sua per le macchine inglesi. In seguito sesso a go go quando non era di turno la cameriera ufficiale. “Alberto ma non pensi ad altro che alla pelosa?” “No mi piace pure il tuo culino, la tua bocca, le tue tette e quando mi lecchi tutto troiona mia!” Un giorno entrando nella portineria vide una ragazza al posto di Nando. “Scusi signorina il portiere?” “Mio padre è uscito, può dire a me.” Quel pezzo di gnocca la figlia di Nando e di Rosa? Non assomigliava a nessuno dei due! Alta, bionda con capelli a chignon, sguardo affascinante, tette piccole ma sensuali, gambe chilometriche , qui c’era qualcosa che non andava.  Alberto decise di indagare: venne fuori che Nando e Rosa in passato gestivano una locanda ma, venuto a conoscenza di quel posto di portiere, tenuto conto che gli affari non andavano nel modo migliore, lasciò la locanda per avere un alloggio gratis ed un buon stipendio. Dopo accurate indagini, Alberto pensò di aver scoperto l’arcano: un cliente di passaggio, non certo di natura mediterranea, aveva lasciato il segno dato che Rosa talvolta arrotondava gli introiti con qualche incontro occasionale, il riscontro di questa conclusione era che ogni anno, prima del compleanno di Miriam, questo il nome della figlia, perveniva dalla Svezia una raccomandata con dentro… Passato un mese, finiti i lavori dei due appartamenti riuniti, l’Albertone pensò bene di organizzare un sabato sera una festa alla quale furono stati invitati tutti gli inquilini della sua scala. Un successone: il buffet era stato affidato al bar Berni della stessa via,  il padrone aveva chiesto una cifra esorbitante, era stato accontentato, il salone di Alberto sembrava il bar della stazione Termini.  Il padrone di casa era stato invitato a ballare da Rosa: “Ti prego abbracciami e balliamo, lo desidero senza che ci sia di mezzo il sesso.”  “Mia cara caschi male, una volta mi sono rivolto ad una scuola di danza, dopo due lezioni il proprietario mi ha restituito il canone dicendo. “Non le voglio rubare i soldi, ballare non è cosa sua!” Quel che cambiò l’atmosfera della festa fu l’ingresso nell’appartamento di Miram: truccatissima, soliti capelli a chignon con striature di grigio, camicetta rosa scollata che lasciava intravedere due meravigliosi seni,  minigonna fucsia  e scarpe con tacco altissimo che la faceva sovrastare alla maggior parte dei presenti, una bomba che non lasciò indifferente il padrone di casa. “Quella è mia figlia per te off limits! Miriam esce di casa solo per andare all’università ed in palestra, non metterti idee sbagliate in testa, é sicuramente ancora vergine!” Rosa aveva assunto il ruolo di  madre ultraprotettiva ma ne aveva ben donde perché Issigonis  era rimasto completamente abbagliato, mai vista nemmeno al cinema cotal bellezza ma come avvicinarla? Non certo all’università ma in palestra? Un pomeriggio seguì la baby e dopo un po’ entrò anche lui nel locale iscrivendosi come frequentatore giornaliero, sabato compreso.  Dopo qualche giorno Miriam si accorse della presenza di Alberto, gli fece un cenno della mano ma nessun contatto diretto. L’amante di sua madre però non demordeva, voleva sapere di più sulla baby e così si accorse che la cotale era troppo in confidenza col suo palestrato istruttore americano, una volta li vide uscire dal bagno delle femminucce, altro che vergine, Miriam scopava della grossa e allora anche lo zio Alberto poteva provarci, ma come? Ricordò che durante la festa Miriam gli aveva accennato di un certo profumo giapponese molto di moda ma costosissimo. La mattina seguente visita ad una profumeria del centro certamente molto fornita. “Signore sono a sua disposizione.” una commessa brunetta niente male. “Mi hanno parlato bene di una profumo giapponese che va per la maggiore.” “ Molto probabilmente si riferisce al ’My Tsu Quo’, vado a prenderne una confezione.  Già dalla scatola esterna si capiva che doveva essere qualcosa di speciale, figura di una giapponesina col costume nazionale circondata da fiori. “Non le ho detto il prezzo.” “Non è un problema questa la mia carta di credito.”E poi sguardo della commessa dritto negli occhi del buon Alberto per come per dirgli: “Anche a me piacerebbe averlo, se tu vuoi…” Altrettanto diretto sguardo di Alberto alla commessa: “Ho già dove foraggiare il mio cavalluccio, niente da fare.” Allora sorse il problema come agganciare Miriam per regalarle il profumo. Un giorno vide portiere e consorte uscire dal portone, sicuramente Miriam li stava sostituendo. Alberto scese in portineria: “Che ti dice ‘My Tsu Quo’?”  “Da quando signor Alberto lei si interessa ai profumi?” “Lascia perdere il signore, per chi ci crede sta in cielo, e ti rispondo: da quando ha conosciuto una strafica ragazza che non lo fa più dormire la notte!” “Ho capito, tu do del tu: mi hai vista con Frank in palestra, a me piace godermi la vita, non sono puritana come mia madre, dimmi la verità hai già  comprato quel profumo, me lo vuoi regalare ma in cambio di…”  “Una gita in Jaguar sino al due vani che ho ad Ostia vicino alla spiaggia.”  “Penso che nel due vani sia compreso un bel letto matrimoniale!”  “Oddio messa così…” “Appuntamento fra due giorni alle nove di mattina a piazza Ragusa, dirò ai miei che sono impegnata all’Università, vieni in macchina, mi troverai ad aspettarti” La situazione si era favorevolmente evoluta a suo favore forse con troppa facilità ma chi se ne fregava l’importante era che..si sarebbe fatto una gnocca che più gnocca non si può.  Miriam era con camicetta trasparente e gonna ampia e non reagì quando Alberto le mise una mano fra le cosce. “Abbia pazienza, aspettiamo di essere a casina tua, mi son portata anche il costume, avremo tutto il giorno per noi.”  Alberto avrebbe preferito andare subito al dunque ma la baby  si presentò con un mini costume ispirato alla spiaggia di Paema in Brasile. “Andiamo in acqua perché vedo che il mio ciccio si sta…” Fammi vedere il micione.” E abbassò il costume ad Alberto il cui coso prese a crescere a vista d’occhio. “Chi l’avrebbe detto un super dotato, ce l’hai più grosso di quello di Frank, complimenti!” “Lascia stare i complimenti, si sta avvicinando l’ora di pranzo, andiamo nella trattoria qui vicino poi riposino…”  Riposino un par di balle, alla vista del corpo nudo di Miriam Alberto si buttò come aperitivo sul classico sessantanove e poi entrata trionfale nella vagina in verità piuttosto stretta. “Prendo la pillola e quindi…ma vacci piano…piano…piano. Miriam stava godendo alla grande, varie volte, faceva concorrenza alla genitrice. Dopo un lungo post ludio venne fuori il profumo e, come ringraziamento,  Miriam lo baciò in bocca. Al rientro Nando. “Ti vedo abbronzato.”                                                     Alberto ripensò a quanto dettogli dal nonno, ora poteva ben dire di avere scacciato due cose in passato negative per lui, viva la vita!

     
  • 10 agosto 2016 alle ore 17:07
    Una dama di classe

    Come comincia: “Sto venendo a casa, novità poco piacevoli.” Anna posteggiata la Twingo nel cortile vide Alberto che la osservava dal balcone piuttosto preoccupato. A casa: “Mangia un boccone e raccontami tutto.” Anna dopo due forchettate di spaghetti rinunziò al resto del pranzo e: “Mi butto in braccia a Morfeo.” La situazione in casa M. era di recente peggiorata dal punto di vista finanziario, Alberto direttore di una di quelle piccole banche che in Sicilia sorgono come funghi era rimasto disoccupato per la chiusura del suo Istituto di Credito e attualmente svolgeva le mansioni di…casalingo. Anna, risvegliatasi dopo poco tempo, passò dal letto al divano e si posizionò con la testa sulle gambe di Alberto. “È venuto a Messina il direttore generale della mia banca, da quello che son riuscita a capire è previsto il licenziamento di un cassiere (oggi siamo in quattro) per mancanza di lavoro, oggi con i computer si eseguono operazioni che in passato venivano fatte solo allo sportello e quindi…esubero di personale.” “Perché dovresti essere proprio tu?” “Per un motivo molto semplice: Mauro il direttore della filiale da una vita mi fa una corte ossessionante e questa sarebbe la volta buona per un ricatto sessuale, perso il posto con i tempi che corrono è inimmaginabile trovarne un altro, conclusione …” Questa la novità spiacevole  preannunziata da Anna. Alberto era rimasto basito: insieme alla consorte abitava a Messina in viale dei Tigli in un appartamento di loro proprietà ma …tutto il resto. Un pesante silenzio era sceso fra i due coniugi, la sera, il buio.
    La prima a riprendersi era stata Anna, era andata in cucina a preparare la cena seguito da un Alberto con la coda fra le gambe. “Maritino mio, nella vita c’è sempre una soluzione ai problemi ma… fra l’altro il direttore generale, un certo Freddy, mi ha fatto anche lui un sacco di complimenti espliciti e così mi trovo addosso due allupati, ti rendi conto della situazione?” Come dare torto ai due zozzoni?  Anna m.175, longilinea, viso sbarazzino  sempre sorridente, tettine volte in alto forza tre, vita stretta, gambe chilometriche, era un gran pezzo di gnocca che Alberto aveva conosciuto all’Università e da allora era stati sempre insieme. “Ultime novità: alla chiusura della banca siamo rimasti in tre, i due si guardavano e ridevano facendo esplicito riferimento al mio sedere, mi hanno abbracciato, abbassato le mutandine e toccato a lungo il mio popò  tirando fuori il loro uccello duro e chiedendomi di far loro un pompino. Li ho accontentati con una sega ma ho dovuto promettere di invitarli domani a cena a casa nostra anziché seguire i loro desiderata di andare nell’albergo di Freddy, mangiare lì e poi tutti e tre in camera. Mi sarei sputtanata e quindi ho scelto il male minore, molto freddamente ho fatto da sindacalista col mio sesso: rimanere al mio posto di lavoro e aumento di 500 Euro al mese, arrapati come erano hanno acconsentito, ci dobbiamo organizzare per domani sera, spero tu sia d’accordo…” Ricordo un aforisma di Omero 'A chi é nel bisogno non si addice il pudore.'" Alberto guardava nel vuoto, d’accordo che i tempi erano cambiati e non certo in meglio ma: “Se non c’è altra soluzione…” 
    Per far venire i due ospiti a casa, Anna decise di usare la sua auto anizichè fruire della Maserati di Freddy, avrebbe dato troppo all’occhio nel cortile. La mattina seguente la padrona di casa si alzò tardi, gli ultimi avvenimenti l’avevano svuotata di energie ma la sua determinazione era rimasta intatta: “Non ho alcuna intenzione di cucinare, ci faremo portare la cena pronta dal ristorante di Salvatore.” E così fu: pappardelle al sugo di pesce, sardine fritte, gamberi panati, trancio di spada, involtini di aguglia e tanta insalata. Ananas e caffè forniti dalla casa. I due compari si presentarono alle sette e trenta prima dell’orario previsto, ovviamente arrapati, il classico mazzo di rosse che Alberto avrebbe volentieri buttato nella spazzatura.  Anna elegantissima fece gli onori di casa, fece visitare ai due tutto l’appartamento indicando loro all’orecchio il bagno che avrebbero usato per…,  poi si erano affacciati dal balcone anteriore dove si godeva di una vista mozzafiato del porto di Messina e della costa calabra.  Freddy a questo punto si ricordò di aver ‘posteggiato’ sua moglie Gloria all’hotel San Domenico di Taormina, col telefonino le augurò buona notte come pure fece Mauro la cui moglie Ada ben poco gli credette quando le disse che era con il suo capo. La cena ebbe un successo relativo, i due compari avevano ben altro per la testa ma nel frattempo Freddy aveva scoperto un mucchio di CD con musica sud americana e, messo il moto il giradischi, cominciò un ballo strettissimo con la padrona di casa sin quando Mauro: “Freddy guarda che foto magnifiche di Anna al mare.” In verità la baby indossava  un bikini molto ridotto. La parte superiore copriva a malapena i capezzoli, il piccolo triangolino anteriore lasciava intravedere davanti qualche capello castano per non parlare del sedere coperto solo da un filo nero. Le foto aveva dato il via alla pugna, Alberto seguì all’inizio le gesta dei due che a turno entrarono nel bagno loro assegnato per poi posizionarsi nel suo lettone  poi  gelidamente rientrò nel soggiorno e si mise una cuffia per sentire l’audio del televisore escludendo ogni altro suono. Anna nuda era stupenda e senza accorgersene si trovò subito un coso duro in fica quasi subito allagata. ”Piano ragazzi abbiamo tutta la sera.” Il primo zozzone era stato Mauro, Freddy si era poi disteso supino sul letto e abbracciando la bella padrone di casa cominciò a baciarla in tutto il corpo. Alberto voleva tenere sotto controllo la situazione, una volta vide la sua beneamata a quattro zampe che succhiava il membro di uno dei due mentre l’altro si era impossessato del buchino posteriore, la seconda volta Freddy era disteso supino con Anna sopra il suo uccello e Mauro anche lui alle prese col culino che stava facendo gli straordinari. Alberto decise di non fare più il guardone, quei tre stavano ripassando tutto il kamasutra. Si era appisolato quando Anna: “Sto riportando a casa i miei amici, vai a riposarti.” Al suo rientro solo un bacino in fronte al marito che non avrebbe di certo gradito un bacio in bocca. Freddy aveva consegnato ad Anna un suo biglietto da visita col nome della moglie e col numero del telefonino pregando Alberto di andarla a trovare a Taormina per farle da Cicerone in considerazione dei molti suoi impegni in Sicilia. Ma quali impegni, il direttore generale aveva chiesto ad Anna di seguirlo nel suo giro turistico dell’isola con la sua Maserati, Alberto non si era opposto ben sapendo che, anche col nuovo stipendio di Anna, di viaggi non se ne sarebbe proprio parlato e voleva anche dire che la sua dama aveva apprezzato quell’invito e poi prevalse la curiosità di conoscere la signora in questione che aveva intuito che doveva essere più anziana di età del marito ma molto ricca. “Signora sono Alberto M., abito a Messina, mia moglie è impiegata presso il vostro istituto, suo marito mi ha chiesto di contattarla a Taormina, se lei è d’accordo…” Perplessità dall’altro capo del telefonino…”Va bene, l’aspetto.” Alberto era tutto eccitato mentre sua moglie si era fatta e tuttora si faceva strombazzare da Freddy chissa che non ci uscisse qualcosa per lui, si vestì in fretta a di volata giunse a Taormina, stanza 223 toc toc.  Uno spiraglio della porta aperto, sguardo interrogativo di una signora in vestaglia. “Signora sono Alberto M. vedo che forse sono in anticipo, l’aspetto nella hall.” Il tempo passava ma della signora nemmeno l’ombra, Alberto controllava i vari personaggi che uscivano dall’ascensore finché si stancò e si mise a leggere il quotidiano locale. Ad un certo punto si sentì toccare su una spalla,”Scusi il ritardo, sono Gloria.” Alberto si era trovato dinanzi una signora piuttosto alta di statura, ben truccata, vestita elegantemente perfino con un cappello  cosa inusuale per quelle parti, si alzò in piedi e dopo un finto baciamano. “Dove vuole andare?” “È lei il Virgilio della situazione!” “Andiamo sul classico, il corso principale dove vi sono tanti negozi che credo le interesseranno.” “Senta sono due giorni che sono chiusa in una camera d’albergo, ho bisogno d’aria e sai che ti dico diamoci del tu.” E lo prese a braccetto ridendo “Ci prenderanno per madre e figlio, quanti anni hai?” “Trentadue.” “Quant’é bella giovinezza…” “Gloria penso che ti interesseranno i negozi di abbigliamento, non hai che l’imbarazzo della scelta, se vuoi, io starò a guardarti ed ad approvare o meno le tue scelte.” Ho fatto inviare i miei acquisti in albergo, vorrei bere qualcosa di locale, che mi consigli?” “Ovviamente una granita alla fragola, è deliziosa.” Sulla via del ritorno una gioielleria: “Vorrei acquistare qualcosa , entriamo.” Si era presentata una commessa ma il padrone del locale, visto lo stile della signora: “Teresa ci penso io, madame in cosa possiamo esserle utile?” “Mi consigli qualcosa per mio nipote, qualcosa di classe.” “Andiamo sul classico un orologio marca Rolex sono quelli più di moda, questo in vetrina è un esempio, certo è un po’ caro €.7.500.” “Mi pare che ne esistano di più belli.” “Allora le mostro un pezzo unico, favoloso, certo il prezzo sale  a €. 15.000.” Alberto girava per il locale seguito dalla commessa. “Alberto vieni a vedere se ti piace.” “Molto bello e di classe.” “Allora lo prendo, ovviamente ho la carta di credito quindi le propongo di metterlo da parte, le do un mio biglietto da visita con il numero telefonico del direttore della mia banca, lunedì potrà contattarlo e lei cortesemente me lo farà pervenire all’hotel S.Domenico.” “Madame farò per lei una cosa per me inusuale, le darò fiducia, potrà portare con sé il Rolex.” “Gloria sai che ti dico, invece si infilarci in quei ristoranti di lusso pieni di gente dove ti fanno aspettare molto tempo prima di servirti, cerchiamo una trattoria, una di quelle a conduzione familiare dove si mangia bene e si spende poco.” Scesero vari gradini sinché non incontrarono una scritta ‘Trattaria da Gino, pesce freschissimo.’ Venne loro incontro il titolare con tanto di parannanza: “Signori è ancora presto per il pranzo ma se restate avrete: risotto sai frutti di mare, triglie di scoglio, acciughe e merluzzi, ho una barca, li ho pescati stanotte.” “Bene Gino aspetteremo nel frattempo andremo a rinfrescarci, vero caro.” Il bagno, more solito in fondo a sinistra era grande e ben pulito. Non appena chiusa la porta Gloria francobollò le labbra di Alberto con le sue, sembrava invasata, abbracci prolungati, lingua in bocca, anche un seno venne fuori ed ebbe la sua parte di bacini bacioni, in un abbraccio più prolungato Alberto ebbe la sensazione che la signora aveva goduto alla grande ma ebbe il buon gusto di non fare domande oziose,  era chiaro che la dama aveva una fame arretrata in fatto di sesso, suo marito viaggiava per altri lidi. Gloria si ricompose, più sorridente, distesa e anche più bella. Il pranzo buonissimo, anche per i motivi suesposti, ebbe molto successo.  Alberto aveva portato a conoscenza di Gloria la sua posizione patrimonial finanziaria. “Apri la borsa, cento Euro dovrebbero bastare.” bastarono, i due diedero appuntamento a Gino per i prossimi giorni il che voleva dire che la presenza di Alberto a Taormina si sarebbe prolungata anche perché nel frattempo gli giungevano telefonate da parte di Anna: “Sono a Cefalù, un posto meraviglioso.” “A Trapani abbiamo visitato le saline.”Ad Agrigento nella valle dei Templi.” “A Siracusa nei siti archeologici. “A Noto…” Nella strada del ritorno in albergo Gloria si fermò in farmacia e Alberto in profumeria  per acquistare attrezzi per la barba, il prolungamento della sua visita a Taormina non era stato previsto. Gloria di chiuse in bagno, Alberto nudo come un verme, disteso sul letto ascoltava musica proveniente da un filodiffusore, si era addormentato quando…”Non si viene in posti di villeggiatura per poltrire, alza la bandiera!” e aveva preso in bocca il nobile di Alberto che ben presto rispose all’appello. Un sessantanove è il classico inizio di un rapporto prolungato, dopo le ripetute e rumorose  goderecciate da parte del clitoride di Gloria, il ‘ciccio’ cominciò a penetrare lentamente ma inesorabilmente dentro la bagnata  natura della compagna che: “Accidenti quanto ce l’hai grosso, non mi dispiace anzi, a me piace godere molte volte di seguito anche se avevo perso da tempo questa abitudine.” Un filosofo greco aveva lapalissianamente affermato che anche le cose belle finiscono, e così fu, i due si ritrovarono abbracciati immobili viso contro viso quando: “Caro sono a Catania, andremo a teatro, Freddy mi ha comprato un vestito da sera.” La ditta Freddy Gloria stava foraggiando il duo Alberto Anna i quale preferì restare a impigrirsi nella stanza facendosi portare una cena fredda con del vino bianco dell’Etna. “Amore mio (poso chiamarti così?) avrai notato che i miei peli del pube sono bianchi, nell’istituto di bellezza che frequento volevano colorarli in nero, ho preferito solo cambiare il colore dei capelli, sono di un grigio azzurro molto di moda, ti piacciono?” Ad Alberto aveva cominciato a piacere troppo la signora: il suo sorriso, la sua affabilità, la signorilità e qui cominciarono i suoi problemi psicologici che scacciò subito dal cervello, non voleva complicazioni.  I giorni seguenti visita alle località viciniore e poi scorpacciate presso la trattoria di Gino e di sesso il più frenato in albergo, due sposini in viaggio di nozze. Ultima richiesta da parte di Gloria: “Mi posiziono prona con la gambe aperte e tu approfitta del mio buchino posteriore, con delicatezza dato il calibro del tuo coso. Gloria toccandosi anche il clitoride ebbe orgasmi ripetuti sinché: “Sento che la pressione si abbassa, non vorrei…” Alberto vide i titoli sui giornali: “Signora a Taormina muore di sesso.”
    “Freddy ha deciso di rientrare a Messina domani, fatti trovare a casa.”  La telefonata di Anna ghiacciò Alberto, era un ordine:”Ce la siamo spassati ambedue è ora di tornare alla normalità.”
    “Mio caro vorrei da te un ricordo, qualcosa di fattivo come per esempio il tuo orologio Seiko, magari uno scambio col Rolex. Alberto c’era arrivato in ritardo, la visita in gioielleria era stata organizzata per lui. “Cosa dico a mia moglie?” “Quello che ti dirà lei quando dovrà mostrarti il regalo di mio marito.” Una famiglia di generosi! Un velo di tristezza calò sui due, Anna aveva ottenuto quello che desiderava (oltre che diciamolo francamente divertirsi sessualmente), Freddy aveva concluso un’altra delle sue tante relazioni extra coniugali l’era spassata alla grande, Gloria era tornata indietro di vent’anni provando sensazioni bellissime non solo dal punto di vista sessuale, capì che si era innamorata di Alberto, un bel guaio! Alberto…Alberto era confuso: aveva immaginato cose irrealizzabili: di lasciare la moglie e mettersi con Gloria, col tempo però avrebbero preso la sua compagna per sua madre e poi non era innamorato di Anna? Non seppe rispondersi, si erano conosciuti da studenti e da allora erano stati sempre insieme ma in fondo non  aveva provato quelle sensazioni che Gloria gli aveva dato, un bel pasticcio.
    Incontro piuttosto formale fra i due coniugi, la solita frase insulsa: “Tutto bene?” “Tutto bene cosa…” Ambedue compresero che qualcosa era cambiato fra di loro e non solo in fatto  di sesso.  Alberto decise di non voler seguitare a fare il casalingo sarebbe stato per lui degradante, chiamò Gloria chiedendogli un grosso favore: un posto nella loro banca. L’ottenne a Catania, a Messina l’organico era in soprappiù. Alberto ed Anna presero ognuno la propria strada, fra loro non c’era più feeling, Gloria di tanto in tanto raggiungeva in aereo Alberto a Catania ma non c’era più lo slancio iniziale non avevano più nulla da dirsi tanto che dopo pochi mesi si lasciarono, una bella storia finita tristemente, così va il mondo!

     
  • 04 agosto 2016 alle ore 10:47
    Bellissima

    Come comincia: Alberto e Marisa, titolari di un avviato bar in via Appia a Roma, decisero d’accordo con i dipendenti di prendersi come vacanza tutto il mese di agosto (avevano avuto un inverno stressante) e decisero di non andare more solito sulla riviera romagnola ma di recarsi in un agriturismo vicino Cingoli, in provincia di Macerata, magnificato da alcuni loro amici che si erano stati. A bordo della Jaguar X type dono della recentemente defunta zia Giovanna presero la strada per Ancona, poi a Jesi quella per Macerata ed infine arrivo all’agriturismo “Colucci e Uzzolini – Benvenuti”. Come inizio non era male, i padroni dovevano essere persone educate e simpatiche. Il titolare Luciano Uzzolini li accolse con molto calore, mostrò loro tutti i locali ed infine le loro rispettive camere pulite ed ordinate, buona la prima impressione. La sera si ritrovarono in un grande locale dove erano posti i tavolini, solerti camerieri andavano avanti e indietro  con i piatti delle vivande, tutti cibi prodotti dalla fattoria, molto buoni e ben cucinati, i marchigiani sono famosi per la loro cucina. Alberto scorse nel tavolo dinanzi al suo una signora che lo affascinò subito: lunghi capelli castani a coda di cavallo, fronte alta, occhi bellissimi, grandi espressivi, sorridenti, nasino all’insù, bocca favolosa con denti bianchissimi, scollatura abissale che lasciava intravedere… ”Te la sei mangiata con gli occhi, che vogliamo fare ci presentiamo così la puoi ammirare da vicino.”e senza porre tempo in mezzo Marisa si alzò trascinandosi appresso uno sconcertato consorte. “Siamo i vostri vicini di tavolo, col vostro permesso vorremmo unirci a voi, siamo di Roma.” Benchè piuttosto sorpresi : “Io sono Jean francese e questa è la mia compagna Angelica brasiliana, prego accomodatevi.” A questo punto uno strano imprevisto, un cameriere: “Mi chiamo Tranquillo ma quando mi incazzo…” Intervenne Luciano, il titolare: “Tranquillo questi sono amici, te ne puoi andare.” Tranquillo si tranquillizzò e sparì dalla circolazione. “Vi devo una spiegazione, i genitori del cameriere, miei vecchi amici, sono deceduti in un incidente stradale e da quel momento il loro figlio è partito di testa, non posso abbandonarlo, non vi darà più fastidio.”  Cena deliziosa a base di pollame: pappardelle al sugo di anatra poi piccioni, galline padovane e naturalmente anatre al sugo il tutto condito con verdure di ogni genere provenienti dal loro grande orto, frutta a volontà a gelati artigianali.  Dopo cena i quattro presero a passeggiare lungo il perimetro dell’agriturismo,  particolari insetti colpirono la loro immaginazione, le lucciole che col loro accendere e spegnere la luce della loro coda illuminavano la distesa delle piante di grano, una bella scena georgica. I quattro si diedero appuntamento al giorno successivo dopo la prima colazione. Muniti di biciclette salirono verso la montagna, di lontano scorsero un fiumiciattolo. Lasciate le bici ai margini della strada si inoltrarono nel bosco e scorsero un ruscello da fiaba, ai lati della sabbia portata in inverno quando l’acqua era più impetuosa Jean:”Sembra in piccolo la Senna dove d’estate le persone vanno a fare il bagno.” Poggiati i teli sulla sabbia i quattro si bearono a rilassarsi ad occhi chiusi, un paradiso con uccellini cinguettavano ai lati. Ti pareva che Marisa non dovesse cambiare l’atmosfera. “Mi sto annoiando, così potevano riposarci sul prato dinanzi all’agriturismo ,un po’ di movimento ragazzi, intanto che ne dite di spogliarci un po’, fa troppo caldo.” E si tolse il reggiseno facendolo roteare il alto. Fu seguita da Angelica con gran gioia di Alberto: un seno favoloso quello della brasiliana misura tre, aureola pronunziata e capezzolo ‘impertinente’. “Lo sapevo che ti saresti arrapato ma ti voglio bene e non sono gelosa, vieni sopra di me, che ne dici di una sveltina?” e si mise all’opera mentre i due brasilero-francesi aprivano gli occhi un pò sorpresi ma divertiti. Si guardarono in viso e cominciarono ad imitarli: Jean mise in mostra un bell’uccello e si girò di spalle per mostrare il popò, Angelica partì di spalle ma girandosi …sorpresa: anche lei aveva un uccello con due palline sottostanti. Non era facile sorprendere Alberto e Marisa ma in questo caso…i due si guardarono in viso: un trans, bellissimo ma pur sempre un trans. Nemmeno nelle sue fantasie più sfrenate Alberto aveva pensato a rapporti con un trans, rapporti  che dovevano essere molto particolari data la presenza in più di un certo coso che Alberto si domandava dove sarebbe andato a posizionarsi. Jean partì all’attacco, con il palmo della mano si posizionò sui testicoli e sull’uccello della compagna in verità piuttosto minuto ma che col passar del tempo aumentò di volume, Jean lo prese prima fra il pollice e l’indice e poi con tutta la mano  e quando il cotale giunse all’apice era proprio molto voluminoso e ad un certo punto schizzò molto lontano dello sperma, sembrava una fontanella. Anche per distendere l’atmosfera,  preso atto della realtà, i quattro si abbracciarono e con le biciclette rientrarono nell’agriturismo.  Ovviamente giunsero in ritardo al pranzo rimediando i rimbrotti di Luciano, “Gli orari sono orari!” Ovviamente i rapporti fra i quattro erano mutati, nessuno era un puritano ma la sorpresa c’era stata anche perché inaspettata. La sera andarono a ballare sull’aia dove Luciano aveva allestito una specie di discoteca. Quando si unì la coppia Alberto Angelica le cose si complicarono un po’: Alberto sentì qualcosa di molto duro dinanzi ai suoi pantaloni, ormai sapeva bene di cosa si trattava, di lontano Marisa e Jean, anch’essi abbracciati in un dolce tango,  si facevano delle matte risate immaginando la scena. Alberto chiuse gli occhi: non sapeva se essere geloso che la sua Marisa pomiciasse con Jean o immaginare un probabile futuro suo rapporto con Angelica ma di che genere? In ultimo si sedette e non volle più ballare, toccò a Jean accontentare le esigenze ‘danzesche’ delle due…femminucce. Ritiratisi nelle rispettive camere l’atmosfera era diversa l’una dall’altra: Jean e Angelica facevano l’amore accompagnato da grosse risate alle spalle di chi? Del povero Alberto il quale, in confusione totale, preferì girarsi dalla parte opposta di Marisa p er cercare di dormire. La mattina seguente la solita Marisa nella piscina dell’agriturismo: “Non pensiate che la cosa finisca qui, io e Jean, l’avete capito, non abbiamo problemi, ne vedo invece fra Alberto e Angelica e li risolveremo insieme, ne pas? Stasera dopo cena appuntamento in gruppo, alla grande, faremo faville.” Alberto aveva lo sguardo sperduto nel vuoto, cosa l’aspettava e soprattutto era il caso di andare avanti con Angelica? Marisa ovviamente aveva percepito i suoi pensieri: “Mio caro con l’aiuto mio e di Jean farete faville, amore mio sarà un ricordo favoloso per tutta la vita, un po’ inusuale ma favoloso!” Dopo una doccia collettiva Alberto e Angelica si abbracciarono e cominciarono a baciarsi in maniera frenetica, la damigella, sdraiata supina sul letto, stava subendo l’assalto di un Alberto privo di ogni senso di pudore. Baci sui bellissimi occhi che l’avevano fatto innamorare, sul delizioso nasino, sulla bocca calda e promettente, i seni sensibilissimi (sicuramente Angelica aveva già avuto un orgasmo) e poi, saltando il ‘pacco’ centrale sui piedi lunghi, stretti e profumati. Alberto si era scoperto anche  feticista! Poi fu la volta di Angelica che fece un percorso quasi analogo a quello effettuato da Alberto per poi posizionarsi a quattro zampe in attesa… Il ‘ciccio’ di Alberto era diventato un cipresso e, dopo che l’interessata si era ben bene lubrificata, entrò trionfalmente nel suo retro. La baby aveva una tecnica particolare nel muoversi: roteava il bacino, andava avanti e indietro col sedere per  farsi penetrare più a fondo. Alberto godette una prima ed una seconda volta poi si arrese. Entrarono allora in scena Jean e Marisa che non avevano perso nulla della sceneggiata. Marisa: “Ora facciamo noi da registi, Alberto posizionati a quattro zampe e poi chiusi gli occhi, Angelica sarai delicata col mio amore?” E così fu: Alberto dopo essere stato lubrificato nel suo didietro sentì che un coso duro dolcemente stava penetrando nel suo didietro. La paura del dolore era passata anzi provava un intenso piacere, ovviamente mai prima provato; capì che Angelica aveva goduto due o tre volte ma seguitava imperterrita, a lui seguitava a piacere sempre più e così andarono avanti un bel po’ sin quando Marisa: “Amore mio ora basta, non vorrei che il tuo culino…” Così ebbe fine l’esperienza trans di Alberto che capì che molto probabilmente era diventato bisessuale. Dopo qualche altro giorno di permanenza a Cingoli, con relativi passaggi erotici, Alberto e Marisa decisero di rientrare a Roma. Fecero i bagagli la sera e la mattina presto salutarono Luciano (Mandatemi e vostri amici) ed il duo franco brasiliano senza scambiarsi indirizzi né recapiti telefonici, presero la via del ritorno, capirono che la storia doveva finire lì. Marisa prese lei a guidare la Jaguar, Alberto stava spaparazzato nel sedile posteriore ripensando al recente passato , anche di sua moglie: “Jean mi ha detto che aveva capito subito che non ero una bionda naturale, é molto bravo col sesso, ce l’ha un po’ più grosso del tuo ed è molto delicato.” Tradotto: già dall’inizio si era fatta Marisa, scopava da dio, ce l’aveva molto più grosso di quello di suo marito e nel cunnilingus era insuperabile. Indovinando i pensieri del marito: “Sono sincera, ricordati che tu sei e sarai sempre il grande amore della mia vita, ti stimo e ti amo profondamente.” Alberto farfugliò qualcosa riguardante un cesto di lumache. Marisa: “Talvolta non ti capisco, che c’entrano nel nostro caso le lumache, boh…”

     
  • 30 giugno 2016 alle ore 16:03
    FEMME QUI RIT DEJA' DANS TON LIT

    Come comincia: ‘Spondilodiscite’ non è solo una brutta parola e purtroppo, per me e per tutti noi, è una malattia fastidiosissima e di lunga durata. Ma non voglio tediarvi con i miei problemi personali che a me rompono i coglioni ed a voi non vi fregano un c.. Vorrei piuttosto mettervi al corrente delle conseguenze diciamo erotiche del mio soggiorno in una stanza di un ospedale della mia città dove, ricoverato per errore marchiano di quattro medici ‘guru’, mi sono trovato dinanzi ad una situazione sessuale piacevole che, per un po’ di tempo, mi hanno fatto dimenticare le mie traversie.
    Mio compagno di stanza un giovane di circa trenta anni, ricoverato per una colonscopia per evitare di pagare un medico privato. A fargli visita la sera una giovin signora estremamente piacevole che dava subito all’occhio per la sua semplicita’, un controsenso direte voi ma non nel suo caso: ‘semplicitas prima virtus’. 1,75 circa di statura , corpo statuario, (un giunco si sarebbe detto nell’ottocento), caschetto castano, viso stranamente triste, nasino all’insù (odio nelle ragazze i nasi lunghi, sembrano dei travestiti) occhi espressivi color nocciola, il resto a più tardi quando…
    Data la estrema schifezza del cibo fornito dall’ospedale, io Alberto Bonaventura (nome preso in prestito da un personaggio dal ‘Corriere dei Piccoli’ quando ero giovanissimo) telefonavo ad un ristorante di Ganzirri per ordinare una cena degna di questo nome (sono agiato e me lo posso permettere). Ovviamente il mio compagno di stanza Salvatore stava a guardare ed io, sempre generoso, pensavo anche a lui. Una sera la consorte, venuta a fargli visita, fu anche lei invitata al desco serotino.
    Dopo le solite chiacchiere inconcludenti e anonime Carmen, (questo il suo nome) prese in mano la situazione:
    “Salvo vai nella saletta del televisore, vai sul canale locale, deve essere riportato l’episodio di quel tuo cugino gioielliere rapinato di recente.”
    Sparito il consorte Carmen: “Non so da dove cominciare…intanto mio marito non ha un fratello gioielliere anzi non ha proprio fratelli e quindi Salvatore…”
    “Provi dall’inizio.”
    Storia piuttosto triste e piuttosto comune di questi tempi: il marito, titolare di una concessionaria di auto tedesche, era stato licenziato per poche vendite di auto,  i due coniugi avevano dovuto lasciare la casa in affitto in città e ‘rifugiarsi’ in una frazione ospite dei parenti di lei, ex contadini con piccola abitazione e piccola pensione. La bimba di due anni, con la sue esigenze, era altro motivo di preoccupazione. Carmen, brillante a scuola, si era iscritta in psicologia all’università, aveva dovuto abbandonare gli studi. Questo il racconto, Alberto ne trasse la logica conclusione...
    Il silenzio era sceso fra i due, Alberto doveva fare una scelta ben precisa che avrebbe comportato cosa?
    “Di natura sono piuttosto timida ma…”
    “Si fa di necessità virtù, sono sull’ovvio ma…”
    Carmen aveva preso a piangere silenziosamente, lacrime di vergogna? di rabbia? di tristezza… Stava per andarsene quando Alberto:
    “Sono a disposizione per quello che posso, ho capito bene?”
    “Si signor Alberto, ha proprio capito…”
    “Senti buttiamola sull’umorismo, mi chiamano tutti ‘zio Alberto’ per la mia non più giovane età, fallo anche tu, per empatia…Un’idea: domani sera cena speciale a base di brodetto di pesce come si usa in Adriatico pietanza non comune da queste parti, vedrai una sciccheria, darò disposizione al ristorante…vorrei vederti sorridere…”
    “Vorresti anche altro?
    Preso in contropiede lo zio Alberto rimase imbambolato senza parole.
    “Ho capito… la merce, prima di fare acquisti è buona norma…” ed aveva provveduto a sbottonarsi la camicetta, tolto il reggiseno erano spuntate due tette forza tre con aureola pronunziata e piccolo capezzolo in piena sintonia con i gusti dello ‘zio Alberto’. Il passaggio successivo gli slip che rivelarono un pube molto folto di peli, quasi sino all’ombelico per non parlare del popò anzi parliamone data la sua scultorea bellezza oltre a caviglie sottili, uno splendore.
     Affascinato, il cervello dell’Albertone divenne un vulcano: immaginò situazioni decisamente ‘arrapanti” sin quando rientrò Salvatore.
    “Caro il mio compagno di stanza, che ne diresti di una cena domani sera ho in testa un menù innaffiato da un premiato Verdicchio dei Castelli di  Jesi sarebbe l’ideale…”
     “L’ideale per scopare mia moglie” pensò bene Salvatore ma si guardò bene dall’esprimersi in merito.
    Alò telefono: “Salvatore per domani sera dì allo chef di preparare quel brodetto che ti ho insegnato, ho in testa…”
    “Cavaliere immagino quello che ha in testa…”
    “Sei  maligno, nulla di quello che pensi…”
    “Si ricorda le parole di quel suo paesano politico?”
    “Mi raccomando il vino in contenitori freddi…tre bottiglie.”
    Quella fu la giornata più lunga dello ‘zio Alberto’, la mattina piena di aghi sulle sue braccia per trasfusioni varie, pranzo quello che rimaneva della sera precedente, lungo pomeriggio ed infine un cameriere che, allettato dalla solita mancia generosa, si era presentato sorridente con un vassoio pieno di prelibatezze.
    Un pò imbarazzati fra i tre la conversazione languiva nè non era migliorata con la musica del televisore in sottofondo.
    “Quando ero giovanissimo ero costretto a sorbirmi le barzellette, secondo loro spiritose, di colleghi di mio nonno ex commissario di P.S.
    Alcune era letali come quella del bambino che dice al papà:
    Papà il tuo amico Massimo ti frega tutte le lampadine.”
    “Cha vai dicendo, il mio amico non  lo farebbe mai e poi che ci farebbe?”
    “Questo non lo so ma l’altra sera quando tu eri al bar con gli amici la mamma era in camera da letto con lui e sentivo che gli diceva: gira la lampadina e dammela!!! Lo so non fa ridere ma peggiore era quella si Perseo: campo di battaglia di Canne fra Cartaginesi e Romani, una strage, corpi di morti e feriti tutto intorno, il centurione Caio Duilio va in cerca del suo amico Perséo, cerca fra quelli con la sua divisa ma erano quasi tutti irriconoscibili in viso;  gira il corpo di un soldato ma era già morto, altro centurione …orrore ed infine uno con gli occhi aperti, sembrava proprio Perseo ma non  ne era sicuro. Sei Perseo? Il tale emise un gemito e chiuse gli occhi. Maledizione, Caio Duilio lo scosse: sei Perseo? Sei Perseo? e quello con un vocione  inaspettato.         "T R E N T A S E O O O’! “
    Un gelo era sceso fra i tre…
    Lo zio Alberto si era messo in un cul de sac, era partito dal presupposto che quel detto francese secondo cui…
     “Signor Alberto, non vedo mia figlia Teresa da vari giorni, non la fanno entrare in ospedale per l’età, vado a casa vederla, le farà  compagnia  Carmen.”
    La frase detta con semplicità aveva colpito lo ‘zio Alberto’, quella rassegnazione da parte di Salvatore lo aveva messo in crisi, stava per richiamarlo indietro ma era sparito dalla stanza. Guardando dalla finestra vide entrare un una Volkswagen.
    Infermiera di notte era una certa Maria Rosa la quale,ampiamente foraggiata, non avrebbe creato problemi, fin qui tutto bene poi…
    “Carmen io sono un fantasioso, ho scritto un romanzo e tanti racconti tutti inventati ma quello che ho in mente rispecchia la realtà. Durante la notte ho immaginato noi due abitare da soli in un piccolo appartamento, io sempre in panciolle a leggere il giornale o a poltrire a letto, tu girare per casa a sbrigare le faccende domestiche, un classico quadro di una coppia felice; pomeriggio riposino e la sera, dopo cena, passeggiata in centro in mezzo alla gente con la peculiarità di non udire alcun suono del circondario tutto preso dalla tua persona vicino a me, nuda, nuda ma solo per me non per il comune volgo: tette rimbalzanti ad ogni passo, sedere in sincronia ed i piedi deliziosi o meglio le estremità (fa più fine) che, senza scarpe, battevano i marciapiede a lunghe falcate. Rientro a casa con conseguenze…Ti vedo perplessa, è solo una fantasia…”
    “Che vorresti diventasse realtà…È risaputo che le femminucce hanno più il senso del pratico più sviluppato dei signori maschietti: ti spiego il finale:
    la ‘zio Alberto’ e Carmen innamoratissimi (mi sei piaciuto dal primo istante) convivono: tu lasci la gentile consorte con conseguenze…io mio marito ma…ricorda che le dee dell’Olimpo, sempre in lotta fra di loro,invidiose,riescono sempre a far naufragare i piani dei mortali: Venere, Minerva e Giunone non erano delle santarelle e tuttora ci sovrastano, arrivaci da solo sul punto debole della nostra eventuale storia: non ti offendere ma ti vedo piuttosto egoista…non accetteresti mia figlia e per una madre…”
    Carmen aveva colto nel segno.
    Lo zio Alberto: "Il tuo sorriso è penetrato nel mio cuore e vi rimarrà per sempre!“   Carmen:: "Che ne diresti di goderci questa nottata come dolce ricordo,  non sarò una prostituta profumatamente pagata ma una dolcissima amante…” E così fu, goderecciate a ripetizione da parte di entrambi e verso le sei del mattino:
    “Cavaliere l’iniezione…” era Rosa Maria piuttosto allarmata.
    Fine della storia o meglio:
    “Mio caro accetto per una volta il tuo denaro (apprezzate il termine al posto della parola soldi) ma sarà l’ultima volta, mi puoi aiutare trovandomi un impiego presso un tuo amico…
    E così fu: la ‘zio Alberto’ ogni tanto andava a trovare quel ‘suo amico’ dell’impiego e attraverso i vetri  rimirava con tristezza le fattezze della dolce e mai dimenticata Carmen.
    Resta stabilire se rispondeva a verità il detto francese secondo cui: ‘femme qui rit dèjà dans ton lit.’, non l’avete capito perché avete studiato inglese…fatti vostri!
     
     

     
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