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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

18 luglio 2015 alle ore 6:50

Tato svegliati!

Intro: Lei estremamente distinta, signorile, anni luce lontana dal pianeta terra, lui sin troppo umano, timido, incapace di avvicinarla. Ma si sa, spesso le apparenze ingannano...

Il racconto

Ti vedo camminare ondeggiando dolcemente, deliziosamente con un pizzico di
signorilità come fossi avvolta in una nuvola trasparente che ti appalesa alla gente
distaccata dai mortali non degni di te.
Il corpo longilineo avvolto in un tailleur che mette in risalto le tue fattezze da dea:
vita stretta, gonne sotto il ginocchio, trucco discreto, sguardo fisso davanti a te che sorvola la gente,sei imperscrutabile, inaccessibile, lontana da tutti.
La borsa sotto il braccio, il mini cagnolino zappettante a lato, sguardi mascolini di
ammirazione non ricompensati da sorrisi di compiacimento, algida.
Talvolta volutamente non ti trucchi, una civetteria per dimostrare che, anche al
naturale, sei sempre splendida, ti basta un cappellino o un foulard per farti sembrare
diversa.
Conoscendo i tuoi orari ti seguo, una sofferenza.
Mi arrovello la mente per inventare un appiglio plausibile per parlarti, mi vesto in
maniera elegante ma sobria come penso sia di tuo gradimento, anche se mi hai notato non l'hai dato a vedere.
Ti soffermi davanti alle vetrine dei negozi, naturalmente quelli di lusso, ma non trovo
alcun pretesto per sostare dinanzi ad un emporio con abiti esclusivamente da donna e
mi allontano sconsolato.
Una cosa ho osservato: posteggi sempre in divieto di sosta, al ritorno togli dal
parabrezza della Jaguar il foglietto della contravvenzione lasciandolo cadere a terra con noncuranza.
Quando ti sogno non oso immaginarti in posizioni erotiche, mi accontento di lievi baci
sui viso e sul collo, non penso nemmeno lontanamente a sfilarti la camicia da notte, sei
troppo signorile per mettere in atto comportamenti disdicevoli.
La fine di questa favola?
Un giorno camminando dinanzi a me le cade una rivista dalle mani, la raccolgo e gliela porgo con un timido sorriso.
"A’mbecille, so dù mesi che me venghi appresso, che cazzo aspettavi?”
Tato sei stato proprio un imbecille, per due mesi!
 

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