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Poesie di Rita Stanzione

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  • 13 luglio alle ore 13:54
    Ciglia

    Dista poco dalla vita
    la notte, così nulla temo
    degli arcobaleni negli occhi scuri
    né del lago che ha fatto sue le stelle.

    Anche il tutto senz'aria 
    è un sentiero di gelsomini.
    Quelle trame che portano un verso
    su Plutone, chi le ha stese
    risalendo ciglia di fissità
    dal cemento?

  • 12 luglio alle ore 19:39
    Tre haiku (estate)

    garbino estivo-
    s’inerpicano fiamme 
    su per il borgo

    calda salsedine-
    in china l’eucalipto
    composto e fiero

    bella bignonia-
    il tuo labbro carminio
    attarda il vespro

  • 11 luglio alle ore 10:28
    Dove io perfino manco

    Avrei dovuto essere stringa al tempo
    in schiere di richiami portarti a me
    da un’antica selva d’oriente
     
    e dal sognato, dalle chine aspre
    dove ho lasciato un po’ della mia ombra
    memoria prossima alla pelle.
     
    Ma sempre qualcosa fugge l’impermanenza:
    cosa sei per me? cosa hai fatto agli alberi
    le cui gemme dispensano vaghezze di occhi interni?
    Autrice delle spine, è questa l’arte
    che scioglie balsami di aranci amari
     
    tutto di me si fa apertura,
    a piccoli morsi essenza e cura
    sommuove il fondo, posa
    dove io perfino dal corpo manco.

    (A Marcel Proust e "À la recherche du temps perdu")

     

  • 10 luglio alle ore 1:14
    Halku n.2 (tramonto sul mare)

    spinto dai remi
    un tramonto si spande
    vira il ponente

  • 10 luglio alle ore 1:11
    Haiku n.1 (tramonto sul mare)

    bacia la riva
    un raggio solitario
    che si congeda
     

  • 10 luglio alle ore 1:07
    Campi (Tanka d'estate in acrostico)

    cantico verde
    anima di una brezza 
    molle e soffusa

    pioppi spargono argento
    in un quadro di Cézanne

  • 09 luglio alle ore 9:13
    Non si contano gli alberi

    Si ferma il volto 
    diaspro
    dove la strada sembra 
    morire al buio. 
    Al dorso un’eco,
    miele da calendari
    avvezzi ai muri 
    e chiodi 
    risospinti al bianco. 
    Pallore in tatui 
    scampato all’esodo 
    in chissà quali reticoli
    di vanità e incertezze.
    Non si contano gli alberi
    dal ponte dell’orsa 
    dacché il divieto dei sogni
    un clangore, l’ha rimosso.

     

  • 08 luglio alle ore 8:52
    Luglio (due haiku in acrostico)

    lode dell'erba
    un flautato brusio
    grumoli ai fianchi

    l'arsura placano
    i tumidi mirtilli
    o le tue labbra
     

  • 07 luglio alle ore 9:06
    Dal letto delle ancore

    Non c’è comprensione se non
    di queste cose addormentate
    nel mezzo di una rappresentazione
    E qui è la fissità dei porti
    dove salparono le voci
    “tienimi nel gorgo della tua esistenza
    dov’è foce il sopravanzo di cielo e terra”
    Con i lampi orlati degli occhi, ci giurerei
    ancora assorte umane resistenze
    animate da secoli d’eros del bianco e del nero
    umanamente a morirsi tra cerchi di pietra
    e gli sguardi profumati che a momenti
    prenderanno il volo

  • 06 luglio alle ore 20:10
    Il mare avanza

    Il mare avanza
    e l’umidore, dove
    ho poggiato la vita
    ricolma i gangli
    di ruggiti e ortensie
    Non ho silenzi che bastino
    Posso solo stupire
    affacciando l’anima

  • 06 luglio alle ore 2:13
    A velo d'aria, che non plana

    S'è aperta una cruna
    sui fermagli dell'oblio.
    Si sente lo sfioramento
    dei piani di coscienza,
    fiato e ginocchia.
    Non c’è verità
    fuorché un insetto che
    verosimilmente sciama d'inezia.
    E il caldo struscia nel tempo a tondo
    l’insetto sbatte sulle ali, torna.
    -tengo stretto il laccio per il sangue -
    Fa’ che non mi colpisca
    che non aumenti la smania di gridare
    a velo d’aria, che non plana.

  • 04 luglio alle ore 7:07
    Da stupefatte amenità

    Eppure i muri hanno una voce
    patina di calce che si staglia
    nell’aria basculante
    delle nostre febbri chiuse a chiave.
     
    Qualche attimo e senti
    che siamo statue, rinvenute
    da stupefatte amenità
    pronte a spartire il dolce e l’acre
    dei vani sotterranei.

  • 03 luglio alle ore 9:05
    Mama

    So tutto di te anche adesso 
    dopo gli anni scivolati giù, 
    perle sul pavimento
    Le ho messe in un cassetto 
    non l'apro mai, contro la nostalgia
    Conservo intera la discografia
    le tue corde a cantare 
    "quaranta dì quaranta nott"
    le frasi in fiore e foto brille

    Ti conoscevo meglio
    negli strani giorni, fuori campo:
    all'imbocco di via della Moscova
    i nostri passi in contrappunto
    le voci accavallate
    l'alter ego nel moscato
    Ma la verità non era in vino,
    nemmeno nelle confessioni 
    Una pausa, una piega d'ovale 
    e le ombre s'illuminavano

    Verrò a cercarti, curiosa di vedere 
    quello scrigno - il tuo gioco bizzarro 
    di mantenere intatti 
    gli occhi più vivi

  • 02 luglio alle ore 11:57
    Poi

    Poi
    m'inerpicherò
    su te, tocco
    sciolto dall'ombra
    a morirti dentro
    oasi di corallo.
    Poi labbra
    non più mie
    da un leggero risucchio
    e un grido
    premuto a fondo.

  • 01 luglio alle ore 8:13
    Luglio (acrostico)

    Lantane in balaustre
    Unanime lo sfarzo, casta
    Glicolisi d’aranci dentro i gialli
    Là dove smania un raggio, tale
    Il fiato fisso, dei più caldi
    Ostri sulle polene scolte a vita

  • 29 giugno alle ore 9:46
    La tua vita erano queste odi alla Terra

    La tua vita
    erano queste odi alla Terra
    quelle visioni
    lievi e incredule
    di praterie senza confini,
    le carezze agli alberi
    figli antichi
    del tuo passaggio
     
    La tua vita era pioggia
    che dà gioia al fiume
    ad ogni sasso
    riposo del cielo
     
    era il sogno
    un cavallo di vento
    senza padroni
     
    La tua vita era
    veder rigogliare il bene
    sotto il piede ruvido
    dell’aridità
     

  • 28 giugno alle ore 17:04
    Dove va un poeta

    Il poeta non può svanire
    come fa il legame
    nella materia.
    Lui arriva
    nei luoghi più impervi
    lasciando segni
    d’amore universale.
    I sassi rigati per sempre
    dall’acqua, è lì
    che i suoi versi continuano
    Li sentite? Sono loro
    a gorgogliare
    liberi da vincoli
    di rovinosa natura.

  • 26 giugno alle ore 16:37
    Plesso profondo

    Proviamo a far vivere
    scritti interiori altrimenti fuggiti.
    a lenire dolenze
    del tempo che s'acciglia.
    Un plesso nella vita
    ci spetta. Lieve,
    silenzioso e forte
    strato dentro gli strati.
    Dove l'ombra sia senso
    di una più vasta scienza
    e una lava d'intarsi
    alveo per le pietruzze
    che siamo.

  • 24 giugno alle ore 0:05
    Con il coraggio degli astronomi

    Qualche fascinazione 
    muove sottovoce
    dietro l'ostacolo dell'oscurità
    la sabbia si fa argento
    in un cerchio d'acqua
    fugge dalle orme della gravità
    essenza corporea dell’esubero
    e noi odoriamo di asfodeli
    struggenti 
    siamo calma e vento,
    eco di notti, 
    chimera di terra e lacrima
    attesa
    con il coraggio degli astronomi
    incantati 
    su finestre bianche

  • Hai visto svelata la tela 
     
    sotto l’artiglio, hai riso in gola
    al doloroso bagliore della candela.
    Il tuo volto è la ruga che coltivi in soffitta
    oppressa da rigurgiti di luna
    dai ragni più abietti, affamati
    di sangue e polveri d’oro.
    Ecco tuo padre sfaccettato
    in lustri di seme da donare
    e tu: equilibrio inventato a far beffa della natura
    nutrito delle sue debolezze immaginarie
    così liscio e provato
    osso di polpa ricostruita, rorida e tenera
    sanguigna e marcescente.
    Predicato imperfettibile dell’essere
    a un passo e inarrivabile
    col cuore a due strati, rosso nel nero
    schiacciato da una pietra siderale.
    Pronto a risbocciare, mentre
    in realtà stai morendo
    definitivo.
     

  • 22 giugno alle ore 15:33
    L'ultima parola

    L'ultima parola
    un verso di permanenza
    prima di andare
    ché non è facile voltarsi
    e velare la bocca, sospirandola.
    Riaversi da sospensioni, quando? 
    Quando, fissità di terra spoglia
    incastrata alla mente
    prosciugherà l'umido silenzio?
    Cammino, mi cammini
    -fianco al deserto lunare
    -costola, l'ennesima a piegarsi
    in fuochi diafani
    e simili incongruenze.
    Rispondimi.

  • 21 giugno alle ore 15:37
    Nelle file

     
    Se fossimo tutti nelle file
    immagina
    il momento evacuato delle origini
    e dolore negli occhi d’iridi sconosciute
    tutti alla ricerca di una strada
    con i tarli nello stomaco
    e pezzi che si staccano
     
    immagina, cosa ci porteremmo in tasca
    il giocattolo dei sogni per i figli
    tre quattro noci per la fame
    o la chiave di una vita di separazioni
    aperta al dubbio di aride stanze
    in un paese dalla faccia che non guarda
    offuscato al cuore
    (cuore al centro l'ultimo rifugio)
     
    Quali parole, quali fiotti di fango
    alla domanda se il mare
    è uguale -e il cielo
    Quale disegno delle nuvole
    per ricordarci le erte rampe
    su di noi, fiori di fosso
    nel velo nero del sole   

  • 20 giugno alle ore 7:49
    Non è

    Non è tanto quel che dici, ma come lo dici
     
    non sono perfetto
     
    non ricorda un incipit né un epilogo
    ma sbianca le foglie
     
    ed io corro nel brivido
    accecata, convinta
    di sciogliere le gambe dell’atleta
     
    in inciampi di petali
    avrei voglia d’un fluttuare insensato
    o del tuo strazio in erba, che mi assurge.

  • 19 giugno alle ore 18:36
    Sottile il freddo

    Sottile, il freddo
    all’angolo ruvido del collo
    quando muove un assalto
    dalle creste del cuore
     
    un’ansia di natura balzata su
    come sartia all’albero
    mentre s’aggrappa al mal di mare 
    - da cui non mi difendo

  • 18 giugno alle ore 8:44
    Da vecchia

    Da vecchia, imparerò
    l'indicibile essenza delle rughe
    in trama estesa
    assolta da una bellezza effimera.
    L’albero sempre più blu
    già mi trema, rizoma nelle vene
    prosciugando l’ardesia.

    Sabbia e diamante
    rifletterò bagliori
    in muta foce

    una ballata in cenere
    mi sveglierà, dopo che un sogno
    trasalirà d’insonnia
    profondamente mia.