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Poesie di Alessandra Gorlero

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  • 31 ottobre 2011 alle ore 17:59
    Aprile

    Mescolo il latte con il caffè, la finestra
    aperta di luce. Quest’aria
    sa di giugno, mi confondo
    nella camiciola leggera.

    Avevo pensieri, progetti altri.
    Schegge, non diverse dai resti di petali e foglie
    che il vento ha soffiato attraverso
    le finestre di ieri.

    Le raccolgo sul palmo,
    secche e schiacciate da non valere più nulla.
    Devo riavvolgere il nastro, fermarlo
    con un nodo e tornare sui passi di prima,

    una scarpa rossa e una beige
    che mi calzano estranee. Tornare
    alle occupazioni di sempre, colmare
    distanze dilatate da mancate aspettative.

    Indietro come un gambero: correre e danzare.
    Il bilanciere sbanda, fra un effimero
    punto invalidato e usati precedenti
    che non so riguadagnare.

    Confondersi così che poi arriva questo
    giugno improvviso a scompaginar le carte:
    strappo le pagine del calendario, lascio
    che giorni inutili volino verso un cielo incongruo.

    Sarà solo il tempo di una estate irreale,
    dove è impossibile afferrare un centro.
    Indosserò ancora la mia giacca
    primaverile quando tornerà la pioggia.

  • 15 giugno 2011 alle ore 13:46
    Prima che venisse il giorno

    Noi non esistevamo
    al di fuori di noi, al di fuori
    di mondi immaginati in ore
    che precedono il giorno,
    sogni sottratti al sonno
    di androni bui, solitarie
    strade dove un lampione
    e la voce degli uccelli
    mattinieri a rischiarare,
    a biascicare nonsense
    fino alle scale che portavano a
    porte che non volevamo aprire
    perché non entrasse il giorno.

    Quando la luce irruppe,
    e ci spense. 

  • 22 gennaio 2010
    Vedi, è giorno

    Vedi, è giorno.

    Ho raccolto i miei panni,
    steso i silenzi, piegato
    le tue parole
    allo spazio costretto
    di un lungo rifiuto,
    i fiori di riso
    sepolti da un pezzo.

    E’ questa nebbia di luce
    come linea di ponte
    che oscilla sospeso,
    proteso fra me e le tue ombre:
    l’attraversano giorni
    che non hanno presente
    se non nella mente.

    (sussurro)

    Vedi: è giorno.

    E questo piccolo piccolo sole
    non è grande abbastanza
    per tergere nel cielo
    il profilo dei sogni
    se mera questione
    di consistenza rimane
    il confine del vero.

    Così ho stirato
    le labbra di festa
    per attingere la vita
    e chiedere pioggia
    di stelle lucenti
    che lavasse la notte
    e tutte le figlie.

    Vedi.
    (sussurri)
    E’ giorno.

  • 23 settembre 2009
    Avrei pagato le stelle

    Avrei pagato le stelle a dirmi
    nel respiro denso della notte
    che di giocolieri tristi che fummo
    non v’era gioco,
    mentre palleggiavamo i giorni
    su un orizzonte ricurvo
    pronto a chiudersi rapido
    sui nostri ieri imperfetti.
     
    Ora non sono più cielo
    se le stelle non hanno parole
    che sappiano tessere reti
    su storie finite.
    Solo il silenzio è risposta
    consona a domande mute
    se la falce del tempo miete
    messe di sogni essiccati.