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Poesie di Alessandro Moschini

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  • 28 febbraio 2013 alle ore 22:10
    Il quarto tempo

    Sono in trappola
    impigliato in una rete
    sullo spartiacque
    divisore di un sogno
    tra passato

    (non troppo prossimo,
    non troppo remoto)

    e futuro
    il cui nome
    non risponde a presente.

    Erano pesci le mie parole.
    Sono caduto in queste acque
    tentando di afferrarli
    e intrappolarli nella mia penna
    ma sono sguisciati via
    dalle mie mani
    rimaste vuote
    come un pugno di mosche
    messe in fuga
    da uno sciame
    di pensieri aggressori.

    Sulla sfera
    una goccia d'inchiostro
    è tutto ciò che rimane
    della loro fuga
    da questo acquario fluente.

    (Né libertà, nè prigione).

  • 20 febbraio 2013 alle ore 20:44
    Lo stand

    Sto stando allo stand
    and I don't understand
    why I stand
    in the sand
    with a hole in my hand
    and the foot on the land.
    It's a trend,
    it's a brand,
    it's this shape that I bend,
    it's myself that I lend
    and at last I understand
    why sto stando allo stand.

  • 14 febbraio 2013 alle ore 15:44
    Il sognatore contemporaneo

    Caccia le stelle
    nelle notti boia

    (Le stesse stelle,
    le stesse notti tue
    perse nel tempo
    e nello spazio).

    I verbi son tagliole
    dai denti mobidi,
    stondati,
    trappole buone
    a catturar
    le lagrime e le risa,
    le emozioni.

    E' sempre stato il tempo
    mai passato
    ma fuggito in fretta
    che ci dato,
    che ci dà,
    che ci darà ragione
    nelle sfaccettature varie
    del futuro.

    Intanto noi tremiamo
    all'ombra di una lagrima
    scesa per beltà
    sui nostri cuori
    aperti su sogni
    dolcemente amari,
    devotamente traditori.

  • 06 febbraio 2013 alle ore 21:03
    Le adorate forme

    E' li dove la pelle
    con l'acero si incrocia
    che ti colgo a piene note
    Donna Musica
    dove le mie mani
    come sul palissandro
    scivolano.
    Si riempie l'aria
    di estro armonico
    e di profumi forti
    dettati dal contatto
    dei tuoi seni
    sul mio petto.
    E sono suoni nuovi
    ogni volta che nel buio
    disegno con le dita
    i tuoi contorni
    a modellar nella penombra
    con le mani le tue forme
    come vaso di creta
    che gira sul mio cuore.

  • 01 febbraio 2013 alle ore 23:41
    Sul ponte

    (Le lacrime son sassi
    gettati giù dal ponte
    che passa sopra gli anni
    per colpire,
    per colpirsi,
    liberarsi
    o farsi male).

    Il primo sasso
    lo guardo
    mentre corre in verticale
    a spappolar di anelli
    sul riflesso del mio viso.

    (E mi ridà me stesso
    raccontato
    in una ruga d'espressione)

    Del secondo sasso
    odo
    lo spaccarsi dell'acqua
    ed il suo schizzo
    (plof)
    Che mi ridà le grinze
    e le borse sotto gli occhi.

    Il terzo sasso invece
    imbianca il mio riflesso
    e i miei capelli.
    Mi riconosco appena
    mentre lenti
    si fermano gli anelli
    a definir l'immagine.

    (E mi ritrovo col maquillage rifatto
    ricurvo sui miei anni).

    L'ultimo sasso
    infrange il mio riflesso
    e ne dilania il volto.
    Anelli che si allargan
    mi deturpano pensieri
    e percezioni.

    (Nell'acqua
    che allenta i movimenti
    mi riconosco
    giovane, corvino
    e con la pelle tonica
    come se le primavere
    fossero affondate).

  • 31 gennaio 2013 alle ore 13:31
    La sistola

    Ir mi' giardino è bello
    e per tenello ammodo
    aprii 'rrubinetto del lavello
    ma 'n terra 'r tubo
    s'era tutto annodo.

    Un mi riuscia fermallo
    tanto si contorcea come un pitone
    che mi toccò pestallo
    e chiude ll'acqua
    che un facesse più pressione.

    Poi la riaprii
    puntando 'r tubo cor dito davanti
    sulle piante
    e quando sentii lo spisciolio
    scende sulle scarpe
    penzai: "Meno male
    che un son vestito elegante".

    Ma poi guardai 'fiori
    e 'colori belli der giardino
    e penzai "chisenefrega!
    L'acqua s'asciuga".
    E un sorriso s'allargò
    tra un rigagnolo e una ruga.

  • 24 gennaio 2013 alle ore 12:16
    Concerto grosso

    Vibra dolce la viola
    e sa di buio sul palato
    e di contemplazione
    della tua nudità austera
    sotto la luna assassina.

    Mi piego
    sognante sul manico
    ad intonar pensieri
    pendenti dai riccioli
    aspri come raspi
    che dalla mia chioma
    cadono e molleggiano
    come prolungamenti
    ribelli di te.

    (Sei lietmotiv
    proiezione ortogonale
    delle stelle,
    concerto grosso
    che intona la mia pelle).

  • 18 gennaio 2013 alle ore 9:47
    Bull-shit

    Sono caduto,
    ruzzolato giù
    inciampando
    su un gradino che mancava
    nella scala dei valori.

    Erano in cinque
    all'uscita della scuola
    armati di parole strafottenti
    ed aliti pesanti
    che facevano i gradassi
    per farsi belli
    del loro niente
    con cinque stupide galline.

    Non eran grossi
    ma è difficile
    parar cazzotti
    da cinque direzioni.

    Ed è così che mi ritrovo
    con un occhio nero
    e i lividi sul corpo
    perché la madre dei codardi
    è sempre incinta
    e non ha rispetto alcuno.

    In cinque tutti sono forti,
    ma presi ad uno ad uno....

  • 14 gennaio 2013 alle ore 14:15
    Quasi primavera

    E' quasi primavera
    nell'aria
    e negli occhi della gente
    che mi passa accanto.
    La vedi nei sorrisi
    sereni e lieti
    parlati a voce calma
    in mezzo ai denti
    e dall'assenza
    delle dismesse sciarpe.
    E' musica
    lo sboccio dei tuoi anni
    suonati
    sulla corda della vita
    (La nostra).
    E' quasi primavera
    in noi
    che siamo natura viva
    sul tempo che si mostra.

  • 12 gennaio 2013 alle ore 15:46
    Le verità degli angeli

    Parole silenziose
    come guastafeste
    al compleanno
    degli stolti
    arrivan come
    pacchi da scartare
    ornati di coccarde.
    Son dolci
    le dissonanze
    che giungono
    a distrugger
    le pareti trasparenti
    dell'orgoglio.
    Discretamente
    non astratte
    sussurrano
    all'orecchio
    di riciclar paure
    e paraocchi
    dei vecchi compleanni.

  • 05 gennaio 2013 alle ore 12:13
    Stendi il tuo tempo al sole

    Intessi il vento
    tra le verdi dita
    che rigogliose
    salgono alla vita
    e fà tue
    le sue correnti.

    Stendi il tuo tempo
    al sole dell'età
    che ti appartiene
    e lascialo asciugare
    della rabbia.

    Dolci e forti
    son le correnti
    che spirano
    in direzione della morte
    a spazzar via paure 
    ed evenienze di rimpianti.

    Siamo solo di passaggio.

  • 03 gennaio 2013 alle ore 13:34
    Resta nel buio

    Resta nel buio
    così sopra di me
    mentre rimango
    aggrappato
    coi miei occhi
    al tuo sorriso oscuro.

    Donna d'amor
    tu sei
    tra le lenzuola,
    nelle carezze
    e in mezzo
    agli occhi chiusi,
    nei dolci attriti
    delle dita tue
    alle tempie
    che lentamente sento
    scendere alla nuca.

    Resta nel buio
    così sopra di me.
    Geisha bambina,
    due donne sono in te.

  • 29 dicembre 2012 alle ore 23:42
    Figurine

    Dolci
    furon quelle estati
    quando
    sulla terrazza al sole
    io creatura
    correvo
    intorno alla tua sottana.

    Erano risa
    in mezzo ai panni
    che stendevi
    e le vergate
    del battipanni
    sui tappeti.

    Gioia perduta
    mi chiamavi Amore
    e mi prendevi in collo
    per giocare.

    Adesso so
    che il tempo
    al suo passare,
    come le figurine
    tra bambini,
    si prende la tua gioia
    e la scambia
    col dolore.

  • 27 dicembre 2012 alle ore 11:15
    L'acqua buona

    Sei l'acqua buona
    venuta ad inzuppare
    e cancellare
    il danno
    ed il suo alone,
    invaditrice
    intrappolata
    tra le maglie
    della voglia mia
    di te.
    Strizzami pure
    il cuore
    ch'è digià pronto
    a reinzupparsi
    nel tuo ventre.

  • 25 dicembre 2012 alle ore 0:30
    Nelle scansioni soniche

    Nelle scansioni soniche
    intuivo
    l'appropinquarsi
    sublime e minaccioso
    di rarefatti
    ghetti armonici
    dove le paure
    intormentivo
    in anestetici
    mondi immaginari.

    (vedevo in cuffia
    universi melodiosi
    visibili soltanto
    alle mie orecchie
    e alle galassie
    che nascondevo
    dietro alle mie dita
    glissanti sulle corde).

  • 24 dicembre 2012 alle ore 0:15
    Lembi

    Eran lembi
    della tua pelle
    che colpivo
    furiosamente
    con la mia bocca
    fatta sciabola.
    Ma tu
    eri già me
    ed ero io
    a sanguinare.

  • 22 dicembre 2012 alle ore 0:15
    Sull'alba

    (Sono riflesso
    della pace mia
    che spunta
    dai capelli spettinati
    e dalla barba incolta).

    In equilibrio
    sui margini dell'alba
    percorro a braccia aperte
    e i piedi uniti
    i verdi sgretolii
    guardando in basso
    col sorriso sulle labbra
    che quasi paio ebete.

    E lentamente
    quasi sulle punte
    cammino
    cercando
    con le dita di toccare
    le pareti della nebbia
    che tutta intorno
    è intenta
    ad abbracciar le querce.

    (L'uscio di casa
    che chiudo alle mie spalle
    mi sorprende
    ad aspettar me stesso
    seduto sul divano,
    sbarbato,
    pettinato bene
    e con una tazza di tè
    in mano).

  • 17 dicembre 2012 alle ore 11:11
    Ombre cinesi

    E' valzer d'Oriente
    l'intreccio armonico
    delle tue mani
    con le mie
    intente
    a modellar
    tra le lenzuola
    le conturbanti
    forme dell'amore,
    ombra e fiore
    proiettati
    dalla bocca tua di geisha
    sul mio petto
    che lenta e di gioia
    mi dilania il cuore.

  • 12 dicembre 2012 alle ore 21:57
    Orzo

    (Sento profumi
    di calma ed abat-jour
    che illumina soffusa
    le pagine di un libro).

    L'acqua a bollore
    trasferisce i fumi
    dal pentolino
    alla tazza con gli orsetti.

    Mi arriva forte
    il profumo di caffè
    che nelle narici inala
    memorie olfattive
    di nocciole 
    mischiate
    a bucce d'arancia.

    (A lento rilascio
    la gioia semplice
    si adagia sulla sera
    e sul divano io
    che serenamente
    sorseggio con la bocca
    il mio caffè
    e versi coi miei occhi).

  • 08 dicembre 2012 alle ore 22:40
    Saudade

    È ancora di salvezza
    questa gioia triste
    che ci invade.

    Siamo irrequieti
    inventori di magoni
    e turbe d'anima,
    bisognosi
    di pericolosi
    baratri interiori
    quando va tutto
    troppo bene.

    Non è una dimensione
    che ci calza
    la felicità completa.

    (Sono così i poeti.
    Anche nella serenità totale
    hanno bisogno
    di stare sempre
    un poco male).

  • 07 dicembre 2012 alle ore 8:54
    Buonanotte

    (Mi sento gonfio
    come un fegatello
    con la rete
    mentre i miei occhi
    abbassan le serrande).

    Brasato ammodo
    mi stendo sopra il letto
    a pelle d'orso
    e con la bolla al naso
    come un cartone giapponese.

    Briao mi ritrovo
    di stanchezza
    con gli sbadigli
    che son forni della pizza
    e l'occhiaie che m'arrivan
    giù sui piedi.

    Basta pochino,
    trenta secondi e parto
    e russo come un treno,
    così forte
    che sveglio quelli sopra
    e quelli sotto.

    (Son tutti li
    che battono i pugni
    e i manici di scopa
    sul soffitto
    ma non sento.
    Buonanotte).

  • 05 dicembre 2012 alle ore 20:51
    Brivido sonico

    Brivido sonico
    è la tua pelle nuda,
    cascata calda
    che si scroma
    sulla mia
    rompendo
    vibrati semibrevi
    in caldi virtuosismi.
    Attriti di passione
    che risuonano
    dalla cassa
    della nostra alcova.

    (Tu archetto
    io corda).

  • 30 novembre 2012 alle ore 23:04
    Gattile

    Son graffi teneri
    portati dalla notte,
    tracciati
    da cucciolose
    orme feline.

    Canti d'amore
    a tener sveglio
    il vicinato
    sono quei richiami
    per far sciogliere
    la femmina guerriera
    che prima soffia forte
    e poi ci sta.

    E sono fusa
    strusciate alle caviglie
    opportuniste e dolci
    a rincorrere
    gomitoli di lana
    che si srotolano
    e a mordere i lacci
    delle scarpe.

    Son dolci paraculi
    teneri e curiosi
    a cui manca solo la parola
    anche solo per dire
    a volte:
    "Agli umani,
    preferisco i cani".

  • 27 novembre 2012 alle ore 11:35
    Sette

    Sette
    sono i veli della notte,
    sette
    le sue crune
    che svelano
    e che pungono in amplessi,
    sette
    le sue lune.

    Sette
    le tue ombre su di me,
    sette
    le tue danze
    che muovi ballerina sul mio ventre,
    sette
    le distanze.

    Sette
    le mie lingue
    che violano i tuoi seni,
    sette
    le mie prese
    che cingono il tuo ventre e dentro ad esso
    sette
    son le rese.

  • 24 novembre 2012 alle ore 20:48
    Settembre

    Ti sento
    presente
    in ogni anelito
    che prende
    ogni parola mia
    per mano
    e dolcemente
    la accompagna
    fuori dalla bocca.

    Ti ho colta
    di notte nel roseto
    prima che
    il tuo bocciolo
    ricusasse i petali
    e mutasse in spina.