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Autore

Anna Banti

in archivio dal 25 ago 2009

31 ottobre 1979, Campiglia Marittima

09 novembre 2009

gli amanti

Intro: Struggente lettera di un’amante, il cui universo gira ormai intorno ad un uomo, che non sarà mai soltanto suo. Un turbinio di emozioni che sfociano in quello che poi sarà un addio.

Il racconto

Caro, caro dolce amore...
non so nemmeno quanto abbia senso scrivere, ma forse lo trovo nel momento in cui che tu legga mai o no questa lettera, io sono qui che la scrivo e lascio che quello che sento, prenda una sua forma.
Questo scritto non ha il senso di un rimprovero, né tanto meno quello di un giudizio..., rappresenta piuttosto una di quelle sfere di vetro in cui di solito scende la neve su una piccola Chiesina e sui monti, solo che invece di esserci dentro un paesaggio c'è immerso ogni mio più piccolo sentimento, emozione, disappunto, rabbia, vergogna, insicurezza, forza... amore, quello che non ti ho ancora dato e che forse non ti potrò dare mai. Il tutto si mescola in quel liquido ed ogni volta che lo agiti, l'intero si interseca con un latro intero e poi un altro e poi un altro ancora. Non esiste più niente di nitido, solo sfumature, ma ben delineate sempre, e in qualsiasi momento.
E' il bisogno di dirlo a qualcuno, è il bisogno di tirare fuori questa esplosione di colori e non colori. Esistono anche qui dentro toni vivaci, ma anche più scuri. Niente impedisce di amare entrambi. Le palpebre si chiudono e tutto ha inizio un venerdì sera qualunque, in un posto monotono e qualunque. Il posto dove meno ti saresti aspettato, perché fino a quel momento ogni sacro santo venerdì non aveva dato nessun colpo di scena. Ci sono poche persone o forse no. Ma dal momento che quegli occhi si sono infilati prepotentemente nei miei, di cosa sia successo intorno non ricordo più nulla. Una linea nera li contorna perfettamente, ma così perfettamente che è inevitabile chiedersi se siano finti, oppure rappresentino qualcosa di raro, magnetico e prezioso. Non mi ero accorta di altro, fin quando il tuo sorriso mi ha lasciata per un attimo senza fiato. Era piacevole parlare con te, anche se malizioso, dubbio, fastidioso, malefico... tremendamente affascinante.
Ogni tua parola è diventata un'inebriante corda leggermente pizzicata, che, con grande destrezza, lasciava uscire dalla tua bocca ben fatta, suoni solleticanti e suadenti per tutte le particelle che ricoprono l'epidermide. Ed io pensavo:" Suona...suona ancora". Mi sono sentita così... uno strumento maneggiato da un musicista attento e accorto. Ho fatto l'amore con te nella mia mente, in quel momento, in quegli sguardi, in quelle provocazioni verbali a cui mi sottoponevi, in quell'atmosfera, in quelle posizioni, uno di fronte all'altra... semplicemente... uno di fronte all'altra... Quando ti sei alzato, quando sono entrata per andare verso il bagno, e appena uscita ti ho trovato, perché sei venuto a cercarmi, gli occhi hanno continuato a godere della nostra immagine insieme. Ogni vibrazione... un'emozione nuova. Ogni abbassamento di palpebre...uno stato di nuova rassegnazione... ogni battito di palpebre, un secondo in più rubato alla tua visione.
Non abbiamo niente in mano. No abbiamo niente. Vogliamo stringerci dentro qualcosa che non possiamo avere a metà. Dobbiamo rimanere a mani vuote, solo per proteggere tutto quello che ho vaneggiato fino a d ora. Non voglio condividerlo con nessuno questo. Voglio che sia solo mio. Solo tuo.
Se devo rinunciare a riempirmi le mani e a girare la clessidra, allora preferisco rimanere a mani vuote. Voglio solo immaginare quello che "avrei" potuto stringere. Almeno così nessuno potrà strapparmelo. Nemmeno tu, amore mio. Vedere che il tempo passa non fa bene a nessuno dei due, ma la clessidra al contrario di quel che si pensa non ha solo due mosse... posso sempre bloccarla a metà... ruotandola di mezzo giro soltanto, lasciando quel tempo in bilico, per sistemare quello che più mi preme. Spremo ogni fatica che fai, e quelle che faccio, ed ogni volta riesco a pensare che ne è valsa la pena. Mi sono spinta oltre limiti al di là dei quali non credevo avrei mai potuto... Provo cose che fino a ieri non sapevo che esistessero. Sono in balìa di una situazione che non so prendere in mano, che mi annebbia la mente e i terminali nervosi, mi lascia in uno stato confusionale e di leggerezza d'animo che mi impedisce di trovare dentro di me delle risposte certe alle mie domande. Questo mi fa credere di amare in un modo nuovo, a me sconosciuto... qualcosa che finora non avevo mai toccato, e nemmeno sfiorato.
Ho sempre amato. Ho amato qualcuno per la sua bontà, qualcun altro perché avevo sedici anni e dovevo dimostrare a mio padre che le persone possono cambiare. Ma questa volta non è così. Amo perché amo.  Amo tutte queste cose e non le so spiegare. Amo il sacrificio per averti. Amo i tuoi difetti, le tue insicurezze, la tua presunzione, la tua stupida gelosia, la tua leggerezza nel non dare importanza a certe cose, perché so che in fondo quell'importanza la dai a d altre. Il tuo modo di non affrontare le cose per paura di far male, anche se rasenta la vigliaccheria. Trovo risposte e giustificazioni ad ogni tuo comportamento, perché io ti capisco, anche se non ti condivido, perché "ti conosco" anche se non ti conosco... Non c'è storia più romantica di quella degli amanti... fatta di amore e di addii... perché sai che ogni volta non è mai l'ultimo...
Addio amore...

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