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Poesie di Carlo Mieli

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  • 19 gennaio 2007
    Le mie mani

    Sole.

    _acqua_
    resti ad osservare lento il mio percorso.

    Occhi
    naso
    labbra
    dieci le dita a dissetare,

    dieci a contare attimi di pelle
    _piano_
    a scivolare sul tuo viso chiudendo a fondo la tua carne
    _mia_

    sono,
    il mio lavarti il corpo le mie mani
    il tuo volermi piano.

    dentro.

    Il tuo sorridere al mio sangue
    quando scorri quella vena
    mia
    delle mani
    tua.

    Sei,
    delle mie mani l’eco
    e
    poi
    il punto ultimo fermato
    tu.

  • 19 gennaio 2007
    La mia schiena

    Il cuneo perfetto [nell’attesa]
    del gestosolco [creato]
    dal respiro che piano mi veste
    occhi
    viso
    mani
    pelle.

    Ecco il mio corpo chiuso
    tra le parentesi arcuate del tuo sguardo
    fermo, tra le curve del tuo seno
    vivo, nella voglia del tuo ventre.

    Mio.

    Parla ora la mia schiena
    alle dita rotte, sfamate ancora dalla pelle a fondo
    lacerata e rosa dall’unguento acre del piacere.

    Noi.

    Ecco la mia cura amore
    nell’assoluta nenia della carne
    in un plurale singolo

    ancora
    ancora
    sempre.

    Tu.

  • 19 gennaio 2007
    della Vita.

    Ho il cuore,
    che a battiti alterni solleva lo sterno
    ho il gesto,
    che a piccoli soffi aspira la vita
    mia,
    di te.

    Resto poi ancora ad osservarti piano,
    nel tuo sorrisosole che mi scalda
    o nell’immenso cerchio
    che quando guardi mi sovrasta.

    Della mia vita ho il tuo nome la tua pelle il cuore e del mio oltre

    non ho bisogni,

    se non tu
    ancora
    sempre
    tu
    sì.

  • 19 gennaio 2007
    Il mio sangue

    Germoglia nell’attesa viva di un silenzio fermo alle tue labbra,
    o della voglia chiusa alle pupille.

    Ancora.

    Schiude nella luce di due voci sorde all’apparenza,
    il suo colore,

    reo,
    di continuare la sua corsa tra le dita,

    rese,
    alla tua pelle.

    È nella fine del morirti dentro poi,
    il mio sangue.

    Del tuo sapore.

  • 19 gennaio 2007
    Le mie labbra

    Spaccate di parole utili all’inutile dire gonfio
    piene a fondo di gesti disegnati lungo i bordi
    piegate senza senso

    come orchidee rovesciate e stanche.

    Di sale avvolte,
    a volte, nel segnare il morso.

    Chiuso poi nei palmi a contenere.

    Rese fiere al tuo riflesso per quanto detto
    scivolano poi,
    ora,
    nel dirti amore in rime nuove.

    Domani, ne parleremo ancora.

  • 19 dicembre 2006
    Le mie dita

    Orfane della pelle oggi
    restano chiuse
    a trattenere il morso del tuo corpo agli occhi
    [oltre]
    il tempo sciolto come nebbia al cuore
    è
    la

    [mancanza viva]

    lasciata scivolare lungo il collo sul petto nel ventre

    [vuoto]

    dieci a contarti gli occhi asciugandoti il vecchio male
    dieci a contenerti nello spacco del petto
    dieci
    ad amarti le mie dita

    orfane della pelle oggi
    restano tese
    a scriverti ancora della schiena arcuata e della vita
    ad aspettare un sempre

    tu.

  • 04 dicembre 2006
    La mia carne

    Ha il sapore del tuo seno la mia carne,
    un’impronta lungo il collo
    tra le spalle.
    In un segno, [a fondo]
    delle labbra

    della voglia

    dei miei denti.

    la mia carne è nel tuo petto
    sulla cicatrice stanca
    sullo spacco della vita
    nella ruga

    sotto il labbro.

    Di una notte sempre chiara la mia carne ha il tuo colore.

    dentro un cuore.

    [mio].

  • 04 dicembre 2006
    La mia pelle

    E' cicatrici e crepe
    dalla curva del tuo seno al sorriso del cuore che veste
    ha il sapore delle labbra appena scritte sul mio corpo la mia pelle.

    E' il tuo vestito.

    ha il colore del respiro che mi cedi
    il sapore del piacere
    la fatica dell’essere [sempre] uno
    nell’interminabile assenza dell’ingoiarci.

    Tesa come terra appena asciugata
    [e arresa] poi
    come corda sciolta al peso della mancanza

    la mia pelle ti veste e accoglie
    appesa sulle dita
    avvolta nella mano
    rinchiusa sempre nei miei passi verso i tuoi

    la tua pelle,

    mia.

  • 04 dicembre 2006
    Fiori secchi

    Resto, ad osservarli ancora sul vestito
    nel pasto avaro di una vecchia vita
    o nel ricordo satinato di una foto bianca da tenere.

    Eppure li hai bagnati ogni giorno con le lacrime asciugate dalla gonna.

    Il troppo sale [forse] non li ha nutriti.

    Resti,
    di giorni nudi e capelli biondi
    o di papaveri a graffiare a fondo gli anni nuovi lasciati inermi sul soffitto di quel cuore
    appeso ancora,
    a quella carta moschicida.

    E li hai bagnati a lungo [sempre] con le lacrime asciugate dal vestito
    ma di quei fiori secchi ora sulla pelle, ti rubo il sogno

    e cullo ancora tra le rughe fatte mie
    i tuoi capelli e quel sorriso

    solo.

  • 24 ottobre 2006
    L’ultima donna di Botero.

    Perché a guardarla non è mai abbastanza

     

    e di quel viso dipinto dentro l’altro


    porti il riflesso ad altra luce.


    E non c’è donna al mondo, che sia madonna o Monna Lisa


    a contrastarne il passo.


    Blasfema la sua voglia nella mia.


    Né Ballerina o quel Torero può parlarne.


    Solo a guardarla hai altra vita


    e scrivi al tempo di versi o storia


    in modo antico,


    per sempre ancora.


    Di quel suo viso.

  • 24 ottobre 2006
    Nel tuo mondo spezzato

    Stridono due cuori nello stesso petto
    lo spazio del respiro è controvento alla ragione
    e poi cammini
    i lividi sull’osso sono inverni delle vene
    e l’hai seguita ancora la sua strada, con lei il mio odio
    per quel tuo battito più fermo oltre il costato

    strapparti via feroce da quel letto
    e bestemmiarti lacrime sul viso
    piangendoti d’amore nel mio cerchio

    la tua metà.

  • 11 ottobre 2006
    Mia eretica Sposa

    "L'amore è un ossimoro quando sei la sposa eretica di un sognatore"

    Distante le voci si vestono
    di altri sguardi e nuove luci
    respiri ancora avida le parole
    mia dolce Sposa eretica e nuda

    di mille anni è il nostro ieri
    racchiuso in vite mai combaciate
    descritto ancora in oscuri tomi

    assaporo infine il tuo gemere leggero
    mia antica linfa.
    Diamante nero.