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Autore

Claudio Pagelli

in archivio dal 21 dic 2005

01 settembre 1975, Como

segni particolari:
Una specie di cielo...

mi descrivo così:
Nato a Como il primo settembre 1975. Autore delle raccolte poetiche "L'incerta specie" (2005,Lietocolle), "Le visioni del trifoglio" (2007,Manni), "Papez" (2011, Arcolaio) e "La vocazione della balena" (2015, Arcolaio).Laureato in Legge, è Presidente dell' Associazione Artistico Culturale Helianto.

30 gennaio 2006

L'incerta specie

di Claudio Pagelli

editore: LietoColle

pagine: 29

prezzo: 10,00 €

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Un poeta fine, che entra nella realtà cercando di uscirne subito. La sua delicatezza - stilistica e di significati - porta il lettore a sfogliare con delicatezza le pagine del suo libro. È un uomo pellegrino, il personaggio che abita i testi e i luoghi poetici di Pagelli.
La mitologia classica, a volte viene ridisegnata in arcani suoni più vicini al nostro autore. Manrico Murzi - recensore del libro - parla di “pellegrini sempre in arrivo per subito ripartire ancora”.
Sì, perché in questo viaggio c’è una ricchezza di sensibilità che si tende sempre ad una nuova ricerca, a nuove scoperte che mai sazieranno lo spirito dell’autore. Un paroliere raffinato che coglie lampi poetici che implicano immagini dense: “e il poeta/ un’aragosta nella gola della nassa”. Nella poesia “Il viaggio dei gigli” si pone l’accento su una ricerca univoca dalla quale trapelano ampie e infinite soluzioni. Sono gli intenti della nostra vita, quel qualcosa che ci spinge alla ricerca di noi stessi nel mondo che ci gira attorno. La destrezza artistica intrisa da una dolcezza acuta e cadenzata, è uno dei grandi pregi del nostro. I versi finali della poesia “Il falò”, sono emblematici per per dimostrare e confermare l’acume poetico di Claudio Pagelli:
“ridono i poeti fra visioni di porpora
stretti al fuoco del vino cotto e di qualche
verso distratto, odore di stelle e di garofano
in mezzo alla bufera di scintille.
dal polpo di buio due graffi di luce -
i lupi ci attendono non lontano dalla brace…”

recensione di Paolo Coiro

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