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in archivio dal 12 mag 2006

Cristina Tarabella

24 marzo 1965, Lucca
Segni particolari: Tralcio di foglie tatuato su braccio e mano destra.
Mi descrivo così: Una che lavora molto. Oltre a gestire la mia cartolibreria insegno latino, greco, italiano, etc. Leggo molto e studio molto.

elementi per pagina
  • 21 ottobre 2011 alle ore 18:37
    Tempo di cambiare...

    TEMPO DI CAMBIARE…

    Uno spirito alieno e scuro
    si è appoggiato sui  miei occhi
    e mi filtra le emozioni
    attraverso una spessa coltre di ansia e angoscia.
    Ricopre ogni mio giorno,
    ogni mio risveglio;
    ricopre la mia anima
    avviluppata in intrecci insolubili e fermi:
    tenaci come ferro.
    Sono qui.
    Vivo.
    Ma la mia vita non ha la limpidezza di un tempo;
    si è intorbidata di quell’intessuto opaco
    che aleggia fra me e il fuori.
    L’Ansia mi domina.
    L’Angoscia mi è padrona.
    Questo filtro disumano e vero
    ha avviluppato il mio cuore,
    come fosse un pacco da spedire lontano:
    come fosse il momento di cambiare…

     
  • Per litora ignota erravi.
    Et sic ut animus inquietus, quiescente commoto,
    algore immenso consumptus est,
    etiam nunc veteribus  monumentis intercido.
    Incredibiles maerores animum  meum laceratum interficiunt,
    cui deus pravus omnia arma ademit,
    ut eum magno cum furore delevisset.


    Ed ora riporto alla mente ogni  ricordo


    Ho vagabondato attraverso luoghi sconosciuti.
    E così come un animo inquieto, agitato mentre dorme,
    viene consumato da un immenso gelo,
    anche ora in antichi ricordi mi perdo.
    Dolori incredibili dilaniano il mio animo lacerato
    il quale, un dio cattivo privò di ogni arma
    per poterlo distruggere con infinito furore.

     
  • 24 febbraio 2010
    Nei tuoi occhi

    Nei tuoi occhi il bambino triste si nasconde.
    Io ti guardo,
    lo vedo;
    lo vorrei cullare, e dirgli:
    ‘Tranquillo. Va tutto bene.
    Ogni cosa si aggiusterà.’
    Ma il bambino è un uomo
    che sogna amori dolci e tenere carezze.
    Non può più un semplice abbraccio
    ingannare il bambino.

     

    Occhi velati di un mondo infinito
    di vite non vissute
    e così fortemente desiderate…
    I tuoi pensieri traboccanti di amore,
    inascoltato… non capito…

     

    Il tuo amore per la Vita
    si trasforma in disperazione;
    la Vita ti ricaccia in mondi di sofferenza
    e tu non riesci a capire…
    Devi fuggire da tutto questo…
    Ti senti solo morire…
    e sprofondi,
    sprofondi,
    sprofondi…

     

    In un baratro infinito senza luce,
    senza senso,
    senza amore,
    pieno di un freddo che uccide l’anima.
    Cadi nel buio vuoto della tua mente…
    Giù, sempre più giù…

     

    Ma!
    …un attimo…
    una luce flebile appare lontano…
    quasi non si vede.
    E’ il tuo cuore che ancora batte!
    e illumina l’Infinito Nulla.
    E’ il tuo potente amore che scalda la Gelida Notte
    …e in un attimo riempie tutto il Vuoto!

     

    Un Amore immenso e accecante
    esce dal tuo sorriso:

     

    Sei tornato alla Vita
    per la promessa di un Amore!

     

    Cristina a Paolo,
    con infinita amicizia.

    Febbraio 2010.

     
  • 16 novembre 2009
    A Gianni

    Gianni.
    Infinito Amore.
    Padre.
    Non ci sono più sogni.
    Non ci sono più parole.
    Solo un numero di cellulare
    al quale nessuno risponde.
    Il dolore adesso è ancora troppo sorpreso
    per esplodere come un vulcano.
    Deraglia la mente che non capisce l'accaduto e non lo vuole...
    Adesso ti chiamo, perché sto male....
    Ma il telefono è spento!
    Gianni! ho bisogno di te! dove sei?
    Accendi il telefono!
    ----
    A quel numero più nessuno risponde...

     
  • 24 agosto 2009
    Le mani di Ketty

    Mani leggere.
    Un tocco di dita che parla…
    Importante! importante!
    è ascoltare le sue mani.
    Dicono cose di un’interiorità ricca.
    raccontano storie di una vita piena.
    Parlano con il tuo corpo,
    e svelano i segreti di un’anima…
    Ma solo per chi può sentire…
    … Non molti,
    anzi! davvero pochi!
    E le mani narrano,
    le dita raccontano;
    di ansie e angosce,
    di aspettative e tremori,
    tristezze e amori.
    Ascolta la mano che tocca,
    un pensiero che giunge,
    una confidenza che appare…
    Senti…
    Le dita cominciano un canto,
    una melodia dal cuore;
    raccontano un amore
    struggente, infinito, assoluto,
    e impossibile,
    ma pure, ugualmente sublime…
    Ascolta!
    le mani raggiungono il tuo cuore
    per offrire dolcezza.

     
  • 01 agosto 2006
    Passaggi...

    Anima mia.

    Ti vedo in questa foto,

    bambino.

    Quel tempo è ormai così lontano!!

    Adesso sei già un piccolo uomo:

    hai i tuoi sogni,

    le tue ansie....

    Come hai fatto a fuggire

    tanto lontano?

    Il tempo che è passato

    non sembra che un piccolo passo...

    è invece è un'eternità

    lunga anni....

    Anima mia.

    Sarai sempre l'anima mia...

    Non si può immaginare

    quanto è duro perdere

    una cosa che si ama,

    quando la si ha...

    Ma, poi, quando essa ci è sfuggita,

    per sempre...

    Allora sì, il dolore è infinito!

    Ho perso te bambino;

    al tuo posto c'è un piccolo uomo,

    che parla alla sua mamma,

    di sogni e delusioni...

    allora avevi solamente sogni...

    sogni....

    sogni...

    Ti amo più della mia vita, tesoro.

    Mamma.

     
  • 16 maggio 2006
    A mio padre

    Ora ti vedo,

    padre!

    Nei tuoi occhi mille affanni…

    Nei tuoi pensieri troppi dolori.

    Sul tuo volto indovino un’ombra;

    un’ansia nascosta…

    un’angoscia.

    Il tuo animo,

    ormai da troppo combattuto,

    sta per cedere,

    … Forse!

    Nel tuo cuore

    vive da sempre una piccola bambina;

    ma ella crebbe,

    e tu non sapesti come seguirla:

    … con quale amore.

    Non hai mai imparato

    ad amare la donna che diventò.

    Nei tuoi occhi

    ho sempre raccolto

    l’angoscioso grido

    di un’impotenza brutale

    che ti ha strappato

    il cuore con cui amare quella donna:

    sconosciuta,

    diversa,

    strana.

    Ma adesso

    sento argini travolti:

    acque imponenti,

    trattenute da secoli…

    Esse vengono verso di me,

    riescono a raggiungermi!

    Alla fine,

    forse!,

    hai capito che una figlia,

    è semplicemente una persona da amare…

     
  • 16 maggio 2006
    Per Massimo (mio marito)

    Se credessi in un dio lo chiamerei con il tuo nome.

     

    Se potessi toccare le stelle sicuramente sarebbero i tuoi occhi.

     

    Quando accarezzo il tuo corpo è un’estasi di desiderio,

    che solo al contatto sboccia fra i miei sensi e inonda il mio anelito di te.

     

    Sento il tuo respiro che sfiora i miei capelli,

     

    Sento la tua carezza che sfiora ogni parte

    più nascosta del mio essere e lo avvinghia a sé

    per sempre.

     

    Il tuo abbraccio mi prende e mi conduce a volare sul mare,

    mi conduce in alto sulle vette del vento, sui picchi dell’aria…

     

    Mi prendi fra le tue mani e sprofondi con me

    fra le acque di un mare che caldo ci accoglie e ci dona uno spasmo di vita.

     

    Siamo immersi nei nostri sensi,

    siamo padroni e schiavi dei nostri corpi.

    Siamo insieme, per sempre colmi l’una dell’anima dell’altro.

     

    Se avessi respiro parlerei al mondo raccontandogli le nostre meraviglie.

     

    Se avessi la voce canterei all’Universo, inebriandolo dell’immenso sentimento

    che ci lega…

     

    Se avessi la vista e sentissi suoni, dipingerei e ascolterei:

    i tuoi sguardi colmi di impeto, e la tua bocca che pronunzia il canto…

     

    … Ma i miei sensi, tutti!, sono storditi ed echeggiano lievi da dentro i tuoi.

    Palpitano all’unisono, si sono ritrovati al di là di ogni barriera…

     

    Siamo due, eppure uno.

    Non si distingue più il mio cuore dal tuo:

    sono distinti, ma battono una musica sola.

     

    Questo che tu mi doni - che io ti dono - è il massimo e meraviglioso

    compenso ad una vita da amici, fratelli, amanti, compagni…

    Questo dono non può chiamarsi soltanto ‘amore’;

    questo dono è la vita stessa

    che si fa corpo nelle nostre anime.

     

    Segnalazione di merito ricevuta nel Concorso Internazionale di Poesia “Versilia  2003”

     
  • 16 maggio 2006
    Per chi?

    Un odio strisciante si insinua e mi prende.
    Mi avvolgono le spire funeste di un pensiero cattivo.
    Mi trovo a vagare fra meandri di mente, sconosciuti e osceni; pieni di sangue, furia, rabbia, morte....
    Strana sensazione!, non si ribella la mente involta al suo interno nel contemplare immagini di distruzione...Anzi, essa esulta e si erge più alta, più forte... quest'odio la nutre!
    Mi domando dove mi stia portando lo strisciare maligno di questo sentimento... E scopro ad un tratto che i miei denti digrignano di schiumosa furia....
    Inizio a sentire che sale; mi sale dentro l'odio viscereo e inconfessabile; per tutti; per tutto.
    Non posso più fermarlo; ha allagato tutto il mio essere.

     
  • 16 maggio 2006
    Dove

    Ho lottato con te. Ho perso. Mi hai vinta e distrutta.
    La mia vita ormai ti appartiene. Hai fatto di me la tua schiava. Un giorno avrei potuto vincerti, quando ancora il mio spirito dimorava fra i boschi in mezzo alla magia... Ma adesso! Adesso hai vinto tu!, perché sei più forte di me.
    Mi hai strappato tutta la mia innocente vanità. Hai fatto sanguinare la mia anima succhiandone i brandelli, fino a quando non li hai ridotti in cenere... Sei tu che hai distrutto il mio spirito e hai spogliato tutti i miei giorni della magia che così mi nutriva.... Hai vinto. Ho perso.
    Sono tua schiava, Vita!

     
  • 16 maggio 2006
    Ho visto...

    Ho visto i miei occhi riflessi nello specchio dell' anima, il puro terrore; la follia della paura; la pazzia furente e urlante della mostruosità: ho visto la Morte.
    Ed essa mi guardava dal di dentro dello specchio con cieco desiderio. Desiderio di avermi; di ghermirmi; di possedermi... per sempre.
    Ho visto le sue lugubre e agghiaccianti dita, scarnificate, putrescenti, oscene, allungarsi in una specie di carezza sul mio cuore; ma volevano solo strapparlo per portarlo lontano...
    Ho visto la sua falce lunata mietere attorno vite... e per poco non cadevo anche io sotto il mortale girotondo...
    Ho visto il suo volto specchiarsi nel mio e diventare me stessa, rubandomi gli occhi, l'anima e i pensieri... Sono affogata in una melma di nera pece, ma poi ha schiuso la stretta ed ho nuovamente respirato.
    Ho visto il mio cadavere tornare alla superficie della vita e poi di nuovo affondare nel nulla, perché l'attesa ormai si è fatta così reale e distinta, da non permettermi più di discernere fra l'Adesso e il Niente...

     
  • 16 maggio 2006
    Combatto!

    ... E ancora combatto nei giorni schiumosi di storie normali,
    aspettando sempre un colpo,
    forte, più forte!,
    da destra, da sinistra,
    da chi sa!
    E combatto con mani ormai gelate
    dal dolore e dalla delusione di avere per sempre combattuto...
    Combatto con occhi ciechi di lacrime
    per la paura che tutto sia vano...
    Combatto con la mente e l'anima lacerate,
    fatte a brandelli,
    quasi dissanguate,
    da quegli artigli che io ben conosco
    e che mi hanno rubato pezzi di vita ogni attimo.
    E ancora combatto
    per me, per me,
    per questo sole,
    per questa aria,
    per un refolo di vento che sfiora il mio viso disfatto...
    Combatto con il cuore che batte all'impazzata
    dal terrore di fermarsi d'un tratto...
    Combatto con braccio ormai stanco

     
  • 16 maggio 2006
    La Legge

    Verranno…

    Un giorno, chi sa quando;
    oggi.
    Domani.
    Fra un mese.
    Fra un anno.
    Verranno a chiedermi di rendere indietro la mia vita e mi diranno:

    "L'hai tenuta. Ma non è tua. Adesso rendicela, ché è scaduto il tuo prestito..."

    Ed io lascerò loro tutto di me, compresi i ricordi;
    compreso il passato;
    il mio vissuto.
    Queste però sono cose che mi appartengono;
    sono mie!
    Perché devo rendere indietro anche queste?

    "Perché quando si muore, si rende tutto. Si lascia tutto. Non si esiste più."

    Ma io ho pagato a caro prezzo, ogni singolo attimo della mia esistenza!

    "Sì, ma vedi, è così che funziona. Hai un corpo in affitto. Ci fai delle migliorie. Ricostruisci il dentro, il fuori. Ti ci vuole fatica e sudore, ma... é in affitto. Non ti appartiene. Devi rendere tutto indietro:
    questa è la legge."

    La legge di chi?
    Chi?
    Chi?
    Chi?
    Chi, può essere così crudele da avere inventato un tale sistema!
    Dovrò rendere anche la mia mente, i miei ricordi, il mio amore...

    "Tutto!"

    Ma io non voglio!
    Non posso!
    L'amore non si può dare in affitto!
    L'amore è mio, mio, mio!

    "Sì, ma muore con te. Questa è la legge."

    Non avrò più la mia mente...
    La capacità di ragionare...
    Di amare...
    Di capire, pensare...
    Perché fate questo?

    "Non esiste risposta alla tua domanda. E' semplicemente la legge."

    E dunque morirò.
    Vi renderò tutto, tutto, tutto!
    Ma non mi arrenderò mai alla legge!

     
  • 16 maggio 2006
    Anima mia (a mio figlio)

    Guardo il tuo volto bambino rapito da un sonno soave che ti conduce fra le stelle in volo, nel sogno, nella fantasia, a volare.
    Vedo il tuo dolce corpo disteso, abbandonato tranquillo al riposo e amo la tua anima, il tuo esistere, il mondo che mi hai donato.
    Batte il tuo cuore leggero e piano, perché niente lo turba e mi senti nel sonno che appoggio lieve un bacio sul tuo bellissimo viso.
    Senti l'amore di tua madre che ti dà forza, sicurezza, coraggio.
    Ma i tuoi fratelli, figlio mio adorato, i tuoi fratelli che ancora vivono nella Terra dove anche tu sei nato...
    Loro, amore mio, non possono dormire...

    La fame li tiene svegli.
    La solitudine li riempie di terrore.
    Una madre non sanno che esiste...
    Amore mio adorato!, ti ho strappato dalle fauci orrende di un Destino Maligno, ma quanti fratelli hai che sono divorati da esso!
    Troppi, troppi, troppi!
    Il mio pianto è per loro; eterno; insanabile; infinito.
    Ma tu sei nel tuo letto, con la tua mamma che carezza i tuoi riccioli neri come l'ebano...
    E tu sospiri di piacere tranquillo, sognando la mia mano sul tuo cuore...
    anima mia.

     
  • 16 maggio 2006
    Morirò domani

    Morirò domani.
    Ma adesso dammi i tuoi pensieri
    e guarda i miei occhi che pensano a te.
    Morirò domani.
    Ma adesso stringimi forte e dimmi che siamo noi tutto il mondo.
    Morirò domani.
    Ma ora baciami e carezza il mio volto.
    Adesso ti sento,
    ti vedo, penso...
    Domani tutto si spengerà.
    Domani morirò.
    Ma oggi sono qui.
    Sono qui per te.
    Con te.
    E amo anche solo il tuo respiro;
    la tua immagine;
    il tuo cuore che batte sul mio.
    Oggi sono qui.
    Niente può togliermi il mio 'oggi'.

     
  • 16 maggio 2006
    Incontri nella solitudine

    Lasciami almeno questa illusione:

    che nel vuoto incolmabile della tua solitudine

    io sia una perla, che fa luce un po’ attorno.

     
  • 16 maggio 2006
    Il gioco dell'Universo

    La spiaggia  brilla sotto le stelle ed il mare ne bagna le silenti propaggini.
    Un’onda giunge fino a me… e si ritrae: sembra che voglia rapirmi.
    Nuovamente torna ad accarezzare  e lambire i miei piedi;
    gioconda sottrae la sabbia intorno facendo sì che io sprofondi un poco.

    Forse la spiaggia vuol farmi prigioniera?

    in un rapimento amoroso di amplessi marini?

    Sembra un gioco bellissimo, nel quale sono complici

    le acque ed i mille granelli di sabbia.

    Ma nel gioco male si addice la mia immobilità: fissa nello stupore incredulo.

    … Tutto in torno si muove e accarezza fremendo il mio corpo.

    Perché rimango immobile?

    La natura mi chiama mi incita a vivere… a giocare…

    L’onda gaia continua il suo abbraccio e carezza sensuale la pelle del mio corpo stupito.

    La spiaggia non accetta la fissità del mio essere;

    fa vacillare i miei piedi, l’acqua marina che lenta si muove…

    … Un attimo e tutte le membra son parte del mare.

    La spiaggia mi ha gettata nel grembo fluido della madre schiumosa.

    Il corpo sospira… si risveglia…

    miriadi di gocce salate distruggono il torpore.

    …Adesso!

    la vita penetra in me.

    Ed io con impeto, al fine travolto, prendo parte al gioco dell’universo.


    Poesia pubblicata sull'antologia del premio letterario Internaz. Di Poesia e Narrativa “Val di Magra – R. Micheloni 2003”.

     
  • A Michele:

    mio figlio oltre la vita

     

    Rorida aria infuocata.

    L’equatore sovrasta il cielo che ci tiene;

    mentre tu guardi con occhi neonati, rivolti soltanto all’anima tua.

    Ci imprigiona un caldo soffocante e nemico,

    ma tu, mio bambino, trovi riposo sul mio grembo.

    Le giornate inclementi, iniziano presto qui, e ci torturano.

    Anche tu piangi, mio figlio!, ed il calore ti brucia.

    Mille punture di insetti invadono gli anfratti segreti della nostra pelle.

    Il tuo corpo neonato si ribella al dolore; e urla proteste, il tuo pianto.

    La tortura è così grande!

    Non posso far nulla, io, tua madre, per alleviare il pianto disperato.

    Ti prendo su di me, ma il calore ostile ci bagna le membra

    rendendo viscido anche il nostro abbraccio.

    Non hai ancora aperto gli occhi al di qua del tuo sguardo,

    che già devi soffrire in questo mostruoso fuoco stillante sudore.

    Ti guardo con infinito stupore, mio figlio.

    Sei così bello!

    può essere reale che io ti meriti?

     
  • 16 maggio 2006
    Amazzonia II

    Un ‘besa flor’* si é posato sul mio grembo rendendomi madre.

    Ebbro di vita.

    Prodigo di promesse.

    Incanta il mio animo che lo guarda stupito.

    Un frullo d’ali, impercettibile all’ascolto,

    è il tuo respiro privo di ansie.

    Ti guardo, bambino prezioso,

    e sento un muto boato echeggiarmi dentro.

    Sono sensi svegliati dal tuo tenero volo.

    Sono passioni rinate nel mio pensiero.

    Sei tu, bambino, dono dell’amore più puro:

    amore tu stesso e latore di vita futura.

    ... Sprigioni in me tutta l’esistenza!


    * Besa flor in brasiliano significa colibrì


    Poesia pubblicata sull'antologia del Premio Internazionale Narrativa e Poesia “Marengo d'oro 2003”

     
  • 16 maggio 2006
    Amazzonia III

    Ti hanno portato da me un mattino,

    all’alba della tua vita e della mia.

    Avevi soltanto poche ore  e già eri con me.

    Tutto il mondo ho attraversato!

    perchè tu mi chiamavi.

    Ti ho preso fra le braccia

    e fu come se ti avessi sempre tenuto.

    Un grande stupore pervase la mia anima,

    che, dopo averti nutrito per così tanto tempo dentro di sè,

    adesso poteva toccare la tua.

    La linfa vitale che ci ha uniti dal principio del tempo,

    fu il mio pensiero,

    che in volo raggiunse il tuo e lo legò per sempre.

    Io ero tua madre;

    tu eri mio figlio,

    già prima che nascesse il mondo;

    già prima che sgorgassero gli Oceani

    e si riempisse il cielo di stelle.

    Dovevamo soltanto aspettarci...

    ... E poi citrovammo.


    Poesia finalista al Premio Internaz. di Poesia e Narrativa "Lodoletta Pini 2002", Pisa

     
  • 16 maggio 2006
    Amazonia IV

    Un bambino.

    La mia mente.

    Il tuo pianto di neonato.

    Sgorgava vita ovunque e noi ne eravamo sommersi.

    Occhi neri che celano una vita.

    Sguardi opachi che rubano ombre ad un mondo alieno e strano.

    Braccia di madre sul tuo corpo bambino.

    Baci estranei.

    Di stupore.

    D’amore.

    Di novità.

    Per te era tutto così sconosciuto!

    Ma anche per me.

    Tu eri un magico mistero incomprensibile ai miei sensi di allora.

    Ma la vita fluiva mugghiando come un fiume in piena.

    E scardinò porte che tenevano celati segreti...

    Sentimenti per un figlio.

    Gioia di avere un bambino.

    Stupore perfetto nell’ammirare la tua bellezza.

    Così la tua forza mi ha reso madre.

    E mi ha donato l’incanto unico di provare ad amarti.


    Poesia pubblicata sull'Antologia del Premio Internaz. di Narrativa e Poesia "Firenze capitale d'Europa 2002"

     
  • 16 maggio 2006
    La tua piccola bocca

    Un bacio sussurrato sulla mia pelle.

    Le tue piccole e tenere labbra si aprono nella parola magica:

    "Mamma!"…

     

    Tutto si trasforma.

    Un caleidoscopio d’amore gira nel mio animo e mi riscalda il cuore

    e bagna di lacrime i miei pensieri di madre…

     

    Sgorga da dentro, il tuo enorme sentimento per me,

    cucciolo... tesoro… sogno…

    … "isola che non c’è".

     

    …"Mamma"…

    E’ solo un sussurro, la tua piccola voce,

    eppure erompe, straripa, travolge, tutti gli argini della mia mente.

     

    Guardo i tuoi occhi: traboccano  passione per la tua mamma

    ed io in essi mi perdo... affogo dolcemente…

     

    I miei occhi, invece non riescono quasi a contenere il tuo amore,

    grande, infinito, assoluto, cieco e totale.

     

    Mi strugge l’anima  il tuo sguardo crucciato.

    Mi strappa il cuore la tua fronte corrugata in un momento di sconforto…

    Muore ogni cosa in me quando sento il tuo pianto.

     

    …"Mamma!"…

    "Sì, sono qui!"

    Sono sempre stata qui, ad  aspettarti, a coccolarti nei miei pensieri…

     

    Sono qui, per te,

    quando mi vorrai,

    quando mi chiamerai,

    quando avrai bisogno di me...

    Sempre!


    Segnalazione di merito al Premio Internazionale di Poesia e Narrativa "Lodoletta Pini 2003", Pisa

     
  • Bambini; tanti.

    Gli occhi raccontano la loro anima,

    e si prova soltanto una vertigine immensa a guardarvi dentro.

    E’ per questo che gli occhi dell’Acre sono così speciali:

    guardi un bambino e vedi la stanchezza di un vecchio…

     

    Tengo tra le braccia uno di voi, un vostro fratello,

    un figlio di questa terra ostile, povera, piena di morte.

     

    Lo amo…

    E tu, piccolo vecchio mi chiedi:

    “E’ tuo figlio?”

    “Sì. E’ mio figlio.”

    “Fortunato…”

    Amo anche te, piccolo fratello del mio bambino.

     

    Ma una marea infinita mi coglie e travolge il mio animo turbato.

    Tu rimarrai, a piangere di notte,

    perché il mondo non ti ha dato il pane.

    Mio figlio partirà, con me, per una terra piena, ricca,

    dove a volte, “Non è possibile!”- diresti tu-,

    il pane si getta, solo perché è un po’ secco…

     

    Ti regalo un dollaro… ma la vergogna mi assale.

    Cosa può farti quel dollaro? Forse te lo ruberanno…

    Forse ci comprerai foglie di coca, per non sentire la fame…

    Mi vergogno.

    Stringo forte al mio cuore, il vostro fratello,

    mio figlio,

    e penso alle migliaia di voi che mi lascio dietro…

     

    E penso…E’ solo per un caso della Sorte, che vostro fratello e divenuto mio figlio.

     

    Ma tutti voi siete figli!

    Non posso sopportare il dolore di lasciarvi dietro di me…

    Per questo sarete sempre tutti nel mio cuore.

    Però le lacrime che ho  versato per voi, e che accompagneranno in eterno la mia vita,

    non potranno mai darvi il pane…

     

    Poesia premiata con il terzo premio assoluto al Concorso Internazionale di Poesia " Arte Nuova 2003"

     
  • 12 maggio 2006
    Per Gemma

    Un’ansia ineffabile mi smorza il cammino e allora ti cerco,

    Madre,

    Amica,

    Compagna  del mio viaggio e di mille altri analoghi al mio…

    Ognuno ti ha avuta al suo fianco,

    così come ti voleva e tu ci sei sempre, per tutti…

    Tu che così bene conosci la Morte e ne contrasti la Falce impura,

    mi ascolti nel mio delirio di follia, nel mio terrifico urlo di puro terrore…

    Mi ascolti e accogli nel tuo cuore, con un sorriso, la mia presenza,

    che così spesso ti impongo…

    La mia strada è stata interrotta dalla voragine del cancro,

    ma c’eri tu ad aspettarmi sul ciglio dell’abisso.

    Hai teso la mano e tacitamente hai detto,

    “Vieni.

    Andiamo insieme.

    Non sarà facile, ma camminiamo a fianco;

    io sono qui.”

    Ho perso mia madre secoli e secoli fa,

    in un’altra vita,

    in un’altra dimensione…

    E il cancro che ha fermato l’incedere di lei,

    ha condotto me ad incrociare il mio cammino con il tuo…

    Strana e beffarda è la vita!

    Tu sei diventata la madre che non ho mai avuto,

    perché so che sei un sicuro rifugio al mio terrore e lo accogli,

    ma senza inganni…

    Non mi hai mai mentito;

    potrei ancora morire…

    Ma, Gemma!, morire da soli è troppo immondo!

    Invece, con te accanto, almeno si ha il tuo amore,

    perché io lo sento forte il tuo amore per me, Gemma…

    So che alla mia morte piangerai lacrime amare…

    Come per tanti altri di noi…

     
  • 12 maggio 2006
    Sola

    Sola.

    Sola.

    Sola nella mia anima.

    Sola nel mio cuore.

    Sola con me stessa e con il fuori.

    Tu puoi andartene, se vuoi, io no...

    La mia solitudine mi toglie il respiro;

    rinchiusa per sempre in questo involucro,

    il mio corpo,

    dal quale non posso fuggire,

    mai!...

    Sola.

    A sentire dentro di me cosa accade.

    Sola.

    A cercare di indovinare se la Morte è tornata.

    Sola.

     

    Tratta dalla silloge "Poesie per un verso"

     
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  • 16 marzo 2009
    Il nostro tempo,

    Come comincia: Inizialmente non consideravo il fatto con grande attenzione.
    Mi sfuggivano i giorni uno dopo l’altro e un po’ mi imbarazzava questo impetuoso susseguirsi, ma solo quel tanto da dar adito ad una fugace riflessione sul tempo che se ne fugge…
    Vivevo normalmente, come fanno tutti, un po’ angosciata da qualcosa di indefinito, ma vivevo.
    Poi un fatto ci fu, che cambiò radicalmente il mio modo di prendere coscienza di ciò che è la vita; la mia vita ed il mio tempo.
    Me ne stavo in cucina, scrivendo una lettera ad un’amica. Arrivai ad un punto morto nella narrazione di ciò che le raccontavo, così vagavo con lo sguardo sulle pareti per ritrovare un’idea.
    Lo sguardo si posò su un ritratto. Una foto in bianco e nero. Un primo piano del mio volto. Quante volte al giorno vedo quella foto, l’ho sempre davanti agli occhi, ma la vedevo sempre senza guardarla. Quella volta però lo sguardo vi si fissò. Dapprima incosciente, poi consapevolmente studiò quel volto ritratto: il mio. Inizialmente colsi le caratteristiche tecniche: una bella foto, pensai. Mio padre, che l’aveva fatta e stampata, è proprio un bravo fotografo, pensai nuovamente. Cominciai poi a confrontare quel mio volto con quello di ora. Nel ritratto avevo capelli molto lunghi e anche ora cominciavano ad esserlo nuovamente, anzi, mi toccai i capelli: lo erano già molto lunghi. Eppure poco tempo prima li avevo tagliati cortissimi. Poco tempo prima?, quanto tempo prima? Un anno?, no di più! Due anni? Dovetti fare grossi sforzi che, in effetti, li avevo tagliati tre anni prima. Tre anni. Erano già passati tre anni!, ed io che credevo fosse l’anno scorso! In effetti, pensai, quando mi ero tagliata i capelli cortissimi era il Solstizio di Primavera dell’anno in cui compii 21 anni, e adesso è quello in cui ne compio 24!
    Un brivido mi percorse la schiena. Ero esterrefatta. Quello non mi sembrava un lasso di tempo di tre anni, mi sembrava molto più corto!
    Abbastanza sconvolta da questa presa di conoscenza riportai lo sguardo e l’attenzione sulla fotografia con il mio volto.
    Allora quella fotografia, quando me l’aveva fatta mio padre? Non riuscivo proprio a ricordarlo.
    La presi in mano per averne più direttamente coscienza, ma non mi venne in mente alcuna data lo stesso. Andai in bagno con il ritratto in mano e lo confrontai con la mia immagine nello specchio. Studiavo a fondo le due immagini. I due volti erano simili, certamente: ero io.
    Ma la foto ritraeva un viso un poco più grassoccio di quello nello specchio. Però per il resto mi sembravano uguali quei due volti.
    No. C’era ancora qualcosa di diverso.
    Non focalizzavo, ma qualcosa c’era.
    Ecco, sì, erano gli occhi. Lo sguardo.
    Gli occhi della foto erano più ridenti, forse?
    Un poco più vivi?
    Ma che cos’era quella sfuggente differenza?
    Mi guardai con attenzione nello specchio; guardai gli occhi e poi subito quelli nella foto. lo specchio mi ritornava una tristezza corrugata, nella foto invece…
    Mio Dio!, pensai, qui forse sta giocando a mio svantaggio l’aver letto il ‘Ritratto di Dorian Grey’ di Wilde. Forse mi sto autosuggestionando.
    Tornai in cucina con un mezzo sorriso beffardo dentro di me, pensando a quanto potesse la suggestione.
    E comunque non ero ancora riuscita a ricordare di quando fosse la fotografia. L’avevo ancora tra le mani, senza sapere cosa farci. Decisi di riappenderla al muro. Prima però la girai, così, per curiosità, quasi con un gesto meccanico.
    Sul dietro della cornice c’era una dedica: “A Cristina. Da tuo padre”. e sotto, molto piccola c’era la data! Mi assestai gli occhiali sul naso per leggere meglio.
    “8 Giugno 1981”. Pensai di aver visto male. Mi premetti gli occhiali sul naso e avvicinai gli occhi. “8 Giugno 1981”. Avevo letto giusto: “1981”.
    Rimasi lì per un attimo incapace di fare il conto poi chinai gli occhi e vidi imprimersi nella mia mente un numero: “8”: erano passati otto anni, quella foto era stata fatta otto anni prima, otto anni! Ah!, mi sembrò un’enormità, una cosa impossibile. Eppure era lì: “8 Giugno 1981”, non si poteva sbagliare. Io in quella foto, allora, quanti anni avevo? Ero in preda alla confusione; mi ci volle un po’ per fare il conto. In quella foto avevo sedici anni!!, e ora, pensai, ne ho ventiquattro. Mi sembrava che mi risucchiasse un abisso. Che cosa avevo fatto in quegli otto anni?, come mai erano trascorsi senza che io me ne accorgessi? Eppure erano anni, formati da giorni, scanditi da ore, che io avevo vissuto. Che io avevo riempito con la mia vita, con i fatti quotidiani…
    Quegli anni erano stati riempiti di avvenimenti, di cose accadute, di esperienze fatte, di sensazioni provate. Erano stati riempiti da me! Ed io li avevo vissuti così, senza coscienza di starli vivendo. Senza sapere che si accumulavano.
    Senza rendermi conto che mi allontanavo sempre più dallo scatto di quella fotografia. Senza sapere che me li lasciavo alle spalle e che non avrei mai più potuto avere i miei sedici anni, dopo quello scatto di fotografia…
    Mi sembrava di avere stipato in un cassetto migliaia di indumenti messi solo una volta con noncuranza e mai più presi.
    Mi sembrava di avere inghiottito grossi pezzi di cibo senza averne assaporato il gusto.
    Che spreco!, pensai, come ho potuto vivere tutti questi anni senza assaporare ogni ora; senza guardare retrospettivamente i miei giorni.
    Perché ho agito così stoltamente, chiesi a me stessa, senza però trovare risposta alcuna. Fui assalita da un senso di vuoto abissale che mi strappò un lamento. Ed ora che me ne faccio, pensai, di questi otto anni che non sembrano nemmeno un giorno. Avevo, infatti, sincopato questo tempo in un recesso così piccolo di spazio nel mio cervello, al punto che questo tempo si era accorciato così tanto, da sembrarmi adesso, non più di un battito di palpebre. Lì avevo sedici anni; qui ne ho ventiquattro. Il tempo in mezzo sembrava non esistere.
    Avevo passato otto anni senza accorgermene, senza soffermarmi mai a considerare il nascere e il morire di ogni giorno. Senza considerare l’avvicendarsi di ogni compleanno in termini di spazio e di tempo. Senza vedere in ogni successiva stagione un’epoca nuova. Un altro anno che si aggiungeva al precedente, non che vi si sostituiva. Era come se non mi fossi mai ‘mossa’, sentendomi dentro una cornice statica, dove ogni colore, giorno, anno è unicamente uguale a se stesso.
    Mio, solo mio era lo sbaglio, perché nella realtà il tempo si avvicenda e muta ogni cosa al suo passare. Scorre inesorabilmente verso l’esterno.
    Io per otto anni mi ero privata del suo contatto, cieca alle sue evoluzioni, così mi ero privata anche di otto anni di vita, poiché ormai erano trascorsi, senza che io li avessi vissuti con un minimo di coscienza.
    Ma il Tempo è inesorabile. Egli non aspetta certo chi lo ignora!, Egli deve scorrere..
    Mi ritrovai con il mio ritratto ancora tra le mani e, mi resi conto, con otto anni perduti!
    Ad un tratto capii che cosa era quella sottile angoscia che mi portavo dentro; era la non-consapevolezza del mio tempo che scorreva. Il mio tempo, il mio unico tempo. La mia unica possibilità di passaggio nella vita. L’unica mia vita, che stavo vivendo così superficialmente da non considerarne il susseguirsi inesorabile che porta alla Fine..
    Quello che avevo perduto era grande cosa, ma ormai niente me l’avrebbe reso, nemmeno il prenderne coscienza adesso.
    Mi angosciai all’inverosimile.
    Ormai però potevo solo riacquistare qualche frammento di ricordo, poche sensazioni e sparuti sprazzi di vita di quegli otto anni così malamente buttati nella non-coscienza.
    La mia mente vagava alla ricerca di un po’ di conforto. Mi soffermai a pensare a quando, ogni tanto, mi stupivo di come i giorni si susseguissero impetuosamente e a ritmi sempre più frenetici, tanto che mi ritrovavo sempre a domenica; sempre ad una domenica di una qualche settimana, di un qualche mese.
    Io non avevo avuto considerazione cosciente del tempo. Lo avevo lasciato scorrere da solo, senza scandirlo io stessa, con la mia vita, con le mie azioni. Per questo ogni giorno era simile al precedente ed al successivo.
    Io avevo scisso da me il tempo; esso quindi si portava avanti senza essere fissato nello spazio, da azioni, sensazioni, avvenimenti.
    Mi resi conto che il Tempo deve essere riempito da noi stessi, altrimenti si perpetua nel suo corso da solo e vuoto.
    In questo modo il Tempo ci appare ‘accorciato’, perché, pur essendo riempito all’inverosimile di tutto, ci dimentichiamo dei contenuti nel suo essere cui fare riferimento.
    Riappesi il quadro al suo posto, adesso guardando quel volto, il mio volto, con tanta nostalgia. E non nostalgia di otto anni di giovinezza passata, perduta, bensì nostalgia di otto anni accorciati quasi a zero.
    Mi guardai intorno fortemente cosciente di ciò che avevo capito.
    Passai gli occhi ora qua, ora là. Il divanetto, il carrello rosso, la libreria: la mia casa: La mia casa! Ancora mi resi conto di essere dentro il mio sogno realizzato e di averlo vissuto superficialmente. Erano già cinque mesi che ero sposata e che avevo e vivevo in massima libertà nella mia casa con l’uomo che amo. E ancora capii che quei cinque mesi erano trascorsi troppo in fretta.
    Eppure non mi sembravano passati già cinque mesi; mi sembrava pochissimo.
    Ma i cinque mesi erano lì che mi ammiccavano agonizzanti dal calendario. Mi indussi a pensare a prima del matrimonio. L’angoscia e la tristezza che mi avevano dilaniato per cinque lunghi anni, perché non potevo vivere sempre con l’uomo che amavo. La disperazione di non avere uno spazio nostro, qualcosa che fosse solo mio e suo e di nessun altro. La rabbia di doverci dividere dopo ogni incontro. La frustrazione ed il vuoto che provavo standogli lontana.
    Ed ora erano già cinque mesi che vivevo il nostro sogno; la nostra più grande aspirazione!, ed io li avevo vissuti esattamente come tutti gli altri momenti. Senza prendere coscienza di ogni giorno che veniva, senza capire che ogni mese si avvicendava. Che assurdo spreco!
    Ognuno di noi ha ricevuto il suo Dono: il proprio Tempo, capii, e sta a ciascuno goderne i frutti. Mi sforzai di pensare a chi, fra coloro che conosco lo facesse.
    Dopo aver passato in rassegna tutti i conoscenti, gli amici, i parenti, non ne avevo trovato nemmeno uno che sapesse sfruttare il suo Dono!
    Ognuno di noi dedica tutto il proprio tempo ad escogitare qualcosa per tenersi ‘occupato’. Chi lavora, chi studia, chi legge, chi guarda la televisione. Ognuno tende comunque fortemente a ‘riempire’ di una miriade di attività il Proprio Tempo. Mai nessuno che si fermi su una poltrona a fare niente altro che rendersi conto del passare del Tempo! Nei momenti che noi chiamiamo impropriamente ‘di riposo’, facciamo, in realtà, sempre qualche cosa. Ci sediamo su una poltrona e leggiamo un giornale. Ci aggiriamo per casa inconcludenti e corriamo a mangiare una mela, ad accenderci una sigaretta.
    Quando non siamo al lavoro, o occupati nello studio, usciamo per andare ‘a giro’, a ‘divertirci’. Andiamo in un Locale, ad un Cinema; in palestra, a fare una partita di tennis.
    Mi girava la testa nel constatare che in realtà nessuno di noi si ferma mai un momento!
    Facciamo di tutto per ‘riempire’ e ‘stipare’ di cose  il Nostro tempo.
    Ma così non lo viviamo. In questo modo riusciamo solo ad annientarlo, ad azzerarlo, nel vorticoso e spasmodico singulto di attività frenetiche. Siamo noi che ci alieniamo il Nostro tempo: tutto quanto! non ne lasciamo libero nemmeno una piccola, piccolissima, infinitesimale parte. Lo riempiamo tutto quanto.
    Per questo ci sfugge; perché non lo consideriamo.
    Perché non ne siamo coscienti.’
    E adesso che di anni ne ho quarantaquattro, che ho ritrovato questi fogli ingialliti da un tempo che è sicuramente trascorso, ma di cui ho ancora meno coscienza di prima, ho solo passato altri venti anni, così, come un battito di ciglia, come un ‘niente’…
    La tristezza non è nemmeno più adeguata a descrivere lo sconforto.
    Forse c’è anche un senso di vergogna adesso.
    Ma le cose stanno ugualmente così.
    Venti anni mi separano da questo scritto, ritrovato su fogli vergati a mano, ripiegati e ‘vecchi’. Venti anni dispersi nel nulla di un quotidiano sempre uguale e pure sempre diverso.
    Di cose ne sono successe, certo.
    Ho adottato un figlio andandomelo a prendere in Amazzonia Equatoriale; undici anni fa… e aveva solo 18 ore, quando l’ho avuto. Ora ha undici anni e mi domando dove sono questi suoi undici anni…
    Ho avuto un cancro, cinque anni fa… Cinque anni fa!
    Tante cose sono accadute, ma tante davvero, e, ciò non ostante, sono ‘volate’ via, disperse sulle ali del Tempo, così, leggere come foglie…

     
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