username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 26 apr 2014

Ezio Cavagnoli

15 aprile 1948, Soncino - Italia
Segni particolari: nessuno
Mi descrivo così: Nel 1971 la rivista "Fiera Letteraria", aveva pubblicato una mia poesia nello spazio dedicato ai nuovi poeti, credo che il critico si facesse chiamare "Argo". La recensione l'apprezzai soprattutto quando faceva rilevare la capacità di linguaggio e di manipolazione.

elementi per pagina
  • 26 aprile 2014 alle ore 18:55
    Zia Rosa

    Portare lo sguardo sul tuo
    Muto sorriso
    Io non vedo lo sgretolar
    Del tempo tuo.

    Una voce mi chiama
    Di là dall'aia

    Un nome, un secondo, un terzo
    Al naviglio
    D'estate iersi nell'acqua

    Quando le strade
    Soffocate di polvere
    Segnavano i nostri piedi
    Tra la cascina
    E i campi.

    Ricordo sola
    La tua fragorosa risata.

    Ti ho voluto bene.

     
  • 26 aprile 2014 alle ore 18:50
    Paesino di montagna

    Su in cima alla casa
    come pipistrelli appesi
    stavano i muratori

    Il vento leggero nel vicolo
    spingeva lento una carta

    Seduto sui gradini dei caduti
    fumava una sigaretta
    tenuta tra dite stecchite
    con gesto teatrale
    ripetuto quotidianamente per ore

    Sotto la piazza del municipio
    calda di luce agostana
    ciancianti davanti al troglodita
    stavano quattro ragazzi

    E quasi nuda una donna
    una maglia appena sui seni cascanti
    solo lei ci credeva
    per noi misera bellezza
    nei pantaloncini sopra lividi cosce
    si offriva ai raggi del sole
    sconcia della passata giovinezza

    Mancava il verso di una cicala
    e sarebbe stata casa mia
    non il centro di un paesino di montagna.

     
  • 26 aprile 2014 alle ore 18:43
    Una giornata odiosa

    Come patella squassata dall'onda
    s'aggrappa alla roccia in frenetica difesa
    scorre sempre uguale la vita

    esseri viventi racchiusi nei propri
    bui pensieri slavati d'immagini
    privi sguardi sopra tetti sperduti

    là tra canali e rigide valli poca neve
    succhiata da un sole di dicembre
    insolite memorie rapprese

    perché mai questo affanno
    che nel profondo assilla quando
    a te d'intorno affetti si muovono

    profondi luccichi gesti ma ora
    più non importa forse una smorfia
    che ti ricorda una giornata odiosa.

     

     
  • 26 aprile 2014 alle ore 18:35
    novembre

    In fondo ai cipressi, dove si apre
    Pendule luci flettono all'aria tenue

    Immagine che mi porta al mio paese
    Greve di storia e di terra rossa.

    Scalpitano i cavalli e il vomere
    Sgomento vedo penetrare
    Lunga ferita che saprò rimarginata
    Dall'ondeggiante grano
    Al vento di primavera.

    Oggi i ricordi si muovono lenti
    Come tonfi di passi sul selciato
    Nel giorno dei morti
    O gravi dei carretti che nel di'
    Di San Martino cercavano
    Nuove strade, nuove case.

    Misura del tempo che ci separa
    Nell'attesa di un ricordo
    Di una presenza viva.

    I  miei morti sono anche i miei vivi
    Mentre ascolto la frenesia moderna
    Che si perde ai lati della via
    Senza alcuna memoria.