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Poesie di Giuseppe Gianpaolo Casarini

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  • 23 agosto alle ore 11:17
    Un sogno

    Notte di san Lorenzo
    una panchina del parco
    lì riposa sotto la luna
    un mendico e guarda
    le stelle e una caduta
    dal cielo attende una
    e solo un desiderio
    da inviare in alto uno
    invano che solo nel sogno
    sorridendo quella sperata
    stella vi vede e nel sogno
    presto appagato quel desiderio 
    d’amore sì un bacio d’amore 
    sul sognante cade una foglia
    e dolcemente lo sfiora sul viso
    è rotto cosi il sogno svanisce
    quel bacio suo sperato d’amore
     
     

  • 11 giugno alle ore 18:35
    Zibaldone: erbe, sapori e altro

     
    Haiku 05-06-20
     
    Rosa aulenta
    Come disse un poeta
    Segno d’amore
     
    Haiku 01-06-20
     
    Malva in fiore
    A ascessi dentali
    Pronte tisane
     
     
    Haiku 02-06-20
     
    Il rosmarino
    A arista in forno
    Dona sapore
    ……………………………
     
    Haiku 03-06-20
     
    Menta selvaggia
    A arsura violenta
    Bibita fresca
    ……………………………………….
     Haiku 07-06-20
    Basilco v’è
    Lento cuoce il ragù
    Foglia laggiù
    ……………………………………..
     Haiku 08-06-20
     
    Origano qui
    Pizza mozzarella
    Ride il ghiotton
    ………………………
    Haiku 04-06-20
     
    Foglie d’alloro
    Vi passa un poeta
    Serto d’onore
    ……………………………
     

     
     

  • 07 giugno alle ore 10:08
    Qual tiglio in fiore

     
    Il tiglio che quando di foglie
    adorno è ed i rami carichi sono
    di profumati fiori e  gioioso
    l’aria delizia con effluvio dolce
    tanto felice che di pianto sgorgan
    al suol cadendo resinose gocce
    così  sovviene pure al viver nostro
    quando a chi si ama mandian  sorrisi
    e baci e nel momento la felicità è rotta
    poi da calde nostre lacrime d’amore
     

  • 28 maggio alle ore 11:33
    Oggi del poetar il foglio è bianco

     
    Guardo oggi quel che mi circonda
    e confuso son tra verità e falso
    quel che il verde dice essere
    buono il rosso e il socio poi sicuri
    gridano forte  è la peggior cosa
    l’azzurro balbetta e il suo dire
    sull’argomento ecco non s’intende
    anch’io vorrei dir come la penso
    ma poi qual è il punto di riferimento?
    Così oggi il foglio del poetar mio
    rimane  bianco che invan la mente
    il vero cerca per cui il calamo non verga
     

  • 19 maggio alle ore 10:10
    Momenti

     
    Sì era l’alba
    Già morivan le stelle
    Un giorno nuovo
    Scende la sera
    Una voce chiama
    Ride la bimba
    Spunta la luna
    Si accendon le stelle
    Luci nel buio
    Sen va il sole
    Or attendo la notte
    Pace sovvien
     

  • 12 maggio alle ore 11:53
    Dell'erba cipollina i fiori

     
    Vita ha presa quell’erba
    cipollina nel tondo vaso
    lì da anni e da tempo
    trascurato che vi sono
    sbocciati dolci fiori,
    son sfere piumose lilla
    rosate lì in cima poste
    su lunghi sottil steli 
    che paion  pon pon da man
    fatate modellati e all’aria
    al ciel e al sole regalati
     
     

  • 07 maggio alle ore 21:39
    Guardando i tigli

     
    Gli alti tigli che a febbraio ancora
    al cielo tendevano i lor nudi spogli
    moncherini sofferenti rami che in coro
    pietà al passeggero parevano implorare
    da larghe primaveril foglie ampie
    verdeggianti chiome lì si offrono
    alla vista in questi primi giorni
    maggiolini e orgoglio e vanto or son
    spente le nudità delle odorose piante,
    pur io al ciel tendevo in febbraio
    le mie mani cariche d’anni e di dolori
    ma in questo maggio non sono rinverdite
    e non riverdiranno nel tempo prossime
    a morire e nell’attesa non so quanti
    i giorni i mesi gli anni ancor potranno
    al ciel levarsi e le persone amate
    ancora abbracciare e piano accarezzare!
     

  • 05 maggio alle ore 9:43
    Fiori e fiori

     
    La natura e la sua giovane figlia
    Primavera addolorate per il pestifero
    flagello che la terra  tutta addolorava
    si dissero congiunte addormentati quest’anno
    dobbiam teneri i fiori che anch’essi
    turbati non sian poi da lutti da dolori,
    poi dopo un po’ di pensamento perché
    non rallegrare le umane sofferenti genti
    con essenze odorose e con tripudio di colori?
    Prime risposero all’appello se pur timide
    le primule le margherite poi i ranuncoli
    le viole e la forsizia di presso in un seppur
    lento crescendo alla luce si affacciarono
    altri e altri fiori: narcisi giacinti calle
    selvatiche e mughetti ed altri poi ancora,
    infine dai baci  amorevoli della Primavera
    risveglio presero e vita la lunaria le eriche
    gli iris ed i gerani variopinti rossi bianchi
    rosa tenero arancione e così in questo coro
    e effluvio di profumi e di colori nei tristi
    questi che viviam momenti un poco alla mente
    riposo vi sia e all’animo di dolcezza un poco!
     

  • 30 aprile alle ore 9:42
    La pianta della miseria

     
    Ben ricordo chi il nome le diede
    in un tempo lontano passato
    or la vedo rinverdita anzitempo
    questa pianta e il suo fiore
    tra il verde spuntato par
    forier oggi  di tristi futuri
    momenti e a rimandar a pagine
    antiche peste carestia di pane
    mancanza sotto il cielo di Lombardia!
     
     
     
     

  • 28 aprile alle ore 9:46
    Fior palla di neve

    Solitario il vecchio guarda:
    Il viburno palla di neve
    E’ rifiorito e adorno si
    Mostra in questi d’april
    Giorni di sferici perfetti
    Bianco fiori che per forma
    Bellezza ed eleganza gareggian
    Con le ortensie, bianco fior
    Che da primavera alla bianca
    Stagion riporta e a ricordi lontan
    Quando da fanciulli in guerresche
    Tenzon l’aria fendevan nivee palle:
    Il vecchio rivede e si commuove!

  • 25 aprile alle ore 22:00
    Una vecchia vietnamita

    Guardo le mie calle selvatiche
    dalle verdi rigogliose foglie
    ritornate dopo l’invernal sonno
    al sole a dar saluto e il ricordo
    corre là al delta vasto del Mekong
    alle sue rive lì dove altre calle
    a queste mie sorelle vision dan
    lussureggiante e bella e lì ecco
    una vecchia vietnamita che curva
    con il macete di lor netto ratta
    ne taglia i robusti steli lunghi
    che al sol poi a seccar lascia
    e infin con mani rapide e sapienti
    giri ad intrecciarvi va fini canestrelli
    e altro ricordo a me amar ritorna
    altro fiume il mio Ticino azzurro
    altri vecchi quei nonni di mio padre
    con l’acqua nemica alle ginocchia
    altri giunchi recisi altri canestrelli

  • 24 aprile alle ore 9:42
    I piumosi frutti del tarassaco

     
    Lì due frutti piumosi del tarassaco
    solitari mentre solo li guardo sembra
    mi vogliano parlare e dire dove oggi
    la bimba tua, tua nipote, che allegra
    i soffion soffiava e all’aria al cielo
    in alto si disperdevan tra di lei di
    gioia grida quei sottil piumosi pappi?
    Ed io a quelli lontani siam oggi qual
    prigionieri in divere case e non so se
    mia nipote altrove sorridendo altri soffion
    abbia soffiato ma se saprò vi dirò domani
    che ora a lei pensando mi velo di tristezza.

  • 21 aprile alle ore 8:04
    L'albero di Giuda

     
    Potato fu a novembre
    qui l’albero di Giuda
    spogliato dei suoi
    rami e oggi ad april
    al cielo offre quei
    moncherini,non foglie
    e là sulla corteccia
    nuda del materno tronco
    grappoli isolati di lillà
    violacei fiori,da tal
    fiorire e da tal color
    purpureo ecco nel tempo
    leggende e pie credenze
    di Cristo il tradimento
    e la passione far memoria.
    Or in questi moncherini
    l’animo mio vi vede braccia
    mutilate tronche e sanguinanti
    per i tanti amici nostri morti
    e sofferenze e noti tradimenti
    che dal Verbano al Garda
    spalancate son alla speranza
    sì che dopo la passion segno
    son forte di resurrezione: quel
    risorger per la Lombardia mia
    come lo fu per Cristo a vita nuova!
     

  • 19 aprile alle ore 9:32
    Oggi le viole son rimaste sole

     
    Quest’anno é il duemilaeventi
    Si offre all’animo e alla vista
    Una strane e ben diversa primavera
    Regna nel paese nostro in Italia
    Un morbo che semina morte e che invita
    A star tra di noi lontani e serrati
    Nelle case così anche ne risenton
    I fiori da noi amati e la natura,
    Si son sole le viole lungo la riva
    Lì del fossato quel loro profumo
    Sì dolce ancor nell’aria olezza
    Ma fiori son che invan oggi degli
    Amanti attendon le carezze care
    Quella man che coglie il delicato
    Gesto quel bel mazzolin in dono
    Lontan svanito è l’amorevol tra
    Di lor abbraccio come quando lor
    Nel tempo a primavera andavano
    Tra il verde fresco a cercare quei
    Bei al sol nascenti profumati fiori:
    Oggi il crudel quel maledetto virus
    l’un tien tanto  lontan dall’altra:
    E così povere viole son rimaste sole!
     
     

     

  • 16 aprile alle ore 11:30
    Mancan

     
    Vince per ora il morbo letal
    Che a temporanea resa ci costringe
    Nella battaglia dell’usual
    Viver nostro  quotidiano
    Per molti poi e tanti nella chiusa
    Casa solo la solitudine è qui
    A far da compagnia e corre il pensiero:
    Che alla vecchina manca la messa
    Mattutina ai bimbi quei correr
    Gioiosi nei giardini al giovane
    Della lontana fidanzata un bacio
    E a  noi tutti noi qualcosa manca
    Diverso e diverso tanto per ciascuno
    Un incontro un sorriso una cosa altro
    che la mano è in attesa domani di trovare
     

  •  
     
     
    In queste ore mesi che il feral
    morbo infetta e semina la morte
    oggi per dar un poco l’addio
    alla tristezza un po’ di musica
    all’animo ho fatto respirare
    e mentre degli Indios Tabajaras
    la chitarra ritmava il dolce
    suono non so perché la mente
    è corsa ad una lontana spiaggia
    romagnola due ombrelloni il mio
    e lì vicino quello di una signorina
    milanese lei impiegata e io da poco
    chimico dottore poche nei giorni
    le parole buongiorno buon appetito
    buonasera e qualche scambio solo
    di alcune informazioni personali
    del fidanzato mi disse un ingegnere
    di un paese marchigiano qui vicino,
    ricordo sì ricordo poi come particolare
    un pomeriggio nessun ancora sulla
    spiagga mi si avvicinò si tolse
    la parte alta del costume e piano
    disse mi può  un poco la crema
    mia antisolare qui spalmare
    confuso un po’ vero impacciato
    diedi con man tremante l’inizio
    alla operazione di lì a poco
    mi sorrise anch’io sorridente
    risposi a quel sorriso al soffio
    di garbino lasciai di indovinare
    quali allora i di noi pensieri.
     

  • 12 aprile alle ore 8:40
    Una Pasqua particolare

     
    Quest’anno una Pasqua particolare
    da lontano e distanti particolari
    auguri che a quel suon festante
    a quell’allegro scampanio di Cristo
    Risorto annunciazione in qualche
    dove si muterà quel suono in triste
    annuncio che molte anime lì sono
    solitarie sole volate lassù in cielo
     
     

  • 10 aprile alle ore 10:04
    Qual rami dell'animo

     
    Muove il vento del giovane oleandro
    i rami che par come gradire questo
    cullante dondolio pur io vorrei
    in queste tristi ore tante le morti
    immense  sofferenze che il virus
    dona che la mente mia un poco
    almeno muovesse dondolasse e cullasse
    quei miei tristi pensier rami dolenti
    di un animo qual pianta triste e sofferente
    e per un poco almeno facesse addormentare
     

  • 07 aprile alle ore 14:33
    La natura oggi invita alla speranza

     
    All’inizial concerto dei biancofior del pruno
    del melo cotogno i rosso delicati e del giallo
    dei ranuncoli e di quelli giallo corolla bianchi
    delle margherite voce danno al floreal coro
    che festeggia il marzolino ingresso nella stagion
    che di colori i prati indora i vivaci variopinti
    tulipani e i giaggioli intensi viola dal profumato
    fiore così del canto dei cantor l’armonia che nasce
    nell’aria ammorbata dal pestilenzial vile flagello
    qui alta di gentile olezzo sale di speranza segno recando
    del quotidian perduto viver e antico al ritornare
     
     

  • 03 aprile alle ore 14:47
    Gli Alpini di Bergamo

    Una montagna avevan da scalare
    Per dar soccorso a amici
    Sofferenti non alta la vetta
    In pianura addirittura lì
    Dove negli anni gente
    Accorreva per fieristiche
    Manifestazioni non su
    Innevati crepacci gli
    Amici da salvare che poco
    Lontano questi giaccion
    In letti d’ospedali non
    Picozze ramponi corde
    Chiodi corazzati nell’opra
    Ardua di soccorso ma divisori
    Mura pareti azion da carpentieri
    Cavi elettrici idrauliche
    Condotte e letti e poi  letti
    Casse scatoloni per medical
    D’ossigenoterapia pestazioni
    Così le orobiche gloriose
    Pennenere bocia e anziani
    Con improba fatica al viso
    Mascherine al virus protettive
    Han vinto la battaglia
    Completata in breve tempo
    La scalata lì posta la bandiera
    Un magnifico ospedale
    Una vetta preziosa dove fioriscon
    Altre più belle stelle alpine
    Che fioriscon lì dentro
    Medici infemiere barellieri
    Pronti a sbocciar svelti
    Al suon delle sirene
    Bergamaschi Alpini per
    Voi l’Italia sugli attenti!

  • 29 marzo alle ore 12:20
    Non leggono né sentono

    I gialli ranuncoli e le margheritine
    Tra l’erbe verdi del giardino mio
    Aprendo al sole gli occhi loro
    Fioriscono lieti quel verde punteggiando
    Lor non leggono i giornali né telegiornali
    Sentono né suon di sirene o campane a morto
    Che nei giorni nostri dicon  di dolore
    Compito loro dar é l’annuncio della primavera
    Ed esultar tra giardini boschi e campi.

  • 12 marzo alle ore 12:19
    Illusion senile

     
    Appoggiato al suo bastone lento cammina
    il vecchio a cercar nel tempo vecchie
    strade quando la gioventù gli sorrideva
    sotto un albero fronzuto ferma il passo
    guarda le verdi foglie che il vento muove
    e quel dondolar fa agitar e la mente scuote
    là in fondo: una casa un cortile una fontana
    e un bianco sentiero tante tante volte corso
    e lui giovane con veloce corsa ancor lì pronto
    a riabbracciar persone amate e antiche cose
    ma dalla man il baston gli cade così la mente
    si ridesta e a quel tronco ei triste s’appoggia
     
     

  • 06 marzo alle ore 15:11
    La barca dei desideri

     
    Deluso dagli approdi scelti noti
    che sicuri ritenevo nel passato
    questi ultimi miei pochi desideri 
    ad una nave anonima senza nocchiero
    ho da oggi per il futuro qui imbarcato
    lasciando così all’onde  al mare al caso
    quella sua ignota a me destinazione,
    or in attesa son di questo porto
    sconosciuto con la speranza che
    tali desideri come quelli tanti
    d’allora agognati non vadan poi perduti
    o pegggio ancor dal mare soffocati
     
     

  • 10 febbraio alle ore 12:18
    Nella giornata del Ricordo

    A ricordar profughi italiani
    Chi  oggi contro il padan si scaglia
    immemore a suo dir d’amor pietoso
    al povero  migrante straniero fuggitivo
    vilmente un dì gridò contro di voi violento
    tu qui non devi giammai no mai entrare: 
    profugo eri  dalmata e istriano quale
    poi la sì grave  colpa tua essere italiano
    e voler nella Patria tua essere accolto
    per schiavo non essere più alla mercé
    di quei bruti  compagni titini comunisti
    or a voi volge in questi dì il pensiero
    cari fratelli dalmati giuliani e istriani
    e a un tempo i vostri nidi Parenzo
    Pola Zara Fiume tanto e pur lontani
    ma al cuor nel ricordo sì tanto vicini
     
     

  • 06 febbraio alle ore 11:35
    Meglio dolce tepor d'amore

     
    L’ardore nell’amore è come il fuoco
    di un ciocco nel camino forte rosso
    avvampa poi il legno consumato presto
    si spegne e solo grigia cenere rimane
    sicché per non rimaner bruciato e poi
    incenerito da ardente d’amor foga
    così meglio un amore placido sereno
    che come lenta fiamma di legno tenero
    che più dura nel tempo e dolce tepor dona