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Poesie di Giuseppe Gianpaolo Casarini

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  • 10 febbraio alle ore 12:18
    Nella giornata del Ricordo

    A ricordar profughi italiani
    Chi  oggi contro il padan si scaglia
    immemore a suo dir d’amor pietoso
    al povero  migrante straniero fuggitivo
    vilmente un dì gridò contro di voi violento
    tu qui non devi giammai no mai entrare: 
    profugo eri  dalmata e istriano quale
    poi la sì grave  colpa tua essere italiano
    e voler nella Patria tua essere accolto
    per schiavo non essere più alla mercé
    di quei bruti  compagni titini comunisti
    or a voi volge in questi dì il pensiero
    cari fratelli dalmati giuliani e istriani
    e a un tempo i vostri nidi Parenzo
    Pola Zara Fiume tanto e pur lontani
    ma al cuor nel ricordo sì tanto vicini
     
     

  • 06 febbraio alle ore 11:35
    Meglio dolce tepor d'amore

     
    L’ardore nell’amore è come il fuoco
    di un ciocco nel camino forte rosso
    avvampa poi il legno consumato presto
    si spegne e solo grigia cenere rimane
    sicché per non rimaner bruciato e poi
    incenerito da ardente d’amor foga
    così meglio un amore placido sereno
    che come lenta fiamma di legno tenero
    che più dura nel tempo e dolce tepor dona
     

  • 01 febbraio alle ore 17:57
    Ombre

     
    Figlie dei raggi solari del giorno
    son le ombre, le notturne del chiaror
    lunare: ombre di visi inespressivi
    non occhi per vedere né poi bocche
    per parlare, son ombre che talvolta
    mi portano a pensare  e tra di loro
    preferisco quelle che si muovono
    e s’aggirano nel buio perché più curioso
    su chi lì si nasconda per me fantasticare
     

  • 20 gennaio alle ore 8:28
    I due fanciulli

    Fantasticavano i due fanciulli nell’altana:
    percorreremo insieme i sentieri della vita
    si dicevan tra loro, bruno il primo dai bei
    capelli biondi l’altro, ad esplorare giungle
    sconosciute scalar  vette inviolate sfidare
    tempestosi mari, sogni infantili di bimbi fole.
    Ma diversi cammin la vita a noi viaggiatori
    per tempi a noi ignoti indefiniti poi riserva:
    presto quella bella chioma cessò di gareggiar
    in gara di colori coi del sole i lucenti raggi
    e a lei s’aprì quel dolce sonno eterno, il bruno
    vide poi nel tempo quei capelli suoi di bianco
    colore rivestirsi e sfortunato pone i sonni suoi
    sul negro cuscino sporco di un anonimo cittadino
    dormitorio ma prima di affidarsi alle braccia
    di Morfeo sempre a una vecchia foto dà un sorriso:
    al fantasticar nell’altana di due fanciulli
    giungle lontane alte vette mari tempestosi!
     

  • 13 novembre 2019 alle ore 9:17
    Un nuovo amico?

    Dal giardino il giorno prima
    visto l’avevo da lontano,
    un batuffol nero un micino
    che lì si aggirava un po’
    distratto da rumori vari,
    mia moglie lo aveva poi
    fotografato: oggi che più
    vicino nel prato al giardin
    mio s’affaccia e si presenta
    io con la man  cenno gli faccio
    di saltare e al mio invito
    corrisponde, dico a mia moglie
    guarda chi c’è qui la qual poi
    due ciotole qual invito mette
    di croccantini l’una di manzo
    dadini la seconda, quel la prima
    annusa, poi il musin nell’altra
    tuffa  e pian piano eccol
    un poco circospetto si da
    a mangiare, noi sorridiamo
    ma due dei miei gatti inver
    cercan quello spaventare,
    allontanati questi pur lui
    dopo la ciotola ben nettata
    s’allontana e  non si capisce
    poi se triste o sorridente:
    s’aprò s’aprem domani poi
    vedremo se sì o no trovato
    in sto nero puntolin un nuovo amico! 

  • 11 novembre 2019 alle ore 8:36
    Tristezza

     
    Cara Signora Chiara come se in Binasco
    tu piede mai mettesti eppur per vent’anni
    se il ricordo non inganna tra i Portici,
    alla rampa del Castello, nella piazza
    che a Veronica rende onore e nella Chiesa
    che l’urna sua di Beata tiene, l’esile
    bella nera tua figura con il fedele a te
    Giuseppe in questo tempo lungo vision
    gentile e cara diede ai binaschini tutti
    che non sentii né vidi nell’ amaro triste
    giorno del tuo in Ciel volare qui della campana
    quel toccante suono messaggero né poi nei luoghi
    dei necrologi  lì affissi della dipartita
    il nome tuo,  siano or questi poveri miei versi
    qual di campana rintocco lento e triste annuncio
     
     
    A ricordo della Signora Chiara V. G.
    a cinque giorni della dipartita
    29-08-2019
     

  • 08 novembre 2019 alle ore 10:30
    Quell'anziana prostituta

     Oggi in quest’ultimo giorno dell’anno
    del Signor duemila e diciotto non so perché
    mi sei vecchia figura tornata in mente,
    eran mi par gli anni sessanta, ricordo
    che molto piacevi alla signora Gemma
    la cara nonna di un mio caro amico:
    ogni mattina questa alle dieci circa
    da un balcone suo ti vedeva rincasare
    verso quel portone all’angol di via Padova
    con la via Mosso di Milano, non alta
    eri e tracagnotta ma bello diceva quel tuo
    portamento e le piaceva, le labbra rosse
    forse eri sui quaranta poi un sentore forte
    il tuo di pulito e un profumo da te captava
    seppure  da lontano chissà perché speciale
    e non sapeva per nulla il mestiere che facevi.
    Poi morì quella Signora cara io pur ad abitar
    andai fuor da  Milano, un dì per caso in un anno
    da allora  a oggi più vicino  in  via San Gregorio
    io su un tram verso Lambrate volto e tu sì tu
    in quell’angol ferma della via, così ti riconobbi
    e forse sui settanta quel mestier esercitavi
    ancora e il tram pian piano lontano sferragliava
    così le labbra tue di qual color non vidi, aperto
    era un poco un finestrino e  giunger da giù
    sentii come un profumo particolar special arcano e
    un sentor di te della persona tua di un bel pulito
    forte come un tempo lontan quel profumo sentì e
    giudicò il sentor di te Gemma quella signora cara
    lei ignara io che  conoscevo qual lavor  facevi!
     

  • 28 ottobre 2019 alle ore 11:31
    Caducità delle cose... ma forte la memoria

     
    A questa vision nasce forte forte il pianto,
    nella notte parigina alta la fiamma avvampa
    di Notre Dame la bella  Cattedrale al mondo
    intero cara da nemico rosso fuoco avvolta
    la svettante guglia e di una volta un tratto
    il ciel abbandonano per crollar giù a terra
    caducità delle cose per un baglior perduti
    secoli di storia ricordi antichi del passato
    forti? No che più forte è dell’uomo la memoria
    che le oggi povere morte pietre vive saprà far
    tornare e la storia che le impregna raccontare
     

  • 17 maggio 2019 alle ore 11:54
    Bergenia

     
    Tu di San Giuseppe umile fiore
    come lo fu lo sposo di Maria
    che un tempo di rosa coloravi
    gli orti contadini e le rive
    dei fossati ancor oggi qua e
    là quando il giorno del Santo
    si avvicina al cielo apri qual
    timidi occhietti quei tuoi rosa
    fiorellini e oggi corre la mente
    ad una figura a me si cara mia nonna
    curva come un tempo ancora dare cara
    cura a quel cespuglio da lei d’anni
    tanti messo a dimora sulla tomba
    di quel suo figlio, mio zio, di cui
    io porto il nome giovane aviere
    un giorno annegato nel lago di Comabbio
     

  • 29 aprile 2019 alle ore 10:20
    Bello è il pensar

     
    Stelle lucenti lontane sconosciute
    anime morte e già  da tempo trapassate
    tra lor forse vi è a noi ignota union
    legame forte di amorosi amorevol sensi
    bello il pensar è nel dì di San Lorenzo
    che quelle lacrime copiose dal ciel cadenti
    altro non sian se nei desideri nostri
    a lor pensiam d’amor gocce e d’empatia
    di quelle a noi care anime da tempo trapassate
     

  • 28 aprile 2019 alle ore 18:16
    Gialla forsizia

     
    Apro la finestra e guardo sul giardino
    uno screziato crocus tra le novelle erbe
    capolino fa s’alzano a guardare il cielo
    quattro gialli narcisi tra lor stretti
    facendosi compagnia di giallo sempre lì
    s’accendono i ramuncoli a questo colore
    e leggedria al quadro dona timidamente
    la forsizia gialla nel suo lento sbocciare
     

  • 27 aprile 2019 alle ore 18:18
    Un frammento del vissuto mio

     
     
     
    Soffitte cantine luoghi bui
    dove giacciono nascosti sparsi
    oggetti cose che altro non son
    che frammenti di ricordi sepolti
    e dalla mente ormai dimenticati
    ma che talvolta a caso lì frugando
    vorrem queste memorie ridestare
    ma poi il cuor spesso la man frena
    temendo in una scelta che possa
    recargli qualche spina dolorosa
    perché domando non dovrei osare
    riviver alla luc portar quale che
    sia un attimo dell’animo un sussulto
    di quel frammento del vissuto mio?
     
     

  • 27 aprile 2019 alle ore 18:17
    Un frammento del vissuto mio

     
     
     
    Soffitte cantine luoghi bui
    dove giacciono nascosti sparsi
    oggetti cose che altro non son
    che frammenti di ricordi sepolti
    e dalla mente ormai dimenticati
    ma che talvolta a caso lì frugando
    vorrem queste memorie ridestare
    ma poi il cuor spesso la man frena
    temendo in una scelta che possa
    recargli qualche spina dolorosa
    perché domando non dovrei osare
    riviver alla luc portar quale che
    sia un attimo dell’animo un sussulto
    di quel frammento del vissuto mio?
     
     

  • 26 aprile 2019 alle ore 9:40
    L'aria fresca del mattino

     
    Mi son svegliato oggi in preda
    di forti neri pensieri così apro
    la finestra ed ecco alitar sento
    l’aria fresca del mattino nasce
    un desiderio che questa con soffio
    misterioso li li possa qui scacciare
    un poco più mi sporgo le grido soffia
    soffia e per dispetto forse la fresca
    aria del mattino qui smette d’alitare
     

  • 25 aprile 2019 alle ore 8:36
    Nell'aria cerco

     
    Cerco nell’aria il profumo della primavera
    quel profumo antico da tempo come smarrito
    eran viole lungo un fossato a noi tanto  amico
    eran bianchi mughetti le sponde del Ticino
    viole e mughetti che poi negli anni sempre
    tornavano e tornano a fiorire più non c’è
    quel fosso o forse inver non lo riesco più
    a trovare ancor rivedo quelle sponde fiorite
    del Ticino ma viole e mughetti senza te vicino
    pers’hanno quel dolce profumo che amavo tanto
     
     

     

  • 20 aprile 2019 alle ore 8:29
    Quel sospirar del vecchio

     
    Sospira il vecchio e guarda la luna
    di lui confidente amica dei giovanili
    amori che dir gli pare ricordi un tempo?
    e così all’animo e al cuore suo tornan
    le memorie che questo fecero  sospirar
    e palpitar di gioie e pure di dolori
    ed ecco lassù in alto nel chiaror dolce
    lucente di Selene come lì tornar velati
    quei visi noti or qui come per lui rinati
    e per ognun ecco poi riveder lì sotto
    le frasi d’amor o il risentir pur l’eco
    di parole dolci nel segreto sussurrate,
    ma si vela la luna e lascia quel vecchio
    tutto solo nel silenzio i ricordi ricordare
     

  • 19 aprile 2019 alle ore 7:59
    La Vecchiaia

     
    Del tiglio e del platano le foglie
    tornano a rinverdire e tra lor si dicon
    svegliamoci che giunta è Primavera
    poi al sole una preghiera che la sua
    carezza propizia sia a questo rinverdire
    lì nascosta  sente la Vecchiaia e triste
    ecco il sospirare suo  oh rinverdire
    a me verbo sconosciuto che Primavera
    o non costretta son  ad invecchiare sempre!
     

  • 16 aprile 2019 alle ore 9:24
    Caducità delle cose.. ma forte la memoria!

     
    A questa vision nasce forte forte il pianto,
    nella notte parigina alta la fiamma avvampa
    di Notre Dame la bella  Cattedrale al mondo
    intero nota da nemico rosso fuoco avvolta
    la svettante guglia e di una volta un tratto
    il ciel abbandonano per crollar giù a terra
    caducità delle cose per un baglior perduti
    secoli di storia ricordi antichi del passato
    forti? No che più forte è dell’uomo la memoria
    che le oggi povere morte pietre vive saprà far
    tornare e la storia che le impregna raccontare
     

  • 08 aprile 2019 alle ore 14:48
    Ode alla Lombardia

     
    Qui le civiltà protostoriche
    di Remedello e di Golasecca
    vi videro la luce e dopo genti
    celtiche romane longobarde
    da popoli stranieri il suol
    tuo calpestato fu e tu a duro
    giogo servile sottomessa tanto
    cara lombarda terra mia Lombardia,
    un dì partì infin anche se tardi
    il riscatto tuo Milano Brescia
    Magenta prima e che poi forte 
    nei campi di battaglia Montebello
    Solferino San Martino si compì
    teatri fulgidi di onore e libertà,
    or fiero di te tu mostri agli occhi
    miei la bellezza dei tanti fiumi tuoi
    Po Ticino Adda Olona Seveso Olona
    Sarca-Mincio Lambro come dei laghi
    pur Lario Maggiore Sebino Garda
    Comabbio e Pusiano del vate Eupilino
    culla, acque azzurre un tempo oggi
    un po’ di meno dove borghi città
    si specchian civettuoli e ville
    suntuose piene di fascino e di storia
    altere ne punteggian sponde e rive:
    la ducal Vigevano e la bramantesca
    piazza e la regal Pavia longobarda
    e Lodi dell’indomito Fanfulla e di Ada
    la rossa vergina ribelle e Cremona
    infine terra di liutai di mostarda
    di torroni, ecco quel ramo di Lecco
    ricordo caro letterario manzoniano
    Como ghibellina il vecchio Plinio con
    l’inventor della pila e lo scopritor
    del gas delle paludi Volta, Monza
    il Duomo di Teodolinda la cappella
    con la ferrea corona Bergamo le mura
    veneziane di Colleoni cavalier insigne
    la cappella e Donizetti con L’elisir
    d’amore e lassù Sondrio della val
    del Teglio gran regina e Milano
    il Duomo la Scala l’Arena Sforza
    Visconti Torriani e il nostro caro
    Don Lisander il Manzoni il panettone
    qui dove un dì Ambrogio di Treviri
    Agostino di Tegaste il peccatore
    Rigenerato dalla fede nel recinto
    del suo gregge vescovile accolse,
    la Milano antica dei comuni che con
    Crema Legnano Bergamo Brescia
    guerra contro il Barbarossa mosse
    e la Leonessa d’Italia sempre Brescia
    ove alla libertà il piede ardito mosse
    il giovin Tito Speri che l’austriaco
    nemico vile  impiccò senza pietà alcuna
    al capestro di Belfiore, Mantova qiei
    laghi dimora dei Gonzaga dove ancor
    senti nell’aria la dolcezza dell’ambrosia
    virgiliana e dimora generosa dove pace
    trovò e poetò  d’amori e cavalier Torquato,
    or s’alzo lo sguardo ecco corona ti fanno
    in alto terra mia le punte aguzze bianche
    di quelle vette alpine Retiche Lepontine
    le Grigne il Resegone L’Adamello la Punta
    Perrucchetti il Monte Cevedale e il Bernina,
    e che dir delle verde dei prati di pianura
    l’odore dei boschi e delle dolci tue colline?
    Terra di vini di salumi di trifole formaggi
    e quel ciel tuo Lombardia che come il poeta
    scrisse che è bello quand’è bello, bello
    sempre per me sia quando piove e quando
    il sole splende è scuro o domina la nebbia
     
     

     
     
     

  • 07 aprile 2019 alle ore 10:02
    Cantava diverso il pettirosso

     
    Dapprima un canto acuto melodioso
    e dal nespolo nasceva quel dolce trillo
    che nell’aria del mattino si spandeva
    lì nascosto tra le larghe foglie sen
    stava dal gorgheggio suo io ben capivo
    un amico piccino un pettirosso poi il canto
    più struggente e melanconico d’un tratto
    si faceva e muovendo come triste il suo
    capino su una brocca ora a me davanti
    dirmi pareva con questo nuovo  canto che
    tra poco dovrò per altri lidi migrare
    oh amico caro mio così ti volevo salutare
     

  • 04 aprile 2019 alle ore 14:27
    Buon giorno Primavera

     
     
    Nel fresco di un mattino queste al vento le parole
    di un cuore innamorato sussurrate poi piano cadute
    su questo foglio bianco e qui poi da me fissate: 
    “dona al cielo il pesco le sue rosee brocche
    un passerotto qui saltella allegro gli sorride
    un fiore, due colombe d’amor desiate sull’alto tiglio
    in attesa delle prime gemme tubano al dondolio
    degli spogli rami  e dell’idilio lieto le indora
    il primo sole, l’aria profuma lieve un giallo gelsomino,
    s’agita nella gara dei colori pur il bianco biancospino
    ronzio d’api di farfalle voli, un rondone ad una finestra
    picchia come a dir ad un bimbo addormentato svegliati
    pigrone che tutti assiem piante fiori sole noi alati
    il buon giorno grati alla Primavera dobbiam dare”
    così questo  acquerel grazioso con le parole sue dipinto
    in un lontan fresco mattino da quel cuore innamorato
     

  • 03 aprile 2019 alle ore 10:28
    Lì in soffitta

     
    Tengo in soffitta un bauletto
    lì dove negli anni nel tempo messo
    vi ho alcuni sia tra i più belli
    che tra i meno belli  miei ricordi
    e ogni tanto quando la nostalgia
    forte mi prende oppure allegro
    sono lì salgo e con lenta man
    tremante e timorosa quello apro
    e tra quei guardo e a caso scelgo
    con la speranza dato l’umor mio sia
    la giusta scelta or non dico cosa
    il cuore oggi mi dettava una vecchia
    cartolina vi ho pescato che un poco
    la tignola aveva mangiato una grafia
    devo dir oggi dimenticata ch’allora
    così li mi scriveva  auguri cari che
    che da ieri tu sei un chimico industrial
    dottore e poi  nessuna firma ma sol di
    un sale  la corretta formulazione a me ben
    nota ed ecco un giovane viso alla mente
    mi è presto tornato a me oggi pensionato
    e di te commosso mi sono giusto ricordato
    sappi A.  cara che invano nel tempo
    ti ho cercata amica mia di quel sal nitrato!
     

  • 02 aprile 2019 alle ore 18:39
    Quella porta misteriosa

     
     
    Si sente bussare a questa porta
    ma non è come par di sentire
    per quel forte soffiar suo
    che sia il vento e per meglio capir
    a questa di limpido cristallo l’orecchio
    tendo mio e un fioco lamento or sento:
    chi è? Allor domando son l’ anima buona
    d’un trapassato amico tuo e qui vorrei
    entrare per un poco come un tempo
    antico con te filosofare soggiunge
    poi ricordi? Della caducità della vita
    dell’eternità del tempo era allora
    il nostro disputare or s’apri la porta
    or meglio che io la prima vissuta e persa
    e immerso dove il secondo all’infinito
    regna con più giudizio a te vivo potrò
    ben spiegare ma invano d’aprir cerco
    la porta e man man più sottil questa si fa
    al mio tentar quel vetro  poi di veder
    mi par un sorriso amico che triste
    ecco poi sparisce e così a tempo presto o tardi
    differito qual spirito vagante il saper mio!
     
     

  • 28 marzo 2019 alle ore 9:31
    Così danza Primavera

     
    Quando come cantò il cantor di Sirmio
    il dolce zefiro spira e fuggiti son
    i gelidi venti ecco nasce Primavera
    che così prende forma e sua figura:
    flessuose son le gambe di tenere
    betulle e le  scarpe di intrecciati
    arbusti colorati lunghe le braccia
    sottil di teneri due pentaforcuti
    di roseo pesco rami in fiore di fili
    d’erbe tra le più belle profumate
    il ben tessuto suo vestito serti
    di gialle rose mughetti ciclamini
    variegati tanto tulipani la cintura
    di raggi di sole i capelli biondi
    e occhi celesti come il fior d’aliso
    bocca e labbre della più bella rosa
    tea e per finir una ghirlanda in testa
    di papaveri rossi e di giallo bel giaggiolo
    e qual viva tela dipinta da Arcimboldo
    eccola subito a danzar da voli di rondini
    accompagnata al canto  di chiurli e rosignoli
     

  • 27 marzo 2019 alle ore 12:04
    All'animo non si vela il ciel d'azzurro

     
    Si vela il ciel d’azzurro
    fuggon le nere nubi
    la pioggia s’allontana
    non così nell’animo
    mio dove nel suo ciel
    di color di pece nembi
    qui s’addensano violenti
    a portar nel cuor tempesta