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Autore

Katia Guido

in archivio dal 30 nov 2005

Bressanone - Italia

segni particolari:
Redattrice di Aphorism dal 2005. In tanti, troppi, mi dicono che sono come "Amélie"

mi descrivo così:
Unite eredità abruzzese, derivazione altoatesina, una presa veneta. Più tardi un pizzico d'Inghilterra. Servite: incorreggibile romantica, eterna sognatrice, moderatamente folle, rapita dalla luna, malinconica ma quasi sempre allegra, invaghita d'Irlanda.

04 luglio 2012 alle ore 0:20

Oblivion - Oblio

Somewhere in the far land of daydreams,
in a forgotten corner,
where the thickest of the shadows abide,
blind hopes weave wobbling threads
of confusing rainbows,
shaping wicked, restless nightmares.

There I am, running in a whirling circle,
searching the disheveled paths
of a foggy and ancient labyrinth.
The scrawny cold fingers of the moonlight,
whose comforting touch I’ve been longing to feel,
cannot reach me through the rotting branches of the trees.

There’s nothing but darkness for me to see
and the beautifully crooked raven
watches me from a cobweb’s hole:
Its hollow eyes endlessly dancing.

And while I’m looking for signs
I step on the countless bread crumbs,
you’ve left behind for me to find,
soaked with teardrops of haunting fear.

So I fall on my grazed knees, motionless
until the roots of grief and desolation
slowly grow and pierce my limbs;
Then with the earth I become as one.

Hidden I lay catching my last breath
forgetting what brought me here.
And one blink of an eye away
a hand is reaching out from the filthy ground,
there are bread crumbs under its fingernails
and broken hopes through its veins.

Traduzione

Da qualche parte nel lontano paese dei sogni ad occhi aperti,
in un angolo dimenticato,
dove dimorano le ombre più fitte,
cieche speranze tessono fili barcollanti
di disorientanti arcobaleni,
dando forma ad incubi malvagi, irrequieti.

Sono lì, che corro in un circolo vorticoso,
perlustrando i sentieri trasandati
di un labirinto nebbioso e antico.
Le scheletriche fredde dita della luna,
delle quali ho bramato a lungo il confortevole tocco,
non riescono a raggiungermi tra i rami decomposti.

Non c'è nulla tranne buio per la mia vista
e il bel corvo curvo
mi osserva dal buco di una ragnatela:
i suoi occhi vuoti ballano senza sosta.

E mentre cerco i segnali
pesto sulle innumerevoli briciole di pane,
che hai lasciato affinchè le trovassi,
inzuppate delle lacrime di un'ossessiva paura.

Ecco che cado sulle mie ginocchia sbucciate, immobile
finché le radici del dolore e della desolazione
crescono e lentamente trafiggono le mie membra:
Allora divento tutt'uno con la terra.

Giaccio nascosta trattenendo il mio ultimo respiro
dimenticando ciò che mi ha portato qui.
E un battito di ciglia più il là
una mano si sporge dal terreno sporco,
ci sono briciole di pane sotto le sue unghie
e speranze spezzate nelle sue vene.

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