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Autore

Katia Guido

in archivio dal 30 nov 2005

Bressanone - Italia

segni particolari:
Redattrice di Aphorism dal 2005. In tanti, troppi, mi dicono che sono come "Amélie"

mi descrivo così:
Unite eredità abruzzese, derivazione altoatesina, una presa veneta. Più tardi un pizzico d'Inghilterra. Servite: incorreggibile romantica, eterna sognatrice, moderatamente folle, rapita dalla luna, malinconica ma quasi sempre allegra, invaghita d'Irlanda.

30 novembre 2005

Amore relativo

Intro: Una bella storia d'amore vissuta tra i ricordi e un viaggio per l'Europa affrontato in pieno stile "On The Road". Il finale sorprendente fa intendere che l'amore vero esiste, e con un po' d'ironia e umorismo non è difficile da trovare.

Il racconto

È notte. È buio
Lui la guarda negli occhi. I suoi capelli le oscurano il viso. Cerca di spostarli dal viso, ma il vento è troppo forte.
"Resterò con te per sempre, ti amo."
Le lacrime le annebbiano gli occhi.
"Anch'io. Non ti lascerò mai"
Silenzio. Solo un sibilo nella notte, mentre sulla strada le macchine sfrecciano incuranti sul ponte più alto.

*******


Il giorno prima era una bella giornata d'autunno. Tara e Colin avevano deciso. La loro vacanza li avrebbe portati in Austria. Di tutte le città che avevano visitato negli ultimi anni, Innsbruck e Vienna erano fra quelle che mancavano all'appello.
Avevano discusso a lungo su dove andare e come. Specialmente sul come. Avevano speso tutto in Olanda e invece di cercarsi un lavoro occasionale, che gli avrebbe almeno permesso di viaggiare con il treno, avevano deciso di continuare così. In autostop.

Tara era incaricata di trovare il passaggio. Colin diceva che per una ragazza era semplice attirare l'attenzione e bella com'era, Tara, non aveva certo problemi di sorta.

Arrivarono ad Innsbruck alle due di mattina, con un camionista di nome Rocco. Il viaggio l'avevano passato all'interno della cabina stretti come sardine. Era infatti uno di quei camion della seconda guerra mondiale, che ormai nessuno usava più.

Forse per l'ora o forse per il freddo la città sembrava desolata. Dai pub sulla via principale si udivano gli schiamazzi degli ultimi clienti che ormai ubriachi se ne tornavano a casa. La lingua non la capivano, ma conoscevano bene la situazione. Quante sbornie in pub, dai quali venivano regolarmente cacciati fuori. Sean che litigava con il proprietario del pub. Maggie che cercava di trattenerlo perché non finisse a pugni come al solito. Tara e Colin che ridevano da matti godendosi la scena. Quanto gli mancavano i loro amici.

Quando avevano deciso di intraprendere questo viaggio che dall'Irlanda li avrebbe portati a visitare tutta l'Europa, non avrebbero mai pensato che Dublino potesse mancargli così tanto. Ma ora erano quasi alla fine del viaggio. Dopo Innsbruck infatti si sarebbero diretti a Verona, in Italia, per poi andare a Roma e da lì tornare a Dublino.

Si guardarono a lungo e alla fine Colin, sbuffando, si decise. C'era un pub irlandese sulla destra e decise di entrare per chiedere ospitalità. Il proprietario, James, era un uomo sulla quarantina. Gli occhi gli luccicavano forse dalle tante birre che si era scolato e sorrideva al muro come se ci fosse qualcuno. Quando vide Colin, in un tedesco sforzato, gli disse che il pub era chiuso. Colin gli rispose in inglese che non era lì per farsi una birra, ma per chiedere ospitalità. James scoppiò in una fragorosa risata e senza pensarci su due volte spinò una birra e gliela offrì.

Dopo avergli raccontato delle peripezie e avventure che gli erano capitate, Colin chiese all'oste se poteva passare la notte al caldo nel suo pub. Anche la sua ragazza che aspettava fuori. Tara! Ma certo… sbronzo com'era si era dimenticato di lei.

Ridendo come un pazzo uscì a chiamarla.

*******


Tara si era seduta sul marciapiede e giocherellava con un pezzo di carta trovato sul camion di Rocco. Era stanca ed aveva freddo, ma non aveva voglia di entrare con Colin e ubriacarsi. Non aveva voglia di ridere ed essere carina per fare colpo sul proprietario e alleggerire il compito a Colin di trovare un posto per la notte.
Sospirando i suoi pensieri spaziavano nei ricordi. L'ultimo anno di università. Era lì che aveva conosciuto Colin. Lei studiava letteratura, lui faceva il giardiniere.
Un giorno studiando nel giardino dell'università si era accorta del bel giovane che potava le aiuole. Lui la guardava sorridendo.
Era sempre stato così Colin, sorriso sulle labbra e uno sguardo che diceva: fanc… tutti, io so quello che voglio e come ottenerlo.

Le aveva regalato una rosa per chiederle un appuntamento. Lo faceva con tutte, Tara lo sapeva. Non c'era ragazza in tutto il college che non avesse passato almeno una notte con lui. Non era capace di avere una relazione seria. Gliel'aveva detto subito dopo il primo bacio. Lei non sapeva perché fosse così sincero con lei.

Alla rosa Tara rispose dicendo che a lei i fiori non piacevano per nulla e che si sarebbe potuto risparmiare la fatica di abbordarla in un modo così scontato.

Colin la guardava incredulo. Nessuna gli aveva mai detto una cosa del genere. Nessuna aveva mai resistito al suo sguardo misto tra lo strafottente e il dolcissimo. Scoppiò in una fragorosa risata. Anche Tara, dopo qualche secondo di silenzio, scoppiò a ridere. Rimasero lì sdraiati sul prato per quattro ore a parlare di tutto e di niente.

Perché era cambiato così tanto? O forse era sempre stato così. D'altronde lui lo diceva sempre di essere un grande stronzo bastardo. Lei lo sapeva. Lei lo capiva.
Lo amava. O forse no.

Non aveva voluto innamorarsi di lui. Non voleva innamorarsi di nessuno. Aveva sofferto. La gente rideva quando lo diceva. Chi non aveva sofferto per amore? Ma per favore!... cosa credeva di essere l'unica martire sulla terra?!

Non aveva voluto fidarsi di lui. Non si fidava di nessuno. Troppe volte era stata usata da persone che credeva amiche. L'amicizia e l'amore sono come una bella favola. Diceva. Come quando da piccoli si crede in Babbo Natale. Si aspetta il Natale come fosse il giorno più importante dell'anno. E poi un bel giorno qualcuno, non ci si ricorda nemmeno chi, ti dice che non esiste Babbo Natale. Questo lo aveva detto a Colin, dopo averci fatto l'amore. Lui le aveva chiesto se quando faceva sesso lo faceva per amore. Lui non credeva a quelle stronzate. Cosa c'entra il sesso con l'amore. Quando si ha voglia la si ha. Così.
In effetti se si fosse innamorato di tutte quelle che aveva portato a letto…

Tara si ricordava ancora quel momento. Si ricordava il momento in cui guardandolo capì che avrebbe dato tutto per lui. Il momento in cui sapeva che ormai lo amava senza speranza.
Dopo una festa. Quando era corsa al bagno perché stava male. Si era alzata dal tavolo e l'intero pub le girava intorno. Le voci e il chiasso della gente rimbombavano nella sua testa. Doveva correre. Non poteva farlo lì davanti a tutti. Mentre vomitava si sentiva morire. Forse aveva bevuto troppo… forse aveva fumato troppo. Aveva paura. Paura di morire. Aveva sempre avuto paura di morire. Ogni mattina dopo una sbornia si sentiva depressa. Sapeva che quel giorno sarebbe arrivato. Ma come sarebbe stato. Dio. Che paura… gli mancava il respiro. Ancora uno sforzo e poi ti sentirai meglio, diceva a se stessa. Sentì una mano che le accarezzava i capelli. Una voce che le diceva: "Sono qui. Non aver paura. Non ti lascerò sola."

Colin l'aveva portata a casa quasi in braccio. Spogliata e messa a letto. Non l'aveva lasciata un attimo. Le aveva continuato ad accarezzare i capelli finchè il mondo non aveva smesso di girarle intorno. Finchè non si era addormentata. Quella notte lei sapeva che ormai si era innamorata. Che forse anche lui, a modo suo, l'amava. Che Colin era l'unica persona che aveva al mondo. L'unica a cui forse fregava qualcosa di lei.

Cosa era cambiato allora?

Non si era mai accorta delle volte che lui la dimenticava nei pub? Che la faceva aspettare ore su una panchina mentre chiacchierava con i suoi amici?
Si alzò dal marciapiede e cominciò a camminare. Dove andava non lo sapeva nemmeno lei. Ma lontano. Lontano. Che c'era di meglio se non scappare ora. Ora che nessuno sarebbe riuscito a trovarla. Poteva scomparire. Andare da sola in Italia. I tassisti la guardavano con disinteresse. Qualcuno le chiese qualcosa, ma lei non capiva. Continuava a camminare.

*******


Colin la cercava. Correva sulla strada. Chiedeva in inglese ai tassisti se avevano visto una giovane ragazza con uno zaino. Loro alzavano le spalle.

Tara! Taraaaaa! Non sentiva le urla disperate di Colin. Camminava verso l'autostrada. Colin sicuramente era ubriaco a ridersela con l'oste e forse si sarebbe addormentato su un tavolo.

Un furgone si fermò e le chiese dove stesse andando. Il suo passaggio verso l'Italia. Erano due ragazzi che andavano a lavorare all'area di servizio e che le avrebbero dato volentieri un passaggio. Poi avrebbe trovato sicuramente qualcuno per l'Italia.

Si era fermata al McDonalds a mangiare un panino. Era stanca e triste. Un po' si pentiva. Colin si sarebbe arrabbiato quando si sarebbe accorto di quello che aveva fatto.
Dalla grande finestra si vedevano le montagne nere. Gli alberi che sembravano così piccoli.

Uscì al freddo e si incamminò. Qualcuno le aveva detto che dal Ponte Europa si poteva guardare giù e sentirsi in paradiso. Sentiva il ponte tremare sotto i suoi piedi ogni qualvolta un camion passava vicino a lei. Il vento era forte. Faceva fatica a respirare. Sentiva lo strapiombo alla sua sinistra. E sentiva l'altezza. C'era una luce.

*******


Colin era disperato. Un tassista impietosito si avvicinò e gli fece capire di aver visto Tara. Gli mostrò la direzione verso la quale si era incamminata. Non finì nemmeno di parlare. Colin correva. Correva forte.
Parlava da solo mentre correva…
Non sentiva nemmeno la terra sotto i piedi. Respira.
Lo sapeva. Sapeva che Tara se n'era andata. Respira
Lui capiva sempre cosa le passava per la testa. O almeno credeva. Respira.
Lo sapeva che stava male. Respira
Lo sapeva che avrebbe dovuto dimostrarle quello che provava per lei.
Non respirava. Lo sforzo e il cuore che gli batteva forte nel petto. Dio, non voleva perderla.
L'alcol gli faceva credere di correre più piano e allora si sforzava di più. La milza faceva male. Fitte insopportabili. Si fermò. Era vicino al casello. Provò la fortuna cercando di fare autostop. Ma chi si sarebbe fermato?
Era sudato.
Gli occhi gonfi e respirava affannosamente.
Non si sarebbe fermato nemmeno lui se si fosse visto.

Continuava a camminare. Sull'autostrada. I clacson che lo assordavano. La corsia d'emergenza sembrava non finire mai. Ma dove cavolo stava andando? Tara. Io non posso. Non voglio. Non riusciva a pensare chiaramente.

Vedeva una luce. Un ponte. Sentiva il ponte ondeggiare sotto i piedi. Il vento lo trascinava in avanti. Non faceva più fatica. Sentiva lo strapiombo alla sua destra. E sentiva l'altezza.
Una figura davanti. Una visione o realtà? Gli girò intorno e si fermò.
La guardava. Lei guardava lui.
Lui faceva fatica a respirare. Lei non lo vedeva, il vento le faceva andare il vento negli occhi.
Lei aveva freddo. Lui sudava.

Le montagne vicine erano calme. Come se si godessero lo spettacolo. Il rumore del vento tra gli alberi sembrava un grido sordo. Smetteva di tanto in tanto. Sembrava trattenesse il respiro per cercare di sentire e capire quello che stava succedendo.
Le macchine sfrecciavano incuranti.

Lui la fissava negli occhi. Non le vedeva il viso. Il vento era troppo forte e le scompigliava i capelli.
"Resterò con te per sempre, ti amo."
Le lacrime le annebbiavano gli occhi.
"Anch'io. Non ti lascerò mai"
Silenzio. Solo un sibilo nella notte.

Uno strappo. Taraaaaaaaaaaa! Coliiiiiiiin! Ti amooooooooo…

Un bacio.

*******


La luce della mattina rischiara le montagne. Dal ponte una voce in tedesco che urla. Colin grida che non capisce.
La voce ripete in inglese: Siete matti??? Non si possono usare le attrezzature da bungee jumping a proprio rischio e pericolo! Ora vi tiro su, ma la multa è salata idioti!"

Colin guarda Tara e sorride. Si, il suo sorriso "fanc… tutti". La guarda e dice: "Mi dispiace, non c'è più romanticismo al mondo, amore…"
Lei risponde: "Ho freddo e mi gira la testa."

Chiudono gli occhi mentre in tre li stanno issando. Colin bacia Tara sulle labbra. Come non l'aveva mai baciata. Sono qui. Non aver paura. Non ti lascerò sola.

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