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Autore

Katia Guido

in archivio dal 30 nov 2005

Bressanone - Italia

segni particolari:
Redattrice di Aphorism dal 2005. In tanti, troppi, mi dicono che sono come "Amélie"

mi descrivo così:
Unite eredità abruzzese, derivazione altoatesina, una presa veneta. Più tardi un pizzico d'Inghilterra. Servite: incorreggibile romantica, eterna sognatrice, moderatamente folle, rapita dalla luna, malinconica ma quasi sempre allegra, invaghita d'Irlanda.

19 agosto 2016 alle ore 9:51

Tu sai perché

Intro: Un piccolo corto tradotto dall'inglese, che ho inserito in fondo. Un sogno che ho fatto. Forse un segno, una risposta dell'Universo a alcune delle domande che affollano la mia mente. Chissà.

Il racconto

Era seduta vicino a lui e guardavano attraverso la stanza, un altro tavolo.
Lui era trasandato e selvaggio, i due anelli che indossava sul pollice e medio raccontavano la storia dei suoi avi. I suoi occhi neri nascondevano le cicatrici di una vita che non aveva scelto.
Lei pensò che lo conosceva troppo bene per qualcuno che non conosceva quasi per niente.
Stavano guardando il tipo carino, che era uscito con lei stasera, e che ora stava chiacchierando con la sua migliore amica.
“Non è l’uomo giusto per te, sai.” Le disse muovendo distrattamente il plettro tra le dita. “Ha occhi inquieti. Ti farà soffrire.”
Lei lo osservò da lontano: “Anch’io ho occhi inquieti.”
“No, tu hai… tu hai il caos negli occhi. Come l’Universo all’inizio dei tempi. Non è la stessa cosa.”
Il suo accento slavo misto al suo inglese imperfetto lo rendevano ancora più ombroso, ma il suo sguardo tradiva la bontà del suo cuore.
“Tu sei una stella luminosa fissa nel cielo, lui è solo una fredda cometa alla deriva. Non sa quel che vuole. Non lasciare che i suoi detriti offuschino la tua luce. Sai che ho ragione.”
Lei si girò a guardarlo: “Come fai a esserne così sicuro e perché sai che lo so?”
Lui ricambiò lo sguardo e lei sentì il suo calore attraversarle le ossa.
Mentre lo fissava negli occhi, come uno specchio impietoso essi le mostrarono tutte le bugie che si era detta per anni.
Le disse semplicemente: “Potrei dirtelo o non potrei, non ha importanza, tu sai perchè.”
 
Originale:
You know why
 
She was sitting next to him. They were looking across the room at another table.
He was scruffy and wild, the two rings he wore on his thumb and middle finger told the tale of his ancestry. His black eyes hid the scars of a life he never chose.
She tought that she knew him too well for someone she didn’t quite know.
They were watching her date, the nice looking fellow, who was now chatting with her best friend.
‘He’s not the right man for you, you know.’ He told her moving absent-mindedly the guitar pick through his fingers. ‘He’s got troubled eyes. He will hurt you.’
She looked at him from a distance: ‘I have troubled eyes too’.
‘No, you have chaos in your eyes. Like the Universe at the beginning of time. It’s not the same thing.’
His slavic accent mixed with a slightly imperfect English made him even more shadowy, but his look betrayed the kindness in his heart.
‘You are a bright star fixed in the sky, he is just a cold comet going astray. He doesn’t know what he wants. Don’t let his debris dim your light. You know I’m right.’
She turned to look at him: ‘Why are you so sure, and why do you think I know?’
He returned her gaze and she felt the warmth of it hitting her bones.
As she looked into his eyes, like an unforgiving mirror, they showed her all the lies she had been telling herself for years.
He simply told her: ‘I could tell you or I could not, it doesn’t really matter, because you know why.’

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