username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Laura Bertolotti

in archivio dal 25 gen 2020

18 gennaio 1954, Crema - Italia

mi descrivo così:
Non mi considero una poetessa, ma una donna che vuole mettere per iscritto le proprie emozioni... semplicemente

30 dicembre 2020 alle ore 14:08

Natale Rosso Sangue

Il racconto

E' solitaria la stazione di Crema. Non solo è molto presto, ma è anche la vigilia di  Natale. Giulia ha ricevuto una telefonata urgente e visto che la macchina ha improvvisamente deciso di non partire e di lasciarla appiedata, ha dovuto ricorrere al treno. Non possiede il biglietto ovviamente, ma spiegherà tutto al capostazione sperando di trovarne uno comprensivo. La nebbia, che per il novanta per cento del tempo "allieta" gli inverni della pianura padana, è così fitta che sembra di aver davanti un muro, non si riescono a vedere le piante al di là dell'unico binario, si sente solo il fruscio delle foglie al vento e tutto sembra irrealeGiulia, una ragazza alta, vestita in modo sportivo, si sistema la sciarpa con fare aggraziato: c'è molta umidità che sente penetrare nelle ossa e non vede l'ora che arrivi il treno per poter salire. 
Pensa al calduccio del suo appartamentino e agli scatoloni delle decorazioni natalizie sparsi sul pavimento del soggiorno che aveva tolto dall’armadio. In un primo momento aveva deciso di non fare nulla, perché non voleva niente che le ricordasse i Natali passati con la sua famiglia. Poi chissà perché, ha cambiato idea.
I suoi genitori erano morti in un incidente stradale esattamente una settimana prima del Natale dello scorso anno. 
La mamma aveva preparato il presepio in un angolo del soggiorno durante la festa dell’Immacolata, come al solito.
Prima lo preparava sul piano della credenza, ma le piaceva costruire casette nuove, che si andavano a sommare alle precedenti, per cui nel corso degli anni non ci stava più. Ricorda come si divertiva la sua mamma a segare i pezzi di legno che servivano a costruire le varie casette, e a quando intanto che le colorava cantava, lei che era stonata come una campana, e suo padre che si tappava le orecchie per non sentirla: quanto amore aveva sempre letto negli occhi dei suoi genitori e, se il dolore della loro perdita era stato immenso, ringraziava Dio che almeno se ne fossero andati insieme.
Da lontano il fischio, i fari che penetrano la nebbia e finalmente il treno si ferma in stazione. E vuoto. Solo una ragazza, vestita molto dimessamente, si trova su un  sedile accanto al finestrino. Giulia decide di sedersi di fronte a lei. 
La ragazza guarda fuori con un'espressione assente, è minuta, molto pallida e sembra anche spaventata. 
- Ciao… io mi chiamo Giulia e tu? 
- Stella… un nome luminoso come la stella cometa che si mette sulla capannina. 
- Io mi chiamo Giulia.
Giulia è abituata a parlare con le persone, ma questa volta si sente molto a disagio e non riesce a comprendere il perchè: il suo istinto le fa intuire che la ragazza è turbata per qualcosa.
- Scusa se mi intrometto, ma ti senti bene? 
- No non mi sento per niente bene… mi sento molto stanca e abbattuta.
-Posso chiederti perché se non sono indiscreta? 
- Ieri ho litigato con Cesare… che è l'uomo che amo. 
- Capita anche a me di litigare con il mio compagno, ma poi tutto si chiarisce e si risolve, stai tranquilla.
- Lui è tanto bello, sempre elegante… intelligente e sa quello che vuole… non come me… me lo dice sempre lui… vedi la mia è una situazione strana, nessuno sa della nostra relazione perchè lui è sposato e non vuole divorziare per i figli… io all'inizio avevo accettato tutto pur di averlo… adesso però comincia a pesarmi e ieri sera gliel'ho detto.
- E lui? - Chiede Giulia e intanto pensa che la definizione più esatta per descrivere quell’uomo sia arrogante e non intelligente.
- Come al solito si è messo a brontolare e a urlare… mi ha anche dato uno spintone… sono caduta per terra e ho picchiato la testa contro lo spigolo del cassettone.
- Spero che tu abbia fatto la denuncia.
- Noooooooo…  non è possibile, non posso… tutto deve rimanere segreto, figurati che non ha mai voluto farsi fotografare con me… io però di nascosto con l'autoscatto sono riuscita a fare una foto di noi due insieme mentre sul divano guardavamo la televisione… la foto è conservata in una scrivania che apparteneva alla mia nonna… il ripiano del cassetto nasconde uno scompartimento segreto ed è lì che la tengo… insieme ai soldi e ad altre cose di valore… mamma mia, se lui lo sapesse me la farebbe buttare via subito!
E' vero che Giulia per il suo lavoro è abituata a sentirne di tutti i colori, ma questa storia le sembra tanto strana e poi perchè una ragazza deve raccontare tutto ad una sconosciuta. Addirittura svelare il segreto della scrivania, mah… e quanto gesticolare con le mani mentre parla, con la testa che si muove in continuazione come se avesse paura di vedere entrare qualcuno.
- Hai provveduto a curare la ferita? Mi sembra di non vedere nulla.
- La ferita sulla testa? No… no… tanto sangue… tanto... poi il bisturi l’ha messo dentro nella punta color rosso che ho messo in cima all’albero di natale. 
- Ma che stai dicendo? Che centra il sangue, il bisturi e la punta dell’albero?
- Scusa… non so neanche io cosa sto dicendo… forse sarà la botta.
Ormai il treno è arrivato alla stazione e Giulia deve scendere.
- Ascolta... mi prometti che andrai in ospedale per un controllo?
- Si Sì… te lo prometto… e tu aiuterai me, vero? 
- Se hai bisogno senz'altro… guarda, ti lascio il mio biglietto. Puoi metterti in contatto con me in qualsiasi momento ritieni opportuno… ok? 
- Non avrò bisogno di mettermi in contatto io… sarai tu che mi troverai…
Giulia la saluta, scende dal treno e si avvia verso l'uscita. Fuori ad attenderla, l’appuntato Angelo Fugazza che tira in dietro la pancia in un ultimo tentativo di abbottonare la divisa. “Dal 7 gennaio a dieta” si ripromette tra i denti, fumando una sigaretta.
-Buongiorno Dottoressa, ma che faccia ha. Non ha dormito stanotte? Sa pol mia che an bel Magistrato cuma le, i la fa laurà a po ala vigilia da Nedal. - le dice mentre apre la portiera per farla salire mentre con il piede spegne la sigaretta.
Giulia sorride. Tante volte gli ha detto che non deve parlare in dialetto sul luogo di lavoro, ma come al solito una battuta gli sfugge sempre.
- Scusa Angelo, ma sono un pò frastornata per un incontro sul treno. Certo che al mondo esistono personaggi molto molto strani... comunque dimmi tutto dai.
- Dottoressa, come le hanno già detto il fattaccio è successo in via Cavour. Non sto a descriverle lo scenario perchè lo vedrà lei, ma l'è an disastro, an rebelot!!!!
Come al solito Giulia non fa domande, preferisce arrivare sulla scena del crimine sapendo poco o nulla perchè vuole vedere con i proprio occhi e non con quelli degli altri.
Il condominio dove si trova l'appartamento è signorile e ben tenuto, senza però essere di lusso. Fuori la solita folla di curiosi e giornalisti di testate e di varie televisioni. L'ingresso dell'appartamento sembra in ordine; il soggiorno invece è un caos: tanto sangue sulle pareti, sui mobili, perfino sull’albero di Natale.
La vittima giace sul pavimento e il medico legale, un uomo con la barba lunga e gli occhiali spessi, sta ultimando i suoi rilevamenti con molta scrupolosità.
- Ciao Giulia, hai visto che disastro?
- Ciao Massimo… vedo…  come è successo? 
- Qui in questo punto della testa lo vedi? C’è un taglio, ma non è questa la causa della morte. 
Massimo si alza e con il dito fa notare a Giulia lo spigolo del cassettone che è sporco di sangue.
- Presumo che sia stata spinta, cadendo ha picchiato la testa contro lo spigolo e poi l’assassino  le ha inciso la giugulare. Praticamente è morta dissanguata… Ehi, ma mi stai ascoltando?
Giulia è molto turbata… per terra c'è la ragazza del treno.
- Massimo scusami… ma  la morte a quando risale? 
- Potrò essere più  preciso dopo l'autopsia, però  posso già dirti tra le 20 e le 4 circa di stanotte.
- Non è possibile!
- Come non è possibile? dice Massimo fissandola con uno sguardo basito.
Giulia non risponde, si guarda freneticamente intorno e il suo sguardo si ferma su una scrivania. Si infila i guanti di lattice, si avvicina, apre il cassetto sotto lo sguardo attonito dell'appuntato e del medico legale non abituati a vederla così: di solito sul lavoro è molto fredda, quasi glaciale, calma e precisa. 
Come aveva detto la ragazza sul treno, il cassetto nasconde uno scompartimento segreto e Giulia vede subito la foto. 
- Angelo, prendi immediatamente la punta rossa che è sull’albero di Natale.
-Ma Duturesa.
- Fai come ti dico!!!!!! 
Mentre Angelo, sbuffando senza farsi sentire, va in cucina a prendere una sedia, Giulia cammina avanti e indietro inquieta. Ad un certo momento le sembra di avere un’allucinazione: accanto a lei c’è la ragazza del treno che le sorride e le manda un bacio. 
Il rumore della sedia che Angelo appoggia accanto all’albero per salire ad afferrare la punta la riporta alla realtà.
- Dammela subito.
L’appoggia con delicatezza sul tavolo, chiede a Massimo una pinza e lentamente la introduce nella cavità.
Sente che c’è qualcosa dentro e cerca di farlo uscire… se lo aspettava, ma rimane ugualmente senza parole.
La pinza ha afferrato una busta di plastica che contiene un bisturi insanguinato.

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento