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Racconti di Liliana Landri

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Liliana Landri

  • 30 giugno alle ore 14:27
    I miei radical chic di sinistra

    Come comincia: Orlando nel '98 andò a Baghdad. Mi sembra che in tutto ci sia andato un paio di volte.
    Per il compleanno gli regalai una camicia di Armani presa da Biancullo a via Mazzini (o lì è già via Paolo Baratta?).
    Lui se la guardava e toccava tutto contento e disse che l'avrebbe indossata per il discorso che doveva tenere alle Nazioni Unite (beh, immagino una sede o qualcosa del genere, era a Baghdad, non a New York).
    Quando ci aveva annunciato di quel viaggio, il primo pensiero che avevo avuto era stato: "E' più facile volere bene ai lontani che ai vicini".
    Cinque anni prima mi aveva comunicato: "Io con i vostri problemi non voglio essere scocciato".
    E quando vidi quell'entusiasmo di fronte la camicia pensai: "Curioso (odd) come i comunisti vadano in visibilio di fronte a cose borghesi come un capo di abbigliamento di marca" 
    Non avevo ancora imparato a guardare la trave nel mio occhio, invece che la pagliuzza nell'occhio dell'altro.

    Tempo dopo Orlando ci inviò un suo articolo, pubblicato sulla rivista di "Un ponte per Baghdad", associazione diventata poi "Un ponte per ...". 
    In questo articolo ci faceva immaginare come anche la nostra vita, fatta di ufficio, problemi per i figli, potesse svolgersi sotto le bombe. 

    1993.Orrore!
    Bombardano Bagdad!

    2008. Guarda che stanno bombardando tua sorella.
    E chi se ne frega, anzi fanno bene, li appoggio.
    Il primo a bombardarla sono stato io.
    E poi guarda, non è vero. E' lei che bombarda.
    Ed è una vita che se ne è sempre lavata le mani.

    2015. Orrore!
    Per la guerra in Siria, ci sono migliaia di profughi!
    Guarda che tua sorella ha portato le sue bambine lontano da casa per non farle perseguitare dai parenti e vicini.
    E che me ne frega. Glielo avevo detto anch'io: "Non ti trovi bene là? Vattene!"

  • 27 aprile alle ore 7:17
    I Mostri dell'ID

    Come comincia: Mi sa che non devo aprire FB appena sveglia, quando il subconscio o l'inconscio non sono ancora bloccati dai freni inibitori. 
    "I mostri dell'ID" del bellissimo film di fantascienza degli anni '50 "Il Pianeta Proibito". 
    Che poi è quello che tenta di spiegare Ciampa alla signora ne "Il berretto a sonagli" :
    "Ci azzanneremmo tutti quanti come cani se potessimo signora mia, ma non si può".

    Tutto questo preambolo per introdurre il racconto derivato dalle fantasie di prima mattina di oggi.

    Titolo:
    Odio.

    Guardo le foto delle persone felici e capisco l'odio che le persone in passato avevano per me.
    Persone che mi odiavano perché ero felice.
    Anche se a loro non mancava niente.
    In realtà è solo la foto di una persona che in questo momento mi provoca questa reazione, una persona a me estranea di cui però conosco le caratteristiche che sbandiera, e, precisiamo, non la odio, ma, non essendo io più felice come ero prima, rendendo così felice chi mi odia, vedo che la prima reazione è di fastidio, reazione già smussata mentre scrivo e, tranquilli, non vi odio quando vedo le vostre foto felici e sorridenti.

    Chi erano le persone che mi odiavano?

    Gruppo 1) la cornacchia appollaiata in alto e la sua consorte (mia madrina di battesimo), nonché le loro figlie (che almeno non mi amano, anche se facevo ridere la piccola quando aveva 5 anni che piangeva perché, essendo piccola, veniva sempre lasciata in disparte ed ho ospitato gratuitamente la grande quando ero nella capitale). 
    E perché mi odiavano? Gli avevo fatto o tolto qualcosa? Mah.

    Gruppo 2) Mi odiavano oppure non mi amavano: la mia madrina di cresima, nonché suo marito, suo figlio maggiore e non mi amavano le sue figlie;

    Gruppo 3) non mi amava (anzi posso proprio parlare di odio) il primogenito dei miei genitori (e che gli ho fatto?) ;

    Gruppo 4) mi odia una grande amica della cornacchia, nonché i suoi figli e forse pure il suo consorte. Ma che 'ammo 'a sparti'? Chi siete?

    Perché mi odiavano? 
    La capostipite del gruppo 2 mi aveva insegnato fin da piccola che sua figlia mi doveva stare 'a copp (espressione napoltana per dire 'stare da sopra, essere superiore').
    Forse ho capito tardi che aveva trasferito questa caratteristica anche agli altri. 
    Sono anni ed anni ed anni che di loro penso: "Ma guarda questi. Loro hanno 100, io tengo 1, sono invidiosi dell'uno che tengo io." Mah.

    Almeno il gruppo 2 era più trasparente.
    È il gruppo 1 il peggiore: dietro la maschera dell'affetto e della benevolenza si nascondevano odio e malefiche mire di gran lunga peggiori.

    Ed il 3? Il 3 era già verso la sua strada di. 'sano(?) egoismo' quando fu irretito, adolescente e giovane, un paio di volte dal gruppo 2 perché avevano bisogno di qualcosa da lui e lui, lusingato di cotanta stima da cotale famiglia, da allora ha sempre orbitato intorno a loro, essendosi in seguito accoppiato con chi ha caratteristiche simili al gruppo 2. Un componente del gruppo 2 non disdegna una vacanza gratis nella capitale ogni tanto e l'amicizia gli fa comodo.

    Ed il gruppo 4? Aveva già le sue caratteristiche, non è stato difficile per il gruppo 1 portarlo dove volevano.

    "Non si può", dice Ciampa.
    Gruppo 1. Non ci si può mettere ad urlare in casa d'altri o per le scale o nel cortile. O urlare e minacciare per telefono la persona che ha risposto gentilmente, e non era tenuto, ad un tua richesta. Se poi si può inventare falsità in Tribunale, non è qualcosa su cui io possa metter bocca. Anche se si tratta di inventare falsità contro i figli di chi vi ha regalato l'appartamento in cui vivete da oltre cinquant'anni.

    Gruppo 2. Non si può urlare ed insultare il vicino che ti ha fatto una domanda lecita o che ti ha chiesto di stare attento a non far cadere tutta quell'acqua quando innaffi o semplicemente perché sei invidioso della sua auto nuova. E non si può ...,  lasciamo perdere.

    Gruppo 3. Non si può dire alla sorella: "Se papà muore è colpa tua", quando l'hai lasciata sola (per fortuna) per tre giorni ad occuparsi di tutto ed oltretutto aggredirla il giorno dopo.
    Non si può dire, non richiesto oltretutto, con sicumera al medico: "Me ne occupo io", il giorno dopo insultare un altro medico che aveva affidato tutto a tua sorella ribadendo:"Mi occupo io di tutto" e la sera del giorno dopo andare spaventato da tua sorella a chiedere: "Te ne puoi occupare tu?" , però secondo le disposizioni che ordini tu.

    Gruppo 4). In breve, non si può essere maleducati o addirittura minacciare, dovunque tu sia, figuriamoci quando sei ospite in casa d'altri. Non si può deridere ed aggredire chi ti ha fatto un favore. Non si può aggredire e deridere chi ti  ha addirittura fornito gratuitamente un parere tecnico da te richiesto; non sei d'accordo? Chiami un altro tecnico e lo paghi. Non si può trattare con sufficienza ed aggredire il vicino di casa che ti ha fatto una richiesta lecita nel tuo ruolo di amministratore del fabbricato.
    Non si può arringare i tuoi vicini maleducatamente e prepotentemente per le scale, dal balcone, nel cortile, ...

    Non si può. O sì?
    Sì, se sei un bullo. O un gruppo di bulli.
    Sì, se ti avvali della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggetamento e di omertà.

  • 04 aprile alle ore 5:42
    La casa delle streghe

    Come comincia: "Sembra la casa delle streghe", disse Pino una volta che dovette recarsi lì.
    Ed in effetti quella casa, così nascosta dietro la recinzione, così al buio (altrimenti la luce al neon sopra il portone consuma corrente. Figuriamoci ad accendere il resto delle luci in giardino) che neanche si notava esserci, così silenziosa, con gli abitanti che uscivano furtivi dalle loro abitazioni sperando di non incontrare nessuno dei vicini, dava un'impressione veramente sinistra.

    "Sembra la casa dei fantasmi", ha rincarato poco più di un anno fa il cugino di Liliana che aveva quattordici anni quando la madre, la zia di Liliana, decise di andare via di là.

    "Potreste stare così bene!", esclamò l'avvocato al quale Pino si era rivolto per controbattere le aggressioni dei vicini quando venne a visitare i luoghi.

  • 30 marzo alle ore 7:26
    La vita spezzata

    Come comincia: Linda Landi  23 dicembre 2018 · 

    Il 19 novembre ho letto un post che pubblicizzava il libro 'Le Regine della Terra di Mezzo' di Maristella Granato.

    E lo presentava così:
    Quando una Donna si accorge di aver superato l'età della giovinezza… cosa prova veramente? Cosa vede nel suo futuro? Come vive questa stagione della sua vita?
    E, soprattutto, come può viverla da vera Regina del suo tempo e godere appieno di tutti suoi tesori?
    A queste domande, e a molte altre che spesso le Donne non osano nemmeno farsi, questo libro vuole dare risposte.
    .....

    Ed a me è venuto questo pensiero:

    Magari una donna per farsi queste domande vorrebbe che le avessero lasciata vivere tranquilla le ultime fasi della giovinezza.

    Magari avrebbe voluto che il giorno del suo compleanno dei 40 anni non avesse ricevuto una telefonata, ufficialmente fatta per farle gli auguri, ma in realtà fatta per manipolarla (e non c'era bisogno, perché il suo dovere, che coincideva con il suo volere, lei lo conosceva), lasciandola annientata.

    Magari avrebbe voluto che due vecchi pensionati, che avevano già passato le fasi turbolenti della vita (ma sempre meno turbolenti della sua, essendo entrati nel mondo del lavoro quando il lavoro te lo gettavano appresso e tutto era più facile) e più che tranquilli economicamente, avendo una pensione retributiva e tanto altro, le lasciassero vivere la sua vita, già complicata, come è complicata per tutti, per l'ingresso negli -anta, per i problemi di salute in famiglia (due delle tre malattie per cui il contratto metalmeccanico prevede la possibilità.di prendere tre mesi di aspettativa dal momento della diagnosi ad un familiare) e per la continuità lavorativa, senza vessarla per il loro divertimento, la loro avidità, il loro ingiustificato rancore (vedi "Ingrati. La sindrome rancorosa del beneficato", di Maria Rita Parsi) nei confronti di chi (il padre della donna) a loro aveva fatto solo del bene e, da parte del pirucchio sagliuto in gloria, il piacere, di cacciare via e maltrattare l'antico signore.

    Magari avrebbe voluto che due dipendenti statali, con lauti stipendi, non si unissero ai due pensionati per divertimento, per tirchieria, per un atavico rancore uno (se tu stai bene, io mi rodo d'invidia; se tu hai una bella casa, io mi rodo d'invidia; se tu compri la macchina nuova, io mi rodo d'invidia; se tu hai un buon lavoro, (anche se io ce l'ho meglio di te) io rodo di dispetto; se tu stai male, io godo perché posso gioire e vantarmi di essere più in gamba di te), o per essersi lasciato irretire dall'andazzo generale l'altro o magari perché in fondo è anche lui "un pirucchio sagliuto in gloria".
    ["La gente è stupida: non è contenta quando sta bene, è contenta quando vede gli altri stare male", scriveva Giovanni Guareschi]

    Magari avrebbe voluto ... ·

  • 25 marzo alle ore 19:26
    Bullismo

    Come comincia: Da wikipedia. 
    Bullismo.

    Il bullismo è una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, di natura sia fisica che psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuto nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone considerate dal soggetto che perpetra l'atto in questione, come bersagli facili e/o incapaci di difendersi.

    «Il termine bullismo non indica qualsiasi comportamento aggressivo o comunque gravemente scorretto nei confronti di uno o più [...], ma precisamente [...] "un insieme di comportamenti verbali, fisici e psicologici reiterati nel tempo, posti in essere da un individuo, o da un gruppo di individui, nei confronti di individui più deboli".
    [...] La debolezza della vittima o delle vittime può dipendere da caratteristiche personali [...] o socioculturali [...].
    I comportamenti (reiterati) che si configurano come manifestazioni di bullismo sono vari, e vanno dall'offesa alla minaccia, dall'esclusione dal gruppo alla maldicenza, dall'appropriazione indebita di oggetti [...] fino a picchiare o costringere la vittima a fare qualcosa contro la propria volontà.»

    (Guarino, A., Lancellotti, R., Serantoni, G. Bullismo. Aspetti giuridici, teorie psicologiche e tecniche di intervento, pp. 13-14. Franco Angeli, Milano 2011, ISBN 978-88-568-3803-9.)

    Per chi è arrivato fino a qui, si fermasse.
    Non leggete il resto.

    Questo è un inutile memorandum, una inutile sintesi per chi non vuole sentire, per chi non si rende nemmeno conto che deve (doveva) chiedere scusa, per chi si preoccupa delle bombe su Bagdad e per chi ama gli extra-comunitari, se musulmani, e ride dei cattolici italiani, soprattutto parenti, se si trovano in difficoltà, i radical-chic di sinistra che mi sono trovata in casa [attenzione, per i porti sono con Emma Marrone!], per chi "amando solo i tornesi, non ama nessuno", per chi non ha coscienza. 
    E magari avrebbe dovuto fare marcia indietro quando era ancora in tempo. Per salvare una, due, cinque, sette vite.
    Ma a loro che gliene importa? Mica si tratta della loro vita o quella dei loro cari?

    Faccio questa sintesi e me ne libero una volta per tutte?

    Maggio 2004. GF mi aggredisce verbalmente perché sono una cretina che non ha capito che devo chiamare io all'ospedale e non viceversa. Avevo già telefonato due volte, la prima su sua indicazione, la seconda su sua insistenza ed entrambe le volte avevano ribadito che avrebbero chiamato loro. La seconda volta mi avevano anche presa per una persona un po' stolida.
    Non telefono una terza volta.
    Finalmente chiamano dall'ospedale.
    GF non si scusa.

    Luglio 2004. Appena arrivato, di sabato, dopo che io per tre giorni, non andando in ufficio, ho fatto la spola tra due ospedali per capire cosa bisogna fare, mi dice: "Se papà muore è colpa tua".
    Il pomeriggio del giorno dopo mi aggredisce verbalmente e fisicamente. Sta per colpirmi in faccia, ma vedo che riesce a trattenersi e mi dà "solo" uno spintone. Cado all'indietro.
    Papà non muore.

    Maggio 2005. Mio fratello che vive con i miei non sta bene. GAL telefona a casa di mio padre protestando che mio marito, che sta fungendo da amministratore, ha scritto quanto devono pagare (nessuno versava le quote dall'inizio dell'anno). Mio fratello è molto turbato da quella telefonata. Come è turbato dal colore giallo (ma non solo) che l'architetto che vive nella palazzina ha scelto, ma non gli spiego che l'ha scelto l'architetto. Avrei dovuto dirglielo, gliel'ho detto solo anni dopo.

    Ancora maggio 2005. GF mi telefona e dice che ha paura che mio fratello si voglia vendicare. Pochi giorni dopo, la sera del mio compleanno, mi telefona ufficilamente per farmi gli auguri e chiede: <<Non è che può venire da te?>>

    3 giugno 2005. Il responsabile mi convoca e mi dice che hanno individuato in me la persona di cui mio fratello più si fida. Non invitato si presenta anche GF che con sicumera interviene e dice che mio fratello può andare a casa sua. Cerco di far capire al responsabile di non dare retta, di non fidarsi e di non credere a quello stronzo. Ma solo con lo sguardo e con il tono di voce che dò ad un commento. Il 'rispetto umano' mi impedisce di parlare chiaramente?
    Il pomeriggio, mentre GF va a mare, vado da mio fratello ed incontro una specialista che secondo me imbocca la strada giusta. E questa specialista vuole affidare mio fratello a me ed a PM, che è con me. Sono d'accordo. Le faccio presente un paio di problemi logistici. La specialista dice: <<Ci penso>> e ci lasciamo. 
    Al ritorno scopro che PM vuole andare a riferire i nostri accordi con la specialista ai miei genitori. GF è a casa loro. <<No>>, gli dico, <<si metterebbero in mezzo ed abbiamo già visto che non sono capaci>>. <<I genitori devono sapere>>, replica.
    E qui il demonio, che era all'opera già da tempo, vince. Non replico, lo lascio fare. So cosa succederà. GF, nella sua presunzione, si metterà in mezzo, impedendomi di agire. Ed io non dovrò accogliere mio fratello a casa mia. E perché non replico? Sapevo (o meglio credevo di sapere) che intraprendere la strada proposta dalla specialista poteva implicare un pericolo per me ed i miei genitori (la seconda cosa mi preoccupava di più), ma secondo me era la strada giusta. La migliore per mio fratello. E perché non impedisco a PM di andare a spifferare tutto? Mi prende uno spirito di rivalsa, di vendetta (?) nei confronti di GF. So che la sua presunzione lo farà agire per poi trovarsi impelagato in una situazione in cui non avrebbe voluto in realtà trovarsi. Ed io non agisco? Non impedisco con la forza a PM di andare a spifferare tutto? Non lo faccio. Perché? Per mie caratteristiche personali?
    Quando PM riferisce la bella notizia, vedo che hanno tutti paura. Sì, la loro era paura, ma nessuno dice niente.
    Il mattino dopo, mentre sto progettando di uscire ed andare  a comprare i mobili per arredare la stanza per mio fratello, squilla il telefono e mio padre mi ordina di non andare a prendere mio fratello. Da almeno cinque anni dico che sul mio manifesto funebre (se ne avrò uno) dovranno scrivere "Figlia obbediente": ho fatto l'università che voleva mio padre, sono andata a vivere dove voleva lui, e devo aggiungere anche questo. Ricordo che capii che GF aveva telefonato alla struttura dove operava la specialista chiedendo urlando chi fosse quella stronza che non sapeva tenere in mano la situazione e che il dirigente della struttura aveva decretato che mio fratello fosse ospitato da GF e che io non dovevo farmi vedere nella struttura. Era sabato mattina.
    GF avrebbe dovuto andare a prendere mio fratello lunedì mattina.
    Domenica pomeriggio prima di andare a messa (ed avevo pure la faccia di bronzo di andare a messa? oramai mi ero accodata a tutte le facce di bronzo che mi circondavano, ma quella era la loro natura, non la mia.) passai dai miei. C'era GF. Dopo la messa torno a casa mia. Bello e buono mi vedo arrivare GF a casa. Era venuto a cercarmi all'uscita della messa, ma non mi aveva scorto. Lo faccio entrare. Nel salotto, in piedi, nervoso, non riesce a stare fermo, senza quella sicumera sfoggiata davanti al responsabile, con il volto che esprime terrore, mi fa: <<Non è che può venire a stare da te?>> Perché non gli dico quello che si merita, ossia:<<Pezzo di stronzo, ma che ti sei messo in mezzo a fare?>>
    Per mie caratteristiche personali o socioculturali?
    Gli rispondo: <<Sì, se seguito dalla specialista>>.
    No. Secondo lui devo occuparmene io, mio fratello deve venire a stare a casa mia, ma seguito da chi e nei modi che dice lui. Non riesco, non so (forse non voglio) riprendere in mano la situazione. Gli avrei potuto dire: <<Tu ora telefoni alla struttura, gli dici loro che non gli somministrassero quella schifezza che tu vuoi fargli somministrare (ma il mio timore era che lo avessero già fatto, ed allora? si poteva recuperare, sarebbe stato meglio di no, ma era da recuperare le conseguenze di una schifezza somministrata per un periodo limitato di tempo, non per anni) e che dovrà essere seguito dalla specialista di cui mi fido>>.

    5 giugno 2005, lunedì mattina. E così, il mattino dopo, preso in trappola dalle sue stesse manovre, GF deve andare a prendere mio fratello per ospitarlo a casa sua e fargli seguire la strada che ha deciso lui. Telefono a GF e dico che voglio andare con lui. <<Il dirigente ha detto che tu non devi venire. Non mi credi? Telefonagli!>> E poi mi urla: <<Tu te ne sei lavata le mani!>>.

    Passo indietro.
    Bullismo a partire dal 2001 (ma era anche antecedente).

    [Per chi è arrivato fino a qui e vuole tagliare corto può saltare in fondo: alla sezione Bullismo di condominio in breve, aggiungendo che GF e la sua compagna si sono schierati dalla parte dei quattro bulli da giardino, recriminando contro gli abusi perpetrati da mio marito (secondo loro) e gli abusi e le prepotenze commesse da me (sempre secondo loro) ed a me non è rimasto che scrivere racconti per far capire a GF la verità, ma avrei fatto meglio a pensare alla mia vita ed alla salute, tanto non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.]

    Entro nell'appartamento che devo ristrutturare. Mia zia vi ha lasciato un divano per la vicina ed il servizio di tazze della nonna per mio padre. Non trovo né l'uno né l'altro.
    Durante i lavori, i miei vicini entrano ripetutamente a ficcanasare e chiamano gli operai a casa loro ad effettuare riparazioni.
    GAL nasconde che possiede la chiave del mio ripostiglio nel seminterrato.
    GAL segnala al Comune che sto facendo i lavori e mio padre deve correre al municipio per dimostrare che ha fatto tutte le segnalazioni del caso.
    Mio marito lascia l'auto un momento in sosta vietata, GAL chiama il carro-attrezzi.

    2002. GAL spaccia un preventivo che ha scritto lui per quello di una ditta di cui mio padre si serve.
    GAL si mette ad urlare quando chiedo informazioni.
    GAL fa dire al nipote che la ditta ha presentato la fattura. So che non esiste, ma non chiedo di vederla (evidentemente le urla hanno fatto effetto). 
    Alla fine GAL mi ha sgraffignato 600 euro. La quota di spesa annuale per l'ordinario è di 500 euro.
    GAL dice al suo amico vigile urbano di non far risultare il mio trasferimento di residenza.
    Vado a protestare presso la sede, l'amico di GAL viene a trovarmi di persona, con atteggiamento da mamma santissima.
    Gran Premio mi tende ripetutamente agguati all'ingresso del palazzo per ordinarmi che la luce fuori il portone deve essere spenta.
    Prodotto Lordo, amministratore interno, insulta e caccia via mio marito dall'assemblea condominiale convocata per discutere il bilancio consuntivo. Il bilancio consuntivo non c'è. Mio marito ha chiesto: <<Quanto c'è in cassa>>.

    2003. Gran Premio viene a dirmi, dopo due o tre mesi dalla fine dei presunti lavori per i quali ho cacciato 600 euro e per i quali non ho mai visto passare un operaio né sentito dei rumori, che ha di nuovo dei problemi. Rispondo: <<Scusate, ma la ditta che ha fatto? Che garanzie ha lasciato?>>. Gran Premio fa "Ah, eh" e se ne va.
    Di nuovo non mi viene presentato il bilancio consuntivo.

    2004. Mio marito è amministratore interno. L'ultimo atto di Prodotto Lordo è stato selezionare una ditta per dei lavori di cui GAL parlava da almeno dieci anni. E' toccato a mio marito iniziarli.
    GAL ha cercato di ostacolarne l'inizio in ogni modo, poi ha cercato di lucrarci su urlando che occorreva fare tutto non solo i lavori di somma urgenza: se gli altri non avevano i soldi, li avrebbe prestati lui. 
    Deciso di iniziare, io, Gran Premio e Ferruccio versiamo la prima quota per i lavori. GAL ed il proprietario dell'appartamento dove abita Prodotto Lordo no.
    Vado a parlare con il secondo. Verserà la sua quota e dirà a GAL di fare altrettanto. GAL esegue.
    A fine anno prepara il bilancio consuntivo: pare che GAL stia trattenendo 300 euro.

    2005. GAL non solo nega di essere debitore di 300 euro, ma addirittura pretende di essere creditore di 300 euro. Poi quando vede confutati i suoi calcoli, ne presenta altri, cambiando cifra. GAL fa pervenire a mio marito tre lettere da tre avvocati diversi.
    Ad inizio anno mio marito ha abbassato le quote ordinarie. Nessuno, tranne me, le paga più (GAL non le aveva mai pagate nemmeno prima). A metà maggio mio marito è costretto a chiedere ai vicini di saldare le loro quote. GAL telefona a mio padre per protestare. 
    A dicembre GAL chiede a mio padre di controllare i suoi conti. Adesso limita la sua richiesta a 200 euro. Mio padre gli invia una risposta che GAL riceve la mattina di Natale. GAL la legge e telefona a mio padre in preda ad un accesso di furore. Mio padre mi telefona esagitato esortandomi a chiudermi dentro.

    2006. Le rampolle di GAL vengono a discutere con mio marito, colpevole della situazione.
    Gran Premio si presenta alla mia porta perché vuole parlare con mio marito. La faccio accomodare e quella : "No, perché se le cose continuano così, qualsiasi cosa ci sta qua sopra la prendo e la butto per terra!".
    Prodotto Lordo ed il professore universitario che come amministratori non hanno mai presentato un bilancio consuntivo, né nessuno ha mai chiesto loro di vedere una fattura, una ricevuta, si presentano da mio marito e chiedono di vedere ogni bolletta pagata, ogni ricevuta, ogni scontrino della gestione ordinaria. Non manca niente, c'è fino all'ultimo scontrino di 80 centesimi.
    Per la gestione straordinaria ci pensa GAL a chiedere copia di ogni fattura, di ogni bonifico.

    Continua integrando
    https://www.aphorism.it/liliana_landri/racconti/grave_turbamento/
    https://www.aphorism.it/liliana_landri/racconti/lonore_dei_landri/
    e continuando con
    https://www.aphorism.it/linda_landi/racconti/grazie/

    https://www.aphorism.it/liliana_landri/racconti/terza_generazione_cresce/

    Con un grande sforzo, a quattro mesi dall'intervento vado alla riunione condominiale, cerco di presentarmi al meglio per non dare loro soddisfazione. Il professore universitario se la ride, soddisfatto di avermi atterrato insieme ai suoi complici.

    E continuano. Fino alla tomba (mia e di chi mi vuole bene):

    https://www.aphorism.it/liliana_landri/racconti/a_mamma_dispiace/

    https://www.aphorism.it/liliana_landri/racconti/morire_di_chi_so_io_e_chi_si_tu/

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    Bullismo di condominio in breve:
    Post di
    Linda Landi
    13 luglio 2018 · 
    Le favole del grottesco.

    Io non posso vivere a via Vattelapesca n.0 perché così piace ai furbi ed ai prepotenti.
    No, ad essere precisi all'inizio mi hanno detto: guarda tu qui ci puoi pure stare però devi pagare il pizzo, stare zitta e fare finta di niente.
    E guarda che qui comandiamo noi: noi decidiamo quali piante devono stare in giardino, noi decidiamo chi deve raccogliere i frutti e persino chi può starci o no. Noi decidiamo se le luci devono stare accese. Noi decidiamo chi può usare l'acqua condominiale per scopi privati (solo noi, io credevo nessuno). 
    Il primo anno il pizzo è stato sui 600 euro.
    C'è stato un tentativo di rubarmi anche altri tre milioni di lire, ma è sfumato.
    Il secondo anno non so a quanto sia ammontato il pizzo. Hanno fatto un tentativo di estorcermi altro denaro con la stessa scusa con cui mi hanno estorto 600 euro il primo anno, ma li ho bloccati.
    Per i successivi tre anni hanno perso il controllo diretto e sono diventati ancora più subdoli e prepotenti.
    Una in casa mia ha minacciato di buttare in terra gli oggetti che erano sul tavolo. Mio marito si è sentito continuamente insultare e minacciare. 
    E poi hanno ribadito: guarda che su di te abbiamo il diritto di sapere tutto. Le tue lettere, soprattutto bollette, le apriamo con il vapore. 
    Poi hanno ripreso il controllo e si sono scatenati. Guarda che noi qua viviamo interamente a tue spese e tu non puoi farci niente.
    E la roba tua è nostra.
    E noi ti dimostriamo che siamo felici, ti provochiamo scendendo e salendo le scale fischiettando. Borbottando e dicendo: "Che schifo" o "Che puzza" quando passiamo davanti la porta di casa tua o ti incrociamo
    E se provi a chiederci una prova del nostro diritto ti buttiamo immondizia davanti la porta e ti imbrattiamo l'auto e ti picchiamo.
    E come ti permetti? Noi siamo dei signori.

    E visto che ci hai dato fastidio, svieni davanti a noi per quello che sembra un attacco di cuore? Facciamo finta di non accorgercene e non chiamiamo aiuto.

    Sei sopravvissuta?

    Ricordati che devi pagare il pizzo.
     

  • 23 marzo alle ore 17:21
    La parola magica

    Come comincia: Una sola, semplice parolina.
    Una parolina che, se pronunciata, avrebbe potuto salvare tante vite.
    Ma chi non la pronuncia, perché troppo orgoglioso, perché non capisce nemmeno di averti ferito, è una persona che alla vita degli altri, e in particolare alla tua, non ci tiene per niente.

    Una parola magica.
    Scusa.

    ​Linda Landi   2 marzo alle ore 14:49 · Favola.

  • 15 marzo alle ore 20:13
    Terza generazione cresce

    Come comincia: Un post di #MaestraMary recita:
    <<I bambini non ricordano ciò che cerchi di insegnare loro. Ricordano ciò che sei>>

    Ho mutuato la frase in: <<I bambini imparano da ciò che sei, ed anche da ciò che dici, se le tue parole sono coerenti con ciò che fai>>.

    E, come mi capita da quando ho l'età di sei anni, mi ha ispirato una favola.

    Titolo: Terza generazione cresce.

    L'insegnamento di irridere gli altri, parlare male degli altri così sei più in alto tu, essere contento che gli altri stanno male: significa che sei meglio tu.

    23 maggio 2013.
    Esequie di mio padre.
    Ferruccio Amoloro, 15 anni, mi guarda e ride sotto i baffi che non ha.
    Sa che sono una 'malata immaginaria' da due anni e ride.
    L'ipocondria che non mi abbandona da due anni ha avuto una recrudescenza da fine aprile: mi sono sottoposta ad un esame ed il 'salsicciotto' che mi hanno visto nell'addome due anni prima ed anche l'anno successivo è diventato un palloncino e di nuovo mi parlano di intervento chirurgico.
    Ma io sono una 'malata immaginaria' di cui ridere. 
    Non una persona da aiutare a valutare il da farsi e da confortare.

    Il papà di Ferruccio l'estate precedente ha aiutato a trasportare mio padre, sulla carrozzina a rotelle, dal piano superiore al piano terra della casa al mare. Per ringraziarlo di questo atto di carità di cristiana, mio padre gli ha regalato la propria minicar che i sedicenni possono guidare senza patente. L'estate ancora prima, il papà di Ferruccio aveva manifestato interesse per quella minicar e mio padre gliel'aveva offerta per mille euro. Il papà di Ferruccio aveva declinato l'interesse.
    Questa estate invece, gratis, l'accetta.

    14 maggio 2017.
    Incrocio nel sottopasso Bibiana Landri, 16 anni. Anche lei se la ride sotto i baffi. 
    Sì, sono molto paranoica.
    Quando era una bimbetta di due o tre anni per Natale le regalai uno zainetto di Winnie the Pooh: avevo deciso fin dal primo momento di fare un regalino a tutti i bambini del palazzo, dato che eravamo una piccola comunità. Bibiana corre tutta contenta del regalo e strilla entusiasta: "Sono contenta che Lilly e Pino sono venuti a stare qua!". I genitori mi spiegano che avevo proprio indovinato il regalo: Winnie the Pooh era il suo personaggio preferito.

    Febbraio 2004. Il ragioniere Casoria invita insistemente me e mio marito ad una cena. Adduco scuse vere ed inventate, ma queste scuse non fannoo desistere l'aspirante anfitrione, lasciandomi come ultima spiaggia quella di dire la verità: "Voi non siete gente che vogliamo frequentare". Purtroppo non approdo a quest'ultima spiaggia. Purtroppo riferisco ai miei genitori che hanno una mezza parentela con il ragionier Casoria di questa insistenza. Ed i miei genitori, sempre aperti e disponibili verso tutti, fanno: <<E perché non ci andateeeee?>> Che dovevo fare dire loro la verità? Sì, avrei fatto molto meglio. Non si può salvaguardare se stessi ed i propri cari se alle soglie dei quaranta ti ritrasformi in una bambina obbediente. E la verità era: <<Quillo è 'na carogna.>>. 
    Qualcosa che disse il mio ospite durante quella cena, mi dette l'occasione di dire: "Zio Furio, tu leggi Guareschi, Guareschi diceva: <<La gente è stupida: non è contenta quando sta bene, è contenta quando vede gli altri stare male>>. Guardavo il mio interlocutore, ma osservavo le reazioni del'altro commensale, il padre di Bibiana e potei constatare che la frase aveva colto nel segno. Ma naturalmente il padre di Bibiana non cambiò. E come poteva essere diversa la figlia con cotale padre e cotale nonna?

    DISCLAIMER. Non è neanche il caso di dirlo. Questo è un racconto. I nomi, i cognomi, i fatti e le circostanze narrate non hanno niente a che fare con omonimi o altri che hanno potuto vivere circostanze anche lontanamente simili a quelli raccontati. E' pura invenzione. Sono solo le mie favole che prendono spunto dai fatti di cronaca e dai post che mi capitano davanti gli occhi. Favole per far ridere i polli.

  • 14 marzo alle ore 4:24
    Un giardino

    Come comincia: Non vorrei scriverle queste cose.
    Ma sono a Battipaglia.
    C'ero anche una decina di giorni fa.
    Dieci giorni fa sono uscita verso le 13:00 dal portone con il mio cagnolino Oscar e nonostante il freddo pungente era uscito un bel sole e lo spettacolo poteva rallegrarti il cuore.
    Ho detto ad Oscar: "Oscar, hai capito che (omissis)".
    Poi, uscendo uscendo, ho continuato: "Hai capito che per questo giardino ... è morto?".
    Oramai ero fuori il cancello e, camminando camminando, continuavo: "Hai capito che per questo giardino che, ancora adesso, fa gola a tanti, sono morta pure io?".

    Poco fa sono rientrata dalla passeggiata con il mio Oscar, c'era il sole (ora, come potete vedere anche voi, ha ripreso a piovere). 
    Oscar si è messo a piagnucolare perché voleva affacciarsi alla finestra della cucina per comunicare con i cani nel giardino della villa dei vicini. Così ho aperto la finestra e l'ho posizionato sull'ampio davanzale. C'era il sole e di nuovo la vista del giardino dei vicini dove tante volte ho giocato da bambina (mio fratello piccolo no, perché aveva un anno quando ci siamo trasferiti) poteva rallegrare il cuore. E la strada che separa la nostra 'villa' da quella dei vicini, dove pure ho giocato da bambina e sono andata sul calessino tirato dal pony dei vicini pure poteva rallegrarti il cuore.

    Tutte bellezze che tanti ti invidiavano e sembravano contestartele come se gliele avessi rubate loro.

    Una persona sensibile come te (ma tu non lo sapevi di essere una persona sensibile) non poteva sopravvivere circondata da tanta invidia.

    P.S. Chi mi ha detto che sono molto sensibile?
    Lo so, non farà loro piacere essere nominati, ma lo faccio lo stesso.
    Un anno fa, in separata sede ed in tempi un po' sfalsati tra loro, mi hanno detto: "Si vede che sei molto sensibile":
    - mia cugina Ant...... Cat......;
    - la cugina di mia madre M..... B......;
    - il mio amico di vecchia data R...... C........

     
    Un commento: Lotta per il solo giardino per cui vale la pena,quello interiore, perché tutti gli altri non appartengono alla realtà, ma a alla idealizzazione che ne abbiamo fatto.I giardini in cui giocavamo da piccoli,i giardini dei nostri nonni o i giardini in cuiabbiamo passeggiato con il primo amore,sono innanzitutto entità fisiche mutevoli e caduche, mentre rimangono immutabili solo nel contesto sentimentale ed emozionale che non sempre coincide con la realtà. Lascia il giardino della tua infanzia dove deve stare, nel ricordo indelebile,ed accetta che non coincide con quello fisico attualmente esistente. Accettare i cambiamenti e le diversità non significa uniformarci ad essi se non li condividiamo, ma imparare a vivere nonostante e insieme ad essi.

    Linda Landi
    3 febbraio

    Linda Landi
    3 febbraio · 
    Stamattina mi ha svegliato un lamento. Un lamento continuato "Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa..........."
    Mi sono chiesta: "Sono io che mi sto lamentando?". E mi sono svegliata. Così ho realizzato che prima stavo dormendo.
    Quindi mi sono chiesta: "Ero io che mi lamentavo nel sonno?"
    Mi è venuto il sospetto di no. Mi è venuto il sospetto che il lamento fosse di qualcuno che vorrebbe che mi comportassi e pensassi meglio, così starei meglio io, le persone intorno a me e lui stesso.

     

  • 12 marzo alle ore 17:27
    L'onore dei Landri

    Come comincia: Il profilo FB #Briganti ha commentato questa notizia:
    https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/napoli_sgominata_paranza_bambini_verbali_pizzaiolo_di_matteo_spremuti_come_limoni-4351262.html

    Commentandola così:

    <<I soci della pizzeria Di Matteo:

    «La verità è che questi per troppi anni ci hanno spremuti come dei limoni. 
    Prima i cento euro alla settimana per le famiglie dei carcerati, poi 5 o 10mila euro per Natale e Pasqua e non è ancora finita».

    Aggiunge un altro socio: «Vengono nel locale, sono venti di loro, si seggono e prendono panini, pizze, panzarotti, oppure se li fanno mandare a casa senza pagare».

    I pizzaioli, non sanno di essere intercettati dai carabinieri mentre danno vita allo sfogo che dà il via alle indagini sul racket nel centro storico.

    Dopo gli spari nella saracinesca nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 febbraio rompono il silenzio, lasciano alle spalle il regime di omertà, ed è grazie alle loro testimonianze che i carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno eseguito il fermo di Ingenito, Matteo, Napolitano e Sibillo al termine delle indagini condotte dai pm Francesco De Falco e John Henry Woodcock, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli.

    Non abbiate paura, lo stato c’è, e ha bisogno del nostro coraggio contro questo cancro chiamato camorra.

    “Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola”.

    Giovanni Falcone.

    da Luigi Leonardi>>

    Estrapolando le seguenti parole
    <<...
    Non abbiate paura, lo stato c’è, e ha bisogno del nostro coraggio contro questo cancro chiamato camorra.>>

    ho commentato

    Speriamo. Per Libero Grassi, e chiedo scusa se una persona indegna come me si permette di scrivere questo nome, lo Stato forse non c'è stato abbastanza.
    Libero Grassi che chiese di sorvegliare la sua fabbrica perché non dovevano pagare i suoi dipendenti per le sue scelte, ma non volle una scorta per sé.

    Mentre dalle seguenti parole ho estratto una favola.
    “Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola”.
    ... >>

    Una favola di pizzo ed omertà. E di risate da parte di chi legge la favola.
    Favola:

    Veramente Liliana, detta Lilly, fino a quando ha taciuto, ha vissuto. Magari non felice e contenta, ma serena. No, veramente Liliana credeva anche di essere felice e contenta.
    Ma quando (per quale sghiribizzo?) le è saltato in testa di parlare, la sua pace, e quella della sua famiglia, è finita. 
    E se vogliamo dirla tutta non è chissà cosa avesse detto.
    Aveva chiesto semplicemente: "Mi attestate la data di consegna del verbale di assemblea?". Apriti cielo! 
    Il suo interlocutore ha scambiato anche questa semplice richiesta come una ribellione, come una minaccia.
    E per Liliana è stata la fine.
    I signori hanno interpretato la richiesta come una ribellione al pagamento del pizzo.
    Figurati!
    Cinque anni prima Liliana aveva pagato un pizzo annuale ammontante a più di 600 euro, figurati se non poteva pagare adesso un pizzo di 240 euro!

    Liliana voleva solo assicurarsi che il pizzo non fosse troppo esagerato.
    Cinque anni prima il tentativo di estorcerle altri tre milioni di lire (l'euro era appena nato e si usavano ancora entrambe le valute) era fallito grazie alla solidarietà delle altre vittime del pizzo. 
    Ed a pensarci bene 600 euro sembravano niente cioè seicentomila lire, ma in realtà era già un'estorsione di un milione e duecentomila lire. 
    Ma, in seguito, una o due vittime del pizzo si sono trasformati in pizzaioli pure loro, vedendo che il loro interesse era stare con il capo-pizzaiolo.

    Ed invece è proprio così: Liliana sa da anni che la sua vita è stata rovinata, ed addirittura accorciata, per 240 euro.
    Ma poi ha capito che non si è trattato solo della sua vita.
    Quei signori, magari indirettamente, hanno provocato una strage per 240 euro. O Liliana ha provocato una strage per aver dato involontariamente ad intendere (grazie all'intervento di un avvocato messo in mezzo dal marito dopo aver ricevuto una lettera di insulti e calunnie) che non voleva pagare 240 euro?

    Dalla fiction L'Ispettore Coliandro. "Quando hai a che fare con criminali da quattro soldi ed in mezzo a loro c'è una psicopatica ...", ha replicato il magistrato al commento dell'ispettore: "Oh, e questi hanno fatto una strage, hanno combinato tutto questo casino per 100000 euro!?!".

    E' proprio così. Tante vite rovinate e terminate anzi tempo per 240 euro.
    E non è ancora finita.
    Le bimbe di Liliana hanno detto anni fa: "Ma noi pensavamo di andare a vivere in via Vattelapesca!". "No", ha dovuto rispondere Liliana, "Quello è un posto pericoloso: vi fanno il malocchio come la mia madrina di battesimo lo ha già fatto a me".

    Ma è stato uno stillicidio continuo.
    Un anno prima Liliana era corsa nella città vicina ad aprire una casella presso l'ufficio postale perché aveva scoperto che le sue bollette, prima di arrivare in mano a lei, venivano aperte con il vapore. 
    Arrivano le prepotenze che già c'erano state in passato.

    Ed arriva una citazione per chiedere 58 euro.
    ["58 euro?!", ha esclamato questa estate un'amica sedicenne, molto matura, della figlia maggiore di Liliana, "ce li ho io 162 euro nel salvadanaio! Glieli davo io". Questa ragazzina vive con la sua famiglia di cinque persone in un bilocale.]

    Il giudice, paziente, chiede: "Volete fare a metà?"
    Il convenuto, anche se sa che non deve quei soldi, dice: "Va bene".
    Ma l'attore non è d'accordo.

    Ed arriva un decreto ingiuntivo di 240 euro. 
    Liliana, stupefatta, va a vedere in Tribunale su quali documenti fosse basato il decreto ingiuntivo. Aria fritta: due dichiarazioni (parole) dell'attore, un riparto spese approvato dall'assemblea due mesi dopo l'esecuzione dei presunti lavori ed un computo metrico di due anni prima per altri lavori per un ammontare totale completamento diverso dalla cifra dichiarata adesso. Ma il marito di Liliana le consiglia di non perdere tempo e non fare opposizione. Sul non perdere tempo Liliana è più che d'accordo.
    ["Ha sbagliato!", le ha detto di recente un brigadiere della Finanza, "Doveva fare opposizione e denunciarli per truffa".]

    Già, figuratevi che Liliana poteva fare anche una cosa molto più semplice. Senza che Liliana se lo aspettasse, i pizzaioli si erano sentiti alle strette e le avevano mandato per la prima ed unica volta la copia di una fattura. Una fattura che sapeva di falso lontano un miglio. "Aspetto un anno e la porto alla guardia di finanza", aveva pensato Liliana. Perché un anno? Perché Liliana pensava che la ditta avesse ancora tempo di mettere i registri in ordine. Dopo un anno ci saremmo visti. Le cose vanno fatte a tambur battente. Un anno dopo Liliana ha altri pensieri, altri pesi si sono aggiunti, ma fermare quella gente avrebbe dovuto essere prioritario, vitale. Con quella fattura in mano alla finanza chi aveva fatto emettere decreto ingiuntivo contro di lei avrebbe dovuto pagare una multa perché non aveva funto da sostituto d'imposta. 
    E Liliana ancora tratta quella gente con i guanti gialli? Ma Liliana, come Andreotti, a sentire Massimo Troisi, è 'fesso', nel senso buono, napoletano, precisa Massimo Troisi, nel senso di ingenuo. Ancora crede che quella gente, grata per l'attenzione, scriva una lettera di scuse e ritiri tutto? E crede che si possa continuare a vivere in quel condominio come tra persone per bene? E poi oramai Liliana è succube del marito che dice: "Ogni volta che ti muovi tu, succede un disastro!" ed ha paura di prendere l'iniziativa per timore di conseguenze peggiori.
    [""Non si tratta di essere scemi: è che lei è buona.", le ha detto ancora una volta lo stesso brigadiere della Finanza di poc'anzi, "Doveva venire da noi. Quelli sono come bambini: hanno bisogno di uno scappellotto ogni tanto!". Oh, in due parole che ha detto Liliana, quel brigadiere ha compreso immediatamente la psicologia di quei personaggi.]

    Ed arriva l'ufficiale giudiziario davanti la porta di Liliana: anche se Liliana aveva pagato quanto richiesto, aveva sbagliato. Aveva fatto il vaglia direttamente al richiedente e non al suo avvocato. Ed il richiedente aveva nascosto al proprio avvocato di aver ricevuto quanto richiesto, pensando di intascarsi anche il compenso dovuto al proprio avvocato.

    E l'avvocato, che come amico di famiglia, aveva prestato gratuitamente la sua opera per la citazione dei 58 euro, per quella gente non farà più niente.

    E questo è un guaio.
    Perché si affidano ad un avvocato ancora più agguerrito. Talmente sfrontato che fa arrivare un'altra citazione per chiedere: 1) 460 euro, negando o nascondendo anche quanto, nero su bianco, è dichiarato nella citazione che chiede 58 euro [ha visto che era possibile alzare il tiro]; 2) 1500 euro, negando, visto che non siamo tra galantuomini, che erano stati gli attori a chiedere al marito di Liliana, per cortesia, vuoi occuparti tu, con questi 1500 euro, di pagare i restanti creditori del condominio?

    Ma gli attori sono pensionati con pensione retributiva, mica devono pensare a sbarcare il lunario come devono fare Liliana ed il marito.

    Va bene, ci pensano gli avvocati. 
    Poco tempo dopo Liliana vede entrare nella sala ristoro dell'azienda un collega con l'aria stravolta. Era stato in Tribunale, racconta, per un rimborso per un incidente stradale. Era sconvolto: aveva assistito alla scena dei due avvocati delle controparti ed il giudice che si mettevano d'accordo come spartirsi tra di loro i 700/800 euro di rimborso.
    Avrà capito bene?

    E che gliene importa all'attore del fatto che vive da quarant'anni in un appartamento che gli ha regalato il padre di Liliana?
    E che gliene importa all'attrice del fatto che vive nel suo appartamento (e possiede un ripostiglio gratis et amore deo nel seminterrato) anche grazie al lavoro ed all'impegno gratuito (ed al fare finta di chiudere gli occhi ed il naso) del padre di Liliana?
    E che gliene importa ad entrambi che nella famiglia di Liliana ci sono seri problemi di salute? 
    Cosa è la vita di una terza persona in confronto a 5 centesimi in tasca loro?

    Che cosa è un po' di onore di fronte a 2000 euro? 
    (Mutuo la frase dal film "L'onore dei Prizzi".
    Nel film, se non erro, la frase era: "Che cosa è un po' di onore di fronte ad un milione di dollari?". Ai Landri bastano 50 euro ed anche meno per vendersi l'onore.)

    OK. Siamo ancora al ridicolo.

    Ma poi il pizzo sale. 
    Liliana dovrebbe pagare 250 euro al mese.
    50 per l'amministrazione ordinaria.
    200 fondo cassa per non precisati lavori di cui alcun documento né perizia attesta la necessità. Solo le loro solite dichiarazioni. nessuna prova documentale.
    Liliana sa che il capo-pizzaiolo ha per vizio di dire: faremo i lavori, faremo i lavori, e poi i lavori non cominciano mai.
    250 euro al mese, pensa Liliana 
    50 la mia quota ordinaria. 
    Con le altre 200 pago le quote ordinarie di tutti gli altri.

    Cento niente ammazzarono il ciuccio.
    E dal comune di ... in Calabria le arriva di nuovo una richiesta di pagamento per tasse non pagate. Richieste che arrivano da un anno o due. Non sono per lei, Liliana lo sa. Sono per la sua zia omonima. Liliana le ha chiesto più volte di chiarire l'equivoco, ma la zia le ha sempre detto: "Non li pensare! Quelli ancora devono capire che io ho venduto e queste tasse le deve pagare il nuovo proprietario." Sì, intanto le richieste arrivano a Liliana e Liliana capisce che quella è l'ultima richiesta prima magari di un altro decreto ingiuntivo. Prende la lettera, la manda per raccomandata alla zia. Poi scrive lei una raccomandata al comune di ... in Calabria e, facendo presente il proprio codice fiscale, fa notare loro che non è lei la Liliana Landri che cercano. Senza fare la spia però: non rivela dove possono trovare la Liliana Landri che a loro interessa.
    Ma da quando riceve quella lettera via raccomandata, Liliana ha l'impressione che la zia le metta il muso. La zia che le aveva proposto di comprare il suo appartamento, facendole così intendere che riteneva non ci fossero problemi per la nipote ad andare a vivere in via Vattelapesca, mentre sarebbe dovuta andare dalla nipote e dirle: "Liliana, so che tuo padre vuole che tu vada a vivere in via Vattelapesca. Ti scongiuro in ginocchio, non ci andare!"

    Ed uno dei parenti di Liliana si aggrava, ma Liliana sta tutta 'scimunita' e mortificata per l'indignazione del marito che non molto tempo dopo dirà: "Gente 'e m.... l'ho conosciuta, ma gente 'e m.... come la famiglia Landri non l'avevo mai vista."

    Ed il marito di Liliana procura una perizia tecnica sullo stato delle cose e quei signori, visto fallito il colpo dei 200 euro in più al mese, chiamano un architetto loro amico che fa un computo metrico, facendo risultare la spesa cinque volte maggiore rispetto a quello che realmente vogliono fare.
    Come, nei primi mesi quando convivevano ancora lire ed euro, volevano far passare una pittatella nelle scale per sedici milioni di lire, mentre ne bastavano tre.

    E Liliana, inaspettatamente scopre di 'attendere', ma oramai sta talmente stanca che la sua mente, ed il suo organismo, non ce la fa.
    Ci sono carezze che aggiunte sopra un carico lo fanno vacillare. [Erri De Luca, Il peso della farfalla]
    E Liliana si ammala.
    E non è più in grado di aiutare chi aveva bisogno di lei.
    O aiutare se stessa.
    Fine della favola.
    Seconda stella a destra. E' una favola. E' solo fantasia.

  • 10 marzo alle ore 14:58
    Volevo solo vivere

    Come comincia: "Volevo solo vivere treno 8017 l’ultima fermata."
    E' il titolo di un film di 30 minuti che narra la tragedia ferroviaria di Balvano.
    Prodotto da Giuseppe Esposito, regia Antonino MIele e Vito Cesaro.
    Nel cast anche Carlo Croccolo, che compare, mi sembra, come commentatore. Compare spesso il suo volto che ripete in continuazione:
    Volevo solo vivere.
    Volevo solo vivere.
    Volevo solo vivere.

    Volevo solo vivere.

    Non 'fare i soldi'.

    Volevo solo vivere.

    Non diventare dirigente d'azienda.

    Volevo solo vivere.

    Non trovarmi in mezzo ad una stupida guerra.

    Ad una guerra iniziata da chi, pur avendo ricevuto solo bene, deve dimostrare che è il più grande, è il migliore.
    Non il suo benefattore.
    E' il migliore: tiene i soldi ed i suoi figli sono dirigenti, "hanno fatto i soldi".

    Però è geloso, perché i figli, per diventare dirigenti, per "fare i soldi", se ne sono andati lontano.
    Mentre il figlio del suo benefattore ha un buon lavoro ed è rimasto vicino ai genitori. Inammissibile per un cuore geloso.
    Ed in questa guerra coinvolge altri.
    Altri sciacalli famelici.

    Volevo solo vivere.

    Volevo solo vivere.

    Volevo solo vivere.

    Linda Landi 
    17 febbraio alle ore 07:46
     

  • 10 marzo alle ore 8:15
    In questo mondo di ladri

    Come comincia: Quando la zia omonima vendette il proprio appartamento, andò da Liliana e le disse: "Guarda che ho lasciato un divano giallo a casa tua nella stanzetta col pavimento nero. L'ho lasciato per Gilla ché le piaceva. Poi nel salotto ho lasciato delle cose per tuo padre, tra cui il servizio di tazze di tua nonna". [La nonna era venuta a mancare nel 1937.]

    Va bene, Liliana sbagliò. Non andò subito a prelevare la roba. Andò in quell'appartamento solo tre anni dopo, quando decise di iniziare i lavori di ristrutturazione.
    Nella stanzetta nera il divano giallo non c'era, come si aspettava. Segno che Gilla era passato a prelevarlo. 
    Tutto a posto. Niente da eccepire.

    Però Liliana andò anche nel salotto e vi trovò due vecchie grosse damigiane vuote piene di polvere e la gigantografia della nonna con la sua cornice in legno.
    Nient'altro.
    Del servizio di tazze della nonna neanche l'ombra.

    Liliana non indagò.

    Liliana è da un po' tentata di chiedere a due suoi amici di indagare.
    Ad uno vorrebbe chiedere di indagare presso la sua amica di FB per farle chiedere alla madre se sa qualcosa.
    All'altro vorrebbe chiedere di indagare presso l'esperto di filatelia per sapere se sa qualcosa.

    P.S. Quasi un anno dopo la constatazione della sparizione del servizio di tazze e tazzine della nonna, l'esperto di filatelia dice con entusiasmo a Liliana: <<Ti ricordi quei due quadretti che tuo padre teneva appesi fuori la porta di casa? Ce li ho io!>>.

    Liliana se li ricordava benissimo: uno ritraeva una bambina castana chiara con coda di cavallo alta, vestitino verde che per una mano teneva un palloncino mentre l'altra mano era tenuta da un signore magro alto con bombetta e bastoncino, la didascalia recitava "Scegli la moglie giovane, dura di più" (Liliana pensò che da tempo quel quadretto, invece che una vignetta spiritosa, sarebbe stata considerata istigazione alla pedofilia); l'altro ritraeva il profilo di un saggio cinese seduto in un ambiente bucolico collinare, alcune rondini nel cielo, alcuni ideogrammi cnesi nell'angolo in alto a sonistra e la didascalia diceva "Se c'è rimedio, perché ti arrabbi. Se non c'è rimedio, perché t'arrabbi?".

    Alla domanda e rivelazione: <<Ti ricordi quei due quadretti che tuo padre teneva appesi fuori la porta di casa? Ce li ho io!>>, Liliana replica: "Ah. Ce li hai tu.". 
    Neutra come la Svizzera.

  • 10 marzo alle ore 7:59
    Grave turbamento

    Come comincia: Lo so da 12 anni che non ho agito bene. Anzi "reagito" bene.
    "Come loro agiscono fa parte della loro storia, come tu reagisci fa parte della tua".
    Non mi sono saputa difendere.
    Ero in casa mia e potevo approfittarne.

    La tipa ha chiesto di entrare in casa mia perché voleva parlare con l'altro abitante della casa.
    L'ho fatta accomodare.
    La tipa sceglie di sedersi su una sedia di quelle intorno al tavolo invece che sul divano e questa scelta si rileva essere un guaio. Un grosso guaio. 
    Per me, non per lei.
    Perché così la tipa ha modo di notare che al centro del tavolo c'è un nuovo oggetto rispetto a quello che c'era l'ultima volta che era entrata nel soggiorno di casa mia. La cosa evidentemente la indispettisce ("un cuore geloso sempre vede quello che l'altro ha ed io non ho" [papa Francesco, aprile 2017]) e la tipa prorompe: <<No, perché se le cose continuano così, io qualsiasi cosa ci sta su questo tavolo la prendo e la butto per terra!>>.
    Secondo voi sono stata "gravemente turbata"?

    La prima cosa che pensai di dire fu: <<Signora, esca>>.
    O <<Signora, per favore, esca>>? Non ricordo esattamente. Con il "per favore" sarebbe stato certamente meglio

    Sei anni e mezzo dopo, nel luglio 2012, partendo dal mio mal di gola, di cui stavamo parlando, andò a finire che riferii questo episodio a Mariella. 
    Mariella, che nonostante la situazione aveva molta più presenza di spirito di me, commentò subito con le parole: <<Signora, si accomodi fuori>>. E continuò: <<Quelli sono zingari. Tu non li devi proprio frequentare.>> [senza offesa per i veri gitani, l'uso del termine "zingari" è solo un brutto retaggio verbale"].

    Perché 'partendo dal mio mal di gola'?

    Perché non riuscii a pronunciare le parole <<Signora, esca>> (o meglio <<Signora, per favore, esca>>) perché la gola mi si strinse, immagino per la collera, e realizzai che la voce sarebbe uscita alterata, mentre naturalmente intendevo mostrarmi calma per padroneggiare la situazione. Se avessi fatto trapelare la collera, se le avessi chiesto di uscire con un tono di voce solo di poco leggermente alterato temevo che quella si sarebbe rifiutata e la situazione sarebbe degenerata. 
    Ed io ero ancora educata alla 'non-violenza'.
    Così in attesa di riprendere il pieno controllo di me, attesi troppo. Arrivò l'altro abitante della casa; quella sembrava si stesse controllando meglio ed io uscii dalla stanza senza una parola.
    E fu un errore, un grosso errore.
    Perché anche se credevo di avere archiviato la cosa, non era così.

    Pino ha commentato un paio di anni fa questa storia con: "E tu sei cresciuta nel centro. Se ero io: "La tua mano, prima che arrivi solo a toccare il vaso, te la frantumo"." [O un concetto del genere].

    Conclusione? Un anno e mezzo dopo, evidentemente essendomi dimenticata con chi avessi a che fare, risposi alla sua petulanza, anzi, precisamente, alla sua affermazione petulante e fuori luogo che avrebbe disturbato mio padre, imitai, però credendo che trapelasse la mia ironia, quello che lei aveva detto in casa mia. Evidentemente non avevo archiviato l'episodio come credevo. Forse perché ne erano seguiti altri.  Non pensai che gente che si comporta in quel modo, anche se laureata, non ha cultura, e quindi ironia? O meglio, non avevo capito, come subito invece aveva capito la mia amica Mariella, che quella era gente con cui non avere niente a che fare?
    E la tipa mi mise le mani addosso le ebbi veramente. Ero in una zona di proprietà comune.
    Ed un anno dopo ancora le ebbi (le mani ed i piedi addosso, le mani sulla testa e sul braccio, i piedi sulla gamba). 
    Di nuovo in un'area di proprietà comune.

    Perché erano autorizzati? 
    1) Perché il sangue del mio sangue le mani addosso me l'aveva messe lui per primo tre anni prima. [Un anno dopo, quando gli feci notare che nostro fratello minore si era controllato molto meglio di lui, protestò: <<E quante volte è successo?!? Una volta!>>.]
    2) Ed al sangue del sangue di mio padre andava fin troppo bene che mi mettessero le mani addosso.

    Un anno dopo la prima aggressione fisica. 
    Altro episodio in cui un ospite in casa mia mi ha causato 'grave turbamento'. 
    Viene il sangue del mio sangue in casa mia, nemmeno si accomoda, io sto seduta sul divano e lui comincia a camminare avanti ed indietro e mi fa il terzo grado. Un anno prima aveva detto all'altro abitante in casa mia: <<I fatti vostri non li voglio sapere>>.
    L'altro abitante della mia casa ricorda questo episodio in questo modo: <<Io ero in bagno. Sento questo entrare e penso: "Ma che devo andare a tenerlo?". Con decenza parlando, accorro praticamente tenendomi i pantaloni che non mi ero neanche fermato ad allacciare. Entro nel soggiorno, lo abbraccio e lo bacio.>>.

    E se c'è una persona che è già profondamente turbata per fatti suoi come poteva salvarsi in un ambiente del genere?
    La prima cosa è la serenità e la solidarietà in famiglia.

    E chi non ha approfittato dell'occasione per reagire ed eliminare chi gli/le causa "profondo turbamento" in casa propria verrà eliminato. Ne approfitteranno gli altri.

    DISCLAIMER. Non è neanche il caso di dirlo. Questo è un racconto. I nomi, i cognomi, i fatti e le circostanze narrate non hanno niente a che fare con omonimi o altri che hanno potuto vivere circostanze anche lontanamente simili a quelli raccontati. E' pura invenzione. Sono solo le mie favole che prendono spunto dai fatti di cronaca. Favole per far ridere i polli. I panni sporchi si lavano in famiglia e chi non rispetta questa regola si ritrova in manicomio, come insegna "Il berretto a sonagli" di Luigi Pirandello. Ed io non mi sognerei mai di violare questa regola.

    E' una favola, è solo fantasia.

    [Rubo l'incipit del disclaimer al disclaimer di "Non avevo capito niente" di Diego Da Silva]

    Background ovvero spunto della favola:
    Ho visto il monologo di Maurizio Crozza sulla vittoria del centrodestra in Sardegna e sulla legittima difesa.
    Maurizio Crozza ha espresso una preoccupazione che temevo da tempo.

    Discussione decreto legittima difesa. Quello che ti autorizza a sparare dentro una tua proprietà anche se non sei sotto minaccia: basta che tu ti senta turbato.
    Non è male l’idea, continua Crozza, tu inviti a cena uno che ti sta sui coglioni...

    Preoccupazione che ho espresso nei miei racconti e favole:

    In casa di quella gente la mia amica Liliana non ci va, ma quelli possono considerare loro proprietà la corte condominiale, le scale. "Uh, non l'avevo riconosciuta! Era buio!" E con la luce fuori il portone che di notte deve essere spenta perché si consuma corrente non è difficile.
    O magari dire: "Mi aveva aggredito!", quando magari Liliana stava cercando solo di difendersi.

    Liliana già si trovò afferrata per il braccio che le fu torso e lei spintonata verso le scale e dopo l'autore del gesto andò a piagnucolare che era stato picchiato e che aveva paura e così poi i figli dell'autore aggredirono ancora Liliana prima verbalmente e poi fisicamente. E di nuovo rivoltarono la frittata.

    I miei racconti esprimono la paura attuale di essere aggrediti in casa propria in questo clima di odio, di rancore, di frustrazione e di 'garantismo' e 'complicità'. 

  • 04 marzo alle ore 18:58
    Il Diavolo

    Come comincia:  <<"Il diavolo non è brutto come lo si dipinge". Il significato che si dà a questo proverbio è un altro, ma è un significato sbagliato. Infatti il diavolo deve essere bellissimo, altrimenti come farebbe a sedurre, ad ingannare, a farci cadere in trappola?>>
    [Cito a memoria (e male) da "Don Camillo ed i giovani d'oggi" di Giovannino Guareschi]
    Quindi sono in buona compagnia e non vi meravigliate se già trent'anni fa il dubbio mi sia venuto:"Ma fosse il diavolo travestito da angelo?". 
    Ma poi per tanti anni me ne sono dimenticata riprendendo questo pensiero di tanto in tanto ed oramai con insistenza negli ultimi anni.
    Tranquilli. Lo so. L'ho letto anch'io già tanti anni fa (e nel caso voi non lo abbiate letto, lo riporto qua): Persone che hanno bisogno di un supporto psichiatrico: ...; persone che parlano di argomenti religiosi; ...
    E comunque sulla scorta del proverbio "Il diavolo non è brutto come lo si dipinge" ho trovato questa riflessione che mi sembra interessante:
    https://zariele.wordpress.com/…/il-diavolo-non-e-mai-cosi-…/
    Di cui sottolineo: "In effetti quando apro la pagina di Fb, che sembra un angelo benefattore, so di stringere un patto col diavolo. La prima cosa che mi viene chiesta è a cosa sto pensando. E io abbocco."
    E ricordo quando nel 2009 dicevo all'amico Giuseppe N. che non volevo registrarmi su FB perché non volevo vedere violata la mia privacy (ero ancora abbastanza prudente ed intelligente allora).
    E la conclusione: "E se, in un modo o nell’altro, chi più chi meno, sotto mentite spoglie fossimo tutti diavoli? "
    Ricordavo con la collega Annalisa S. la telenovela "Dancing days" (1983). L'unica che ho visto (a partire dalla 245ma puntata ma sono riuscita ad entrare nell'argomento ugualmente). Mi colpì perché per la prima volta in una finzione narrativa i personaggi non si distinguevano nella visione manichea in 'buoni' e 'cattivi', ma, nell'evolversi delle situazioni, coloro che sembravano decisamente 'cattivi' potevano trovarsi ad agire bene, da 'buoni', e coloro che sembravano 'buoni' potevano trovarsi ad agire da 'cattivi'.

    P.S. A proposito de "Il diavolo non è brutto come lo si dipinge", Giovannino Guareschi concludeva: "Insomma quello che intendo dire è che Cat era il diavolo" [Cat è il soprannome della nipotina (da parte di sorella) Elisabetta di don Camillo, detta Cat, da Caterpillar].
    Io concludo:"Insomma quello che intendo dire è che P. è il diavolo".

    Post di ​Linda Landi
    27 settembre 2018

  • 03 marzo alle ore 16:13
    Reazioni esagerate

    Come comincia: 2002.
    Marzo.
    Azione. Un tizio presenta un preventivo nel nome di una ditta dalla quale so che si serve anche mio padre per lavoretti personali. 
    Reazione. A me il preventivo appare evidentemente scritto dal tizio stesso, ma non parlo. 
    Reazione corretta?

    Gennaio-Marzo.
    Azione ripetuta. Una vicina mi attende al varco quando esco alle 06:50 del mattino per recarmi al lavoro e mi ordina che la luce fuori al portone deve essere spenta perché consuma troppa corrente.
    Reazione: Le elargisco il consiglio che anni addietro il mio padrone di casa mi dette per la lampada della cucina: "Signora, questo è un neon: consuma di più ad accenderlo e spegnerlo ogni momento che a tenerlo acceso tutta la notte.".
    Reazione corretta? No, sbagliata. Ve lo dico io.
    Perché una persona che ti attende nell'ingresso del palazzo da quando? dalle 06:30 del mattino? per darti un ordine con prepotenza su una quisquilia del genere dimosta una grettezza con la quale non si può ragionare. L'unica reazione corretta era: "Certamente, signora. E' quello che dico anch'io!"

    Luglio. Sto per assentarmi da casa per lavoro per tre mesi e faccio una domanda [azione scorretta? no lecita, magari imprudente, ma non avevo ancora dato il nome di 'pizzo' a quelle richieste impudenti] sui lavori legati a quel preventivo e per i quali sto pagando, ma di cui non ho alcuna notizia.
    Reazione: Il tizio si mette ad urlare senza che si capisca niente.
    Siamo in casa d'altri.
    Il padrone di casa scuote la testa e fa: "Ecco lo sapevo".
    Dopo il primo attimo di sbigottimento, mi metto ad urlare anch'io.
    Reazione corretta?
    Però urlo parole chiare: "Ma che ti urli?"
    Il padrone di casa fa un'aria sbigottita, allora mi rivolgo a lui e urlo: "Ma che si urla? Sappia che se lui urla, io so urlare più forte di lui!".
    Però per rivolgermi al padrone di casa ho voltato la testa ed entrano nel mio campo visivo sua moglie e la sua bambina di circa due anni, sedute sul divano.
    Allora rientro in me, mi metto le mani sulla bocca ed in tono tornato normale dico: "Scusa, ho urlato in casa tua".
    Vado a sedermi accanto alla bambina, mentre quel tizio continua ad urlare, senza che nessuno lo rimproveri o lo butti fuori casa, e la rassicuro: "Stiamo giocando".
    Azione corretta per riparare alla reazione scorretta?

    Dicembre.
    Il nipote del tizio dice che la ditta, della quale né io né mio marito abbiamo mai visto nemmeno un operaio, ha presentato la fattura e bisogna pagare l'ultima rata. 
    So che non esiste alcuna fattura. Non dico che il nipote mentisse: stava solo ripetendo quello che lo zio gli aveva detto. Pago. 
    Reazione corretta?

    2003.
    Febbraio.
    L'amica del tizio, direttamente interessata a quei lavori, bussa alla mia porta. "Ho di nuovo problemi", afferma.
    "Scusate, ma la ditta che ha fatto? Che garanzie ha lasciato?", rispondo. 
    Reazione corretta?
    La tizia fa: "Ah, oh" e se ne va.

    2004.
    Febbraio.
    In treno incontro un vicino. In passato abbiamo frequentato la stessa università. Sa che conosco quel tizio del preventivo fin da quando ero bambina.
    Azione. Allusivo mi chiede: "Ma quel tizio è sempre stato così?"
    Reazione. Faccio in parte la gnorri, ma non troppo e mi sfugge: "Mah, so che ha avuto qualche problema con la sorella ..." Lui vorrebbe approfondire, ma devio il discorso. So che si occupa di attività di ricerca in un settore di cui in passato mi ero per un po' occupata anch'io e gli chiedo di parlarmene.
    Reazione corretta?
    [By the way, dovetti intervenire nel suo discorso con osservazioni appropriate, anche se da dieci anni non mi occupavo di quegli argomenti, perché ad un certo punto il vicino ebbe un moto di stizza dicendo: "Ma perché non sei rimasta all'università!?! Una come te!"]

    Maggio.
    Azione. Mio fratello maggiore mi aggredisce verbalmente (e naturalmente l'atteggiamento fisico nemmeno scherza) di fronte a nostro padre, uscito di ospedale da meno di due settimane.
    Secondo lui sono una cretina perché non ho capito che devo telefonare io all'ospedale per sapere quando mio padre deve iniziare la terapia e non viceversa.
    Su sua insistenza avevo già telefonato due volte al reparto ed entrambe le volte mi avevano ribadito che avrebbero chiamato loro. E la seconda volte si erano, giustamente, anche mostrati seccati e pensato che io fossi un po' tonta. 
    Reazione. Naturalmente non ritelefono ed il sabato successivo, quando so che c'è anche mio fratello maggiore con la sua famiglia a casa dei miei, non ci vado.
    Reazione corretta?
    Azione. Mi telefona mia cognata per chiedere spiegazioni. Le spiego cosa fosse accaduto. "Lo sai che animale è! E non capisce che in un momento delicato come questo, uno può anche essere più sensibile e suscettibile.", replica a mo' di giustifica.
    Ed allora? E' un animale: lo devo giustificare gratis et amore deo e bisogna permettergli di continuare ad essere un animale? E' questo che intende mia cognata? Se è un animale, bisogna agire per riportarlo tra le persone civili.
    Reazione. "Sa dove abito", replico.
    Intendevo dire: "Venga qui a scusarsi".
    Reazione corretta?
    Mia cognata sembra risentita e chiude la telefonata. 
    Nessuno viene a scusarsi con me.
    Evidentemente chi è un animale nella mia famiglia e nel mio vicinato, è giustificato e ha il diritto di continuare a comportarsi da animale, mentre chi è in torto è colui che non accetta supinamente che le persone intorno a lui si comportino da animali e si rifiuta di subire in silenzio.
    Per la cronaca, finalmente telefonano dall'ospedale per comunicare quando mio padre deve iniziare la terapia.
    E le cose continuano come prima. Ed io mi ritroverò di nuovo a tavola con mio fratello maggiore e mia cognata. Senza che nessuno si sia scusato.
    Reazione corretta? 
    A mio avviso, no. Continuare a frequentarlo come niente fosse successo è la reazione errata.

    Luglio.
    Mio padre è ricoverato d'urgenza in ospedale. Me lo sono visto morto tra le mani.
    Il giorno dopo, il primario pronunzia una diagnosi infausta e mi parla di intervento palliativo. Sono sola. Devo decidere io.
    Mio marito mi porta a parlare, giustamente, con chi aveva operato mio padre tre mesi prima. Pronuncia una diagnosi direi quasi di routine e dice: "Portatemelo qui". Non so chi abbia ragione, ma decido di affidare mio padre a lui.
    Con enorme fatica, senza dirgli niente delle due diagnosi, riesco a convincere mio padre a farsi trasferire di ospedale.
    Azione. Non appena mio padre accetta di essere trasferito, mio fratello maggiore, appena arrivato, si volta verso di me e dice: "Se papà muore, è colpa tua".
    Reazione. E' come se avessi ricevuto una mazzata. Ma reagisco a me stessa. Lo ignoro e continuo a sovrintendere al trasferimento di mio padre.
    Reazione corretta?
    La sera e la mattina dopo sono una pezza, incapace di muovere un muscolo o applicare il cervello a qualsiasi cosa.
    Il pomeriggio vado a casa dei miei per raggiungere il resto della famiglia e andare a trovare mio padre in ospedale.
    Azione. Mio fratello maggiore mi aggredisce di nuovo. Verbalmente, ma stavolta anche fisicamente. Cado all'indietro.
    Reazione. Mi alzo, afferro la mia borsa e scappo via da casa.
    Reazione corretta?
    Mio padre viene operato il giorno dopo, l'intervento conferma la diagnosi di un problema "quasi" di routine, ma, di nuovo, nessuno si scusa con me. 
    Nonostante il primario abbia ingiunto ai miei fratelli: "E lasciate in pace questa povera signorina!".

    Dicembre.
    Mio marito è da un anno l'amministratore interno del palazzo dove viviamo. Compito che viene assolto a turno da tutti i condòmini tranne dal tizio che presentò il preventivo e si mise ad urlare alla richiesta di informazioni. Sta preparando il bilancio consuntivo da presentare in assemblea. Nessun altro vicino lo ha mai presentato in passato.
    Azione. Mio marito viene da me e dice allibito e forse un po' scandalizzato: "Quello si sta rubando 300 euro!"
    Reazione. Capisco di chi stia parlando e lo guardo ocn aria interrogativa ed alzando leggeremnte le spalle per dire: "Embè? Lo sapevamo che ruba. Qual è la novità?"
    Reazione corretta?

    Ma mio marito non si ferma là.
    Azione. Fa venire in casa il vicino che mi aveva fatto domande sul tizio in treno e gli comunica la stessa notizia mostrandogli i conti.
    Reazione. Se in treno avevo fatto la gnorri, ora mi sento in dovere di farmi vedere imbarazzata, perché quel tizio secondo l'anagrafe risulta essere un mio mezzo parente.

    E le mie reazioni da quel momento cominciano ad essere stupide, veramente stupide.
    Perché se fino a quel momento avevo sempre fatto finta di niente, ora mi sento in dovere di partecipare allo smascheramento dell'imbroglione/ni.
    E perché questa reazione stupida? Per quel specifico caso forse perché fosse chiaro che io non c'entro, che non sapevo nulla.
    E poi? Perché quel tizio diventa insistente. Lui ed i suoi amici petulanti, maleducati (ancora più spesso di prima), prepotenti (ancora più di prima), arroganti (ancora più di prima), pretenziosi all'assurdo ed io prima, stupidamente, mi esaspero e poi credo di dovermi schierare al fianco di mio marito.

    Dimenticando che in Italia l'unica legge che viene rispettata è quella dell'omertà.
    E che in Italia si è deboli con i forti e forti con i deboli.
    E come ci ricorda Pirandello ne "Il berretto a sonagli", i rapporti sociali sono basati sull'ipocrisia.
    E, Collodi c'insegna, è il derubato Pinocchio ad andare in prigione.

    Preciso: favola, storia di pura invenzione ispirata alla massima "Quello che fanno gli altri, fa parte della loro storia. Come reagisco io, fa parte della mia."

  • 24 febbraio alle ore 19:27
    Resilienza

    Come comincia: Linda Landi   30 novembre 2018 · 

    Perché far ridere i polli?
    Mi chiede il mio amico Pino

    Non so, forse perché sono rimasta sola.
    O ritrovare me stessa.

    Nel Natale 2012, eravamo solo Annarita N. ed io nel grande Open Space del nostro dipartimento nei due giorni lavorativi tra Natale e Capodanno.
    Il secondo giorno Annarita mi chiese, con educazione e rispetto, delucidazioni sul mio stato che durava da mesi.
    Le dissi solo il 10? il 30%? di quello che mi era capitato.
    Le risposi: "Nel marzo 2011, sulla base di una certa diagnosi, ho subito un intervento. E dopo l'intervento mi hanno detto che non avevano trovato niente. Nel febbraio 2012, a seguito di un controllo, mi hanno fatto la stessa diagnosi dell'anno precedente."
    "Linda!", fece Annarita, "e quello che è capitato a te avrebbe ammazzato un elefante! Comunque puoi stare tranquilla che io non dico niente a nessuno."

    Uno dei primi giorni di novembre Pino mi fa: "Sai Linda, ci stavo pensando proprio uno di questi giorni. Se, dopo quello che ti è capitato, sei ancora in piedi e combatti vuol dire proprio [scusate] che hai veramente le palle!"
    (Scusa Pino, se non ti cito alla lettera, ma credo che il senso fosse questo e le "palle" le ho citate correttamente).

    Ed io ho pensato "Toh, qualcuno se ne è accorto!".
    E nella mia famiglia, incluso quel tizio che mi si è attaccato addosso e non mi ha mollato, stanno solo a criticarmi ed a giudicarmi. Solo mia madre, poverina, anche se (forse) non capisce, mostra un po' di comprensione.

    Comunque mercoledì ho ricevuto altri colpi. Fisici. E pesanti. Oltre che morali. E visto che sento ancora adesso le conseguenze sul mio organismo, mi chiedo quanto ancora potrò resistere.

    Giusto come comunicazione di servizio.

    Un'altra precisazione. Come mai a 33 anni una dottoressa che mi aveva diagnosticato qualcosa di brutto al seno non mi ha fatto scema ed invece a 45 anni mi sono fatta fare scema da un'amica (medico radiologo), con la quale avevo cenato tante volte a casa sua, oltre che da ben due specialisti del settore, uno ex-primario (in pensione) del più grande ospedale di uno dei capoluoghi della Campania, un altro (attualmente ancora primario) del più grande ospedale di un altro capoluogo della Campania, che mi è stato venduto come il numero 2 in Italia del settore?
    Perché a 33 anni non ero in depressione, non avevo contratto regolare matrimonio, e le mie decisioni le prendevo da sola (ed anche perché il Signore mi ha fatto incontrare il dottore Silvio Pignata che mi ha salvato).
    A 45 anni ero andata in depressione da un paio di mesi (ma l'ho accettato solo più di tre anni dopo), purtroppo avevo contratto regolare matrimonio e, grazie alla mia depressione, condividevo, se non addirittura mi facevo guidare nelle mie decisioni, da quel tizio e perché, proprio perché avevo contratto regolare matrimonio (ma adesso sarebbe troppo lungo spiegare), non mi recai in tempo dal dottor Silvio Pignata.
    Comunque il danno fisico di quell'intervento inutile non era grave. E' stato il danno psicologico unita alla depressione che ha portato gravi conseguenze. Principalmente unito al fatto che quando il numero 2 in Italia durante l'intervento non trovò niente, aveva preso una cantonata pazzesca, come scoprii due anni dopo.

    In breve, ritengo che quello che è successo a me ed a mio fratello è stato dovuto al fatto che nella mia famiglia si tendeva a mortificare l'altro (dalla mia analisi, ciò veniva fatto dai due elementi maschili più adulti della famiglia, anche se proprio il più adulto dei due non se ne accorgeva, e non lo faceva in mala fede, perché era buono, lo faceva in linea con uno stile educativo dell'epoca ed era uno stile ereditato, ed io imparai purtroppo solo dopo i 18 anni a difendermi ed, in parte (e non sempre), a correggerlo; solo il pomeriggio del 4 gennaio di quest'anno, troppo tardi per mio fratello, ho capito con sgomento che avrei dovuto (e potuto) usare la stessa tecnica con il secondo elemento maschile più adulto della famiglia, anche se in questo caso a me sembrava che era subentrata "'a cazzimma").
    Inoltre io avevo dovuto vivere i primi 9 anni della mia vita a contatto con zii e cugini che hanno per loro principio che devono "Stare <<'a copp'>>" e non perdevano (e non perdono) occasione per mortificarti. 
    Credevo che mio fratello di questo non ne avesse risentito, avendo vissuto vicino a loro solo per il primo anno di vita, ma ora a pensarci bene, abbiamo continuato a frequentarli e siamo stati vicini estivi sin da quando mio fratello aveva 5 anni e forse anche lui, che ha mantenuto il suo affetto fino all'ultimo per la famiglia 'allargata' (come io, scema, fino a 10 anni fa ed anche oltre ('a ri-scema), dopo che hanno continuato a massacrarmi), è stato vittima.

    Mio fratello ed io siamo degli 'ipersensibili':
    vedi "Mi dicevano che ero troppo sensibile" di Federica Bosco.

    Purtroppo non ho avuto il tempo di leggerlo, ho potuto solo sfogliarlo e leggerne qualche pezzo. 
    Mi ci ritrovo almeno per l'80%.

    E penso solo adesso, da un paio di episodi di quando mio fratello aveva tre anni, che anche lui è un 'ipersensibile'.

    E circa 10 anni fa lessi che la malattia che gli avevano diagnosticato (su questo spero di avere occasione di tornare) negli uomini si sviluppa in genere sui 18-19 anni, mentre nelle donne a 45 (e pensai: devo stare attenta). Tranquilli, nessuno me l'ha diagnosticata: manca il sintomo fondamentale che è associato a quella malattia.
    L'unico neurologo che ha esteso l'ora di visita a tre ore per ascoltare tutta la mia storia (che parte da quando il secondo elemento maschile più adulto della famiglia mi disse: "Se papà muore è colpa tua" ed il giorno dopo mi mise le mani addosso) ha decretato: depressione reattiva.
    "Ovvio, il medico dice "sei depresso", nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento.", cantava Francesco Guccini.

  • 24 febbraio alle ore 19:14
    Come fu e come non fu

    Come comincia: Linda Landi   14 dicembre 2018 · 
    Lo so, voi pensate ad Antonio [Megalizzi] o ai fatti vostri, ma io, dopo essermi scolata mezza bottiglia di Coda di Volpe, penso a questo.

    E così, come fu, come non fu, la sera di un lunedì dei primi di marzo del 2004, mia madre (per telefono?) mi disse che il medico curante di mio padre (che era anche il mio) aveva detto che mio padre doveva ricoverarsi. Si erano recati all'ospedale ed al pronto soccorso non avevano individuato alcun motivo per il ricovero.
    E così il giorno dopo mi reco da Carlo, il medico curante, e gli chiedo: "Cosa ha mio padre?". Esco dal suo studio con le lacrime agli occhi e, poiché Carlo ha urlato abbastanza forte in modo che tutto le persone nella sala d'attesa sentissero, tutti mi guardano con tanto d'occhi. Carlo mi aveva dato ad intendere che sospettava qualcosa di serio alla colecisti e, aveva urlato, che quelli del pronto soccorso dovevano essere denunciati per omicidio.
    Mio padre si reca di nuovo al pronto soccorso e di nuovo gli negano il ricovero.
    Mio padre si reca presso una struttura privata della nostra città e lì il responsabile del settore chirurgia lo assicura che non è necessario alcun ricovero. E' sufficiente una cura che seguirà lui stesso. Questo mi riferisce mia madre due o tre giorni dopo.
    Per mia esperienza personale, consideravo quel medico uno 'scarparo' e lo dico a mia madre. "Come!", fa mia madre, "Ha curato tanto bene tuo padre quando fu ricoverato! Ed ha curato tanto bene zia Gina!". Sì, perché fino a pochi anni prima quel responsabile della clinica privata era stato anche primario di un reparto dell'ospedale locale.
    "E Carlo che ha detto?", chiedo a mia madre. Mia madre mi lasciò intendere che Carlo avesse detto: "Va bene."
    Solo in seguito venni a sapere che Carlo si era stretto nelle spalle con un'espressione dubbiosa del viso.
    Perché consideravo quell'ex-primario di struttura pubblica ora primario di una struttura privata uno 'scarparo'?
    Perché nel marzo 1993 mi ero trovata con una pallina da golf che mi era cresciuta internamente sotto al mento. Non me ne ero curata. Stavo seguendo un corso a Roma per il quale avevo ottenuto la quarta in graduatoria su trenta borse di studio e non avevo tempo. Il mio allora fidanzato diceva ai miei: "Oh, volete vedere di che si tratta?", ma solo dopo la morte del padre del mio allora fidanzato, mio padre andò in panico e, probabilmente mi portò dal responsabile di reparto di questa struttura privata. Questi mi dette appuntamento per un'ecografia. Era la prima volta che sentivo parlare di ecografia. Con questa ecografia mi recai alla clinica Eastman di Roma, probabilmente consigliata da un conoscente di mio fratello maggiore che lavorava a Roma.
    Quando il medico della Eastman vede le ecografie, le lancia in aria chiedendo: "Ma chi le ha fatte queste ecografie, un pagliaccio?" E mi spiega cosa deve fare un vero ecografista. Ne dedussi che il responsabile del reparto della clinica privata del mio paese aveva comprato il macchinario e lo usava senza la dovuta preparazione.
    Quando nel '99 conobbi il dottor Silvio Pignata capii la differenza tra chi usava il macchinario per le ecografie tanto per farlo ed un vero e competente ecografista.
    Ma non finisce qui. Il responsabile della clinica privata mi sottopose anche ad ago aspirato. 
    Mesi dopo, quando finalmente, finito il corso, mi decisi a farmi asportare la palla da golf , dopo l'intervento, ed accertata la natura rassicurante di quanto era stato asportato, mio padre mi riferì che il primario del reparto del I Policlinico di Napoli aveva chiesto: "Ma chi ... ha fatto l'ago aspirato? Per fortuna era una formazione benigna! Altrimenti avrebbe fatto diffondere le cellule malate per tutto l'organismo!".
    Quindi avevo le mie buone ragioni per pensare che quel ex-primario di struttura pubblica, ora responsabile di struttura privata, era uno 'scarparo'.

    Cinque, sei giorni dopo, mio padre si ritrova ricoverato d'urgenza nell'ospedale locale. Questa volta i medici del pronto soccorso non gli hanno negato il ricovero.
    Vengo a saperlo mentre mi sto recando a Monte Sant'Angelo, alla 'Federico II' per il primo esame di uno dei due corsi di specializzazione che sto seguendo. Mi fermo più volte sulla corsia di emergenza della A30 per telefonare e capire cosa stia succedendo. Alla fine decido di proseguire ed andare a sostenere l'esame. Un inaspettato 30 e lode. Soprattutto la lode. La docente ha deciso di darmela all'ultimo momento. Quel risultato sembra indispettire una mia compagna di corso. In seguito mi chiede di vedere la relazione che avevo presentato per quell'esame. Gliela invio. E dopo la mia compagna non ha più niente da recriminare.

    Due, tre giorni dopo i medici del reparto ci dicono quello che ci devono dire.
    Riferisco a Carlo che è sollevato: "Meglio così. Io avevo pensato ad un tumore della colecisti ed il tumore alla colecisti è molto aggressivo."
    I medici del reparto si prendono cura di mio padre come se ne devono prendere cura e mio padre, ricoverato un giovedì dell'ultima decade di marzo, viene dimesso un lunedì della prima decade di maggio.

    Mio fratello che vive e lavora a Roma è qui e mi dice di andare al lavoro: "Vado io a prendere papà. Tu dovrai prendere giorni di permesso per seguire la situazione nei giorni a venire."

    Nel pomeriggio mi telefona: "Al reparto mi hanno detto che tra qualche giorno devi telefonare per farti dire quando papà deve iniziare la terapia".

    Faccio passare qualche giorno e telefono. Mi risponde una voce perplessa: "Deve esserci stato un equivoco: telefoneremo noi".

    [to be continued]

  • 24 febbraio alle ore 17:28
    Reazioni

    Come comincia: 2002.
    Marzo. Un tizio presenta un preventivo nel nome di una ditta dalla quale so che si serve anche mio padre per lavoretti personali. 
    A me il preventivo appare evidentemente scritto dal tizio stesso, ma non parlo. 
    Reazione corretta?

    A luglio sto per assentarmi da casa per lavoro per tre mesi e faccio una domanda [azione scorretta? no lecita, magari imprudente, ma non avevo ancora dato il nome di 'pizzo' a quelle richieste impudenti] sui lavori legati a quel preventivo e per i quali sto pagando, ma di cui non ho alcuna notizia.
    Il tizio si mette ad urlare senza che si capisca niente.
    Siamo in casa d'altri.
    Il padrone di casa scuote la testa e fa: "Ecco lo sapevo".
    Dopo il primo attimo di sbigottimento, mi metto ad urlare anch'io.
    Reazione scorretta?
    Però urlo parole chiare: "Ma che ti urli?"
    Il padrone di casa fa un'aria sbigottita, allora mi rivolgo a lui e urlo: "Ma che si urla? Sappia che se lui urla, io so urlare più forte di lui!".
    Però per rivolgermi al padrone di casa ho voltato la testa ed entrano nel mio campo visivo sua moglie e la sua bambina di circa due anni, sedute sul divano.
    Allora rientro in me, mi metto le mani sulla bocca ed in tono tornato normale dico: "Scusa, ho urlato in casa tua".
    Vado a sedermi accanto alla bambina, mentre quel tizio continua ad urlare, senza che nessuno lo rimproveri o lo butti fuori casa, e la rassicuro: "Stiamo giocando".
    Azione corretta per riparare alla reazione scorretta?

    Dicembre. Il nipote del tizio dice che la ditta, della quale né io né mio marito abbiamo mai visto nemmeno un operaio, ha presentato la fattura e bisogna pagare l'ultima rata. 
    So che non esiste alcuna fattura. Non dico che il nipote mentisse: stava solo ripetendo quello che lo zio gli aveva detto. Pago. 
    Reazione corretta?

    2003.
    Febbraio.
    L'amica del tizio, direttamente interessata a quei lavori, bussa alla mia porta. "Ho di nuovo problemi", afferma.
    "Scusate, ma la ditta che ha fatto? Che garanzie ha lasciato?", rispondo. 
    Reazione corretta?
    La tizia fa: "Ah, oh" e se ne va.

    2004. 
    Maggio.
    Mio fratello maggiore mi aggredisce verbalmente (e naturalmente l'atteggiamento fisico nemmeno scherza) di fronte a nostro padre, uscito di ospedale da meno di due settimane.
    Secondo lui sono una cretina perché non ho capito che devo telefonare io all'ospedale per sapere quando mio padre deve iniziare la terapia e non viceversa.
    Su sua insistenza avevo già telefonato due volte al reparto ed entrambe le volte mi avevano ribadito che avrebbero chiamato loro. E la seconda volte si erano, giustamente, anche mostrati seccati e pensato che io fossi un po' tonta. 
    La mia reazione? Naturalmente non ritelefono ed il sabato successivo, quando so che c'è anche mio fratello maggiore con la sua famiglia a casa dei miei, non ci vado.
    Reazione errata?
    Mi telefona mia cognata per chiedere spiegazioni. Le spiego cosa era accaduto. "Lo sai che animale è! E non capisce che in un momento delicato come questo, uno può anche essere più sensibile e suscettibile.", replica a mo' di giustifica.
    Ed allora? E' un animale: lo devo giustificare gratis et amore deo e bisogna permettergli di continuare ad essere un animale? E' questo che intende mia cognata? Se è un animale, bisogna agire per riportarlo tra le persone civili!
    "Sa dove abito", replico.
    Intendevo dire: "Venga qui a scusarsi".
    Reazione errata?
    Mia cognata sembra risentita e chiude la telefonata. 
    Nessuno viene a scusarsi con me.
    Evidentemente chi è un animale nella mia famiglia e nel mio vicinato, è giustificato e ha il diritto di continuare a comportarsi da animale, mentre chi è in torto è colui che non accetta supinamente che le persone intorno a lui si comportino da animali e si rifiuta di subire in silenzio.
    Per la cronaca, finalmente telefonano dall'ospedale per comunicare quando mio padre deve iniziare la terapia.
    E le cose continuano come prima. Ed io mi ritroverò di nuovo a tavola con mio fratello maggiore e mia cognata. Senza che nessuno si sia scusato.
    Reazione errata? 
    A mio avviso, sì. Continuare a frequentarlo come niente sia successo. E' questa la reazione errata.

    Luglio. Mio padre è ricoverato d'urgenza in ospedale. Me lo sono visto morto tra le mani.
    Il giorno dopo, il primario pronunzia una diagnosi infausta e mi parla di intervento palliativo. Sono sola. Devo decidere io.
    Mio marito mi porta a parlare, giustamente, con chi aveva operato mio padre tre mesi prima. Pronuncia una diagnosi direi quasi di routine e dice: "Portatemelo qui". Non so chi abbia ragione, ma decido di affidare mio padre a lui.
    Con enorme fatica, senza dirgli niente delle due diagnosi, riesco a convincere mio padre a farsi trasferire di ospedale. Non appena accetta, mio fratello maggiore, appena arrivato, si volta verso di me e dice: "Se papà muore, è colpa tua". Una mazzata. Ma reagisco a me stessa. Lo ignoro e continuo a sovrintendere al trasferimento di mio padre.
    Reazione corretta?
    La sera e la mattina dopo sono una pezza, incapace di muovere un muscolo o applicare il cervello a qualsiasi cosa.
    Il pomeriggio vado a casa dei miei per raggiungere il resto della famiglia e andare a trovare mio padre in ospedale.
    Mio fratello maggiore mi aggredisce di nuovo. Verbalmente, ma stavolta anche fisicamente.
    Cado all'indietro. Mi alzo, afferro la mia borsa e scappo via da casa.
    Reazione corretta?
    Mio padre viene operato il giorno dopo, l'intervento conferma la diagnosi di un problema "quasi" di routine, ma, di nuovo, nessuno si scusa con me. 
    Nonostante il primario abbia ingiunto ai miei fratelli: "E lasciate in pace questa povera signorina!".

    (to be continued) .....

    Preciso: favola, storia di pura invenzione ispirata alla massima "Quello che fanno gli altri, fa parte della loro storia. Come reagisco io, fa parte della mia.", magari da continuare se se ne avrà l'occasione.

  • 24 febbraio alle ore 15:15
    Rosico e cose serie

    Come comincia: Rosico, ossia mi rodo, mi consumo per la gelosia, l’invidia: 

    1973. "Signora maestra, non deve lodare la cuginetta con mia figlia, poi le vengono i complessi!"
    A lei vengono i complessi? Hai trovato il tipo! E' a me che hanno fatti venire, mica i complessi, le orchestre intere!

    Luglio 1998. Il padre della cuginetta alla quale venivano i complessi: "Li guadagni tre milioni adesso dove lavori?"

    Gennaio 2002. Matrimonio. Di nuovo la madre della cuginetta:"Ah, ma come è spigliata! Ma deve essere sempre così!"

    20 giorni dopo il matrimonio. La madrina di battessimo si infila a curiosare in casa di Liliana. Nota che il piano di lavoro in cucina è marmo e non formica.
    "Ah, ma questo è marmo!?! Bene, bene".

    25 giorni dopo. Il cugino vicino di casa: "Ah, ma questa auto è tua?!?"

    Febbraio 2002. Gli zii e cugine vicine di casa: "Ah, come deve essere bello affacciarsi sul giardino!"

    Marzo 2002. La moglie del cugino vicino di casa: "Ma perché qui ci sono gli infissi in legno e da me gli infissi in ferro!?!"
    "Sì, vuoi vedere che con mio padre che è una vita che si lascia derubare facendo finta di niente, mo' il ladro è lui!".
    Sapevo perché, ma la prima risposta sintetica che mi venne sulla punta della lingua fu: "Perché tuo suocero è tirchio" e quindi cambiai la risposta in "Non lo so."

    Ancora marzo 2002. La giovane donna il cui marito ha comprato l'appartamento di mia zia: "L'appartamento peggiore è il nostro!"
    E per fortuna che il marito la corregge: "Guarda che l'appartamento peggiore è questo."!
    Pensai: "Ma qui si sono tutti impazziti? Ne co', ma perché tu fai parte della famiglia e non ti sta bene quale appartamento ti è stato assegnato? Quello era in vendita e quello ti sei comprato!"
    ...
    2004. La compagna del fratello che ha sempre disprezzato la casa vecchia: "Quanto mi piace questa casa!". Invitata a pranzo: "Quello che mi piace di questa casa è la vista sul giardino dei vicini!"
    E da quel momento il fratello ha un motivo in più per detestarmi: mi sono presa qualcosa che piace alla sua bella.

    E il rosicarsi degli altri sarà la mia rovina.
    Febbraio 2006. La vicina che si è appena accomodata al tavolo del soggiorno nota che ho cambiato centrotavola e sbotta: <<No, perché se le cose continuano così, qualsiasi cosa ci sia su questo tavolo la prendo e la butto per terra!>>. 

    etc. etc.

    Papa Francesco: “La persona invidiosa, la persona gelosa ... 
    ... sempre guarda ‘che cosa ha quello ed io non ho’.

    "Ma guarda questi! Loro hanno 100, io tengo 1: sono invidiosi dell'1 che tengo io!"

    Meschinità.  La vita è una cosa seria. Ed avrei dovuto ricordarmelo.

    Cose serie:

    Ho 6 anni. 
    Mi informano che la mia cuginetta Carmen, 4 anni, è volata in Cielo insieme al suo papà per un incidente d'auto.
    La sorellina più grande e la mamma rimarranno mesi in ospedale, ma si salveranno.

    11 anni. Mi dicono che la mia maestra delle elementari è morta. Sapevo che aveva un tumore al cervello.

    Ho 15 anni. Mia zia, 49 anni, muore a tre anni dalla diagnosi di tumore all'utero.

    Ho 22 anni. Il mio compagno di scuola e di Azione Cattolica muore per un incidente sull'autostrada. Si era appena laureato in Economia e Commercio con 110 e lode, dopo il diploma in Ragioneria conseguito con 60/60.

    Ho 30 anni. Un brillante giovane studioso, laureato in Ingegneria Elettronica con il massimo dei voti e la lode, in quattro anni ed una sessione, già avviato alla carriera accademica, muore all'improvviso all'età di nemmeno 25 anni. All'Università di Salerno un'aula  è dedicata a lui.

    33 anni. Muore mia cugina, 42 anni, durante l'ennesima seduta di chemioterapia. Pochi giorni prima aveva telefonato a mia madre riferendole che aveva detto al medico che non se la sentiva. Aveva anche riso, da persona meravigliosa qual era, parlando dei mondiali in Brasile e dicendo che in Brasile Ronaldo non era tanto considerato come da noi.

    36 anni. Tre miei colleghi, un adulto, un giovane ed un giovanissimo, muoiono nell'incidente di Linate.

    38 anni. Un collega di Roma, più giovane di me, che avevo conosciuto nella sede di Stoccolma, muore, mentre è in viaggio per una vacanza in Grecia con la fidanzata, per una meningite fulminante.

    42 anni. Una collega, di almeno quattro anni più giovane di me, madre di una bambina, serissima e stimatissima sul lavoro, si assenta per un anno per curarsi. Ringraziamo la sua forza, la solidarietà, la lealtà e l'unione della sua famiglia, oltre i medici che l'hanno seguita: torna con la stessa serietà ed efficienza di prima.

    43 anni. Telefono alla compagna di scuola che in quarta liceo mi aveva chiesto di accompagnarla a vedere "Amore senza fine" di Zeffirelli. La sento strana. 
    "Mica avrà litigato col marito?", penso.
    Poi alla fine me lo dice: "Lo sai che mi è successo? Mi hanno diagnosticato un tumore al colon. Mi hanno operato. Vieni a trovarmi?"

    44 anni. Un collega di Roma, 48 anni, esce dall'ufficio del suo capo che gli ha proposto di licenziarsi in cambio di una certa cifra, apre la finestra e si butta. Era al settimo piano.

    45 anni. Una mia coetanea, nuora di una vicina di mia suocera, due figli, diciotto e sedici anni, muore per metastasi al cervello in seguito ad un tumore al seno. Due mesi prima i medici avevano detto che ora era tutto a posto e la sua era solo depressione.

    46 anni. Muoiono due compagne di scuola di mio marito, due figlie l'una, una figlia l'altra, dopo due o tre anni di interventi e cure.

    47 anni. L'amico che a vent'anni mi aveva portato un'iconcina in legno da Assisi, si abbatte sulla sua scrivania in ufficio.

    ...

    2015 e oltre. 
    La moglie del collega, due bambini, catechista, muore, a 40 anni, dopo cinque anni dalla diagnosi di leucemia.

    Il collega, più giovane di me di tre anni, ci lascia a sei anni dalla diagnosi di tumore alle ossa. Una figlia adolescente. Non ci ha mai fatto mancare il suo sorriso e la sua giovialità.

  • 18 febbraio alle ore 18:30
    Manipolatore

    Come comincia: Manipolatore.
    Non rinuncia a fare il manipolatore.
    E gliel'ho permesso.
    E ci è riuscito.
    Sono anni che aspetta (o meglio che sua moglie aspetta) di monetizzare i sacrifici dei genitori.· 
    Manipolatore. Freddo. Formale.
    Ed io gliel'ho permesso.
    Quando mi avvidi che oltre ad essere violento era anche un tipo aziendale?
    È normale, direte voi, lavora in azienda!
    Sì, ma lui era un tipo aziendale in casa! In famiglia!
    Parlava e si muoveva in casa dei suoi genitori con calcolo, attento e non rilassato, come se fosse stato in azienda invece che a casa sua.
    Manipolatore.
    Stasera ho parlato con un professionista che ha ricevuto una sua e-mail ed in questa e-mail ancora che tentava di raggirare il professionista con il suo modo contorto e non diretto credendo di fargli fare quello che voleva lui. Ed ancora cade dalle nuvole e non sa perché non voglio avere (troppo tardi) più niente a che fare con lui. 
    Stesso stampo dei suoi amici di via Vattelapesca n.0 che fanno la faccia innocente e stupefatta se qualcuno gli rinfaccia qualcosa.
    "Ma con chi crede di avere a che fare?", ha detto il professionista.
    Manipolatore.
    Come quella fatidica volta che mi fece quella telefonata chilometrica che aveva un unico obiettivo: accertarsi che lui non sarebbe stato incomodato e che io mi prendessi ... in casa.
    Ed io intui che, non dico sperava, ma aveva considerato la possibilità che .... potesse darmi un bel pugno in testa e lui si sarebbe liberato in un colpo solo di due terzi incomodi.
    Non aveva capito la natura di .... a quell'epoca.
    Manipolatore.
    E si presenta bel bello dai dottori e con garbo aziendale e sicumera dice che ... può andare a stare con lui.
    E, con arroganza, senza dire niente, telefona di nascosto ai dottori per far saltare i miei accordi con l'unica dottoressa che mi aveva ispirato fiducia, affermando che di tutto poteva occuparsi lui.
    Ed i dottori abboccano. 
    Ed io sono liquidata.
    No. La sera si presenta tutto spaventato a casa mia (dismessa la sicumera aziendale che ha esibito di fronte ai dottori) e dice: "Non è che puoi occupartene tu?" Però senza dottoressa, come dice lui. 
    Di fronte al pubblico forte e sicuro: "Posso occuparmi io di tutto".
    In privato, senza pubblico: "Non è che puoi occupartene tu?"
    Stesso stampo del suo amico del cuore di via Vattelapesca n.0.

    Linda Landi       30 novembre 2018

  • 18 febbraio alle ore 18:17
    Morire di "Chi so' io e chi si' tu"

    Come comincia: A che serve? A niente.
    È la continuazione del gioco di "Chi so' io e chi si' tu" che ha già mietuto tante vittime.
    Le più buone. Le più indifese. Le più ingenue.

    Ed allora perché continuarlo?

    Continua perché gli attori continuano.

    Cosa è accaduto il 2 gennaio 2019?

    Il 2 gennaio 2019 era 1 anno.
    E chi può o vuole intendere, intenda.

    Ma il 2 gennaio 2019 è accaduto anche un'altra cosa.

    Da mesi sentivo recriminazioni che era tutto bloccato per colpa mia e se non provvedevo tutti noi allo scadere dell'anno avremmo dovuto pagare un sacco di soldi.

    Trovandomi fortuitamente a Battipaglia ai primi di dicembre, visto che l'anno stava per scadere. telefono a ... e mi faccio accompagnare alla banca. Dovrò tornare, perché l'addetto che si occupa della pratica non c'è. Lascio il mio numero e un paio di giorni dopo mi telefonano per l'appuntamento.
    Stavolta vado con mia madre.
    L'addetto prende la pratica, dà un'occhiata veloce e mi dice che oramai è tutto chiuso, tutto perso. 
    Traduco: nessuno avrebbe dovuto pagare niente, solo che quei soldi che avevamo stabilito dare a ... non potevano essere ritirati.
    Prego l'addetto di guardare più attentamente la pratica.
    Lo fa.
    Poi esclama: "No, non è bloccato niente! C'è solo questo titolo cointestato che blocca tutto. Per sboccarlo occorre compiere una serie di procedure che comportano delle spese e ... ha giustamente ritenuto che non ne valeva la pena. Però basta una dichiarazione di rinuncia solo di questo titolo sottoscritta da tutti i coeredi, corredata dalle fotocopie dei loro documenti, e possiamo sbloccare il resto".
    Apprendo tra l'altro che su quel titolo della discordia dovevano esserci rimasti solo un'ottantina di euro.
    Chiedo se c'è un modulo da compilare.
    "No. È una semplice dichiarazione che dovete compilate voi."
    Qualche giorno dopo l'addetto mi telefona e mi indica in quali termini doveva essere compilata la dichiarazione e mi detta i codici identificativi del titolo.
    Compilo la dichiarazione, la stampo, la corredo della fotocopia dei miei documenti e prima di Natale la porto a mia madre dicendole: "Quando viene quel tizio da Roma, cortesemente gliela fai firmare, la firmi tu e, se vuole, se può, la porta alla banca, altrimenti la porterò io, però lui, cortesemente la deve firmare. Alla banca hanno già le copie dei vostri documenti."

    Il tizio da Roma si trattiene qui solo il 25 ed il 26, quindi devo pensarci io. 
    Torno da mia madre in un giorno feriale dopo il 26 e scopro che il tizio da Roma non ha firmato, che avrebbe voluto parlarmi per spiegarmi cosa invece andava fatto.
    Per non esplodere, devo andarmene.
    Solo il 2 mattina ce la faccio (per forza di cose) a riprendere l'argomento.
    E chiedo a mia madre: "Va bene. Quel tizio non ha firmato, dice che andava fatta in un altro modo. Almeno ti ha lasciato la dichiarazione come dice deve essere fatta e l'ha firmata?"
    Sì, l'ha fatto.
    Me la dà e mi dà anche la mia dichiarazione tutta imbrattata per indicarmi come andava fatta. In un secondo momento, per fortuna, mi accorgerò che dietro la mia dichiarazione il tizio ha scritto tutto uno sproloquio per spiegare a me, che evidentemente continua a considerare un'idiota, qual è la differenza tra le due dichiarazioni. Come se non fossi in grado di vedere da me la differenza.
    Va bene. 
    Prendo entrambe le dichiarazioni e vado alla banca. 
    Mentre vado prego: "Per una volta, fa che abbia ragione lui. Ti prego, per una volta, fa che abbia ragione lui".
    Per me sarebbe stato un conforto: avrebbe potuto significare che io avessi avuto torto anche sulla questione dei farmaci.

    Faccio chiamare l'addetto e gli spiego la situazione. Fa un'aria imbarazzata e prende la dichiarazione compilata dal tizio. 
    La legge. 
    Dice: "La faccio vedere alla direttrice" e va dentro. 
    Torna: "Mi dia la sua". 
    "Ma l'ha tutta imbrattata". 
    "Non fa niente, me la dia". 
    La prende e torna dentro.
    Torna ancora più imbarazzato: "La dichiarazione di (omissis) non va bene. Va compilata come l'ha compilata lei".
    ...
    Esco, torno a casa, recupero il file dal PC, provvedo a ristamparlo. Lo consegno a ...., le chiedo di farlo firmare a quel tizio che se non è convinto può andare alla banca a chiedere.

    In serata ho la dichiarazione firmata e corredata di tutti i documenti.
    Il giorno dopo la porto alla banca: va bene.

    Perché io sono un'idiota.
    Perché io, laureata con lode, che prima del 2004 mi sono trovata a rappresentare l'R&D italiana dell'azienda per cui lavoro ad Aachen (Aquisgrana) in Germania, a Brighton in Inghilterra, a Stoccolma, etc, ma, secondo quel tizio che se ne è andato giustamente a Roma per vivere la sua vita, ma si sentiva in diritto di venire a fare i bagni al mare nella casa dei genitori ed a distruggere, guidato dalla sua compagna, le nostre vite, io ero un'idiota.

    Nel 2004 sono un'idiota che non aveva capito che doveva telefonare lei all'ospedale e non viceversa.
    Per la cronaca, hanno telefonato dall'ospedale.

    Nel 2004 sono un'idiota che aveva sbagliato a lottare perché il padre venisse trasferito di ospedale. 
    Mio padre si è salvato.

    Nel 2005 sono un'idiota che voleva dare credito a chi voleva usare prevalentemente la terapia della parola e che mi aveva avvertito: se ... continua con i farmaci ogni due anni starà in una struttura ospedaliera.
    E qui sono diventata veramente un'idiota, perché invece di lottare come avevo fatto un anno prima per mio padre, mi sono fatta fare scema dal tizio che mi si è attaccato addosso e non mi ha mollato.
    Ed il tizio di Roma ha preso il sopravvento. E si è permesso di dirigere e criticare le nostre vite.

    E così sono diventata quello che voleva lui: un'idiota.

    Morire di "Chi so' io e chi si' tu"

    Linda Landi
    1 febbraio alle ore 20:41 · 

  • 15 febbraio alle ore 17:48
    La roba e l'invidia.

    Come comincia: In via Vattelapesca n.0 non era solo questione di tirchieria a causa della quale si procedeva a suon di truffe (e la cosa era considerata normale). 
    Non era solo questione di avidità per la quale almeno due o tre nel condominio credevano di avere diritto sulla proprietà del padre di Liliana e poi sulla proprietà di Liliana. 
    (Infatti a capo di meno di due anni, Liliana lì dentro si sentiva come il figlio del Re nella parabola del Re e dei vignaioli disonesti: dopo aver mandato i servi, i segretari a riscuotere il dovuto e dopo che questi erano stati cacciati dai vignaioli disonesti a suon di sassate, il Re mandò suo figlio (avranno rispetto per mio figlio, pensò il Re); i servi, vedendo il figlio, dissero tra loro: Costui è l'erede, uccidiamolo e l'eredità sarà nostra; e così fecero.)
    E Liliana pensava: "Ma mio padre cosa credeva: non hanno avuto rispetto per lui, avrebbero avuto rispetto per me?"

    Non era solo questione di invidia se l'appartamento o i mobili erano belli (anche se i loro magari erano più belli o più preziosi o più comodi).

    Liliana rilevò un'altra verità quando lo zio Casoria si presentò all'ospedale dove il fratello maggiore, il padre di Liliana, doveva essere operato di urgenza una seconda volta nel giro di tre mesi. 
    Liliana rilevò che lo stato dello zio Casoria non era di ansia o preoccupazione. No. Lo zio Casoria era eccitato.
    "Questo è stato mandato qui dalla moglie per avere notizie fresche e magari essere il primo a riportare la ferale notizia."
    Ed a Liliana tornò in mente quando si era operata lei undici anni prima. Era stata in ospedale un mese in attesa dell'intervento e nessuno era venuto a trovarla, mentre il giorno dell'intervento, dopo l'intervento apre gli occhi nel suo letto nel reparto, ancora mezzo addormentata e con la ferita che le faceva male, e vede Dorina, la figlia maggiore di zio Casoria, e Leopoldo (i due compari), figlio maggiore dello zio Giulio. Liliana accennò un sorriso, fece un cenno con la mano, poi riadagiò la testa sul cuscino e si riaddormentò. Non prima però di avere visto la smorfia sul volto di Leopoldo che avrebbe voluto essere un sorriso di solidarietà e di incoraggiamento. Sì, Liliana si riaddormentò, ma non prima di aver pensato: "Ma guarda questi! E' un mese che sono qui e questi si presentano il giorno dell'intervento?".
    Adesso Liliana credette di capire: erano stati mandati dalla madre di Dorina a vedere come era la situazione non per partecipazione e solidarietà, ma per mero e puro pettegolezzo. Mera e pura mania di impicciarsi, di dover sempre sapere i fatti degli altri.

    Comunque l'intervento del padre di Liliana riuscì e lo zio Casoria ed i suoi accoliti rimasero con un palmo di naso.

    Ma quella vittoria di Liliana fu solo una vittoria di Pirro.

    Sì. Perché quella vittoria Liliana la considerava un suo successo.

    Quando il padre era stato ricoverato d'urgenza tre mesi dopo un precedente intervento, Liliana aveva fatto la spola per tre giorni tra due ospedali per capire cosa stesse succedendo e cosa fosse meglio fare. Aveva sfondato porte, aveva costretto un impiegato a farle e darle immediatamente la copia di una cartella clinica (e non tra una settimana), aveva interrogato caposale e primari. E si era calmata solo quando il padre si lasciò convincere a cambiare ospedale.

    Ma quello fu l'ultimo successo di Liliana.
    Non appena il padre disse: "Va bene, allora andiamo all'altro ospedale", fu piantato il germe per insinuare il dubbio in se stessa, la paura.
    E questo dubbio, e questa paura la  faranno diventare una criminale. 
    Una criminale, come e peggio degli altri membri della famiglia.

    Non appena il padre disse: "Va bene, allora andiamo all'altro ospedale", l'altro fratello, appena arrivato, di sabato, da quattro giorni che il padre era in ospedale, si volta verso di lei e fa: "Se papà muore è colpa tua". Una mazzata.
    Ed il giorno dopo, domenica pomeriggio, l'aggredisce verbalmente e fisicamente.
    E così fu piantato il germe perché Liliana un anno dopo abbandonasse il fratello che l'amava, il fratello che si fidava di lei nelle mani dell'altro fratello che si riteneva (e si ritiene) l'unico in gamba della famiglia ed il detentore della verità.
    Ma questa è un'altra storia.

    Passarono altri tre anni, quattro anni ed i vicini di Liliana si avventarono con ferocia su Liliana ed il marito di Liliana, a suon di lettere di insulti e calunnie, a suon di citazioni per richiedere pochi spiccioli sulla base delle loro menzogne solidali e/o omertà.

    E Liliana capì che il problema non era solo che il padre aveva abituato i fratelli (e poi gli estranei che avevano comprato gli appartamenti che alcuni dei fratelli avevano venduto) al fatto che lui da solo pagasse tutte le spese.
    E questo era stato un grosso errore di affetto (o di quieto vivere) da parte del padre di Liliana: poi i bambini crescono viziati e quella che era una gentile concessione per loro diventa un diritto.

    Non era solo questione di truffe per mantenere in piedi la tradizione di uno solo che pagava le spese per tutti.
    Non c'era solo l'invidia e la bramosia per le cose degli altri.
    C'era qualcosa di più.

    Da parte di zio Casoria, c'era l'invidia per la posizione ed il rispetto sociale di cui godeva il padre di Liliana.

    E da parte del neo-arrivato, c'era la voglia di rivalsa del villano rifatto contro il signore di un tempo. Quello che una volta era del signore del luogo, ora doveva essere suo.

    E Liliana comincia a dare segni di cedimento.
    Per poi crollare quando quei signori fanno quello che lei non aveva mai fatto.
    Liliana non aveva mai detto al padre che lo zio Casoria le aveva presentato un preventivo fasullo per sgraffignarle 600 euro.
    Che il cugino Leopoldo aveva millantato l'esistenza di una fattura inesistente.
    Che il neo-arrivato aveva preteso che a pochi mesi dai fantomatici lavori avesse di nuovo dei problemi.
    Che lo zio Casoria non pagava fisicamente le rate condominiali.
    Che lo zio Casoria vessava il marito di Liliana.
    Che zia Casoria, per conto del marito, apriva le sue bollette col vapore.
    Che i vicini avevano firmato tutti insieme una lettera di calunnie ed insulti contro di lei ed il marito.
    Che lo zio Casoria aveva citato il marito di Liliana per chiedere 58 euro.
    Che ...

    E quei signori vedendo che né Liliana né il padre di Liliana (e come avrebbe potuto? non sapeva niente!) erano toccati da tutto quello stillicidio di persecuzioni, pensarono bene di far sapere loro personalmente tutto al padre ed all'altro fratello di Liliana. 
    Oltre che raccontare le loro menzogne ai loro conoscenti.

    E Liliana dovette vedere l'altro fratello prendere le parti dei suoi avversari.
    E Liliana dovette vedere conoscenti comuni che ammiccavano o facevano finta di non vederli.
    Liliana avrebbe dovuto continuare ad essere intelligente ed ignorarli. Quelle persone contavano qualcosa per lei? Che se ne importava Liliana se una nota farmacista di Salerno, conoscenza comune, strabuzzava gli occhi quando li vedeva? Erano mai state veramente amiche? No, ed allora?
    Già, ma altri tradimenti facevano male. E Liliana avrebbe dovuto capire da questo quanto quelle persone valevano e quindi quanta importanza dare loro.
    Una parente di zio Casoria non era andata a riferire quello che lo zio Casoria diceva di loro alla madre di Liliana commentando: "Ma io lo conosco al marito di tua figlia, siamo colleghi (e questo zio Casoria non lo sapeva): non è mica come dice lui!"?

    Ma Liliana cede e cedendo fa il loro gioco permettendo loro di ottenere un successo insperato.

    [Racconto pubblicato in un post il 2 dicembre 2018]

  • 12 gennaio alle ore 17:39
    Ciao zii

    Come comincia: Ciao zii.
    Zii poi. Non esageriamo.
    Da bambina affezionata quale ero avevo sempre pensato che uno zio è un vice-padre e sono dieci anni che dico che gli unici zii che ho sono mio zio in Friuli e mio zio in Brasile.
    Mio zio che sta in Friuli almeno non mi farebbe mai del male proditoriamente. 
    A proposito sono appunto dieci anni che mio zio in Friuli mi dice che oramai sono troppo vecchia per chiamarlo zio. 
    Mio zio che vive in Brasile, poi. Una persona ed un cuore veramente grande.

    Dicevo, ciao zii (formalmente continuiamo ad usare questo appellativo),
    vi ricordate del bambino che avete contribuito ad uccidere (guardate che lo so che l'ho ucciso io, ma forse foste state persone probe e mi aveste, non dico aiutata, non pretendo tanto, ma almeno lasciata tranquilla, magari avrei avuto più energie e testa per continuare ad occuparmi di lui.).

    Un pomeriggio mia madre e la signora Rita erano dal parrucchiere. 
    I loro bambini più piccoli erano con loro.
    Passa il signor Franco, marito di Rita, a prendere la figlioletta e propone di portare via anche mio fratello: "Li porto tutti e due a casa, almeno giocano. Poi lo vieni a prendere", dice a mia madre. 
    Così i bambini si ritrovano a giocare sul terrazzo dell'altro zio (uso il termine zio solo per identificarlo), al terzo piano. Non c'era ancora la veranda. Ad un certo punto un grido della signora Speranza: "Francooo! E' cadutooo!"
    Mi riferirono in seguito che a quel grido il signor Franco sbiancò: aveva capito che fosse caduto giù. 
    Invece mio fratello era solo evidentemente inciampato ed era andato a sbattere, vicino all'occhio, su uno spigolo di un gradino e c'era tanto sangue.
    Lo portarono alla clinica Venosa. Allora mi sembra non c'era ancora l'ospedale nel nostro paese.
    L'occhio era salvo. Gli rimase una piccola cicatrice vicino all'occhio.

    Post nel profilo di Linda Landi, 15-07-2018