username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Liliana Landri

in archivio dal 12 gen 2019

Battipaglia

mi descrivo così:
Sotto il nome della mia amica Liliana Landri raccolgo le storie pubblicate sul mio profilo Facebook a lei ispirate. Linda Landi 

25 marzo alle ore 19:26

Bullismo

Il racconto

Da wikipedia. 
Bullismo.

Il bullismo è una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, di natura sia fisica che psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuto nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone considerate dal soggetto che perpetra l'atto in questione, come bersagli facili e/o incapaci di difendersi.

«Il termine bullismo non indica qualsiasi comportamento aggressivo o comunque gravemente scorretto nei confronti di uno o più [...], ma precisamente [...] "un insieme di comportamenti verbali, fisici e psicologici reiterati nel tempo, posti in essere da un individuo, o da un gruppo di individui, nei confronti di individui più deboli".
[...] La debolezza della vittima o delle vittime può dipendere da caratteristiche personali [...] o socioculturali [...].
I comportamenti (reiterati) che si configurano come manifestazioni di bullismo sono vari, e vanno dall'offesa alla minaccia, dall'esclusione dal gruppo alla maldicenza, dall'appropriazione indebita di oggetti [...] fino a picchiare o costringere la vittima a fare qualcosa contro la propria volontà.»

(Guarino, A., Lancellotti, R., Serantoni, G. Bullismo. Aspetti giuridici, teorie psicologiche e tecniche di intervento, pp. 13-14. Franco Angeli, Milano 2011, ISBN 978-88-568-3803-9.)

Per chi è arrivato fino a qui, si fermasse.
Non leggete il resto.

Questo è un inutile memorandum, una inutile sintesi per chi non vuole sentire, per chi non si rende nemmeno conto che deve (doveva) chiedere scusa, per chi si preoccupa delle bombe su Bagdad e per chi ama gli extra-comunitari, se musulmani, e ride dei cattolici italiani, soprattutto parenti, se si trovano in difficoltà, i radical-chic di sinistra che mi sono trovata in casa [attenzione, per i porti sono con Emma Marrone!], per chi "amando solo i tornesi, non ama nessuno", per chi non ha coscienza. 
E magari avrebbe dovuto fare marcia indietro quando era ancora in tempo. Per salvare una, due, cinque, sette vite.
Ma a loro che gliene importa? Mica si tratta della loro vita o quella dei loro cari?

Faccio questa sintesi e me ne libero una volta per tutte?

Maggio 2004. GF mi aggredisce verbalmente perché sono una cretina che non ha capito che devo chiamare io all'ospedale e non viceversa. Avevo già telefonato due volte, la prima su sua indicazione, la seconda su sua insistenza ed entrambe le volte avevano ribadito che avrebbero chiamato loro. La seconda volta mi avevano anche presa per una persona un po' stolida.
Non telefono una terza volta.
Finalmente chiamano dall'ospedale.
GF non si scusa.

Luglio 2004. Appena arrivato, di sabato, dopo che io per tre giorni, non andando in ufficio, ho fatto la spola tra due ospedali per capire cosa bisogna fare, mi dice: "Se papà muore è colpa tua".
Il pomeriggio del giorno dopo mi aggredisce verbalmente e fisicamente. Sta per colpirmi in faccia, ma vedo che riesce a trattenersi e mi dà "solo" uno spintone. Cado all'indietro.
Papà non muore.

Maggio 2005. Mio fratello che vive con i miei non sta bene. GAL telefona a casa di mio padre protestando che mio marito, che sta fungendo da amministratore, ha scritto quanto devono pagare (nessuno versava le quote dall'inizio dell'anno). Mio fratello è molto turbato da quella telefonata. Come è turbato dal colore giallo (ma non solo) che l'architetto che vive nella palazzina ha scelto, ma non gli spiego che l'ha scelto l'architetto. Avrei dovuto dirglielo, gliel'ho detto solo anni dopo.

Ancora maggio 2005. GF mi telefona e dice che ha paura che mio fratello si voglia vendicare. Pochi giorni dopo, la sera del mio compleanno, mi telefona ufficilamente per farmi gli auguri e chiede: <<Non è che può venire da te?>>

3 giugno 2005. Il responsabile mi convoca e mi dice che hanno individuato in me la persona di cui mio fratello più si fida. Non invitato si presenta anche GF che con sicumera interviene e dice che mio fratello può andare a casa sua. Cerco di far capire al responsabile di non dare retta, di non fidarsi e di non credere a quello stronzo. Ma solo con lo sguardo e con il tono di voce che dò ad un commento. Il 'rispetto umano' mi impedisce di parlare chiaramente?
Il pomeriggio, mentre GF va a mare, vado da mio fratello ed incontro una specialista che secondo me imbocca la strada giusta. E questa specialista vuole affidare mio fratello a me ed a PM, che è con me. Sono d'accordo. Le faccio presente un paio di problemi logistici. La specialista dice: <<Ci penso>> e ci lasciamo. 
Al ritorno scopro che PM vuole andare a riferire i nostri accordi con la specialista ai miei genitori. GF è a casa loro. <<No>>, gli dico, <<si metterebbero in mezzo ed abbiamo già visto che non sono capaci>>. <<I genitori devono sapere>>, replica.
E qui il demonio, che era all'opera già da tempo, vince. Non replico, lo lascio fare. So cosa succederà. GF, nella sua presunzione, si metterà in mezzo, impedendomi di agire. Ed io non dovrò accogliere mio fratello a casa mia. E perché non replico? Sapevo (o meglio credevo di sapere) che intraprendere la strada proposta dalla specialista poteva implicare un pericolo per me ed i miei genitori (la seconda cosa mi preoccupava di più), ma secondo me era la strada giusta. La migliore per mio fratello. E perché non impedisco a PM di andare a spifferare tutto? Mi prende uno spirito di rivalsa, di vendetta (?) nei confronti di GF. So che la sua presunzione lo farà agire per poi trovarsi impelagato in una situazione in cui non avrebbe voluto in realtà trovarsi. Ed io non agisco? Non impedisco con la forza a PM di andare a spifferare tutto? Non lo faccio. Perché? Per mie caratteristiche personali?
Quando PM riferisce la bella notizia, vedo che hanno tutti paura. Sì, la loro era paura, ma nessuno dice niente.
Il mattino dopo, mentre sto progettando di uscire ed andare  a comprare i mobili per arredare la stanza per mio fratello, squilla il telefono e mio padre mi ordina di non andare a prendere mio fratello. Da almeno cinque anni dico che sul mio manifesto funebre (se ne avrò uno) dovranno scrivere "Figlia obbediente": ho fatto l'università che voleva mio padre, sono andata a vivere dove voleva lui, e devo aggiungere anche questo. Ricordo che capii che GF aveva telefonato alla struttura dove operava la specialista chiedendo urlando chi fosse quella stronza che non sapeva tenere in mano la situazione e che il dirigente della struttura aveva decretato che mio fratello fosse ospitato da GF e che io non dovevo farmi vedere nella struttura. Era sabato mattina.
GF avrebbe dovuto andare a prendere mio fratello lunedì mattina.
Domenica pomeriggio prima di andare a messa (ed avevo pure la faccia di bronzo di andare a messa? oramai mi ero accodata a tutte le facce di bronzo che mi circondavano, ma quella era la loro natura, non la mia.) passai dai miei. C'era GF. Dopo la messa torno a casa mia. Bello e buono mi vedo arrivare GF a casa. Era venuto a cercarmi all'uscita della messa, ma non mi aveva scorto. Lo faccio entrare. Nel salotto, in piedi, nervoso, non riesce a stare fermo, senza quella sicumera sfoggiata davanti al responsabile, con il volto che esprime terrore, mi fa: <<Non è che può venire a stare da te?>> Perché non gli dico quello che si merita, ossia:<<Pezzo di stronzo, ma che ti sei messo in mezzo a fare?>>
Per mie caratteristiche personali o socioculturali?
Gli rispondo: <<Sì, se seguito dalla specialista>>.
No. Secondo lui devo occuparmene io, mio fratello deve venire a stare a casa mia, ma seguito da chi e nei modi che dice lui. Non riesco, non so (forse non voglio) riprendere in mano la situazione. Gli avrei potuto dire: <<Tu ora telefoni alla struttura, gli dici loro che non gli somministrassero quella schifezza che tu vuoi fargli somministrare (ma il mio timore era che lo avessero già fatto, ed allora? si poteva recuperare, sarebbe stato meglio di no, ma era da recuperare le conseguenze di una schifezza somministrata per un periodo limitato di tempo, non per anni) e che dovrà essere seguito dalla specialista di cui mi fido>>.

5 giugno 2005, lunedì mattina. E così, il mattino dopo, preso in trappola dalle sue stesse manovre, GF deve andare a prendere mio fratello per ospitarlo a casa sua e fargli seguire la strada che ha deciso lui. Telefono a GF e dico che voglio andare con lui. <<Il dirigente ha detto che tu non devi venire. Non mi credi? Telefonagli!>> E poi mi urla: <<Tu te ne sei lavata le mani!>>.

Passo indietro.
Bullismo a partire dal 2001 (ma era anche antecedente).

[Per chi è arrivato fino a qui e vuole tagliare corto può saltare in fondo: alla sezione Bullismo di condominio in breve, aggiungendo che GF e la sua compagna si sono schierati dalla parte dei quattro bulli da giardino, recriminando contro gli abusi perpetrati da mio marito (secondo loro) e gli abusi e le prepotenze commesse da me (sempre secondo loro) ed a me non è rimasto che scrivere racconti per far capire a GF la verità, ma avrei fatto meglio a pensare alla mia vita ed alla salute, tanto non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.]

Entro nell'appartamento che devo ristrutturare. Mia zia vi ha lasciato un divano per la vicina ed il servizio di tazze della nonna per mio padre. Non trovo né l'uno né l'altro.
Durante i lavori, i miei vicini entrano ripetutamente a ficcanasare e chiamano gli operai a casa loro ad effettuare riparazioni.
GAL nasconde che possiede la chiave del mio ripostiglio nel seminterrato.
GAL segnala al Comune che sto facendo i lavori e mio padre deve correre al municipio per dimostrare che ha fatto tutte le segnalazioni del caso.
Mio marito lascia l'auto un momento in sosta vietata, GAL chiama il carro-attrezzi.

2002. GAL spaccia un preventivo che ha scritto lui per quello di una ditta di cui mio padre si serve.
GAL si mette ad urlare quando chiedo informazioni.
GAL fa dire al nipote che la ditta ha presentato la fattura. So che non esiste, ma non chiedo di vederla (evidentemente le urla hanno fatto effetto). 
Alla fine GAL mi ha sgraffignato 600 euro. La quota di spesa annuale per l'ordinario è di 500 euro.
GAL dice al suo amico vigile urbano di non far risultare il mio trasferimento di residenza.
Vado a protestare presso la sede, l'amico di GAL viene a trovarmi di persona, con atteggiamento da mamma santissima.
Gran Premio mi tende ripetutamente agguati all'ingresso del palazzo per ordinarmi che la luce fuori il portone deve essere spenta.
Prodotto Lordo, amministratore interno, insulta e caccia via mio marito dall'assemblea condominiale convocata per discutere il bilancio consuntivo. Il bilancio consuntivo non c'è. Mio marito ha chiesto: <<Quanto c'è in cassa>>.

2003. Gran Premio viene a dirmi, dopo due o tre mesi dalla fine dei presunti lavori per i quali ho cacciato 600 euro e per i quali non ho mai visto passare un operaio né sentito dei rumori, che ha di nuovo dei problemi. Rispondo: <<Scusate, ma la ditta che ha fatto? Che garanzie ha lasciato?>>. Gran Premio fa "Ah, eh" e se ne va.
Di nuovo non mi viene presentato il bilancio consuntivo.

2004. Mio marito è amministratore interno. L'ultimo atto di Prodotto Lordo è stato selezionare una ditta per dei lavori di cui GAL parlava da almeno dieci anni. E' toccato a mio marito iniziarli.
GAL ha cercato di ostacolarne l'inizio in ogni modo, poi ha cercato di lucrarci su urlando che occorreva fare tutto non solo i lavori di somma urgenza: se gli altri non avevano i soldi, li avrebbe prestati lui. 
Deciso di iniziare, io, Gran Premio e Ferruccio versiamo la prima quota per i lavori. GAL ed il proprietario dell'appartamento dove abita Prodotto Lordo no.
Vado a parlare con il secondo. Verserà la sua quota e dirà a GAL di fare altrettanto. GAL esegue.
A fine anno prepara il bilancio consuntivo: pare che GAL stia trattenendo 300 euro.

2005. GAL non solo nega di essere debitore di 300 euro, ma addirittura pretende di essere creditore di 300 euro. Poi quando vede confutati i suoi calcoli, ne presenta altri, cambiando cifra. GAL fa pervenire a mio marito tre lettere da tre avvocati diversi.
Ad inizio anno mio marito ha abbassato le quote ordinarie. Nessuno, tranne me, le paga più (GAL non le aveva mai pagate nemmeno prima). A metà maggio mio marito è costretto a chiedere ai vicini di saldare le loro quote. GAL telefona a mio padre per protestare. 
A dicembre GAL chiede a mio padre di controllare i suoi conti. Adesso limita la sua richiesta a 200 euro. Mio padre gli invia una risposta che GAL riceve la mattina di Natale. GAL la legge e telefona a mio padre in preda ad un accesso di furore. Mio padre mi telefona esagitato esortandomi a chiudermi dentro.

2006. Le rampolle di GAL vengono a discutere con mio marito, colpevole della situazione.
Gran Premio si presenta alla mia porta perché vuole parlare con mio marito. La faccio accomodare e quella : "No, perché se le cose continuano così, qualsiasi cosa ci sta qua sopra la prendo e la butto per terra!".
Prodotto Lordo ed il professore universitario che come amministratori non hanno mai presentato un bilancio consuntivo, né nessuno ha mai chiesto loro di vedere una fattura, una ricevuta, si presentano da mio marito e chiedono di vedere ogni bolletta pagata, ogni ricevuta, ogni scontrino della gestione ordinaria. Non manca niente, c'è fino all'ultimo scontrino di 80 centesimi.
Per la gestione straordinaria ci pensa GAL a chiedere copia di ogni fattura, di ogni bonifico.

Continua integrando
https://www.aphorism.it/liliana_landri/racconti/grave_turbamento/
https://www.aphorism.it/liliana_landri/racconti/lonore_dei_landri/
e continuando con
https://www.aphorism.it/linda_landi/racconti/grazie/

https://www.aphorism.it/liliana_landri/racconti/terza_generazione_cresce/

Con un grande sforzo, a quattro mesi dall'intervento vado alla riunione condominiale, cerco di presentarmi al meglio per non dare loro soddisfazione. Il professore universitario se la ride, soddisfatto di avermi atterrato insieme ai suoi complici.

E continuano. Fino alla tomba (mia e di chi mi vuole bene):

https://www.aphorism.it/liliana_landri/racconti/a_mamma_dispiace/

https://www.aphorism.it/liliana_landri/racconti/morire_di_chi_so_io_e_chi_si_tu/

-----------------------------------------------------
Bullismo di condominio in breve:
Post di
Linda Landi
13 luglio 2018 · 
Le favole del grottesco.

Io non posso vivere a via Vattelapesca n.0 perché così piace ai furbi ed ai prepotenti.
No, ad essere precisi all'inizio mi hanno detto: guarda tu qui ci puoi pure stare però devi pagare il pizzo, stare zitta e fare finta di niente.
E guarda che qui comandiamo noi: noi decidiamo quali piante devono stare in giardino, noi decidiamo chi deve raccogliere i frutti e persino chi può starci o no. Noi decidiamo se le luci devono stare accese. Noi decidiamo chi può usare l'acqua condominiale per scopi privati (solo noi, io credevo nessuno). 
Il primo anno il pizzo è stato sui 600 euro.
C'è stato un tentativo di rubarmi anche altri tre milioni di lire, ma è sfumato.
Il secondo anno non so a quanto sia ammontato il pizzo. Hanno fatto un tentativo di estorcermi altro denaro con la stessa scusa con cui mi hanno estorto 600 euro il primo anno, ma li ho bloccati.
Per i successivi tre anni hanno perso il controllo diretto e sono diventati ancora più subdoli e prepotenti.
Una in casa mia ha minacciato di buttare in terra gli oggetti che erano sul tavolo. Mio marito si è sentito continuamente insultare e minacciare. 
E poi hanno ribadito: guarda che su di te abbiamo il diritto di sapere tutto. Le tue lettere, soprattutto bollette, le apriamo con il vapore. 
Poi hanno ripreso il controllo e si sono scatenati. Guarda che noi qua viviamo interamente a tue spese e tu non puoi farci niente.
E la roba tua è nostra.
E noi ti dimostriamo che siamo felici, ti provochiamo scendendo e salendo le scale fischiettando. Borbottando e dicendo: "Che schifo" o "Che puzza" quando passiamo davanti la porta di casa tua o ti incrociamo
E se provi a chiederci una prova del nostro diritto ti buttiamo immondizia davanti la porta e ti imbrattiamo l'auto e ti picchiamo.
E come ti permetti? Noi siamo dei signori.

E visto che ci hai dato fastidio, svieni davanti a noi per quello che sembra un attacco di cuore? Facciamo finta di non accorgercene e non chiamiamo aiuto.

Sei sopravvissuta?

Ricordati che devi pagare il pizzo.
 

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento