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Autore

Liliana Landri

in archivio dal 12 gen 2019

Battipaglia

mi descrivo così:
Sotto il nome della mia amica Liliana Landri raccolgo le storie pubblicate sul mio profilo Facebook a lei ispirate. Linda Landi 

12 marzo alle ore 17:27

L'onore dei Landri

Il racconto

Il profilo FB #Briganti ha commentato questa notizia:
https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/napoli_sgominata_paranza_bambini_verbali_pizzaiolo_di_matteo_spremuti_come_limoni-4351262.html

Commentandola così:

<<I soci della pizzeria Di Matteo:

«La verità è che questi per troppi anni ci hanno spremuti come dei limoni. 
Prima i cento euro alla settimana per le famiglie dei carcerati, poi 5 o 10mila euro per Natale e Pasqua e non è ancora finita».

Aggiunge un altro socio: «Vengono nel locale, sono venti di loro, si seggono e prendono panini, pizze, panzarotti, oppure se li fanno mandare a casa senza pagare».

I pizzaioli, non sanno di essere intercettati dai carabinieri mentre danno vita allo sfogo che dà il via alle indagini sul racket nel centro storico.

Dopo gli spari nella saracinesca nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 febbraio rompono il silenzio, lasciano alle spalle il regime di omertà, ed è grazie alle loro testimonianze che i carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno eseguito il fermo di Ingenito, Matteo, Napolitano e Sibillo al termine delle indagini condotte dai pm Francesco De Falco e John Henry Woodcock, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli.

Non abbiate paura, lo stato c’è, e ha bisogno del nostro coraggio contro questo cancro chiamato camorra.

“Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola”.

Giovanni Falcone.

da Luigi Leonardi>>

Estrapolando le seguenti parole
<<...
Non abbiate paura, lo stato c’è, e ha bisogno del nostro coraggio contro questo cancro chiamato camorra.>>

ho commentato

Speriamo. Per Libero Grassi, e chiedo scusa se una persona indegna come me si permette di scrivere questo nome, lo Stato forse non c'è stato abbastanza.
Libero Grassi che chiese di sorvegliare la sua fabbrica perché non dovevano pagare i suoi dipendenti per le sue scelte, ma non volle una scorta per sé.

Mentre dalle seguenti parole ho estratto una favola.
“Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola”.
... >>

Una favola di pizzo ed omertà. E di risate da parte di chi legge la favola.
Favola:

Veramente Liliana, detta Lilly, fino a quando ha taciuto, ha vissuto. Magari non felice e contenta, ma serena. No, veramente Liliana credeva anche di essere felice e contenta.
Ma quando (per quale sghiribizzo?) le è saltato in testa di parlare, la sua pace, e quella della sua famiglia, è finita. 
E se vogliamo dirla tutta non è chissà cosa avesse detto.
Aveva chiesto semplicemente: "Mi attestate la data di consegna del verbale di assemblea?". Apriti cielo! 
Il suo interlocutore ha scambiato anche questa semplice richiesta come una ribellione, come una minaccia.
E per Liliana è stata la fine.
I signori hanno interpretato la richiesta come una ribellione al pagamento del pizzo.
Figurati!
Cinque anni prima Liliana aveva pagato un pizzo annuale ammontante a più di 600 euro, figurati se non poteva pagare adesso un pizzo di 240 euro!

Liliana voleva solo assicurarsi che il pizzo non fosse troppo esagerato.
Cinque anni prima il tentativo di estorcerle altri tre milioni di lire (l'euro era appena nato e si usavano ancora entrambe le valute) era fallito grazie alla solidarietà delle altre vittime del pizzo. 
Ed a pensarci bene 600 euro sembravano niente cioè seicentomila lire, ma in realtà era già un'estorsione di un milione e duecentomila lire. 
Ma, in seguito, una o due vittime del pizzo si sono trasformati in pizzaioli pure loro, vedendo che il loro interesse era stare con il capo-pizzaiolo.

Ed invece è proprio così: Liliana sa da anni che la sua vita è stata rovinata, ed addirittura accorciata, per 240 euro.
Ma poi ha capito che non si è trattato solo della sua vita.
Quei signori, magari indirettamente, hanno provocato una strage per 240 euro. O Liliana ha provocato una strage per aver dato involontariamente ad intendere (grazie all'intervento di un avvocato messo in mezzo dal marito dopo aver ricevuto una lettera di insulti e calunnie) che non voleva pagare 240 euro?

Dalla fiction L'Ispettore Coliandro. "Quando hai a che fare con criminali da quattro soldi ed in mezzo a loro c'è una psicopatica ...", ha replicato il magistrato al commento dell'ispettore: "Oh, e questi hanno fatto una strage, hanno combinato tutto questo casino per 100000 euro!?!".

E' proprio così. Tante vite rovinate e terminate anzi tempo per 240 euro.
E non è ancora finita.
Le bimbe di Liliana hanno detto anni fa: "Ma noi pensavamo di andare a vivere in via Vattelapesca!". "No", ha dovuto rispondere Liliana, "Quello è un posto pericoloso: vi fanno il malocchio come la mia madrina di battesimo lo ha già fatto a me".

Ma è stato uno stillicidio continuo.
Un anno prima Liliana era corsa nella città vicina ad aprire una casella presso l'ufficio postale perché aveva scoperto che le sue bollette, prima di arrivare in mano a lei, venivano aperte con il vapore. 
Arrivano le prepotenze che già c'erano state in passato.

Ed arriva una citazione per chiedere 58 euro.
["58 euro?!", ha esclamato questa estate un'amica sedicenne, molto matura, della figlia maggiore di Liliana, "ce li ho io 162 euro nel salvadanaio! Glieli davo io". Questa ragazzina vive con la sua famiglia di cinque persone in un bilocale.]

Il giudice, paziente, chiede: "Volete fare a metà?"
Il convenuto, anche se sa che non deve quei soldi, dice: "Va bene".
Ma l'attore non è d'accordo.

Ed arriva un decreto ingiuntivo di 240 euro. 
Liliana, stupefatta, va a vedere in Tribunale su quali documenti fosse basato il decreto ingiuntivo. Aria fritta: due dichiarazioni (parole) dell'attore, un riparto spese approvato dall'assemblea due mesi dopo l'esecuzione dei presunti lavori ed un computo metrico di due anni prima per altri lavori per un ammontare totale completamento diverso dalla cifra dichiarata adesso. Ma il marito di Liliana le consiglia di non perdere tempo e non fare opposizione. Sul non perdere tempo Liliana è più che d'accordo.
["Ha sbagliato!", le ha detto di recente un brigadiere della Finanza, "Doveva fare opposizione e denunciarli per truffa".]

Già, figuratevi che Liliana poteva fare anche una cosa molto più semplice. Senza che Liliana se lo aspettasse, i pizzaioli si erano sentiti alle strette e le avevano mandato per la prima ed unica volta la copia di una fattura. Una fattura che sapeva di falso lontano un miglio. "Aspetto un anno e la porto alla guardia di finanza", aveva pensato Liliana. Perché un anno? Perché Liliana pensava che la ditta avesse ancora tempo di mettere i registri in ordine. Dopo un anno ci saremmo visti. Le cose vanno fatte a tambur battente. Un anno dopo Liliana ha altri pensieri, altri pesi si sono aggiunti, ma fermare quella gente avrebbe dovuto essere prioritario, vitale. Con quella fattura in mano alla finanza chi aveva fatto emettere decreto ingiuntivo contro di lei avrebbe dovuto pagare una multa perché non aveva funto da sostituto d'imposta. 
E Liliana ancora tratta quella gente con i guanti gialli? Ma Liliana, come Andreotti, a sentire Massimo Troisi, è 'fesso', nel senso buono, napoletano, precisa Massimo Troisi, nel senso di ingenuo. Ancora crede che quella gente, grata per l'attenzione, scriva una lettera di scuse e ritiri tutto? E crede che si possa continuare a vivere in quel condominio come tra persone per bene? E poi oramai Liliana è succube del marito che dice: "Ogni volta che ti muovi tu, succede un disastro!" ed ha paura di prendere l'iniziativa per timore di conseguenze peggiori.
[""Non si tratta di essere scemi: è che lei è buona.", le ha detto ancora una volta lo stesso brigadiere della Finanza di poc'anzi, "Doveva venire da noi. Quelli sono come bambini: hanno bisogno di uno scappellotto ogni tanto!". Oh, in due parole che ha detto Liliana, quel brigadiere ha compreso immediatamente la psicologia di quei personaggi.]

Ed arriva l'ufficiale giudiziario davanti la porta di Liliana: anche se Liliana aveva pagato quanto richiesto, aveva sbagliato. Aveva fatto il vaglia direttamente al richiedente e non al suo avvocato. Ed il richiedente aveva nascosto al proprio avvocato di aver ricevuto quanto richiesto, pensando di intascarsi anche il compenso dovuto al proprio avvocato.

E l'avvocato, che come amico di famiglia, aveva prestato gratuitamente la sua opera per la citazione dei 58 euro, per quella gente non farà più niente.

E questo è un guaio.
Perché si affidano ad un avvocato ancora più agguerrito. Talmente sfrontato che fa arrivare un'altra citazione per chiedere: 1) 460 euro, negando o nascondendo anche quanto, nero su bianco, è dichiarato nella citazione che chiede 58 euro [ha visto che era possibile alzare il tiro]; 2) 1500 euro, negando, visto che non siamo tra galantuomini, che erano stati gli attori a chiedere al marito di Liliana, per cortesia, vuoi occuparti tu, con questi 1500 euro, di pagare i restanti creditori del condominio?

Ma gli attori sono pensionati con pensione retributiva, mica devono pensare a sbarcare il lunario come devono fare Liliana ed il marito.

Va bene, ci pensano gli avvocati. 
Poco tempo dopo Liliana vede entrare nella sala ristoro dell'azienda un collega con l'aria stravolta. Era stato in Tribunale, racconta, per un rimborso per un incidente stradale. Era sconvolto: aveva assistito alla scena dei due avvocati delle controparti ed il giudice che si mettevano d'accordo come spartirsi tra di loro i 700/800 euro di rimborso.
Avrà capito bene?

E che gliene importa all'attore del fatto che vive da quarant'anni in un appartamento che gli ha regalato il padre di Liliana?
E che gliene importa all'attrice del fatto che vive nel suo appartamento (e possiede un ripostiglio gratis et amore deo nel seminterrato) anche grazie al lavoro ed all'impegno gratuito (ed al fare finta di chiudere gli occhi ed il naso) del padre di Liliana?
E che gliene importa ad entrambi che nella famiglia di Liliana ci sono seri problemi di salute? 
Cosa è la vita di una terza persona in confronto a 5 centesimi in tasca loro?

Che cosa è un po' di onore di fronte a 2000 euro? 
(Mutuo la frase dal film "L'onore dei Prizzi".
Nel film, se non erro, la frase era: "Che cosa è un po' di onore di fronte ad un milione di dollari?". Ai Landri bastano 50 euro ed anche meno per vendersi l'onore.)

OK. Siamo ancora al ridicolo.

Ma poi il pizzo sale. 
Liliana dovrebbe pagare 250 euro al mese.
50 per l'amministrazione ordinaria.
200 fondo cassa per non precisati lavori di cui alcun documento né perizia attesta la necessità. Solo le loro solite dichiarazioni. nessuna prova documentale.
Liliana sa che il capo-pizzaiolo ha per vizio di dire: faremo i lavori, faremo i lavori, e poi i lavori non cominciano mai.
250 euro al mese, pensa Liliana 
50 la mia quota ordinaria. 
Con le altre 200 pago le quote ordinarie di tutti gli altri.

Cento niente ammazzarono il ciuccio.
E dal comune di ... in Calabria le arriva di nuovo una richiesta di pagamento per tasse non pagate. Richieste che arrivano da un anno o due. Non sono per lei, Liliana lo sa. Sono per la sua zia omonima. Liliana le ha chiesto più volte di chiarire l'equivoco, ma la zia le ha sempre detto: "Non li pensare! Quelli ancora devono capire che io ho venduto e queste tasse le deve pagare il nuovo proprietario." Sì, intanto le richieste arrivano a Liliana e Liliana capisce che quella è l'ultima richiesta prima magari di un altro decreto ingiuntivo. Prende la lettera, la manda per raccomandata alla zia. Poi scrive lei una raccomandata al comune di ... in Calabria e, facendo presente il proprio codice fiscale, fa notare loro che non è lei la Liliana Landri che cercano. Senza fare la spia però: non rivela dove possono trovare la Liliana Landri che a loro interessa.
Ma da quando riceve quella lettera via raccomandata, Liliana ha l'impressione che la zia le metta il muso. La zia che le aveva proposto di comprare il suo appartamento, facendole così intendere che riteneva non ci fossero problemi per la nipote ad andare a vivere in via Vattelapesca, mentre sarebbe dovuta andare dalla nipote e dirle: "Liliana, so che tuo padre vuole che tu vada a vivere in via Vattelapesca. Ti scongiuro in ginocchio, non ci andare!"

Ed uno dei parenti di Liliana si aggrava, ma Liliana sta tutta 'scimunita' e mortificata per l'indignazione del marito che non molto tempo dopo dirà: "Gente 'e m.... l'ho conosciuta, ma gente 'e m.... come la famiglia Landri non l'avevo mai vista."

Ed il marito di Liliana procura una perizia tecnica sullo stato delle cose e quei signori, visto fallito il colpo dei 200 euro in più al mese, chiamano un architetto loro amico che fa un computo metrico, facendo risultare la spesa cinque volte maggiore rispetto a quello che realmente vogliono fare.
Come, nei primi mesi quando convivevano ancora lire ed euro, volevano far passare una pittatella nelle scale per sedici milioni di lire, mentre ne bastavano tre.

E Liliana, inaspettatamente scopre di 'attendere', ma oramai sta talmente stanca che la sua mente, ed il suo organismo, non ce la fa.
Ci sono carezze che aggiunte sopra un carico lo fanno vacillare. [Erri De Luca, Il peso della farfalla]
E Liliana si ammala.
E non è più in grado di aiutare chi aveva bisogno di lei.
O aiutare se stessa.
Fine della favola.
Seconda stella a destra. E' una favola. E' solo fantasia.

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