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Autore

Liliana Landri

in archivio dal 12 gen 2019

Battipaglia

mi descrivo così:
Sotto il nome della mia amica Liliana Landri raccolgo le storie pubblicate sul mio profilo Facebook a lei ispirate. Linda Landi 

18 febbraio alle ore 18:17

Morire di "Chi so' io e chi si' tu"

Il racconto

A che serve? A niente.
È la continuazione del gioco di "Chi so' io e chi si' tu" che ha già mietuto tante vittime.
Le più buone. Le più indifese. Le più ingenue.

Ed allora perché continuarlo?

Continua perché gli attori continuano.

Cosa è accaduto il 2 gennaio 2019?

Il 2 gennaio 2019 era 1 anno.
E chi può o vuole intendere, intenda.

Ma il 2 gennaio 2019 è accaduto anche un'altra cosa.

Da mesi sentivo recriminazioni che era tutto bloccato per colpa mia e se non provvedevo tutti noi allo scadere dell'anno avremmo dovuto pagare un sacco di soldi.

Trovandomi fortuitamente a Battipaglia ai primi di dicembre, visto che l'anno stava per scadere. telefono a ... e mi faccio accompagnare alla banca. Dovrò tornare, perché l'addetto che si occupa della pratica non c'è. Lascio il mio numero e un paio di giorni dopo mi telefonano per l'appuntamento.
Stavolta vado con mia madre.
L'addetto prende la pratica, dà un'occhiata veloce e mi dice che oramai è tutto chiuso, tutto perso. 
Traduco: nessuno avrebbe dovuto pagare niente, solo che quei soldi che avevamo stabilito dare a ... non potevano essere ritirati.
Prego l'addetto di guardare più attentamente la pratica.
Lo fa.
Poi esclama: "No, non è bloccato niente! C'è solo questo titolo cointestato che blocca tutto. Per sboccarlo occorre compiere una serie di procedure che comportano delle spese e ... ha giustamente ritenuto che non ne valeva la pena. Però basta una dichiarazione di rinuncia solo di questo titolo sottoscritta da tutti i coeredi, corredata dalle fotocopie dei loro documenti, e possiamo sbloccare il resto".
Apprendo tra l'altro che su quel titolo della discordia dovevano esserci rimasti solo un'ottantina di euro.
Chiedo se c'è un modulo da compilare.
"No. È una semplice dichiarazione che dovete compilate voi."
Qualche giorno dopo l'addetto mi telefona e mi indica in quali termini doveva essere compilata la dichiarazione e mi detta i codici identificativi del titolo.
Compilo la dichiarazione, la stampo, la corredo della fotocopia dei miei documenti e prima di Natale la porto a mia madre dicendole: "Quando viene quel tizio da Roma, cortesemente gliela fai firmare, la firmi tu e, se vuole, se può, la porta alla banca, altrimenti la porterò io, però lui, cortesemente la deve firmare. Alla banca hanno già le copie dei vostri documenti."

Il tizio da Roma si trattiene qui solo il 25 ed il 26, quindi devo pensarci io. 
Torno da mia madre in un giorno feriale dopo il 26 e scopro che il tizio da Roma non ha firmato, che avrebbe voluto parlarmi per spiegarmi cosa invece andava fatto.
Per non esplodere, devo andarmene.
Solo il 2 mattina ce la faccio (per forza di cose) a riprendere l'argomento.
E chiedo a mia madre: "Va bene. Quel tizio non ha firmato, dice che andava fatta in un altro modo. Almeno ti ha lasciato la dichiarazione come dice deve essere fatta e l'ha firmata?"
Sì, l'ha fatto.
Me la dà e mi dà anche la mia dichiarazione tutta imbrattata per indicarmi come andava fatta. In un secondo momento, per fortuna, mi accorgerò che dietro la mia dichiarazione il tizio ha scritto tutto uno sproloquio per spiegare a me, che evidentemente continua a considerare un'idiota, qual è la differenza tra le due dichiarazioni. Come se non fossi in grado di vedere da me la differenza.
Va bene. 
Prendo entrambe le dichiarazioni e vado alla banca. 
Mentre vado prego: "Per una volta, fa che abbia ragione lui. Ti prego, per una volta, fa che abbia ragione lui".
Per me sarebbe stato un conforto: avrebbe potuto significare che io avessi avuto torto anche sulla questione dei farmaci.

Faccio chiamare l'addetto e gli spiego la situazione. Fa un'aria imbarazzata e prende la dichiarazione compilata dal tizio. 
La legge. 
Dice: "La faccio vedere alla direttrice" e va dentro. 
Torna: "Mi dia la sua". 
"Ma l'ha tutta imbrattata". 
"Non fa niente, me la dia". 
La prende e torna dentro.
Torna ancora più imbarazzato: "La dichiarazione di (omissis) non va bene. Va compilata come l'ha compilata lei".
...
Esco, torno a casa, recupero il file dal PC, provvedo a ristamparlo. Lo consegno a ...., le chiedo di farlo firmare a quel tizio che se non è convinto può andare alla banca a chiedere.

In serata ho la dichiarazione firmata e corredata di tutti i documenti.
Il giorno dopo la porto alla banca: va bene.

Perché io sono un'idiota.
Perché io, laureata con lode, che prima del 2004 mi sono trovata a rappresentare l'R&D italiana dell'azienda per cui lavoro ad Aachen (Aquisgrana) in Germania, a Brighton in Inghilterra, a Stoccolma, etc, ma, secondo quel tizio che se ne è andato giustamente a Roma per vivere la sua vita, ma si sentiva in diritto di venire a fare i bagni al mare nella casa dei genitori ed a distruggere, guidato dalla sua compagna, le nostre vite, io ero un'idiota.

Nel 2004 sono un'idiota che non aveva capito che doveva telefonare lei all'ospedale e non viceversa.
Per la cronaca, hanno telefonato dall'ospedale.

Nel 2004 sono un'idiota che aveva sbagliato a lottare perché il padre venisse trasferito di ospedale. 
Mio padre si è salvato.

Nel 2005 sono un'idiota che voleva dare credito a chi voleva usare prevalentemente la terapia della parola e che mi aveva avvertito: se ... continua con i farmaci ogni due anni starà in una struttura ospedaliera.
E qui sono diventata veramente un'idiota, perché invece di lottare come avevo fatto un anno prima per mio padre, mi sono fatta fare scema dal tizio che mi si è attaccato addosso e non mi ha mollato.
Ed il tizio di Roma ha preso il sopravvento. E si è permesso di dirigere e criticare le nostre vite.

E così sono diventata quello che voleva lui: un'idiota.

Morire di "Chi so' io e chi si' tu"

Linda Landi
1 febbraio alle ore 20:41 · 

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