username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di Luca Gamberini

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Luca Gamberini

  • 13 settembre alle ore 18:36
    Paternità

    Gli alberi sanno tacere il dolore che tu non vedi, insieme abbiamo riso tanto dei vuoti d'aria al ramo spezzato, carne a coincidere con la calligrafia del rito. Iil tuo passo cambiava colore alla luce distraendo perfino la gioia, la strada indossava soltanto il tuo odore, nessuno poteva sapere quello che tutti immaginavano, facevo l'amore con te, come lo sognano tutti quelli che ti hanno veduta almeno una volta. Il franare dei gesti - poi - non placava l'ardore dei vorrei spalmati all'inchiostro. Non abbiamo pianto, insieme, alla radice estirpata, le mie erano solo lacrime che tu non vedevi, sapevi piangere da far ammalare il cuore, ma le lacrime sono un'altra cosa e non posso spiegarti qui, ora, la differenza. Tu non conosci gli alberi, il tuo destino sono fiori recisi programmati allo scambio, mentre il mio è quello di crescere figli mai nati, non fare mancare loro niente al ramo spezzato e auspicarmi che il primo giorno di scuola possa insegnare loro ciò che non ho imparato in tutta una vita. ( Da Enciclopedia del far niente / 96, rue de-La-Fontaine Edizioni)

  • 04 gennaio alle ore 19:41
    Autobiografia di un dio

    Dio è un essere
    incontentabile
    nessuno lo ha
    mai visto nudo
    si dice somigli
    a una malattia che
    la felicità non crede
    a un dio
    germogliato al bisogno
    come una musica
    udita provenire
    dai bianchi oleandri che
    il pentagramma ti dona
    meravigliosa dannazione
    mi costringe
    ad uscire di casa
    per ammettere
    la tua esistenza
    fuori da dio
    annettermi a te
    per liberarmi
    di lui
    come potare un albero che
    ricresce più forte
    la paura
    di un Vasco qualunque.

  • 23 maggio 2017 alle ore 11:43
    Pronto a termine

    Il mio compito è finito
    un sommo silenzio è
    la cura per il nessuno 
    tra la gente che viene 
    e che va - ogni giorno
    è la stessa che prega
    dentro al nido di croci
    scoperchiato dal cielo
    che non piove nessuno
    a parlare a un mattino.

  • 05 febbraio 2017 alle ore 10:31
    Suffragio

    Sempre ritorni al mattino
    come una barba
    che nemmeno più so 
    i tuoi anni
    quando fumo distratto
    davanti a un bel culo
    che il cielo è già morto 
    da un sorso 
    di carne e di vino
    più buono del sangue
    che non ti soddisfa
    quanto questa fatica
    di barba come erba
    come radice quadrata
    di un silenzio che acquieta
    il desiderio 
    di vita senza epilogo
    che per te sono morto
    da un pezzo
    di giorni e di notti
    quando vieni a trovarmi
    è come portassi 
    i fiori al defunto
    che poi te ne torni
    alla vita serena
    mentre immagino già
    il mio funerale
    della prossima vita.

  • 16 gennaio 2017 alle ore 19:43
    Bugiardino

    Fu un amore fatto di carta e inchiostro a ridurmi tutto pelle e ossa, sognavo l'aria respirando immagini a sfondo perduto. Il cuore, ridotto a ragione, al ritorno dai brevi viaggi - all'abbeveratoio - divenne prima cieco di speranza e poi sordo, di delusione, per difendersi da silenziose bolle di sapone a rendere ignifuga la paglia. I ricordi non hanno una data di scadenza, tra la pelle e le ossa è rimasta la voce del tempo che non lava l'inchiostro e stropiccia la carta, come il vento fa con il ramo all'insaputa del tronco.

     

  • 09 dicembre 2016 alle ore 10:57
    Il collezionista di rifiuti

    Il cielo è scomposto, ad un’ora in cui le voci non fanno ancora rumore, il morale è alle stelle che son sparite, la luna è in vacanza da due vite. Manifesto a pubblicizzare un saggio di danza, scalzo mi destreggio per le strade specchiandomi tra la solita mattanza, di rifiuti. Il treno è già passato e nessuno se ne è accorto, non potrei mai darti torto, in fondo non è che un altro giorno andato storto. Ci siamo abituati a comprendere senza ascoltare, tu lo facevi bene, io te ne volevo da morire, ed ora non hai nulla di cui rimproverarti, sbagliano sempre e solo gli altri. L’eccesso di egoismo è una pratica simile al buddismo, perdona il parossismo, una sorta intercalare di bullismo. Proverbio del giorno, oroscopo della settimana, solitudine somministrata attraverso endecasillabi faleci, prospettive di individualità a spiccare sul senso comune di una ragione, che mai ebbi se non per i trascorsi greci. La legge è uguale solamente per tutti coloro che la rispettano, non può esistere altro Dio al di fuori di chi un Dio non ce l’ha. La mia faccia non è da Coop, le mie mani non sono luoghi comuni per raccolte punti di momenti inopportuni, il mio feretro è scomposto, quanto questo cielo scalzo, sorridente all'attesa di un treno, già passato, che mi ha dimenticato.

  • 28 ottobre 2016 alle ore 15:06
    La nostra stagione

    Ci siamo mangiati l'estate a piccoli morsi,
    le briciole di mare consumate a brevi sorsi.
    Non avevamo occhi da dedicare alle stelle,
    non avevamo tempo da dedicare a finestre sbalordite.

    Ogni stilla rigenerata tra gli abissi della privazione,
    al di là di ogni sogno bambino la sabbia,
    i brividi a roccia,
    i piaceri alla schiuma,
    il medio erborinato al tatto.

    Basta una tiepida luce all'autunno per dire chi siamo,
    ad ogni richiamo un incasso,
    lesto a ingrandire il presepe dei giorni privati alla stalla.

    L'inverno sta tutto in una busta di plastica,
    dai maglioni vergini e dal cielo tinto di lacca,
    col sangue avvinghiato,
    a una voce incupita nella camera buia,
    si logora anche chi gela
    - forse più in fretta -
    tra la luce turbata.

    Primavera,
    il manicomio di tutti i propositi alla cifra,
    col respiro delle case a sapere il gelsomino
    ed un fiume incerto a dividere il tuo sole dalla mia nebbia.

    I fantasmi aggrappati agli specchi simpatici,
    l'odore della tua voce
    - svanito -
    riecheggia in quel
    - tuo -
    non aver bisogno di nessuno.
    La nostra stagione è l'oblio.

  • 15 ottobre 2016 alle ore 2:32
    Tramonti

    Le mie vacanze sono un solitario fico ingobbito dal sole, non cadi mai dagli occhi, nemmeno quando il sole acceca, le mie mani hanno ancora la forma di abbracci promessi che il fico non disdegna. Al calare del sole una nuova primavera volge lo sguardo all'apparire della tua assenza, questa luna priva di luogo pare lo specchio del mio divano che muore ogni sera soffocato dal tuo distacco, un ruggito di vento a indicarmi la strada delle calcagna, il diavolo sa tremare all'occorrenza dell'orfano, ti invita alla preghiera quando il sole affonda e il bosco si addormenta, che pare senza vita e sembra offrirmene quasi una.

  • 15 settembre 2016 alle ore 21:09
    Fuori da questo non so dove

    Solo il canto delle cicale rimette in equilibrio un cuore, l'istinto è per il giovane che non giova alla milza, fuori da questo non so dove si muovono mosche all'insaputa del ragno, l'uomo solo ascolta quel canto come fosse l'ultima voce udita prima del vibrare dei vermi, a terra ancor secca e priva di luce. Un paio di vite altrove anche il giovane sapeva l'istinto e il rincorrere mosche oltre la tenda che divide il giardino dal mondo. Ma un mondo termina sempre prima o poi e anche questo mondo è finito, così come l'altro e il precedente ancora, i risvolti bagnati son l'unico segno che induce la morte all'assenza di tatto. Anche l'uomo sapeva toccare la donna, che lei non capiva se erano dita o labbra, o qualcosa di nuovo, meglio di uomini che non sapevano fare più dello sguainare lo sfogo e rendersi medesimi al ricordo. Entrare in una donna è come traversare una strada che puoi farlo mille volte e il pericolo è sempre imminente, anche se attraversi sempre la stessa. Mai domo, mai sazio, l'uomo solo ricorda ne usciva ogni volta più forte e più vivo, che un sol culo val più di una esposizione di quadri e per capir le cicale basta ammirarlo quando è proibito, quando non devi, quando non puoi, quando non sei.

  • 20 marzo 2016 alle ore 14:49
    Microsistema

    Tu devi compiere i giorni, che i compleanni non sanno la fatica del tuo corpo al sole. L’aroma dell’erba medica tritata non può deperire di attesa, tu devi compiere i giorni da cui fioriscono attimi dal sapore di cose scaldate dal sole, non è più tempo di rinnovarsi a scadenza, l’arcano cielo non compete al tuo sguardo, tu sei plusvalenza di tutti i miei sospiri bagnati che il sole ha asciugato, lasciando smarrire l’odore di labbra già usate, un attempato sussulto non sa convincere il cuore crepato. Nei mausolei della tristezza regnano le lacrime più docili, ipocondriaca trama il morso di ciò che fu, farfalle posano sul tuo corpo al sole, tu devi compiere i giorni per lasciarmi scrivere l’occorrenza di una eventuale assenza, la bazzecola di luce sgranata dai tuoi occhi è la falciatura dell’infermo io che si approvvigiona di ogni tua lontananza. Tu devi compiere i giorni, armonioso sarà così tacere al tuo sguardo, fare durare un silenzio per ciò che è e non per ciò che non siamo.

  • 14 marzo 2016 alle ore 18:04
    Ontologia

    La gente che ha studiato non capisce, si è applicata, ha imparato e sa ripetere, ma non capisce. Come il caffè del mattino, che vuoi ne sappia lui di te, desideriamo tanto un amico non tanto per potergli parlare, quanto per nascondergli le cose, le confidenze le affidiamo agli sconosciuti, così come i sogni sono sempre dedicati a personaggi non vissuti. Il mondo è morto e tu continui a cercare di elargire il torto, regge il metafisico segnale di non appartenenza all'ornamento, parlami di te, di ogni giorno che ancora devi compiere, a Socrate, Euripide e Platone ti risponderò con Sergio Endrigo, Paolo Conte e Fred Buscaglione. Mimetizzati tra le pagine, vivisezionati la cartilagine, penuria d'ombra, tuffo a bomba, ai dialoghi del Simposio preferisco dirti Io che amo solo te, ad Ifigenia in Aulide offrirò un Gelato al limon, al Conosci te stesso glisserò con un Pensa ai fatti tuoi. Siamo la primavera di due lucertole che fumano in disparte, come le stagioni ripetiamo in sequenza i medesimi errori, l'incapacità di tramutarli in orrori ci salverà.

  • 10 marzo 2016 alle ore 12:01
    Siccità

    Questa è una donna che non piove mai, e mai l'erba ci cresce attorno. Ha la voce roca, di campagna e di fumo, l'odore che emana non è da signora, ma è pur sempre una donna, avrà le sue voglie, taciute a se stessa. I suoi gesti paiono non tacere neppure la notte, conosce la strada per accompagnare il freddo fuori dall'uscio. Questa è una donna che vive a riva da tutta una vita, scoglio e radura, non sa di essere sola poiché sulla roccia, l'erba, di rado vi cresce.

  • 10 marzo 2016 alle ore 11:38
    La luce di Dio

    C'è un mare anche dove non si vede e ci sono colline, ricoperte di sogni, al fresco crepuscolo. C'è un sole anche dove non si vede, riposa oltre il volo dei corvi a mietitura finita. La primavera è diversa, canta, balla e si muove anche la notte mentre dorme, al transitare dei sogni sulla cima di una pianura che ci vedi il mare, le colline, il sole. 

  • 10 marzo 2016 alle ore 11:22
    Fugacità

    Domani dovremo fare 
    tante cose, 
    oggi no, 
    lo sai che non sono 
    fatto per lavarmi,
    son più abile a levarmi,
    di torno,
    dal tempo.

  • 18 febbraio 2016 alle ore 11:40
    L'attesa di un visionario

    Tra poco arriverà,
    mi sembra di vederla già apparire,
    sento i suoi passi
    bagnare il lungomare.
    Tra poco arriverà
    Natale,
    lontano il giorno in cui ho smesso di obbedire,
    le accarezzerò i capelli come solo io so fare.
    E se poi la tocco 
    dove non posso?
    Ci sono cani che non mollano mai l'osso,
    il cielo si fa mestruo
    ed io tremo al pensiero
    mi potrà baciare.
    Crepi l'avarizia
    ma non l'avaro,
    teniamocelo stretto
    goccia che precipita
    da un'attempata nuvola
    inferma al passaggio
    di ogni nuovo progetto.
    Tra poco arriverà
    il fiore dell'inverno
    se cercherà la carne
    troverà le gaie ossa.

  • 01 dicembre 2015 alle ore 13:47
    Assenza

    Vorrei ma non posso,
    vorrei che fosse adesso,
    ma dopo, 
    tra un po'.
    Vorrei ma non posso,
    forse l'ho già detto,
    detto tutto ciò che avrei voluto
    e non ho fatto,
    ma dicendolo è come fosse già successo,
    è che non posso, adesso,
    ma sarà
    domani.
    Vorrei ma non riesco,
    magari adesso esco
    e mi butto giù da un ponte
    ma un fiume non ha onde,
    magari lo farò domani:
    adesso salto dai gradini
    come facevamo da bambini,
    stringimi le mani,
    come solo tu sai dire,
    più forte, 
    come fosse adesso, 
    ma dopo,
    tra un po'.

  • 09 ottobre 2015 alle ore 18:25
    Vieni a vedere come muore un fiore

    Vieni a vedere come vive un fiore,

    abbonda l'acqua, tra le radici in divenire,

    vieni a vedere, cerca la carne nello stelo,

    scrivi col suo sangue, prima che arrivi il gelo.

    Vieni a vedere come vive un fiore,

    tra tutti quanti scegli prima dall'odore,

    vieni a vedere, fiuta ogni particolare,

    se usi il cuore non sbaglierai colore.

    Vieni a vedere come muore un fiore,

    abbonda l'acqua che tu lasci svanire,

    vieni a vedere come cambia umore,

    gambo inconsistente, evitato dal tuo sole.

    Vieni a vedere come muore un fiore,

    passano gli anni mentre tu conti le ore,

    vieni a vedere, non c'è da farsi male,

    niente dolore se giochi a non capire.

  • 05 giugno 2015 alle ore 12:23
    Prove di volo

    Resta ancora un poco qui con me, puoi dormire se vuoi, ma non andare via. Rimani tra onde di lino e cespugli di legno, rimani a distrarre i sudati vetri. Resta ancora un poco qui con me, a cantare insieme le canzoni che imparammo soli, rimani a colorare lo spasmo, trattieniti per un bacio che io non possa più dimenticare, è quasi ora e devi andare, ma resta ancora un attimo, non obbligare il tempo a esistere per non dimenticare. Resta ancora un poco, pur di intrattenerti potrei fare il clown, il playboy, il cuoco; ma tu resta, proteggi questo amore e sarà sempre festa. Chiedimi di me e ti dirò chi non sono stato mai, resta ancora un poco qui con me, a stupefarti del mondo che non c'è mai stato in tutti gli anni che finora hai vissuto, resta ancora un poco qui con me, ad ascoltare il rumore degli oggetti infermi, non andare via proprio ora che in te ho trovato casa mia. Rimani nell'unico bicchiere che ci beve, nell'unica posata che ci imbocca, resta ancora un poco qui con me, rimani nei sogni che scorrono lungo le sponde di un sangue modesto, rimani nell'abito bianco che protegge le ossa dalla luna calante, resta ancora un poco qui con me, anche solo per un infinito istante, rimani a riassestare l'impalcatura dello scheletro, a rammendare l'inaffidabilità del muscolo. Resta ancora un poco qui con me, a restituirmi l'impossibilità di dimenticare, donami la magnificente imprecisione della bellezza, accordi, voce, tempo, e un'unica certezza: credevo fossi la solita canzone, invece sei un'inedita poesia.

  • 30 gennaio 2015 alle ore 18:58
    C'è una valigia vuota che aspetta la tua voce.

    C'è una valigia vuota che aspetta la tua voce,
    il verso taumaturgico del fruttivendolo non abita più la strada,
    denutrite alchimie bizantine fingono orgasmi letterati,
    quadricipiti in esposizione sui davanzali decorati di retorica.
    C'è un giradischi spento che aspetta le tue mani,
    proiettori di buio crocifissi ai muri ingrigiti dai ricordi,
    posate di legno rivestite d'olio di gomito,
    bandi di concorso ad annunciare l'abitudine alla sconfitta.
    C'è un cassetto chiuso che aspetta il tuo sorriso, 
    chiave di cera, una volta, arrugginita da saliva bollente,
    archetipo in disuso ostentare familiarità con l'inesplorato,
    ciclamini di velluto sbocciano su tele di seta dai capelli cotonati.
    C'è un dolce profumo di occhi bagnati che illuminano,
    i giorni felici sono gli attimi trascorsi con te,
    tra le cose dimenticate dalla vita
    c'è una valigia vuota che aspetta la tua voce.

  • 04 dicembre 2014 alle ore 11:57
    La canzone degli amanti distratti

    Questa è una canzone priva di musica,

    omaggio a Cupido, a Kama, a Nausica.

    Una canzone per gli amanti distratti,

    fatti a pezzi da lettere d'amore comprensibili solo a tratti.

    Una canzone per gli amanti che non sanno amare,

    spero avrai il buonsenso di non farmi gli auguri per Natale,

    si, lo so che ogni scherzo vale

    ma c'è un limite anche nell'esagerare.

    Sai, non era novembre ma Aprile il mese che andavi cercando

    non era maggio il mese che ti avrebbe donato il coraggio

    di vedere chi sei. 

    Gli amanti distratti, dalle date dei nuovi arrivati,

    dimenticano in fretta da dove erano partiti, 

    rifiutano a se stessi l'idea di essere in fondo solo rifiuti riciclati,

    non smaltibili, progetti cumulabili con migliori offerte,

    rimessi in circolo con la devozione data in dono solo ai parolieri più esperti.

    Dal cielo cade il fischio di un merlo,

    stravagante melodia, troppo allegra per chi si crogiola nell'oblio di un cielo terso,

    questa è la canzone degli amanti distratti

    da rime più confacenti a smussarne i loro anfratti, 

    melodia pura, vergine incantevole bisognosa di ogni premura,

    ascendente scorpione, distratto pure lui dalle solite parole.

    Questa è la canzone degli amanti,

    coro di cicale a frinire tra ulivi giganti,

    incompatibilità al tramonto recata da chi

    contro il veleno ha un siero sempre pronto,

    squilli a fondo perduto resuscitano quando 

    l'abitudine non è un dono, bensì un rifiuto.

    Ciao come stai? Come stanno i tuoi guai?

    Li ho dimenticati ad aspettarti.

     

  • 20 novembre 2014 alle ore 10:34
    Vento di costiera

    Vento che porta sale, vento che spezza il cuore,
    vento che sale le scale di fretta mentre l'onda muore,
    vento che ammazza il tempo a un aquilone
    di capelli visibile fino all'infinito del mio tormento.

    Vento chiuso in prigione all'angolo di villa Cimbrone,
    vento che perquisisce crepe e cambia la voce,
    vento che sposta le reti impigliandosi 
    agli ami di tutti gli amori taciuti.

    Vento discreto, che a passo di danza 
    entra nella stanza dove non sono stato accettato, 
    vento che ammala le chiavi di casa,
    vento che non consola, vento che graffia la sera.

    Vento che rimbalza dal muro di una chiesa
    agli occhi di una donna che si sente parte lesa,
    per non aver osato, per non aver voluto,
    vento che ripulisce tramite il silenzio chi ha mentito.

    Vento che spacca il sole, vento di libagione,
    vento che bagna gli scogli con il proprio odore,
    vento che fugge via da chi si è scelto un bel mestiere,
    vento che affonda nell'ombra il proprio dolore.

    Vento che parte e poi torna sui propri passi, 
    vento codardo dissimulato sotto una pelliccia di ghepardo,
    vento che impavido sfreccia tra alti e bassi,
    vento che non t'aspetti esibisca tutti i tuoi difetti.

    Vento che cambia forma, vento che porta il profumo
    di un uomo abbandonato al proprio destino,
    vento che fa ballare bandiere di letti, vento da fotografare
    quando non resta altro che rimpiangerne il suo colore.

  • 12 settembre 2014 alle ore 21:17
    Costellazioni familiari

    L'uva bianca è verde, 

    incomunicabilità tra acini,

    graspo spettinato,

    vite a perdere.

    Brindiamo alla leggerezza,

    dislessie infantili,

    buoni del tesoro,

    cefalee misteriose.

    Generazioni di mimose,

    applicazioni non convenzionali,

    che senso ha tirare il freno

    mentre pedali?

    Ospiti indesiderati,

    cognizioni irresponsabili,

    posti a tavola variabili,

    vietato morire prima di sparecchiare.

    Suggestioni biodegradabili,

    inverni afoni,

    prospettive ereditarie,

    dolori articolari forfettari.

    Pausa di riflessione,

    casa o prigione?

    L'unica bestia che parla

    non fa mai l'uovo.

  • 20 agosto 2014 alle ore 10:10
    Fumo invisibile

    Ora, che non ci sei più,
    non andartene via.
    Trattieni respiri e lacrime,
    dimentica il genio del tempo,
    perduto.
    Del mio paese ho smarrito le tracce,
    temo il tuo odore si accosti al mio fianco,
    inebriante assenza,
    doglie di miseria a nutrirmi del mancato raccolto
    non coperto.
    Il mio sguardo rivolto al cielo
    disperde gabbiani,
    i miei occhi non sono preghiera,
    le mie mani non sono salmo.
    Ora, che non ci sei più,
    non andartene via,
    consumata la cena
    rimani,
    accesa.
    Colpo di vento,
    lampo di genio del tempo,
    perduto.
    Erompi su di me,
    finiscimi di sublimità.

     

  • 19 giugno 2014 alle ore 12:45
    In fondo a te, di me.

    In fondo a te, di me,
    vivono repliche 
    di riciclati pensieri
    in atto unico.
    In fondo a te, di me,
    si organizzano corsi
    di sopravvivenza
    alla realtà.
    In fondo a te, di me,
    legami di parole
    trapassate 
    a miglior morte.
    In fondo a te, di me,
    iniziazioni al dolore,
    compulsivi privilegi
    di superficialità.
    In fondo a te, di me,
    lieti presagi 
    di sventure
    mai annunciate.
    In fondo a te, di me,
    accoppiamenti
    di addii in calore
    più soli di noi.
    In fondo a te, di me,
    non
    importa
    nulla.

  • 02 giugno 2014 alle ore 23:38
    Lentamente voli

    Di norma le situazioni precipitano

    al salire  delle aspettative,

    quando credi mi sia dimenticato di te

    ti accorgi non sono mai andato via.

    Sono pazzo di te, ma pazzo proprio,

    pazzo che di più non saprei, come fare,

    a dire cose che non hanno bisogno

    di parole.

    Mi dolgono gli occhi a forza di guardarti 

    dove non sei,

    un paio d'ali nuove è ciò che manca

    al nostro sogno, 

    lentamente voli, come l'onda

    che il bambino crede di afferrare,

    per ritrovarsi poi fatto di mani bagnate

    e denti che battono il freddo di un non ritorno.

    Fantasmi capricciosi contemplano

    i colori della mia tristezza,

    sono l'oggetto del desiderio 

    di chi non desidera nulla più, 

    di ciò che ha già:

    tutto è così talmente breve

    che il tempo non passa mai

    così veloce, come sei passata tu.