username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Luca Gamberini

in archivio dal 29 apr 2008

30 maggio 1967, Bologna - Italia

segni particolari:
Ho una clessidra a inchiostro ne l'epitalamo

mi descrivo così:
Apprendista filologo

26 gennaio 2015 alle ore 15:04

Cantico della solitudine

Il racconto

Vorrei che, quando verrai  a prendermi per portarmi via, non me lo dicessi, così, di stupore in stupore scoprire il respiro, il sangue delle nuvole, l'eleganza dello zucchero di canna, l'ignoto sguardo degli anfratti. Come colonna sonora vorrei "Free love" dei Depeche Mode, sentirla piovere dal cielo come piovono i coriandoli quando è festa, io, cosi organicamente debilitato, sentirmi all'improvviso come il frugolo impegnato a guardare fuori dal finestrino durante il suo primo lungo viaggio in automobile. Devo ricostruirmi una memoria, il coma dell'esistenza è una foschia di percezioni allusive, sentinella del sentimento è la ragione che non cede il passo fino a intimidire le gocce che cadono disperdendosi nella babele di dolore accumulato dalle preghiere a fondo perduto. Vorrei che, se quando verrai a prendermi per portarmi via, non me lo dicessi neppure con gli occhi, così, di stupore in stupore scoprire che i tronchi portati dal mare hanno un volto, come farfalle sbocciate tra i sassi vederli apparire e dissolversi tra le onde e poi ancora, sorgere in nuovi barlumi. Così, di sguardo in sguardo lasciarmi portare incontro al Natale mai visto, del quale conosco solo l'odore del muschio nei freddi cortili dopo un giorno di scuola. Dai soffitti delle case si scorgono eclissi di realtà, nessuno è nudo tra quattro mura e se ci si sente prova vergogna, mentre è l'uomo vestito a provare vergogna dinnanzi a un uomo nudo sotto le stelle. Vorrei che, se non verrai a prendermi per portarmi via con te, aspettassi un minuto prima di dirmelo, tracce di leggerezza avvolte in disincantati foulard dagli echi dipinti col sangue delle nuvole, fili di vapore zigzagano incerti di bocca in bocca, l'avanzato stato di decomposizione del raziocinio dei tolleranti, cuscini lasciati ad appassire sotto lampade soffocate, olive ricamate nell'ingorgo del velopendulo, così, mano nella mano, in punta di sonno appoggiarmi al tuo seno mischiato a labbra di luna. Ora sai che valgo così poco, di stupore in stupore la vita ha svelato il prodigio dell'incapacità che nutre l'inezia, è precipitato il cielo in un batter di ciglia, singhiozzio di pedali senza via d'uscita, tante piccole crepe a deformare un'idea, pochi spiccioli e un chicco di caffè annegato nel trasparente sorriso di un bicchiere.

Commenti
  • Fiorella Cappelli Un testo ricco di metafore da percorrersi in punta di piedi per attraversare, scalzi, i ricordi di quel film che è la vita e, anche innanzi alla morte, la dignitosa, supplichevole, invocazione di "sapere un minuto prima", per avere modo di raccogliere nell'ultimo alito di respiro tutta l'intensità dello stupore, lo rende profondo.

    01 febbraio 2015 alle ore 9:15


  • Luca Gamberini Grazie Fiorella per avermi donato attenzione, la tua analisi è esaustiva oltre che centrata.

    01 febbraio 2015 alle ore 10:05


Accedi o registrati per lasciare un commento