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Autore

Luca Gamberini

in archivio dal 29 apr 2008

30 maggio 1967, Bologna - Italia

segni particolari:
Ho una clessidra a inchiostro ne l'epitalamo

mi descrivo così:
Apprendista filologo

10 ottobre 2013 alle ore 12:16

Cuore di cane, cane di cuore.

Il racconto

Mi manchi. Stasera di più. Stasera ero in un posto dove non ti ho mai portata con me e all'improvviso ci ho pensato a questo, pensavo che ti sarebbe piaciuto stare sulla verandina a osservare il passaggio, tra una carezza e l'altra dei ragazzi. Con la tua ciotola piena d'acqua da svuotare, da vera cliente a cui tutto è permesso. Pensavo che nei nostri discorsi non parlavamo mai d'amore, stava tutto muto negli occhi, negli sguardi, nei gesti. Le tue zampe erano il mio bastone, la tua coda il mio timone, il tuo pelo era il maglione che indossavo meglio, il tuo viso era una calamita per le mie mani, tenerti stretto a me era il più bel sentire del mondo, io non ti toccavo, ti stringevo sempre a me. Da quando te ne sei andata sono passate tre primavere e poche migliaia di chilometri, farti vedere il mondo penso sia stato il regalo più grande che ti abbia potuto donare, eri felice e portavi felicità nelle persone, come solo i bambini sanno fare. Ricordo i bambini che venivano apposta a vederti in negozio, c'era quella bimbetta bionda con gli occhi colore del cielo che ora sarà già una signorina, arrivava sempre di sabato pomeriggio accompagnata dalla mamma e chiedeva di poter stare qualche minuto con te. Tu eri bravissima, ci sapevi fare con i bambini, riuscivi a importi anche a loro e credimi non è facile. Quel qualche minuto diventava sempre una mezzora, a volte un'ora, una volta ricordo che successe il finimondo quando arrivarono in contemporanea due bambini per stare con te e uno si mise a piangere perché reclamava l'esclusiva e tu mi guardavi come a chiedere cosa stesse succedendo. La nostra complicità era assoluta, la nostra intimità speciale, eppure nei nostri discorsi non parlavamo mai d'amore, parlavamo di musica, di ragù, dei problemi di ogni giorno e quando rimanemmo soli ti mostrasti matura, responsabile, avevi capito e sapevi che io avevo bisogno di te per guarire, per sentirmi utile, per non mollare. E' l'età che ci frega amore di papà, penso, a quando mi guarderai adesso, cosa penserai nel vedermi ridotto così, con questi giorni privi di slanci che paiono contati e scritti da un’analfabeta, giorni buoni per metterci una ics sopra a ogni lampeggiar di stelle. Tutte le tue cose sono ancora qui, come se tu dovessi tornare da un giorno all'altro, niente è stato spostato, i tuoi teli tutti piegati al loro posto, tutti tranne quello che ti ha avvolto il giorno che te ne sei andata via. E' che stasera ho avuto l'impressione per un istante che tu fossi li con me, mi sono voltato lentamente di scatto per cercarti, forse c'eri davvero, sei passata a trovarmi nel luogo dove vado a rifugiarmi quando tutto mi sembra perduto. Sai che ora lo capisco di cosa noi parlavamo veramente.

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