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Autore

Luca Gamberini

in archivio dal 29 apr 2008

30 maggio 1967, Bologna - Italia

segni particolari:
Ho una clessidra a inchiostro ne l'epitalamo

mi descrivo così:
Apprendista filologo

25 febbraio 2011 alle ore 14:27

Lettera di Dark I° imperatore delle isole Tremiti.

Intro: Isola di San Domino (Inverno 1998)

Il racconto

Stasera ho trovato un riparo da questo vento che da tre giorni percuote il mio pelo arruffato e sporco. Non mi vogliono in casa  perchè puzzo come un animale maltenuto e, ora che poco o nulla ci vedo e più ci sento, nemmeno riconosco chi m'ingiuria se non dall'ombra della quale è vestito. Ho trovato un piccolo arbusto spezzato che incide la terra e quasi quasi mi viene da scrivere una memoria, che i giorni passano lenti, nemmeno la tramontana accelera il loro corso. Oggi con l'aiuto di un pallido sole ho ripercorso il sentiero, dove ho lasciato il mio cuore, che conduce ai Benedettini. Ho confuso il rumore di un mare nervoso col suono di quella canzone. Ricordo era, la fine di Giugno dell’anno 1997, uno degli anni più aridi climaticamente parlando. Era una di quelle sere dove il buio non arriva mai, dove sei pasto per le zanzare se ti attardi sugli scogli in attesa del precipitare di un sole che pare si muova in sincronia.  Eravamo lì a pescare dallo scoglio personale di Luca, scoglio a senso unico, quasi fosse uno specchio. Luca, Angela ed io  facevamo parte dell'arredamento di quell'insenatura che sta tra la cala degli Inglesi e la cala dei Benedettini. Io ero solito stendermi a fianco della sua canna,  pronto a disturbarlo proprio ogni volta che non se lo aspettava e lui subito pronto a sgridarmi con tono di scuse, quell’uomo silenzioso che parla a rate, più carezze che parole ho ricevuto da lui negli attimi di vita vissuta assieme. Quella sera di fine Giugno la ricordo come fosse adesso, fu un incanto. Arrivò un barcone di pescatori di tonnetti, molto presenti in quel periodo, una volta ancoratisi nel pressi dell’insenatura gettarono il palancaio fin quasi a ridosso degli scogli. Quell’anno erano ormai quasi due mesi consecutivi che la sera venivamo qua, in cerca di qualche sarago,occhiata o pinderrè, -E' il posto più bello del mondo- osava ripetere Luca ogni sera, -e poi ci sei tu- mi diceva con gli occhi mentre attendeva un sussulto dal filo di bava  che nemmeno il vento riusciva a fare oscillare. Ma fu tutto diverso, quella sera di Luglio, come facessimo parte di una favola che solo io posso ora scrivere su questo lembo di terra, mai ghiaccio, spesso crepa.  Ad un tratto dal mare si udì una musica e fu  come ritrovarsi su un palco. Una canzone mai udita prima avvolgeva il tramonto, la barca, la canna, le rocce, gli odori, i colori, e le nostre anime in unico abbraccio.  Perfino io, che di musica non ne sapevo mezza, rimasi incantato ad ascoltare il mare, io, incapace di star fermo per più di uno sguardo, io, violentato ogni giorno da chi si era impossessato di me succhiandomi sangue e energia, avevo trovato la pace in quel suono a cui tutti prestavano l’anima.  Notavo l’espressione di libertà mista inquietudine sul viso di Luca, che pure lui ascoltava più il suono del filo, pareva essersi arreso alla serenità. C’era l'arancione che colava sul mare , la menta e il rosmarino sembravano uscire dalla voce di Zucchero da sentirne l’odore, e le potevi scrutare, materializzarsi su quelle rocce dove solo qualche incosciente cappero osava stabilirsi. Non si è mai più ripetuto quell'incanto, fu come l’apice di una storia d’amore che lo sai solo dopo che è stato quell’attimo ad aver ucciso tutto, a far si che dopo sia solo discesa. Ecco, se potessi scegliere, vorrei essere sepolto dove quella musica è rimasta a fare da cornice ai miei inverni che trascorro solo, in attesa di un ritorno, in attesa del caldo,  in attesa di dare e ricevere amore.  Accipicchia, sto bagnando questo foglio,  perché sono solo a ricordare, ma non il solo, lo sento. E’ che  ormai ci vedo poco  e non ho neppure più la mia casa che per stupidi litigi umani è stata sigillata in attesa di essere contesa.  Ma la mia casa, in fondo, è quest'isola, me lo ripeteva sempre anche Luca. Secca e violenta d'estate, impietosa e salata di'inverno.  Tutte le volte che Luca parte non so mai se tornerà da me, so che non mi prenderebbe mai con sé, perché il suo desiderio sarebbe restare qui,  e mi ripete che sono fortunato ad essere l'imperatore dell’isola della libertà.  Eppure qui mi prendono a calci, mi considerano una bestia piena di zecche e pulci, indegna di avvicinarsi alle case, ai cortili,agli alberghi, a quella che loro chiamano vita. Ma è tra i pini, nel loro profumo intenso di resina, è nel perdermi ad ascoltare  le cicale, è a specchiarmi immerso nell’acqua di cala matana che io mi sento vivo, come potrei mai risalire il mare e accettare di aspettare la morte su una terra ferma, arida, indifferente? E’ qui che trovo vita, è nell’attesa del suo ritorno a primavera inoltrata che mi sento vivo... Già, però mi sento ormai affaticato, non ho più il passo di quando ero felice. Strano destino, il nostro, ci hanno tolto la casa a entrambi nello stesso spazio temporale, seppure in due luoghi diversi.  Ecco , io vorrei che Luca non tornasse più qui da me, nel caso non riuscissi a passare indenne l'inverno,  vorrei mi dimenticasse e vivesse nel ricordo di questa canzone ascoltata insieme. Una canzone che mi fa piangere lacrime salate talmente dense che nemmeno colano, incollandosi ai miei occhi ormai ciechi, talmente stanchi al punto che non riesco più neppure a scrivere.
DARK I° riposa tra la cala degli inglesi e cala tonda , sotto un campo di elicriso . A chi passerà mai di là non gli sembrerà vero di sentire nel vento il ripetersi di una musica dolce che cade giù, come una lacrima al tramonto, come gocce di luce dagli occhi, nella notte cieca, è qui che a casa mia mai ritorno.

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