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Racconti di Luciano Tarabella

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  • 17 marzo 2009
    La giovane prostituta

    Come comincia: Eccola, è lei! E' la solita giovane prostituta che incontro tutte le sere. Ha lo sguardo triste, vorrei sapere perché.
    Com'è ingiusta questa società! Lei, ancora adolescente, quasi bella ma ormai irrimediabilmente perduta come si trattasse di un'infiorescenza nel rigagnolo d'una fogna. Ed io, che non resisto, vorrei chiederle da dove viene, chi l'ha ridotta in quello stato così degradante, se ha una famiglia che in patria l'aspetta, magari, chissà, forse un amore...
    Quante domande, quali domande, che imbarazzanti domande!
    Chissà se mi risponderebbe!
    Fin troppi interrogativi affollano la mia mente e la mia anima ma questa sera devo avere delle risposte, non resisto più. La curiosità mi possiede e mi avvolge nella sua impellenza.
    Quasi non fossi più io, come se fosse un altro che agisce per me, abbasso il finestrino nella bruma notturna e mentre mi domando dove sono finiti la carità, la solidarietà e l'amore universali, la chiamo con un "pss pss" discreto mentre un angoscioso interrogativo dilania la mia più profonda essenza di uomo. Vorrei sapere cosa pensa di me. Lei si avvicina sui suoi tacchi a spillo sì che pare una farfalla dalle ali bruciate e mentre mi impongo di non guardare nella sua scollatura donde si affaccia un seno acerbo, rompo finalmente gli indugi , e con voce flebile e timorosa, rispettosamente le chiedo:
    "Scusa, forse non dovrei... ma il preservativo è proprio indispensabile? Non vorrei che il peso mi creasse dei problemi."

  • 06 febbraio 2009
    L'arrivo al campeggio

    Come comincia: "Il convoglio ferroviario, costituto in gran parte da vagoni bestiame stipati di poveri infelici, arrivò in perfetto orario alle quattro del mattino. Appena la locomotiva si fu fermata, le guardie, nelle loro divise brune di T.T. (Truppe del Tempio) di cui andavano fiere, cominciarono a berciare ordini dopo aver aperto i vagoni dai quali uscì il degradante fetore di umanità prigioniera. Il viaggio era durato ottantasei ore ed i passeggeri forzati avevano dovuto affrontarlo in condizioni inimmaginabili.
    Quei pochi che riuscirono a saltare giù dalla prigione viaggiante con le proprie gambe, presero a dissetarsi furtivamente con la neve prendendo i primi brutali colpi di bastone sulle spalle.
    Le guardie T.T. approfittarono subito di quella selezione spontanea per comandarli alla prima corvée della giornata che consistette nel togliere dai vagoni le salme di coloro che non erano sopravvissuti al trasferimento, soprattutto vecchi e bambini.
    Ci furono così padri e madri che dovettero ammonticchiare i cadaveri dei loro bambini; figli che accatastarono madri, fratelli e sorelle gli uni sulle altre, con la semitica precisione richiesta mentre gli ordini giungevano da tutte le parti senza dar loro nemmeno il tempo per piangere.
    Fu in quel preciso istante che tutti i deportati, compresero che era cominciato lo sterminio del popolo ariano.
    Quando tutti i passeggeri furono scesi, gli aguzzini ordinarono loro di dividersi: da una parte le donne ed i bambini, dall'altra gli uomini finché al centro dei due gruppi si pose un ufficiale medico che, dopo una sommaria occhiata li divise ancora: un gruppo doveva schierarsi a destra, un altro a sinistra e chi, uomini, donne, bambini e bambine che fossero, si lamentava di quella separazione con urla e pianti disperati , veniva messo a tacere con bastonate impartite con sistematica fredda indifferenza.
    Alla fine il gruppo di destra fu ulteriormente diviso in uomini e ragazzi, mentre le donne venivano incolonnante e fatte marciare verso altra destinazione. Intere famiglie vennero separate per sempre.
    Mentre il Cielo, la Natura ed il resto dell'Umanità avevano certamente gli occhi rivolti altrove, dalle alte ciminiere cominciarono a vedersi bagliori d'inferno e dal cielo fluttuava una neve mai vista."
    Mi sveglio repentinamente sentendo in gola un acre sapore di carne bruciata. La sera prima al ristorante mi sono abbuffato di una bistecca alla fiorentina gigante che si è indubbiamente vendicata aggrovigliando il mio subconscio in quell'incubo degno di una sceneggiatura cinematografica simile ad una lista di Schindler alla rovescia. Per quali oscure vie i neuroni del mio cervello sono giunti ad architettare una nemesi tanto feroce?
    Eppure, a pensarci bene, sarebbe atroce vedere dei semiti nazisti che, dopo essere usciti dalla Sinagoga, deportano nei campi di sterminio teutonici alti, belli e con gli occhi azzurri magari facendo azzannare da cani di razza" pastore israeliano" coloro che resistono e non vogliono salire. No, non facciamo scherzi! La storia, di solito, non si vendica ; comunque non sarebbe con sei milioni di puri ariani sterminati che i piatti della bilancia si livellerebbero. Forse solo una pace mondiale duratura lo potrebbe.
    Mi alzo e mi accendo una sigaretta che getto via subito.
    Per quella mattina mi fa star male ogni cosa che brucia.

  • 21 gennaio 2009
    Le bistecche

    Come comincia: Poi vogliono dire che non siamo nella civiltà dello spreco, accidenti a mio cugino Pilade che sostiene d'essere un morto di fame perché non ha più una lira ma soltanto qualche milione di euro!
    Un sabato dell'estate scorsa la mia signora mi fa: - Togli quel chilo e otto  di bistecche dal congelatore e mettile nel frigo basso che le portiamo al mare!-
    Lì per lì, che fa lì alla seconda, ho pensato: " Ha ragione; anche loro si devono svagare , poverine, stanno sempre in casa" poi capisco che si tratta della cena. Ma siccome ci sono le partite in televisione, dopo averle spostate, mi scordo di portarle a Tirrenia. Non l'avessi mai fatto! Ci  si mette anche mia figlia a brontolarmi; la cosa più affettuosa che mi dicono è che ho l'arteriosclerosi, meno male che poi si chetano quando le conduco a cena al ristorante dove spilluzzichiamo qualcosa,  così per tenerci leggeri. Alle due e un quarto di notte, quando i camerieri, madidi di sudore, incominciano a spegnere le luci per farci capire che sarebbe l'ora di levarci di torno, siccome non è possibile dormire in cabina perché le amache verticali non le hanno ancora inventate, torniamo  a casa lasciando il debito col proprietario perché mi sono dimenticato nel frigo il portafoglio, di vera plastica, forse, proprio accanto alle bistecche.
     Dopo aver schiacciato tutti un sonnellino fino al mezzogiorno e mezzo della domenica, la mia signora, invece di darmi il buongiorno  mi fa:
    - Ho fame, mi ci andrebbe una bistecca!
    e si precipita in cucina dove caccia un urlo che mi fa rabbrividire." Accidenti, penso, non avrà mica visto Gad Lerner alla televisione? Quello, a digiuno, è pericoloso!"
    Corro in cucina pronto a tutto, perfino a pagare volentieri la tassa sulla spazzatura, e vedo  mia moglie mezza svenuta sulla seggiola e la seggiola che la sostiene più svenuta di lei..
    Il frigo è aperto e spento e un puzzetto di ciccia marcia ha invaso anche il tinello. Insomma, a farla corta, è successo che la spina del frigo è stata staccata probabilmente dalle gatte che di giorno dormono  ma la notte si rincorrono sui mobili buttando per terra tutte le inutili cianfrusaglie che i parenti ci regalano per Natale. Meno male che il mio portafogli, di vera plastica, pur se con i soldi impiastricciati di margarina che avrebbero fatto schifo a toccarli con le pinze, è lì proprio accanto alle bistecche che , con la calura estiva, hanno preso un colorino
    amaranto da curva degli ultras. Appena che la mia consorte ha ripreso fiato, va a svegliare la bimba e insieme riprendono a dire che è tutta colpa mia e che ho l'Alzheimer terminale e lì comincia il consueto accenno di litigata che di solito non si dilunga oltre le due ore consentite dal diritto di famiglia. Il resto  lo potete immaginare:
    a voti unanimi, però con la mia astensione che non conta nulla ma che pretendo sia  messa a verbale, decidono di tornare a Tirrenia al medesimo ristorante.
    Perciò, alle diciassette , eravamo di nuovo a tavola. I camerieri, che ormai ci conoscono e ricevono laute mance dai turisti che , dagli stabilimenti balneari contigui  vengono a fotografarci mentre  spilluzzichiamo qualcosa, tanto per tenerci leggeri,  ci servono la merenda perché a quell'ora, non c'era da pretendere altro
    se non pizza con contorno di pizza. Quando mi presentano il conto, altra
    litigata con il proprietario perché si intestardisce a non voler prendere i miei soldi
    unti bisunti. Meno male che poi tutto s'aggiusta con la carta di credito
    che, anche se sdrucciola nella macchinetta perché fetida di mascarpone , dopo averci ammattito un paio d'ore, riusciamo a pagare il conto anche della sera precedente. Alla fine, stanchi e stomacati, torniamo verso casa. Non c'è nemmeno bisogno d'aprire l'uscio; dentro ci sono già i Pompieri che, chiamati dai vicini a causa del fetore delle bistecche marce, rimaste lì dove l'abbiamo lasciate, sono entrati  convinti di dover traslocare il solito vecchietto morto in solitudine da quindici giorni.
    Alfine, ripuliti cucina e frigo, disinfettato l'appartamento dalla cantina alla soffitta, esaurita una dozzina di flaconi di deodorante che puzza più delle bistecche marce,
    andiamo tutti a letto dal quale mi devo ben presto rialzare per mettere portafoglio, di vera plastica, denari e carta di credito in lavatrice altrimenti non saremmo riusciti a prendere sonno. Da quella drammatica domenica, ci siamo convertiti al baccalà che perlomeno sa di lezzo per conto suo solo se preventivamente ammollato.  Però cattivi odori in casa non ne abbiamo più sentiti , tranne quella volta che mi dimenticai  di chiudere il gas e ritrovammo i Pompieri, annoiati e furiosi, ad aspettarci in salotto.

     

     

    Da E' meglio U nuovo  oggi che una G al Lina domani

  • 20 gennaio 2009
    La catenella d'oro

    Come comincia: "L'assassino torna sempre sul luogo del delitto. Immane cavolata!"
    pensò "ci tornerei solo per controllare se è veramente morta ma non credo che sia sopravvissuta alla bastonata che le ho dato in testa. Ce l'aveva dura, questo è vero, ma posso stare tranquillo, anche quella mazza da baseball non aveva niente di tenero, anzi. Incredibile come bruciano bene le mazze! Appena l'ho messa nella stufa ha dato un crepitio allegro. Mi è mancata, però, la feroce strafottenza di accenderci una sigaretta, dopo tutto non sono Barbablu, sono un assassino ancora alle prime armi. Anzi, alle prime mazze!" 
    Si mise a ridere imitando Gambadilegno, con degli "argle argle" copiati direttamente dai fumetti, stratagemma umoristico che faceva sempre ad uso e consumo dei suoi amici e compagni di buco.
    "Povera donna, come rompipalle non era  da medaglia d'oro ma da podio senz'altro. E poi faceva delle lasagne niente male. Se solo non avesse minacciato di denunciarmi per quella striminzita catenella  d'oro... era un ricordo di mio fratello ma che bisogno c'era di ricordarlo? Era un babbeo da museo; roba che i turisti giapponesi sarebbero corsi a frotte per fotografarlo e poter dire, agli amici rimasti a Nagasaki: abbiamo visto in Italia un cletino ollendo! O sono i cinesi che non hanno la erre? E chi se ne frega, tanto ha avuto il buon gusto di tirare le cuoia anche lui.
    Ho racimolato 20 euro con quella catenella ; non mi sono bastati nemmeno per una dose intera. Oggi la vita è cara per tutti!
    A me il metadone non è mai piaciuto. Perché non se lo prendono loro? Ce ne sono tanti di tossici e di tipologie diverse. Ci sono i ciccioni che vanno ad abbuffarsi al ristorante, quelli che speculano in Borsa e appena l'indice cala se la fanno addosso, quelli che adorano la gnocca anche se sono nella fossa fino all'anca... e potrei continuare fino a domani! | Sono molto più onesto di loro. In fin dei conti faccio scempio del mio corpo e del mio cervello ma non faccio del male a nessuno… si, d'accordo, ho steso mia madre ma tanto era malata e quindi le ho fatto un piacere. Mi pare si chiami eutanasia. Si proprio così. Potendo mi ringrazierebbe, per farlo, però, dovrebbe prima sapere  chi l'ha randellata ma non è ha avuto il tempo. Certo nel mio stato di tossicodipendente sarò il primo ad essere sospettato e non ho un vero è proprio alibi ma quale tossico può averlo se di solito siamo fuori di testa ventiquattro ore su ventiquattro? Basterà esagerare un po', mostrarsi indifferente ed inconsapevole, come potrebbero arrivare a me senza prove?
    Che mi sospettino pure! Cerchino pure il modo dir incastrarmi non troveranno niente: nessuno ci ha visti, la mazza incenerita, impronte zero...voglio proprio vedere."
    "Alzati! Le lasagne sono pronte in tavola! "
    Il grido lo fece trasalire. Si alzò a fatica dalla brandina e solo dopo aver ficcato la testa sotto il rubinetto del lavandino e fatto scorrere l'acqua fredda riuscì a riconoscere la voce della madre. "Che cazzo di roba mi sono fatto questa volta? Non mi era mai successo di sballare tanto! Allora è stato tutto un sogno, non l'ho uccisa! Devo avere proprio il cervello a pezzi per farneticare così!
    Si avviò verso la tavola barcollando e capì che era stata soltanto una sua allucinazione dovuta alla droga quando vide il bagliore di luce riflettersi sulla catenella d'oro esattamente dove era sempre stata: al collo di sua madre.
    Dopo che ebbe finito l'ultimo boccone di lasagne, il tossico si girò verso di lei. Era molto più lucido ora, avrebbe voluto alzarsi per abbracciarla ma, poiché la donna aveva le mani occupate dai piatti sporchi che si accingeva a riporre nel lavello, si limitò a dirle: " Va bene mamma. Se mi accompagni tu, domani torno in comunità. Se mi stai vicino questa volta vedrai che ci riuscirò.
    Ce la metterò tutta. Te lo giuro sulla tomba del mio povero fratello"
    La donna non rispose subito.  Si mise a lavare i piatti  girandogli le spalle.
    Attese di essere sicura che la sua voce fosse ben ferma e si voltò per raccogliere una forchetta che le era caduta. "Bene- disse- dammi la mano e vieni con me  in camera. Prepariamo la tua roba e poi ci beviamo un caffè d'orzo!".