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in archivio dal 24 dic 2008

Luigi Maluan

19 maggio 1963, Alessandria
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  • 26 gennaio 2013 alle ore 10:32
    Le Cronache di Maluan - La Caduta

    Quando l’incubo il cuore m’attanaglia,
    il mondo attorno a me tutto scompare,
    vedo la nebbia che pian piano avanza,
    e pare ogni cosa divorare.

    Come una vetta avvolta tra le nubi,
    il cielo da lassù posso osservare,
    ma se l’azzurro pulsante dà sollievo,
    l’incognita lì sotto fa dannare.

    Penso infelice a quei torbidi momenti,
    fatti di lacrime e di promesse amare,
    di sguardi torvi fissi verso il nulla,
    di urla e dita volte ad accusare.

    Ma quando stanco mi trascino a casa,
    rilasso il capo per poter pensare,
    ed offuscare i sentimenti tristi,
    che alla mia anima impediscono di andare.

    Maluan

     
  • 22 marzo 2010
    Fate smarrite

    Le notti finiscono
    le stelle si spengono
    i cuori si infrangono
    su albe di fuoco
    lucenti d’acciaio.
    Rimangono tracce
    di favole antiche
    che narrano storie
    di fate smarrite
    in cieli sbiaditi
    macchiati di nubi
    solcati da versi
    dettati dal tempo
    e al mondo donati
    da soffici piogge
    intrise di sogni.

     
  • 28 ottobre 2009
    Tempo senza eroi

    Passi risonanti in corridoi vuoti,
    voci sussurrate in stanze senza arredo,

    urla soffocate in corpi privi d’anima …
    … vendi il tuo inutile sapere
    e circondati di gloria rubata,
    vivi sino in fondo la tua era,
    intrappolato in una clessidra rotta,
    che la sabbia dei secoli non sa più far scivolare …
    Non esistono più eroi
    ma soli corpi accovacciati nella roccia,
    preda di tempeste ed uragani.

     
  • 23 marzo 2009
    Pensieri e incertezze

    Forse non tutto passa,
    forse il tempo non è un rimedio,
    forse la mente trattiene i ricordi come fa una morbda coperta quando trattiene il calore,
    forse la vita non è un passaggio obbligato che conduce, attraverso interminabili sentieri, ad un meritato riposo,
    forse quello che vogliamo altro non è che il brivido di una folle corsa  su di un inarrestabile bolide,
    forse il momento passato preannuncia un futuro incerto, incerto ma reale.
    Il volo di Icaro può concludersi in un altro modo, basta saper stare lontano dal sole o avere delle ali più forti per poterlo sfidare...
    ... sta a te deciderlo ...

     
  • 02 gennaio 2009
    Una nuova luce

    Corta, corta è la linea della vita,
    poco visibile e a tratti assai velata,
    da ombre schive che sorgono dal nulla,
    per render vano il desiderio di rivalsa.

     

    Tenue, tenue è la strada del destino,
    piena di erbacce e di ostacoli sul cuore,
    che si confondono con una terra arsa,
    come un’anima che nulla più può dissetare.

     

    Corro, corro veloce come il vento,
    verso quell’onda che mi spinge in alto mare,
    per scoprire quell’isola nascosta,
    ove trovare quella luce ormai scordata,
    che abbagli nuovamente il mio cammino.

     
  • 24 dicembre 2008
    Il lato oscuro dell'amore

    ... A volte può accadere ...
    ... di dover custodire un’idea piuttosto che stringere una realtà,
    di ricordare piuttosto che avere,
    di piangere piuttosto che ridere,
    di rincorrere piuttosto che attendere ...
    è il lato oscuro dell’amore che si manifesta...
    ... così affascinante da far persino impallidire quello luminoso...
    Sensazioni contrastanti si alternano allora nell’essere…
    ... odio e amore,
    dolore e piacere,
    speranza e rimpianto...
    ... la vittima fronteggia il suo carnefice e lentamente va alla deriva su esili lastre di ghiaccio rafforzate dal gelo dell’indifferenza...
    ... a volta può accadere...
    ... che il troppo silenzio divenga talmente forte da poter essere udito,
    così importante da non poter essere più ignorato ...
    è il lato oscuro dell’amore che reclama la sua parte di dolore...
    che impedisce alle ferite di rimarginarsi ...
    che pretende che il sangue fuoriesca,
    che il cuore conservi,
    e che la mente ricordi...
    ... a volte può accadere...

     
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  • 14 gennaio 2010
    " ... Ai Suoi ordini ..."

    Come comincia: Comincia questa “attività” ma il pensiero non resta… va oltre… nessuno parla ma pesano gli sguardi degli uomini nell’ascoltare le mie valutazioni senza senso accompagnate da direttive errate… come un malato che dopo anni ritorna dal coma mi ritrovo spaesato a chiedermi perché… perché proprio oggi… perché proprio tu… con i miei sogni occulto la quotidianità ben  consapevole che la realtà non andrà via, che rimarrà in agguato pronta a mostrarsi prima o poi in tutta la sua crudeltà... la porta chiusa ma la tua presenza aleggia in tutto il luogo… qui tutto sa di te, i mobili, gli oggetti, persino le pareti color pastello adorne di “calendari misti” per non “scontentare” nessuno… “Posso entrare?” - un cenno di assenso della segretaria… busso… mi accogli con uno sguardo asettico pronto a divenire dolce quando la porta si richiude alle mie spalle… impacciato ti guardo e subito dal “lei” passi al “tu”… mi parli, forse ti ascolto… o forse no… ed io, forse rispondo o forse sussurro… chissà se afferri le mie idee, chissà se percepisci le mie emozioni quando mi prendi la mano per stringerla lievemente tra le tue… ancora tu, bella più che mai, ancora tu capace di parlare di lavoro come se stessi raccontando una fiaba, ancora tu col sorriso accattivante e allo stesso tempo accogliente… il tuo sorriso… si il tuo sorriso… Dio, se potessi lo porterei via con me… passi al di là della parete, gente che attende per parlare con te, capisco che devo andare… mi alzo mentre lentamente fai il giro della scrivania per stringermi in un abbraccio che mi accompagnerà per tutto il giorno… per tutta questa lunga giornata… o forse per tutta la vita… le labbra che si toccano per qualche istante o forse per l’eternità… adesso devo proprio andare… so che non ti fidi di me, in fondo nessun “branco” mi sostiene, ma vorrei comunque dirti che sei il mio desiderio, il mio sogno racchiuso in una bolla di sapone che va alla deriva spinta via dal vento del destino… una bolla di sapone così fragile che persino un soffio di cielo potrebbe danneggiare e quando questo accadrà il mio sogno andrà perduto… andrà perduto per sempre lasciando solo un tenue ricordo a lungo riflesso nel mio cuore… vorrei raccontarti tutto questo mentre ti guardo un’ultima volta prima di allontanarmi dalla stanza… vorrei supplicarti di proteggere quella bolla… vorrei dirti… vorrei dirti che “io ti amo”… ma non posso e allora, come in un vecchia favola, sostituisco quelle parole con altre ugualmente solenni: “Ai Suoi ordini” e tutte le volte che le pronuncerò saprai che in realtà vorrò dire: “Io ti amo”… sarà il nostro segreto… uno dei tanti… mi fermo ancora sulla porta per salutarti con un sonoro “Buongiorno” pronunciato a voce alta affinché tutti sentano…
    … “Ai Suoi ordini” sussurro invece mentre mi allontano…

     
  • 13 maggio 2009
    Il Demone al tuo fianco

    Come comincia: Sono alle tue spalle, percepisci il mio respiro … intuisci le mie intenzioni ma non vuoi voltarti … la gente accanto a te cammina indifferente nell’oscurità della sera ma tu non la vedi … vogliosa o impaurita … non sai … rifletti … pensi e intanto elabori inconsciamente il formicolio che parte dalle caviglie e sale su … sempre più su … oltre le ginocchia … oltre le bianche cosce … ancora più su, diffondendosi come una scossa elettrica verso mete proibite … fai fatica a controllarti … ubriaca di desiderio barcolli … devi fermarti o potresti anche cadere … la vetrina di un negozio compare provvidenziale … la guardi … ma tutto quello che riesci a vedere è la tua immagine riflessa nel vetro … stupita osservi l’espressione del tuo viso, languida e vogliosa … come durante un amplesso … alle tue spalle una figura … ti volti … nessuno … sei sola … sola col tuo respiro quasi affannoso … sola con i battiti del tuo cuore che pulsano sin dentro alla gola … sola col tuo “Demone” per troppo tempo tenuto segregato dentro di te … lascialo andare … "lasciami andare" … non è pericoloso … "non sono pericoloso" … non è cattivo … "non sono cattivo" … in fondo Angeli e Demoni sono facce della stessa medaglia e convivono insieme meglio di quanto tu creda … riprendi a camminare ostentando un’improbabile sicurezza … il tuo corpo, ricettivo più che mai al piacere, si abbandona al sensuale tocco del tessuto sulla pelle nuda … il sottile filo del perizoma pare animarsi di vita propria e, agevolato dalla cadenza dei passi, s’intrufola sempre più tra le fessure calde e umide … i seni liberi ondeggiano contro l’acrilico della camicetta … conturbante sfrigolio … sfizioso … eccitante quanto il pollice e indice che, complici tra di loro, stuzzicano delicatamente i capezzoli sino a farli diventare turgidi come il marmo … incroci un passante … con la mano tiri su i rossi capelli e lo fissi spregiudicata … se solo te lo chiedesse faresti del sesso con lui … lì, adesso, per strada … sul cofano di un’auto parcheggiata lungo una strada deserta … invece passa oltre lasciandoti sola... ancora una volta sola … sola col tuo desiderio incontrollato … un vicolo buio … lo imbocchi … forse ti seguo … o forse mi troverai lì ad aspettare … la strada con le sue evanescenti presenze si allontana … t’incammini nella stretta via … passi alle tue spalle … o forse è solo il rumore dei tuoi tacchi sull’asfalto … ti addentri ancora di più … non comprendi … non sai … per quello che realizzano i tuoi sensi potresti anche essere sulla poltrona di casa tua e immaginare quest’avventura nella notte … ma sei davvero in questa strada scura … o forse stai solo esplorando i labirinti della tua anima … desiderio … lussuria … voglia … voglia sempre più forte … voglia più intensa … la carcassa di un’auto abbandonata … ti poggi contro la parte anteriore e poi ti tiri su sino a sederti completamente sul parafango … inarchi la schiena contro il parabrezza … respiri a fondo l’aria della notte inebriandoti della sua freschezza … tiri su la gonna lentamente … molto lentamente … così come lentamente accarezzi l’interno delle cosce … un uomo ti guarda dalla vicina finestra … fa niente … lo farai per lui … per il suo piacere … e per il piacere che proverai pensando al suo sguardo su di te … mani come velluto carezzano sapientemente … sensibili dita esplorano avidamente …
    … adesso non sei più sola … il Demone è con te … oramai sveglio … oramai libero …

     
  • 27 aprile 2009
    Il demone della stanza

    Come comincia: Semaforo rosso, attesa snervante… nervosamente tamburello con le dita sul volante in similpelle della “Punto”… la ripartenza liberatoria è ostacolata dalla lunga fila di auto in coda… sono quasi giunto, ma la distanza pare enorme … il cellulare continua ad emettere suoni brevi ma intensi, sms impazienti che mi avvisano che sei già arrivata… imbocco finalmente il viale che conduce al cortile della vecchia casa d’epoca, luogo abbandonato ove recitare le scene più scabrose del nostro “ultimo tango a Parigi”. Eccoti lì con un jeans stretto che evidenzia ogni forma… così com’è aderente la camicetta bianca che lascia intravedere, dal leggero tessuto, turgidi capezzoli eccitati… ti avvii senza aspettarmi ma il tuo accattivante sorriso mi dimostra che non sei per nulla irritata dal mio ritardo. Infili la chiave nella toppa e apri il pesante portone del palazzo… ambienti semibui e intriganti salutano il nostro ingresso… di tanto in tanto persiane divelte permettono l’accesso ad ampi fasci di luce che proiettati sulle pareti, evidenziano infiniti granelli di polvere … mi precedi sulla lunga scalinata, portamento eretto e punta delle dita che sfiorano la balaustra di marmo… sai quanto mi piace osservarti mentre sali, sai quanto mi piace ripercorre con lo sguardo ogni angolo del tuo corpo … continuiamo a salire verso il secondo piano … accelero  il passo e mentre ti raggiungo ti sfioro con la mano la schiena soffermandomi a giocherellare con la fibbia del reggiseno … giungiamo sul pianerottolo e seguendo un copione a lungo collaudato, ti poggi contro il muro … la mia mano sul tuo viso … faccio scorrere il pollice lungo le labbra rosse e umide, aspettando che la punta della tua lingua inizi a stuzzicarmi il polpastrello, il rossetto oramai disfatto si diffonde ovunque mescolato al lieve strato di saliva prodotto dal movimento circolare della lingua … mi allontani e riprendi a salire, questa volta più velocemente … entriamo nella stanza vuota, arredata solamente da un materasso poggiato direttamente sul pavimento dell’ampio salone … ti spingo contro l’angolo vicino e inizio a toccarti il seno … ma non subito … non subito … con l’esterno della mano sfioro appena la camicetta di seta soffermandomi con le nocche delle dita sulle protuberanze dei capezzoli … l’indice accenna appena ad infilarsi nello spazio presente tra i due bottoni … lentamente, tanto lentamente … avverto ora il tessuto del reggiseno … per un attimo ripercorro col polpastrello il contorno del pizzo avvertendo nel contempo la pelle calda e morbida … ti sento … mi senti … senti il mio desiderio … il tuo respiro diventa affannoso … per un attimo ci guardiamo con quello stesso sguardo che tanti hanno definito famelico, uno sguardo privo di amore, privo di volontà, privo di ragione … la stanza pare essere abitata da un Demone capace di evocare in noi solamente pensieri e comportamenti primordiali, animali … improvviso come sempre e tu come sempre mi lasci fare avida e allo stesso tempo impaurita … ha inizio il nostro “gioco”, sai che puoi fidarti ma al contempo non sai quanto in là io possa spingermi con il mio “giocare” … ma in fondo sei qui per questo … mi piace assaporarti poco alla volta e mi piace concedermi a te allo stesso modo … ti sfilo i jeans sino alle ginocchia mentre il demone all’orecchio mi suggerisce divertito quello che devo fare... atti sempre diversi, sempre nuovi, sempre più scabrosi, atti che ti faranno, che ci faranno superare traguardi sino a quel momento ritenuti irraggiungibili … alcune ore dopo ci ritroviamo nudi sul materasso … guardi il soffitto estasiata massaggiandoti a turno i polsi resi lividi dal cavo dell’antenna TV che precedentemente con foga ho strappato dal muro: “Demone dispettoso che cosa mi fai fare!!” … poteva andare peggio, come quella volta che ho trovato una catena … ma questa è un’altra storia … apro un contenitore di cibo giapponese e comincio a mangiare direttamente con le mani … mi guardi divertita: “Fai l’amore come mangi” mi sussurri all’orecchio e come tutte le volte ti accovacci alle mie spalle a mo’ di zaino facendomi sentire il calore del tuo corpo nudo … avverto che stai bene, sei appagata, soddisfatta ma so già che nei prossimi giorni mi chiamerai infuriata accusandomi che per colpa mia non sai più far l’amore “normalmente” e che di questo se n’è persino accorto il tuo fidanzato del momento … e dopo infinite discussioni sulla cosiddetta normalità mi giurerai piangendo che non ci rivedremo mai più anche se in cuor tuo sai già che non è così perché:
    “… Io sono l’altro, l’altro che tradisce e che ti fa tradire …”
    La sera scende veloce sorprendendoci ancora nudi nella stanza oramai buia, illuminata appena appena dalle luci dei lampioni del parco sottostante … abbracciati, analizziamo ogni rumore circostante amplificato dal silenzio della casa vuota, mentre il Demone ingordo m’invoglia a continuare … sei stanca ma sai che dovrai soggiacere a questo mio desiderio finale... e sarà proprio questo senso di sottomissione a provocare in te una nuova e convulsa eccitazione che ti condurrà verso nuovi amplessi violenti che metteranno fine a questo lungo pomeriggio di sesso … sesso a cui non puoi negarti perché:
    “… Io sono l’altro … l’altro che cerchi per fare sesso, quando sei stanca dell’amore…”