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Autore

Maurilio Riva

in archivio dal 15 gen 2007

26 febbraio 1947, Taranto - Italia

segni particolari:
Nonostante il buon numero di anni, conservo una folta chioma di capelli castani ben spruzzata di grigio.

mi descrivo così:
Sposato, spartisco il tempo annuo fra la casa di ringhiera, stipata di libri, che si affaccia sul Naviglio Pavese e il bungalow in un campeggio nel ponente ligure: qui mi dedico alla scrittura e allo studio. Sono un nonno con profitto ormai da 20 anni.

15 gennaio 2015 alle ore 13:31

Partita doppia

di Maurilio Riva

editore: Lettere animate

pagine: 248

prezzo: 15.00 €

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“Partita doppia” di Maurilio Riva è l’ottavo libro, pubblicato a novembre 2014, della collana dei Destrieri nata nel 2013 in collaborazione tra Lettere Animate e Aphorism. È un raffinato racconto esistenziale, cesellato e intenso, di un “uomo senza qualità” che passa il tempo in una sorta di paralisi joyciana. Remo Naffin vede segnato il suo destino già all’anagrafe:  Remo è il nome del fratello sconfitto da Romolo, l’uomo “di serie B”, l’eterno secondo; “Naffin” è il suono dell’inglese “nothing”. E proprio così trascorre la sua vita: in una quotidianità nulla e semplice, come un Metello del terzo millennio, assorbito da un lavoro sempre uguale a se stesso e tentativi di amori vissuti senza apparente convinzione, alienati dall’esistenza stessa. Remo non vive la sua vita, la subisce. Anche l’unico guizzo di reazione, il tentativo di cambiare qualcosa tramite il movimento sindacale, è destinato a fallire: Remo gioca una partita doppia tra quello che potrebbe fare e quello che non fa, tra le sue passioni non convenzionali (per esempio colleziona necrologi) e la sua inconcludenza, la sua invisibilità; la sua incapacità – forse il suo male – di vivere. Il necrologio che ha immaginato per sé è “Come libeccio estivo / e violento fortunale. / Senza lasciare impronta / né eccessivo danno / una volta tornato il sereno”.
Il romanzo è intriso di disillusione, di un’apatia sconfortata e quieta, rassegnata quasi, di fronte agli “irrazionalismi del nostro tempo”, come spiega anche l’autore, e alla “vittoria sfacciata dei disvalori”.
Ciò che stupisce e afferra, nella narrazione di Maurilio Riva, è la scrittura certosina; è il ricorrere incessante alle citazioni di ogni genere, dalla letteratura alla musica d’autore, come in una conversazione che si sbandoli libera lungo le associazioni di idee. Ricco di digressioni, introspezioni e appunti fittizi lasciati all’amico incaricato di raccontare la storia di Remo, il libro si dipana come una conversazione malinconica e stanca, velata di ironia. Remo Naffin è un Re Mida al contrario: sembra disgregare tutto ciò che tocca.

recensione di Cristina Mosca

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