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Autore

Nadia Nunzi

in archivio dal 15 apr 2014

Fermo - Italia

segni particolari:
I segni cambiano in base a chi li guarda. Non potrei io definirli.

mi descrivo così:
Non amo molto descrivermi, preferisco farmi leggere e scoprire.
Mi nutro di emozioni e adoro poterle trasmettere, anche e soprattutto, attraverso la scrittura.

16 aprile 2014 alle ore 22:09

Bambina utopica

Intro: tratto dal mio vecchio blog

Il racconto

«Ciao. Sono la bambina seduta sul muretto di pietre piene di sguardi e sto osservando le stelle. Sono la bambina utopica dei tuoi pensieri nel buio. Loro si sono uniti alle danze tenendosi per mano. Hanno labbra uguali appoggiate agli stessi bordi sottili, di calici pieni di vino vermiglio. Si sono uniti alle danze a colpi di tamburo borioso anche stanotte, per la loro festa senza stanchezza. Ti hanno già parlato di prolificazione infinita. Vogliono tenere in piedi un mondo che sta già cadendo a pezzi da troppo tempo. Lo vogliono rendere immortale. Un’ invulnerabilità rabbiosa direi.
Parlano di aborti e peccati. Di salvezza per vite innocenti. Di votazioni da dare in base a riferimenti del tutto instabili. Soggettivi di ogni male misantropo. Ma sanno quale sia l’aborto più colpevole? È proprio la vita. La vita di chi viene messo al mondo e poi lasciato lì a non comprendere. Pieno di colpe cicliche che si rigenerano in un misero non agire.
Sono la bambina della bambina.
Partoriscimi solo se saprai parlarmi di ciò che ti chiederò. Raccontarmi favole di cui conosci il vero lieto fine. Vestirmi di sogno che colora i miei capelli. Se puoi. Oppure non crearmi. Lasciami qui. In un utopico pensiero di vita, dentro al tuo ventre. Scaccialo. 
Devi pensare prima a te stessa bambina dai lunghi capelli pieni di perché.
Non sei pronta per un altro corpo che ha freddo. Non hai spazio a sufficienza per asciugare altre lacrime. Non potrai tapparmi la bocca quando griderò forte.
Non ho sonno stanotte. Non ne avrò domani. Cancellami se non sai dirmi quale sia la strada. Se sai già di non poter riempire di zucchero le mie domande. Agrodolce dei pensieri malsani.
Lasciami e vivi la tua vita fino alla fine, meglio che puoi. Te lo chiedo mentre dormi rannicchiata fra le tue braccia. Da questo mio muretto. Così che al tuo risveglio io non ci sia già più. Ti voglio bene mamma e ricorda che lo sto facendo per entrambe. Questa è la salvezza. La più sincera di tutte. In mezzo a verità raccontate vigliaccamente. Non permettere che altri occhi vedano. Che altri cuori si intorpidiscano. Altre menti impazziscono. Altra pelle venga auto lacerata. E così sia.»

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