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Autore

Paolo Secondini

in archivio dal 31 gen 2007

30 giugno 1950, Aquino

14 febbraio 2007

Nugae

Intro: Una storiella divertente e un'amara riflessione di un Prof. Certo non deve essere facile per loro raccontare come le stanno le cose a mamme spesso ignare, e ancora più spesso troppo ingenue...

Il racconto

Bussano alla porta. Lo sparuto bidello del pian terreno sporge la testa.
– Professore – mi dice, – c’è la mamma dell’alunno Tardini che vuole parlarle.
Non riesco a reprimere un gesto di stizza: odio essere interrotto durante la lezione. Mi rivolgo alla mia scolaresca.
– Scusate, ragazzi, torno subito.
– Faccia con comodo – esclama Marioni dall’ultimo banco. – L’aspetteremo in silenzio, buoni buoni come agnellini.
Lo guardo un istante; poi scuoto la testa sconsolato.
– Sempre voglia di scherzare, Marioni?
– No, professore, dico sul serio.
Lo sento berciare, mentre esco dall’aula.
Incontro la donna in sala professori; le stringo la mano e la prego di sedersi. Ella si scusa, non avrebbe voluto disturbarmi. Mi dice che non può, per via del suo lavoro, rispettare il mio orario di ricevimento. Poi, abbozzando un sorriso, viene al sodo. – Vorrei sapere come va il mio Renato nelle sue materie: italiano e storia, se non sbaglio.
Mi ascolta stupefatta mentre le dico che suo figlio a scuola non combina nulla: è sempre distratto, impreparato, disturba la lezione, si assenta spesso.
– Possibile, professore? Possibile?
La voce della donna è venata d’angoscia. Le sue dita sulle labbra tremano leggermente.
– Mi dispiace, signora, ma suo figlio è un pessimo alunno, forse il peggiore di tutto l’istituto.
Mi fissa con occhi smarriti, senza far motto, immobile come una statua. A un tratto si scuote, e ripete:
– Possibile, professore? Possibile?
E subito aggiunge:
– Non che voglia dubitare delle sue parole, ma posso garantirle…
E giù una lunga tiritera sulla bontà, sull’impegno e sullo zelo del suo ragazzo, che non fa che studiare con grande passione, sempre chiuso nella sua stanza; che trascura perfino di mangiare, di svagarsi, di uscire con gli amici eccetera eccetera. Quindi conclude, con occhi velati di pianto:
– Mi crede, professore? Mi crede?
Come non credere alle parole di una mamma?
Comincio a persuadermi che l’alunno Tardini sia vittima di uno sdoppiamento della personalità: non mi spiego altrimenti come a casa egli sia un dottor Jekill e a scuola un mister Hyde.

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