Il piccolo incendio
La rosa non conosce il proprio nome.
Crede di essere soltanto
un piccolo incendio fermo
sul davanzale del mattino.
Beve la luce dalle foglie,
si pettina con il vento
e custodisce tra le spine
le parole che non ha mai imparato a dire.
Nessuno le ha spiegato
che la bellezza fa rumore
solo negli occhi di chi passa.
Lei, intanto,
continua ad aprirsi:
petalo dopo petalo,
come una porta
che non conduce da nessuna parte
eppure lascia entrare il cielo.
Tiene una goccia di pioggia sul fianco,
come si conserva un ricordo
che non si vuole raccontare.
Poi viene la sera
e le imbruna il rosso,
quasi volesse insegnarle
il colore della notte.
E quando il giardino dorme,
la rosa fa una cosa meravigliosa:
non cerca di durare.
Fiorisce e basta.
Fiorisce
come se il tempo non avesse denti,
come se ogni spina
fosse il modo della terra
per sussurrare:
«Ti ho lasciata andare
perché tu potessi diventare luce.»